Negli anni ’80 del secolo scorso Chris Isaak fu definito «Elvis dei giorni nostri». Effettivamente, dopo l’ascolto di alcune sue canzoni tale analogia sembra quasi scontata, almeno se ci limitiamo all’aspetto stilistico. Ma io oggi vorrei ricordare due sue canzoni leggermente diverse.
La prima è «Wicked Game» (dall’album «Heart Shaped World» del 1989):
Mentre la seconda è «Only The Lonely» (dall’album «Baja Sessions» del 1996, in origine cantata da Roy Orbison):
Il 95% dei rifiuti di plastica portati dai fiumi finisce negli oceani attraverso questi dieci fiumi:
Fiume Azzurro (Yangtze, in Cina),
Fiume Giallo (Huang He, in Cina),
Fiume delle Perle (Zhujiang, in Cina),
Fiume Nero (Hai He, in Cina),
Mekong (passa per Cina, Birmania, Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam),
Amur (una notevole parte di esso fa da confine tra Russia e Cina),
Indo (passa per Cina, India e Pakistan),
Gange (passa per India e Bangladesh),
Nilo (passa per Burundi, Ruanda, Tanzania, Uganda, Sudan del Sud, Sudan ed Egitto),
Niger (passa per Guinea, Mali, Niger, Benin e Nigeria).
È interessante osservare che il Fiume Azzurro trasporta tanti rifiuti plastici quanti gli altri nove fiumi messi insieme.

E mi sa che molte delle campagne di sensibilizzazione organizzate dagli ecologisti in Europa sono… ehm, come dire… degli sforzi sprecati. Un po’ come se fossero andati negli asili per spiegare ai bambini che non va bene essere pedofili.
Pochi giorni fa l’azienda russa Innoval (non ha un sito web!) ha presentato il proprio concept della automobile volante. L’apparecchio mostrato al pubblico di una fiera di aviazione ha la carrozzeria in cartone e quattro eliche «sufficienti per decollare e volare» che in modalità «automobile» si fissano con dei chiavistelli.
Per il perfezionamento del progetto è necessario, secondo l’azienda, un miliardo di rubli (circa 125.000 euro).




Anche io so incollare insieme dei pezzi di cartone! Qualcuno mi da 125.000 euro che faccio uno smartphone di cartone capace di sbucciare le patate?
55 anni fa, il 30 agosto del 1963, la Philips presentò una delle sue invenzioni più famose e popolari: l’audiocassetta. La comparsa di questo fantastico oggetto col tempo ebbe una importanza enorme per la diffusione e l’accessibilità della musica tra la popolazione (quasi quanto l’internet quarant’anni più tardi).

Molti giovani di oggi non sanno cosa sia – o almeno come vada usata – una audiocassetta, ed è una conseguenza normalissima del progresso. Quel che mi sorprende, invece, è che pure le persone non più giovanissime si siano dimenticati delle origini della audiocassetta. Eppure essa fu la tanto attesa soluzione alla scomodità dei nastri in bobina. Questi ultimi necessitarono più tempo e più attenzione per il caricamento sul dispositivo di riproduzione («magnetofono»), non garantirono la protezione del nastro dalla sporcizia, furono più difficili da trasportare a causa delle dimensioni…

Insomma, la nascita della audiocassetta è stata una grandissima rivoluzione.
In Minnesota il giudice federale ha respinto il ricorso degli atei che contestavano la presenza della frase «In God We Trust» sulle banconote e monete statunitensi. Secondo i ricorrenti il motto nazionale sarebbe incostituzionale in quanto viola il principio della libertà della fede religiosa. E, purtroppo, non è la prima volta che falliscono nella loro lotta giudiziaria contro quel anacronismo.
Io, da parte mia, spero ancora di fare in tempo a vedere il mondo — almeno quello occidentale — libero da ogni genere di simbologia religiosa negli spazi pubblici. Restino pure le chiese (tanto per me sono solamente degli edifici con un loro valore artistico più o meno alto), ma tutto il resto dovrebbe sparire: i simboli, le immagini, le divise da lavoro dei preti etc. Perché gli umani, essendo dotati della ragione, hanno il compito di comprendere il mondo e non rimanere degli eterni bambini riempiti di favole. Perché ogni religione è una favola, raccontata alla società-bambino per aiutarla a crescere con dei giusti valori e principi nella testolina. Ma nel XXI secolo la (o le?) società occidentale è ormai grandicella per continuare a vivere di favole. Dovrebbe ormai liberarsi delle religioni per non apparire rimbambita.
In questo senso, le mie speranze sono ancora molto legate a quanto succede — o può succedere — negli USA, uno dei più grandi esportatori del progresso degli ultimi decenni (anche se pure la società americana ha delle grandissime stranezze).

