L’archivio della rubrica «Cultura»

Gli accenti

Odio gli editori che mi considerano incapace di intuire il senso di una parola dal contesto in cui è utilizzata.

Sicuramente vi siete accorti più volte anche voi di quegli accenti inutili, senza i quali solo un cretino non avrebbe mai compreso il senso della parola pensato dall’autore. Per esempio:

«Princìpi di riparto delle funzioni di distribuzione delle responsabilità fra gli organi di controllo […]».

Avreste mai pensato che si tratta dei discendenti di una Casa reale? Spero proprio di no.

Gli accenti messi in questo modo sono realmente utili solo in due tipologie dei libri: quelli per i bambini e per gli stranieri. Entrambe le categorie di lettori appena elencate hanno un lessico limitato, quindi devono essere aiutati da semplici indizi tipografici. Mentre quelle persone adulte, dotate d’istruzione e base linguista medi, che arrivano a leggere dei libri adatti alla loro età non hanno bisogno di stampelle grafiche.

Editori! Abbiate stima verso i vostri lettori!


La pazzia in versione Adobe

Da tempo dico che la fede indiscutibile nel marketing è una delle più grandi malattie mentali dei nostri tempi. Ogni persona che si autodefinisce un addetto marketing e vive nella condizione di poter influire sulle scelte dei comuni mortali, produce dei gravi danni al proprio datore di lavoro. Nel migliore dei casi si tratta di danni d’immagine.

Gli addetti marketing della Adobe, per esempio, si sono appena dimostrati particolarmente scemi. Come la stragrande maggioranza del loro colleghi in tutto il mondo, sono convinti che i nomi dei prodotti e marchi debbano essere rappresentati sempre in uno stato immutato (compresi i colori, le dimensioni dei caratteri, l’ordine delle lettere maiuscole e minuscole).

Facciamo un esempio pratico sulla applicazione di questa logica perversa. Se io scrivo la parola Fiat, i miei lettori (scemi che sono) non capiranno mai che in realtà si tratta delle auto di marca FIAT.

Ma cosa hanno combinato quelli della Adobe? Hanno detto che la parola Photoshop non può assolutamente essere trasformata in un verbo.

La frase scorretta, secondo loro, sarebbe: The image was photoshopped.

La frase corretta, invece, sarebbe: The image was enhanced using Adobe® Photoshop® software.

Ma io sono il capo, quindi vi autorizzo a parlare come vi pare.

Ora vado a photoshoppare un po’.


Svetlana Aleksievic + Nobel

Il Nobel per la letteratura 2015 è stato assegnato alla scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievic. Se assumiamo la tesi che ogni persona che scrive dei testi è uno scrittore (o scrittrice), la scelta della vincitrice è più che giustificata.

La cosa che non riesco a percepire è proprio quel senso che possa giustificare l’esistenza del Nobel per la letteratura. Perché ogni scrittore meritevole di attenzione è premiato, a differenza degli scienziati, con le vendite delle proprie opere. Certo, il mercato premia pure quelli mediocri, comprensibili alle larghe masse, ma almeno da una possibilità a più di una persona all’anno. E di solito lo fa subito, non dopo decenni di attività non corrisposta. Pure gli scrittori meno popolari, poi, hanno numerosi mezzi tecnici continuare a lavorare e raggiungere i propri lettori.

Insomma, pur essendo un amante della letteratura, non un grande apprezzatore del relativo Nobel.


Armarium

Sto scoprendo in questo periodo il bellissimo libro di Henry Petrosky «The Book on the Bookshelf». Si tratta di uno studio sulla evoluzione del libro (inteso come oggetto) e della libreria: sembra interessante ma voglio finirlo prima di essere sicuro di poterlo consigliare a voi.

Perché ne scrivo già ora? Perché nel libro in questione ho trovato una preziosa informazione da aggiungere al mio racconto sul monastero di Certosa di Pavia pubblicato nel 2012.

Sulla foto che segue vedete una parte degli interni di una cella. A interessarci sono i ripiani a sinistra del camino:

Ebbene, questa rientranza è la versione monasteriale dell’armarium, cioè una libreria chiudibile a chiave, molto diffusa all’epoca dei Codici. In origine serviva per conservare in sicurezza, anche dai monaci-«colleghi», i preziosi manoscritti presi in prestito dalla biblioteca comune. L’armarium personale era dunque sempre dotato di uno sportello (si vedono ancora i resti delle cerniere) e le pareti rivestite in legno (per proteggere i manoscritti dalla umidità).

