L’archivio della rubrica «Nel mondo»

La lettura del sabato

Nel dicembre dello scorso anno (del 2025, se qualcuno non si è ancora adeguato), il quotidiano tedesco Die Welt e il Centro tedesco per i giochi di guerra dell’Università delle forze armate tedesche hanno organizzato un gioco di ruolo di tre giorni: una simulazione dell’invasione della Russia nel territorio della NATO. Al gioco hanno partecipato 16 persone – ex alti funzionari tedeschi e della NATO ed esperti in materia di sicurezza – che hanno interpretato il Governo della Repubblica Federale Tedesca, i rappresentanti del Cremlino, il segretario generale della NATO, il presidente della Commissione Europea, il segretario di Stato americano e il primo ministro polacco. Il risultato è stato che i «militari russi» hanno trascorso tre giorni senza ostacoli sul territorio della NATO e hanno «conquistato» la città lituana di Marijampolė.
In occasione della conclusione del gioco, il media «Meduza» ha intervistato il direttore del Centro Carnegie di Berlino per lo studio della Russia e dell’Eurasia, Alexander Gabuev, che durante le esercitazioni ha interpretato il ruolo di Vladimir Putin.
Sia il risultato del gioco sopra descritto, sia la descrizione nell’intervista di come tale risultato è stato raggiunto, mi sembrano molto realistici. Io, come voi, osservo tutto questo da quasi quattro anni.


La “lista bianca” dei Starlink

A giudicare dalla reazione degli Z-blogger russi (quei blogger filo-Cremlino che giustificano attivamente la guerra in Ucraina), Elon Musk ha veramente disattivato i terminali Starlink utilizzati dall’esercito russo: ora funzionano solo i terminali della cosiddetta «lista bianca», la quale include i terminali utilizzati dalle forze armate ucraine, ma non quelli dell’esercito russo.
E se realmente lo ha fatto, questa è una notizia incredibile, che sembra un miracolo alla luce di tutto il comportamento precedente di Musk. Ma la cosa più importante è che tutti quei droni (e qualche altro tipo di tecnologia) su cui l’esercito russo installava antenne Starlink importate attraverso i Paesi asiatici non funzioneranno più. Come direbbe Putin, non ci sono analoghi. Sarà molto più difficile attaccare l’Ucraina con i droni e puntare l’artiglieria, e questo mi rende infinitamente felice.
Spero che dopo questo la vita degli ucraini diventi almeno un po’ più facile. Spero che Musk non cambi idea (come fa facilmente il suo grande amico politico).


Gli “imprenditori” e le sanzioni

La procura tedesca riferisce che cinque persone sono state arrestate in Germania con l’accusa di aver eluso le sanzioni imposte alla Russia. Si tratta di forniture di merci soggette a sanzioni per un valore di 30 milioni di euro. I destinatari finali di queste merci erano, tra gli altri, 24 produttori di armi nella Federazione Russa.
In generale, ho letto che molte persone che contribuiscono alla fornitura di merci soggette a sanzioni alla Russia non sono nemmeno agenti russi, ma semplicemente migranti che non si sono integrati nella realtà economica del loro nuovo Paese di residenza e che improvvisamente hanno visto un modo relativamente facile per dimostrare la propria «intraprendenza» e fare soldi. Queste persone non solo vivono da tempo nell’UE (e non solo lì), ma sono anche, per esempio, fuggite dalla guerra e dalla mobilitazione nell’esercito russo. Ed è proprio questa scoperta che mi ha sorpreso di più: una persona contribuisce attivamente affinché il male che le ha causato disagio a) continui il più a lungo possibile e b) continui ad avere un impatto negativo sui luoghi in cui ora la persona vive. Bisogna essere un idiota di proporzioni cosmiche per intraprendere una simile «attività imprenditoriale».
E naturalmente sono molto contento che almeno qualche volta queste persone vengano catturate. Mi piacerebbe che venissero catturati più spesso e puniti più severamente: sarebbe molto più utile della maggior parte delle cosiddette sanzioni che i Paesi occidentali adottano senza capire a cosa servono e per quale applicazione tecnica sono fatte. Avere a che fare con l’import ombra soggetto a sanzioni dovrebbe diventare svantaggioso e pericoloso.


