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Le “linee rosse” secondo la NATO

Lo avrete letto anche voi: secondo La Repubblica, la NATO avrebbe fissato almeno due «linee rosse» al superamento delle quali l’Alleanza potrebbe intervenire direttamente nella guerra in Ucraina. La prima «linea rossa» sarà superata se la Russia dovesse sfondare la linea di difesa dell’Ucraina a nord-ovest e uno terzo Stato (la Bielorussia) dovesse unirsi alla guerra. La seconda «linea rossa» è una possibile provocazione militare russa contro gli Stati baltici, la Polonia o un attacco alla Moldavia: questo potrebbe includere un attacco militare per testare la reazione dell’Occidente, ma non una vera e propria invasione di questi Paesi.
Non so quanto corrisponda alla realtà la suddetta «notizia», ma proviamo a immaginare che sia totalmente reale. Allora ne possiamo dedurre almeno due cose che sono in linea con gli eventi degli ultimi 26 mesi:
1) per ora la NATO non intende fare alcunché e spera di continuare ad andare avanti in questo modo (di conseguenza, Zelensky deve continuare a fare il «mendicante» di aiuti militari in giro per il mondo);
2) le suddette due linee rosse sono formulate in un modo da non sembrare delle leggi della natura (possono essere considerate superate in base a dei criteri non molto precisi).
Insomma: nulla di nuovo, nulla di sconvolgente. «Putin vai piano, altrimenti mi alzo»…


Logico…

In una intervista di ieri (in russo) Putin ha dichiarato che «l’Ucraina ha il diritto di garantire la propria sicurezza, ma questo non deve peggiorare la sicurezza della Russia». È una dichiarazione della quale avremo quasi potuto ridere, soprattutto invertendo l’ordine dei nomi di due Stati.
Ma anche chi ride troppo presto ride male. Perché il contesto della dichiarazione di Putin è ancora più ridicolo: faceva parte del suo commento sul vertice della NATO a Vilnius. Uno degli obiettivi della guerra «preventiva» pubblicamente annunciati era quello di impedire l’estensione della NATO verso i confini russi (non si capisce perché tale estensione debba essere vista come un pericolo, ma almeno per ora lasciamo perdere). Tra gli effetti della guerra abbiamo già visto il raddoppio dei confini della Russia con la NATO (l’adesione della Finlandia) e la promessa (fatta proprio a Vilnius) di ammettere l’Ucraina con una procedura semplificata (proprio come si è fatto con la Finlandia; non era difficile da prevedere). Di conseguenza, in base alla logica di Putin la Russia ha fatto la guerra per migliorare e peggiorare la propria sicurezza allo stesso tempo.
Una logica molto logica, ancora più «logica» di prima.


Le banalità a grappolo

Il grappolo n. 1. Esiste la convenzione dell’ONU che proibisce l’uso delle bombe a grappolo e formalmente vale per gli Stati che l’hanno ratificata. Diversi Stati-membri della NATO l’hanno ratificata e non usano le bombe a grappolo. Gli USA non l’hanno ratificata e non usano le bombe a grappolo. La Russia non l’ha ratificata e usa le bombe a grappolo. L’Ucraina non l’ha ratificata e per ora non usa le bombe a grappolo (perché per ora non le ha mai avute). La morale: alla Ucraina potrebbe essere data la possibilità di usare gli stessi armamenti che usa l’aggressore (la Russia); sappiamo come usa le armi l’aggressore (contro i civili) e come le usa l’Ucraina (contro l’esercito).
Il grappolo n. 2. La NATO è una alleanza concepita, creata e mantenuta per non essere usata in guerra contro uno Stato come l’URSS o la Russia. Non è una alleanza concepita, creata e mantenuta per esporre a rischi atomici tutti i propri Stati-membri. È una alleanza concepita, creata e mantenuta per essere talmente grande da scoraggiare gli altri ad attaccarla.
Il grappolo n. 3. La NATO si trova di fronte a una semplice scelta economica-amministrativa: spendere dei soldi (in sostanza, dei contribuenti) per smaltire gli armamenti vecchi e/o bannati oppure farli usare (e dunque consumare) a chi può destinarle a una giusta causa. L’autodifesa della Ucraina mi risulta essere una giusta causa.


