Spero che all’epoca nessuno di voi se ne era accorto, ma quattro anni fa il canale televisivo di propaganda statale russa «Russia Today» (RT) aveva realizzato questo video-appello per gli europei:
In tal modo venivano prese in giro le sanzioni contro lo Stato russo…
Avete già letto che nella maggioranza delle regioni russe si osserva da giorni il deficit della benzina? Tra parentesi: (succede a causa degli attacchi ucraini contro le raffinerie sul territorio russo: è uno sviluppo naturale della guerra).
Il gruppo statunitense Mr. Mister è esistito per relativamente pochi anni (dal 1982 al 1990, di fatto fino al 1989) ed è riuscito a pubblicare solo tre album di studio (il quarto era stato rifiutato d diverse case discografiche e alla fine degli anni ’80 ed è uscito solo nel 2010). Il periodo della maggiore popolarità del gruppo corrisponde alla metà degli anni ’80: in sostanza, si tratta di uno dei numerosissimi esempi delle star di passaggio (è normalissimo che ormai non ce li ricordiamo tutti, ma nel corso della nostra vita abbiamo visto un sacco di cantanti e gruppi saltati fuori dal nulla e poi spariti sempre nel nulla dopo pochi o pochissimi anni).
A me, personalmente, il gruppo Mr. Mister non sembra particolarmente interessante: conosco dei rappresentanti decisamente migliori del new wave. Ma nella storia musicale della fine del XX secolo i Mr. Mister avevano avuto un loro ruolo e io, per questo motivo, non posso ignorarli nella mia rubrica musicale.
La prima canzone che ho selezionato per oggi è la «Broken Wings» (dall’album «Welcome to the Real World» del 1985):
La seconda canzone che ho selezionato per il post dedicato ai Mr. Mister è la «Kyrie» (sempre dall’album «Welcome to the Real World» del 1985):
Bene, prima o poi scriverò di qualcuno dei rappresentanti migliori (secondo la mia opinione, ovviamente) del new wave. Per ora l’ho fatto solo una volta.
L’articolo segnalato per questo sabato è la storia del ricatto nucleare russo e del come l’Occidente ha imparato a conviverci e ad aiutare l’Ucraina.
In questo specifico caso potrebbe sembrare la descrizione fatta da un osservatore esterno, ma in realtà qualsiasi autore basato in qualsiasi Stato del mondo sarebbe stato un osservatore esterno: l’Occidente, per fortuna o purtroppo, non è una entità unita e omogenea. Di conseguenza, potete provare a confrontare quanto letto con le vostre osservazioni personali.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che l’Ucraina ha una «posizione di forza sul campo di battaglia». E ha esortato la Russia a congelare la linea del fronte e a tornare ai negoziati con Kiev: «La Russia non vincerà questa guerra. Il sostegno europeo a Kiev è forte».
La dichiarazione di Merz è abbastanza contraddittoria, poiché in tutti questi anni abbiamo assistito a un solo tipo di sostegno forte dell’Unione europea alla Ucraina: darle esattamente quanto basta affinché non perda la guerra proprio oggi. Pertanto, l’Ucraina «ha una posizione di forza sul campo di battaglia» nonostante (e non grazie a) l’aiuto da parte dell’UE, motivo per cui, evidentemente, ora si è deciso di chiedere a Putin il congelamento della linea del fronte.
A giudicare dai commenti di alcuni analisti, quest’anno Putin intende nuovamente prendere tempo fino all’inverno, ovvero fino al momento in cui sarà possibile distruggere con maggiore efficacia le infrastrutture civili ucraine; al giorno d’oggi, però, il suo esercito non dispone delle forze necessarie per condurre una vera offensiva. Quindi questa estate è il momento migliore per un sostegno più attivo all’Esercito ucraino, che, continuando a colpire le raffinerie russe, potrebbe costringere le Forze armate russe almeno a un «congelamento della linea del fronte». Ma, a quanto pare, prima che questa grande verità arrivi alle menti dell’UE, sarà già arrivato l’inverno.
Ho finalmente pubblicato il rapporto fotografico sulla mia visita a Cividate Camuno del 1 giugno 2026.
Si tratta di un piccolo paese (meno di due mila abitanti) che non avrebbe mai potuto diventare l’obiettivo primario di un mio viaggio turistico, ma che si è trovato sulla mia strada verso una località molto interessante. Non ho potuto sprecare l’occasione di esplorare un centro abitato in più!

