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Facile o stupido?

Ma con le parole «problema facile» voleva far intendere che ha già trovato una soluzione, vero?

Vero?


Teheran in tre giorni

All’inizio ho pensato che fosse uno strano scherzo giornalistico. Ma lo hanno detto veramente!
Insomma, il giorno dell’inizio della nuova operazione in Iran (2 marzo), Trump e Hegseth hanno rilasciato dichiarazioni che mi suonavano molto familiari.
Hegseth: «Non siamo stati noi a iniziare questa guerra, ma con il presidente Trump la stiamo finendo».
Trump: «La grande ondata non è ancora arrivata. La grande ondata arriverà presto».
Tutto questo ricorda le parole di Putin, il quale nel luglio 2022 ha dichiarato che la Russia non aveva ancora intrapreso azioni serie in Ucraina («non abbiamo ancora iniziato niente», ripeteva cento volte al giorno la propaganda del Cremlino, finché l’avanzata molto lenta sul fronte non è diventata evidente a tutti), e nel settembre 2023 ha detto «Ho detto più volte che non abbiamo iniziato… la guerra in Ucraina. Al contrario, stiamo cercando di finirla» (l’espressione «la Russia non inizia le guerre, le finisce» era fino a poco tempo fa una delle preferite dalla propaganda del Cremlino).
Sulla base di tutto ciò, possiamo pensare che Trump sia veramente «l’agente Krasnov»? No, non è sufficiente. Semplicemente Trump e Hegseth sono le vittime più alte della propaganda del Cremlino tra quelle che abbiamo visto finora. Perché hanno cercato troppo a lungo e con troppa insistenza di stabilire un buon rapporto con Putin: di conseguenza, hanno per forza memorizzato (involontariamente) una parte del suo lessico politico.


Due grandi sportivi a confronto

Non so se lo hanno visto tutti: la settimana scorsa Donald Trump ha mantenuto la promessa ed è venuto alla finale olimpica di hockey. Non importa se si è fatto aiutare dall’AI, l’importante è che lo ha fatto!

Ovviamente, a questo punto bisogna ricordare che Putin segna i gol molto più spettacolari di persona, senza alcun aiuto da parte dell’AI. Non importa se lo fa in un modo molto simile a quello utilizzato per le sue «vittorie elettorali», l’importante è che lo fa.

Bene, ora siete molto più aggiornati sulle capacità sportive di due noti personaggi politici.


Sleepy Donald

Non sarebbe mai stato un video da postare appositamente, se il protagonista stesso non avesse deriso tanto il «Sleepy Joe»… Oppure si è stanco di tutte le importanti questioni di Stato, di fermare 10 (o più?) guerre e di aumentare le tariffe su qualsiasi cosa?

È successo il 19 febbraio alla riunione del «Board of Peace», dove il Presidente kazako Tokaev ha fatto una proposta molto diplomatica:

Mi sa che il premiato sarà sempre lo stesso…


Il prossimo traguardo di Trump

Ottenuto il Nobel per la pace, Trump ha logicamente iniziato a pensare al traguardo successivo da raggiungere. Sempre logicamente, quel traguardo deve essere ancora più grande. Nessuno gli ha suggerito che ora dovrebbe essere proclamato un santo vivente, e allora ha semplicemente dichiarato di non dubitare: andrà al paradiso (no, non integrato da qualche caratteristica interessante del paradiso islamico).

Qualcuno ha già immaginato la scena:

Avrei detto che l’autore dell’ultimo video ha indovinato, ma sono apateista…


Trump ha dichiarato di aver chiesto personalmente a Putin di fare in modo che l’esercito russo non bombardi Kiev e altre città ucraine per una settimana a causa di un forte freddo:

Because of the cold, extreme cold… I personally asked President Putin not to fire on Kyiv and the cities and towns…

Per tutti gli altri mesi e anni precedenti – nel corso dei quali faceva meno freddo – non aveva chiesto? Non lo aveva fatto perché se la temperatura nelle case degli ucraini è sopra lo zero, i bombardamenti non sono un problema e si possono fare?
Ma sono delle domande troppo banali, quasi retoriche. Per noi è più importante vedere se Putin dice (anche silenziosamente) di no, oppure dice di sì e poi, continuando a bombardare, diffonde le solite scuse (tipo, «quelli sono missili ucraini che sono caduti sul proprio territorio»). Davanti a ognuna delle due risposte Trump non reagirà in alcun modo, forse non si ricorderà nemmeno della propria richiesta. E, la cosa più grave, non si accorgerà nemmeno di essere stato preso in giro per l’ennesima volta.


Quando arriva la diagnosi?

È veramente curioso quanto forte Trump desideri questo Premio Nobel per la Pace. Non riesce proprio a capire che le candidature al premio dovevano essere presentate entro il 31 gennaio, dunque che le candidature erano già state chiuse quando lui è appena diventato Presidente. Inoltre, non capisce perché i membri del comitato Nobel non possano fregarsene delle proprie regole e assegnare questo gingillo a lui, il grande Trump, che ha fermato 8 guerre (quali siano queste guerre è un grande segreto di Stato, ma lui ripete continuamente come un pappagallo la frase sulle otto guerre). Trump è convinto che gli dovrebbero assegnare tanti premi Nobel quanti sono i conflitti che ha fermato (secondo lui, ovviamente). Beh, è chiaro che questi norvegesi sono davvero delle persone meschine, perché avrebbero potuto assegnare il premio a Trump, ma non lo hanno fatto.
Inoltre, si dice che prima dell’assegnazione di questo sfortunato premio Trump avrebbe esercitato forti pressioni sui membri del Comitato Nobel, che hanno scelto il candidato al Premio Nobel per la Pace con molta cautela.
Trump, intanto, ha detto:

