Secondo un rapporto dell’Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca sulla pace, lo scorso anno la Federazione Russa ha aumentato la spesa militare del 5,9% – raggiungendo i 190 miliardi di dollari – rispetto al 2024. Secondo i dati riportati, l’onere sul bilancio nazionale è del circa il 7,5% del PIL e il 20% della spesa pubblica totale. Nella classifica mondiale della spesa militare la Russia si è classificata al terzo posto dopo Stati Uniti e Cina.
Ecco: se anche a voi fosse già capitato di leggere di questo aumento, non dovete (purtroppo) pensare che lo Stato russo spenda troppo per la guerra e finisca dunque presto i soldi. Nonostante l’intelligence svedese sostenga che la Russia spenda più dichiarato, dobbiamo ricordare anche che l’URSS, senza avere una economia di mercato, negli ultimi anni spendeva tra i 15 e i 17% del PIL secondo i dati ufficiali e molto di più secondo le stime degli economisti: però era rimasta in piedi per più tempo della Russia putiniana dei tempi della guerra in Ucraina. Dal punto di vista economico l’URSS era finita molto male, non sappiamo ancora se la Russia putiniana finirà meglio o peggio, ma, purtroppo, non finirà stasera.
L’archivio della rubrica «Russia»
Questo sabato pubblico il link a un altro articolo su come la FSB cattura i «terroristi» ucraini durante la guerra. Si tratta di un articolo sui «nove di Kherson», i cui «membri» sono stati arrestati nell’estate del 2022, quando la città di Kherson era ancora occupata dalla Russia. Sono stati accusati di aver pianificato attentati contro funzionari di Kherson che collaboravano con l’occupante. Nel gennaio 2026, un tribunale russo li ha condannati a pene detentive comprese tra i 14 e i 20 anni.
Nel complesso, l’articolo non aggiunge nulla di radicalmente nuovo alle nostre conoscenze sui metodi di lavoro della FSB, della giustizia russa contemporanea e dello Stato russo in generale. Ma conviene comunque leggerlo per almeno due motivi: come parte della cronaca del degrado che sta succedendo e come descrizione dei limiti delle reali capacità della FSB.
Infatti, la FSB non è in grado di fornire informazioni attendibili sulle prospettive della guerra pianificata, non è in grado di impedire l’ingresso di truppe straniere sul territorio russo, non è in grado di catturare veri terroristi. L’unica cosa che è in grado di fare è descritta nell’articolo sopra citato.
Penso che a questo punto sia utile, dopo tutto quello che è stato pronunciato da vari personaggi, precisare che Vladimir Soloviev può essere definito «giornalista» + «popolare» russo solo per scherzo (scherzo molto strano, tra l’altro). In pratica, da oltre due decenni è uno dei più attivi e noti propagandisti a servizio del regime putiniano. È noto non solo per la sua capacità di giustificare qualsiasi cosa, ma anche per il tono rude, aggressivo e offensivo delle affermazioni nei confronti di persone, Stati e Istituzioni considerate nemiche per il regime che lo ripaga generosamente: con tanti soldi e con tanto spazio su uno dei principali canali televisivi federali russi.
Ma, ovviamente, non appena Soloviev spara qualche stronzata che scatena uno scandalo internazionale, per i funzionari russi si trasforma immediatamente in un «privato cittadino con le sue opinioni personali».
In questo contesto è interessante precisare anche che nel 2024 la quota di audience del canale YouTube «Soloviev live» era pari a circa lo 0,1% nel Mediascope TV Index (audience 4+ in tutta la Russia), il che lo colloca alla pari con canali a basso rating. Secondo dati più recenti (2024–2026), il canale si colloca spesso al 30°–31° posto su 32 canali monitorati, con un rating dello 0,0% e una quota dello 0,3%. Gli ascolti continuano a calare pure tra il pubblico «patriottico»: all’inizio del 2026 i programmi di Soloviev sono scesi al di sotto della 46ma posizione.
In un’intervista al Financial Times, il capo dei servizi segreti militari svedesi Thomas Nilsson ha affermato, sulla base di dati di intelligence, che il Cremlino manipola sistematicamente le statistiche economiche per indurre gli alleati occidentali dell’Ucraina a credere che l’economia russa abbia resistito alla pressione delle sanzioni e delle spese militari.
Secondo Nilsson, la Russia sottostima il deficit di bilancio di 30 miliardi di dollari, mentre la Banca Centrale russa sottovaluta l’inflazione. Questo dato, secondo l’intelligence svedese, è più vicino al tasso di interesse di riferimento del 15% che al 5,86% ufficiale.
