L’archivio della rubrica «Nel mondo»

Ancora questo incontro

Rispondendo alle domande dopo il proprio discorso a Davos, il Presidente ucraino Vladimir Zelensky ha detto che il 23–24 gennaio negli Emirati Arabi Uniti ci sarà un incontro a tre tra le delegazioni americana, ucraina e russa. Secondo lui, i negoziatori statunitensi si recheranno a Mosca per discutere con Putin, ma prima hanno aspettato che finisca il suo incontro con Trump a Davos.
Il Financial Times, da parte sua, scrive che sono gli USA a insistere per il suddetto incontro trilaterale: l’Ucraina ha appoggiato la proposta, ma non è ancora chiaro se la Russia abbia accettato di partecipare ai negoziati.
A mio autorevolissimo parere, non c’è nulla da indovinare. L’incontro trilaterale prima o poi (non necessariamente oggi o domani) avrà luogo, e non sarà nemmeno l’unico nella storia. Ma Putin, secondo la sua consuetudine, invierà lì qualche personaggio losco che dirà cose senza senso e ripeterà ancora una volta le richieste irrealizzabili di Putin stesso. Mentre Putin condurrà una discussione seria (secondo lui) sul destino dell’Ucraina o con Trump o nella propria testa. Perché per lui gli ucraini non sono da considerare umani.
Penso che Zelensky capisca tutto questo molto meglio di noi, ma accetta l’idea dell’incontro trilaterale per mantenere normali relazioni con gli USA, dai quali dipende ancora gran parte dell’aiuto militare.
Ho scritto tutto questo e mi sono persino sorpreso: sono diventato il Capitan Ovvio di primo rango!


Quando arriva la diagnosi?

È veramente curioso quanto forte Trump desideri questo Premio Nobel per la Pace. Non riesce proprio a capire che le candidature al premio dovevano essere presentate entro il 31 gennaio, dunque che le candidature erano già state chiuse quando lui è appena diventato Presidente. Inoltre, non capisce perché i membri del comitato Nobel non possano fregarsene delle proprie regole e assegnare questo gingillo a lui, il grande Trump, che ha fermato 8 guerre (quali siano queste guerre è un grande segreto di Stato, ma lui ripete continuamente come un pappagallo la frase sulle otto guerre). Trump è convinto che gli dovrebbero assegnare tanti premi Nobel quanti sono i conflitti che ha fermato (secondo lui, ovviamente). Beh, è chiaro che questi norvegesi sono davvero delle persone meschine, perché avrebbero potuto assegnare il premio a Trump, ma non lo hanno fatto.
Inoltre, si dice che prima dell’assegnazione di questo sfortunato premio Trump avrebbe esercitato forti pressioni sui membri del Comitato Nobel, che hanno scelto il candidato al Premio Nobel per la Pace con molta cautela.
Trump, intanto, ha detto:

Per ogni guerra avrei dovuto ricevere il premio Nobel, ma non lo dico. Ho salvato milioni e milioni di persone. E non lasciate che nessuno vi dica che la Norvegia non controlla il processo decisionale, ok? È tutto in Norvegia. La Norvegia controlla le decisioni. Diranno: «Noi non c’entriamo niente». È semplicemente ridicolo. Hanno perso così tanto il loro prestigio. È per questo che ho così tanto rispetto per Maria per quello che ha fatto. Ha detto: «Non merito il premio Nobel. Lo merita lui». Quando l’ha ricevuto, hanno detto: «Wow, è incredibile». E io ho pensato: lo vincerà il presidente Trump. Il Presidente Trump se lo merita. Ha concluso otto guerre. Che bello, vero? È una brava donna.

A questo punto dico una cosa che fino a pochi mesi fa mi sarebbe sembrata incredibile: ho quasi la nostalgia per Biden di qualsiasi momento della sua presidenza, non solo dei primi circa due anni.