Zelensky e il vertice della NATO

La vice primo ministro ucraino per l’integrazione euro-atlantica Olha Stefanyshyn ha dichiarato, alla European Pravda, che il presidente Zelensky non ha ancora deciso se partecipare o meno al vertice della NATO che si terrà a Vilnius l’11 e il 12 luglio. La decisione non è stata presa perché non si avrebbe chiarezza sui «documenti finali che ci saranno sul tavolo». In sostanza, i vertici ucraini non sono sicuri (non senza motivo) che al vertice vengano formalizzati dei passi concreti verso l’adesione della Ucraina alla NATO.
Ecco: i politici sono spesso vincolati dalle esigenze diplomatiche, mentre noi no. Dunque almeno noi dobbiamo, purtroppo per l’Ucraina e per l’Europa, riconoscere una cosa ovvia: prima della fine della guerra l’Ucraina non sarà ammessa alla NATO. Il motivo è evidente: la NATO non vuole uno scontro diretto con uno Stato dotato della bomba atomica. Non lo vuole perché almeno formalmente è una alleanza di difesa e non di suicidio collettivo. Di conseguenza, è costretta ad aspettare la sconfitta e – nel migliore dei casi – il disarmo della Russia per poter ammettere uno Stato come l’Ucraina. Mentre nel frattempo è costretta ad apparire una alleanza inutile e «fifona».
Molto probabilmente Zelensky e i suoi collaboratori hanno già capito il suddetto concetto. Inoltre, hanno capito bene che gli aiuti militari per la guerra in corso vanno concordati con gli Stati singoli, compresi quelli facenti parte della NATO. E, naturalmente, preferiscono dedicare il tempo e le forze alle trattative su quegli aiuti.


La NATO parziale

All’inizio di giugno Ben Wallace – il segretario alla Difesa britannico (e uno dei candidati a diventare segretario generale della NATO) – ha dichiarato al Washington Post che l’Ucraina non sarà invitata nell’alleanza al vertice di luglio a Vilnius.
L’ex segretario generale della NATO Anders Rasmussen, da parte sua, ha dichiarato al The Guardian che alcuni Stati-membri dell’Alleanza potrebbero dispiegare le proprie truppe in Ucraina se a Kiev non dovessero venire fornite garanzie di sicurezza allo stesso vertice di Vilnius di luglio. In particolare, Rasmussen non ha escluso che la Polonia e gli Stati baltici possano compiere tali passi.
Il terzo personaggio di rilievo (?.. ahahahaha) da citare sono io: non essendo un diplomatico e/o un aspirante segretario generale della NATO, posso tradurre le dichiarazioni riportate sopra in un linguaggio più comprensibile agli umani. In sostanza, gli Stati geograficamente più vicini alla Ucraina e alla Russia si sentono – non senza ragione – in grande pericolo da oltre un anno, dunque si sono rotti qualcosa e hanno deciso di fare qualcosa di ancora più concreto per la fine della esistenza del pazzo aggressivo pericoloso.
È abbastanza difficile dire che sbaglino.
Dunque ci spero.


L’Ucraina e la NATO

Il Financial Times scrive che gli USA, la Germania e l’Ungheria si sono opposti alla offerta all’Ucraina di una tabella di marcia per l’adesione alla NATO durante il vertice estivo dell’Alleanza.
La presenza degli USA nella lista degli Stati contrari non mi stupisce più o meno quanto non mi stupisce la presenza della Ungheria nella stessa lista. Infatti, da oltre un anno rimane attiva l’idea di evitare lo scontro diretto con la Russia che potrebbe finire con l’uso del «tasto nucleare» da parte di sapete chi. La cosa più importante da capire, invece, è l’utilità diplomatica della suddetta contrarietà: l’Ucraina ha ora una possibilità in più di chiedere una alternativa di valore simile alla adesione alla NATO.
Quella alternativa è la fornitura delle armi e delle munizioni: una cosa decisamente più urgente e importante del lungo processo della adesione.
Di conseguenza, i sostenitori della guerra putiniana non hanno dei motivi per festeggiare.
Come noi non abbiamo dei motivi per arrabbiarci con gli USA, la Germania e l’Ungheria.


