Pare che l’uomo ucciso la notte tra il 19 e il 20 febbraio in Spagna sia realmente il pilota russo Maxim Kuzminov: quello che lo scorso agosto aveva disertato attraversando appositamente il confine russo-ucraino e si era arreso all’esercito ucraino insieme all’elicottero Mi-8 che pilotava (formalmente va utilizzato il verbo «disertare», anche se in questo specifico caso non mi piace tanto). Inizialmente, la notizia della uccisione è stata diffusa da alcuni media-spazzatura (quelli di propaganda statale russa che si fingono europei), ma poi è stata confermata dai media locali più seri.
Ecco, ora non mi va di ridere della spiccata intelligenza alternativa che Kuzminov ha deciso di mostrarci andando in Spagna (uno degli stati europei più pieni di russi di varia «qualità») e invitando la propria ex fidanzata russa a visitarlo (ovviamente, facendolo da solo e con chissà quale mezzo digitale). Non è bello commentare in un momento del genere gli errori delle brave persone morte. Vorrei sottolineare solo che il momento della uccisione di Maxim Kuzminov è capitato nel momento storico più «adatto» di sempre. Gli europei minimamente portati alla visione globale degli eventi potrebbero logicamente giungere alla conclusione: gli agenti di Putin uccidono non solo sul territorio russo o ucraino.
Spero che questa osservazione – assolutamente non nuova – spinga qualcuno a prendere qualche decisione giusta.
L’archivio della rubrica «Russia»
Ieri Dmitry Peskov, il portavoce di Putin, nel corso di un briefing con la stampa ha risposto alla domanda sulla mancata (almeno per ora) consegna del corpo di Alexey Navalny ai suoi parenti:
«No, non è una questione che ci riguarda. Non ci occupiamo di questo caso. Non è una funzione dell’amministrazione presidenziale».
Sempre ieri – chissà perché ho deciso di aggiungerlo – Putin ha firmato un decreto che assegna al vice-capo del Servizio penitenziario federale Valery Boyarinev il nuovo (ovviamente più alto di quello precedente) grado di colonnello generale del Servizio interno.
Come abbiamo vito, effettivamente, – e letteralmente – hanno altro da fare…
È strano constatarlo (oppure non è strano? per ora non trovo una parola più adatta), ma per ora la situazione è la seguente: non hanno avuto paura di uccidere Alexey Navalny, ma hanno ancora paura di ammetterlo e stanno facendo delle mosse del tutto illogiche finalizzate all’oscuramento della uccisione.
Per esempio: avrebbero potuto diffondere subito le registrazioni video degli aiuti medici (le carceri sono videosorvegliate al 100%), ma non lo hanno fatto nemmeno oscurando quelle parti della inquadratura che potrebbe «compromettere il regime di sicurezza del carcere».
Oppure: stanno ancora nascondendo il corpo di Navalny, mentre a noi arrivano le notizie dei movimenti strani nella zona del carcere. Se Navalny fosse morto per il semplice fatto della salute compromessa delle condizioni carcerarie realmente pesanti, non ci sarebbe stato alcun motivo di nascondere il suo corpo: l’autopsia eseguita da qualsiasi medico di qualsiasi Stato avrebbe mostrato le cause di morte definibili naturali.
Ma noi vediamo quegli spostamenti strani.
Per esempio: solitamente a Salekhard (una delle città vicine al carcere) arrivano solo due voli da Mosca al giorno, ma un tassista locale ha riferito ai giornalisti che due voli sono atterrati all’aeroporto di Salekhard fuori programma la sera del 17 febbraio. «Aerei di piccole dimensioni. Il primo jet è atterrato intorno alle 18, accolto da veicoli del Comitato Investigativo. Il secondo è arrivato un’ora e mezza dopo».
Allo stesso tempo, i giornalisti sono riusciti a ottenere (non si può dire come) le immagini dalle telecamere posizionate lungo la strada tra Labytnangi (il villaggio di Kharp, dove si trova il carcere, è a circa 35 chilometri a nord-ovest di questa città) e Salekhard. Come spiegano i giornalisti, in inverno queste due città, che si trovano sulle sponde opposte del fiume Ob, sono collegate da una traversata di ghiaccio e, se si esclude un elicottero, questa è l’unica via d’uscita dal carcere. Intorno alla mezzanotte tra il 16 e il 17 febbraio, un corteo di auto si è presentato alla traversata: era composto da due auto della polizia stradale – una in testa e una in coda – una berlina grigia con targa civile e un minibus UAZ-452 con due strisce verdi (in questo modo vengono segnati i veicoli del Servizio penitenziario federale). Il convoglio viaggiava molto più lentamente degli altri veicoli alla traversata e, dopo aver attraversato il fiume, si è diretto verso Salekhard.
