La musica del sabato

La mia piccola scoperta musicale più recente è il fatto che Anni-Frid Synni Lyngstad (Frida) prima della creazione del gruppo ABBA cantava, tra le altre cose, anche il jazz. E lo faceva pure in un modo ascoltabile… Non mi piacciono gli ABBA (un po’ come tutto il dance / disco/ europop) ed è per quello che non mi è mai venuto in mente di interessarmi alle carriere da solisti dei componenti del gruppo. Ma meno male che su internet alcune cose capitano davanti agli occhi anche per puro caso.
Apro dunque il post musicale di oggi proprio con la canzone alla quale devo la mia suddetta scoperta: la «Mad About the Boy». Non è il livello delle cantanti jazz più apprezzate, ma è comunque ascoltabile:

In qualità della seconda canzone, invece, aggiungo la «My Man», cantata sempre nel 1970:

Chissà per quale percentuale dei lettori è stata una scoperta vera, come lo è stata per me.


La lettura del sabato

L’articolo segnalato questo sabato è una inchiesta ben fatta e interessante su come la Corea del Nord ha fornito allo Stato russo tra otto e undici milioni di proiettili e missili nel periodo tra il 2023 e il 2025. Potete immaginare da soli la destinazione dei «beni» forniti, come potete immaginare pure che si sta lavorano sulla ripresa delle forniture.
Nel frattempo, qualcuno sta sicuramente pensando che se la Corea del Nord non avesse creato (creato?) la bomba più importante, ora sarebbe stato un buon momento per…


Ciao Chuck

Come tutti gli umani, ha avuto i suoi pregi e i suoi difetti. Ma ci ha fatti divertire e io lo voglio ringraziare almeno per questo (anche se ha diffuso nelle masse una immagine molto pervertita del karate).
I meme non muoiono, restano per sempre nella nostra memoria!
Io, a questo punto aggiungo questa:

Ciao Chuck Norris, grazie ancora!


Lo scambio bellico possibile

Vladimir Zelensky ha annunciato che i rappresentanti dell’Ucraina e degli Stati Uniti terranno dei colloqui per porre fine alla guerra russo-ucraina il 21 marzo. Dall’inizio del 2026, Ucraina, Russia e USA hanno tenuto diversi cicli di negoziati trilaterali. L’ultimo incontro si è svolto a Ginevra il 17–18 febbraio. Successivamente, le parti avevano in programma di tenere i negoziati ad Abu Dhabi all’inizio di marzo, ma l’incontro è stato rinviato più volte a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Ecco, inizialmente temevo (non solo io, ovviamente) che la guerra in Iran facesse dimenticare a molti (Trump prima di tutti) il problema della guerra in Ucraina. Ora, invece, ho (e non solo io, in realtà) la speranza che la guerra in Iran diventi una specie di merce di scambio: gli Stati-membri europei della NATO che si sono rifiutati di sostenere la nuova impresa di Trump (facendolo arrabbiare visibilmente) ora possono promuovere una specie di ricatto. «Ti aiutiamo nella impresa importante per te, se tu ci aiuti nella impresa che è importante per noi». Io, se fossi un diplomatico europeo, avrei tentato questa strada. E, soprattutto, avrei avuto dei motivi per pensare che il tentativo possa andare bene.


Questo vuole battere la supidità naturale

In un mondo pieno di stupidità, il ChatGPT cerca di non perdere la gara con la intelligenza naturale:

Paradossalmente, i fenomeni come questo mi caricano di ottimismo: dimostrano che l’avvento della Skynet temuto da tanti è ancora in un futuro molto lontano. Molto probabilmente non ci arriveremo. Non importa per colpa di chi o di cosa, ma non ci arriveremo.