Un grandissimo successo

Fino all’altro ieri, la Russia confinava con cinque Stati membri della NATO: Estonia (333,7 km di confine), Lettonia (270,5 km), Lituania (288,4 km), Polonia (236,3 km) e Norvegia (219,1 km). In totale, il confine tra Russia e NATO era di 1348 chilometri.
Ma ieri la Finlandia è finalmente entrata ufficialmente nella NATO, avendo presentato la domanda di adesione contemporaneamente alla Svezia dopo l’attacco della Russia all’Ucraina. Logicamente, aveva deciso di prendere delle precauzioni…
Ecco, noi sappiamo che il confine della Russia con la Finlandia è di 1271,8 km.
Il confine complessivo della Russia con la NATO è ora lungo 2619,8 km. È quasi raddoppiato.
Meno male che Putin voleva far allontanare la NATO dai confini russi, ahahaha


Gli investimenti della NATO

Anthony Blinken dice che la NATO starebbe valutando la possibilità di investire in armamenti di epoca sovietica utilizzati dall’esercito ucraino. Tale dichiarazione rientra nella logica di due notizie che mi è già capitato di leggere in precedenza. Prima di tutto, mi è già capitato di leggere che la NATO starebbe discutendo la possibilità di investire in vecchie fabbriche nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e in Bulgaria per riprendere la produzione di missili per i sistemi di artiglieria ucraini di epoca sovietica. In secondo luogo, alcuni Stati-membri della NATO avevano già dichiarato, in momenti diversi, di avere esaurito gli armamenti da fornire alla Ucraina. Quindi la dichiarazione di Blinken in un primo momento sembra una testimonianza di intenzioni concrete e utili (nonostante la relativa obsolescenza degli armamenti sovietici).
Quello che mi preoccupa è la tempistica: quanto tempo ci vorrà per riavviare la produzione in questione? Molto probabilmente anche secondo gli americani la guerra sarà ancora abbastanza lunga…


La NATO sulla mappa

Pensavate di sapere tutte le cose principali sulla NATO? Ebbene, il sito della NATO ne sa molte più di voi. Secondo me ne più pure della NATO stessa:

Sì, avete capito bene: gli Stati colorati di verde sarebbero i partner della NATO.


Zelensky impone una scelta

Il venerdì 30 settembre il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato di avere firmato una richiesta di adesione accelerata alla NATO. («Accelerata» significa aggirando il cosiddetto Piano d’azione per l’adesione alla NATO preparato individualmente per ogni potenziale candidato). Per il momento provo a essere diplomatico e dico di non sapere se la presentazione di tale richiesta possa avere degli effetti sperati. Tanto, volevo scrivere di altro.
La domenica 2 ottobre i presidenti di Montenegro, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania, Lettonia, Macedonia del Nord, Polonia, Romania e Slovacchia hanno affermato – nella loro dichiarazione comune – il sostegno alla adesione dell’Ucraina alla NATO. Il documento è pubblicato sul sito della presidenza polacca.
Ecco, la lista degli Stati con la reazione così veloce e netta mi sembra molto logica e prevedibile: è composta dagli Stati che si sentono più in pericolo a causa della vicinanza geografica con la Russia; si sentono in pericolo nonostante il fatto che l’esercito russo si sia dimostrato infinitamente meno forte di quanto si pensasse fino a poco più di sette mesi fa. Sperano dunque che una presenza maggiore della NATO nella regione possa aumentare la loro sicurezza. Anche se capiscono che alla guida della Russia c’è un personaggio per nulla razionale, sempre meno razionale, capace di colpire in qualche pure la NATO. Allo stesso momento, non so se capiscono che Zelensky – il presidente di uno Stato lontano e non enorme – sta costringendo la NATO in generale e gli USA in particolare a prendere (e manifestare) finalmente una decisione circa la partecipazione diretta nella guerra in corso. Biden e Stoltenberg non saranno felicissimi di questo fatto…
Ma ancora meno sarà felice Putin, qualora dovesse scoprire di contare – agli occhi dei leader occidentali – meno di Zelensky. Sarà il colpo finale per il suo stato mentale (che ormai non mi azzardo a definire con il termine «salute»). Spero che le persone che prendono le decisioni non se ne preoccupino più di tanto.