Una notte dell’aprile del 1953 lo scrittore russo Nikita Krivoshein stava tornando a casa a piedi dopo una sera trascorsa con degli amici. Passando di fronte alla sede centrale della KGB (all’epoca si chiamava NKVD), aveva improvvisamente compreso che la vita – non la sua, ma in generale – è cambiata radicalmente. Per darsi una spiegazione razionale di questa illuminazione gli ci erano però voluti alcuni attimi.
Ma alla fine la spiegazione era arrivata.
Nel palazzo della KGB, a differenza di tutte le notti dei decenni precedenti, non c’era nemmeno una finestra illuminata.
Non so se devo precisare, per le persone nate e cresciute al di fuori dal contesto della storiografia russa, in conseguenza a quale evento fu possibile quel cambiamento…

Per me il 5 marzo – la data ufficiale della morte di Stalin – è sempre una festa.
Avrete già sentito dei risultati del primo Super Tuesday:
– in 9 Stati ha vinto Sleepy Joe Biden,
– in 4 Stati ha vinto Crazy Bernie Sanders,
– in 1 Stato ha vinto Mini Mike Bloomberg.
Tale risultato, sintetizzando, mi sembra una triste continuazione dei dibattiti precedenti tra i candidati alla candidatura e mi fa ricordare la constatazione di un conoscente: «Non diventerai un politico perché rispondi sempre alle domande che ti fanno».
Michael Bloomberg è sempre apparso un candidato politicamente debole proprio perché non ha saputo correggere il difetto di cui sopra. E il risultato si è appena visto.
Ora possiamo pure scommettere dei soldi sul fatto che il candidato democratico alle elezioni presidenziali sarà Biden. Perché oltre a unirsi contro Donald Trump, i democratici dovranno unirsi – e lo stanno già facendo da giorni – pure contro il pericolo socialista rappresentato da Sanders (sostenuto da chi, non pagando le tasse, non comprende il costo globale dei benefici promessi).
Che noia però…
Come ben sappiamo, la paura del straf****to coronavirus ha mandato in tilt tantissimi cervelli in giro per il mondo. Le persone semplici sono allarmate senza capire il reale grado di pericolo del problema. Mentre i governanti e gli amministratori di vario livello, nel disperato tentativo di giustificare il proprio stipendio, prendono delle misure che non fanno altro che alimentare il clima di panico.
Ho un forte sospetto, confinante con la certezza, che alla fine il sempre più popolare tentativo di bloccare ogni forma di attività umana – giustificato con l’intento di limitare la diffusione della malattia – faccia molti più danni del coronavirus. Non moriremo ma soffriremo comunque.
Ma in realtà oggi volevo parlare di un tentativo di blocco specifico, quello particolarmente ridicolo. Come saprà qualche mio lettore, alcuni giorni fa a causa del coronavirus è stata annullata la parte «fisica» – quella offline – della conferenza degli sviluppatori di Facebook «F8». Non è il primo e, purtroppo, non è l’ultimo evento annullato in giro per il mondo. Ma cazius, da quando il Facebook ha deciso, circa sei anni fa, di limitare gradualmente fino a zero – già raggiunto – l’uso della propria API, quella conferenza non ha più un particolare senso. In sostanza, gli sviluppatori che fino a pochi anni fa lavoravano sulle connessioni dei siti esterni al Facebook ora non hanno più delle possibilità di farlo in modo tecnologicamente normale. Io stesso ho dovuto inventare e reinventare più volte una soluzione tecnicamente perversa con la creazione di un browser virtuale in PhantomJS. Ed è una rottura di sapete cosa che non auguro a nessuno.
Insomma, la sola esistenza della conferenza F8 del Facebook è una presa in giro. Sarebbe una cosa infinitamente giusta chiuderla definitivamente almeno con la scusa del coronavirus.
Mark, ti ringrazio per l’attenzione.
Gli italiani, purtroppo, sono ancora molto limitati nella scelta del cognome per se e per i propri figli. Addirittura, sono ingiustamente limitati nella correzione dei cognomi ridicoli o vergognosi (la legge consente in tal caso di cambiare solo una lettera, lasciando dunque ampio spazio alle battute– a volte anche pesanti –dei compagni di classe, ai pensieri tristi degli adulti etc). Quindi c’è poco da scherzare.
Nessun italiano, però, è obbligato a chiamare la propria azienda con il proprio cognome. Perché anche un cognome normale è capace di creare un nome d’azienda terribile. Un nome che, a sua volta, farà scappare l’eventuale clientela. Insomma, nessuno obbliga a usare i cognomi, e dunque possiamo serenamente deridere tutta la stupidità umana che incontriamo in giro.

