Il compositore francese Jules Émile Frédéric Massenet (1842–1912) è entrato nella storia musicale prevalentemente per le sue opere liriche: numerose e, nella maggioranza dei casi, di una certa popolarità già negli anni della prima esecuzione dal vivo. Tale fatto storico-culturale evidenzia, tra le altre cose, la grande «utilità» delle creature parassitarie chiamate critici musicali: infatti, i critici musicali contemporanei a Massenet affermarono che egli fu più un compositore sinfonico che teatrale e che la sua musica puramente orchestrale fosse migliore. Massenet, invece, ebbe un’opinione diametralmente opposta riguardo alle proprie capacità artistiche: per temperamento non fu portato a comporre opere sinfoniche, i limiti delle forme sonate gli portarono noia.
Io, per fortuna, non sono un critico musicale, sono un semplice ascoltatore e in tale qualità ho sempre preferito la musica sinfonica alle opere liriche (e le opere liriche al balletto) indipendentemente dal compositore autore, in generale, per temperamento mio. Ma oggi provo a essere un divulgatore imparziale e vi propongo due composizioni di Massenet di generi «in conflitto»: una opera lirica e un poema sinfonico.
L’opera lirica più breve di Jules Émile Frédéric Massenet è la «La Grand’Tante» («La prozia»), composta poco dopo il termine degli studi da parte del compositore ed eseguita per la prima volta il 3 aprile 1867. Ha solo un atto, ma per qualche strano motivo è disponibile su YouTube solo in una strana versione ucraina. Di conseguenza, sono stato a selezionarne solo un estratto, diretto da Stéphane Petitjean.
Il poema sinfonico di Jules Émile Frédéric Massenet che ho selezionato per oggi è la ouverture «Phèdre», composta nel 1873. Quella del video è l’esecuzione della Orchestre de la Suisse Romande:
Bene, la prossima volta che mi capita di tornare a questo compositore, mi concentro sulle mie preferenze personali e posto solo la musica sinfonica di Massenet.
Questo sabato pubblico il link a un altro articolo su come la FSB cattura i «terroristi» ucraini durante la guerra. Si tratta di un articolo sui «nove di Kherson», i cui «membri» sono stati arrestati nell’estate del 2022, quando la città di Kherson era ancora occupata dalla Russia. Sono stati accusati di aver pianificato attentati contro funzionari di Kherson che collaboravano con l’occupante. Nel gennaio 2026, un tribunale russo li ha condannati a pene detentive comprese tra i 14 e i 20 anni.
Nel complesso, l’articolo non aggiunge nulla di radicalmente nuovo alle nostre conoscenze sui metodi di lavoro della FSB, della giustizia russa contemporanea e dello Stato russo in generale. Ma conviene comunque leggerlo per almeno due motivi: come parte della cronaca del degrado che sta succedendo e come descrizione dei limiti delle reali capacità della FSB.
Infatti, la FSB non è in grado di fornire informazioni attendibili sulle prospettive della guerra pianificata, non è in grado di impedire l’ingresso di truppe straniere sul territorio russo, non è in grado di catturare veri terroristi. L’unica cosa che è in grado di fare è descritta nell’articolo sopra citato.
La Reuters scrive che l’UE ha attivato per la prima volta il meccanismo contro l’elusione delle sanzioni contro lo Stato russo attraverso Paesi terzi (previsto dal diciannovesimo pacchetto dell’ottobre 2025). In particolare:
1) ha imposto sanzioni contro una società kirghisa che gestisce un exchange di criptovalute su cui vengono scambiati volumi significativi dello stablecoin A7A5 (creatura russa per ricevere dei soldi dall’estero);
2) ha vietato le operazioni con il terminal del porto petrolifero di Karimun in Indonesia;
3) ha introdotto disposizioni a tutela della proprietà intellettuale e delle società dell’UE da azioni legali russe in paesi terzi.
Complessivamente, è una notizia positiva, ma mi preoccupa un po’ il ritmo: se vanno avanti con tre misure ogni sei mesi, rischiano di vedere qualche effetto rilevante già alla fine del secolo. Mentre noi (beh, almeno io) rischiamo di dover affidare tutte le speranze alla soluzione biologica del problema principale.
