Le basi russe al confine

In un’inchiesta congiunta, l’emittente norvegese NRK, la svedese SVT, la danese DR e la testata estone Delfi hanno illustrato le conclusioni a cui sono giunti dopo aver analizzato le nuove immagini satellitari fornite dalla società Planet Labs.
In breve: durante l’inverno 2025–2026 la Russia ha sviluppato attivamente le infrastrutture militari lungo tutto il confine occidentale, compresi i confini con la Finlandia e la Norvegia. Tuttavia, il comandante delle forze NATO nei Paesi baltici e in Polonia, Brian Nissen, sottolinea che la minaccia di un attacco dell’esercito russo ai paesi europei confinanti rimane bassa fintanto che la Russia è in guerra con l’Ucraina.
Io, un analista di fama mondiale (anche se il mondo non lo sa ancora), aggiungo la mia ipotesi alla suddetta inchiesta. Ebbene, l’obiettivo intermedio dello Stato russo potrebbe essere quello di fare in modo che gli Stati occidentali si preoccupino dei preparativi in corso, inizino a prepararsi pure loro e vendano meno armi alla Ucraina per tenerseli a scopi difensivi.
Allo stesso tempo, il secondo analista che vive sempre nella mia testa replica: è una tattica un po’ stupida perché i successi principali dell’esercito ucraino sono attualmente dovuti a un buon uso dei droni. E la maggioranza dei droni viene progettata e costruita in Ucraina.
Boh, vedremo…


Un nuovo record di Putin

Non me ne ero accorto, ma ieri la guerra speciale militare di Putin in Ucraina ha battuto un nuovo record negativo: ha superato la durata della Prima guerra mondiale, arrivando a 1568 giorni.
Una persona mediamente istruita ricorda — dalla storia e dalla letteratura — la Prima guerra mondiale anche come una guerra di posizione. Tempo fa l’ex comandante in capo delle Forze armate ucraine Valery Zaluzhny aveva già paragonato la guerra in Ucraina alla Prima guerra mondiale e, secondo me, quel paragone è in una buona misura valido ancora oggi. Il dettaglio grave che aggiungerei io oggi, al 1569-esimo giorno: alla guerra attuale non si vede ancora la fine.
Anche se tra tanti anni racconteremo alle nuove generazioni che «già a marzo / aprile / maggio / giugno 2026 vedevo gli indizi di una fine vicina, vedevo accadere il momento cruciale della guerra». Un po’ come oggi gli storici discutono della Seconda guerra mondiale: il momento cruciale è stata la fine dell’assedio di Stalingrado, no è stato lo sbarco in Normandia, no è stato x-y-z…


Un regalo europeo al Kirghizistan

In un comunicato ufficiale pubblicato sul sito web del presidente del Kirghizistan si legge che il Kirghizistan è stato escluso dall’elenco dei Paesi i cui vettori aerei non sono autorizzati a operare voli verso l’Unione Europea. Il Kirghizistan figurava in tale elenco dal 2006. La decisione di escluderlo dall’elenco è stata presa a seguito della riunione del Comitato per la sicurezza aerea dell’UE (ASC) tenutasi dal 19 al 21 maggio 2026 e sarà formalizzata con un apposito regolamento della Commissione europea.
Per la maggioranza di voi è una notizia minuscola, praticamente irrilevante… Mentre per il Kirghizistan è una notizia economica gigantesca. Seguite questi pochi passaggi del mio ragionamento:
Il Kirghizistan è uno dei vicini della Russia.
Dall’inizio della grande guerra in Ucraina i cittadini russi (anche coloro che sono contrari alla guerra) hanno solo due possibilità di volare verso l’Europa: facendo il cambio in Turchia o in Armenia (se non consideriamo i viaggi di estrema complessità via Cina etc.). Succede perché i voli diretti non ci sono più a causa delle sanzioni.
Gli aeroporti turchi e armeni guadagnano bene sulla situazione creatasi.
Da quando il Kirghizistan sarà rimosso dalla suddetta lista, inizierà a guadagnare bene pure almeno uno dei suoi aeroporti.
Per il Kirghizistan con il suo PIL di 21,57 miliardi di dollari (nel 2025; quasi un millesimo di quello italiano) è un regalo economico enorme!
Il perché di questo regalo da parte dell’Europa è un argomento a parte. Per ora cerchiamo di comprendere il fatto puro.


