Il media LRT, citando il Servizio di protezione delle frontiere statali della Lituania, riferisce che le guardie di frontiera lituane hanno scoperto, nel sud-est del Paese, un tunnel sotterraneo proveniente dalla Bielorussia. Secondo quanto riportato da LRT, il tunnel, del diametro di circa un metro, non aveva un’uscita sul territorio lituano. È stato individuato grazie alle vibrazioni del terreno rilevate dalle guardie di frontiera, che indicavano la possibile scavo di un passaggio sotterraneo. Le autorità locali ipotizzano che il tunnel fosse destinato al traffico illegale di cittadini stranieri verso il territorio lituano.
Il capo del Servizio di protezione delle frontiere della Lituania, Rustamas Liubaevas, ha aggiunto che le guardie di frontiera hanno individuato altre «decine di luoghi» in cui potrebbero trovarsi passaggi sotterranei simili. Ha inoltre sottolineato che le autorità bielorusse potrebbero essere coinvolte nella costruzione dei tunnel.
L’osservazione «le autorità bielorusse potrebbero essere coinvolte» è una evidente battuta che possiamo anche trascurare (il Capitan Ovvio ha invece chiesto di ricordare una opera del genere è veramente poco probabile senza un qualche coinvolgimento delle suddette autorità).
Passiamo dunque alla interpretazione della scoperta che io ritengo non meno probabile di quella citata sopra: decine di tunnel come quello scoperto potrebbero essere utilissimi per il contrabbando di beni russi soggetti alle sanzioni europee e di beni occidentali soggetti alle sanzioni sempre occidentali. Il regime di Lukashenko si trova incostanti difficoltà economiche e a partire dal 2014 guadagna bene importando in Russia una infinità di cose legalmente proibite (arrivando all’assurdo: per esempio, spaccia i frutti esotici per prodotti bielorussi). Si tratta di una attività economica sicuramente nota anche alle autorità lituane, le quali, però, però qualche motivo hanno deciso di non menzionarla nella occasione di cui sopra.
Il campione del mondo del 2006, il famoso calciatore italiano Andrea Pirlo, ha dichiarato di non essere più un candidato alla carica di commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio. Ciò è avvenuto dopo che, nel fine settimana, i media italiani hanno iniziato a riportare con insistenza la notizia secondo cui Pirlo avrebbe un contratto, a partire dall’ottobre 2025, con la società di scommesse russa «Fonbet», che è apparso più volte nelle sue campagne pubblicitarie e che nel maggio del 2026 si è recato (insieme a un altro ex calciatore della Nazionale italiana, Marco Materazzi) a Mosca, dove ha partecipato a una partita di gala, ha tenuto una sessione di autografi e ha interagito con i tifosi. Inoltre, ha recitato in un video per la canzone «Ой, что ни вечер, то футбол» («Oi, ogni sera è calcio»), che è stato trasmesso intensamente durante le partite dei Mondiali del 2026 sul canale sportivo russo «Match TV».
Andrea Pirlo, da parte sua, afferma che «la collaborazione professionale, finita al centro di un recente scandalo, è nata nel contesto della mia carriera negli Emirati Arabi Uniti e ha carattere esclusivamente commerciale e sportivo».
Immagino che anche un ex calciatore sia in grado di comprendere una semplice verità: bisogna leggere i contratti che si firmano. Firmare significa averne compreso il contenuto, il significato e le conseguenze, e aver accettato tutto ciò. Se hai firmato, ti è piaciuto tutto ciò che c’era scritto.
L’attuale tradizione di esprimersi in un modo politicamente corretto non mi permette di scherzare, nemmeno nel contesto di quanto sopra esposto, sul cognome del famoso ex calciatore. Ma, per pura logica, si meriterebbe pienamente questa battuta.
Il Presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, durante i colloqui con Putin del 25 luglio nella città russa di Omsk, ha invitato a «congelare» la guerra tra Russia e Ucraina. Secondo Tokayev, gli «giungono molti segnali» dagli Stati Uniti e dall’Europa riguardo alla «situazione di conflitto» tra Russia e Ucraina. In particolare, ha detto:
Non si tratta di una guerra civile. Abbiamo sempre nutrito rispetto per il popolo ucraino, per la sua cultura e per la sua lingua, e riteniamo che la natura di questo conflitto non sia del tutto chiara per molti, noi compresi. Supponiamo che ci fosse un conflitto, compreso un conflitto congelato tra Azerbaigian e Armenia: in quel caso, l’essenza e l’origine di quel conflitto erano per noi del tutto chiare. Risalivano alle profondità della storia. Ma in questo caso è molto difficile da comprendere.
[…]
È solo la mia modesta opinione, visto che mi è stato chiesto un parere. Forse sarebbe il caso di congelare questo conflitto e tornare alla Formula di Istanbul 2.0, dato che in quel contesto erano stati raggiunti risultati significativi. Naturalmente, sotto la garanzia delle grandi potenze, compresa la Russia, per proseguire poi verso la tanto attesa pace.
