E non si tratta semplicemente di miracoli, ma di miracoli realmente positivi, che dimostrano l’esistenza della magia bianca…
Da una dichiarazione rilasciata dalla ministra degli Esteri del Paese, Anita Orbán, in un’intervista a Telex, emerge che l’Ungheria rinuncerà alle forniture di gas naturale dalla Russia entro il termine stabilito dall’Unione Europea. Rispondendo alla domanda se il Governo ungherese contasse di mantenere l’accesso al gas russo, la ministra ha risposto:
L’Unione Europea ha fissato una scadenza precisa per l’abbandono graduale del gas naturale russo: l’autunno del 2027.
Parlando di altre possibili fonti di gas per l’Ungheria, Orbán ha menzionato il «Corridoio verticale del gas», attraverso il quale il combustibile arriva dalla Grecia all’Ucraina passando per la Bulgaria, la Romania e la Moldavia. Secondo la ministra, l’Ungheria potrebbe accedere, tramite questo corridoio, al terminale GNL e, forse, al gas proveniente dall’Azerbaigian. Per quanto riguarda il petrolio, secondo Orbán, la più grande compagnia petrolifera e del gas del Paese, la MOL, sta lavorando all’adeguamento dei propri impianti di raffinazione, con l’obiettivo di garantire in prospettiva forniture di petrolio di origine non russa: ad esempio, attraverso l’oleodotto croato JANAF.
Vedete, è bastato che Viktor Orbán lasciasse il potere e, improvvisamente, nel giro di soli sei mesi, è scomparsa la «ragione» (tradotto in italiano: il pretesto) per cui l’Ungheria non poteva in alcun modo rinunciare tecnicamente al gas e al petrolio russi. Sotto Viktor Orbán non c’erano oleodotti e gasdotti a disposizione delle aziende ungheresi, mentre nel 2026 sono «improvvisamente» spuntati fuori. A quanto pare, sono spuntati dal nulla.
I miracoli accadono!



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