Le elezioni armene

Alle elezioni politiche armene del 7 giugno il partito «Contratto Civico» dell’attuale premier Nikol Pashinyan ha ottenuto il 49,81% dei voti, conquistando 61 seggi su 105 in Parlamento. Questo significa, tra le altre cose, che la propaganda russa — particolarmente nel corso della campagna elettorale armena — ha fallito il proprio obiettivo di far vincere la parte filo-russa della opposizione.
Dopo la pubblicazione dei risultati ufficiali delle elezioni, l’amministrazione presidenziale della Federazione Russa ha «raccomandato» ai media statali e filo-governativi di sottolineare nei propri articoli / video / trasmissioni audio che il partito di Pashinyan ha ottenuto meno del 50% dei voti alle elezioni e mettere, in tal modo, in dubbio la sua legittimità.
Questo rapporto con l’obiettivo mancato non solo illustra i modi della propaganda statale russa. Illustra anche la visione un po’ perversa di certi personaggi del concetto della vittoria elettorale: secondo loro o prendi la maggioranza dei voti o non hai vinto. Provate a confrontare il 49,81% del partito di Pashinyan con le vittorie elettorali in Italia degli ultimi decenni: vi renderete conto di avere ora a disposizione una nuova barzelletta politica.


Il Financial Times riferisce che l’imprenditore russo che nel maggio 2026 si è recato a Kiev e ha incontrato Vladimir Zelensky era Roman Abramovich. È proprio a lui che il Presidente ucraino ha chiesto di trasmettere a Vladimir Putin la proposta di un incontro.
Abramovich funge da mediatore tra Kiev e Mosca dall’inizio della guerra. Lo stesso FT nel 2022 definiva Abramovich «persona di fiducia» di Putin, mentre Zelensky aveva chiesto agli USA di rinviare l’imposizione di sanzioni nei suoi confronti. Secondo fonti del FT vicine ad Abramovich, egli continua a partecipare ai negoziati, sebbene il suo ruolo sia diventato meno visibile.
Bene, tutto questo è relativamente curioso, ma non risolve un mio vecchissimo dubbio: perché proprio Abramovich (della partecipazione del quale ai vari «negoziati» degli ultimi quattro anni mi ricordo bene) e non decine di altri grandi (in termini di capitali e di vicinanza al Cremlino) imprenditori russi? Solo perché è l’unico che ha avuto abbastanza cervello per trovare un modo di assicurarsi un futuro post-putiniano tranquilli nelle condizioni di impossibilità di uscire vivo e benestante dalle sanzioni occidentali? Oppure perché ha qualche mezzo di pressioni sulle «parti» delle trattative.
Non lo so e non riesco nemmeno a immaginare se e quando lo potrei scoprire.


Un video per i più coraggiosi

Al Forum «economico» «internazionale» 2026 di San Pietroburgo (si è svolto dal 3 al 5 giugno) è stato organizzato, tra le altre cose, un incontro arti marziali miste tra robot russi. È stato pure costruito un apposito ottagono… Ed è stato uno spettacolo sconsigliato ai bambini e alle persone che si impressionano facilmente: fiumi di  sangue  olio, cavi strappati, componenti staccate etc.

Uno spettacolo degno di una superpotenza.


La musica del sabato

Il compositore tedesco Georg Friedrich Händel (1685–1759) fece gli studi musicali in Italia, dall’età di 27 anni visse a Londra e nel 1727 divenne cittadino inglese. A metà del XVIII secolo fu uno dei compositori più noti al mondo e, addirittura, fu considerato un classico vivente. Ancora oggi è considerato un compositore nazionale del Regno Unito, dove le sue composizioni vengono tradizionalmente eseguite nelle occasioni di incoronazioni e altre cerimonie ufficiali.
Una di quelle composizioni di Händel è il «Zadok the Priest» (HWV 258): l’inno composto nel 1727 per l’incoronazione del re Giorgio II di Gran Bretagna.

