Come sapete, ieri Trump ha ordinato il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali: di conseguenza, tutti i dipartimenti federali statunitensi devono cessare la partecipazione e il finanziamento di 31 strutture dell’ONU e 35 strutture non appartenenti all’ONU.
Se non ricordate un numero di nomi delle organizzazioni internazionali che possa costituire anche solo la metà del numero sopra indicato, consultate l’elenco completo sul sito web della Casa Bianca. Il senso di alcune di queste organizzazioni mi è chiaro: non sempre mi piace, ma almeno mi risulta comprensibile (alcune palesemente esistono per proteggere e/o finanziare i vari terroristi islamici: sappiamo da tempo di questa caratteristica dell’ONU).
Ma il senso di alcune altre organizzazioni elencate non mi è proprio chiaro, se non che sono state create esclusivamente per spartirsi i soldi (stipendi per grattarsi la pancia, viaggi «di lavoro», banchetti, etc.). Tutte queste organizzazioni incomprensibili sono assolutamente inutili, dal punto di vista pratico, in un’economia e in un sistema giuridico normalmente organizzati. Ecco alcuni esempi:
– Alleanza solare internazionale (International Solar Alliance) – organizzazione intergovernativa per la promozione dello sviluppo dell’energia solare,
– Organizzazione internazionale per il commercio sostenibile del legno tropicale (International Tropical Timber Organization),
– Patto per l’energia senza emissioni di carbonio 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (24/7 Carbon-Free Energy Compact) – promozione dell’energia verde 24 ore su 24,
– Consiglio del Piano Colombo (Colombo Plan Council) – sviluppo sociale ed economico in Asia,
– L’istruzione non può aspettare (Education Cannot Wait) – fondo per l’istruzione dei bambini in situazioni di crisi e conflitto,
– Centro europeo di eccellenza per la lotta alle minacce ibride (European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats).
In generale, Trump si è comportato come al solito: seguendo la sua vecchia abitudine, ha mescolato insieme cose importanti e non importanti, ritirando gli USA sia dalle organizzazioni significative che da quelle inutili.
Ma per i prossimi anni ha fatto risparmiare al bilancio degli Stati Uniti qualche decimo di punto percentuale di spesa pubblica: questo è un dato di fatto, non so ancora quanto utile.
L’archivio del tag «trump»
L’operazione speciale – in questo caso non ho paura di utilizzare tale termine – per catturare il dittatore Maduro è stata indubbiamente condotta in modo brillante. La facilità del successo fa logicamente sospettare che tra le autorità venezuelane non tutti erano contrari alla eliminazione di Maduro, ma in questo momento vorrei parlare di un altro aspetto dell’accaduto: di un aspetto che non ci costringe a scendere al livello delle dietrologie.

Volevo sottolineare che catturare Maduro non è nemmeno la metà dell’opera, è solo circa un decimo di ciò che è necessario fare affinché il regime di Maduro cessi di esistere e affinché in Venezuela si tengano le elezioni libere e democratiche. Rimuovere il dittatore senza distruggere la struttura del suo potere è un evidente nonsenso. La dittatura cessa di esistere non quando viene rimosso il dittatore, ma quando al posto del suo regime subentrano persone completamente nuove.
Trump, invece, cosa ha fatto? È un noto amante delle soluzioni facili e veloci (che nella vita reale funzionano molto raramente), dunque ha dichiarato di aver già «concordato tutto» con la vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez. Quest’ultima, però, è una vecchia complice di Maduro, responsabile di tutti i mali della vita venezuelana non meno del proprio capo. Dunque Trump ritiene che l’intera struttura del potere costruita da Maduro improvvisamente inizierà a funzionare come vuole lui solo perché è stato tolto Maduro? Su cosa si basa questa grande certezza? Sarebbe un po’ come rapire Putin dalla Russia e poi dichiarare che tutta la pienezza del potere ora passa a Patrushev [metteteci pure il cognome che conoscete meglio] e che è già stato «concordato tutto» con Patrushev. Ma l’ipotetico Patrushev, molto probabilmente, risponderà «grazie mille per il regalo, ora sono io putin di tutta la Russia!».
La stessa Delcy Rodríguez è già intervenuta sulla televisione nazionale e ha dichiarato che «l’unico presidente legittimo del Paese è Nicolás Maduro». Rodriguez ha anche chiesto il rilascio «immediato» di Maduro e della sua moglie. Si può ipotizzare che abbia in questa fase paura, per qualche strano motivo, del ritorno di Maduro o della vendetta dei vicini collaboratori di Maduro. Ma altrettanto facilmente si può ipotizzare che trasformerà la figura di Madura in un simbolo politico quasi religioso (della portata del simbolo chiamato Chavez) per continuare a governare come prima «in suo nome».
Trump, a questo punto, cosa farà? Rapirà pure Delcy Rodríguez? Pensa di riuscirci facilmente per la seconda volta in poco tempo? O ha davvero messo in atto tutta questa operazione senza pensare bene ai passi successivi?

