L’archivio del tag «germania»

Cretini pacifisti

Il Bild scrive che in Germania gli attivisti radicali di sinistra hanno bruciato, nella notte del 30 aprile, la casa estiva (se ho capito bene si tratta di una casetta di quel tipo) di Armin Papperger, capo dell’azienda di armi Rheinmetall. L’edificio si trovava a Hermannsburg, nella Bassa Sassonia, nel nord della Germania. I personaggi che hanno rivendicato la responsabilità dell’incendio hanno pubblicato un messaggio in cui si afferma che «Rheinmetall è uno di quelli che traggono profitto dalla modernizzazione degli armamenti dell’esercito tedesco e dalla fornitura delle armi alla Ucraina».
In sostanza, si tratta di uno di quei fenomeni grazie ai quali vediamo chiaramente: alcune persone (in realtà, purtroppo, tante) hanno in testa solo tanta merda fossilizzata al posto dei cosiddetti «principi». Tanti anni fa hanno sentito o letto da qualche parte che la guerra è un a brutta cosa e va evitata a tutti i costi. Ne hanno fatto un principio di vita senza ragionarci sopra, senza nemmeno tentare di vedere o immaginare tutta la complessità e varietà del mondo in cui vivono. E, di conseguenza, danno del mostro / capitalista pronto a tutto / qualsiasi altra stronzata a chi contribuisce (non importa con quali intenzioni personali) alla difesa del debole da una aggressione barbarica. Pensano che il barbaro possa essere fermato con una bandiera della pace? O che si ferma se accontentiamo qualche sua richiesta? Che l’esistenza stessa del barbaro sia una cosa normale? Boh…
Il fatto che tanti anni di pace in Europa hanno prodotto anche dei fenomeni negativi: per esempio, molte persone non comprendono l’importanza e la necessità della difesa attiva dal male, pensano che il non contrasto del male sia la pace.


Una definizione non discutibile

Ci sono delle piccole notizie che non vanno assolutamente trascurate. Per esempio: il tribunale del Land di Amburgo ha respinto la causa intentata dall’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder contro il quotidiano Bild per un’intervista ad Alexey Navalny. Si intende quella intervista del 2020 nella quale Navalny aveva definito l’ex cancelliere «il galoppino di Putin, che protegge gli assassini».
Ecco: è importante ricordare che la causa riguardava un fatto del 2020, ma la decisione del tribunale è stata presa dalle persone che vivono in un contesto di oggi. Il giudice, alla fine, è sempre una persona normale che non può ignorare completamente la realtà quotidiana. Sa, dunque, che Gerhard Schröder ha una lunga amicizia con Vladimir Putin e continua a essere un suo rappresentante diplomatico informale in Europa anche dopo l’inizio della guerra in Ucraina (nonostante la riduzione dei propri incarichi nelle società controllate dallo Stato russo). Di conseguenza, continua ad avere la sua responsabilità in tutto quello è successo e sta succedendo per il volere di Putin…
Effettivamente, non è neanche necessario (anche se in sostanza sarebbe spesso giusto) definire ogni sostenitore occidentale di Putin con le parole come nazista, fascista, cretino o altri simili. Tutti sanno – almeno a partire dal 24 febbraio 2022 – chi è realmente Putin e, di conseguenza, capiscono chi sono i suoi sostenitori attivi e volontari.
P.S.: anche se da quei «tutti» andrebbero sottratti gli 11% composti dai malati mentali


L’utilità delle decapottabili

Anche in questi tempi percepisco, a volte, la necessità di scrivere qualcosa di non strettamente attuale, ma riguardante qualche evento storico curioso che si ripropone nella vita di oggi…
Penso che sia abbastanza nota la battuta sul fatto che una Ferrari sarebbe utile per viaggiare gratis in autostrada: è una macchina talmente bassa che può passare sotto la sbarra del casello senza che il proprietario paghi per farla alzare. Ma in realtà le auto basse – quelle sportive e/o cabriolet – possono rivelarsi molto utili anche in altre occasioni. Oggi vi racconto di un bel esempio storico.
All’inizio degli anni ’60 l’austriaco Heinz Meixner, durante uno dei propri viaggi di lavoro nella Germania dell’Est, incontrò una ragazza del posto: Margaret Thurau. Tra i due si stabilì una relazione sentimentale, ma gli incontri, purtroppo, non furono tanto frequenti: solo nelle occasioni delle visite lavorative di Heinz nella DDR. I tentativi di Margaret di lasciare legalmente la DDR per sposare Heinz fallirono: partire definitivamente da tutta l’area socialista era una impresa impossibile. Si poteva solo tentare di fuggire.