Inoltre, la Svezia ha rilevato indicatori finanziari che potrebbero segnalare una futura crisi bancaria, ha affermato Nilsson. Non ha specificato di quali parametri si tratti. Su questo punto, il servizio di intelligence estero tedesco (BND) concorda con i servizi segreti svedesi, scrive il FT.
L’economia russa è lontana dalla ripresa, nonostante l’aumento dei prezzi del petrolio dovuto alla guerra in Medio Oriente, osserva Nilsson. Secondo le sue stime, per coprire il deficit di bilancio della Russia è necessario che i prezzi del petrolio Urals rimangano superiori ai 100 dollari al barile per tutto l’anno. E per appianare altri problemi economici, è necessario che il petrolio venga scambiato a questo livello ancora più a lungo.
Non abbiamo accesso ai dati dei servizi segreti svedesi. Abbiamo però una comprensione di alcuni principi. Se l’economia russa è veramente in condizioni peggiori di quanto riportino le statistiche ufficiali, ciò non significa che Putin ridurrà le proprie intenzioni belliche: significa che i russi mangeranno meno. Quindi non ha molto senso continuare a spacciare il proprio desiderato per la realtà: in Russia le risorse per la guerra verranno spremute da ogni cosa. E le masse di orientamento «patriottico» si adatteranno silenziosamente alle nuove condizioni di vita.
Oggi provo ad aggiornarvi su un altro effetto – questa volta commerciale – della guerra sulla vita quotidiana russa. Lo faccio non per far provocare qualche emozione, ma solo per informare.
In breve: in Russia si sta diffondendo una nuova pratica digitale legata al lutto: le vedove e le parenti degli uomini uccisi in guerra commissionano la «rivitalizzazione» delle loro fotografie tramite l’intelligenza artificiale. Partendo da vecchie foto, immagini del matrimonio o selfie, le reti neurali realizzano brevi video in cui l’ucciso si muove, sorride, abbraccia la famiglia e, a volte, pronuncia frasi scritte in anticipo.
Le persone in grado di creare video basati sull’intelligenza artificiale – i «neurocreatori» – hanno iniziato a fare di questo un business.
Alla città russa di Tuapse continua a bruciare una raffineria di petrolio. Secondo le autorità, l’incendio è divampato in seguito a un attacco sferrato l’altra notte da un drone, che ha provocato la combustione di alcune attrezzature industriali nel porto.

Anche i dati del servizio satellitare FIRMS della NASA, che monitora le anomalie termiche, indicano lo scoppio di un incendio in quella zona.

Leggendo questa notizia, mi sono improvvisamente accorto di due cose:
1) hanno iniziato a piacermi i grandi fumogeni;
2) è da un po’ che non sento le autorità russe a spacciare gli incendi provocati dai droni ucraini per piccoli incidenti provocati da «un fumatore irresponsabile» o per «lavori di manutenzione». La propaganda statale russa ha dunque smesso di negare almeno una evidenza.
Non potevo non condividere con voi queste due scoperte…
All’interno del complesso commemorativo «Katyn» vicino alla città russa di Smolensk (istituito alla fine degli anni ’90 in memoria delle vittime delle repressioni politiche nell’URSS, all’interno del memoriale si trova un cimitero dove sono sepolti oltre 4400 ufficiali polacchi prigionieri di guerra, fucilati nel 1940 dagli agenti dell’NKVD) è stata inaugurata la mostra «Dieci secoli di russofobia polacca», realizzata dalla Società Russa di Storia Militare. Come riportato sul sito web della SRSM, gran parte dell’esposizione è dedicata agli eventi del XX secolo e alla Seconda guerra mondiale, con particolare attenzione al tema della «russofobia nella Polonia contemporanea».
Il direttore scientifico della SRSM, Mikhail Myagkov, consigliere del ministro della Cultura della Federazione Russa Medinsky dal 2012 al 2020, racconta:
La mostra è dedicata alla storia della russofobia polacca, ovvero all’odio che l’élite dello Stato polacco ha nutrito in vari periodi della storia nei confronti della Russia e del popolo russo, e a come tale odio si sia manifestato in azioni concrete. In particolare, nell’occupazione del territorio russo e nello sterminio dei popoli russo, bielorusso e piccolo-russo. La mostra vuole ricordare le lezioni fondamentali della storia nei rapporti tra Russia e Polonia.