Ma avreste trovato il coraggio di entrarci?
P.S. importante: se proprio volete produrre delle combinazioni del cazzo come il nome della foto, fate almeno in modo che non siano gli altri a soffrire per i vostri problemi mentali.
La catena Burger King ha una nuova e un po’ particolare pubblicità video. Perseguendo l’obiettivo di mostrare che i loro hamburger vengono realizzati senza l’uso dei conservanti, ne hanno filmato uno – lo stesso esemplare – «per 34 giorni»… Facendoci dunque vedere come si copre di muffa e marcisce facilmente, proprio come un prodotto naturale.
Dopo avere visto il risultato finale, avete sicuramente sentito la voglia incontrollabile di mangiarne uno, vero?
Io, per esempio, da decenni dubito fortemente che i vari famosi fast food usino realmente solo gli ingredienti naturali. E ora mi sento autorizzato di proporre pure uno slogan innovativo: «Divoralo almeno finché non è marcio».
Complimenti al Burger King per la migliore antipubblicità dell’anno.
Questa volta il post musicale è dedicato esclusivamente al duetto atomico di Joe Bonamassa e Tina Guo.
Non mi vengono in mente (ma nemmeno nei risultai di ricerca) dei brani capaci di svolgere efficientemente la funzione del tradizionale secondo video, quindi mi limito a ricordare altri miei post dedicati a Joe Bonamassa (uno dei miei musicisti contemporanei preferiti).
Una interessante statistica dimostra come sono cambiate, negli ultimi trent’anni, le preferenze degli adolescenti statunitensi (età 14–15 anni).

La crescita del tempo passato davanti al computer è un fatto normalissimo: non si può non digitalizzare il passatempo e la comprensione della vita circostante in un mondo sempre più digitale.
La diminuzione del tempo passato davanti alla televisione non solo è positiva, ma anche logica: a una persona moderna e mentalmente sana difficilmente verrà anche l’idea di stare per troppo tempo davanti a uno strumento obsoleto.
La diminuzione di tutto il resto dovrebbe farci capire che i giovani di oggi sono molto meglio di noi… se non fosse per un aspetto…
Quasi tre anni fa mi era già capitato di utilizzare questo blog per la ricerca di una figura professionale importantissima. Questa volta, invece, sarei disposto ad assumere più di una persona per un progetto decisamente più ambizioso e spregiudicato.
Insomma, sto cercandio dei complici appassionati di meccanica per un furto a scopo di restauro. L’oggetto della impresa sarà una Moto Guzzi Ercole 500.

L’ho trovata per caso in provincia di Lecco durante uno dei miei tradizionali viaggi di dicembre. Meriterebbe di essere recuperata e conservata.

Il mio post su Instagram dedicato a questo esemplare è stato uno dei più apprezzati di tutta la mia carriera su quel social, ahahaha
In questo periodo storico è particolarmente bello leggere le notizie sensate (e pure positive!) riguardanti l’ambito medico. Di conseguenza, non posso non condividere con i miei lettori il comunicato su una enorme conquista della Umanità che rischia ingiustamente di perdersi nel caos mediatico odierno.
La Corte costituzionale tedesca ha riconosciuto il diritto dei medici a informare i malati gravi sulla eutanasia.
Pur trattandosi ancora una mezza misura – l’eutanasia andrebbe pienamente legalizzata – riconosciamo pure che la Germania è un esempio da seguire in molti aspetti.
Ieri, all’età di 95 anni, è morto l’ultimo maresciallo ancora vivente dell’URSS – e l’ultimo Ministro della difesa dello stesso Stato – Dmitry Yazov. La sua età, il suo grado e il suo incarico non sono però sufficienti per ricordarlo sulle pagine di questo blog.

Lo ricordo in qualità di uno dei otto membri del Comitato statale per lo stato di emergenza. Sì, intendo quei otto anziani impauriti per la imminente perdita del potere che tra il 18 e il 21 agosto del 1991 avevano tentato di invertire il corso della storia con un colpo di Stato. Avevano cercato di rianimare, con tanta forza, la fottuta URSS che proprio in quei giorni passava gli ultimi giorni della propria agonia. La lotta contro la storia è già una impresa inutile; in aggiunta gli otto anziani avevano tantissima paura: se rivedete i filmati, notare facilmente come tremavano le loro mani.
Dmitry Yazov, in forza della sua professione e del suo incarico, aveva ordinato l’ingresso dell’esercito nel centro di Mosca. Allo scopo di «riconquistare» il palazzo del Governo sovietico e «difendere» altri punti strategici dal proprio popolo. Certo, una parte dei militari impiegati si era schierata con l’oppositore Boris Eltzin, ma un’altra parte era pronta a eseguire ogni ordine del Ministro Yazov.
Ecco, non so cosa sia successo nella testa di Dmitry Yazov nel corso della notte tra il 20 e il 21 agosto, ma, nonostante la pressione esercitata dai colleghi, si era rifiutato di usare l’esercito contro i cittadini comuni. E, di conseguenza, aveva ordinato il ritiro dell’esercito dalla città. Il Comitato aveva dunque perso.
Nei successivi 29 (quasi) anni sono accadute un po’ di cose. Ma, in ogni caso, ora posso dire:
Riposa in pace, Dmitry Yazov



RSS del blog