Di conseguenza, Heinz Meixner elaborò un piano di fuga. Per recarsi a Berlino Est Heinz ha sempre utilizzato un motorino, quindi durante uno dei viaggi riuscì Continuare la lettura di questo post »


Le foto di un parcheggio

Il giornale tedesco Nordsee-Zeitung ha pubblicato sul proprio sito un articolo riccamente illustrato con delle foto scattate nel porto di Bremerhaven (Germania). Se siete capaci di leggere in tedesco o, almeno, usare i traduttori online, leggetelo pure. Ma in realtà potrebbe essere interessante anche solo guardarlo.

In sostanza, si tratta di una piccola parte degli aiuti Continuare la lettura di questo post »


La turbina della discordia

L’altro ieri, il 3 agosto, il cancelliere Olaf Scholz «è andato a trovare» la turbina Siemens della Gazprom riparata, ha fatto tanti complimenti all’oggetto visto e si è pure fatto fotografare in sua compagnia. Lo spettacolo sembra un po’ ridicolo – cosa può capire un politico dei meccanismi del genere e perché dovrebbe dare a loro una visita di Stato? – ma in realtà è abbastanza sensato: Scholz sta cercando di comunicare ai propri elettori (ma anche agli europei) che sta cercando di fare tutto il possibile per riavviare le forniture del gas russo.

Ovviamente, i lettori di questo post capiscono benissimo il concetto descritto prima. Quindi io proporrei di passare al mistero seguente: la Gazprom (si legge Cremlino) non sta accettando la turbina riparata perché a) vorrebbe una decisione europea sull’annullamento delle sanzioni riguardanti il settore delle materie prime, oppure b) si sta vendicando per il lunghissimo perditempo tedesco sulla decisione circa l’attivazione del «Nord Stream 2» (verificatosi in estate-autunno 2021).
Conoscendo lo stato intellettuale di certi funzionari russi, non posso escludere del tutto la seconda opzione…


Nessuna notizia

Quando il viceministro delle finanze tedesco Jörg Kukis annuncia – nel corso di una conferenza a Sydney – che la Germania smetterà di acquistare il carbone russo dall’1 agosto 2022 e il petrolio russo dal 31 dicembre 2022, fa solo una semplice cosa. Ricorda solo che la Germania rispetterà le sanzioni europee prese nell’ambito dell’acquisto delle materie prime russe. Ma io, purtroppo, continuo a non vedere una tendenza «di massa» tra gli Stati europei verso l’obiettivo prefissato.
Se qualcuno avesse l’impressione che le sanzioni contro la Russia non funzionino, bisogna evidenziare almeno due cosa. La prima è banalissima: le sanzioni economiche tecnicamente non possono funzionare come un interruttore della corrente. La seconda cosa si osserva quasi altrettanto facilmente: a volte sembra che l’adozione e la messa in pratica delle sanzioni sia troppo timidi, ma in realtà tra i Governi europei non si hanno delle idee chiare su come convincere i produttori alternativi (alternativi alla Russia) di produrre e vendere di più.


