Cosa fanno i preti ortodossi russi all’inizio del secondo quarto del XXI secolo in Russia? Per esempio, benedicono le armi (ma fanno anche altre cose dello stesso stile) che poi andranno alla guerra in Ucraina:

Cosa fanno i preti ortodossi russi dissidenti che sono stati sospesi dal ministero per la loro contrarietà alla guerra? Emigrano, si fanno reintegrare dal Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli, lavorano all’estero e restano umani. Per esempio, il prete Alexey Uminsky ha celebrato il rito di benedizione della statuetta dell’"Oscar" ricevuta da Pavel Talankin, autore del film «Mr. Nobody contro Putin». Talankin ha portato la statuetta in chiesa «in una borsa per la spesa». Uminsky inizialmente si è stupito della richiesta di benedire l’"Oscar«, ma poi ha detto: «Beh, se lì benedicono missili e bombe, perché non possiamo benedire un premio per un bel film?»

Aggiungo anche il relativo video:
Mi piacciono le persone con un buon senso dello humor. Parola di un apateista.
L’archivio della rubrica «Russia»
I giornalisti dei media The Insider e Nordsint, inviando richieste alle aziende cinesi fingendo di essere acquirenti russi di beni destinati al settore militare russo, hanno scoperto che le aziende cinesi sono disposte a vendere componenti di importanza cruciale per la produzione di droni militari russi: nonostante il fatto che, secondo la legislazione cinese, a partire dal 2023 l’esportazione di tali beni sarà fortemente limitata.
Quasi come in una barzelletta:
«Holmes, come ha fatto a capire che quell’uomo era un assassino?»
«Elementare, Watson! Gli ho scritto una lettera con una domanda.»
[ho letto l’originale della barzelletta nel 2020 in un altro contesto, ma comunque triste]
Ma nell’indagine di cui sopra, non è tutto esattamente come nella barzelletta, poiché tutti i risultati dell’indagine «spionistica» sono documentati. E mi piacciono le indagini come questa, sia per i risultati che per la bella semplicità dei metodi.
L’ufficio dell’FSB della regione di Ekaterinburg ha condotto un «esperimento sociale»: ha pubblicato su Telegram degli annunci in cui si proponeva un «guadagno facile»; a chi accettava veniva chiesto di compiere atti di sabotaggio. Alla promessa di 50–60 mila rubli (tra 500 e 600 euro circa) per il «lavoro extra» hanno abboccato 176 persone, ma solo 10 sono arrivate alla fine della procedura di addestramento di tre ore. Si dice che le informazioni sui 10 utenti di Telegram che sono arrivati alla fase finale siano state «trasmesse alle forze dell’ordine per l’adozione delle misure del caso».
La notizia è certamente interessante, ma in Russia non è affatto una novità: creare «terroristi» e «sabotatori» con le proprie mani e poi «adottare le misure del caso» è un metodo da tempo utilizzato dalle forze di sicurezza russe. È molto più semplice che individuare e catturare i veri criminali. Ho già letto (forse anche qualcuno di voi) molte volte dei gruppi di adolescenti «smascherati» sui social network dagli stessi provocatori.
La cosa interessante è che loro (in questo caso specifico, gli agenti dell’FSB) raccontano in modo così aperto e dettagliato dell’"esperimento" e dei suoi risultati. Sembra davvero uno degli effetti della guerra: anche loro hanno capito che ora si può fare praticamente tutto. E noi, già almeno quindici anni fa, pensavamo che non si ponessero alcun limite.
L’articolo segnalato questo sabato è una inchiesta ben fatta e interessante su come la Corea del Nord ha fornito allo Stato russo tra otto e undici milioni di proiettili e missili nel periodo tra il 2023 e il 2025. Potete immaginare da soli la destinazione dei «beni» forniti, come potete immaginare pure che si sta lavorano sulla ripresa delle forniture.
Nel frattempo, qualcuno sta sicuramente pensando che se la Corea del Nord non avesse creato (creato?) la bomba più importante, ora sarebbe stato un buon momento per…
Se non siete ciechi, sordi o completamente scollegati dalla realtà, allora avrete sicuramente già sentito parlare del film «Mr. Nobody Against Putin» («Мистер Никто против Путина», regia di Pavel Talankin e David Borenstein, 2025). In alcune fonti in lingua russa il titolo appare anche come «Господин Никто против Путина» («Il signor Nessuno contro Putin»), ma non c’è da dubitare: si tratta dello stesso film. Io l’ho visto già all’inizio di febbraio, ma ho rimandato la pubblicazione di questo commento fino a oggi – il giorno successivo alla cerimonia degli Oscar. A prescindere dal risultato della premiazione (il film era nominato all’Oscar come miglior documentario lungometraggio e ha vinto, il che mi rende molto felice), «Mr. Nobody Against Putin» è un film che vale la pena vedere e discutere, sia ora che in futuro.