Anche io se avessi osservato la russofobia da qualche parte nel mondo (ma io, personalmente, non l’ho mai incontrata nemmeno dopo il 24 febbraio 2022, anche se avrei osservato questo fenomeno con una certa comprensione), sarei stato in grado di riconoscere da cosa è provocata, contro chi è realmente diretta e perché va messa tra virgolette. Ma gli ideatori di mostre come quella sopra citata non ne sono proprio capaci.
Ieri la Duma di Stato russa ha approvato in prima lettura il disegno di legge sull’uso «extraterritoriale» delle forze armate russe per la protezione dei cittadini russi all’estero. Nella nota esplicativa al disegno di legge si precisa che la norma è stata elaborata per tutelare i diritti dei cittadini russi in caso di arresto o di altre forme di persecuzione all’estero. La decisione in merito a un eventuale ricorso «extraterritoriale» alle forze armate spetterà al Presidente. Una precisazione per coloro che non conoscono il modo in cui si approvano ora le leggi in Russia: se una norma è stata approvata in prima lettura, sicuramente sarà approvata anche nelle rimanenti due, forse anche in un giorno. Lo sarà perché dal Cremlino è già arrivato l’ordine di approvarla.
Bene… Per ora non si capisce a cosa possa servire una norma del genere: il Putin della Federazione russa ha già dei poteri in merito… I giuristi ipotizzano che la norma potrebbe costituire una «regolamentazione legislativa» per la scorta o la sorveglianza delle navi della «flotta ombra» inserite nelle liste delle sanzioni o per le situazioni del perseguimento dei militari russi nell’ambito di un possibile tribunale presso il Consiglio d’Europa.
Sicuramente, però, non succeranno due cose:
1) non verrà attaccato un altro Stato perché lo Stato russo non ha le risorse militari per farlo (a fatica avanza per pochi metri al giorno in Ucraina), non preoccupatevi;
2) non invierà dei piccoli gruppi militari (magari in elicottero) per rapire qualche cittadino russo «trattato male» all’estero (magari seguendo lo scenario del rapimento di Maduro), perché nemmeno io ho la fantasia sufficiente per immaginare una «operazione speciale» del genere.
Insomma, se vi è capitato di leggere la suddetta notizia, non pensateci troppo.
Già domani, 12 aprile, in Ungheria si terranno le elezioni parlamentari: il partito «Fidesz» di Viktor Orbán, agente di Putin nell’UE, dovrà «difendersi» nella lotta contro le forze dell’opposizione guidate dal leader del partito «Tisza», Péter Mátyás.
Proprio per questo, e proprio oggi, vi ricordo l’inchiesta di The Insider sui diversi propagandisti e agenti dei servizi segreti scoperti nell’ambasciata russa a Budapest, che operano sotto copertura come diplomatici e sono coinvolti nella corsa elettorale.
Qualunque sia l’esito delle elezioni, questo tema rimarrà interessante ancora a lungo: molto più interessante della presunta «influenza russa» sulla prima elezione di Trump.
Il vicepresidente dell’Accademia Russa delle Scienze Sergej Černyshev comunica che i lanci di diversi veicoli lunari russi sono stati spostati nel tempo, alcuni addirittura anticipati. Tra questi…
— la stazione con il rover «Luna-29» potrebbe essere lanciata nel 2032 (la data precedente, fissata nel 2019, era il 2035);
— la stazione di atterraggio con la navicella lunare riutilizzabile per il supporto alle missioni con equipaggio «Luna-30» — nel 2034 (la data precedente era il 2036, annunciata nel gennaio 2026);
— la stazione «Luna-28» — il lancio è stato nuovamente rinviato, ora è previsto per il 2036 (negli anni precedenti si parlava del 2030 e poi del 2034).
Tutto questo è molto interessante, ma non ho trovato nulla nella dichiarazione di Sergej Chernyshev riguardo a quando verrà rinviata la creazione di una stazione russa permanente sulla Luna: nel 2006 era stata indicata la data del 2015. Oppure quella stazione è stata davvero costruita, ma i perfidi membri della missione non l’hanno fotografata e sono addirittura volati da quella parte da cui non si vede?

Ma seriamente, la competizione nell’esplorazione spaziale ha avuto un effetto positivo nella lotta tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ma non funziona proprio nel caso del regime cleptocratico della Federazione Russa. Ecco il paradosso che ne deriva, e che non rende meno antipatico nessuno dei regimi russi.



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