Il «Politico», citando cinque diplomatici e funzionari dell’UE, riferisce che i Paesi dell’Unione Europea si stanno preparando a un possibile attacco ibrido da parte della Russia, che potrebbe causare la morte di cittadini dell’UE. Nel corso di incontri a porte chiuse, i rappresentanti dei 27 Stati-membri stanno discutendo diversi scenari di risposta a un incidente di questo tipo. Tali discussioni si sono intensificate dopo il ritrovamento, all’inizio di agosto, di un drone dotato di detonatore nei pressi di un aereo cargo ucraino all’aeroporto di Lipsia.
«Politico» sottolinea che non tutti i Paesi dell’UE concordano sulla necessità di elaborare misure specifiche e coordinate: ritengono infatti che le proposte in materia di sicurezza inserite nell’ordine del giorno duplichino le funzioni della NATO.
In altre parole, nella notizia sopra citata l’aspetto più interessante non è il fatto che ci si stia preparando a un possibile attacco ibrido da parte della Russia (è un fatto abbastanza logico). La cosa più interessante è la convinzione di alcuni Paesi che la NATO rimanga ancora un’organizzazione su cui si può contare! Sarei molto curioso di sapere quali siano questi Paesi e da quali mercanti ottengano le loro fonti di ottimismo (io non faccio uso di tali sostanze, lo chiedo per un amico). Al momento, né la leadership della NATO né il suo membro principale mi sembrano pronti ad azioni militari decisive, nonostante qualsiasi provocazione russa. Pertanto, la difesa dell’UE è una questione che riguarda esclusivamente l’UE stessa.
L’archivio del tag «nato»
L’ambasciatore dell’Ucraina nel Regno Unito, l’ex comandante in capo delle Forze armate ucraine Valeriy Zaluzhny, ha espresso dubbi sul fatto che l’Ucraina possa mai entrare a far parte della NATO. Ha espresso la sua opinione in merito durante una discussione sull’integrazione euro-atlantica in occasione di una riunione degli ambasciatori a Kiev, come riporta «Evropeiskaia Pravda»:
Conosco molto bene la NATO. Per circa 12 anni mi sono occupato personalmente di far sì che adottassimo gli standard della NATO e ogni anno ho ascoltato le favole secondo cui da un momento all’altro saremmo entrati nella NATO. Purtroppo, non vi entreremo mai!
A suo avviso, il problema è che gli standard della NATO non sono al passo con i tempi:
È impossibile, con il livello di sviluppo attuale delle Forze Armate dell’Ucraina, aderire a un’organizzazione che si basa sulle dottrine della Seconda guerra mondiale. […] Molto probabilmente, la NATO rimarrà così com’è ora, e ci vorranno 12 anni, come per l’Ucraina, per passare agli standard necessari per raggiungere almeno la metà del livello della Federazione Russa.
Capisco perché Zaluzhny dice queste cose…
Ma, allo stesso tempo, capisco le sue parole potrebbero essere fonte di una piccola soddisfazione per Putin. Oppure era questo l’obiettivo? Era una sottile mossa diplomatica? No, è troppo presto per ipotizzarlo.
Nonostante gli attacchi informatici e le provocazioni in Europa (oltre al rafforzamento della presenza militare russa al confine con la Finlandia, nell’estremo nord e a Kaliningrad), la NATO non ritiene che la Russia si stia preparando, nell’immediato futuro, a uno scontro militare diretto con l’Alleanza. Non vi sono segnali che indichino l’intenzione della Federazione Russa di sferrare un attacco imminente contro l’Alleanza nel breve termine, ha affermato un alto rappresentante della NATO. Ha tuttavia aggiunto che Putin e le autorità russe a volte prendono «decisioni piuttosto sbagliate».
Continuo a pensare che tutte le azioni della Russia al confine con la NATO siano un tentativo di distrarre l’attenzione e le risorse materiali occidentali dalla guerra in Ucraina. Ma, allo stesso tempo, mi stupisce un po’ la saggezza strategica di tale mossa e la costanza della sua applicazione. Proprio perché i dirigenti statali della Russia odierna sono noti prevalentemente per le scelte brutte.
