L’archivio della rubrica «Nel mondo»

Un nuovo grande stratega

Ieri Trump ha dichiarato che le autorità iraniane avrebbero chiesto agli Stati Uniti di dichiarare un cessate il fuoco.

Iran’s New Regime President, much less Radicalized and far more intelligent than his predecessors, has just asked the United States of America for a CEASEFIRE! We will consider when Hormuz Strait is open, free, and clear. Until then, we are blasting Iran into oblivion or, as they say, back to the Stone Ages!!! President DJT

Considerando che non si tratta della prima dichiarazione del genere da parte di Trump – sia per il senso generale del contenuto, sia per il legame con la realtà – sono sempre più convinto che egli si rivolge in questo modo non ai propri elettori e/o cittadini, ma proprio alle autorità iraniane. In sostanza, chiede a loro di stare al gioco («sì, lo abbiamo chiesto noi») per permettergli di interrompere presto l’intervento militare spacciandosi per vincitore. Ma le autorità iraniane, a grandissima sorpresa, non ci stanno…
In sostanza, questo genio di strategia ha creato l’immagine dell’Iran come Paese forte, in grado di opporsi agli Stati Uniti e di bloccare impunemente metà del commercio marittimo: un Paese con cui è meglio essere in buoni rapporti. Bisogna riconoscere nonostante il fatto che l’attuale regime iraniano non merita alcuna forma di simpatia.


Il petrolio brucia

La Bloomberg scrive che gli attacchi con droni ucraini ai porti russi di Primorsk e Ust-Luga hanno causato la sospensione delle spedizioni di petrolio che la Russia invia attraverso il Mar Baltico. Secondo i calcoli della agenzia, le esportazioni complessive da questi due porti hanno raggiunto il livello più basso dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022.
Allo stesso tempo, mi è capitato di sentire gli esperti secondo i quali i droni ucraini colpiscono quella parte della infrastruttura portuale che brucia in un modo «scenico», ma che è anche riparabile in tempi relativamente brevi (misurabili in giorni). Se, invece, avessero colpito l’infrastruttura per il trasporto del petrolio (e non per lo stoccaggio o il caricamento sulle petroliere) avrebbero creato dei disaggi più durevoli.
In ogni caso, capisco le motivazioni dell’esercito ucraino: sta cercando di limitare i guadagni extra dello Stato russo dovuti all’aumento del prezzo del petrolio (guadagni che andranno a finanziare la guerra). E sono sicuro che sarà in grado di concentrarsi su questa missione anche nel corso di settimane o mesi. Tifando fortemente per il successo di questa missione – come, ovviamente, per il successo della loro missione globale – spero solo che non pensino solo agli effetti visivi, quelli facilmente «vendibili» ai propri superiori.


I droni ucraini che cadono in Europa

Georgiy Tikhiy, il portavoce del Ministero degli Esteri ucraino, ha affermato che i droni ucraini non erano diretti verso la Finlandia: la loro caduta (avvenuta il 29 marzo) sul territorio del Paese è molto probabilmente dovuta all’azione dei sistemi russi di guerra elettronica.
Ci credo facilmente perché l’Ucraina non ha alcuna convenienza di creare problemi all’Europa che la sta sostenendo – seppur in un modo ancora molto limitato – nella difesa contro l’aggressione russa. Mentre allo Stato russo in un certo senso conviene che i droni ucraini abbattuti cadano un po’ dove capita: perché gli abitanti del Cremlino sperano che i fatti del genere causino dei momenti di tensione tra l’Ucraina e i suoi aiutanti.
Altrettanto facilmente, però, posso credere alla eventualità che in un futuro non particolarmente remoto diversi Stati confinanti con la Russia trovino il coraggio di autorizzare il passaggio dei droni militari ucraini nei propri cieli: costa relativamente poco, ma allo stesso tempo fa aumentare di poco il rischio degli attacchi da parte dell’esercito russo. La difesa antiaerea dovrà essere attenta più o meno come lo è già ora e potrà essere rafforzata proprio dalla esperienza ucraina: quella che attualmente viene offerta da Zelensky a molti Governi in giro per il mondo.


Alcune benedizioni mi piacciono

Cosa fanno i preti ortodossi russi all’inizio del secondo quarto del XXI secolo in Russia? Per esempio, benedicono le armi (ma fanno anche altre cose dello stesso stile) che poi andranno alla guerra in Ucraina:

Cosa fanno i preti ortodossi russi dissidenti che sono stati sospesi dal ministero per la loro contrarietà alla guerra? Emigrano, si fanno reintegrare dal Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli, lavorano all’estero e restano umani. Per esempio, il prete Alexey Uminsky ha celebrato il rito di benedizione della statuetta dell’"Oscar" ricevuta da Pavel Talankin, autore del film «Mr. Nobody contro Putin». Talankin ha portato la statuetta in chiesa «in una borsa per la spesa». Uminsky inizialmente si è stupito della richiesta di benedire l’"Oscar«, ma poi ha detto: «Beh, se lì benedicono missili e bombe, perché non possiamo benedire un premio per un bel film?»

Aggiungo anche il relativo video:

Mi piacciono le persone con un buon senso dello humor. Parola di un apateista.