Penso che a questo punto sia utile, dopo tutto quello che è stato pronunciato da vari personaggi, precisare che Vladimir Soloviev può essere definito «giornalista» + «popolare» russo solo per scherzo (scherzo molto strano, tra l’altro). In pratica, da oltre due decenni è uno dei più attivi e noti propagandisti a servizio del regime putiniano. È noto non solo per la sua capacità di giustificare qualsiasi cosa, ma anche per il tono rude, aggressivo e offensivo delle affermazioni nei confronti di persone, Stati e Istituzioni considerate nemiche per il regime che lo ripaga generosamente: con tanti soldi e con tanto spazio su uno dei principali canali televisivi federali russi.
Ma, ovviamente, non appena Soloviev spara qualche stronzata che scatena uno scandalo internazionale, per i funzionari russi si trasforma immediatamente in un «privato cittadino con le sue opinioni personali».
In questo contesto è interessante precisare anche che nel 2024 la quota di audience del canale YouTube «Soloviev live» era pari a circa lo 0,1% nel Mediascope TV Index (audience 4+ in tutta la Russia), il che lo colloca alla pari con canali a basso rating. Secondo dati più recenti (2024–2026), il canale si colloca spesso al 30°–31° posto su 32 canali monitorati, con un rating dello 0,0% e una quota dello 0,3%. Gli ascolti continuano a calare pure tra il pubblico «patriottico»: all’inizio del 2026 i programmi di Soloviev sono scesi al di sotto della 46ma posizione.
Vladimir Zelensky ha dichiarato ieri che gli esperti hanno completato i lavori di riparazione su un tratto dell’oleodotto «Druzhba», che, secondo Kiev, era stato danneggiato a gennaio a seguito di un attacco da parte di droni russi. Ha aggiunto che conta sul fatto che l’Unione Europea sblocchi il prestito all’Ucraina di 90 miliardi di euro, che era stato precedentemente approvato dall’UE e bloccato dalle autorità ungheresi (quelle sconfitte alle ultime elezioni).
E mentre qualcuno ha iniziato a dubitare che l’Ucraina non stesse ritardando apposta la riparazione dell’"Druzhba", cerco di immaginare come Zelensky abbia affrontato un grande dilemma: non annunciare il completamento della riparazione dell’oleodotto in un contesto di aumento dei prezzi del petrolio (sarebbe stato un regalo per Putin) o annunciarlo in vista del blocco dello stretto di Hormuz (un regalo per i consumatori europei di petrolio). È ovvio che i calcoli hanno dimostrato che garantire l’aiuto europeo è più vantaggioso che aggiungere problemi alla economia di guerra putiniana. Non dico che sia una scelta buona o cattiva, vedo semplicemente che è stato ritenuto realistico combattere il nemico con mezzi economici.
In un’intervista al Financial Times, il capo dei servizi segreti militari svedesi Thomas Nilsson ha affermato, sulla base di dati di intelligence, che il Cremlino manipola sistematicamente le statistiche economiche per indurre gli alleati occidentali dell’Ucraina a credere che l’economia russa abbia resistito alla pressione delle sanzioni e delle spese militari.
Secondo Nilsson, la Russia sottostima il deficit di bilancio di 30 miliardi di dollari, mentre la Banca Centrale russa sottovaluta l’inflazione. Questo dato, secondo l’intelligence svedese, è più vicino al tasso di interesse di riferimento del 15% che al 5,86% ufficiale.
Inoltre, la Svezia ha rilevato indicatori finanziari che potrebbero segnalare una futura crisi bancaria, ha affermato Nilsson. Non ha specificato di quali parametri si tratti. Su questo punto, il servizio di intelligence estero tedesco (BND) concorda con i servizi segreti svedesi, scrive il FT.