Ieri Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a negoziare con l’Ucraina «sulla base degli accordi di Istanbul» della primavera del 2022. E ha aggiunto che tali accordi «erano stati siglati all’epoca dalla delegazione ucraina, il che significa che tutto andava bene per loro».
Ma io mi ricordo (o almeno mi sembra di ricordare) che quei cosiddetti accordi andavano bene all’Ucraina solo nella fantasia dello stesso Putin. E poi io (e non solo io) mi ricordo che nell’ultimo anno i negoziatori del Cremlino hanno preteso che l’Ucraina conducesse i negoziati «sulla base di Anchorage», riferendosi all’incontro in Alaska del 15 agosto 2025, dove Putin e Trump, a tu per tu, erano quasi riusciti a mettersi d’accordo sulla spartizione dei territori ucraini (e le relative risorse naturali) non conquistati dall’esercito russo. Ma anche con la «base di Anchorage» le cose per Putin sono in realtà andate abbastanza male: in quell’incontro, infatti, ha iniziato a riempire Trump di proprie fantasie pseudostoriche sulla presunta non-esistenza della Ucraina, dopodiché Trump lo ha mandato a quel paese con parole a noi sconosciute (il verbale non è stato pubblicato) e interrompendo l’incontro prima del pranzo programmato.
E poiché tutta la politica di Putin si basa esclusivamente sulle sue stesse fantasie malate, è proprio queste ultime che possiamo confrontare tra esse. Il confronto risulta semplice: Putin ha sentito l’odore di bruciato (sì, pure lui!) e ha già iniziato a fare marcia indietro. Dalla questione delle quattro regioni ucraine inserite nella Costituzione russa (di cui si era parlato con Trump nel 2025) è già passato agli «accordi» sulla Crimea e sul Donbass del 2024.
Una simile ritirata è un buon segno, ma è solo un piccolo passo. Vorrei di più: i confini del 1991. Dato che Trump può spacciare per una propria vittoria lo sblocco dello Stretto di Hormuz, che Putin spacci per una sua vittoria il rispetto dei confini del 1991 con l’Ucraina.
Ieri pomeriggio le forze armate ucraine hanno sferrato un attacco missilistico contro la città russa di Voronezh. Il governatore locale, Alexander Gusev, ha dichiarato che le forze di difesa aerea hanno abbattuto «alcuni bersagli aerei ad alta velocità» sopra il capoluogo della regione. Ma, di fatto, l’attacco ha danneggiato «gli impianti produttivi di una delle aziende di Voronezh»: un produttore di componenti elettronici per i missili «Iskander» e X-101, che condivide l’edificio con la società «VZPP-Mikron».

Spero di vedere ancora delle immagini del genere.

Più ce ne saranno, meno occasioni avrò di trovare le differenze tra gli attacchi russi (contro le infrastrutture civili ucraine) e quelli ucraini (contro le infrastrutture militari civili). Ovviamente non perché «tifo» per l’esercito russo: non lo faccio e non lo farò.



Venerdì Vladimir Zelenskyy ha accolto con scetticismo le dichiarazioni di Alexander Lukashenko, secondo cui quest’ultimo non vorrebbe essere coinvolto nella guerra tra Russia e Ucraina. Ha quindi lanciato un ultimatum a Lukashenko: «Lungo i confini con l’Ucraina è schierato materiale militare che dirige il fuoco contro l’Ucraina. Vi do una settimana per ritirarlo, altrimenti lo faremo noi».
Non escludo che sia pure Lukashenko a volerlo: deve a Putin una somma colossale di soldi che non ha i mezzi per restituire. Se segue il «consiglio» di Zelensky, invece, tutti i debiti potrebbero essere azzerati. E se vuole passare dalla parte dei vincitori, questo è il momento giusto. Ed è stato proprio Lukashenko a chiedere l’ultimatum. Deve coprirsi le spalle: «Non volevo, ma mi hanno costretto».
L’Ucraina non sta bluffando: sarà in grado di azzerare velocemente l’intero esercito bielorusso. Ma anche tutte le sue raffinerie di petrolio. Entrambe: quella di Mozyr e quella di Novopolotsk.
Conservo qui, come ricordo, due video ripresi a Mosca, entrambi il 18 giugno.
Il primo video mostra una panoramica dei risultati ottenuti dai droni ucraini nella città più protetta, nella capitale dello Stato-aggressore:
Il secondo video mostra come la difesa aerea della capitale dello Stato-aggressore stia letteralmente volare il tetto di un deposito di benzina.
È positivo che uno degli obiettivi di questa guerra militare speciale fosse (se ho capito bene) la riduzione del «tempo di volo». Prima i droni nemici dovevano fare meno strada, infliggevano più danni… Volavano, vero?
Formalmente domani inizia l’estate… guardate fuori dalla finestra: secondo voi non è iniziata tempo fa? Però formalmente inizia solo domani, dunque pure noi dobbiamo fare qualche gesto formale per salutare il suo arrivo. Io lo faccio postando il poema sinfonico per orchestra «Estate» (H 116, composto negli anni 1914–1915) del compositore inglese Frank Bridge (1879–1941). Qualcuno dei suoi contemporanei sostiene che questo poema sinfonico era uno dei prodotti della autocura psicologica del compositore-pacifista profondamente colpito dal fatto stesso dello scoppio della Prima guerra mondiale. Noi non possiamo verificare questa tesi (almeno perché non possiamo entrare nella testa di una persona viva o morta), ma abbiamo la possibilità di ascoltare la musica: è questa la cosa più importante per gli obiettivi dichiarati del presente post.
In questo specifico caso si tratta della esecuzione dalla «Estate» da parte della Royal Liverpool Philharmonic Orchestra diretta da Sir Charles Groves.



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