L’archivio della rubrica «Nel mondo»

Secondo me, li fregherà

Ieri Trump, sul proprio social network, ha invitato i manifestanti iraniani a occupare gli edifici governativi e ha dichiarato che «gli aiuti sono già in arrivo»:

Iranian Patriots, KEEP PROTESTING – TAKE OVER YOUR INSTITUTIONS!!! Save the names of the killers and abusers. They will pay a big price. I have cancelled all meetings with Iranian Officials until the senseless killing of protesters STOPS. HELP IS ON ITS WAY. MIGA!!! PRESIDENT DONALD J. TRUMP

Sempre ieri, gli USA e le ambasciate di alcuni Paesi europei hanno invitato i propri cittadini a lasciare «immediatamente» l’Iran. Appelli del genere non si fanno senza un motivo valido, ma questa considerazione non annulla la mia principale preoccupazione: Trump ha dato una specie di illusione di speranza agli iraniani (supponiamo che qualcuno di loro sia riuscito ad aggirare il blocco di internet e a venire a conoscenza della sua dichiarazione), ma poi non intraprenderà nulla di serio. Per esempio, potrebbe semplicemente ordinare di sganciare solo qualche bomba o addirittura ripensarci e non fare nulla di serio, mentre in Iran, nel frattempo, sempre più persone si sono già coinvolte in una lotta aperta essendo incoraggiate da lui (e la quantità dei partecipanti non una garanzia del successo). E in caso di fallimento della rivolta, sarà proprio Trump il responsabile dei loro nuovi problemi (repressioni). Ma lui non lo capisce. E anche se lo capisse, non se ne preoccuperebbe proprio.
La preoccupazione che ho appena espresso si basa sul fatto che Trump, a differenza di alcuni precedenti Presidenti degli USA, non mi sembra proprio un combattente internazionale per la democratizzazione. Non si intromette negli affari degli altri Paesi per cambiare i regimi, ma cerca semplicemente di fare qualcosa in fretta per ottenere un vantaggio economico (come lo immagina lui). Mentre il lavoro lungo e difficile, qualsiasi esso sia, non solo quello di migliorare la vita in altri Paesi, non è proprio un «vizio» suo.


Oggi, il 12 gennaio 2026, è il giorno numero 1419 della guerra in Ucraina. Presumo che non tutti i miei lettori italiani se ne siano resi conto: purtroppo (o per la loro fortuna personale e temporanea) è in un certo senso normale.
Allo stesso tempo, è un numero ricordato e compreso benissimo dagli ucraini e dai russi.
Non c’è bisogno di spiegare perché è conosciuto bene agli ucraini: da 1419 giorni l’esercito di un pazzo maniaco li sta uccidendo (e ha già ucciso tanti di loro), sta distruggendo le loro città e i loro paesi, sta trasformando la loro vita in un inferno.
È un po’ meno facile – per un europeo medio di oggi – capire perché anche molti russi stanno contando i giorni di guerra. Li stanno contando perché un pazzo maniaco ha tentato – e, nelle menti di moltissime persone in giro per il mondo, ci è riuscito – di trasformarli in complici involontari dei propri crimini. Non importa che sei sempre stato contrario alla sua politica, che non lo hai mai votato, che hai sempre cercato di raccontare agli altri dei suoi lati negativi, che hai cercato di smascherare la sua propaganda, che sei contrario a questa sua guerra e cerchi di aiutare tutti coloro che sono stati colpiti dalla sua guerra: per qualcuno sei sempre un «russo, dunque putiniano e criminale». Sei costretto a combattere su due fronti e, in più, spesso ti chiedi «potevo fare qualcosa prima che iniziasse tutto questo? posso fare qualcosa ora per avvicinare la fine di tutto questo?». Beh, evidentemente bisogna affrontare queste cose con le proprie forze.
La cosa che volevo ricordare ai miei lettori italiani proprio oggi è il fatto – ben noto agli ucraini e ai russi – che il coinvolgimento dell’URSS alla Seconda guerra mondiale dalla parte del bene era durato 1418 giorni. Per 1418 giorni i sovietici – tra i quali c’erano tantissimi russi e ucraini – avevano combattuto contro la coalizione guidata dalla Germania dell’epoca. In 1418 giorni avevano vinto (assieme agli alleati occidentali, ovviamente) una guerra che era iniziata con l’invasione subita del 22 giugno 1941 e finita con l’ingresso a Berlino all’inizio di maggio 1945. Oggi, invece, il numero di quei giorni è stato superato. Da più giorni i militari e i criminali arruolati russi stanno distruggendo l’Ucraina, trovandosi di fatto dalla parte di quel male che nel 1945 avevano sconfitto assieme agli ucraini. Spesso ci stanno impiegando mesi o anni per conquistare paesini piccoli a poche decine di chilometri dal tradizionale confine russo, ma, allo stesso tempo, stanno colpendo un po’ tutto il territorio ucraino. Ed è una situazione stranissima che sta aggravando i conflitti interni nelle teste di tutti coloro che stanno contando i giorni.
Una situazione stranissima che non riesco ancora a esprimere bene con le parole. Non so quanto tempo impiegherò prima di formulare…