L’economia russa è lontana dalla ripresa, nonostante l’aumento dei prezzi del petrolio dovuto alla guerra in Medio Oriente, osserva Nilsson. Secondo le sue stime, per coprire il deficit di bilancio della Russia è necessario che i prezzi del petrolio Urals rimangano superiori ai 100 dollari al barile per tutto l’anno. E per appianare altri problemi economici, è necessario che il petrolio venga scambiato a questo livello ancora più a lungo.
Non abbiamo accesso ai dati dei servizi segreti svedesi. Abbiamo però una comprensione di alcuni principi. Se l’economia russa è veramente in condizioni peggiori di quanto riportino le statistiche ufficiali, ciò non significa che Putin ridurrà le proprie intenzioni belliche: significa che i russi mangeranno meno. Quindi non ha molto senso continuare a spacciare il proprio desiderato per la realtà: in Russia le risorse per la guerra verranno spremute da ogni cosa. E le masse di orientamento «patriottico» si adatteranno silenziosamente alle nuove condizioni di vita.
Se avete un paio di minuti di tempo, vi faccio vedere alcuni quadri. Alcuni acquerelli, per essere precisi.

Voi guardateli… Non vi sembra che il pittore sia stato un po’ troppo concentrato sui numerosi dettagli?

Sui numerosi dettagli ripetuti anche tantissime volte?

In fondo al post vi spiego il motivo delle mie domande.
Continuare la lettura di questo post »
Non sono riuscito a scegliere un solo video «domenicale», quindi oggi ce ne saranno ben tre. Ma saranno molto brevi.
Paula White-Cain, consulente della Casa Bianca per le questioni religiose sotto l’amministrazione Trump e responsabile del White House Faith Office, condivide una grande verità:
Come non credere a una professionista così forte nel proprio campo?
Personalmente, l’unica cosa che mi salva è che credo più negli sceneggiatori e nei registi di talento che nelle fiabe dell’antico Oriente e nei loro fanatici estimatori.
P.S.: sì, in origine era un testo biblico, ma è stato proprio uno sceneggiatore a «lavorarci» sopra.
È incredibile e, allo stesso tempo, bello, ma il 26 marzo il quasi ottantaquattrenne Paul McCartney ha pubblicato un suo nuovo album: «The Boys of Dungeon Lane». È un evento storicamente importante e, di conseguenza, non potevo ignorarlo nella mia rubrica musicale… In realtà, se prendiamo tutta la musica de The Beatles e dei loro ex componenti dopo lo scioglimento, trovo pienamente ascoltabile solo la musica di Paul McCartney. E allora inserisco nel post odierno la rima canzone del nuovo album resa ufficialmente pubblica: la «Days We Left Behind».
La Dungeon Lane è una via nel quartiere di Speke, un sobborgo di Liverpool, e si trova non lontano dalla Forthlin Road dove Paul visse con la sua famiglia negli anni ’50 dopo essersi trasferito dalla casa precedente. Paul e i suoi amici (compresi John e George) passavano spesso per la Dungeon Lane per andare verso il fiume.
Bene, in attesa della pubblicazione delle altre canzoni del nuovo album su YouTube, aggiungo in qualità della seconda canzone del post qualche vecchio classico di Paul McCartney. Per esempio, la «Monkberry Moon Delight» (dall’album «Ram» del 1971):
Voi cosa sarete capaci di fare a quasi 84 anni? Non chiedo degli anni precedenti.
Oggi provo ad aggiornarvi su un altro effetto – questa volta commerciale – della guerra sulla vita quotidiana russa. Lo faccio non per far provocare qualche emozione, ma solo per informare.
In breve: in Russia si sta diffondendo una nuova pratica digitale legata al lutto: le vedove e le parenti degli uomini uccisi in guerra commissionano la «rivitalizzazione» delle loro fotografie tramite l’intelligenza artificiale. Partendo da vecchie foto, immagini del matrimonio o selfie, le reti neurali realizzano brevi video in cui l’ucciso si muove, sorride, abbraccia la famiglia e, a volte, pronuncia frasi scritte in anticipo.
Le persone in grado di creare video basati sull’intelligenza artificiale – i «neurocreatori» – hanno iniziato a fare di questo un business.



RSS del blog

