Sovrapposizioni

Direi che la questione degli effetti visuali è chiusa: nessuno potrà mai fare di meglio.


Armarium

Sto scoprendo in questo periodo il bellissimo libro di Henry Petrosky «The Book on the Bookshelf». Si tratta di uno studio sulla evoluzione del libro (inteso come oggetto) e della libreria: sembra interessante ma voglio finirlo prima di essere sicuro di poterlo consigliare a voi.

Perché ne scrivo già ora? Perché nel libro in questione ho trovato una preziosa informazione da aggiungere al mio racconto sul monastero di Certosa di Pavia pubblicato nel 2012.

Sulla foto che segue vedete una parte degli interni di una cella. A interessarci sono i ripiani a sinistra del camino:

Ebbene, questa rientranza è la versione monasteriale dell’armarium, cioè una libreria chiudibile a chiave, molto diffusa all’epoca dei Codici. In origine serviva per conservare in sicurezza, anche dai monaci-«colleghi», i preziosi manoscritti presi in prestito dalla biblioteca comune. L’armarium personale era dunque sempre dotato di uno sportello (si vedono ancora i resti delle cerniere) e le pareti rivestite in legno (per proteggere i manoscritti dalla umidità).

Nelle celle dei monaci, in tutti i monasteri europei, gli armarium erano sempre (o quasi) attrezzati nelle apposite rientranze delle pareti e fatti già al momento della costruzione della cella. Non sono da confondere con gli armarium delle biblioteche (dei veri e propri armadi chiudibili a chiave), con le antiche casse per i libri o addirittura con i mobili dell’età romana.

E con questo posso concludere la lezione di storia di oggi.


Un altro obama

Gli artisti russi sensibili alla propaganda televisiva continuano a manifestare un particolare interesse verso la figura di Barack Obama. Finora ho scritto solamente di una opera, ma in realtà possiamo ricordare tanti esempi del passato più o meno recente.

Se vogliamo, invece, parlare delle opere più moderne, vediamo pure quella comparsa ieri mattina a Perm, vicino alla sede della Università cittadina.

Il cartello sul «collo» della bambola recita: «1 Obama morto = 7050 ucraini vivi». Chi avrà la sfortuna di chiedere all’autore della scritta di cosa centri il presidente statunitense con la guerra russa-ucraina, dovrà sicuramente affrontare un torrente di discorsi insensati.


Lo humor di Arnold

Se non capite l’inglese, sono cazzi vostri.

P.S.: tutti coloro che hanno visto «Terminator Genesis» dicono che è una stronzata. Dovrei verificarlo di persona.


La soluzione universale

Nikolás Maduro ha trovato una soluzione ai problemi economici della Venezuela e al proprio calo di popolarità. La soluzione è semplicissima: ha deciso di annettere circa 2/3 di uno Stato vicino: la Guyana. Sostiene che il territorio in questione sarebbe stato ingiustamente tolto alla Venezuela nel 1899 e che ora è finalmente arrivato il momento di rimediare a tale ingiustizia.

Si sostiene che il primo passo da compiere verso la «grande vittoria» è la consegna dei passaporti venezuelani agli abitanti delle giungle guanesi.

Questa storia mi ricorda qualcosa. Non so bene cosa, ma forse voi avete già capito.


Foto di Washington Post


BRICS 2015

Dall’8 al 10 luglio nella città russa Ufa si era svolto il summit degli Stati facenti parte del BRICS. In Russia, purtroppo, non tutti hanno ancora capito che si tratta di una organizzazione creata e guidata dalla Cina per raggiungere (o, a volte, giustificare) i suoi obiettivi economici nel mondo.
Quindi compaiono delle «opere d’arte» come questa:


Vera Frolova, olio su tela, 2015

Beh, finché si tratta delle iniziative private possiamo anche limitarci a farci due risate. Ma «nel Cremlino», a quanto pare, non si sono ancora resi conto del fatto che la Russia sta diventando un semplice fornitore di materie prime per l’economia cinese.


La musica delle bottiglie

C’è chi beve la birra solo per berla, e poi c’è chi la beve per raccogliere delle utili bottiglie:


Scoperte toponimiche

La giornata è già da considerasi riuscita: ho appena scoperto che esiste un paese dal nome Piove di Sacco. Quest’ultimo mi sembra già un motivo sufficiente per andare a farci un giro.
«Dove sei stato sabato?»
«A Piove di Sacco».
E speriamo che gli aborigeni non si offendano per le mie ghignate!


Sul referendum greco

Io non so chi siano realmente quei deficienti che dubitavano, almeno inizialmente, della vittoria del «NO» al referendum greco. Basterebbe ricordare che poco più di cinque mesi fa, il 25 gennaio 2015, la coalizione di Tsipras aveva vinto le elezioni politiche con un programma incentrato sul non pagamento dei debiti. Ieri, il 5 luglio 2015, il 61% dei greci ha ribadito di voler continuare a vivere alle spese del resto dell’UE. A vostre spese. Alle spese di te, che ora stai leggendo questo testo.

Nella logica perversa della Sinistra europea, però, chi non vuole mantenere un Paese di parassiti con le proprie tasse è un cattivo. Cattivo come i tedeschi che versano la quota più grande del capitale della BCE (quasi il 18%).

Io so bene, invece, chi sono quei deficienti che ora si complimentano con il «popolo greco». Sono quelle persone che sono state educate ad una concezione assistenzialista del mondo. Sono quelle persone che, in fondo, sognano di vivere anche essi a spese degli altri. E, la cosa più grave, sono convinte che qualcuno debba qualcosa a essi. Ebbene, no: nessuno vi deve aiutare per un cazzo. Potete andare avanti a spendere più di quello di guadagnate per fallire come la Grecia. Potete provare a fare il possibile per stare meglio e vivere più o meno bene secondo i propri redditi.

Ma è importante capire che la vera giustizia sta nella diseguaglianza: se c’è un ricco capace di guadagnare, ci devono essere anche cinque poveri capaci solo a pulire i cessi nella casa del ricco.

Le scimmie sono scese dagli alberi e hanno avviato il progresso per la sola pigrizia: volevano raccogliere più banane impiegando meno forza fisica. Quel socialismo moderno che oggi prevale in Europa è una forza di vettore opposto al progresso, irrazionale: spinge gli umani a pretendere più banane di quelle che hanno la forza di raccogliere.


Cartone cinese sugli smartphone

A 14 anni avevo sbattuto la faccia contro una cabina telefonica in metallo perché stavo guardando, mentre camminavo lungo un marciapiede moscovita, una bella tipa dall’altra parte della strada.

A 26 anni avevo sbattuto la faccia contro un palo della luce perché stavo guardando, mentre camminavo lungo un marciapiede milanese, una Ferrari di colore celeste ferma al semaforo.

Ora, invece, la gente di qualsiasi età spesso combina realmente delle cose mostrate nel video sottostante. Perché? Solo perché guarda le cose inutili e insensate sul telefono. Faccio una esclamazione da vecchio: ma dove cazzo sta andando il mondo?!

Sottolineo, comunque, che finalmente i cinesi sono riusciti a produrre qualcosa di veramente bello e divertente.