Si capisce a chi si sta rivolgendo

Ieri il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha commentato la situazione intorno alla Groenlandia, ricordando l’annessione della Crimea da parte della Russia e sottolineando che lì si è tenuto un referendum sull’adesione alla Federazione Russa. Ha pure dato un tono accademico al suo intervento, aggiungendo una citazione del presidente croato Zoran Milanović, secondo il quale «il futuro della Groenlandia può essere determinato solo dal popolo groenlandese stesso, in conformità con il diritto all’autodeterminazione garantito dalle leggi del Regno di Danimarca».
Ma il passaggio più importante del discorso di Lavrov è questo:

La Crimea è importante per la sicurezza della Federazione Russa quanto la Groenlandia lo è per gli Stati Uniti. Quando si giustificano gli eventi che stanno accadendo intorno alla Groenlandia con il fatto che sarà conquistata dalla Russia o dalla Cina… Non ci sono conferme in tal senso.

In generale, tutto ciò che Lavrov ha detto nel suo discorso sul fatto che «in Crimea la gente è andata al referendum dopo un colpo di Stato incostituzionale, quando i golpisti saliti al potere hanno dichiarato guerra alla lingua russa e hanno mandato dei militanti ad assaltare il Consiglio Supremo della Crimea» non ha alcun valore. Secondo gli stessi standard accademici, si tratta di «fluff». In realtà, il suo discorso contiene un messaggio breve e facile da capire anche per una persona poco intelligente: da tempo agiamo secondo gli stessi principi di Trump. Siamo dei vostri. Sosteneteci, grandi signori, o almeno non rompeteci le palle.
Questi sono gli obiettivi della «superpotenza» di cui Lavrov è ministro. E possono essere raggiunti solo con queste suppliche (questo fatto mi rallegra, poiché testimonia la debolezza dell’attuale regime russo).
P.S.: l’idea principale per cui è stato detto tutto può essere facilmente individuata anche nel discorso più stupido. Ad eccezione di un vero e proprio vomito verbale, che sulla pratica si verifica molto meno spesso di quanto si possa pensare.


Un grande esperto della pace

I Ministeri degli Esteri della Russia e della Bielorussia sostengono che Putin e Lukashenko sarebbero stati invitati al Consiglio di pace per Gaza «creato» da Trump (e che tendono ad accettare l’invito). In precedenza, la Casa Bianca aveva già annunciato che faranno parte del Consiglio anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio, l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Whitkoff, il genero del Presidente americano Jared Kushner e l’ex Primo Ministro britannico Tony Blair.
Sono sicuro al 99% che Putin sta già cercando quel miliardo di dollari che si dovrebbe pagare per diventare un membro permanete del Consiglio: in quel modo si compra una specie di certificato che gli permetterà di associare il proprio nome alla parola pace. Quel «certificato» sarà credibile più o meno quanto la medaglia Nobel per la pace è «di Trump», ma lui non ci pensa (proprio come Trump).
Tutti gli altri personaggi elencati, invece, non dovrebbero avere una somma del genere, dunque niente Consiglio a vita. Ma con o senza i soldi, non capisco proprio cosa c’entrano con la pace in Gaza (proprio come Putin).
Non capisco nemmeno cosa c’entra l’intero Consiglio con la presenza o l’assenza della pace, se per la pace si intende il fatto che Hamas sta già ricostruendo ora tutta la propria infrastruttura, a chi e perché andranno i miliardi raccolti da Trump, perché il Consiglio debba essere guidato da Trump anche dopo la fine del suo secondo mandato e tantissime altre cose. Sono troppe grandi domande, ci penserò in futuro.


La pubblicità di Orban

Il primo ministro ungherese e servo fedele di Putin Viktor Orbán ha pubblicato sul proprio Instagram un video elettorale di due minuti, diffuso pochi giorni prima in vista della campagna elettorale. Nel video viene espresso il sostegno da parte di una serie di conservatori europei e internazionali, tra cui il primo ministro italiano Giorgia Meloni, il suo vice Matteo Salvini, la leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen, la copresidente del partito Alternativa per la Germania (AfD) Alice Weidel e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Ho letto che alcuni di questi politici hanno già confermato che il loro sostegno a Orbán non è un fake.

La presenza nel video di Meloni e Netanyahu mi ha un po’ sorpreso… Soprattutto di Meloni, che da tempo poteva osservare da vicino il comportamento da gangster di Orbán nei confronti dell’UE. E se Meloni e Netanyahu non fossero stati nel video, lo si sarebbe potuto scambiare per una anti-pubblicità di ottima qualità, che Orbán ha ripubblicato semplicemente a causa della propria stupidità immensa.
P.S.: nel caso di Orbán si può tranquillamente dire che le elezioni vengono vinte da chi le gestisce.