Una scelta saggia dalla Commissione

Molte volte ho scritto delle sanzioni prive di senso – o, addirittura, dannose – adottate dall’UE contro i cittadini russi che hanno lasciato la Russia dopo l’inizio della guerra di Putin contro l’Ucraina. Oggi, finalmente, ho l’occasione di scrivere un post di senso opposto.
La Commissione europea ha aggiornato le linee guida sull’applicazione delle sanzioni contro la Russia, specificando che le banche europee non devono bloccare i conti e le transazioni dei cittadini russi titolari di visti nazionali di lunga durata di categoria D. Le linee guida specificano che le restrizioni previste dalle sanzioni non si applicano alle persone in possesso di un permesso di soggiorno temporaneo o permanente nell’Unione Europea, nello Spazio economico europeo e in Svizzera, né ai titolari di visti D che si sono registrati presso il proprio luogo di residenza.
Finalmente si stabilisce che non bisogna creare problemi alla gente normale e di costringerla, con gli strumenti economici, a tornare nella Russia putiniana a vivere (spesso rischiando delle conseguenze penali per la propria posizione politica) e a lavorare (finanziando la guerra con le tasse e contribuendo con la propria attività professionale alla apparenza della normalità). Di conseguenza, faccio i miei grandi complimenti alla Commissione per la scelta saggia.
Spero che il prossimo passo sia quello di elaborare qualche strumento legale, funzionante in tempi ragionevoli, per contestare le sanzioni personali inflitte per la collaborazione non dimostrata con il regime putiniano: in tal modo si riuscirà a far passare dalla propria parte anche qualche imprenditore medio o grande.


Gli Oscar 2026

Dei film premiati quest’anno con gli Oscar per ora ne ho visti solo due e sicuramente ne vedrò un altro preciso, mentre tutti gli altri per ora non mi ispirano…
Più in dettaglio: del film «Mr. Nobody Against Putin» ho già scritto ieri, mentre del «One Battle After Another» posso constatare, con tanto stupore, che è film più incompreso dal pubblico della storia: sento parlare tanto della trama e della fotografia e noto che nessuno si è accorto che si tratta di grande satira cinematografica. In sostanza, Paul Thomas Anderson ha preso in giro il cinema degli ultimi trent’anni (i suoi contenuti, i suoi metodi e pure i suoi spettatori), lo ha fatto in un modo ancora più grottesco di Tarantino, mentre la gente non se n’è accorta e continua a discutere del film con dei toni molto seri! Mah…
Nel frattempo, l’agenzia statale russa RIA Novosti al termine della cerimonia ha pubblicato un articolo intitolato «I vincitori degli Oscar 2026», in cui ha descritto brevemente lo svolgimento della cerimonia, ha riferito che quest’anno c’erano 24 nomination e ha pubblicato l’elenco quasi completo dei vincitori: si è «dimenticata» di indicarne solo uno, indovinate quale.
Mentre io ho visto, su Facebook, dei personaggi un po’ particolari che si sono lamentati del fatto che il vincitore per il miglior documentario non avrebbe menzionato l’Ucraina nel proprio discorso durante la cerimonia. Chissà se hanno sentito almeno qualcosa del film per il quale è stato premiato.
Sean Penn, intanto, ha preferito fare un nuovo viaggio in Ucraina anziché presentarsi alla cerimonia degli Oscar (dove ha vinto il proprio terzo Oscar).
Insomma, non ho seguito la cerimonia, ma mi sono comunque divertito.


Il film “Mr. Nobody Against Putin”

