All’interno del complesso commemorativo «Katyn» vicino alla città russa di Smolensk (istituito alla fine degli anni ’90 in memoria delle vittime delle repressioni politiche nell’URSS, all’interno del memoriale si trova un cimitero dove sono sepolti oltre 4400 ufficiali polacchi prigionieri di guerra, fucilati nel 1940 dagli agenti dell’NKVD) è stata inaugurata la mostra «Dieci secoli di russofobia polacca», realizzata dalla Società Russa di Storia Militare. Come riportato sul sito web della SRSM, gran parte dell’esposizione è dedicata agli eventi del XX secolo e alla Seconda guerra mondiale, con particolare attenzione al tema della «russofobia nella Polonia contemporanea».
Il direttore scientifico della SRSM, Mikhail Myagkov, consigliere del ministro della Cultura della Federazione Russa Medinsky dal 2012 al 2020, racconta:
La mostra è dedicata alla storia della russofobia polacca, ovvero all’odio che l’élite dello Stato polacco ha nutrito in vari periodi della storia nei confronti della Russia e del popolo russo, e a come tale odio si sia manifestato in azioni concrete. In particolare, nell’occupazione del territorio russo e nello sterminio dei popoli russo, bielorusso e piccolo-russo. La mostra vuole ricordare le lezioni fondamentali della storia nei rapporti tra Russia e Polonia.
Anche io se avessi osservato la russofobia da qualche parte nel mondo (ma io, personalmente, non l’ho mai incontrata nemmeno dopo il 24 febbraio 2022, anche se avrei osservato questo fenomeno con una certa comprensione), sarei stato in grado di riconoscere da cosa è provocata, contro chi è realmente diretta e perché va messa tra virgolette. Ma gli ideatori di mostre come quella sopra citata non ne sono proprio capaci.



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