Detto tutto questo, aggiungo un breve anticipo dell’argomento sul quale sto riflettendo da mesi e al quale si possono dedicare dei testi molto più lunghi e seri. Dobbiamo riconoscere il nostro mondo è cambiato radicalmente negli ultimi anni. È cambiato non per colpa di Trump (il quale è solo una delle conseguenze e che ha dei propri peccati). È cambiato nel senso che è tornata a crescere l’importanza della «legge del più forte». Può non piacerci, ma sta succedendo. Può non piacerci, ma tale «nuova» realtà permette di non aspettare che il male sparisca o si penta da solo, ma di eliminarlo senza tollerarlo. Il diritto internazionale pubblico, del quale tutti si sono ricordati ora, (ma in realtà anche qualsiasi diritto nazionale) ci costringeva a tollerare il male… Ma non voglio dilungarmi troppo, ne scriverò un’altra volta.
Prima dell’incontro di ieri tra Donald Trump e Vladimir Zelensky a Mar-a-Lago, c’era stata una conversazione telefonica tra Trump e Putin (di durata 1 ora e 15 minuti, sarebbe avvenuta per iniziativa statunitense). In base alla dichiarazione dell’assistente di Putin Yury Ushakov, Trump e Putin concordano sul «fatto» che il cessate il fuoco temporaneo in Ucraina «porta a un protrarsi del conflitto».
Non ho ancora visto delle smentite da parte dei due personaggi che si erano telefonati, di conseguenza suppongo che questa interessantissima tesi sia stata discussa realmente.
Sarebbe troppo banale ricordare, per milionesima volta, che noi conosciamo la persona fa tutto il possibile poché la guerra (non un non ben definito «conflitto») si protragga. È la stessa persona che ha iniziato la guerra. Ed è la stessa persona che tecnicamente può finirla in qualsiasi momento.
È più interessante supporre che Trump ha molta più paura di Putin vivo che di Epstein morto. Nemmeno questa tesi è nuova (da mesi vediamo Trump ripetere tutto ciò che gli Dice Putin), ma sarebbe interessante studiarla più in dettaglio.
Nel frattempo, vi faccio notare: la nuova strategia di Putin è quella di rifiutare tutte le proposte sulle quali Zelensky insiste di più. Appena Zelensky se ne accorge (oppure se n’è già accorto?), riesce ad adottare una strategia diplomatica più efficace.
Nonostante tutte le spiegazioni più o meno ragionevoli, quando questi rettangoli vengono presentati come un «archivio pubblicato», a me viene da ridere. Tanto.

