Ieri, dopo diverse settimane di inseguimenti, gli americani hanno finalmente catturato due petroliere della flotta ombra russa che trasportavano petrolio venezuelano. Né la bandiera russa dipinta in fretta e furia (il petrolio, per qualche motivo, non è diventato russo) né le guardie armate (le quali, per qualche motivo, non hanno spaventato i militari americani) sono servite a qualcosa.
Questi non sono certo gli ultimi casi di sequestro di petroliere provenienti dal Venezuela, ma a noi, semplici osservatori esterni, possono bastare: è facile immaginare come ora sia in preda all’isteria praticamente tutta la leadership russa. Pubblicamente si limiteranno a difendere il loro amico Maduro e la base finanziaria del suo regime. Ma in realtà (nella loro mente) staranno già provando per la seconda volta in pochi giorni a immaginare cosa sarebbe successo a loro. È proprio questa seconda parte, non pubblica, dell’isteria che mi dà particolare soddisfazione.
Anche se, purtroppo, per il momento il governo americano non ha rivolto alcuna minaccia allo Stato russo. Perché Trump preferisce non litigare con chi ritiene forte: ne vedo due spiegazioni psicologiche, ma non ho ancora capito quale delle due prevale nella testa di Trump. Appena lo capisco, lo scrivo.
L’archivio del 2026 год
Buon Natale a tutti coloro che lo festeggiano oggi. Speriamo che Egli eviti di mandare i propri rappresentanti terrestri ortodossi pure a casa vostra (e che li ritiri da dove si sono già intromessi).

Avete letto la Parola di un apateista. Nema.
Alla fine di dicembre la maggioranza di noi, indipendentemente dalle festività preferite, ha mangiato molto più del solito. Suppongo che tutti ne abbiano ancora i ricordi abbastanza freschi e, di conseguenza, sfrutto la situazione per fare un sondaggio sul cibo:
In caso di dubbio chiedete ai vostri amici o parenti che hanno studiato poco a scuola.
N.B.: il sondaggio è anonimo per i votanti non registrati o non loggati sul sito. Il sondaggio più recente è sempre visibile sulla prima pagina del sito. Tutti i miei sondaggi sono raccolti su una apposita pagina.
Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill, a quanto pare, in questi giorni sta attivamente provando il proprio discorso natalizio rivolto ai clienti abituali del suo teatro. Ieri ha provato fino a questo punto:
È proprio in Russia che si sta formando una civiltà speciale, che senza dubbio diventerà attraente per un gran numero di Paesi nel mondo. E la particolarità della nostra civiltà russa contemporanea consiste nel fatto che uniamo la scienza all’avanguardia, un sistema politico sviluppato, un’economia sviluppata con una fede sincera e profonda nel Signore e Salvatore.
Secondo lui, mentre «i paesi prosperi dell’Occidente rifiutano Dio», in Russia vengono costruite migliaia di chiese. «Il nostro Paese», ha osservato allo stesso tempo, «è in prima linea nello sviluppo scientifico e tecnologico, e la sua potenza è testimoniata dai brillanti risultati scientifici ottenuti anche in quei settori che la maggior parte dei Paesi occidentali non ha ancora affrontato».
I rappresentanti della scienza all’avanguardia che non sono riusciti a scappare all’estero sono vengono messi al sicuro in locali ben protetti con le sbarre (per «spionaggio», cioè per aver pubblicato lavori scientifici su riviste straniere e per aver partecipato a seminari internazionali). Il sistema politico è davvero sviluppato: solo che Kirill ha dimenticato di specificare quale forma di sistema politico sia così ben sviluppata nella Federazione Russa (non è un politologo, perdoniamogli questa imprecisione). Non ho capito bene la battuta sull’economia sviluppata, basata sull’esportazione di materie prime e sull’importazione di tutto il resto, ma forse Kirill la stava confrontando con l’economia pianificata dei tempi della propria giovinezza. Anche la fede sincera e profonda nel Signore e nel Salvatore è presente nel popolo, ma Kirill non ha specificato a quali personaggi fiabeschi più concreti si riferisse la suddetta fede (so solo che queste divinità chiedono molto poco ai credenti: due o tre volte all’anno stare in chiesa con una candela accesa, costruire ancora più casette con cupole dorate, sbattere la fronte sul pavimento durante la preghiera e violare più volte possibile tutti e dieci i detestati comandamenti cristiani in quattro anni).
Insomma, il vecchio Kirill ha detto tutto giusto.
L’operazione speciale – in questo caso non ho paura di utilizzare tale termine – per catturare il dittatore Maduro è stata indubbiamente condotta in modo brillante. La facilità del successo fa logicamente sospettare che tra le autorità venezuelane non tutti erano contrari alla eliminazione di Maduro, ma in questo momento vorrei parlare di un altro aspetto dell’accaduto: di un aspetto che non ci costringe a scendere al livello delle dietrologie.