Per cominciare, una piccola formalità: qualche informazione generale sul film. Pavel Talankin, insegnante organizzatore e videografo scolastico della cittadina industriale di Karabash, negli Urali, ha filmato per un anno e mezzo scolastico – da febbraio 2022 a maggio 2024 – il progressivo rafforzamento della propaganda militare nella sua scuola. A volte lo faceva di nascosto, altre volte con il pretesto di svolgere i suoi normali compiti di lavoro. Nell’estate del 2024 Talankin ha lasciato la Russia portando con sé tutto il materiale girato (in realtà aveva già pensato di dimettersi dalla scuola subito dopo l’inizio della grande guerra in Ucraina, ma poi gli è venuta l’idea di realizzare un film). Dopo la partenza, insieme al regista americano David Borenstein, che vive in Danimarca, ha montato questo documentario.
Credo che tutto ciò sia ormai abbastanza noto. Passo quindi alle mie impressioni dopo la visione del film.
Innanzitutto, «Il signor Nessuno contro Putin» è allo stesso tempo un film documentario e profondamente personale.
Documentario – per motivi evidenti e già citati: l’autore ha ripreso con la telecamera varie «lezioni sulle cose importanti» (lezioni di «patriottismo» a favore di Putin e della guerra), le cerimonie di ingresso nella Junarmija (l’organizzazione giovanile militar-patriottica), le registrazioni di messaggi per i «combattenti», l’incontro degli studenti con membri del gruppo Wagner, le riunioni degli insegnanti, l’intervista con un insegnante di storia apertamente «di partito», le conversazioni con gli studenti e così via.
Personale – perché l’autore delle riprese racconta anche qualcosa di sé e del proprio atteggiamento verso la guerra, verso la militarizzazione della scuola e verso gli studenti e i concittadini che hanno «accettato» la guerra (mostrando anche il suo addio alla patria attraverso il saluto alla madre, mentre nasconde a entrambi i suoi veri piani di partenza). A qualcuno i monologhi dell’autore sono sembrati artificiali, come se fossero stati preparati apposta per il film; ma anche se fosse veramente così, non ci vedo alcun problema: l’autore non ci ha mai promesso di essere un osservatore imparziale. Ha semplicemente raccontato la cronologia delle proprie azioni e dei propri pensieri, senza rubare tempo sullo schermo a quelle immagini e a quelle parole per le quali lo spettatore si è seduto a guardare il suo film.
In secondo luogo, dal punto di vista puramente tecnico il film appare un po’ amatoriale. Si vede chiaramente che Talankin ha usato telecamere economiche (erano quelle della scuola) e che spesso non aveva la possibilità di registrare bene l’audio. Ma per delle riprese semi-clandestine è assolutamente normale. D’altronde ciò che interessa veramente è il contenuto: e da questo punto di vista il film funziona molto bene.
In terzo luogo, la parte strettamente documentaria è filmata, montata e commentata senza toni sensazionalistici. Tuttavia, proprio per questo fa paura e mette tristezza, in modo molto umano: per il modo in cui il tempo degli studenti russi viene speso in attività inutili, disumane e basate sulla menzogna. Non sembra che tutti recepiscano la propaganda nello stesso modo, ma qualche traccia nella mente di tutti rimane. L’unica cosa che dà un minimo di sollievo è che molti insegnanti incaricati di organizzare queste attività propagandistiche lo fanno in modo meccanico, goffo, con errori perfino ridicoli – e una propaganda del genere uno normale studente adolescente può solo prenderla in giro. Ma qui rischio di mettermi a raccontare troppo della trama…
In quarto luogo, il film appare realmente come una forma molto pericolosa ma importante e interessante di protesta individuale contro questa guerra. L’autore non si abitua alla guerra e non la dimentica come se fosse qualcosa di lontano dalla propria casa. È impegnato in un lavoro, ha un obiettivo concreto – e questo lo aiuta a non impazzire nella situazione attuale. Una persona che si chiede «che cosa posso fare?» e che allo stesso tempo comprende di non essere in grado di avvicinare la fine della guerra, semplicemente documenta i crimini che avvengono proprio intorno a lui. Un giorno questo lavoro sarà molto utile: forse non necessariamente in tribunale, ma magari per la storia o per la futura denazificazione del Paese che ha iniziato questa guerra criminale.
In generale, considero «Il signor Nessuno contro Putin» un film importante e interessante da vedere. Anche se è montato chiaramente pensando a un pubblico occidentale più ampio (e non tanto a quello russo).

