Zvyagintsev a Cannes

Il nuovo film di Andrey Zvyagintsev «Minotauro» ha vinto il Grand Prix a Cannes, e io ne sono infinitamente contento. Ero già contento per il fatto che Zvyagintsev era riuscito a tornare al lavoro, ora sono contento ancora di più.
Purtroppo, non ho ancora trovato un video con i sottotitoli del suo discorso alla cerimonia di premiazione (ho visto solo quello puramente originale). Per ora metto questo:

Il nuovo film è già nella mia lista «da vedere».


La musica del sabato

Il compositore francese Gabriel Urbain Fauré (1845–1924) avrebbe dovuto avere, in teoria, la carriera determinata per sempre dal fatto che all’età di nove anni era stato mandato a studiare alla scuola per i futuri organisti di chiesa e maestri di capella: aveva avuto dei grandi insegnanti e, effettivamente, per decenni aveva fatto organista in diverse chiese parigine. In contemporanea, aveva sempre composto la musica propria, ma aveva iniziato a ottenere un riconoscimento rilevante da parte del pubblico e dei critici solo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Nel corso della propria lunga, ma non sempre fortunata carriera da compositore Fauré aveva composto praticamente in tutti i generi musicali del suo tempo: non solo la musica sacra.
Tra tutte le composizioni di Fauré per orchestra sinfonica oggi possono essere definite particolarmente note due. La prima è la «Pavane» (Op. 50), composta nel 1887 in forma di pavana. Vi propongo questa interpretazione della olandese Radio Philharmonic Orchestra (diretta da Peter Dijkstra):

(e per ora evito la rara versione per il coro con l’orchestra).
La seconda composizione sinfonica particolarmente nota di Fauré è la «Sicilienne» (Op. 78 composta nel 1893), una pièce musicale composta originariamente per violoncello e pianoforte che poi doveva essere inclusa nella musica di uno spettacolo teatrale. Alla fine, però, è rimasta solo un brano singolo. Ecco la sua interpretazione da parte di Gautier Capuçon (violoncello) e Jérôme Ducros (pianoforte):

Bene, un altro compositore rilevante ha contribuito ad arricchire la mia prestigiosa rubrica musicale.


La lettura del sabato

Questa volta nomino l’articolo della settimana una raccolta di storie di ucraini che hanno scontato la pena in carceri russe per reati penali e che in seguito si sono ritrovati di fatto prigionieri in Russia.
Allo Stato russo non basta tenere questi prigionieri in pessime condizioni: molti di loro vengono anche tentati a firmare un contratto con l’esercito russo e a partire per la guerra contro l’Ucraina. E questa è una storia interessante sui destini umani: si può diventare criminali per molte ragioni, ma prigionieri di uno Stato che si comporta peggio di qualsiasi criminale si può diventare solo per una sfortuna particolarmente grande.


Qualche giorno fa, mentre stavo facendo alcune piccole modifiche al sito, mi sono ricordato che era da tempo che volevo aggiungere due funzioni al mio piccolo strumento-giocattolo «Convertitore del registro». Insomma, a quella paginetta che nel testo inserito nel campo cambia il registro di tutte o alcune lettere. E visto che me ne sono ricordato, finalmente l’ho fatto.

Sì, ora è possibile alternare maiuscole e minuscole in due modi diversi. Il giocattolo è diventato più completo: sono contento di aver realizzato qualcosa di funzionante, e spero che pure i rari utenti del giocattolo ne siano soddisfatti.
Evviva.


Lo humor di Xi Jinping

Vladimir Putin e Xi Jinping si sono incontrati a Pechino (dove Putin era con una visita di due giorni) la mattina del 20 maggio. Secondo quanto riportato dall’agenzia cinese «Xinhua», nel corso dell’incontro Xi Jinping ha affermato che la situazione internazionale rimane instabile e turbolenta e che stanno prendendo piede «le azioni unilaterali e l’egemonismo».
Non posso avere delle certezze assolute circa il senso reale di questa saggia affermazione di Xi Jinping, ma posso presumere che abbia mostrato uno humor asiatico molto sottile inteso gli USA… O qualcuno altro?
Ah, no: ha detto anche Cina e Russia contrasteranno assieme il militarismo e il fascismo. Allora era uno humor asiatico molto spesso. Mentre noi possiamo solo constatare il fatto che gli Stati della Cina e della Russia vivono un in un mondo parallelo al nostro e hanno avuto una storia alternativa a quella mondiale.


