L’archivio della rubrica «Italia»

.stato

È veramente strano che non mi sia mai capitato di sentire i «patrioti» e gli «statalisti» italiani lamentarsi del fatto che i siti web di molti Ministeri italiani abbiano il dominio di terzo livello .gov.it.
Eppure, l’utilizzo di quel dominio è una pessima manifestazione della stupidità e della pigrizia. Il fatto è che gli USA hanno fatto lo sforzo, neanche tanto sensibile, di registrare per il proprio Governo il dominio di primo livello .gov (che sta per government). Ma i Ministeri italiani cosa c’entrano? Perché dovrebbero fare riferimento al Governo statunitense attraverso il bruttissimo .gov.it?
In realtà la brutta situazione può essere risolta molto facilmente. L’Italia deve acquistare presso la ICANN il dominio di primo livello .stato (oppure .ri che starebbe per Repubblica Italiana) e utilizzarlo per tutti i siti istituzionali. Sarà una cosa semplice, comprensibile, opportuna e per nulla costosa (appena 200.000 dollari). Pure le aziende riescono ad acquistare i propri domini: si vedano, per esempio, .google, .apple o .fiat. Perché non dovrebbe farcela l’Italia?


I misteri del mercato

Un bel giorno mi sono chiesto: perché in Italia si vendono praticamente dappertutto le capsule di caffè, ma non si vedono mai quelle di the?
Lo stesso bel giorno mi sono risposto: sarà più facile trovarle su internet. E sono andato su Google Shopping.
Il Google Shopping, a sua volta, mi ha ricordato che per determinate ricerche i giorni belli non esistono. In Italia, infatti, vengono prodotte solo le capsule di the rovinato con il limone. E, in più, non tutti i produttori di capsule si sono accorti di questa nicchia di mercato.

Attualmente è una notizia negativa per me e positiva per coloro che vogliono tentare di vincere la concorrenza. Anche se, purtroppo, la cultura del the non è particolarmente diffusa in Italia.


La grafica politica

Visto che l’ho fatta (sulla base delle recenti notizie), la pubblico anche qui. Potrebbe esservi utile o semplicemente divertente.

E poi aggiungo che la storia presenta degli elementi di ciclicità un po’ in tutto il mondo. Fino a quasi trent’anni fa lo Stato-predecessore della Russia finanziava i partiti di un certo indirizzo politico quasi in tutto il mondo. L’efficienza dell’impiego di quei finanziamenti variava da Stato a Stato (in Europa, per esempio, i risultati «migliori» erano raggiunti in Italia e in Francia), mentre la sponsorizzazione politica russa odierna deve ancora essere studiata bene. Per fortuna, nel mondo di oggi le informazioni si ottengono e si diffondono molto più facilmente del secolo scorso, quindi non dovremmo aspettare tanto.
Per ora mi è assolutamente chiaro solo il principio politico di base: la Russia investe nelle forze politiche occidentali destabilizzanti. Non riuscendo, come anche prima, a produrre dei modelli da imitare, cerca di frammentare la comunità politica estera per strappare dalla sua famiglia dei singoli piccoli alleati. Gli alleati di dubbia qualità politica e morale, per di più fedeli solo perché e finché pagati, hanno una dubbia utilità pratica, ma, evidentemente, si tratta di un concetto ancora non compreso da molti.


Che notizia

Dicono che in Italia sta calando sensibilmente il consumo (e quindi la produzione) del pane.
Non vorrei che qualcuno si offenda, ma in termini di qualità tra tutti i «pani nazionali» che conosco, quello italiano è al penultimo posto. Di peggio riescono a fare solo i francesi.
Insomma, è una classica non-notizia. Merita di essere discussa solo in quanto rappresenta una scelta troppo facile tra due possibilità: imparare o smettere.


In che senso?

Scoperto il negozio preferito di Conchita Wurst:

A Capriate San Gervasio (in provincia di Bergamo).


La schiavitù

Pochi lo sanno, ma a Capriate San Gervasio (in provincia di Bergamo) prospera il commercio degli esseri umani.

Purtroppo, i prezzi non vengono pubblicati, ma gli interessati all’acquisto di una donna o di un uomo adulto possono telefonare in qualsiasi momento: lascio visibili i numeri al solo scopo informativo (non sono un complice!).

