Ieri, il 10 marzo, l’esercito ucraino ha colpito con almeno un missile Storm Shadow la città russa di Brjansk. L’obiettivo dell’attacco era lo stabilimento «Kremniy El»: si tratta di una delle più grandi aziende di microelettronica della Russia, i cui prodotti sono utilizzati, in particolare, dall’industria militare.
Ecco, tale notizia va letta in un contesto ancora «più» internazionale del solito: anche se in Russia avevano già imparato da tempo a produrre i droni militari iraniani Shahed (utilizzati in un modo massiccio in Ucraina), da alcuni giorni sono costretti a contare solo sulle proprie forze (immaginate il perché). L’esercito ucraino, logicamente, aveva evidentemente pensato di sfruttare la situazione creatasi. Se dovesse essere vero, hanno fatto più che benissimo.
L’archivio della rubrica «Nel mondo»
Ieri, il 9 marzo, le agenzie iraniane hanno annunciato che Mojtaba Khamenei (il secondo figlio di Ali Khamenei) è diventato il nuovo leader supremo. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica gli ha giurato fedeltà, mentre il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito la nomina di Mojtaba Khamenei «una manifestazione del desiderio della nazione islamica di rafforzare l’unità nazionale».
Non so quanto durerà ora il resto della sua vita terrena, ma vedo che la sua nomina ad alta carica è una grande barzelletta a più strati.
In primo luogo, solo l’altro ieri si pensava di tenere segreto il nome del nuovo leader supremo dell’Ayatollah (per motivi di sicurezza). Ma come può un’autorità religiosa essere segreta?
In secondo luogo, Donald Trump aveva precedentemente dichiarato di voler partecipare personalmente alla scelta del nuovo leader supremo dell’Iran. Quindi Trump si riconosce come musulmano, ayatollah o addirittura Allah?
In terzo luogo, ieri abbiamo scoperto che la leadership spirituale può essere ereditaria (in realtà questo dimostra che i leader iraniani non sono poi così fanatici religiosi, poiché non sono proprio estranei al desiderio di potere temporale).
In quarto luogo, tutti hanno compreso un concetto molto complesso: se non si sa chi eliminare, allora verranno eliminati tutti. Ciò significa che come leader pubblico è meglio scegliere qualcuno che non dispiace sacrificare ai missili americani… Oh, ma Mojtaba Khamenei lo ha già capito?
Il giovedì 5 marzo le autorità ungheresi hanno arrestato sette addetti al trasporto valori della banca Oschadbank che trasportavano denaro e oggetti di valore attraverso il territorio ungherese. Le autorità ungheresi hanno chiesto spiegazioni all’Ucraina e hanno ipotizzato che potesse trattarsi di «denaro della mafia militare ucraina». Kiev ha definito l’accaduto «un sequestro di ostaggi» e ha raccomandato agli ucraini di non recarsi in Ungheria. Gli incassatori arrestati sono stati rilasciati il 6 marzo e sono tornati in Ucraina.
Ieri, l’8 marzo, il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sibiga ha chiesto alla Ungheria di restituire due furgoni portavalori della banca ucraina Oschadbank, nonché gli oggetti di valore sequestrati agli incassatori ucraini. Si tratta di 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro e nove chilogrammi d’oro che si trovavano nei furgoni. Ecco la foto ufficialmente diffusa:

Nel 2026 a qualcuno potrebbe sembrare strano che i soldi vengano trasportati in questo modo (potrebbero sembrare degli oggetti da film di un determinato genere), ma in realtà, finché i soldi contanti esistono nella natura, in qualche modo vanno trasportati. Quello che sorprende di più, è la serietà delle autorità ungheresi: conoscendo la fama di cui «vanta» il premier ungherese nei confronti della Ucraina, avrebbero dovuto preparare un po’ meglio l’aspetto pubblico della operazione. Per non apparire dei semplici ladri (nel contesto politico attuale anche un minimo dubbio fa pensare a quella opzione), avrebbero dovuto preparare delle prove molto serie a favore della tesi del «denaro della mafia militare ucraina».
Boh, proviamo ad aspettare.
Dopo il rapimento di Nicolas Maduro e l’eliminazione fisica di Ali Khamenei, qualcuno potrebbe veramente avere l’impressione più o meno logica che Donald Trump abbia iniziato a eliminare con la forza i leader dei Paesi che non gli piacciono. E che qualcuno, per esempio Vladimir Putin, dovrebbe iniziare a preoccuparsi della propria sicurezza ancora più del solito (anche se sembra impossibile). Ho un’opinione abbastanza chiara e argomentata su quanto sopra, ma di sabato solitamente vi consiglio articoli intelligenti scritti da persone intelligenti. Quindi ecco il link. Leggetelo e diventate ancora più intelligenti di quanto non siate già.