Lo scambio delle conoscenze militari

La Reuters scrive che alla fine del 2025 la Cina ha addestrato in segreto circa 200 militari russi sul proprio territorio; alcuni di loro sono già partiti per combattere in Ucraina. L’accordo di addestramento era stato sancito dall’accordo russo-cinese firmato a Pechino il 2 luglio 2025 dagli alti ufficiali di entrambi gli Stati. Il documento prevedeva l’addestramento dei militari russi presso strutture a Pechino e Nanchino, ma anche la formazione di centinaia di militari cinesi nelle basi in Russia. L’accordo vietava espressamente qualsiasi copertura mediatica delle visite e obbligava le parti a non informare terzi. Il programma di addestramento poneva l’accento sull’uso dei droni, sulla guerra elettronica, sull’aviazione militare e sulle operazioni della fanteria motorizzata.
Potrebbe sembrare uno scambio reciproco di favori tra due Stati non certamente amici (l’osservazione della realtà quotidiana non ci permette di parlare della amicizia), ma che almeno sanno e vogliono collaborare. Ma in realtà non è uno scambio particolarmente equo.
Effettivamente, se i pochi ufficiali (in questo caso russi) vanno a studiare all’estero, significa che vanno a imparare qualcosa di particolarmente avanzato (dal punto di vista scientifico e tecnologico) che non possono imparare in patria. Se centinaia di militari (in questo caso cinesi) vanno a studiare all’estero, significa che vanno a imparare qualche materia di applicazione «di massa», dunque qualcosa di più semplice: per esempio, le abilità pratiche acquisite dai militari semplici sul campo. Da tutto questo possiamo dedurre due cose:
1) l’esercito cinese, avendo qualcosa da insegnare, è tecnologicamente più avanzato di quello che si proclama ancora «il secondo esercito del mondo»;
2) l’esercito cinese ci guadagna pure perché si arricchisce della esperienza altrui.
Sono due cose interessanti anche al solo livello teorico. Poi possiamo chiederci perché alla Cina serve la seconda.


Dove (si poteva) investire

L’agenzia immobiliare di lusso moscovita NF Group riferisce (fonte disponibile solo in russo) che nel 2025 il costo degli immobili di lusso a Sochi si è rivelato superiore a quello degli appartamenti e delle case di questo segmento a Shanghai, Milano e Dubai.
Non si tratta di uno scherzo, i prezzi a Sochi, come n diverse altre città russe, sono realmente alti. In base all’indice del milione (è una classifica che indica quanti metri quadrati di immobili di lusso è possibile acquistare con 1 milione di dollari in diverse città), a Mosca è possibile acquistare 36 m², mentre a Sochi, con 1 milione di dollari è possibile acquistare 41 m² di immobile.
Ora, se siete in difficoltà a trovare i soldi per comprare una abitazione in centro di Milano, potete tranquillamente dire che non volete nemmeno comprarla per non sentirvi «sfigati». Al contrario, siete interessati a un appartamento in qualche palazzo alto di Sochi dal quale si riesce a contemplare bene il passaggio dei ormai famosi droni ucraini.
Avrei potuto proporre alle persone particolarmente attive di organizzare una impresa che attiri gli investimenti negli immobili di Sochi, ma in questo periodo evito.