In realtà è un fenomeno molto diffuso: Continuare la lettura di questo post »


L’onestà storica

All’inizio di dicembre del 2018 ho scoperto, dietro uno dei portoni del centro di Morbegno, un bellissimo esempio della onestà storica. Sulla parete, uno accanto all’altro, sono elencati gli stemmi di tutti i signori e Stati che hanno posseduto la città. Ed è sicuramente uno dei modi validi di ricordare la storia della propria patria. Ma qualcuno, come potete vedere, ha tentato di cancellare un pezzo della storia con la vernice rossa (si intuisce facilmente chi). Ma gli errori, anche quelli storici, vanno corretti e non cancellati dalla memoria. Quando lo capiranno tutti, il mondo potrà festeggiare la liberazione dalla stupidità. Ma è quasi una utopia.

Sotto gli stemmi sono appesi in fila cinque fogli, apparentemente battuti molto tempo fa con una macchina da scrivere, sui quali viene brevemente spiegata la storia degli stemmi. Spero che risultino leggibili anche a voi: Continuare la lettura di questo post »


Una festa mai in ritardo

Per puro caso ho scoperto che il 17 gennaio sarebbe stata la Giornata internazionale della pizza italiana. Direi che si tratta di un evento festeggiabile con una frequenza abbastanza alta e, di conseguenza, è impossibile farlo in ritardo.
Alle persone malefiche intenzionate a festeggiare mangiando la festeggiata e, allo stesso tempo, indecise sul come passare il tempo fino all’orario di cena, propongo di divertirsi con degli esercizi matematici come questo:


Sbagliare il proprio nome

Per la mia grandissima fortuna, uno dei miei primi insegnanti della lingua italiana fu un signore da conoscenze incredibilmente ampie (almeno secondo i miei standard di quei tempi ormai non vicinissimi). Seppe dunque rispondere anche alle domande meno ovvie, a quelle domande che un portatore nativo della lingua – abituato agli assiomi dell’italiano – non si sarebbe mai posto.
Come potete facilmente notare, non sono stato uno studente particolarmente diligente. In generale, non sono proprio portato per le lingue. Però mi ricordo facilmente alcuni dettagli che mi sembrano delle curiosità simpatiche e facilmente spendibili nelle conversazioni… diciamo, per esempio,… con altre persone.
Così, per esempio, mi ricordo che le particelle «de» e «di» dei cognomi devono essere scritte con la d minuscola: sono delle parole che indicano l’appartenenza a una famiglia nobile.
La curiosità ancora più grande consiste nel fatto che molti italiani ormai non lo sanno o non lo ricordano. Nemmeno quando sono loro stessi a portare uno di quei cognomi.
Sbagliare a scrivere il proprio nome: cosa ci può essere di più ridicolo?


L’utilità della follia

Devo constatare che dell’impresa del poliziotto italiano Paolo Venturini – che domenica 20 gennaio ha corso per oltre 39 chilometri a –52°C in Jakuzia (una regione russa) – hanno scritto più in dettaglio i mezzi di informazione russi che italiani. Ma, in ogni caso, non sembra che si sia trattato di una notizia tanto discussa nei due Stati. Anzi, secondo la mia impressione personale è stato un evento quasi non notato.
Da una parte, sono contento per il fatto che almeno un «pazzo» in meno si è guadagnato i suoi quindici minuti di notorietà. Dall’altra parte, mi dispiace che l’impresa di Venturini sia stata interpretata da molti giornalisti più come una questione sportiva che tecnico-scientifica.
Infatti, non è così frequente che una persona si proponga volontariamente a fare da cavia per lo studio della resistenza del corpo umano al freddo e per la sperimentazione dei nuovi materiali (magari più leggeri, ecologici e efficienti) da utilizzare nell’industria tessile e calzaturiera. Di conseguenza, sarebbe bello se gli scienziati e gli ingegneri monitorassero i progetti folli dei personaggi più strani: non necessariamente per isolare questi ultimi, ma al fine di sfruttarli per il bene della umanità.
Immaginiamo, per esempio, un ciclista intenzionato ad attraversare tutta la Russia in bici d’inverno… No, pure io ho paura di immaginare una cosa del genere.