L’agenzia ucraina UNIAN riporta: il 5 marzo, durante un incontro con i giornalisti, Zelensky ha dichiarato che potrebbe fornire alle forze armate ucraine l’indirizzo di «una persona nell’Unione Europea» che sta bloccando gli aiuti europei all’Ucraina.
Speriamo che una sola persona nell’Unione Europea non blocchi 90 miliardi o la prima tranche di 90 miliardi e che i soldati ucraini abbiano le armi, altrimenti daremo l’indirizzo di questa persona alle nostre forze armate, che lo chiamino e comunichino con lui nella sua lingua. […] Comprendiamo che non abbiamo alternative a questi soldi. Comprendiamo che questi soldi sono bloccati da una sola persona. Ufficialmente non ci sono segreti.
L’agenzia ha ipotizzato che Zelenskyy si riferisse al primo ministro ungherese Viktor Orbán.
Per me sarebbe stato molto più interessante leggere quali altre ipotesi potesse avanzare l’UNIAN…
Ma parliamo seriamente: per ora le parole di Zelensky sembrano una misura proporzionata, non una terribile minaccia militare. Mentre l’Ucraina resiste all’aggressione militare e l’UE concorda molto lentamente almeno un minimo di aiuto, «una persona nell’Unione Europea» agisce attivamente e senza nascondersi dalla parte dell’aggressore. Zelensky, i militari ucraini e tutti gli altri hanno motivi logici per considerare «una persona nell’Unione Europea» un nemico. Addirittura un nemico bellico. Non esiste una risposta univoca su cosa sia «lecito» e cosa sia «illecito» fare con nemici del genere secondo le regole.
All’inizio ho pensato che fosse uno strano scherzo giornalistico. Ma lo hanno detto veramente!
Insomma, il giorno dell’inizio della nuova operazione in Iran (2 marzo), Trump e Hegseth hanno rilasciato dichiarazioni che mi suonavano molto familiari.
Hegseth: «Non siamo stati noi a iniziare questa guerra, ma con il presidente Trump la stiamo finendo».
Trump: «La grande ondata non è ancora arrivata. La grande ondata arriverà presto».
Tutto questo ricorda le parole di Putin, il quale nel luglio 2022 ha dichiarato che la Russia non aveva ancora intrapreso azioni serie in Ucraina («non abbiamo ancora iniziato niente», ripeteva cento volte al giorno la propaganda del Cremlino, finché l’avanzata molto lenta sul fronte non è diventata evidente a tutti), e nel settembre 2023 ha detto «Ho detto più volte che non abbiamo iniziato… la guerra in Ucraina. Al contrario, stiamo cercando di finirla» (l’espressione «la Russia non inizia le guerre, le finisce» era fino a poco tempo fa una delle preferite dalla propaganda del Cremlino).
Sulla base di tutto ciò, possiamo pensare che Trump sia veramente «l’agente Krasnov»? No, non è sufficiente. Semplicemente Trump e Hegseth sono le vittime più alte della propaganda del Cremlino tra quelle che abbiamo visto finora. Perché hanno cercato troppo a lungo e con troppa insistenza di stabilire un buon rapporto con Putin: di conseguenza, hanno per forza memorizzato (involontariamente) una parte del suo lessico politico.
Ieri Macron ha dichiarato che la Francia aumenterà il proprio arsenale nucleare, poiché i conflitti in tutto il mondo stanno diventando più intensi, coinvolgono Paesi che possiedono armi nucleari e quindi aumentano i rischi che questi superino il vincolo dell’uso del nucleare. La Francia, in particolare, inizierà la costruzione di un nuovo sottomarino su cui installerà missili balistici, aumenterà il numero di testate nucleari e non renderà più conto delle dimensioni del proprio arsenale.
Indipendentemente dal fatto che sia realizzabile questo piano e dal nostro atteggiamento nei suoi confronti, la dichiarazione di Macron è del tutto logica. Molti anni fa, nel corso di una delle lezioni, il mio professore di relazioni internazionali affermò che «la bomba atomica è una garanzia di pace». E per quasi vent’anni sono stato sostanzialmente d’accordo con questa idea. Poi la pratica ha dimostrato che in realtà la funzione principale della bomba atomica è quella di garantire l’impunità all’aggressore, mentre la funzione secondaria è quella di garantire la sicurezza a chi possiede questa stessa bomba senza aggredire in alcun modo gli altri. Macron ha logicamente ipotizzato che verificare l’efficacia della funzione secondaria sia meglio che stare semplicemente ad aspettare grandi problemi militari. Non posso criticarlo per questo.
Da quale proprietario della bomba atomica ci si aspettano problemi? Per ora, da un proprietario particolarmente irascibile. C’è, è vero, un altro candidato irascibile alla proprietà della bomba atomica, ma spero tanto che almeno questa volta venga neutralizzato (e non come l’anno scorso). Lo spero anche se Trump potrebbe decidere di nuovo di interrompere rapidamente tutte le azioni e, senza attendere risultati concreti, dichiararsi vincitore.