Volevo sottolineare che catturare Maduro non è nemmeno la metà dell’opera, è solo circa un decimo di ciò che è necessario fare affinché il regime di Maduro cessi di esistere e affinché in Venezuela si tengano le elezioni libere e democratiche. Rimuovere il dittatore senza distruggere la struttura del suo potere è un evidente nonsenso. La dittatura cessa di esistere non quando viene rimosso il dittatore, ma quando al posto del suo regime subentrano persone completamente nuove.
Trump, invece, cosa ha fatto? È un noto amante delle soluzioni facili e veloci (che nella vita reale funzionano molto raramente), dunque ha dichiarato di aver già «concordato tutto» con la vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez. Quest’ultima, però, è una vecchia complice di Maduro, responsabile di tutti i mali della vita venezuelana non meno del proprio capo. Dunque Trump ritiene che l’intera struttura del potere costruita da Maduro improvvisamente inizierà a funzionare come vuole lui solo perché è stato tolto Maduro? Su cosa si basa questa grande certezza? Sarebbe un po’ come rapire Putin dalla Russia e poi dichiarare che tutta la pienezza del potere ora passa a Patrushev [metteteci pure il cognome che conoscete meglio] e che è già stato «concordato tutto» con Patrushev. Ma l’ipotetico Patrushev, molto probabilmente, risponderà «grazie mille per il regalo, ora sono io putin di tutta la Russia!».
La stessa Delcy Rodríguez è già intervenuta sulla televisione nazionale e ha dichiarato che «l’unico presidente legittimo del Paese è Nicolás Maduro». Rodriguez ha anche chiesto il rilascio «immediato» di Maduro e della sua moglie. Si può ipotizzare che abbia in questa fase paura, per qualche strano motivo, del ritorno di Maduro o della vendetta dei vicini collaboratori di Maduro. Ma altrettanto facilmente si può ipotizzare che trasformerà la figura di Madura in un simbolo politico quasi religioso (della portata del simbolo chiamato Chavez) per continuare a governare come prima «in suo nome».
Trump, a questo punto, cosa farà? Rapirà pure Delcy Rodríguez? Pensa di riuscirci facilmente per la seconda volta in poco tempo? O ha davvero messo in atto tutta questa operazione senza pensare bene ai passi successivi?