Nelle celle dei monaci, in tutti i monasteri europei, gli armarium erano sempre (o quasi) attrezzati nelle apposite rientranze delle pareti e fatti già al momento della costruzione della cella. Non sono da confondere con gli armarium delle biblioteche (dei veri e propri armadi chiudibili a chiave), con le antiche casse per i libri o addirittura con i mobili dell’età romana.

E con questo posso concludere la lezione di storia di oggi.


La deriva del panda

Nel giugno del 2011 avevo avuto la fortuna di conoscere due degli attori protagonisti del video domenicale di oggi. Auguro a loro tutta la fortuna possibile: hanno tutto il necessario per essere considerati dei grandi attori (in più, sono delle brave persone). Spero – per loro e per tutti noi – che la serie possa essere realizzata finché hanno l’età necessaria per parteciparvi.

Grazie Martina Margaux Cozzi, grazie Enrico Pittaluga. Ho apprezzato tutto quello che avevate saputo trasmettermi (e insegnarmi).

Foto di Giulio Cianchini.


Cikatilo e la Vittoria

In aprile il Ministero della cultura russo aveva revocato la licenza per la proiezione pubblica del film «Il bambino numero 44» («Child 44» in inglese) perché essa «non è ammissibile all’indomani dei festeggiamenti del 70esimo anniversario della Vittoria».

Non è chiaro come possa centrare un film su Andrej Cikatilo ambientato nel 1952 con l’anniversario della vittoria nella Seconda guerra mondiale. Gli americani, seguendo la stessa pseudo-logica, avrebbero dovuto vietare la proiezione/trasmissione de «Il silenzio degli innocenti» all’indomani del giorno dell’Indipendenza.

Ma qualcuno di voi ha già visto «Il bambino numero 44»? Merita di essere visto?


R.I.P. B.B. King

Ho appena letto che è morto B. B. King. Un grande. Spesso erano gli altri a cantare meglio le sue stesse canzoni, ma è stato comunque un grande. Non ha lasciato delle opere incompiute.


R.I.P. Maya Plisetskaya

Maya Plisetskaya (20.10.1925 – 2.5.2015). Era fenomenale.


50 libri da leggere

E’ piuttosto frequente che mi chiedano di consigliare qualche bel libro da leggere. Ed io, anche qualora il genere o l’argomento non viene specificato, entro in crisi: per me la domanda equivale a quella di consigliare qualche bella stella. Anzi, di libri, probabilmente, ce ne sono ancora di più. Come si fa a sceglierne uno? E’ molto meglio (e sicuramente più facile) fornire un elenco di titoli: più libri si leggono e meglio è.

Di conseguenza, ho deciso di stilare e pubblicare il proprio elenco dei libri da leggere per forza. Non è una classifica, ma un semplice elenco di libri che mi hanno colpito di più, ordinato in base al cognome dei relativi autori. In totale sono 50 titoli di 25 autori. Se vi chiedete sul perché della mia scelta (intendo la scelta dei titoli) leggete prima da cosa è stata condizionata:

  • – non ho ancora vissuto abbastanza a lungo sulla Terra;
  • – non sono particolarmente veloce a leggere;
  • – negli ultimi 5–10 anni per il lavoro e lo studio leggo un sacco di libri tecnici/scientifici (i quali sono stati esclusi dall’elenco di oggi);
  • – ho escluso tutti i libri di saggistica che leggo per la mia curiosità personale;
  • – ho altrettanto escluso i libri che una persona minimamente istruita ha sicuramente letto ai tempi scolastici/adolescenziali;
  • – infine, ho escluso quei libri che non mi risultano essere tradotti in italiano o in inglese (spesso leggo in russo).

E ORA IL MIO ELENCO:
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Geografia giuridica

Non sono ancora abbastanza vecchio da dimenticare le cose più interessanti della vita. Quindi posso affermare che tra tutti i libri di diritto che mi è capitato di leggere negli ultimi quindici anni, solo uno aveva le immagini all’interno. Era «I marchi d’impresa nella Comunità europea» di Salvo dell’Arte che consiglio vivamente a tutti.

Chi è ancora convinto che un testo accademico debba essere per forza monotono, dovrebbe cambiare idea in fretta. Infatti, se scrivete e/o pubblicate un libro stilisticamente pesante, non apparite più intelligenti o competenti di quanto lo siate realmente. Apparite semplicemente noiosi.

I lettori potrebbero essere aiutati con delle immagini come questa:

L’immagine mostra la durata della protezione della proprietà intellettuale in vari Stati del mondo. Se la sovrapponiamo, per esempio, al mappamondo colorato in base alle varie famiglie giuridiche o alle organizzazioni interstatali, riusciamo a individuare più facilmente quali sono le parti del mondo realmente in conflitto.

La gente incapace di ragionare con le immagini può andare a indovinatefarecosa.