Щппш дф ефыешукф ЙЦУКЕН сщьзшу 140 фттшю
Ah no, volevo scrivere questo:
Oggi la tastiera QWERTY compie 140 anni.
Il 27 agosto 1878 l’americano Christopher Sholes ottenne il brevetto per la sua macchina per scrivere con la disposizione dei tasti che oggi conosciamo come «QWERTY». Secondo una leggenda attualmente molto diffusa, l’unico obiettivo della invenzione di questo tipo della tastiera è la velocizzazione del processo di battitura. Mentre in realtà la disposizione dei tasti dalla quale è caratterizzata è dovuta anche al tentativo di minimizzare il rischio che i martelletti con le lettere più usate si incastrassero (venendo alzati uno dopo l’altro) durante il lavoro.
Secondo un’altra leggenda altrettanto diffusa, con il passaggio dalle macchine per scrivere ai computer, non sarebbe più necessario mantenere la fedeltà a QWERTY e si potrebbe passare a uno schema più comodo. Ma ora che siamo liberi dalle specificità meccaniche del nostro strumento per battere i testi, possiamo anche ammettere la grande verità. La tastiera più comoda è quella alla quale siamo abituati. La maggioranza degli utenti è abituata alla QWERTY, e allora lasciamoli concentrarsi sui contenuti e non sulla posizione delle dita sui tasti.

P.S. Conosco un signore di Mosca molto abituato alla sua tastiera per il desktop del 1994. Egli dice di essere pienamente soddisfatto della forma fisica dei tasti e del loro movimento durante la battitura. Tanto soddisfatto da portare l’amatissima tastiera in tutti i suoi viaggi personali e lavorativi. Quindi negli ultimi 24 anni ha già dovuto modificare tre volte l’attacco del cavo per continuare a usarla.
Oggi il grande compositore e direttore d’orchestra Leonard Bernstein avrebbe compiuto 100 anni. Sarebbe una buona occasione per riascoltare la sua fantastica «West Side Story»! E, oltre a tale banalissima considerazione, ricorderei Bernstein con qualche sua opera meno nota, per esempio «Touches» del 1981.
Una delle malattie mentali più gravi della umanità è dividere il cielo in costellazioni ufficiali. In sostanza, qualcuno ha scelto delle stele a caso, le ha unite con delle linee rette a caso e ha assegnato al risultato dei nomi a caso. Scrivo «a caso» perché non mi è assolutamente chiaro il motivo per il quale esattamente quelle scelte debbano essere accettate da tutti come le uniche possibili (qualora fosse proprio necessario dividere il cielo in costellazioni).
Per fortuna, non sono l’unico ad avere dei dubbi. Il bellissimo progetto «Figures in the Sky» illustra i modi in cui i vari popoli hanno guardato e suddiviso in «costellazioni» il cielo nel corso della storia.

Purtroppo non è una barzelletta. Ieri il Kalashnikov Group ha presentato il concept della propria supercar elettrica CV-1 che dovrebbe fare la concorrenza alla Tesla. La concorrente della Tesla sarebbe questa:

Vediamo anche la parte posteriore:

Le altre foto possono essere contemplate sulla pagina ufficiale della azienda. Io, invece, mi limiterei a constatare altri due aspetti importanti:
1. Quella che vedete sulla foto è la carrozzeria di una Izh-2125 «Kombi» (si veda il mio vecchio articolo sul modello) con un livello di ammodernamento tipico di un box privato (conosco degli artigiani capaci di fare molto più delle cornici cromate e le luci nuove).
2. Per fare la concorrenza alla Tesla ci vogliono tanti soldi di colore verde, tante tecnologie moderne, tanti ingegneri aggiornati e fantasiosi, il clima di concorrenza stimolante sul mercato di interesse. Cioè un insieme di fattori che «Kalashnikov» non ha mai avuto nel corso della propria storia. Il Kalashnikov Group sopravvive grazie agli ordini statali, produce prevalentemente le armi coppiate decenni fa dai modelli analoghi occidentali e non è abituato al concetto stesso della concorrenza. Di conseguenza, il l’annuncio sulla imminente produzione di una supercar elettrica è in realtà solo un ennesimo tentativo di estorcere degli finanziamenti a fondo perso dallo Stato.
Ora siete molto più aggiornati sulle innovazioni tecnologiche russe.



RSS del blog

