Mi sono perso un anniversario importantissimo: il 15 gennaio la Wikipedia ha compiuto 25 anni!
Tra parentesi: (voi conoscete la Wikipedia da 25 anni? Io, usando l’internet quotidianamente a partire dal 1998, sono sicuro di conoscerla da circa vent’anni, non di più…)
In occasione del suo 25° anniversario, la Wikimedia Foundation ha condiviso con la rivista Popular Science l’elenco degli argomenti più popolari su Wikipedia dal 2008, poiché non dispone di statistiche per gli anni precedenti. È emerso che la pagina più visitata (quasi 650 milioni di visualizzazioni) in tutto questo tempo è stata l’articolo sui personaggi famosi deceduti, suddivisi per anno. Al secondo e terzo posto si trovano rispettivamente i testi sugli Stati Uniti e su Donald Trump, ma ciascuno di essi è stato visitato quasi la metà delle volte in meno. Nella top five figurano anche articoli sulla regina Elisabetta II (253 milioni di visualizzazioni) e sull’India (210 milioni). Il calciatore Cristiano Ronaldo (209 milioni) è stato il più popolare tra gli sportivi, Michael Jackson (168 milioni) tra i musicisti.
In un rapporto separato su Wikipedia in lingua inglese per il 2025, i rappresentanti della Wikimedia Foundation sottolineano che l’elenco delle celebrità decedute non è mai sceso al di sotto del terzo posto nelle statistiche. Tuttavia, questa volta l’articolo ha ceduto il primato al testo sull’attivista americano Charlie Kirk, ucciso a settembre. Inoltre, il 43% degli utenti che si sono interessati a lui non proveniva dagli Stati Uniti.
Insomma, io mi sento un utente atipico della Wikipedia: la consulto regolarmente in varie lingue (per poi controllare e approfondire le cose lette), ma non sono il lettore degli articoli più popolari. Però, nonostante tutti i difetti della Wikipedia, la considero uno strumento utile, importante e in una continua evoluzione positiva, uno degli strumenti più belli di tutta la storia dell’internet.
Auguri!
L’archivio della rubrica «Internet»
Il nuovo paragrafo di Inerario (§ 41) è dedicato al motivo per il quale da alcuni siti web – forse anche dal vostro! – non si riesce a scaricare i file nonostante la loro presenza «fisica» sul server. Nei limiti del possibile sono elencate anche le soluzioni del problema.
Il paragrafo è stato pensato per tutti coloro che si occupano della amministrazione, creazione e manutenzione dei siti web, comprese le persone meno esperte negli aspetti tecnici.
https://eugigufo.net/it/inerario/paragrafo41/

Dopo lunghi mesi (o forse anni) di ricerche, ho finalmente trovato una soluzione efficace al problema che mi dava tanto fastidio.
Come vi sarete accorti anche voi, già da parecchio tempo su YouTube ci sono dei video il cui audio viene automaticamente tradotto nella lingua dello Stato dal quale state guardando. Non solo tradotto, ma pure «doppiato» con una voce palesemente non umana che non c’entra un tubo con il modo di parlare originariamente presente nel video. Si tratta di una situazione che mi da tanto fastidio nel caso dei video girati nelle lingue che conosco bene: perché YouTube non permette di disattivare quella traduzione! Eppure, io conosco la lingua originale del 99% dei video che solitamente mi capita di vedere su YouTube…
La soluzione che ho trovato è il plugin «YouTube Anti Translate» per browser. Io, personalmente, utilizzo la versione per il FireFox (il mio browser preferito) e ne sono contentissimo.
Ho visto che esiste pure la versione per il Chrome, ma non so dirvi se funziona altrettanto bene: provate voi.
Per gli altri browser, qualora dovreste averne bisogno, provate a cercare voi: il mio obiettivo era quello di comunicarvi la grande notizia della soluzione tecnicamente possibile.
Grazie a me!
O come si dice?.. Insomma, uno degli ultimi cervelli rallentati che non avevano ancora imparato a usare i portafogli crittografici ero io. Ma da alcuni giorni non lo sono più: finalmente ho capito tutte le funzionalità minime necessarie del Binance! (No, non avevo e non ho bisogno di trasferire grandi somme attraverso la barriera delle sanzioni anti-guerra, mentre quelle piccole o medie possono essere facilmente trasferite con altri metodi; inoltre non ho intenzione di giocare sulle borse di criptovalute).
E con Binance in realtà è tutto molto più semplice di quanto sembri ad alcuni dei miei amici, conoscenti e parenti non molto esperti di computer (o semplicemente anziani). In circa un mese di pigro / rilassato navigare serale nei numerosi menu, ho capito quasi tutto e ho chiarito i dettagli rimanenti con l’aiuto dell’AI. Avrei potuto, naturalmente, fare il contrario, ma per ottenere proprio la comprensione (e non le informazioni) è importante prima lavorare con la propria testa, senza suggerimenti dalla fine del manuale.
L’unica procedura che mi ha fatto ricordare molte parole brutte è stata la verifica iniziale dell’identità. Ma, fortunatamente, la mia tenacia e la varietà di opzioni disponibili mi hanno aiutato a superare anche l’incapacità del sito di credere fin da subito all’esistenza del mio indirizzo fisico (e di leggerlo nei documenti).
Se ci sono riuscito io, ci riuscirete anche voi.
P.S.: però c’è una cosa che non ho capito su Binance. Perché non permette di copiare i codici QR con gli indirizzi dei portafogli? Nella vita reale sono spesso molto utili per raccogliere donazioni (una cosa molto popolare su Internet). Quindi bisogna generarli da soli tramite servizi esterni. Per i bitcoin il risultato è questo:

Mentre, per esempio, per l’USDT (TRC 20) il risultato è questo:

Per il resto, Binance è uno strumento normale, che si può usare.
È una storia veramente interessante! Su X / Twitter hanno iniziato a indicare, nel profilo, in quale Stato risiede il relativo utente. Questo ha comportato alcune rivelazioni curiose, segnalate da un popolare blogger, Dr. Eli David. Egli era principalmente interessato a tutti i tipi di gazani che soffrono la fame, il freddo e le azioni dell’esercito israeliano, ma ha anche prestato attenzione a tutti i tipi di fanatici sostenitori del MAGA e ai «nativi americani».
I risultati della sua ricerca sono sorprendenti? Ovviamente no:

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Uno studio condotto dal quotidiano The Washington Post, basato sulla analisi di 47.000 dialoghi pubblici, ha rivelato un’importante caratteristica del comportamento di ChatGPT: il chatbot inizia le sue risposte con «sì» o «giusto» in quasi 17.500 casi, ovvero 10 volte più spesso che con obiezioni o negazioni. Come sottolineano gli autori dello studio, tale comportamento crea per gli utenti una «camera dell’eco» personalizzata, in cui l’intelligenza artificiale sostiene qualsiasi punto di vista del proprietario, comprese le teorie complottistiche, e riconosce come reale le informazioni false.
In generale, secondo le mie osservazioni, qualsiasi AI è un perfetto psicologo classico: tutti i modelli di AI che conosco sono addestrati in modo tale da fornire risposte il più possibile politicamente corrette e censurate. Da un lato, non violano alcuna regola scritta o non scritta, dall’altro cercano di non offendere l’utente. Per questo motivo, con l’aiuto di qualsiasi AI è molto difficile creare qualcosa di veramente originale, divertente e nuovo: bisogna cercare continuamente di superarla in astuzia e in qualche modo costringerla a violare almeno una regola interna. Inoltre, è molto difficile cambiare radicalmente la propria visione del mondo con l’aiuto dell’AI: sempre per gli stessi motivi.
Ma il vero problema è che la maggior parte delle persone non ha alcuna intenzione di cambiare la propria visione del mondo. Queste persone non sospettano nemmeno che la loro visione del mondo abbia bisogno di cambiamenti. Ecco perché quasi tutte le loro domande sono formulate in modo tale che sia più facile rispondere «sì, e non rompermi più» piuttosto che «no». E l’AI sa che non si può offendere l’utente!
Quando è iniziato il boom dell’uso di Chat-GPT, ho sperato che le persone avrebbero finalmente iniziato a imparare a esprimere chiaramente i propri pensieri, risparmiando il numero di prompt gratuiti. Ora spero anche che le persone imparino a formulare correttamente le domande: in modo che siano mirate all’ottenimento di nuove informazioni e non alla conferma della propria ragione.
Ma qualcosa mi dice che spero invano. E il motivo non è un presunto problema di nessuna delle AI esistenti.
I ricercatori della società di sicurezza informatica Infoblox, che hanno collaborato con l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), riferiscono che il browser Universe Browser, pubblicizzato come «il più veloce» e che promette protezione dalle fughe di dati, in realtà reindirizza tutto il traffico internet attraverso server in Cina e installa segretamente programmi che funzionano in background. Il browser è collegato a siti cinesi di casinò online e, presumibilmente, è stato scaricato milioni di volte dagli utenti.
Si tratta certamente di una scoperta interessante, ma dalla ricerca non mi è chiaro un fatto fondamentale, senza il quale leggere il resto del testo diventa un’attività assolutamente priva di senso. Voglio dire: come hanno fatto i ricercatori del Infoblox e dell’UNODC a venire a conoscenza dell’esistenza del browser «più veloce» e protetto Universe Browser? Io, per esempio, non ne ho mai sentito parlare in vita mia e mi sembra di non averlo mai incontrato in nessuna statistica online: né nei dati di traffico del mio sito, né nelle varie classifiche dei browser. Se questo browser è veramente così sconosciuto, perché preoccuparsi della sua sicurezza a un livello così alto?
