Il sito web delle Forze Armate danesi riporta che al largo della costa meridionale della Danimarca, nei pressi della città portuale di Gedser (ma in acque internazionali), una fregata russa ha lanciato razzi di segnalazione contro un elicottero militare danese del tipo Fennec, che stava effettuando una missione di ricognizione fotografica programmata della fregata. Il primo ministro danese, Mette Frederiksen, ha dichiarato che l’incidente «rientra nella tendenza generale in Europa» e ha accusato Mosca di intensificare la guerra ibrida. L’ambasciatore russo in Danimarca, Vladimir Barbin, è stato convocato al Ministero degli Esteri danese.
Capisco che in acque internazionali, di fronte a questo tipo di provocazione, non si possa fare granché: qualsiasi risposta deve essere simmetrica. Ma si può provare a giocare con la flotta russa a un gioco costoso: inseguirla per i mari con le proprie navi, costringerla a consumare quanto più carburante e razzi di segnalazione possibile (lo Stato russo non avrà il coraggio di usare quelli veri contro la flotta dei paesi della NATO) e, per esempio, impedirle di raggiungere in tempo i punti di rifornimento. Si tratta di un gioco costoso dal punto di vista finanziario e che richiede grande fantasia, ma per la flotta e lo Stato russi sarà ancora più costoso, mentre per le flotte della NATO costituirà un buon addestramento.
Bisognerà discuterne con gli esperti…
L’archivio della rubrica «Nel mondo»
Associated Press riferisce che ieri Donald Trump ha esortato il presidente ucraino Vladimir Zelensky a cessare gli attacchi contro gli impianti russi legati alla produzione del diesel, affermando che tali attacchi ne causano una carenza.
Mr. Zelenskyy has to do one thing. He has to stop knocking out diesel fuel in Russia.
Mi ricordo che mesi fa qualcuno (non mi ricordo precisamente chi) aveva affermato che Trump sia realmente contrario alla guerra in Ucraina a causa delle presunte convinzioni personali o religiose. Anche se dovesse essere vero, ieri mattina si era svegliato senza quelle convinzioni e, di conseguenza, non ha detto che gli attacchi russi causano la carenza degli ucraini. Però ogni giorno si sveglia con le convinzioni diverse, non bisogna perdere la speranza…
Anche se, purtroppo, la comprensione del fatto che le azioni della Ucraina sono la risposta alle azioni della Russia sarà sempre un concetto troppo difficile per Trump, indipendentemente da come si sveglia.
Il venerdì 4 settembre l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una nuova mappa del mondo, la cosiddetta proiezione «Equal Earth». A favore hanno votato 164 Paesi, tra cui il Giappone, mentre solo gli Stati Uniti si sono opposti. Ma l’Ucraina ha già espresso protesta contro l’indicazione della Crimea su questa mappa come territorio russo. Mentre ieri il Giappone si è rivolto agli autori della mappa chiedendo di correggere la rappresentazione delle Isole Curili: sulla mappa sono colorate dello stesso colore del territorio russo.
L’unica cosa che mi sorprende in tutta questa storia è la posizione del Giappone.
I vertici ucraini non vogliono rovinare i rapporti con le organizzazioni internazionali: per questo l’Ucraina ha votato a favore e poi ha espresso la tradizionale (purtroppo tradizionale) protesta.
L’ONU degli ultimi anni è una organizzazione molto strana: inutile nelle questioni importanti e con una direzione che assume costantemente la posizione peggiore tra quelle possibili.
Ma perché il Giappone abbia votato a favore del colore delle Isole Curili che non gli piace (logicamente), non lo capisco proprio.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha comunicato che i Paesi dell’UE hanno concordato lo stanziamento di 3,2 miliardi di euro (dalla somma di 90 miliardi precedentemente concordata dall’UE) a favore dell’Ucraina per l’acquisto di missili intercettori destinati ai sistemi di difesa aerea americani Patriot. Vladimir Zelensky aveva precedentemente dichiarato che l’Ucraina avrebbe avuto bisogno di almeno 300 missili di questo tipo entro l’inizio dell’inverno.
Né Ursula von der Leyen né i media hanno specificato da quali fonti verranno acquistati esattamente i missili: forse dalla Spagna e dalla Grecia, che dispongono di alcuni dei più grandi arsenali di missili intercettori Patriot. Ma in realtà questo non ha importanza.
