Questa settimana il media Meduza ha pubblicato un articolo i cui autori cercano di interpretare il concetto di «spirito di Anchorage», ampiamente utilizzato dalla propaganda del Cremlino da alcuni mesi. Utilizzato come se fosse un termine diplomatico reale, noto a qualcuno e in grado di spiegare qualcosa.
Non sono un politologo né uno psichiatra, ma decenni di osservazione delle persone mi consentono di aggiungere qualcosa al suddetto tentativo di interpretazione. A mio autorevolissimo parere, il concetto di «spirito di Anchorage» è stato inventato per suonare bene, ma per essere incomprensibile al grande pubblico. Perché, per esempio, quando un personaggio da esistenza insignificante vuole fingersi un buon amico di qualcuno di importante / ricco / potente / famoso, inizia a dimostrare attivamente a tutti coloro che lo circondano che non solo ha la possibilità di comunicare regolarmente con una persona importante, ma anche che ha con quella persona alcuni argomenti di conversazione, battute, tradizioni e linguaggio specifico «comuni», «vecchi», «comprensibili solo a loro due». Mi è capitato spesso di osservare questo comportamento tenuto da parte di persone insignificanti: dall’esterno di solito sembra un po’ cringe, ma dal punto di vista puramente psicologico è comprensibile.
Lo stesso portavoce putiniano Dmitry Peskov ha affermato che lo «spirito di Anchorage» è «una serie di intese» tra la Russia e gli Stati Uniti… Ora mi è tutto chiaro: nell’entourage di Vladimir Putin, pure Trump è considerato la persona più importante del pianeta.
L’archivio della rubrica «Russia»
La Bloomberg comunica: i rappresentanti dell’Iran e della Russia hanno dichiarato alla conferenza scientifica delle Nazioni Unite a Vienna che il gruppo satellitare Starlink della società SpaceX di Elon Musk viola il diritto internazionale, cancellando il confine tra tecnologia commerciale e militare.
Si sono ricordati del diritto internazionale perché 1) quello del Starlink era l’unico internet a funzionante in Iran durante le recenti proteste e 2) perché l’esercito russo non riesce più a far funzionare i propri droni in combinazione con le antenne Starlink.
Penso che le suddette due osservazioni siano sufficienti per non commentare la questione in un modo più approfondito. Anche se siamo tutti capaci di ricordare facilmente altri esempi delle tecnologie utilizzate agli scopi civili e militari senza alcun problema dal punto di vista del diritto internazionale.
La Reuters scrive che le petroliere russe indicano sempre più spesso Singapore come la propria destinazione ufficiale. Ciò indicherebbe uno spostamento delle destinazioni di esportazione dall’India alla Cina e una maggiore preoccupazione per le sanzioni occidentali. Secondo la Borsa di Londra (LSEG), a gennaio si sono dirette verso Singapore navi cisterna che trasportavano circa 1,4 milioni di tonnellate metriche di petrolio russo, un volume mensile record negli ultimi anni. Singapore non acquista petrolio russo a causa del rischio di sanzioni, ma le sue acque vicine sono talvolta utilizzate per trasferimenti da nave a nave.
Grazie a tale notizia possiamo ipotizzare una cosa: ora la Cina guadagna qualcosa sulle sanzioni contro lo Stato russo. Infatti, non mi risulta che il suo bisogno del petrolio russo sia aumentato: questo significa che intende rivenderlo in qualche modo ad altri Stati.
Grazia alla suddetta notizia, poi, otteniamo anche una (ennesima) conferma: l’attuale forma delle sanzioni contro il petrolio russo è inutile perché l’export del petrolio fa parte del mercato globale. Se l’ex acquirente X del petrolio russo viene costretto a comprare dallo Stato Y, l’ex acquirente del petrolio Y va a comprare il petrolio russo.
Auguri agli ideatori delle sanzioni attuali.
Il progetto «Russian Officers Killed in Ukraine» ha pubblicato le ultime statistiche: sono stati confermati 7777 casi di morte di ufficiali russi nella guerra in Ucraina. Tra questi ci sono 4 tenenti generali, 8 maggiori generali, 117 colonnelli, 340 tenenti colonnelli e 712 maggiori.