Il contrasto

È una logica evoluzione della situazione: nella notte tra il 16 e il 17 maggio l’Ucraina ha lanciato contro Mosca uno dei più massicci attacchi dall’inizio della guerra. Secondo le autorità, in città sono stati danneggiati tre edifici residenziali, 3 persone sono state uccise e 12 persone sono rimaste ferite. Uno degli obiettivi dell’Ucraina è stata la raffineria di Kapotna. Nella periferia di Mosca, a seguito dell’attacco, sono morte tre persone, quattro sono rimaste ferite e sono stati danneggiati edifici residenziali e un impianto petrolifero. Mentre a Mosca e nella regione si lavorava per riparare i danni causati dall’attacco, in Piazza Rossa si svolgeva una cerimonia solenne dei «pionieri» (così si chiamavano i bambini-membri della organizzazione partitica ai tempi dell’URSS), organizzata dal Partito Comunista della Federazione Russa (di opposizione solo per finta). È un po’ «strano» osservare il contrasto… Continuare la lettura di questo post »


Il font mi sembra sbagliato

La carriera di Daniel Craig sta andando in due direzioni opposte. Da una parte, è passato da recitare nei «007» noiosi a recitare e divertirsi nei «Knives Out» belli. Dall’altra parte, è passato da pubblicizzare le auto Aston Martin, Ford, Range Rover/Land Rover e Jaguar a pubblicizzare i rotami cinesi BYD Denza. Ok, tutti guadagnano come possono…
Ma perché la BYD non riesce a copiare in un modo un po’ più attento le targhe italiane?

I produttori cinesi (non le fabbriche che producono tantissime delle cose che usiamo nella vita quotidiana, ma le imprese che lanciano i prodotti «propri») copiano, e lo fanno pure male. Sembra una legge della natura.


La musica del sabato

Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 il ragazzino Michael Peter Balzary suonava la tromba (prendendo anche le lezioni settimanali serie) e sognava di diventare un musicista jazz: grazie anche alla influenza del patrigno-musicista e delle jam session spontanee nella loro casa di Los Angeles. Negli anni delle scuole superiori, però, aveva abbandonato la tromba: in parte perché si erano deteriorati i rapporti con il patrigno (il quale beveva molto e a volte si comportava in modo imprevedibile) e in parte perché aveva conosciuto due personaggi che lo avevano contagiato con il rock’n’roll.
Quei due si chiamavano Anthony Kiedis e Hillel Slovak. Proprio il secondo dei due aveva insegnato a Balzary a suonare il basso; il soprannome Flea, invece, è dovuto alle particolarità del carattere di Michael. Nei quattro decenni successivi Flea era rimasto tra i leader del gruppo rock che aveva fondato con quei due amici e, apparentemente, aveva dimenticato la propria passione giovanile per il jazz.
Ma è solo una apparenza: nel 2022, mentre i Red Hot Chili Peppers si trovavano in un lungo tour mondiale, Flea aveva deciso di tornare a esercitarsi con la tromba e di promettersi di registrare un album indipendentemente dal risultato delle esercitazioni raggiunto entro il periodo prefissato. È così che nel 2026 il sessantatreenne Flea ha pubblicato il proprio primo album jazz: «Honora». Ovviamente, è un album che stilisticamente non c’entra alcunché con la musica dei Red Hot Chili Peppers. Ovviamente, tornando allo studio di uno strumento musicale in una età non proprio bassa (nemmeno avanzatissima per gli standard contemporanei, ma troppo alta per alcune imprese), non è riuscito a raggiungere i livelli dei grandi musicisti jazz che lo ispiravano decenni prima. Ma è comunque riuscito a produrre qualcosa di moderatamente interessante e ascoltabile. Io, da tradizione personale, ho selezionato due brani per il mio post musicale.
Il primo brano che ho selezionato dall’album «Honora» di Flea è la cover «Maggot Brain» (l’originale è del gruppo Funkadelic, pubblicato nel 1971).

Il secondo brano che ho selezionato dallo stesso album è una composizione proprio di Flea: la «A Plea».

Beh, indipendentemente dal risultato, posso confermare che alcuni sogni giovanili possono anche essere ripresi anni o decenni più tardi: è sempre meglio fare qualcosa di creativo e nuovo che rimanere sul divano piangendo per essere troppo vecchi e infelici.