La lettura del sabato

I giornalisti dei media The Insider e Nordsint, inviando richieste alle aziende cinesi fingendo di essere acquirenti russi di beni destinati al settore militare russo, hanno scoperto che le aziende cinesi sono disposte a vendere componenti di importanza cruciale per la produzione di droni militari russi: nonostante il fatto che, secondo la legislazione cinese, a partire dal 2023 l’esportazione di tali beni sarà fortemente limitata.
Quasi come in una barzelletta:
«Holmes, come ha fatto a capire che quell’uomo era un assassino?»
«Elementare, Watson! Gli ho scritto una lettera con una domanda.»
[ho letto l’originale della barzelletta nel 2020 in un altro contesto, ma comunque triste]
Ma nell’indagine di cui sopra, non è tutto esattamente come nella barzelletta, poiché tutti i risultati dell’indagine «spionistica» sono documentati. E mi piacciono le indagini come questa, sia per i risultati che per la bella semplicità dei metodi.


Non la vuole chiamare guerra

Trump ha dichiarato, alla cena di beneficenza annuale del Comitato Nazionale Repubblicano del Congresso (NRCC), che non definirà il conflitto in Iran «guerra» perché, secondo il suo parere, tale termine è associato a «un’azione non proprio positiva»:

I won’t use the word ‘war’ because they say if you use the word ‘war,’ that’s maybe not a good thing to do," Trump told the crowd of GOP lawmakers at Union Station in Washington, D.C. «They don’t like the word ‘war’ because you’re supposed to get approval. So, I’ll use the word ‘military operation,’ which is really what it is. It’s a military decimation.

Secondo la Costituzione degli Stati Uniti, solo il Congresso può dichiarare guerra. Sin dall’inizio dell’operazione militare a febbraio, i democratici sostengono che il Presidente debba ottenere l’approvazione del Congresso prima di estendere l’uso della forza in Iran.
Indipendentemente dalle motivazioni pubblicamente dichiarate da Trump, c’è qualcosa di molto e tristemente riconoscibile nella espressione «operazione militare». O si è fatto condizionare in un modo permanente, o non ha proprio fantasia.


Conoscete qualche sceneggiatore?

Sembra quasi la trama di un film.
A gennaio Vladimir Aleksandrov, «combattente della 112ª brigata della difesa territoriale delle Forze armate ucraine, è caduto in un’imboscata ed è rimasto ferito, dopodiché è stato catturato dai militari russi. Lo hanno lasciato in vita e lo hanno portato in un rifugio, dove si trovavano con lui due soldati russi feriti.
Quando il gruppo ha esaurito acqua e cibo, una parte dei militari russi se n’è andata, lasciando i feriti. Allora Aleksandrov ha iniziato a convincere i restanti ad arrendersi alla parte ucraina, spiegando che era la loro unica possibilità di sopravvivere. Alla fine, i due soldati russi si sono fatti convincere e gli hanno restituito la radio, affinché potesse mettersi in contatto con il comando delle Forze Armate dell’Ucraina.
L’evacuazione è stata organizzata con l’aiuto di un drone terrestre, ma lungo il percorso i tre sono stati colpiti da droni. Uno dei militari russi è rimasto ucciso, mentre Aleksandrov e il secondo soldato russo si sono rifugiati in una casa in rovina, dove hanno trascorso diversi giorni senza cibo né acqua. In seguito, sono stati recuperati da una squadra di evacuazione delle Forze Armate Ucraine».
Ebbene sì, la semplice citazione (tradotta in questo caso) sembra già una idea ben formulata di un film. Non escludo che ai tempi verrà girato, quindi spero che qualche sceneggiatore capace inizi a lavorarci già ora.


L’unione delle mezze misure

Il Politico riferisce che l’Unione Europea sta limitando la partecipazione dell’Ungheria alle discussioni sensibili e riducendo il volume delle informazioni riservate che le vengono trasmesse. La ragione è da ricercarsi nei timori che Budapest possa trasmettere dati a Mosca. In precedenza, The Washington Post aveva riferito che il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó avrebbe potuto trasmettere informazioni alla parte russa durante le pause nei negoziati.
In sostanza, l’UE sta riuscendo di trovare il modo di rendere uno degli Stati-membri «meno uguale» degli altri (e politicamente fa bene, conoscendo la tendenza di Orbán di servire gli interessi di Putin), ma non vuole trovare il modo di risolvere il problema della presenza di uno Stato-membro di fatto nemico e ricattatore tra le proprie fila. Purtroppo, non è un fenomeno che è emerso ieri. Stranamente, non capiscono quanto questo fenomeno fa aumentare lo scetticismo (un termine molto diplomatico) nei confronti dell’UE.


Solo una piccola osservazione

Donald Trump ha lanciato un ultimatum all’Iran, chiedendo che venga ripristinata la navigabilità nello Stretto di Hormuz. In caso contrario, ha minacciato di attaccare le centrali elettriche iraniane:

If Iran doesn’t FULLY OPEN, WITHOUT THREAT, the Strait of Hormuz, within 48 HOURS from this exact point in time, the United States of America will hit and obliterate their various POWER PLANTS, STARTING WITH THE BIGGEST ONE FIRST! Thank you for your attention to this matter. President DONALD J. TRUMP

È veramente strano che Trump sia andato contro la propria tradizione di dare due settimane di tempo. Oppure ha finalmente percepito la situazione creatasi come realmente importante anche dal punto di vista pratico? È molto strano dirlo (conoscendo il personaggio), ma pare di sì.


La lettura del sabato

L’articolo segnalato questo sabato è una inchiesta ben fatta e interessante su come la Corea del Nord ha fornito allo Stato russo tra otto e undici milioni di proiettili e missili nel periodo tra il 2023 e il 2025. Potete immaginare da soli la destinazione dei «beni» forniti, come potete immaginare pure che si sta lavorano sulla ripresa delle forniture.
Nel frattempo, qualcuno sta sicuramente pensando che se la Corea del Nord non avesse creato (creato?) la bomba più importante, ora sarebbe stato un buon momento per…