L’immagine che riassume i dettagli:

Cosa posso aggiungere a questo dato statistico? Niente. O, al massimo, posso confermare che non sono per niente dispiaciuto (posso esserlo, in alcuni casi, per i residenti russi delle zone vicine al confine o per alcune delle persone mandate in Ucraina nel corso della mobilitazione militare, ma sicuramente non per gli ufficiali o altri militari di professione).
La procura tedesca riferisce che cinque persone sono state arrestate in Germania con l’accusa di aver eluso le sanzioni imposte alla Russia. Si tratta di forniture di merci soggette a sanzioni per un valore di 30 milioni di euro. I destinatari finali di queste merci erano, tra gli altri, 24 produttori di armi nella Federazione Russa.
In generale, ho letto che molte persone che contribuiscono alla fornitura di merci soggette a sanzioni alla Russia non sono nemmeno agenti russi, ma semplicemente migranti che non si sono integrati nella realtà economica del loro nuovo Paese di residenza e che improvvisamente hanno visto un modo relativamente facile per dimostrare la propria «intraprendenza» e fare soldi. Queste persone non solo vivono da tempo nell’UE (e non solo lì), ma sono anche, per esempio, fuggite dalla guerra e dalla mobilitazione nell’esercito russo. Ed è proprio questa scoperta che mi ha sorpreso di più: una persona contribuisce attivamente affinché il male che le ha causato disagio a) continui il più a lungo possibile e b) continui ad avere un impatto negativo sui luoghi in cui ora la persona vive. Bisogna essere un idiota di proporzioni cosmiche per intraprendere una simile «attività imprenditoriale».
E naturalmente sono molto contento che almeno qualche volta queste persone vengano catturate. Mi piacerebbe che venissero catturati più spesso e puniti più severamente: sarebbe molto più utile della maggior parte delle cosiddette sanzioni che i Paesi occidentali adottano senza capire a cosa servono e per quale applicazione tecnica sono fatte. Avere a che fare con l’import ombra soggetto a sanzioni dovrebbe diventare svantaggioso e pericoloso.
Questa settimana su «Mediazona» è stato pubblicato un articolo intitolato «Feroce impotenza. Chi e perché sta distruggendo il memoriale di Anna Politkovskaya»: sulla questione della targa commemorativa che a gennaio è stata strappata già sette volte (o forse più?) dal muro del palazzo in cui Politkovskaya è stata uccisa.
Chi è stato mi è più o meno chiaro. Il perché, invece, non l’ho capito proprio (così come non capisco lo scopo delle azioni di qualsiasi teppista, vandalo o hooligan). Capisco il motivo: la loro mente è fatta in modo tale che provano piacere proprio da azioni di questo tipo; ma la mia mente non è in grado di comprendere «dove sta il divertimento». E continuo a sperare che almeno qualcuno riesca a spiegarmelo.
In compenso, «grazie» a questi esseri ho improvvisamente capito che quest’anno saranno già 20 anni dall’omicidio. Si potrebbe supporre che si stiano preparando a «festeggiare», ma dubito che siano in grado di approfondire l’argomento in modo così approfondito e con così tanto anticipo.
Ovviamente non siamo in grado di formulare diagnosi basandoci solo su foto e video, e non abbiamo accesso alle cartelle cliniche di altre persone né potremmo averlo (e questo è un bene), ma qualcosa ci suggerisce che la salute di Ramzan Kadyrov (l’attuale Capo della Cecenia) sta peggiorando sempre di più. Quindi è ora di iniziare a leggere articoli seri su cosa succederà al potere in Cecenia dopo la sua morte. E comunque, tutti siamo mortali.
Penso che la maggior parte dei lettori di notizie capisca l’importanza di questo argomento: la permanenza al potere di Ramzan Kadyrov in Cecenia garantisce la pace della repubblica all’interno della Federazione Russa, mentre la sua scomparsa, al contrario, solleva una serie di vecchie questioni (potrebbe arrivare persino al rischio di «perdere» questa parte del territorio, cosa che l’attuale governo russo, per qualche motivo, non vuole).
Ieri il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha commentato la situazione intorno alla Groenlandia, ricordando l’annessione della Crimea da parte della Russia e sottolineando che lì si è tenuto un referendum sull’adesione alla Federazione Russa. Ha pure dato un tono accademico al suo intervento, aggiungendo una citazione del presidente croato Zoran Milanović, secondo il quale «il futuro della Groenlandia può essere determinato solo dal popolo groenlandese stesso, in conformità con il diritto all’autodeterminazione garantito dalle leggi del Regno di Danimarca».
