L’archivio della rubrica «Italia»

Voluto e ottenuto

Venivo bombardato dalle notizie sui tentativi italiani di far estradare Cesare Battisiti ormai da molti anni, da quando è iniziato il mio rapporto stretto con l’Italia. Più mi informavo sulla sua figura e più mi era antipatico, lo è anche ora. Ma, dato che a differenza dei miei primi amici e conoscenti italiani non voleva proprio scomparire dall’orizzonte informativo, avevo iniziato a seguire il suo rapporto con la giustizia italiana come una specie di partita sportiva. Vista la lontananza nel tempo dei fatti per i quali era stato condannato, non escludo che pure molti giovani italiani lo possano osservare in un modo simile. In ogni caso, io, a differenza degli italiani, ho più probabilità di rimanere uno spettatore emotivamente imparziale.
Ecco, ora che la suddetta gara è finita, posso sperare che qualcuno trovi la forza (e una certa libertà intellettuale dagli schemi preimpostati) di dirmi: in qualità di scrittore Cesare Battisiti merita la mia attenzione oppure no? Avendo poco tempo per la letteratura non tecnica, preferirei di non sperimentare su un campo così pericoloso.


Le strane professioni (parte 2)

Mi è sempre piaciuta la tradizione italiana di indicare sulle targhe le professioni delle persone realmente vissute alle quali vengono dedicate le vie e le piazze (e ne avevo già scritto). È un modo ancor più esteso di coltivare la memoria.
Un buon esempio – prima di continuare il discorso più serio – potrebbe essere la via dedicata a Rita Levi-Montalcini trovata dal sottoscritto a Morbegno (il fotoracconto sarà pubblicato a giorni).

Complimenti alla Prefettura competente per avere ritenuto opportuno di non aspettare 10 anni dalla morte e per avere dunque usufruito della deroga prevista dalla legge per i casi delle persone particolarmente distinte.
Purtroppo, però, bisogna constatare che moltissime targhe con i nomi delle vie riportano delle diciture che confondono le persone anziché informarle. Faccio tre esempi che ho accumulato sul computer negli ultimi tempi: Continuare la lettura di questo post »


Come si fanno i soldi

Cari lettori, vi devo dare una bella notizia: per lunghi anni alcune «usanze furbe» sono state attribuite esclusivamente al Sud dell’Italia in un modo del tutto ingiustificato e discriminatorio. Il Nord non è assolutamente inferiore al Sud.
Oggi vi racconto di un curioso metodo che l’Università Statale di Milano adotta per guadagnare qualche spicciolo in più.
Immaginiamo dunque uno ex-studente residente all’estero che vuole chiedere un certificato di laurea nella Segreteria universitaria. I servizi online della Segreteria si trovano a un livello tecnico preistorico, quindi l’ex-studente è costretto a fare la delega a nome di un’altra persona: di quella persona che è disposta a recarsi presso gli sportelli offline (funzionanti in un orario un po’ limitato).
In compenso, la Segreteria concede all’ex-studente l’opportunità di eseguire un bonifico al posto dell’acquisto delle marche da bollo. Prima di continuare vediamo questo documento storico:

La persona delegata dall’ex-studente si presenta dunque in Segreteria, munita dei documenti magici: la delega, la ricevuta del bonifico, la copia del documento dell’ex-studente e modulo di richiesta compilato.
Volete provare a indovinare la risposta della Segreteria?
Sono certo che non ci sareste mai arrivati, quindi vi subito la soluzione.
La risposta della Segreteria è stata: «Spiacente, noi non vediamo le marche da bollo. Vada a comprarle».
Bambini! Ricordatevi: per guadagnare ci vuole fantasia. Alla Università Statale di Milano la fantasia non manca.


L’utilità dell’incendio

Quali effetti positivi può produrre l’incendio al deposito rifiuti a Milano? Può far fare ai milanesi almeno due scoperte culturali.
In primo luogo, i milanesi hanno una occasione rarissima di respirare un po’ di aria estiva russa. Ma solo un po’: quando le discariche miste tipiche per la Russia iniziano a bruciare, in città si sta molto e molto peggio.
In secondo luogo, i miei amatissimi lettori – non solo milanesi – possono finalmente scoprire una grande verità sulle cosiddette «mascherine mediche» (anche se avrebbero dovuto saperla già). Ebbene, le mascherine servono per non trasmettere le proprie malattie agli altri, non al contrario!


I wikituristi

Le amministrazioni comunali interessate all’aumento dei turisti e/o residenti nei propri centri abitati hanno a disposizione uno strumento pubblicitario potentissimo e completamente gratuito. Ma, per un motivo che non riesco a immaginare, in moltissimi casi non lo sfruttano.
Quel strumento si chiama Wikipedia. Ne avete già sentito parlare? È un piccolo sito web dove ogni comune può creare/ampliare la propria pagina per spiegare a tutto il mondo come raggiungere il proprio territorio, perché merita di essere visitato, in base ai quali elementi può essere valutata la qualità della vita etc. Ma un sacco di località italiane ignora questa opportunità: me ne sono accorto già da tempo pianificando i miei viaggi o preparando i testi sui viaggi svolti.
Conviene comprendere che il principio «chi è fuori dall’internet è fuori dall’economia» vale non solo per le aziende.