Ancora TACO, come immaginavo

Sembra che tutto sia andato proprio come avevo ipotizzato: Trump ha dichiarato che in Iran non ci sono state uccisioni durante le proteste (in precedenza, secondo diverse fonti, si parlava di 12–20 mila morti) e che non sono previste esecuzioni capitali. Ciò significa che si può semplicemente «osservare il processo».
Insomma, conoscendo Trump, non era difficile immaginare un esito del genere. Nessun aiuto in vista, Trump ha di nuovo fatto TACO.
Non resta che augurare buona fortuna agli iraniani. Forse riusciranno almeno a rovesciare il loro governo cretino. Forse, almeno, al posto di un governo cretino non subentrerà qualche altra strana compagnia di personaggi dubbi. In ogni caso, la maggior parte del lavoro per cambiare il governo deve essere fatto dai cittadini stessi, senza contare sull’aiuto esterno di qualcuno.


Inverno a Kiev

Il sindaco Vitaly Klitschko ha dichiarato che a Kiev, a causa degli attacchi russi alle infrastrutture critiche e delle interruzioni di corrente su larga scala, si è verificata la situazione più difficile dall’inizio della guerra: con temperature che vanno dai −12 °C di giorno ai −18 °C di notte, dal 9 gennaio circa 400 grandi palazzi residenziali rimangono senza riscaldamento. Come potete immaginare, ciò non è avvenuto a causa di un guasto, ma in seguito al massiccio attacco della Russia nella notte tra l’8 e il 9 gennaio: metà dei condomini, circa seimila, sono rimasti senza riscaldamento.
Quindi è inutile che alcune persone accusino l’esercito di Putin di non aver ottenuto risultati significativi. In realtà, ha notevolmente aumentato l’efficacia nell’esecuzione dei compiti che gli sono stati assegnati. Da quasi quattro anni distrugge le infrastrutture civili dell’Ucraina, definendole obiettivi militari e, in particolare, cercando di lasciare il maggior numero possibile di persone senza riscaldamento in inverno, e ora lo fa sempre meglio (purtroppo, senza virgolette). Ancora un po’ e il «popolo fratello» (questa volta tra virgolette, purtroppo) proverà una tale gratitudine verso i soldati di Putin che, nel desiderio di «tornare al porto natale», scenderà in piazza per rovesciare l’attuale governo. Era questo il calcolo, no?


Secondo me, li fregherà

Ieri Trump, sul proprio social network, ha invitato i manifestanti iraniani a occupare gli edifici governativi e ha dichiarato che «gli aiuti sono già in arrivo»:

Iranian Patriots, KEEP PROTESTING – TAKE OVER YOUR INSTITUTIONS!!! Save the names of the killers and abusers. They will pay a big price. I have cancelled all meetings with Iranian Officials until the senseless killing of protesters STOPS. HELP IS ON ITS WAY. MIGA!!! PRESIDENT DONALD J. TRUMP

Sempre ieri, gli USA e le ambasciate di alcuni Paesi europei hanno invitato i propri cittadini a lasciare «immediatamente» l’Iran. Appelli del genere non si fanno senza un motivo valido, ma questa considerazione non annulla la mia principale preoccupazione: Trump ha dato una specie di illusione di speranza agli iraniani (supponiamo che qualcuno di loro sia riuscito ad aggirare il blocco di internet e a venire a conoscenza della sua dichiarazione), ma poi non intraprenderà nulla di serio. Per esempio, potrebbe semplicemente ordinare di sganciare solo qualche bomba o addirittura ripensarci e non fare nulla di serio, mentre in Iran, nel frattempo, sempre più persone si sono già coinvolte in una lotta aperta essendo incoraggiate da lui (e la quantità dei partecipanti non una garanzia del successo). E in caso di fallimento della rivolta, sarà proprio Trump il responsabile dei loro nuovi problemi (repressioni). Ma lui non lo capisce. E anche se lo capisse, non se ne preoccuperebbe proprio.
La preoccupazione che ho appena espresso si basa sul fatto che Trump, a differenza di alcuni precedenti Presidenti degli USA, non mi sembra proprio un combattente internazionale per la democratizzazione. Non si intromette negli affari degli altri Paesi per cambiare i regimi, ma cerca semplicemente di fare qualcosa in fretta per ottenere un vantaggio economico (come lo immagina lui). Mentre il lavoro lungo e difficile, qualsiasi esso sia, non solo quello di migliorare la vita in altri Paesi, non è proprio un «vizio» suo.