O forse viene utilizzato solo in Asia? Altrimenti, quei «milioni di utenti» sarebbero apparsi in qualche modo all’orizzonte delle mie conoscenze digitali…
E voi, cari lettori, utilizzate solo software di provenienza nota o consigliato da persone competenti. Non fatevi ingannare dalla pubblicità del tipo «noi ci definiamo da soli i migliori».
I ricercatori dell’Università del Michigan e dell’Università della California a Davis hanno analizzato la cronologia dei browser di 954 persone per tre mesi e sono giunti alla conclusione che le persone utilizzano l’intelligenza artificiale molto meno spesso di quanto si pensi: in media, i servizi di AI rappresentano solo l’1% dell’attività web degli studenti e lo 0,44% dell’attività degli utenti dell’internet comuni. La maggior parte delle persone non utilizza quasi mai l’intelligenza artificiale, mentre solo un piccolo gruppo di utenti mostra un’attività elevata. L’AI è utilizzata più attivamente dalle persone con i cosiddetti tratti oscuri della personalità: machiavellismo, narcisismo e psicopatia.
Un gruppo di 954 persone non è molto grande, ma voi provate comunque a osservare il vostro rapporto con l’AI, non si sa mai. Io conosco alcune persone che si rivolgono al ChatGPT per qualsiasi cosa, anche per le domande più semplici, e ora ho un po’ paura di loro.
Io, personalmente, uso l’AI abbastanza attivamente, ma non come sostituto delle «tradizionali» fonti di informazione online: nel 90% dei casi gli affido lavori noiosi o compiti che non sono in grado di svolgere con le proprie forze (per esempio, non so disegnare, ma ho regolarmente bisogno di illustrazioni originali di vario tipo). Quindi mi sento solo una persona normalmente pigra.
Oggi, con una singola e semplice immagine, vi semplifico notevolmente la vita lavorativa e, se ce l’avete ancora, pure quella accademica. Ecco la lista di 72 servizi AI per qualsiasi attività: chatbot, generazione di immagini e video, scrittura, presentazioni, ricerca, codifica e altro ancora:

Scommetto che la maggioranza delle persone «normali» utilizza al massimo tre o quattro AI più noti della lista appena riportata. Ma l’AI è uno strumento. Lo strumento deve essere adeguato al lavoro che si intende fare.
È arrivato il fine settimana e quindi io sono arrivato a leggere l’"inchiesta" di «Important Stories» sui presunti legami del Telegram con il FSB. Sono sicuro che avete almeno sentito parlare di questo testo.
Secondo la mia impressione personale, l’indagine si è rivelata piuttosto fiacca e poco convincente. Nel senso che avevamo motivi per sospettare del Telegram in generale e di Pavel Durov in particolare anche prima di questa pubblicazione, mentre la nuova indagine non aggiunge nulla di nuovo ai nostri sospetti. Non conferma, non confuta e non fornisce nuovi fatti importanti. Non risponde nemmeno alla domanda più semplice e logica: «perché il FSB è così pigro e scarso nell’utilizzare questa fonte di informazioni?» (gli avvocati russi dicono da tempo che la utilizza contro le proprie vittime russe, ma io non osservo un vero uso di massa).
«Important Stories» è un media buono e serio, mentre Pavel Durov potrebbe effettivamente avere dei legami con il FSB. Ma tutto questo non può essere detto sulla base del testo menzionato sopra.
Ma voi, comunque, leggete l’articolo per essere più informati.
P.S.: ovunque viviate e qualsiasi cosa facciate in questa vita, siate mentalmente preparati al fatto che qualsiasi vostra corrispondenza (in qualsiasi messenger) possa prima o poi finire nelle mani altrui.



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