A partire dal 1727 questo inno viene cantato a ogni incoronazione del sovrano britannico, ma, purtroppo, la maggioranza delle persone comuni in giro per il mondo conosce non meno bene (o addirittura meglio?) l’arrangiamento realizzato nel XX secolo dal compositore inglese Tony Britten:

Sì, a partire dal 1992 è l’inno ufficiale della UEFA Champions League. Però la cultura può essere diffusa con tutti i mezzi disponibili…


La lettura del sabato

Come forse ricorderete, nel febbraio 2023 l’UE ha annunciato l’istituzione del Centro internazionale per il perseguimento del crimine di aggressione contro l’Ucraina (ICPA). E a metà maggio di quest’anno (il 2026) ben 36 Stati e l’UE hanno ufficialmente confermato l’intenzione di partecipare alla creazione di un Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina, il quale dovrebbe iniziare la sua attività l’anno prossimo all’Aia.
Io, fino a ieri, non sapevo (o avevo completamente dimenticato? boh…) che il Cremlino ha già da tempo – dal 1° marzo 2023 – una sua risposta simmetrica al suddetto Tribunale: il cosiddetto Tribunale pubblico internazionale sui crimini dei neonazisti ucraini e dei loro complici (MOTPUNIP), istituito presso la Camera pubblica della Federazione Russa (formalmente, un organo consultivo e deliberativo istituito per favorire l’interazione tra cittadini, associazioni civiche e autorità pubbliche). Il «Tribunale» è composto da 72 persone. Comprende molti finti stranieri che vivono da tempo in Russia, criminali e, propriamente, neonazisti.
A me, un attento osservatore di quello che sta succedendo da oltre quattro anni, è sembrato interessante leggere di questo circo cretino. Spero che sia interessante anche per voi.


L’archivio di Navalny

Ieri, in occasione del 50-esimo compleanno di Alexey Navalny, i suoi collaboratori hanno presentato il suo archivio: su un unico sito hanno raccolto le sue inchieste, i suoi testi, le fotografie, i video, le trasmissioni sui media, i post, le interviste, i documenti e molto altro ancora.
Secondo la mia impressione personale, gli stessi collaboratori di Navalny hanno quasi completamente perso di vista il senso di ciò che Navalny ha fatto e detto negli ultimi anni della sua vita (la maggioranza schiacciante degli occidentali non lo sa, ma i collaboratori di Navalny, pur restando in opposizione al regime di Putin, ultimamente fanno e dicono delle cose di gusto molto dubbio), ma questo è un loro problema, non nostro. E nonostante tutto, un grande grazie a loro per averci almeno dato l’opportunità e il motivo di ricordare ancora una volta perché e per quale motivo non dobbiamo mai arrenderci. Ovunque ci troviamo e qualunque strumento abbiamo a disposizione.
E un grazie ancora più grande va ad Alexey Navalny, al quale anche adesso, a distanza non solo fisica, faccio gli auguri di compleanno appena trascorso.


Mi è giunta la notizia del fatto che il giovedì prossimo – l’11 giugno – dovrebbe iniziare l’ennesimo campionato mondiale di calcio. E visto che l’Italia mi ha sempre impressionato per la quantità delle persone interessate allo sport soprindicato (un interesse a me poco comprensibile), ho pensato di dedicare a esso il mio sondaggio del giugno 2026.

Chi è il più grande calciatore della storia?

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Penso che si tratti di quattro nomi noti più o meno a tutti, quindi non dovreste avere delle grosse difficoltà nell’esprimere la vostra preferenza.
N.B.: il sondaggio è anonimo per i votanti non registrati o non loggati sul sito. Il sondaggio più recente è sempre visibile sulla prima pagina del sito. Tutti i miei sondaggi sono raccolti su una apposita pagina.