Per ora si dice che il corpo si trovi in una camera mortuaria di Salekhard, ma non si capisce proprio quali manipolazioni intendono fare. Ma a questo punto possiamo sospettare il perché.
La risposta di Alexei Navalny a una domanda del film del 2022 su cosa fare se venisse ucciso (con i sottotitoli in inglese):
E poi aggiungo una serie di brevi video da un mondo che potrebbe sembrarvi parallelo al vostro: come si comportano le cosiddette «forze dell’ordine» russe quando vedono le persone che manifestano il proprio disaccordo con il fatto di un omicidio. Se non capite il russo, non importa: dovrebbe essere sufficiente anche guardare: Continuare la lettura di questo post »
Io non posso credere alla versione ufficiale della propaganda statale russa secondo la quale Alexey Navalny sarebbe morto durante una passeggiata nel cortile del carcere. Non posso crederci per due motivi: uno logico e uno scientifico.
Dal punto di vista logico, è solo il secondo – e questa volta purtroppo riuscito – tentativo di eliminare un nemico personale di Putin. Lo hanno eliminato quando era indifeso nelle loro mani e quando loro stessi hanno perso totalmente la voglia di apparire almeno in parte normali. Non sappiamo ancora come è avvenuta tecnicamente l’uccisione di Navalny, ma già il semplice fatto della sua permanenza ormai pluriennale nelle condizioni non adatte alla vita è un tentativo di uccidere. Gli assassini sono dunque Putin e tutti i suoi collaboratori di vario rango.
Dal punto di vista scientifico, invece, preferisco consigliarvi il parere di un medico che commenta, professionalmente, la versione ufficiale della morte di Navalny. Per ora quel commento costituisce la nostra unica conoscenza concreta e credibile su quanto è accaduto. Lo spoiler: quella versione ufficiale è una minchiata stratosferica.
Sicuramente un giorno scopriremo tutta la verità. Proprio Alexey Navalny ci insegnava a cercarla senza arrendersi.
UPD: con alcune precisazioni che non cambiano il senso generale di quanto è scritto nell’articolo consigliato, quel commento è confermato dal medico con il quale ho già avuto il modo di parlare dell’argomento.
La Bloomberg (e non solo) scrive che Donald Trump, se dovesse vincere le elezioni presidenziali del novembre 2024 (secondo me, purtroppo, le vincerà), sta pensando di fare pressione sulla Russia e sull’Ucraina per costringere le parti a tornare ai colloqui di pace. Pure diversi politici e funzionari europei iniziano, periodicamente, parlare della «necessità di trattative».
A questo punto devo ricordare che le trattative riguardanti la guerra in Ucraina sono tecnicamente possibili solo su due argomenti:
1) entro quali termini temporali la Russia si ritira dal territorio ucraino e rimborsa tutti i danni materiali causati dalla guerra;
2) a costo di quali territori l’Ucraina si arrende alla Russia.
Su quali altri argomenti si potrebbe trattare? Il mio cervello difettoso non riesce a immaginarli.
La prima delle opzioni che ho elencato con una probabilità maggiore comporta la fine politica di Putin (o perché rimane senza le risorse per un po’ di tempo, o perché l’Occidente «chiede la sua testa» in cambio delle punizioni meno severe).
La seconda opzione con una certezza quasi assoluta comporta la ripresa della guerra dopo un periodo di tempo imprecisato, ma nemmeno tanto breve (anche perché il motivo reale della guerra attuale non è una pretesa territoriale di Putin).
Io non leggo i pensieri di Donald Trump (e di certi politici europei), ma penso di sapere quale dei due tipi di trattative intende.
La Bloomberg scrive, con riferimento ai documenti giudiziari depositati presso il Tribunale distrettuale di Manhattan, che il Dipartimento di Giustizia degli USA ha chiesto al tribunale l’autorizzazione a vendere il superyacht «Amadea», che apparterrebbe al senatore e miliardario russo Suleiman Kerimov. Lo yacht in questione è di 106 metri, ha il valore di 325 milioni di dollari ed è stato arrestato alle Fiji su richiesta degli USA nell’aprile del 2022 in seguito alle sanzioni imposte alla Russia dopo l’inizio della grande guerra in Ucraina. Le autorità statunitensi affermano di pagare 600.000 dollari al mese per la manutenzione dello yacht: questo importo comprende 360.000 dollari per pagare l’equipaggio, 75.000 dollari per il carburante dello yacht (presumo che nel caso di uno yacht fermo serva solo per la generazione della corrente elettrica) e 165.000 dollari per la manutenzione, il ritiro della spazzatura e altre spese.
