YouGov, è una società internazionale di analisi dei dati e ricerche di mercato, ha pubblicato i risultati del sondaggio di gennaio sull’atteggiamento degli americani nei confronti dei vari leader mondiali. Nell’ambito del sondaggio sono state intervistate 2274 persone. Il PDF con i risultati dettagliati è disponibile sotto il link, mentre la tabella con i risultati complessivi è questa:

Il numero degli intervistati non è altissimo, ma presumo che tutti sono stati scelti in un modo assolutamente casuale. Di conseguenza, ora sono un po’ meno pessimista nei confronti della salute mentale degli americani (anche perché so che in tanti alle ultime elezioni presidenziali avevano votato non per Trump, ma perché stanchi di molte stronzate promosse da Biden).
L’archivio della rubrica «Nel mondo»
L’Axios, citando le proprie fonti, ha riferito che durante l’ultimo round di negoziati tra Russia, Ucraina e USA (tenutosi a Ginevra ieri, il 17 febbraio) il gruppo politico «è giunto a un punto morto», mentre il gruppo militare «ha continuato a compiere progressi». Secondo le stesse fonti, il raggiungimento di un punto morto è legato alla posizione espressa dal capo del gruppo negoziale russo Vladimir Medinsky.
Probabilmente l’Axios e le sue fonti, dopo quasi quattro anni di guerra, non lo sanno ancora, ma la posizione espressa da Medinsky non è la posizione di Medinsky. È, invece, l’espressione precisa della missione con la quale il personaggio viene regolarmente inviato a tutti i negoziati dal suo capo supremo. Indovinate il nome e il cognome del capo: avete a disposizione un tentativo.
Mentre state cercando di risolvere l’indovinello difficilissimo, io aggiungo che quel capo sarebbe anche disposto a una tregua nei combattimenti (in ogni caso di fatto si tratterà solo di una tregua), ma non a qualsiasi condizione. Di conseguenza, ha incaricato Medinsky a perdere più tempo possibile nel tentativo di far stancare la controparte: spera di ottenere, in tal modo, qualcosa in più.
Ieri, in occasione del secondo anniversario dell’omicidio di Alexey Navalny nel carcere russo, 15 Paesi del mondo – Australia, Gran Bretagna, Germania, Repubblica Ceca, Danimarca, Canada, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Nuova Zelanda, Polonia, Finlandia, Estonia – hanno rilasciato una dichiarazione congiunta (il testo è pubblicato sul sito web del Ministero degli Affari Esteri tedesco).
Oltre al fatto ormai evidente a tutti da due anni, ovvero che la responsabilità della morte del politico detenuto in un carcere russo «ricade esclusivamente sulle autorità russe» (una scoperta rivoluzionaria!), gli autori della dichiarazione hanno scritto altre due cose piuttosto strane. In primo luogo, chiedono che venga condotta «un’indagine approfondita e trasparente» sulle circostanze della morte di Navalny, tenendo conto delle ultime informazioni secondo cui Navalny sarebbe stato avvelenato con l’epibatidina. A chi lo chiedono? Allo Stato russo attuale? Mah…
In secondo luogo, gli autori della dichiarazione hanno chiesto il rilascio di tutti i prigionieri politici in Russia: secondo i dati della organizzazione russa «OVD-Info», attualmente sono più di 1700 le persone detenute in Russia per motivi politici. Questa è una parte del testo molto più utile. Se si riuscirà a scambiare (lo scambio è l’unico modo attuale per liberarli dalle grinfie di Putin) un altro numero di prigionieri politici russi, alcuni dei quali da tempo affetti da gravi problemi di salute, sarà solo grazie alla volontà dichiarata ad alta voce da entrambe le parti. La liberazione dei prigionieri politici è sempre una cosa positiva.
Nel frattempo, l’aspetto positivo più importante della suddetta dichiarazione è che i Governi di molti Paesi non dimenticano l’esistenza degli oppositori di Putin all’interno della Russia e comprendono almeno in parte i rischi legati alle loro attività di protesta.