La resa

Come avrete probabilmente già letto, in un liceo di Piacenza è stato tecnicamente realizzato il blocco dei telefoni nelle ore di lezione.
Non so se tutti si sono resi conto della gravità del segnale. Non so se tutti hanno capito cosa nasconde questa disperata azione di forza. In sostanza, per la prima volta in Italia un intero corpo dei docenti ha ammesso pubblicamente di essere più noioso di un fottuto apparecchio elettronico. Ha ammesso di avere perso la concorrenza. Ha ammesso di non saper offrire ai propri studenti nulla di meglio, coinvolgente e interessante. Ha ammesso di essere professionalmente inadeguato.
Che tristezza…
Io, se fossi il genitore di uno dei ragazzi, avrei già provveduto di trasferire il proprio figlio in una scuola migliore. Ma per fortuna non ho più le preoccupazioni di questo genere.

Per la maggior parte degli anni nei quali è trascorsa la mia vita scolastica, il cellulare era uno dei simboli dell’imprenditore di successo. Di conseguenza, io e i miei compagni non avevano quel genere di distrazione. Durante le lezioni noiose ci scrivevamo dei bigliettini stupidi o giocavamo a scacchi sotto il banco. È questa la vita reale.


La casa di Giulietta

Alla fine di giugno avevo pubblicato il rapporto sul mio viaggio a Verona. Una parte di quel racconto è dedicate alla cosiddetta «casa di Giulietta». Quella casa che alla fine degli anni ’30 del XX secolo è stata ristrutturata per assomigliare alle scenografie del film «Romeo e Juliet» di George Cukor (1936). I turisti non vanno delusi, vero?
Per assicurare la salvezza delle foto che testimoniano le condizioni della casa precedenti ai lavori in questione, oggi le posto sul mio blog (dato che nei reportage c’è lo spazio per le foto scattate da me).
La prima foro è della fine del XIX secolo:

La seconda foto è degli anni ’40 del XX secolo:

Bonus Photo: chi non conoscesse l’aspetto attuale della «casa di Giulietta» e non avesse la voglia di leggersi il mio racconto, ecco la foto scattata nel dicembre del 2017:


Pubblicità divina

Devo ammettere che le mie speranze non si sono avverate. E il miracolo, purtroppo, non si è verificato: il maxi-schermo pubblicitario della Samsung si è semplicemente trasferito dalla parte opposta del transetto del Duomo milanese. Quindi per altri x anni lo status dell’edificio più famoso della città sarà ridotto a quello di un cartellone pubblicitario. Tanta tristezza.


In compenso, nelle prossimità dell’Apple Store il wi-fi funziona alla grande (come avviene in tutti i posti analoghi del mondo).


Una stranissima coincidenza

Molto probabilmente sapete già che oggi a Milano (in piazza Liberty) viene finalmente inaugurato il primo vero Apple Store italiano. La tradizionale componente in vetro sembra un moncherino (chi ha visto l’Apple Store di New York capirà), ma spero che diventi comunque una fonte di wi-fi gratuito e potente (chi ha visto l’Apple Store di New York capirà).

Inoltre, molto probabilmente sapete (o ricordate) che per molti anni il Duomo di Milano ha svolto la funzione di «reggipubblicità» della Samsung. Infatti, per circa cinque anni (ma forse anche più, ormai non mi ricordo) il braccio nord del transetto del Duomo è stato completamente coperto dai ponteggi, i quali a loro volta erano coperti dalla pubblicità della Samsung e, soprattutto, da uno maxi-schermo che trasmetteva in continuazione sempre la pubblicità della Samsung. Ho paura di immaginare l’ammontare complessivo della spesa sostenuta dalla società coreana. Ebbene, da ieri quella pubblicità non c’è più. Per pura coincidenza è sparita poco prima della apertura dell’Apple Store (a poche decine di metri dal Duomo).

Non so se dobbiamo ringraziare la Apple per la fine della barbarie architettonica pluriennale (deplorata e derisa anche dai turisti). I funzionari del Comune di Milano, non volendo finire in un luogo ben custodito, non lo diranno mai. Nemmeno io voglio finire in quel luogo ben custodito, quindi mi limito a fare il peccato di pensare male.


Marchionne

Gli umani muoiono fisicamente, ma i più fortunati di loro continuano a vivere nelle loro opere. Solitamente ciò accade grazie agli altri umani che prendono le opere dei primi «in buone mani».
Sergio Marchionne ha fatto un enorme lavoro per permettere alla Fiat di continuare a galleggiare. Purtroppo, se i suoi successori perseguiteranno lo stesso obiettivo, la grande opera verrà mandata dalle donne con uno scarso senso civico. Provate a vedere la lista dei modelli della Fiat: dai soli nomi si evince già la tendenza di aggrapparsi al glorioso passato e non di andare avanti. Provate a vedere una qualsiasi pubblicità di un qualsiasi modello della Fiat e confrontarla con quella di 10–15 anni fa: vedrete due liste quasi identiche degli accessori e delle caratteristiche tecniche. Provate a confrontare in termini di qualità/prezzo una Fiat e, per esempio, una Toyota: i resti del vostro patriottismo andranno via di corsa. Tutto ciò avviene in un mondo dove le auto elettriche sono diventate una realtà quotidiana e si discute concretamente delle macchine autopilotate. Ma la Fiat è fuori da questo mondo. La Fiat sta rischiando nuovamente di essere esclusa dal mondo automobilistico in forza alla sua stessa natura intollerante alla obsolescenza.
L’opera di Sergio Marchionne è incompleta ma potrebbe diventare ancora un buon punto di partenza. Voglio quindi vedere se i successori sapranno farlo vivere.