Le autorità statunitensi sostengono, abbastanza logicamente, che le suddette spese dovrebbero essere sostenute da chi si dichiara il reale proprietario del bene arrestato (un altro personaggio russo sottoposto alle sanzioni). Mentre io posso suggerire una alternativa: può rivelarsi utile anche negli Stati europei, dove si trovano tanti altri beni russi arrestati. È vero che la responsabilità penale è personale, ma nel caso dei personaggi (e, spesso, enti) russi ritenuti responsabili della guerra in Ucraina si tratta evidentemente di una associazione a delinquere accumunata dello stesso crimine. Di conseguenza, si potrebbe ipotizzare un utilizzo utile e comprensibile (e tanto discusso da un po’ di tempo in Europa) degli utili generati dalle risorse finanziarie russe congelate. Legalmente sarà non meno facile del destinarle alla Ucraina o del trasformarle nell’utile di uno Stato occidentale, ma almeno permetterà evitare i costi della propria politica nei confronti del regime putiniano (ora non mi metto ad analizzare ancora una volta quanto sia efficace quella politica).
Sono proprio curioso di scoprire se qualcuno dimostri la stessa mia fantasia…
Da oltre un anno i vari personaggi russi che hanno combattuto nella guerra in Ucraina e per qualche motivo sono già tornati vivi nelle proprie città, vengono regolarmente invitati nelle scuole locali per raccontare agli scolari delle proprie «imprese eroiche». Non ho ancora scelto le parole pubblicabili per scrivere in dettaglio di questa «tradizione», dunque oggi vi racconto solo di un recente episodio
La settimana scorsa alcuni ex mercenari della CMP «Wagner» e i veterani dell’organizzazione «Combat Brotherhood» hanno tenuto una «lezione di coraggio» nella scuola n. 31 di Ulan-Ude (una città nella regione siberiana Buriazia) per gli alunni di varie età. In qualità del materiale illustrativo, alcuni di quei personaggi non solo erano mascherati (anche questo in realtà succede spesso), ma hanno pure portato una bandiera con la scritta «Niente di personale, siamo stati pagati. Il Gruppo Wagner».
A questo punto io ho voluto diventare, almeno per qualche secondo, un grande ottimista e formulare una idea: si potrebbe organizzare una bella raccolta fondi per permettere a quei personaggi e i loro numerosi colleghi di esercitare la professione amata in casa. La storia russa degli ultimi 107 anni insegna che per raggiungere il successo politico sarebbe sufficiente esercitarla nei pressi di qualche muro in mattoni rossi e pochi altri palazzi.
L’articolo che vi segnalo questo sabato formalmente parla del partito di estrema destra Alternativa per la Germania, i cui deputati hanno coordinato i testi dei loro discorsi con i responsabili della FSB e, su ordine di questi ultimi, hanno «fatto causa» al Governo per fermare gli aiuti militari all’Ucraina.
Dal punto di vista sostanziale, però, l’argomento dell’articolo è ancora più interessante. Infatti, il suddetto testo ci mostra che i membri della FSB – anche quelli che dovrebbero essere specializzati nel reclutamento di agenti o utili idioti nell’Occidente – in realtà sono convinti che tutto, qualsiasi cosa di questo mondo, può essere ottenuto con i soldi. Sono convinti di poter comprare anche delle cose tecnicamente impossibili (per esempio, a causa delle procedure adottate negli Stati europei). Mentre gli intermediari europei della FSB stessa utilizzano l’organizzazione per riuscire a fare un po’ di bella vita.
Insomma, per chi conosce poco i modi di fare della FSB potrebbe essere un articolo molto prezioso.
Ah, sì: si tratta di un articolo un po’ più esteso di quello analogo che è stato pubblicato da alcune fonti europee.
I residenti della regione russa Udmurtia la sera del 7 febbraio hanno pubblicato sui social delle registrazioni che mostrano alte fiamme di fuoco palesemente causate da una esplosione. Gli autori del video hanno ipotizzato che l’esplosione si sdia verificata sul poligono della fabbrica di Votkinskiy nel villaggio di Yagul, situata a 12 chilometri da Izhevsk. La fabbrica produce, tra le altre cose, anche delle attrezzature militari di vario genere.
L’amministrazione locale, però, ha dichiarato alle agenzie di stampa statali che si sarebbe trattato di un test di motori di una nave spaziale…
Guardiamo la foto ancora una volta…
Non so perché, ma a me viene la voglia di fare gli auguri a uno Stato confinante con la Russia per una ennesima operazione di successo…