Oggi, il 12 gennaio 2026, è il giorno numero 1419 della guerra in Ucraina. Presumo che non tutti i miei lettori italiani se ne siano resi conto: purtroppo (o per la loro fortuna personale e temporanea) è in un certo senso normale.
Allo stesso tempo, è un numero ricordato e compreso benissimo dagli ucraini e dai russi.
Non c’è bisogno di spiegare perché è conosciuto bene agli ucraini: da 1419 giorni l’esercito di un pazzo maniaco li sta uccidendo (e ha già ucciso tanti di loro), sta distruggendo le loro città e i loro paesi, sta trasformando la loro vita in un inferno.
È un po’ meno facile – per un europeo medio di oggi – capire perché anche molti russi stanno contando i giorni di guerra. Li stanno contando perché un pazzo maniaco ha tentato – e, nelle menti di moltissime persone in giro per il mondo, ci è riuscito – di trasformarli in complici involontari dei propri crimini. Non importa che sei sempre stato contrario alla sua politica, che non lo hai mai votato, che hai sempre cercato di raccontare agli altri dei suoi lati negativi, che hai cercato di smascherare la sua propaganda, che sei contrario a questa sua guerra e cerchi di aiutare tutti coloro che sono stati colpiti dalla sua guerra: per qualcuno sei sempre un «russo, dunque putiniano e criminale». Sei costretto a combattere su due fronti e, in più, spesso ti chiedi «potevo fare qualcosa prima che iniziasse tutto questo? posso fare qualcosa ora per avvicinare la fine di tutto questo?». Beh, evidentemente bisogna affrontare queste cose con le proprie forze.
La cosa che volevo ricordare ai miei lettori italiani proprio oggi è il fatto – ben noto agli ucraini e ai russi – che il coinvolgimento dell’URSS alla Seconda guerra mondiale dalla parte del bene era durato 1418 giorni. Per 1418 giorni i sovietici – tra i quali c’erano tantissimi russi e ucraini – avevano combattuto contro la coalizione guidata dalla Germania dell’epoca. In 1418 giorni avevano vinto (assieme agli alleati occidentali, ovviamente) una guerra che era iniziata con l’invasione subita del 22 giugno 1941 e finita con l’ingresso a Berlino all’inizio di maggio 1945. Oggi, invece, il numero di quei giorni è stato superato. Da più giorni i militari e i criminali arruolati russi stanno distruggendo l’Ucraina, trovandosi di fatto dalla parte di quel male che nel 1945 avevano sconfitto assieme agli ucraini. Spesso ci stanno impiegando mesi o anni per conquistare paesini piccoli a poche decine di chilometri dal tradizionale confine russo, ma, allo stesso tempo, stanno colpendo un po’ tutto il territorio ucraino. Ed è una situazione stranissima che sta aggravando i conflitti interni nelle teste di tutti coloro che stanno contando i giorni.
Una situazione stranissima che non riesco ancora a esprimere bene con le parole. Non so quanto tempo impiegherò prima di formulare…


La lettura del sabato

L’articolo segnalato per questo sabato è dedicato alla carriera militare (e alla esperienza nei negoziati con Mosca) del tenente generale ucraino Kyrylo Budanov, il nuovo capo negoziatore ucraino.
Il predecessore di Kyrylo Budanov come capo di gabinetto del presidente Zelensky, Andriy Yermak, era conosciuto come la seconda persona più potente dell’Ucraina. Nonostante ciò, ha avuto molto meno successo in ambito diplomatico. I funzionari statunitensi di entrambi gli schieramenti politici erano stanchi di trattare con Yermak già molto prima della sua destituzione nel dicembre 2025. E i negoziati diretti tra l’Ucraina e la Russia si sono interrotti l’estate scorsa. Ora lo sostituisce Budanov, un esperto di spionaggio e, sicuramente, considerato come un personaggio serio almeno dagli americani. Boh, vedremo…