È da sabato mattina che non riesco a buttare fuori dalla testa un progetto diabolico.
In sostanza, ora ho una scusa per nascondere degli oggetti metallici nelle maniche delle magliette, portarmi dietro una calamita e divertirmi a prendere in giro tutta la gente ignorante che ci circonda più o meno dall’inizio della campagna vaccinale.

Pensate che possa essere uno scherzo troppo sadico o, addirittura, capace di far aumentare la quantità dei no-vax? Secondo me, no: certi limiti esistono, quindi è impossibile far stare peggio chi è già nei rapporti critici con la ragione. E non penso che una persona normale possa acquisire lo scetticismo nei confronti dei vaccini «per colpa» mia.
Quindi vado a migliorare il mondo a colpi degli scherzi di dubbia qualità…
Più o meno tutti gli utenti del Windows 10 si sono accorti di un dettaglio abbastanza fastidioso comparso con l’ultimo grande aggiornamento del sistema. Si tratta delle previsioni del tempo e delle notizie apribili da una apposita icona sulla barra delle applicazioni:

Ecco, a molte persone mentalmente sane quel buttone non serve (e spesso distrae pure). Infatti, ogni persona ha le proprie fonti delle informazioni preferite e fidate, mentre il nuovo strumento del Windows 10 non può nemmeno essere personalizzato al 100%.
Per fortuna, però, è possibile nascondere questo strumento. Basta cliccare con il tasto destro sulla barra delle applicazioni, selezionare la voce «Notizie e interessi» e quindi cliccare su «Disattiva»:

Spero di avere salvato la pace interiore di qualcuno.
La Microsoft ha pubblicato un «video rilassante» composto da screensaver di avvio rallentati dei sistemi operativi Windows. Le melodie di Windows 95, XP e 7 sono rallentate al 4000% e mixate in modo da ammorbidire i passaggi da un screensaver all’altro.
Non posso dire che il risultato sia particolarmente rilassante — soprattutto per quanto riguarda l’audio — ma è comunque un tentativo valido. Come minimo perché fa provare un po’ di nostalgia.
Il gruppo russo rave-pank Little Big ha pubblicato, il 4 giugno, un nuovo video epocale. La maggioranza dei miei lettori dovrebbe ricordare, purtroppo, la canzone originale che viene presa in giro:
Evito di postare l’originale soprattutto perché non corrisponde ai miei gusti musicali. In qualità del secondo video musicale metto, invece, quella canzone dei Little Big con la quale sono diventati largamente noti anche fuori dalla Russia. Si tratta della canzone «UNO», scritta per la partecipazione (non avvenuta per dei motivi ovvi) all’Eurovision 2020:
Non tendo però a sopravalutare le qualità musicali del gruppo: per me è soprattutto una fonte dello humor audio-visivo.
Come avrete già letto o sentito, per il 16 giugno è programmato il primo incontro offline tra Joe Biden e Vladimir Putin (alla villa La Grange di Ginevra). Per l’occasione, il Time è uscito con una nuova copertina interessante. Non ne ho — almeno per ora — l’assoluta certezza, ma mi sembra che il gioco grafico riprenda, in qualche modo — la risposta affermativa data alla domanda su «Putin killer»:

Nel frattempo, ricordo a tutti (e soprattutto a me stesso) che il sito del Time ha una sezione relativamente comoda per la consultazione di tutte le copertine. Ma io avrei aggiunto anche, per esempio, la possibilità di visualizzare, in pochi clic, tutte le copertine che raffigurano ogni determinato personaggio.
La domenica 6 giugno è morto all’età di 84 anni lo sceneggiatore, drammaturgo, regista, artista e scultore georgiano Rezo Gabriadze. A differenza della maggioranza degli italiani, i miei lettori più fedeli dovrebbero conoscere (e potrebbero ricordare) alcuni dei cortometraggi di Gabriadze che mi era capitato di postare anni fa in una rubrica cinematografica.
E allora dedico ancora una volta il post del venerdì a questo simpatico personaggio della cultura: merita di essere ricordato.
Considerata l’occasione, potrebbe essere ricordato con uno dei cortometraggi che sono contengono un po’ di tristezza, ma anche un po’ di allegria: «La farfalla» del 1977.
Prima o poi, quando trovo abbastanza tempo, faccio i sottotitoli italiani a quei cortometraggi della serie che non ho ancora postato a causa della questione linguistica.
È interessante notare come si stia nuovamente liberalizzando l’internet negli Stati Uniti.
In qualità del primo passo – ma molto silenziosamente – è stata sbloccata l’app Parler.
Poi è stato stabilito un termine preciso – anche se lontano – al ban di Donald Trump su Facebook.
Mentre ieri sono state di fatto annullate le «sanzioni» di Trump contro TikTok e WeChat.
Se vanno avanti così, tra un po’ smettono pure di chiedere a Facebook – a livello parlamentare – di «fare il bravo». Forse perché capiscono che il senso di ogni social network sta nell’insieme dei collegamenti tra i soggetti attraverso un insieme degli strumenti. E l’osservazione di quegli strumenti (e dei collegamenti) è l’arma migliore nei rapporti con gli «stati nemici» come la Cina.

P.S.: ho una tentazione fortissima di raccontarvi di uno studio universitario (in corso di perfezionamento iniziale) sul possibile ridimensionamento del ruolo dei social network nella gestione dei contenuti e dei dati personali, ma per ora non posso ancora farlo. Ma a livello di idea sembra una bomba. Prima o poi ne svelo qualche particolare sul proprio sito senza firmarmi (così non mi becca nessuno, ahahaha).
Sono quasi totalmente disinteressato al calcio (come a tutti gli altri sport di squadra e al 99,99999% dello sport professionale), ma non potevo ignorare questa notizia: l’Unione calcistica russa ha presentato ieri una nota di protesta all’UEFA per la nuova uniforme della squadra nazionale ucraina. Sul petto delle nuove magliette, infatti, è tracciato il contorno della penisola di Crimea unito al resto del territorio ucraino. E secondo la posizione ufficiale del calcio professionale russo, questa sarebbe la politicizzazione dello sport…

OK, non si tratta proprio di una notizia sportiva.
Nei prossimi giorni (oppure ore?) vedremo se sia una notizia politica (l’uniforme ucraina rimane immutata perché l’Europa non è disposta a riconoscere l’annessione della penisola) o economica (l’uniforme cambia perché fare contenti tutti i partecipanti grossi conviene). Ma, in ogni caso, sarà una lotta interessantissima. Finalmente riuscirò a seguire un evento quasi calcistico senza entrare in conflitto con il proprio cervello…
È sempre curioso osservare come il mutamento della quotidianità influisca — mescolandosi con il bagaglio culturale personale — sul subconscio della persona. Per esempio: ieri sera, andando a casa, ho avvistato a un semaforo una macchina rara per le strade italiane. E il mio primo pensiero è stato: «finalmente sono arrivati i Covidbusters!»…

Alcuni attimi dopo ho riso e ho pensato che i quattro vecchietti hanno perso i riflessi di prima: sono arrivati un po’ in ritardo.
Oppure è meglio tardi che mai?
Dopo appena dodici anni di vita, il WhatsApp sta per essere aggiornato nel modo più ovvio: lo stesso account potrà essere utilizzato su più dispositivi contemporaneamente. Anche quando il dispositivo principale si disconnette dall’internet. La versione beta del «nuovo» WhatsApp dovrebbe arrivare entro due mesi.
A questo punto non mi resta altro che fare gli auguri a tutte quelle persone che nella vita quotidiana usano più di uno smartphone.

E poi aggiungo che dobbiamo avere sempre fiducia nel progresso. Per esempio, possiamo e dobbiamo sperare che tra qualche altro anno venga «inventata» la possibilità di postare le foto su Instagram direttamente dal computer.



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