Grazie a Pavel Talankin per queste immagini uniche, per la protesta e per il coraggio. Quello che ha fatto lui, gli altri non hanno nemmeno provato a farlo. Oppure, all’inizio del quinto anno di guerra, semplicemente non sappiamo ancora di questi tentativi?
Il media The Insider pubblica spesso delle inchieste interessanti, più frequentemente di quanto le segnalo io. L’esempio più recente è l’inchiesta su una nuova unità segretissima dei servizi segreti creata in Russia alla fine del 2022, il cui obiettivo è, tra le altre cose, l’uccisione e il rapimento di oppositori dell’attuale regime russo all’estero.
Il fatto stesso dell’esistenza di una tale unità non può sorprendere: si occupa di ciò di cui si occupano, tra le altre cose, i servizi segreti russi almeno fin dai primi anni dell’esistenza del regime sovietico. L’articolo mi è piaciuto per due motivi. In primo luogo, per la descrizione dell’identificazione di singoli membri della nuova unità e, in secondo luogo, per la conferma del fatto che anche i «migliori ufficiali» dell’FSB e del GRU sono gli stessi idioti incompetenti che conosciamo bene dalle storie famose, capaci di farsi beccare per cose incredibilmente semplici.
Ieri, il 10 marzo, l’esercito ucraino ha colpito con almeno un missile Storm Shadow la città russa di Brjansk. L’obiettivo dell’attacco era lo stabilimento «Kremniy El»: si tratta di una delle più grandi aziende di microelettronica della Russia, i cui prodotti sono utilizzati, in particolare, dall’industria militare.
Ecco, tale notizia va letta in un contesto ancora «più» internazionale del solito: anche se in Russia avevano già imparato da tempo a produrre i droni militari iraniani Shahed (utilizzati in un modo massiccio in Ucraina), da alcuni giorni sono costretti a contare solo sulle proprie forze (immaginate il perché). L’esercito ucraino, logicamente, aveva evidentemente pensato di sfruttare la situazione creatasi. Se dovesse essere vero, hanno fatto più che benissimo.
Il media «Mediazona», in collaborazione con il servizio russo della BBC e un team di volontari, tiene un elenco nominativo dei militari russi uccisi nella guerra in Ucraina: attualmente l’elenco conta più di 200 mila persone. In occasione del quarto anniversario della guerra, la maggior parte dei nomi (quasi 182 mila) è stata riportata su una mappa della Russia.
Anche se non avete nessuno da cercare nell’elenco dei caduti, provate a guardare la mappa: in qualità di infografica è veramente una opera impressionante. Ricordiamoci che ognuno di quei punti sulla mappa è andato a uccidere gli ucraini perché non ha trovato il modo di dimettersi dall’esercito, non ha voluto nascondersi dalla mobilitazione o ha firmato un contratto con il Ministero della «Difesa» russo per guadagnare un sacco di soldi. Sì, questa è la mappa dei luoghi di nascita degli assassini uccisi: ognuno di loro aveva la possibilità di salvare la propria vita e quella degli altri (anche se a volte pagando un prezzo alto), ma non ne ha approfittato.
Insomma, una mappa impressionante.
L’Accademia Presidenziale Russa dell’Economia Nazionale e della Pubblica Amministrazione (una delle università moscovite) aveva organizzato, il giovedì 18 febbraio 2026, un concerto per la Giornata del difensore dalla patria (il 23 febbraio di ogni anno, è una festa ereditata dai tempi sovietici, coincide con una delle date legate alla creazione della Armata Rossa). Sull’invito cartaceo al suddetto evento è raffigurata, tra le altre cose, una bandiera che nessuno è stato in grado di identificare:

Di conseguenza, non si capisce quale patria si invita a difendere (da chi difenderla e chi dovrebbe essere difeso dalle sue azioni sono due domande a parte, per ora non facciamoci distrarre). Non lo capisce nessuna Intelligenza Naturale e non lo sa nessuna Intelligenza Artificiale. Ma spero di attirare qualche portatore delle informazioni segrete!
I media russi scrivono che il tribunale cittadino di Labytnangi ha condannato l’ex vice capo della colonia penitenziaria n. 3 di Harp (dove era detenuto e ucciso Alexey Navalny) Vasily Vydrin a una multa di 40.000 rubli per abuso d’ufficio e gli ha vietato per due anni di ricoprire cariche pubbliche nelle istituzioni del sistema penitenziario. Secondo l’accusa, dall’aprile 2021 al febbraio 2022 Vydrin avrebbe ripetutamente portato tre detenuti fuori dal carcere e li avrebbe costretti a fare lavori di ristrutturazione nel suo appartamento. Il procedimento penale contro di lui è stato avviato nel dicembre 2025.
Scriverei che ho sbagliato a pensare male del sistema giudiziario e dell’impunità dei secondini, ma non mi piace tanto scherzare su qualsiasi evento legato a Harp. Quindi scriverò piuttosto che almeno alcuni detenuti della colonia n. 3 di Harp ricorderanno il vice-capo secondino con delle parole non troppo negative. Non ho capito se si trattasse sempre degli stessi tre detenuti, ma per quasi un anno intero sono stati portati fuori per l’intera giornata per svolgere un lavoro sensato in condizioni molto più umane rispetto a quelle carcerarie russe. Ma è proprio per questo, tra tutte le cose possibili, che Vydrin è stato condannato.
Ci tenevo a raccontarvi questa notizia sul sistema giudiziario russo contemporaneo.



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