Aiutare salvandosi la faccia

Dicono che la Germania sta bloccando da oltre un mese un pacchetto da nove miliardi di aiuti destinati dall’UE all’Ucraina. Allo stesso tempo, sembra che la Germania sia intenzionata a restituire alla Gazprom la turbina della Siemens riparata ma bloccata in Canada a causa delle sanzioni.
A questo punto si potrebbe pensare che nell’ottica della guerra in Ucraina il comportamento della Germania, come pure di diversi altri Stati europei, sia abbastanza strano. Più uno Stato è lontano dalle zone dei combattimenti e più è strano il suo comportamento (anche sulla questione della fornitura degli armamenti). È strano anche perché dopo il comprensibile entusiasmo iniziale nell’adottare le sanzioni contro la Russia, l’Europa sta lentamente passando alla necessità di «salvare la faccia» (© Macron) propria e non di Putin: azzerando, appunto, ogni forma di partecipazione politica-economica al conflitto incorso ma continuando a stare dalla parte del bene.
E quindi spero che si trovi almeno il modo di adottare l’idea alternativa (l’ho già sentita da più economisti) che consiste nell’acquistare più risorse naturali possibile dalla Russia, far precipitare i prezzi e applicare una sorta di tassa o dazio su tale prezzo (per esempio il 30%) a beneficio del bilancio ucraino. In tal modo verrebbero raggiunti almeno tre obiettivi:
1) lo Stato russo incasserà molto meno, anche rispetto ai tempi pre-bellici;
2) gli aiuti all’Ucraina non costeranno alcunché ai contribuenti europei;
3) in Europa non ci sarà la crisi del gas e del petrolio.
Tutto questo non aiuta molto a fermare la guerra, ma almeno potrebbe aiutare a raggiungere dei risultati positivi più visibili e immediati.


Großer Zapfenstreich per Merkel

Dato che sta realmente per finire l’epoca storica di Angela Merkel cancelliera, non potevo non inserire nella mia video-rubrica domenicale la registrazione della cerimonia «Großer Zapfenstreich» del 2 dicembre. È un bel documento storico anche questo.

P.S.: quanto è forte la tentazione di fare qualche battuta sulla non-esistenza di una cerimonia del genere per i premier italiani, ahahahaha


La musica del sabato

Come probabilmente sapete, la settimana scorsa in Germania si sono tenute le elezioni politiche. Indipendentemente dal loro risultato definitivo e dagli accordi successivi tra i partiti, sapevamo già da tempo che Angela Merkel non avrebbe continuato a fare la cancelliera dopo la formazione di un nuovo governo (anche se tecnicamente avrebbe potuto continuare). Vi state chiedendo come c’entra tutto questo con un post musicale? Ma è elementare!
Qualcuno dei presenti potrebbe anche sapere che il soprannome popolare di Angela Merkel è Mutter (madre in tedesco), quindi ho pensato di rendere onore ai quasi sedici anni di servizio della Mutter Angela con una canzone di un noto gruppo tedesco che si chiama proprio così…
Oggi propongo la canzone «Mutter» dei Rammstein (è contenuta nell’album «Mutter» del 2001):

In qualità della tradizionale seconda canzone del post musicale metterei la «Feuer Frei!» dallo stesso album. Non so come collegarla con gli eventi attuali: provate a farlo voi.

E poi non so se mi sarebbe mai capitata una occasione più opportuna per postare qualcosa dei Rammstein…


Le elezioni tedesche 2021

Non c’è bisogno di fare chissà quale analisi politica per osservare due grande evidenze confermate dalle elezioni politiche tedesche di domenica.
1. Nessuno dei partiti può dirsi un grande vincitore. Di conseguenza, Angela Merkel rimarrà al suo posto ancora per un po’ di tempo: fino alla formazione di un Governo (con la relativa coalizione). La volta scorsa ci erano voluti circa sei mesi, vediamo quanto tempo ci mettono ora. Ma il fatto importante è: tanta gente in giro per il modo ha troppa fretta di salutare la cancelliera uscente.
2. Il partito di Angela Merkel ha mostrato il peggior risultato dal 1949 e, di fatto, ha perso le elezioni. Ma questo non significa che dobbiamo necessariamente cercare delle spiegazioni più o meno complicate o fantasiose alla sconfitta. Secondo il mio parere autorevole, tutti i Governi con i relativi leader e, in alcuni casi, i Presidenti degli Stati democratici mostreranno dei brutti (sicuramente inferiori al passato) risultati alle loro elezioni più vicine. Il motivo sarà sempre lo stesso: le scelte impopolari nella gestione della pandemia. Le scelte che in qualche modo hanno colpito quasi tutti gli elettori. Le scelte non solo impopolari, ma spesso anche palesemente confuse e stupide. Di conseguenza, possiamo dire che alla Germania è andata anche abbastanza bene: i pazzi verdi e i populisti marroni avrebbero potuto ottenere dei risultati ancora più alti.
Ecco, solo tenendo in mente le suddette due osservazioni possiamo fare tutti le analisi possibili e immaginabili delle elezioni tedesche.