Il «Politico» ha intervistato diplomatici, militari ed esperti dei Paesi della NATO e ha elencato «cinque lacune», sulla base delle quali è giunto alla conclusione che la guerra in Medio Oriente ha dimostrato che i Paesi della NATO non sono pronti per una guerra con la Russia.
Ecco, molto probabilmente avete già letto quell’articolo o, almeno, ne avete sentito parlare. E, molto probabilmente, vi siete accorti della «sesta lacuna» presente nel suddetto articolo (no, questa volta Immanuel Kant non c’entra nulla ahahahaha). Tale lacuna consiste nel fatto che nella NATO non si vede l’ombra della volontà di entrare in un conflitto armato con la Russia. A partire dal 24 febbraio 2022 la NATO ha già avuto diverse occasioni da utilizzare come un pretesto per fare almeno qualcosa, almeno «indirettamente» e sul territorio dei propri Paesi-membri. Ma si è sempre astenuta, nonostante il fatto che in quelle occasioni le cinque lacune elencate dal «Politico» erano meno evidenti e meno critiche.
Anche se poi dobbiamo precisare che questa sesta lacuna è l’unica che riguarda la posizione attiva della NATO e dovrebbe essere recuperata per prima.
Vladimir Zelensky ha annunciato che i rappresentanti dell’Ucraina e degli Stati Uniti terranno dei colloqui per porre fine alla guerra russo-ucraina il 21 marzo. Dall’inizio del 2026, Ucraina, Russia e USA hanno tenuto diversi cicli di negoziati trilaterali. L’ultimo incontro si è svolto a Ginevra il 17–18 febbraio. Successivamente, le parti avevano in programma di tenere i negoziati ad Abu Dhabi all’inizio di marzo, ma l’incontro è stato rinviato più volte a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Ecco, inizialmente temevo (non solo io, ovviamente) che la guerra in Iran facesse dimenticare a molti (Trump prima di tutti) il problema della guerra in Ucraina. Ora, invece, ho (e non solo io, in realtà) la speranza che la guerra in Iran diventi una specie di merce di scambio: gli Stati-membri europei della NATO che si sono rifiutati di sostenere la nuova impresa di Trump (facendolo arrabbiare visibilmente) ora possono promuovere una specie di ricatto. «Ti aiutiamo nella impresa importante per te, se tu ci aiuti nella impresa che è importante per noi». Io, se fossi un diplomatico europeo, avrei tentato questa strada. E, soprattutto, avrei avuto dei motivi per pensare che il tentativo possa andare bene.
Secondo le stime dei funzionari dell’UE, sono necessari circa quarantacinque giorni per spostare truppe ed equipaggiamenti della NATO dai porti strategici dell’Europa occidentale al fianco orientale al confine con Russia e Ucraina. Secondo il quotidiano Financial Times, il 19 novembre le autorità dell’UE intendono presentare una nuova proposta sulla «mobilità militare» dei Paesi-membri della NATO. Secondo le fonti del quotidiano, l’obiettivo è quello di ridurre i tempi di spostamento delle truppe dall’ovest all’est dell’Europa a tre-cinque giorni. Secondo le fonti interne del mio cervello, si tratta di un obiettivo abbastanza logico, anche se non posso dire quanto sia realistico.
Ma l’importante è che la suddetta notizia va letta assieme a un’altra: il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato durante una seduta del Sejm (parlamento) che sono state accertate le identità dei due sospettati di sabotaggio ferroviario in Polonia del 16 novembre: si tratta di cittadini ucraini che agivano su incarico della Russia e che erano entrati in Polonia dalla Bielorussia. Il punto fondamentale è «l’incarico della Russia», perché la necessità di velocizzare gli spostamenti delle forze facenti parte della NATO si discute non da ieri e nemmeno da una settimana, mentre Putin ha iniziato l’aggressione militare ai confini occidentali nel 2014. Sicuramente in qualche misura pensa alle possibili conseguenze, anche se ultimamente sembra che si sia convinto della non-intenzione/capacità della NATO a reagire adeguatamente alle sue provocazioni.
Ma anche se si cercherà di non farlo arrabbiare, non smetterà.