L’altro ieri Putin ha inviato un telegramma al presidente iraniano Pezeshkian (quello che per qualche motivo è stato lasciato in vita):
Egregio Signor Presidente,
Le porgo le mie più sentite condoglianze per l’assassinio del leader supremo della Repubblica Islamica dell’Iran, Seyyed Ali Khamenei, e dei membri della sua famiglia, compiuto con cinica violazione di tutte le norme della morale umana e del diritto internazionale.
Nel nostro Paese l’Ayatollah Khamenei sarà ricordato come un eminente statista che ha dato un enorme contributo personale allo sviluppo delle relazioni amichevoli tra Russia e Iran, portandole al livello di un partenariato strategico globale.
Chiedo di trasmettere le più sincere condoglianze e il sostegno ai familiari e ai parenti del Leader Supremo, al governo e a tutto il popolo iraniano.
Se non notate nulla di strano, vi suggerisco io: mancano le varie parole riguardanti «alleato strategico», «saremo al vostro fianco», «non lo permetteremo a nessuno», «il vostro popolo fratello non deve avere dubbi», «mobiliteremo tutte le nostre risorse», «insieme siamo forti» etc.
Sarebbe stato logico aspettare almeno le parole di rassicurazione a un regime «fratello», a un regime simile nel suo rapporto con i valori umani in generale e alleato nella guerra in Ucraina (perché fornitore di droni) in particolare. Ma nulla.
L’alleanza con la Russia putiniana non vale più nulla: guardate il destino della Siria, del Venezuela, di Cuba e ora dell’Iran. Non vale anche perché Putin ha speso tutte le sue risorse proprio in Ucraina, nessun dittatore del mondo può più contare su di lui.
Proletari di tutto il mondo Popoli oppressi di tutto il mondo, ringraziate gli ucraini!
Il media «Mediazona», in collaborazione con il servizio russo della BBC e un team di volontari, tiene un elenco nominativo dei militari russi uccisi nella guerra in Ucraina: attualmente l’elenco conta più di 200 mila persone. In occasione del quarto anniversario della guerra, la maggior parte dei nomi (quasi 182 mila) è stata riportata su una mappa della Russia.
Anche se non avete nessuno da cercare nell’elenco dei caduti, provate a guardare la mappa: in qualità di infografica è veramente una opera impressionante. Ricordiamoci che ognuno di quei punti sulla mappa è andato a uccidere gli ucraini perché non ha trovato il modo di dimettersi dall’esercito, non ha voluto nascondersi dalla mobilitazione o ha firmato un contratto con il Ministero della «Difesa» russo per guadagnare un sacco di soldi. Sì, questa è la mappa dei luoghi di nascita degli assassini uccisi: ognuno di loro aveva la possibilità di salvare la propria vita e quella degli altri (anche se a volte pagando un prezzo alto), ma non ne ha approfittato.
Insomma, una mappa impressionante.
Leggo che l’anno scorso la Russia ha aumentato di 10 volte le importazioni di fibra ottica e ha acquistato il 10,5% di tutta la fibra ottica prodotta nel mondo. In termini assoluti, nel 2025 la Russia ha utilizzato 60 milioni di km di fibra ottica. A fronte della crescente domanda, i prezzi della fibra ottica sul mercato cinese sono aumentati: se all’inizio dello scorso anno la fibra G.652D, utilizzata nei cavi degli operatori di telecomunicazioni, costava 16 yuan (2,34 dollari USA) al chilometro, a gennaio di quest’anno il prezzo era già salito a 40 yuan (5,84 dollari USA) al chilometro. Gli operatori di mercato hanno confermato che dall’inizio dell’anno i fornitori cinesi hanno aumentato i prezzi per gli acquirenti russi di 2,5-4 volte. L’esercito russo utilizza la fibra ottica per il controllo dei droni. Secondo i dati dell’aprile dello scorso anno, la Russia produceva circa 50.000 droni al mese utilizzando la fibra ottica.
Allo stesso tempo, la carenza di fibra ottica si osserva non solo in Russia, ma in tutto il mondo, e ciò è dovuto al boom dell’intelligenza artificiale.
Dato che ora conosciamo uno dei motivi per i quali aumentano i costi dello sviluppo e della diffusione dell’AI, non dimentichiamocelo fino al momento in cui il nostro chatbot preferito inizia a infioccare la pubblicità più o meno evidente nelle proprie risposte alle nostre domande (per ora tale «innovazione» viene testata solo negli USA). Sapremo chi «ringraziare» per l’arrivo un po’ meno tardivo di tale evento economicamente inevitabile.



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