La lettura del sabato

L’articolo segnalato per questo sabato è dedicato alla carriera militare (e alla esperienza nei negoziati con Mosca) del tenente generale ucraino Kyrylo Budanov, il nuovo capo negoziatore ucraino.
Il predecessore di Kyrylo Budanov come capo di gabinetto del presidente Zelensky, Andriy Yermak, era conosciuto come la seconda persona più potente dell’Ucraina. Nonostante ciò, ha avuto molto meno successo in ambito diplomatico. I funzionari statunitensi di entrambi gli schieramenti politici erano stanchi di trattare con Yermak già molto prima della sua destituzione nel dicembre 2025. E i negoziati diretti tra l’Ucraina e la Russia si sono interrotti l’estate scorsa. Ora lo sostituisce Budanov, un esperto di spionaggio e, sicuramente, considerato come un personaggio serio almeno dagli americani. Boh, vedremo…


66 organizzazioni internazionali

Come sapete, ieri Trump ha ordinato il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali: di conseguenza, tutti i dipartimenti federali statunitensi devono cessare la partecipazione e il finanziamento di 31 strutture dell’ONU e 35 strutture non appartenenti all’ONU.
Se non ricordate un numero di nomi delle organizzazioni internazionali che possa costituire anche solo la metà del numero sopra indicato, consultate l’elenco completo sul sito web della Casa Bianca. Il senso di alcune di queste organizzazioni mi è chiaro: non sempre mi piace, ma almeno mi risulta comprensibile (alcune palesemente esistono per proteggere e/o finanziare i vari terroristi islamici: sappiamo da tempo di questa caratteristica dell’ONU).
Ma il senso di alcune altre organizzazioni elencate non mi è proprio chiaro, se non che sono state create esclusivamente per spartirsi i soldi (stipendi per grattarsi la pancia, viaggi «di lavoro», banchetti, etc.). Tutte queste organizzazioni incomprensibili sono assolutamente inutili, dal punto di vista pratico, in un’economia e in un sistema giuridico normalmente organizzati. Ecco alcuni esempi:
– Alleanza solare internazionale (International Solar Alliance) – organizzazione intergovernativa per la promozione dello sviluppo dell’energia solare,
– Organizzazione internazionale per il commercio sostenibile del legno tropicale (International Tropical Timber Organization),
– Patto per l’energia senza emissioni di carbonio 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (24/7 Carbon-Free Energy Compact) – promozione dell’energia verde 24 ore su 24,
– Consiglio del Piano Colombo (Colombo Plan Council) – sviluppo sociale ed economico in Asia,
– L’istruzione non può aspettare (Education Cannot Wait) – fondo per l’istruzione dei bambini in situazioni di crisi e conflitto,
– Centro europeo di eccellenza per la lotta alle minacce ibride (European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats).
In generale, Trump si è comportato come al solito: seguendo la sua vecchia abitudine, ha mescolato insieme cose importanti e non importanti, ritirando gli USA sia dalle organizzazioni significative che da quelle inutili.
Ma per i prossimi anni ha fatto risparmiare al bilancio degli Stati Uniti qualche decimo di punto percentuale di spesa pubblica: questo è un dato di fatto, non so ancora quanto utile.


La caccia alle petroliere

Ieri, dopo diverse settimane di inseguimenti, gli americani hanno finalmente catturato due petroliere della flotta ombra russa che trasportavano petrolio venezuelano. Né la bandiera russa dipinta in fretta e furia (il petrolio, per qualche motivo, non è diventato russo) né le guardie armate (le quali, per qualche motivo, non hanno spaventato i militari americani) sono servite a qualcosa.
Questi non sono certo gli ultimi casi di sequestro di petroliere provenienti dal Venezuela, ma a noi, semplici osservatori esterni, possono bastare: è facile immaginare come ora sia in preda all’isteria praticamente tutta la leadership russa. Pubblicamente si limiteranno a difendere il loro amico Maduro e la base finanziaria del suo regime. Ma in realtà (nella loro mente) staranno già provando per la seconda volta in pochi giorni a immaginare cosa sarebbe successo a loro. È proprio questa seconda parte, non pubblica, dell’isteria che mi dà particolare soddisfazione.
Anche se, purtroppo, per il momento il governo americano non ha rivolto alcuna minaccia allo Stato russo. Perché Trump preferisce non litigare con chi ritiene forte: ne vedo due spiegazioni psicologiche, ma non ho ancora capito quale delle due prevale nella testa di Trump. Appena lo capisco, lo scrivo.