Per ogni guerra avrei dovuto ricevere il premio Nobel, ma non lo dico. Ho salvato milioni e milioni di persone. E non lasciate che nessuno vi dica che la Norvegia non controlla il processo decisionale, ok? È tutto in Norvegia. La Norvegia controlla le decisioni. Diranno: «Noi non c’entriamo niente». È semplicemente ridicolo. Hanno perso così tanto il loro prestigio. È per questo che ho così tanto rispetto per Maria per quello che ha fatto. Ha detto: «Non merito il premio Nobel. Lo merita lui». Quando l’ha ricevuto, hanno detto: «Wow, è incredibile». E io ho pensato: lo vincerà il presidente Trump. Il Presidente Trump se lo merita. Ha concluso otto guerre. Che bello, vero? È una brava donna.

A questo punto dico una cosa che fino a pochi mesi fa mi sarebbe sembrata incredibile: ho quasi la nostalgia per Biden di qualsiasi momento della sua presidenza, non solo dei primi circa due anni.


Un grande esperto della pace

I Ministeri degli Esteri della Russia e della Bielorussia sostengono che Putin e Lukashenko sarebbero stati invitati al Consiglio di pace per Gaza «creato» da Trump (e che tendono ad accettare l’invito). In precedenza, la Casa Bianca aveva già annunciato che faranno parte del Consiglio anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio, l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Whitkoff, il genero del Presidente americano Jared Kushner e l’ex Primo Ministro britannico Tony Blair.
Sono sicuro al 99% che Putin sta già cercando quel miliardo di dollari che si dovrebbe pagare per diventare un membro permanete del Consiglio: in quel modo si compra una specie di certificato che gli permetterà di associare il proprio nome alla parola pace. Quel «certificato» sarà credibile più o meno quanto la medaglia Nobel per la pace è «di Trump», ma lui non ci pensa (proprio come Trump).
Tutti gli altri personaggi elencati, invece, non dovrebbero avere una somma del genere, dunque niente Consiglio a vita. Ma con o senza i soldi, non capisco proprio cosa c’entrano con la pace in Gaza (proprio come Putin).
Non capisco nemmeno cosa c’entra l’intero Consiglio con la presenza o l’assenza della pace, se per la pace si intende il fatto che Hamas sta già ricostruendo ora tutta la propria infrastruttura, a chi e perché andranno i miliardi raccolti da Trump, perché il Consiglio debba essere guidato da Trump anche dopo la fine del suo secondo mandato e tantissime altre cose. Sono troppe grandi domande, ci penserò in futuro.


Ancora TACO, come immaginavo

Sembra che tutto sia andato proprio come avevo ipotizzato: Trump ha dichiarato che in Iran non ci sono state uccisioni durante le proteste (in precedenza, secondo diverse fonti, si parlava di 12–20 mila morti) e che non sono previste esecuzioni capitali. Ciò significa che si può semplicemente «osservare il processo».
Insomma, conoscendo Trump, non era difficile immaginare un esito del genere. Nessun aiuto in vista, Trump ha di nuovo fatto TACO.
Non resta che augurare buona fortuna agli iraniani. Forse riusciranno almeno a rovesciare il loro governo cretino. Forse, almeno, al posto di un governo cretino non subentrerà qualche altra strana compagnia di personaggi dubbi. In ogni caso, la maggior parte del lavoro per cambiare il governo deve essere fatto dai cittadini stessi, senza contare sull’aiuto esterno di qualcuno.


Secondo me, li fregherà

Ieri Trump, sul proprio social network, ha invitato i manifestanti iraniani a occupare gli edifici governativi e ha dichiarato che «gli aiuti sono già in arrivo»:

Iranian Patriots, KEEP PROTESTING – TAKE OVER YOUR INSTITUTIONS!!! Save the names of the killers and abusers. They will pay a big price. I have cancelled all meetings with Iranian Officials until the senseless killing of protesters STOPS. HELP IS ON ITS WAY. MIGA!!! PRESIDENT DONALD J. TRUMP

Sempre ieri, gli USA e le ambasciate di alcuni Paesi europei hanno invitato i propri cittadini a lasciare «immediatamente» l’Iran. Appelli del genere non si fanno senza un motivo valido, ma questa considerazione non annulla la mia principale preoccupazione: Trump ha dato una specie di illusione di speranza agli iraniani (supponiamo che qualcuno di loro sia riuscito ad aggirare il blocco di internet e a venire a conoscenza della sua dichiarazione), ma poi non intraprenderà nulla di serio. Per esempio, potrebbe semplicemente ordinare di sganciare solo qualche bomba o addirittura ripensarci e non fare nulla di serio, mentre in Iran, nel frattempo, sempre più persone si sono già coinvolte in una lotta aperta essendo incoraggiate da lui (e la quantità dei partecipanti non una garanzia del successo). E in caso di fallimento della rivolta, sarà proprio Trump il responsabile dei loro nuovi problemi (repressioni). Ma lui non lo capisce. E anche se lo capisse, non se ne preoccuperebbe proprio.
La preoccupazione che ho appena espresso si basa sul fatto che Trump, a differenza di alcuni precedenti Presidenti degli USA, non mi sembra proprio un combattente internazionale per la democratizzazione. Non si intromette negli affari degli altri Paesi per cambiare i regimi, ma cerca semplicemente di fare qualcosa in fretta per ottenere un vantaggio economico (come lo immagina lui). Mentre il lavoro lungo e difficile, qualsiasi esso sia, non solo quello di migliorare la vita in altri Paesi, non è proprio un «vizio» suo.