A volte è veramente strano leggere, nell’arco della stessa giornata, due notizie come le seguenti…
La notizia numero uno. Il giornalista di The Atlantic Simon Shuster, citando due consiglieri del presidente ucraino, ha riferito che le autorità ucraine potrebbero essere disposte a fare la concessione più difficile nei negoziati con la Russia e rinunciare al controllo sul territorio nella parte orientale della regione di Donetsk.
La notizia numero due. Il presidente ucraino Vladimir Zelensky ha dichiarato in un’intervista al giornalista di The Atlantic Simon Shuster che il suo Paese non sta perdendo la guerra con la Russia e che lui non costringerà il popolo ad accettare un «cattivo accordo» di pace.
Il problema sta nel fatto che le due notizie potrebbero essere contraddittorie, ma potrebbero anche non esserlo. Potrebbero non essere contradditorie, in particolare, perché la parte orientale della regione di Donetsk è oggi un territorio che a) è stato lasciato da quasi tutti gli ucraini che erano realmente interessati a farlo e b) risulta inutilizzabile da quasi tutti i punti di vista a causa della guerra (cosparso di materiale esplosivo, con quasi tutte le opere umane distrutte ed ecologicamente rovinato).
Allo stesso tempo, ogni persona che in questi giorni tenterà di interpretare le suddette notizie nel loro insieme è un classico indovino. Perché dovrebbero interessarci i personaggi del genere?
Per puro caso ho letto che, dopo la segnalazione dei media tedeschi, il negozio olimpico online ha ritirato dalla vendita le magliette con i simboli delle Olimpiadi del 1936 tenutesi nella Germania nazista. La maglietta era venduta come parte di una collezione dedicata al simbolismo delle Olimpiadi passate. La maglietta raffigurava un uomo con una corona d’alloro e la Porta di Brandeburgo.
Se il fatto di tale ritiro dal commercio non fosse stato comunicato dai media che seguo, io non avrei mai saputo della vendita delle magliette con i simboli olimpici del passato: non seguo lo sport in generale e le Olimpiadi in particolare e non mi interesso del merchandising sportivo. Ma, appresa la notizia, sono andato a controllare la cosa più ovvia che mi poteva venire in mente…
E l’ho trovata subito!

Visti gli avvenimenti degli ultimi 12 anni – considerati anche gli eventi iniziati poco dopo la fine delle Olimpiadi di Sochi – la maglietta del 2014 non mi sembra tanto meglio di quella del 1936. E trovo un po’ strano che i media seri non se ne siano ancora accorti.
Nel frattempo, mi chiedo chi sia il genio alternativo che ha inventato tutta la storia delle magliette…
La Bloomberg comunica: i rappresentanti dell’Iran e della Russia hanno dichiarato alla conferenza scientifica delle Nazioni Unite a Vienna che il gruppo satellitare Starlink della società SpaceX di Elon Musk viola il diritto internazionale, cancellando il confine tra tecnologia commerciale e militare.
Si sono ricordati del diritto internazionale perché 1) quello del Starlink era l’unico internet a funzionante in Iran durante le recenti proteste e 2) perché l’esercito russo non riesce più a far funzionare i propri droni in combinazione con le antenne Starlink.
Penso che le suddette due osservazioni siano sufficienti per non commentare la questione in un modo più approfondito. Anche se siamo tutti capaci di ricordare facilmente altri esempi delle tecnologie utilizzate agli scopi civili e militari senza alcun problema dal punto di vista del diritto internazionale.
Il progetto «Russian Officers Killed in Ukraine» ha pubblicato le ultime statistiche: sono stati confermati 7777 casi di morte di ufficiali russi nella guerra in Ucraina. Tra questi ci sono 4 tenenti generali, 8 maggiori generali, 117 colonnelli, 340 tenenti colonnelli e 712 maggiori.
L’immagine che riassume i dettagli:

Cosa posso aggiungere a questo dato statistico? Niente. O, al massimo, posso confermare che non sono per niente dispiaciuto (posso esserlo, in alcuni casi, per i residenti russi delle zone vicine al confine o per alcune delle persone mandate in Ucraina nel corso della mobilitazione militare, ma sicuramente non per gli ufficiali o altri militari di professione).