L’ottimismo (?) di Trump

L’operazione speciale – in questo caso non ho paura di utilizzare tale termine – per catturare il dittatore Maduro è stata indubbiamente condotta in modo brillante. La facilità del successo fa logicamente sospettare che tra le autorità venezuelane non tutti erano contrari alla eliminazione di Maduro, ma in questo momento vorrei parlare di un altro aspetto dell’accaduto: di un aspetto che non ci costringe a scendere al livello delle dietrologie.

Volevo sottolineare che catturare Maduro non è nemmeno la metà dell’opera, è solo circa un decimo di ciò che è necessario fare affinché il regime di Maduro cessi di esistere e affinché in Venezuela si tengano le elezioni libere e democratiche. Rimuovere il dittatore senza distruggere la struttura del suo potere è un evidente nonsenso. La dittatura cessa di esistere non quando viene rimosso il dittatore, ma quando al posto del suo regime subentrano persone completamente nuove.
Trump, invece, cosa ha fatto? È un noto amante delle soluzioni facili e veloci (che nella vita reale funzionano molto raramente), dunque ha dichiarato di aver già «concordato tutto» con la vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez. Quest’ultima, però, è una vecchia complice di Maduro, responsabile di tutti i mali della vita venezuelana non meno del proprio capo. Dunque Trump ritiene che l’intera struttura del potere costruita da Maduro improvvisamente inizierà a funzionare come vuole lui solo perché è stato tolto Maduro? Su cosa si basa questa grande certezza? Sarebbe un po’ come rapire Putin dalla Russia e poi dichiarare che tutta la pienezza del potere ora passa a Patrushev [metteteci pure il cognome che conoscete meglio] e che è già stato «concordato tutto» con Patrushev. Ma l’ipotetico Patrushev, molto probabilmente, risponderà «grazie mille per il regalo, ora sono io putin di tutta la Russia!».
La stessa Delcy Rodríguez è già intervenuta sulla televisione nazionale e ha dichiarato che «l’unico presidente legittimo del Paese è Nicolás Maduro». Rodriguez ha anche chiesto il rilascio «immediato» di Maduro e della sua moglie. Si può ipotizzare che abbia in questa fase paura, per qualche strano motivo, del ritorno di Maduro o della vendetta dei vicini collaboratori di Maduro. Ma altrettanto facilmente si può ipotizzare che trasformerà la figura di Madura in un simbolo politico quasi religioso (della portata del simbolo chiamato Chavez) per continuare a governare come prima «in suo nome».
Trump, a questo punto, cosa farà? Rapirà pure Delcy Rodríguez? Pensa di riuscirci facilmente per la seconda volta in poco tempo? O ha davvero messo in atto tutta questa operazione senza pensare bene ai passi successivi?

Detto tutto questo, aggiungo un breve anticipo dell’argomento sul quale sto riflettendo da mesi e al quale si possono dedicare dei testi molto più lunghi e seri. Dobbiamo riconoscere il nostro mondo è cambiato radicalmente negli ultimi anni. È cambiato non per colpa di Trump (il quale è solo una delle conseguenze e che ha dei propri peccati). È cambiato nel senso che è tornata a crescere l’importanza della «legge del più forte». Può non piacerci, ma sta succedendo. Può non piacerci, ma tale «nuova» realtà permette di non aspettare che il male sparisca o si penta da solo, ma di eliminarlo senza tollerarlo. Il diritto internazionale pubblico, del quale tutti si sono ricordati ora, (ma in realtà anche qualsiasi diritto nazionale) ci costringeva a tollerare il male… Ma non voglio dilungarmi troppo, ne scriverò un’altra volta.


Le nuove monete dell’euro

Da ieri (1 gennaio 2026) l’euro è adottato pure in Bulgaria: penso che la maggioranza di voi lo abbia già letto o sentito.
Ovviamente, possiamo fare tanti auguri ai bulgari (e ai turisti europei) per il fatto che non hanno più il problema del cambio della moneta. Ovviamente possiamo augurare ai bulgari di minimizzare l’inevitabile (ma emozionante) casino dei primi mesi con la nuova moneta: i lettori italiani abbastanza «anziani» possono provare a ricordare la propria esperienza del passaggio all’euro (io ho fatto in tempo a vedere ben quattro passaggi al rublo nuovo, dunque rimango imbattibile, ahahaha).
E, nel frattempo, possiamo osservare alcune curiosità legate alle monete bulgare:

In primo luogo, anche in Bulgaria sono costretti (la legge è uguale per tutti) a spendere i soldi per coniare le monete inutili da 1 e 2 centesimi: immagino quanto ne è contento lo Stato più povero dell’UE.
In secondo luogo, tutte le monete dei centesimi richiamano il design delle vecchie monete nazionali: così la gente si abitua più facilmente?
In terzo luogo, io e miglia di altri collezionisti abbiamo aperto i file con i nostri cataloghi e abbiamo aggiunto una riga tra le monete dell’euro. Dopodiché abbiamo dichiarato la caccia aperta. La Bulgaria ci ha sincronizzati ahahaha


1 gennaio

La data odierna è poco adatta alle pubblicazioni divertenti: quando ci svegliamo, dobbiamo pensare solo a riprenderci dal grande divertimento appena fatto (anche se in modo adeguato ai tempi che corrono). Quindi ripetiamo una grande verità…
Probabilmente non lo sapevate.
Oppure speravate che qualcuno fosse più fortunato di voi.
Ma, in ogni caso, non fa assolutamente male ripeterlo.
Ebbene, ho una notizia triste per voi: in tutto il mondo occidentale – e non solo per voi – il primo gennaio è una giornata inesistente.
La gente si sveglia di pomeriggio, si rende conto di non poter bere o mangiare, non sa di preciso cosa avesse fatto prima di essersi addormentata e cosa dovrebbe fare ora. Nel momento in cui le persone riacquistano una minima parte della capacità di intendere e volere, è già la sera.
Nel frattempo le vie delle città restano vuote, non succede alcunché in giro per il mondo.
In sostanza, sui libri scolastici si potrebbe tranquillamente scrivere che un anno normale ha 364 giorni. E ciò sarà vero.
In conclusione del post illuminante di oggi vorrei esprimere le mie più sincere condoglianze a tutti coloro che l’1 di gennaio sono costretti ad andare al lavoro. Nella prossima vita verrete premiati generosamente.

P.S.: oh, ma posso vedere il trailer del 2026?!


Ciao 2025

Nell’ultimo post dell’anno avrei potuto provare, logicamente, a fare un bilancio del 2025.
Ma penso che di bilanci ne avete già letti e visti tanti.
Io, rimanendo in linea con quello che ho pubblicato nel corso del 2025, posso aggiungere (aggiungere?) solo due cose non particolarmente originali.
In primo luogo, nemmeno quest’anno è stato l’ultimo per la guerra in Ucraina. Qualche speranza c’era, ma, purtroppo, non sono diminuiti nemmeno i motivi per i quali potremmo supporre che durerà ancora a lungo.
In secondo luogo, posso osservare che nel 2025 è  raddoppiata la quantità dei Capi di Stato che vogliono stravolgere l’organizzazione mondiale formatasi dopo la Seconda guerra mondiale. Purtroppo, non è una sorpresa del 2025. Purtroppo, ognuno dei due sta impiegando delle grandi risorse per raggiungere il proprio obiettivo.
Non posso sapere se l’anno prossimo sarà meglio o peggio. Ma so che non sono dispiaciuto per la fine del 2025.


La tesi principale della telefonata

Prima dell’incontro di ieri tra Donald Trump e Vladimir Zelensky a Mar-a-Lago, c’era stata una conversazione telefonica tra Trump e Putin (di durata 1 ora e 15 minuti, sarebbe avvenuta per iniziativa statunitense). In base alla dichiarazione dell’assistente di Putin Yury Ushakov, Trump e Putin concordano sul «fatto» che il cessate il fuoco temporaneo in Ucraina «porta a un protrarsi del conflitto».
Non ho ancora visto delle smentite da parte dei due personaggi che si erano telefonati, di conseguenza suppongo che questa interessantissima tesi sia stata discussa realmente.
Sarebbe troppo banale ricordare, per milionesima volta, che noi conosciamo la persona fa tutto il possibile poché la guerra (non un non ben definito «conflitto») si protragga. È la stessa persona che ha iniziato la guerra. Ed è la stessa persona che tecnicamente può finirla in qualsiasi momento.
È più interessante supporre che Trump ha molta più paura di Putin vivo che di Epstein morto. Nemmeno questa tesi è nuova (da mesi vediamo Trump ripetere tutto ciò che gli Dice Putin), ma sarebbe interessante studiarla più in dettaglio.
Nel frattempo, vi faccio notare: la nuova strategia di Putin è quella di rifiutare tutte le proposte sulle quali Zelensky insiste di più. Appena Zelensky se ne accorge (oppure se n’è già accorto?), riesce ad adottare una strategia diplomatica più efficace.