Ci sono anche dei file divertenti

Ahahaha, tra i vari «files di Epstein» sono state trovate delle e-mail nelle quali viene menzionato l’ex politico russo Ilya Ponomarev: non in relazione agli scandali sessuali, ma perché definito «il potenziale futuro presidente della Russia». Ecco un esempio.
Questa storia è l’ennesima dimostrazione del fatto che la comprensione americana (e non solo) della politica interna russa si trova ai livelli bassissimi, tendenti allo zero. Ilya Ponomarev è sempre stato un politico certamente non putiniano, ma tanto timido da essere quasi invisibile tra i vari oppositori seri al regime putiniano. Era diventato noto per essere entrato nel Parlamento russo tra le fila di un partito moderatamente di opposizione e non si era mai spinto particolarmente oltre, a differenza di alcuni suoi colleghi. Solitamente si faceva notare solo per alcune sue dichiarazioni un po’ populiste, spesso mirate appositamente a creare scandalo, ma anche stupide e lontane dalla realtà. Da quando vive in esilio all’estero (dalla seconda metà del 2014), della sua attività sono rimaste solo dichiarazioni.
Anche nel 2012 (l’anno delle mail) vi voleva una enorme fantasia, rafforzata da qualche sostanza particolare, per definirlo «il potenziale futuro presidente della Russia».


Trump ha dichiarato di aver chiesto personalmente a Putin di fare in modo che l’esercito russo non bombardi Kiev e altre città ucraine per una settimana a causa di un forte freddo:

Because of the cold, extreme cold… I personally asked President Putin not to fire on Kyiv and the cities and towns…

Per tutti gli altri mesi e anni precedenti – nel corso dei quali faceva meno freddo – non aveva chiesto? Non lo aveva fatto perché se la temperatura nelle case degli ucraini è sopra lo zero, i bombardamenti non sono un problema e si possono fare?
Ma sono delle domande troppo banali, quasi retoriche. Per noi è più importante vedere se Putin dice (anche silenziosamente) di no, oppure dice di sì e poi, continuando a bombardare, diffonde le solite scuse (tipo, «quelli sono missili ucraini che sono caduti sul proprio territorio»). Davanti a ognuna delle due risposte Trump non reagirà in alcun modo, forse non si ricorderà nemmeno della propria richiesta. E, la cosa più grave, non si accorgerà nemmeno di essere stato preso in giro per l’ennesima volta.


Una pausa per le battute stupide

L’AFP scrive che gli agenti della tristemente nota ICE saranno tra i responsabili per la sicurezza alle Olimpiadi invernali 2026 a Milano e Cortina d’Ampezzo. Capisco la reputazione dell’ICE non permetterebbe fare battute (nemmeno con la scusa di essere una persona un po’ stupida), ma, purtroppo, quello che sto per scrivere potrebbe essere non una battuta… Le battute di qualità si basano sulla realtà, ma in questo caso la realtà è l’ingrediente quantitativamente prevalente.
Trump ha detto: «lo so, in Italia fa sempre caldo, bisogna vendere a loro un po’ di ghiaccio per le Olimpiadi. Se non comprano, mettiamo le tariffe. MAGA!»
I collaboratori di Trump: «abbiamo capito, mandiamo il ghiaccio in Italia».
I geni – anche quelli alternativi – si capiscono sempre bene. Il risultato: in Italia arriva l’ICE. Mi sembra una situazione molto realistica.
Nel frattempo, Gregory Bovino è stato rimosso da capo dell’ICE e, pare, tra poco sarà pure mandato in pensione. Ma, considerati i criteri con i quali si diventa agenti dell’ICE, non penso che qualcosa cambi radicalmente in meglio. In così poco tempo, poi.


Il Nobel in arrivo

Il sito web della Casa Bianca ha pubblicato il testo di un discorso di Michael Kratsios, direttore per la scienza e la tecnologia della Casa Bianca e principale consigliere scientifico del Presidente degli USA Donald Trump.
Michael sostiene che la tecnologia americana ci permette di manipolare il tempo e lo spazio. Se non ci credete, ecco la citazione precisa:

Our technologies permit us to manipulate time and space. They leave distance annihilated, cause things to grow, and improve productivity.

Ho talmente tante considerazioni in merito, che non da quale iniziare… Provo a procedere nell’ordine del tutto casuale.
Si potrebbe tornare nel giorno 14 settembre 1945 e convincere due persone a non farlo? E il 7 gennaio 1952, se la tecnologia funziona anche fuori dagli USA?
Oppure è una tecnologia per far scivolare un territorio ghiaccioso più verso il continente americano?
Pochi anni fa avevo sentito un presidente parlare dei «nuovi principi della fisica» che stanno alla base del funzionamento dei suoi missili super potenti (anche se mostrati solo nei cartoni animati). Si tratta del risultato di uno spionaggio scientifico o di una collaborazione?
Trump non ha ottenuto il Nobel per la pace e ora ha spostato l’attenzione verso quello per la fisica?
Ho troppe domande e posso ipotizzare troppi modi di applicare la suddetta tecnologia: è meglio che mi fermi…