Ma il passaggio più importante del discorso di Lavrov è questo:
La Crimea è importante per la sicurezza della Federazione Russa quanto la Groenlandia lo è per gli Stati Uniti. Quando si giustificano gli eventi che stanno accadendo intorno alla Groenlandia con il fatto che sarà conquistata dalla Russia o dalla Cina… Non ci sono conferme in tal senso.
In generale, tutto ciò che Lavrov ha detto nel suo discorso sul fatto che «in Crimea la gente è andata al referendum dopo un colpo di Stato incostituzionale, quando i golpisti saliti al potere hanno dichiarato guerra alla lingua russa e hanno mandato dei militanti ad assaltare il Consiglio Supremo della Crimea» non ha alcun valore. Secondo gli stessi standard accademici, si tratta di «fluff». In realtà, il suo discorso contiene un messaggio breve e facile da capire anche per una persona poco intelligente: da tempo agiamo secondo gli stessi principi di Trump. Siamo dei vostri. Sosteneteci, grandi signori, o almeno non rompeteci le palle.
Questi sono gli obiettivi della «superpotenza» di cui Lavrov è ministro. E possono essere raggiunti solo con queste suppliche (questo fatto mi rallegra, poiché testimonia la debolezza dell’attuale regime russo).
P.S.: l’idea principale per cui è stato detto tutto può essere facilmente individuata anche nel discorso più stupido. Ad eccezione di un vero e proprio vomito verbale, che sulla pratica si verifica molto meno spesso di quanto si possa pensare.
Per qualche strano motivo mi era sfuggito, ma all’inizio di gennaio Mediazona ha pubblicato la seconda parte (il link alla prima parte è nel testo) della collezione di fotografie di street art antimilitarista russa, che l’antropologa Alexandra Arkhipova sta raccogliendo dal 2022.
Alcune delle opere incluse in questa parte della raccolta le avevo già viste singolarmente su internet, mentre altre le ho viste per la prima volta solo nella pubblicazione sopra citata. Ma sono stato felice di rivedere anche le foto che già conoscevo: non solo per il fatto che in Russia vivono persone capaci di creare cose del genere, ma anche perché queste opere di street art sono semplicemente belle.
Quindi guardate anche voi.
Il Servizio di intelligence estero (SVR) russo ha accusato il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo di «attività scismatica nello spazio ecclesiastico ortodosso». Ieri, il 12 gennaio, il SVR ha pubblicato un comunicato stampa in cui definiva Bartolomeo «l’anticristo in tonaca» e «il diavolo incarnato, ossessionato dall’idea di spodestare l’ortodossia russa dal territorio degli Stati baltici». Il SVR sostiene che il patriarca sia aiutato dai servizi segreti britannici, che «alimentano sentimenti russofobi nei paesi europei», nonché da «nazionalisti e neonazisti locali».
Alle persone che non seguono con attenzione le vicende delle Chiese ortodosse in giro per il mondo e, per ovvi motivi, non si ricordano certi dettagli preciso che la Chiesa ortodossa russa aveva interrotto la comunione eucaristica con il Patriarcato di Costantinopoli nel 2018, a seguito della decisione di concedere l’autocefalia (indipendenza) alla Chiesa ortodossa ucraina. Inoltre, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo ha più volte condannato l’invasione su larga scala della Russia in Ucraina.
Ecco, a questo punto potreste chiedervi perché il comunicato citato all’inizio sia stato diffuso dalla intelligence e non dal Patriarcato della Chiesa ortodossa russa (come sarebbe stato logico). Ma la risposta è ovvia: perché si è trattato di un aiuto tra i colleghi! Dai tempi sovietici molti sacerdoti della Chiesa ortodossa russa sono anche (e spesso soprattutto) degli agenti delle strutture ben determinate. Inoltre, sostengono e integrano la propaganda statale russa. Si può quasi dire che si tratta della stessa struttura.
A questo punto possiamo iniziare le meritate battute sul fatto che la Chiesa ortodossa russa e il SVR accusano il patriarca di Costantinopoli di ciò che loro stessi sono.



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