Visto mi sono impegnato a tradurre dal russo, ora traduco anche dal diplomatico asiatico:
Putin, hai rotto i coglioni un po’ a tutti con questa guerra che dopo quattro anni e mezzo non riesci ancora a giustificare nemmeno tu. È proprio l’ora di smettere.
Finalmente almeno una persona lo ha detto a Putin direttamente e pubblicamente. Grande Tokayev!
Il 25 luglio hanno rifatto la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca (se vi ricordate, quella del 25 aprile era stata interrotta da una sparatoria). Per me, l’esempio più interessante dello «humor» di Trump in realtà è stato questo:
E non l’ennesima battuta sulle «tre vittorie» alle elezioni.
L’8 luglio è morta, dopo una lunga malattia, la cantante britannica Bonnie Tyler. Non ero un suo grande fan (anche a causa dei generi musicali nei quali era prevalentemente impegnata), ma capisco che lei ha lasciato una impronta visibile (udibile?) nella storia della musicale. Di conseguenza, ho pensato di dedicarle un post musicale commemorativo.
La canzone più nota di Bonnie Tyler è, probabilmente, la «Total Eclipse of the Heart» (fa parte dell’album «Faster Then the Speed of Night» del 1983). Qui metto la versione lunga, ma nella natura esistono anche delle versioni corte (sempre ufficiali), con quasi, in media, due minuti in meno.
La seconda canzone di Bonnie Tyler che ho selezionato per oggi è la quasi altrettanto nota «Holding Out for a Hero» (fa parte dell’album «Secret Dreams and Forbidden Fire» del 1986, ma prima, nel 1984, è stata utilizzata nel film «Footloose» di Herbert Ross).
Penso che sia stato giusto ricordarla.
Il giornalista Simon Shuster – l’autore del libro su Vladimir Zelensky intitolato «The Showman» – ha scritto per la rivista americana The Atlantic un ampio articolo su Denis Shtilerman: proprio esso segnalo oggi come la «lettura del sabato».
E poi preciso che Denis Shtilerman è il capo dell’azienda ucraina produttrice di armi Fire Point, i cui droni a lungo raggio vengono utilizzati in massa dalle Forze Armate dell’Ucraina per sferrare attacchi contro la Russia. Shtilerman aveva studiato a Mosca, possedeva il passaporto russo e aveva pure lavorato per il Ministero della Difesa russo. Per molti altri, una biografia del genere avrebbe precluso la possibilità di proseguire la propria carriera in Ucraina dopo il 2022. Ma non per Shtilerman. Egli parla apertamente dei propri legami con la Russia – forse anche perché ritiene che sia lui stesso, sia la sua azienda, siano indispensabili sia per l’Ucraina che per l’intera Europa.
Durante i lavori di manutenzione programmata del sito, ho notato alcune imperfezioni in uno dei miei strumenti online più datati: il generatore di calendari per qualsiasi anno a partire dall’1 d.C.. In primo luogo, per tutti gli anni compresi tra il I e il XVIII secolo, accanto alla tabella di ogni mese veniva visualizzato un messaggio di errore nel codice (anche se in realtà il codice produceva il risultato richiesto). In secondo luogo, lo strumento generava il calendario gregoriano anche per il periodo compreso tra l’anno 1 e l’anno 1581: ovvero per un periodo in cui in tutto il mondo si utilizzava ancora esclusivamente il calendario giuliano.
E finalmente ho corretto queste imperfezioni! È stato abbastanza facile, quindi ci ho impiegato poco tempo, ma ho prodotto qualcosa di grande utilità per gli utenti.
Allo stesso tempo, ho finalmente aggiunto altre due cose che mi sembravano importanti. La prima è la possibilità di generare il calendario non solo per un determinato anno, ma anche per un determinato Stato o territorio: infatti, anche se ci si limita alla coppia calendario giuliano/gregoriano, il passaggio dall’uno all’altro in Stati diversi è avvenuto in anni diversi! La seconda cosa è la possibilità di salvare il calendario generato in PDF (e/o stamparlo) senza le scritte relative alla navigazione sul sito.

Ma ho ancora qualche aspetto su cui riflettere. Per esempio, su come tenere conto delle diverse date di adozione del calendario gregoriano nei numerosi ducati e principati germanici, dell’Europa dell’est e del nord, senza trasformare il menu del generatore di calendari in un elenco infinito di opzioni. Se qualcuno ha delle idee su questo argomento o dei suggerimenti per l’aggiunta di nuove funzionalità al mio generatore di calendari, mi scriva!
La cantante italiana Naike Rivelli, figlia della attrice Ornella Muti, ha dichiarato alla agenzia statale russa RIA Novosti che lei e sua madre intendono presentare la domanda per la cittadinanza russa, «per sentirsi davvero a casa». «Abbiamo radici russe, non possiamo rinnegare le nostre origini, la nostra famiglia e i nostri amici», ha dichiarato la cantante. Rivelli ha inoltre affermato che lei e la madre stanno valutando l’acquisto di una casa a Mosca o a San Pietroburgo, per poter portare in Russia anche altri membri della famiglia.