Nel dicembre dello scorso anno (del 2025, se qualcuno non si è ancora adeguato), il quotidiano tedesco Die Welt e il Centro tedesco per i giochi di guerra dell’Università delle forze armate tedesche hanno organizzato un gioco di ruolo di tre giorni: una simulazione dell’invasione della Russia nel territorio della NATO. Al gioco hanno partecipato 16 persone – ex alti funzionari tedeschi e della NATO ed esperti in materia di sicurezza – che hanno interpretato il Governo della Repubblica Federale Tedesca, i rappresentanti del Cremlino, il segretario generale della NATO, il presidente della Commissione Europea, il segretario di Stato americano e il primo ministro polacco. Il risultato è stato che i «militari russi» hanno trascorso tre giorni senza ostacoli sul territorio della NATO e hanno «conquistato» la città lituana di Marijampolė.
In occasione della conclusione del gioco, il media «Meduza» ha intervistato il direttore del Centro Carnegie di Berlino per lo studio della Russia e dell’Eurasia, Alexander Gabuev, che durante le esercitazioni ha interpretato il ruolo di Vladimir Putin.
Sia il risultato del gioco sopra descritto, sia la descrizione nell’intervista di come tale risultato è stato raggiunto, mi sembrano molto realistici. Io, come voi, osservo tutto questo da quasi quattro anni.
A giudicare dalla reazione degli Z-blogger russi (quei blogger filo-Cremlino che giustificano attivamente la guerra in Ucraina), Elon Musk ha veramente disattivato i terminali Starlink utilizzati dall’esercito russo: ora funzionano solo i terminali della cosiddetta «lista bianca», la quale include i terminali utilizzati dalle forze armate ucraine, ma non quelli dell’esercito russo.
E se realmente lo ha fatto, questa è una notizia incredibile, che sembra un miracolo alla luce di tutto il comportamento precedente di Musk. Ma la cosa più importante è che tutti quei droni (e qualche altro tipo di tecnologia) su cui l’esercito russo installava antenne Starlink importate attraverso i Paesi asiatici non funzioneranno più. Come direbbe Putin, non ci sono analoghi. Sarà molto più difficile attaccare l’Ucraina con i droni e puntare l’artiglieria, e questo mi rende infinitamente felice.
Spero che dopo questo la vita degli ucraini diventi almeno un po’ più facile. Spero che Musk non cambi idea (come fa facilmente il suo grande amico politico).
La procura tedesca riferisce che cinque persone sono state arrestate in Germania con l’accusa di aver eluso le sanzioni imposte alla Russia. Si tratta di forniture di merci soggette a sanzioni per un valore di 30 milioni di euro. I destinatari finali di queste merci erano, tra gli altri, 24 produttori di armi nella Federazione Russa.
In generale, ho letto che molte persone che contribuiscono alla fornitura di merci soggette a sanzioni alla Russia non sono nemmeno agenti russi, ma semplicemente migranti che non si sono integrati nella realtà economica del loro nuovo Paese di residenza e che improvvisamente hanno visto un modo relativamente facile per dimostrare la propria «intraprendenza» e fare soldi. Queste persone non solo vivono da tempo nell’UE (e non solo lì), ma sono anche, per esempio, fuggite dalla guerra e dalla mobilitazione nell’esercito russo. Ed è proprio questa scoperta che mi ha sorpreso di più: una persona contribuisce attivamente affinché il male che le ha causato disagio a) continui il più a lungo possibile e b) continui ad avere un impatto negativo sui luoghi in cui ora la persona vive. Bisogna essere un idiota di proporzioni cosmiche per intraprendere una simile «attività imprenditoriale».
E naturalmente sono molto contento che almeno qualche volta queste persone vengano catturate. Mi piacerebbe che venissero catturati più spesso e puniti più severamente: sarebbe molto più utile della maggior parte delle cosiddette sanzioni che i Paesi occidentali adottano senza capire a cosa servono e per quale applicazione tecnica sono fatte. Avere a che fare con l’import ombra soggetto a sanzioni dovrebbe diventare svantaggioso e pericoloso.



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