Ciò che conta è che nell’UE abbiano osservato i «negoziati» di Witkoff e Kushner con Putin e Zelensky, e abbiano capito ancora una volta: una parte non ha alcuna intenzione di raggiungere un accordo, l’altra sì, ma con un obiettivo ben preciso e respinto dalla prima parte, mentre il Presidente che li ha inviati è del tutto incapace di negoziare con chiunque. E, avendo compreso tutto ciò, i funzionari dell’UE si sono ricordati ancora una volta che l’aiuto concreto all’Ucraina (e a loro stessi) dipende solo da loro.
YLE News comunica che la Finlandia ha completato la costruzione di una barriera lunga 200 chilometri al confine con la Russia. La barriera di confine è costituita da una recinzione metallica, una strada che la costeggia e una fascia priva di vegetazione. Sulla recinzione stessa sono installate telecamere di sorveglianza, luci e altoparlanti. La lunghezza totale del confine russo-finlandese è di circa 1300 chilometri. I tratti di recinzione costruiti sono situati in diversi punti lungo il confine.
La costruzione è costata alla Finlandia 356 milioni di euro. Si prevede che la manutenzione della barriera costerà 1,5 milioni di euro all’anno. Lo scopo della costruzione della recinzione è quello di impedire l’ingresso illegale in Finlandia e la cosiddetta migrazione mirata. Le prime proposte relative alla costruzione hanno iniziato a essere discusse nel Paese nell’autunno del 2022, quando, in seguito alla mobilitazione annunciata da Putin, in un solo fine settimana sono entrati nel territorio dell’UE quasi 17.000 russi. I lavori di costruzione sono iniziati nella primavera del 2023.
Dopo oltre quattro anni e mezzo di guerra direi che per «ingresso illegale e migrazione mirata» si intendono due fenomeni ben precisi. Infatti, la maggioranza dei russi che avevano paura di finire nell’esercito è già scappata nella fase iniziale della guerra, mentre ora scappano solo coloro che raggiungono la maggiore età e/o finalmente trovano le risorse per farlo. Questi «fuggitivi» singoli si rivolgono alle organizzazioni specializzate ed escono dalla Russia in un modo un po’ più complesso rispetto al semplice attraversamento del confine.
Per «ingressi illegali» si intendono, molto probabilmente, gli autori degli eventuali atti terroristici in Europa. Per «migrazione mirata», invece, si intende una nuova crisi di rifugiati artificiale, anche se non viene più tentata da qualche anno.
In ogni caso, la costruzione della barriera al confine con il vicino pazzo mi sembra del tutto sensata.
Per comprendere il vero significato della visita di Steve Witkoff e di Jared Kushner a Mosca del 5 settembre 2026 basta guardare questa foto:

La foto illustra uno dei concetti che tento di spiegare da anni ai miei contatti europei: Putin vuole essere riconosciuto un membro alla pari del «club ristretto dei grandi del pianeta» per parlare con loro delle aree di influenza. Ancora oggi ritiene che in quel «club» debbano essere presenti solo lui, il presidente statunitense (quello corrente, non importa come si chiama) e, eventualmente, una o due altre persone (ma loro già non sono fondamentali). Di conseguenza, è felicissimo ogni qualvolta viene preso in considerazione dagli USA, anche se pubblicamente non lo dirà mai: in un certo senso si tratta anche di un complesso di inferiorità che lo accompagna dai tempi scolastici.
Purtroppo, non ho ancora visto un Presidente americano che abbia compreso il suddetto concetto (uno ci è andato vicino, ma non può più essere eletto). Ma comprendendolo bene, si potrebbe anche provare a utilizzarlo a proprio favore.
Secondo un’inchiesta de The Wall Street Journal, nel periodo 2022–2025 le Maldive hanno esportato in Russia tonno per un valore di 2.300 dollari e prodotti cartacei stampati per 25 dollari, mentre, solo nel 2022, la Russia ha importato dalle Maldive merci per oltre 630 milioni di dollari. Il fatto è che le merci provenienti dagli USA, dall’Europa e dalla Cina arrivano a Malé come merci in transito, mentre gli intermediari locali, direttamente in aeroporto, rielaborano i documenti; successivamente, le merci vengono caricate a bordo dei voli «Aeroflot» e inviate in Russia attraverso percorsi non proprio diretti. Gli USA e l’UE stanno esercitando pressioni sulle autorità delle Maldive, chiedendo di chiudere questo canale di approvvigionamento, ma per ora i volumi commerciali continuano ad aumentare.