La necessità di compromessi

Commentando i negoziati ad Abu Dhabi, il presidente ucraino Zelensky ha affermato che la Russia sta facendo di tutto da tempo «perché l’Ucraina non esista più nell’est», ma non riesce a raggiungere questo obiettivo sul fronte. «Tutti conoscono la nostra posizione. Noi combattiamo per ciò che è nostro, non combattiamo per il territorio di un altro Paese <…>. Si tratta di due posizioni fondamentalmente diverse: quella ucraina e quella russa. Gli americani stanno cercando di trovare un compromesso. Noi siamo disposti a comunicare in un formato trilaterale. <…>. Ma per raggiungere un compromesso è necessario che tutte le parti siano pronte. A proposito, anche la parte americana».
Ecco: quello che preoccupa maggiormente me (e ancora di più preoccupa Zelensky) è l’osservazione che la parte americana per compromesso intende la scelta tra la posizione ucraina e la posizione russa. Una scelta del genere potrebbe – e forse dovrebbe – esistere anche, ma per uno come me sarebbe stata una scelta facile. Ma sembra che per la parte americana sia la scelta tra due opzioni uguali o quasi.


Ancora questo incontro

Rispondendo alle domande dopo il proprio discorso a Davos, il Presidente ucraino Vladimir Zelensky ha detto che il 23–24 gennaio negli Emirati Arabi Uniti ci sarà un incontro a tre tra le delegazioni americana, ucraina e russa. Secondo lui, i negoziatori statunitensi si recheranno a Mosca per discutere con Putin, ma prima hanno aspettato che finisca il suo incontro con Trump a Davos.
Il Financial Times, da parte sua, scrive che sono gli USA a insistere per il suddetto incontro trilaterale: l’Ucraina ha appoggiato la proposta, ma non è ancora chiaro se la Russia abbia accettato di partecipare ai negoziati.
A mio autorevolissimo parere, non c’è nulla da indovinare. L’incontro trilaterale prima o poi (non necessariamente oggi o domani) avrà luogo, e non sarà nemmeno l’unico nella storia. Ma Putin, secondo la sua consuetudine, invierà lì qualche personaggio losco che dirà cose senza senso e ripeterà ancora una volta le richieste irrealizzabili di Putin stesso. Mentre Putin condurrà una discussione seria (secondo lui) sul destino dell’Ucraina o con Trump o nella propria testa. Perché per lui gli ucraini non sono da considerare umani.
Penso che Zelensky capisca tutto questo molto meglio di noi, ma accetta l’idea dell’incontro trilaterale per mantenere normali relazioni con gli USA, dai quali dipende ancora gran parte dell’aiuto militare.
Ho scritto tutto questo e mi sono persino sorpreso: sono diventato il Capitan Ovvio di primo rango!


Quando arriva la diagnosi?

È veramente curioso quanto forte Trump desideri questo Premio Nobel per la Pace. Non riesce proprio a capire che le candidature al premio dovevano essere presentate entro il 31 gennaio, dunque che le candidature erano già state chiuse quando lui è appena diventato Presidente. Inoltre, non capisce perché i membri del comitato Nobel non possano fregarsene delle proprie regole e assegnare questo gingillo a lui, il grande Trump, che ha fermato 8 guerre (quali siano queste guerre è un grande segreto di Stato, ma lui ripete continuamente come un pappagallo la frase sulle otto guerre). Trump è convinto che gli dovrebbero assegnare tanti premi Nobel quanti sono i conflitti che ha fermato (secondo lui, ovviamente). Beh, è chiaro che questi norvegesi sono davvero delle persone meschine, perché avrebbero potuto assegnare il premio a Trump, ma non lo hanno fatto.
Inoltre, si dice che prima dell’assegnazione di questo sfortunato premio Trump avrebbe esercitato forti pressioni sui membri del Comitato Nobel, che hanno scelto il candidato al Premio Nobel per la Pace con molta cautela.
Trump, intanto, ha detto:

Per ogni guerra avrei dovuto ricevere il premio Nobel, ma non lo dico. Ho salvato milioni e milioni di persone. E non lasciate che nessuno vi dica che la Norvegia non controlla il processo decisionale, ok? È tutto in Norvegia. La Norvegia controlla le decisioni. Diranno: «Noi non c’entriamo niente». È semplicemente ridicolo. Hanno perso così tanto il loro prestigio. È per questo che ho così tanto rispetto per Maria per quello che ha fatto. Ha detto: «Non merito il premio Nobel. Lo merita lui». Quando l’ha ricevuto, hanno detto: «Wow, è incredibile». E io ho pensato: lo vincerà il presidente Trump. Il Presidente Trump se lo merita. Ha concluso otto guerre. Che bello, vero? È una brava donna.

A questo punto dico una cosa che fino a pochi mesi fa mi sarebbe sembrata incredibile: ho quasi la nostalgia per Biden di qualsiasi momento della sua presidenza, non solo dei primi circa due anni.