Ogni volta che leggo una notizia del genere – e negli ultimi quattro anni e mezzo ne ho lette diverse – mi stupisco quanto una persona possa amare i soldi più di ogni altra cosa in questo mondo. Certo, i soldi hanno una loro grande importanza, ma non abbastanza grande per giustificare il titolo di un coglione che corre dalla parte dell’amico assassino esattamente nel momento in cui tutta l’essenza di quel personaggio (e della sua squadra) è ben visibile a tutti. Bisognerebbe avere una autostima inferiore allo zero…
Allo stesso tempo, ogni volta che leggo una notizia del genere, dopo un po’ di tempo scopro – sempre – che la creatura passata dalla parte dell’assassino ha agito in tal modo per sfuggire ai pesanti problemi giudiziari in patria (penali e/o civili / finanziari). Non conosco (almeno per ora) le motivazioni dettagliate e reali della scelta menzionata all’inizio del presente post, ma, in ogni caso, esse non escludono assolutamente l’osservazione precedente.
Poi uno lo potrebbe fare anche per la semplice stupidità smisurata. Ma non capisco come quest’ultima possa spingere qualcuno così in basso.
L’agenzia Bloomberg, citando «fonti», riferisce che il Kazakistan ha deciso di sospendere le forniture del proprio petrolio tramite oleodotti al principale terminale di esportazione nei pressi di Novorossiysk. La causa consiste nei sempre più frequenti attacchi ucraini alle petroliere nel Mar Nero. È quanto riporta l’agenzia.
Secondo le fonti dell’agenzia, hanno influito i timori delle compagnie proprietarie delle petroliere: queste non vogliono inviare le proprie navi a caricare presso il suddetto impianto. Le forniture avrebbero dovuto essere sospese a partire da martedì 21 luglio, ma non è ancora chiaro se ciò sia effettivamente avvenuto. Non si sa inoltre a quali condizioni e quando le esportazioni di petrolio potranno riprendere.
Bloomberg sottolinea inoltre che il Kazakistan è il secondo fornitore di petrolio in Europa e che una riduzione delle sue forniture potrebbe danneggiare le raffinerie regionali proprio nel momento in cui il mercato petrolifero si trova già in crisi a causa dell’ennesima escalation della guerra in Medio Oriente.
In generale, comprendo bene la cautela del Kazakistan e ripeto ancora una volta che gli attacchi sferrati in primavera dalle Forze armate ucraine contro il terminale petrolifero di Novorossiysk sono stati la loro azione meno azzeccata di tutta la guerra: sebbene quel terminale sia russo, un incendio non dura a lungo e, allo stesso tempo, può causare grossi problemi ai principali aiutanti dell’Ucraina in guerra. Ora si dovrà o negoziare in segreto un accordo di non aggressione su quel punto specifico del territorio russo, oppure lasciare quel punto completamente intatto per molto tempo (con l’obiettivo di dimostrare che è sicuro).
Cinque diplomatici europei coinvolti nei negoziati hanno riferito al Financial Times che i Paesi-membri dell’UE stanno iniziando a richiedere in massa delle deroghe per sé stessi dal nuovo pacchetto di sanzioni anti-russe, e ciò mette a rischio la strategia di sostegno all’Ucraina. Grecia, Francia, Italia, Germania, Austria e Portogallo hanno chiesto di attenuare il 21-esimo pacchetto di sanzioni in fase di elaborazione o hanno bloccato del tutto alcune misure.
La Grecia è quella che si sta battendo con maggiore determinazione per ottenere le deroghe, non essendo disposta ad approvare il pacchetto nella sua interezza se non le verrà concesso il permesso di trasportare il GNL russo verso paesi terzi. Il Portogallo e la Germania insistono affinché venga escluso dal pacchetto il divieto di acquisto di pesce russo, invocando gli interessi dell’industria locale di trasformazione del pesce. Francia e Italia chiedono un alleggerimento del divieto di rilascio dei visti ai militari russi che hanno prestato servizio durante la guerra. L’Austria, da parte sua, chiede nuovamente di sbloccare i beni russi per un valore di 2 miliardi di euro, al fine di compensare la Raiffeisen Bank per la sanzione inflitta da Mosca (quella per l’uscita dal mercato russo a causa della guerra).
Posso comprendere alcune delle obiezioni sollevate dai Paesi europei (le sanzioni sulle materie prime sono talmente inefficaci che non ha senso insistere troppo su di esse), mentre altre non le capisco proprio. Ciò che mi sorprende di più sono le posizioni di Austria, Francia e Italia.
I beni russi congelati non sono stati sequestrati. Anche i beni congelati, ma non sequestrati, non potranno essere utilizzati per risarcire la banca (ma si potrà provare a trasferirli in Russia).
Non riesco proprio a capire perché si debbano rilasciare visti ai militari russi che hanno prestato servizio durante la guerra. Queste persone – anche se si volesse proprio vederle arrivare in Europa – non sono turisti ricchi che andrebbero subito a spendere soldi in Europa. Possono recarsi in Europa o su incarico dello Stato russo (è proprio questo che vogliono gli europei?), oppure in qualità di rifugiati politici (e chi impedisce di accoglierli in tale veste già adesso?).
Insomma, non riesco a comprendere tutte le obiezioni dei paesi europei…



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