Non so nemmeno che tipo di pressione si possa esercitare sulle Maldive… Non è possibile introdurre unilateralmente un regime di visti – per impedire ai turisti, che costituiscono la principale fonte di reddito, di recarsi lì – e inoltre bisognerebbe negoziare con un notevole numero di alleati. Lo stesso vale per tutte le altre sanzioni, che per le Maldive sarebbero altrettanto dolorose: infatti, non producono quasi nulla per sé stesse.
Forse la ridicola diplomazia militare-commerciale di Trump potrebbe funzionare, ma a Trump stesso non basterebbero né il cervello né la pazienza per farlo.
La Reuters riferisce che l’amministrazione di Trump intende stanziare 4 milioni di dollari a sostegno dei media di destra in Europa. I fondi stanziati dovrebbero servire a «rafforzare i legami transatlantici e tutelare la libertà di espressione».
Se la notizia di cui sopra fosse vera, non saprei definire con certezza quale sia la mia posizione al riguardo.
A livello puramente teorico, è negativa. Non mi piace l’influenza di qualsiasi Stato sui media privati, e a maggior ragione se proviene dall’amministrazione Trump.
D’altra parte, sappiamo bene che lo Stato russo, ancora prima della guerra, per qualche motivo aveva deciso di diffondere la propria propaganda in Europa proprio attraverso i media di destra (nonostante il fatto che tradizionalmente siano i media di sinistra ad essere più inclini a diffondere la sua propaganda). L’amministrazione Trump vuole e può vincere la concorrenza di mercato e «rubare» i media di destra europei a Putin? Per i collaboratori (per non dire «fratelli di spirito») di Trump, mi sembra che si tratti di uno schema troppo complesso da pianificare e realizzare. E se, invece, volesse e potesse farlo? Allora quattro milioni sarebbero un po’ troppo pochi…
In ogni caso, sperare non fa tanto male. Bisogna osservare il processo e continuare a protestare contro qualsiasi propaganda disumana.
Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha commentato la notizia diffusa da Axios secondo cui il direttore della CIA John Ratcliffe, durante la sua visita a Mosca, avrebbe proposto di organizzare un incontro tra Putin, Donald Trump e Volodymyr Zelenskyy, affermando che un incontro trilaterale tra i presidenti di Stati Uniti, Russia e Ucraina sarebbe possibile solo per formalizzare degli accordi:
È da tempo che si propone di organizzare un vertice tra Putin, Trump e Zelensky. E voi conoscete bene la posizione del nostro Capo di Stato: un incontro del genere è possibile solo per formalizzare degli accordi. Gli accordi non sono affatto un semplice affare.
In teoria è vero, un po’ come dire che l’acqua è umida. Nelle condizioni normali, nella prassi formata nei decenni o forse secoli succede proprio così: i vari tecnici e consiglieri discutono i dettagli tenendo conto delle linee guida ricevute dall’alto e, quando giungono a un accordo, fanno incontrare i grandi capi per la firma. Succede non solo nei rapporti tra gli Stati, ma anche tra le aziende.
Dmitry Peskov, però, fa finta che tutti si siano dimenticati del modo di fare di Putin nelle occasioni di tutti gli incontri riguardanti la cessazione dei combattimenti in Ucraina: in qualità dei propri rappresentanti ha sempre inviato dei personaggi di qualità molto dubbia e autorizzati a parlare solo delle sue pretese per nulla realistiche. In tal modo rendeva impossibile ogni accordo e si riservava pure la possibilità di dire «avete raggiunto un accordo con uno che in Russia non conta un tubo».
Insomma, le parole di Peskov citate all’inizio confermano che Putin non è disposto a fare alcun accordo.
A quanto pare, anche di questi tempi ci sono buone notizie… Non per lo Stato russo, ma legate allo Stato russo.
Ho letto una inchiesta nella quale si sostiene che dalle «rappresentanze commerciali» russe sparse in tutto il mondo (che in realtà sono uffici fatti per la copertura delle attività di spionaggio) vengono richiamati in massa spie professioniste, con l’obiettivo di sostituirle con i figli dei funzionari (presentati come «esperti di commercio internazionale»). È vero che il commercio ufficiale con la Federazione Russa al momento è quasi inesistente, ma i funzionari hanno comunque tanta voglia di sistemare i propri figli nei Paesi del mondo esterno «nemico» e farli fare una vita bella e tranquilla.
Insomma, non potevo non comunicarvi questa bella notizia.



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