La ricetta geniale del Segretario Generale della NATO Mark Rutte: per mostrare la propria forza, bisogna lasciare il più grande delinquente internazionale di oggi a fare tutto quello che vuole.
Voi ci sareste mai arrivati a una idea del genere?
Certo che no, non ci è arrivato nemmeno Trump!
L’altroieri Viktor Orban ha sparato una delle sue su X:

Potreste dire che non c’è alcunché di nuovo e di interessante in questa affermazione. Ma, in effetti, la cosa più interessante sono, come al solito, le repliche. Questa, per esempio:

Il grande problema, poi, che un sacco di gente pigra e ignorante in giro per il mondo leggerà (se leggerà) solo la pubblicazione originale, quella di Orban. E non farà alcun tentativo di raggionarci sopra. Io stesso conosco alcune persone così…
Il Ministero della «Difesa» della Federazione Russa ha dichiarato che nella notte del 10 settembre le truppe russe hanno condotto un attacco massiccio con armi di precisione e droni contro impianti del complesso militare-industriale in diverse zone del territorio ucraino. Poco dopo le autorità polacche hanno dichiarato che durante l’attacco notturno contro l’Ucraina diversi droni russi hanno violato lo spazio aereo del Paese e sono stati abbattuti dalla aviazione della NATO (caccia polacchi F-16, caccia olandesi F-35 e aerei da ricognizione italiani AWACS).
Il Ministero della «Difesa» della Federazione Russa ha commentato così la dichiarazione delle autorità polacche:
Non erano previsti obiettivi da colpire sul territorio polacco. La gittata massima dei droni russi utilizzati nell’attacco, che avrebbero attraversato il confine con la Polonia, non supera i 700 chilometri. Ciononostante, siamo pronti a consultarci con il Ministero della Difesa polacco su questo tema.
Spero che il Ministero della Difesa polacco, anche senza alcuna consultazione, riesca a far capire che l’uso dello spazio aereo, anche senza pianificare obiettivi da colpire, significa di fatto tentare di far partecipare nella guerra dalla propria parte. E come ci è stato ripetutamente comunicato dai propagandisti filo-Cremlino, in Ucraina l’esercito russo sta combattendo contro l’Occidente e contro la NATO, cosa su cui i paesi dell’Europa orientale, logicamente, sono pienamente d’accordo con i propagandisti russi (e stanno agendo di conseguenza, come abbiamo visto).
«Volete davvero approfondire questo argomento?», chiederà il Ministero della Difesa polacco.
Il «Politico» scrive che una base militare in Lituania ha ospitato i primi 150 militari tedeschi: membri della nuova 45a Brigata corazzata della Bundeswehr creata per rafforzare il fianco orientale della NATO a causa dell’invasione della Ucraina da parte della Russia. Sarebbe la prima presenza permanente di truppe tedesche all’estero dalla Seconda guerra mondiale. Si prevede che entro la fine dell’anno il numero di truppe tedesche in Lituania salirà a 500 unità.
Mi sembra abbastanza evidente che almeno nel breve termine queste truppe non rischiano di partecipare in un vero conflitto armato: se non sopravaluto ancora la razionalità di Putin (come mi è già successo a febbraio 2022), attualmente non ha le risorse necessarie per fare una vera guerra in qualche altro territorio oltre alla Ucraina. Ma dopo una qualche forma di pausa / tregua / cessate il fuoco potrebbe anche tentare di farlo. Di conseguenza, l’Europa fa benissimo a prepararsi in anticipo.
Nel frattempo, la cosa più interessante da sottolineare è quella alla quale ci stiamo quasi abituando: Putin può dire di avere raggiunto un altro importante traguardo nell’allontanamento della NATO dai confini russi. Un traguardo con un grosso segno «meno», ma è sempre un traguardo. Come dicono spesso – negli ultimi tempi – i mass media pro-governativi russi per non rattristare i capi e la popolazione, si tratta di una «crescita negativa».
Va applaudito.
Se il suo impegno non costasse così tanto alla popolazione ucraina (ma anche quella russa), gli avrei chiesto di continuare con lo stesso impegno.



RSS del blog