Detto tutto questo, aggiungo un breve anticipo dell’argomento sul quale sto riflettendo da mesi e al quale si possono dedicare dei testi molto più lunghi e seri. Dobbiamo riconoscere il nostro mondo è cambiato radicalmente negli ultimi anni. È cambiato non per colpa di Trump (il quale è solo una delle conseguenze e che ha dei propri peccati). È cambiato nel senso che è tornata a crescere l’importanza della «legge del più forte». Può non piacerci, ma sta succedendo. Può non piacerci, ma tale «nuova» realtà permette di non aspettare che il male sparisca o si penta da solo, ma di eliminarlo senza tollerarlo. Il diritto internazionale pubblico, del quale tutti si sono ricordati ora, (ma in realtà anche qualsiasi diritto nazionale) ci costringeva a tollerare il male… Ma non voglio dilungarmi troppo, ne scriverò un’altra volta.
La grande catena francese di supermercati Intermarché ha pubblicato un video pubblicitario intitolato «Una storia di Natale» su un lupo che tutti temevano e con cui nessuno voleva fare amicizia. Poi, su consiglio di un riccio, il lupo è diventato pescetarianista e tutti hanno iniziato ad amarlo. Il video è diventato velocemente e meritatamente popolare. Il fatto è che si tratta di un cartone animato tradizionale, disegnato da artisti vivi e non da una AI senz’anima.
Beh, confrontate il suddetto video con la pubblicità del McDonald’s, alla quale potremmo assegnare il prestigioso premio «Peggior pubblicità dell’anno 2025».
Ancora una volta, buone feste a tutti!
Il post precedente della mia rubrica musicale era dedicato a una canzone natalizia. Ora, invece, è arrivato il momento logico di postare una canzone di Capodanno.
Per esempio, non mi è ancora capitato di sfruttare in tal modo la canzone del gruppo Eagles «Funky New Year»: non fa parte di alcun album di studio del gruppo, è stata utilizzata solo per il B-side del singolo-cover «Please Come Home for Christmas» (pubblicato nel 1978).
A differenza dell’A-side, si tratta non di una cover, ma di una canzone scritta proprio dagli Eagles. Non so se possa sembrare strano, ma nessun gruppo o cantante singolo famoso ha tentato di pubblicare una propria interpretazione della «Funky New Year»: l’unica cover (se è possibile definirla così, ahahaha) che ho trovato è quella dello sconosciuto a me Igor Pumphonia:
Beh, non è una di quelle canzoni che mi verrà in mente di collezionare nelle sue varie versioni. Per il periodo festivo va bene così come è. Leggera e spensierata.
Il 2026 è appena iniziato, ma già posso segnalarvi un breve elenco spiegato delle cose che sicuramente cambieranno quest’anno nella vita interna della Russia. Potreste logicamente chiedervi «ma perché mai dovrebbe interessarmi?!»… Mentre io potrei rispondere che molti di quei cambiamenti sono determinati dalla guerra in corso: potrebbe dunque essere curioso scoprire a cosa costringe Putin il «proprio» Stato per poter continuare la sua (sì: questa è invece realmente sua, di Putin) guerra aggressiva inutile.
L’articolo non deve alimentare delle false speranze nelle teste di chi spera in una fine veloce e giusta della guerra (Putin ha ancora abbastanza risorse), ma può ricordare che non tutto va così bene come lo vorrebbe presentare la propaganda statale russa.
Da ieri (1 gennaio 2026) l’euro è adottato pure in Bulgaria: penso che la maggioranza di voi lo abbia già letto o sentito.
Ovviamente, possiamo fare tanti auguri ai bulgari (e ai turisti europei) per il fatto che non hanno più il problema del cambio della moneta. Ovviamente possiamo augurare ai bulgari di minimizzare l’inevitabile (ma emozionante) casino dei primi mesi con la nuova moneta: i lettori italiani abbastanza «anziani» possono provare a ricordare la propria esperienza del passaggio all’euro (io ho fatto in tempo a vedere ben quattro passaggi al rublo nuovo, dunque rimango imbattibile, ahahaha).
E, nel frattempo, possiamo osservare alcune curiosità legate alle monete bulgare:

In primo luogo, anche in Bulgaria sono costretti (la legge è uguale per tutti) a spendere i soldi per coniare le monete inutili da 1 e 2 centesimi: immagino quanto ne è contento lo Stato più povero dell’UE.
In secondo luogo, tutte le monete dei centesimi richiamano il design delle vecchie monete nazionali: così la gente si abitua più facilmente?
In terzo luogo, io e miglia di altri collezionisti abbiamo aperto i file con i nostri cataloghi e abbiamo aggiunto una riga tra le monete dell’euro. Dopodiché abbiamo dichiarato la caccia aperta. La Bulgaria ci ha sincronizzati ahahaha
La data odierna è poco adatta alle pubblicazioni divertenti: quando ci svegliamo, dobbiamo pensare solo a riprenderci dal grande divertimento appena fatto (anche se in modo adeguato ai tempi che corrono). Quindi ripetiamo una grande verità…
Probabilmente non lo sapevate.
Oppure speravate che qualcuno fosse più fortunato di voi.
Ma, in ogni caso, non fa assolutamente male ripeterlo.
Ebbene, ho una notizia triste per voi: in tutto il mondo occidentale – e non solo per voi – il primo gennaio è una giornata inesistente.
La gente si sveglia di pomeriggio, si rende conto di non poter bere o mangiare, non sa di preciso cosa avesse fatto prima di essersi addormentata e cosa dovrebbe fare ora. Nel momento in cui le persone riacquistano una minima parte della capacità di intendere e volere, è già la sera.
Nel frattempo le vie delle città restano vuote, non succede alcunché in giro per il mondo.
In sostanza, sui libri scolastici si potrebbe tranquillamente scrivere che un anno normale ha 364 giorni. E ciò sarà vero.
In conclusione del post illuminante di oggi vorrei esprimere le mie più sincere condoglianze a tutti coloro che l’1 di gennaio sono costretti ad andare al lavoro. Nella prossima vita verrete premiati generosamente.

P.S.: oh, ma posso vedere il trailer del 2026?!



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