Intanto, l’Associated Press scrive che almeno 16 file sono spariti, senza preavviso né spiegazioni, dall’archivio dei documenti del caso Jeffrey Epstein meno di 24 ore dopo la loro pubblicazione sul sito web del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Tra i file scomparsi c’è una serie di immagini dei cassetti della scrivania di Epstein, in cui sono visibili delle fotografie analogiche. In una delle immagini (file EFTA00000468) si vedono due vecchie fotografie di Donald Trump, che si trovano nell’angolo inferiore sinistro del cassetto: in una il futuro presidente degli Stati Uniti è ritratto con sua moglie Melania, nella seconda in compagnia di quattro ragazze. Ebbene, il file EFTA00000468 è tornato a essere pubblico, ma è accessibile solo con link diretto e non attraverso la ricerca nell’archivio. Niente di interessante dal punto di vista del contenuto…
È giunto il momento di un video prenatalizio! Bisogno postare qualcosa di sacro…
Per esempio, potrei mettere una video-testimonianza della bibbia presidenziale. Quella bibbia che ci ricorda: santo Donald non solo ha posto fine a otto guerre, ma ha anche assistito alla nascita di un famoso personaggio fiabesco. Ce lo racconta lui stesso in formato grafico, testuale e audio:
Forse siete ancora in tempo per comprare questo capolavoro prima di Natale!
Trump ha recentemente ribadito il suo sostegno all’idea delle elezioni presidenziali in Ucraina. Rispondendo a una domanda di una giornalista di Politico, ha dichiarato:
Yeah. I think so. It’s been a long time. It’s, uh … hasn’t been doing particularly well. Yeah, I think it’s time. I think it’s an important time to hold an election. They’re using war not to hold an election, but, uh, I would think the Ukrainian people would … should have that choice. And maybe Zelenskyy would win. I don’t know who would win. But they haven’t had an election in a long time. You know, they talk about a democracy, but it gets to a point where it’s not a democracy anymore.
Tutti tranne Trump hanno già imparato in quattro anni che, secondo la legge ucraina adottata ancora prima dell’arrivo di Zelensky in politica, durante lo stato di guerra le elezioni, comprese quelle presidenziali e parlamentari, vengono sospese. Lo stato di guerra è stato dichiarato in Ucraina nel febbraio 2022 dopo l’invasione delle truppe russe e viene regolarmente prorogato. Inoltre, tutte le persone capaci di ragionare comprendono che in condizioni di guerra è impossibile tenere elezioni trasparenti nei territori occupati e garantire la partecipazione al voto a tutti gli ucraini che sono fuggiti in massa dalla guerra: il valore politico e democratico di tali elezioni sarebbe molto basso.
Non posso affermare con certezza che Trump non sappia e non capisca tutto questo. Però vedo che ha ripetuto pubblicamente, ancora una volta, uno dei principali desideri di Putin: rimuovere dalla politica ucraina Zelensky, che sarebbe secondo Putin «illegittimo». In realtà, la guerra di Putin non è stata iniziata per i territori e non per difendere qualcuno o qualcosa, ma contro l’attuale sistema politico occidentale, che gli è estraneo. E lui personalmente non sopporta Zelensky, contro il quale sta combattendo.
E Trump ha deciso ancora una volta di aiutarlo. Putin, purtroppo.
Ho per caso scoperto che alla fine Donald Trump ce l’ha fatta a ottenere il Premio della Pace!
Però è un premio a) della FIFA e b) creato appositamente per lui. Però ce l’ha fatta ed è felicissimo:
Ora mi chiedo: ma l’anno prossimo (e tutti quelli seguenti) il premio verrà assegnato? Oppure la FIFA si dimenticherà felicemente di questa propria ulteriore caduta? Oppure premieranno Trump tutti gli anni?
Nei decenni successivi le sue priorità non sono cambiate tanto:
Oppure è stato influenzato dalla pubblicità per tutta la vita? Allora sono tre campioni della pubblicità efficace…
La CNN riferisce: Trump, parlando con i giornalisti a bordo del suo aereo durante il volo verso l’Asia, ha dichiarato che Putin dovrebbe concentrarsi sulla fine della guerra con l’Ucraina invece di testare missili (si è riferito ai test del «Burevestnik»).
Lui [Putin] avrebbe dovuto porre fine alla guerra. Una guerra che avrebbe dovuto durare una settimana è ormai giunta al quarto anno. È questo che dovrebbe fare, invece di testare missili.
Da questa brevissima notizia possiamo apprendere ben due concetti grandi:
1) Trump continua a non capire che Putin non vuole la fine della guerra (in realtà, questa incomprensione è evidente già da tempo);
2) nella testa di Trump – nonostante tutte le sue dichiarazioni degli ultimi giorni – si sono radicate alcune favole raccontate da Putin (il quale, evidentemente, è ancora convinto che avrebbe potuto battere l’Ucraina in pochi giorni).
I test russi del «Burevestnik» sono stati pubblicizzati proprio perché Putin vuole dimostrare (anche a se stesso) che nessuno ha i mezzi per costringerlo a smettere di fare quello che sta facendo: non solo in Ucraina, ma in generale.
Senza la comprensione del nemico sicuramente non si riuscirà a batterlo. Trump che non comprende (e non esclude nemmeno la propria candidatura al terzo mandato) è solo uno dei tanti. Quindi la speranza nelle cause naturali della fine è sempre più sola.
L’agenzia Reuters, citando un alto funzionario della Casa Bianca, scrive che l’incontro tra Trump e Putin a Budapest non è previsto «nel prossimo futuro». Trump sembra ritenere che entrambe le parti in guerra «non siano ancora pronte per i negoziati». In effetti, non si vede alcuna disponibilità: il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che gli appelli a un cessate il fuoco immediato in Ucraina sono in contrasto con gli accordi raggiunti in Alaska, come se in Alaska fosse stato raggiunto un accordo con l’Ucraina, la quale non era nemmeno rappresentata.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha ammesso che se Putin volasse a Budapest attraverso la Polonia per incontrare Trump, il suo aereo potrebbe essere costretto ad atterrare e lui stesso (Putin) potrebbe essere arrestato su ordine della Corte penale internazionale: «Non possiamo garantire che il giudice indipendente non obbligherà il Governo a fermare tale aereo per consegnare l’indagato al tribunale dell’Aia». Ma Putin non sembra ancora scemo fino a quel punto: sicuramente non volerà sopra la Polonia, così come non volerà sopra altri Paesi dell’Europa orientale. Stranamente, non sorvolerà nemmeno la «fraterna Ucraina». Per esempio, Airlive ha mostrato quale potrebbe essere la rotta di volo di Putin per incontrare Trump in Ungheria:

In realtà, che Putin incontri Trump o meno, non fa alcuna differenza. Lo potete immaginar facilmente anche voi. Così come capite che Trump è in grado di cambiare idea sulla opportunità dell’incontro in qualsiasi momento e decidere di incontrare Putin anche il giorno dopo. E affinché qualcosa di positivo inizi ad accadere, deve succedere qualcosa di negativo all’aereo di almeno uno dei due. Nel caso ideale, all’aereo di una persona in particolare.



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