Se non siete ciechi, sordi o completamente scollegati dalla realtà, allora avrete sicuramente già sentito parlare del film «Mr. Nobody Against Putin» («Мистер Никто против Путина», regia di Pavel Talankin e David Borenstein, 2025). In alcune fonti in lingua russa il titolo appare anche come «Господин Никто против Путина» («Il signor Nessuno contro Putin»), ma non c’è da dubitare: si tratta dello stesso film. Io l’ho visto già all’inizio di febbraio, ma ho rimandato la pubblicazione di questo commento fino a oggi – il giorno successivo alla cerimonia degli Oscar. A prescindere dal risultato della premiazione (il film era nominato all’Oscar come miglior documentario lungometraggio e ha vinto, il che mi rende molto felice), «Mr. Nobody Against Putin» è un film che vale la pena vedere e discutere, sia ora che in futuro.
Per cominciare, una piccola formalità: qualche informazione generale sul film. Pavel Talankin, insegnante organizzatore e videografo scolastico della cittadina industriale di Karabash, negli Urali, ha filmato per un anno e mezzo scolastico – da febbraio 2022 a maggio 2024 – il progressivo rafforzamento della propaganda militare nella sua scuola. A volte lo faceva di nascosto, altre volte con il pretesto di svolgere i suoi normali compiti di lavoro. Nell’estate del 2024 Talankin ha lasciato la Russia portando con sé tutto il materiale girato (in realtà aveva già pensato di dimettersi dalla scuola subito dopo l’inizio della grande guerra in Ucraina, ma poi gli è venuta l’idea di realizzare un film). Dopo la partenza, insieme al regista americano David Borenstein, che vive in Danimarca, ha montato questo documentario.
Credo che tutto ciò sia ormai abbastanza noto. Passo quindi alle mie impressioni dopo la visione del film.
Innanzitutto, «Il signor Nessuno contro Putin» è allo stesso tempo un film documentario e profondamente personale.
Documentario – per motivi evidenti e già citati: l’autore ha ripreso con la telecamera varie «lezioni sulle cose importanti» (lezioni di «patriottismo» a favore di Putin e della guerra), le cerimonie di ingresso nella Junarmija (l’organizzazione giovanile militar-patriottica), le registrazioni di messaggi per i «combattenti», l’incontro degli studenti con membri del gruppo Wagner, le riunioni degli insegnanti, l’intervista con un insegnante di storia apertamente «di partito», le conversazioni con gli studenti e così via.
Personale – perché l’autore delle riprese racconta anche qualcosa di sé e del proprio atteggiamento verso la guerra, verso la militarizzazione della scuola e verso gli studenti e i concittadini che hanno «accettato» la guerra (mostrando anche il suo addio alla patria attraverso il saluto alla madre, mentre nasconde a entrambi i suoi veri piani di partenza). A qualcuno i monologhi dell’autore sono sembrati artificiali, come se fossero stati preparati apposta per il film; ma anche se fosse veramente così, non ci vedo alcun problema: l’autore non ci ha mai promesso di essere un osservatore imparziale. Ha semplicemente raccontato la cronologia delle proprie azioni e dei propri pensieri, senza rubare tempo sullo schermo a quelle immagini e a quelle parole per le quali lo spettatore si è seduto a guardare il suo film.
In secondo luogo, dal punto di vista puramente tecnico il film appare un po’ amatoriale. Si vede chiaramente che Talankin ha usato telecamere economiche (erano quelle della scuola) e che spesso non aveva la possibilità di registrare bene l’audio. Ma per delle riprese semi-clandestine è assolutamente normale. D’altronde ciò che interessa veramente è il contenuto: e da questo punto di vista il film funziona molto bene.
In terzo luogo, la parte strettamente documentaria è filmata, montata e commentata senza toni sensazionalistici. Tuttavia, proprio per questo fa paura e mette tristezza, in modo molto umano: per il modo in cui il tempo degli studenti russi viene speso in attività inutili, disumane e basate sulla menzogna. Non sembra che tutti recepiscano la propaganda nello stesso modo, ma qualche traccia nella mente di tutti rimane. L’unica cosa che dà un minimo di sollievo è che molti insegnanti incaricati di organizzare queste attività propagandistiche lo fanno in modo meccanico, goffo, con errori perfino ridicoli – e una propaganda del genere uno normale studente adolescente può solo prenderla in giro. Ma qui rischio di mettermi a raccontare troppo della trama…
In quarto luogo, il film appare realmente come una forma molto pericolosa ma importante e interessante di protesta individuale contro questa guerra. L’autore non si abitua alla guerra e non la dimentica come se fosse qualcosa di lontano dalla propria casa. È impegnato in un lavoro, ha un obiettivo concreto – e questo lo aiuta a non impazzire nella situazione attuale. Una persona che si chiede «che cosa posso fare?» e che allo stesso tempo comprende di non essere in grado di avvicinare la fine della guerra, semplicemente documenta i crimini che avvengono proprio intorno a lui. Un giorno questo lavoro sarà molto utile: forse non necessariamente in tribunale, ma magari per la storia o per la futura denazificazione del Paese che ha iniziato questa guerra criminale.
In generale, considero «Il signor Nessuno contro Putin» un film importante e interessante da vedere. Anche se è montato chiaramente pensando a un pubblico occidentale più ampio (e non tanto a quello russo).

Grazie a Pavel Talankin per queste immagini uniche, per la protesta e per il coraggio. Quello che ha fatto lui, gli altri non hanno nemmeno provato a farlo. Oppure, all’inizio del quinto anno di guerra, semplicemente non sappiamo ancora di questi tentativi?


Un pezzo di cartone

A prescindere da tutto, ecco la scena più (e forse l-unica) divertente di tutta la settimana appena trascorsa:

Una cosa del genere non si può generare, perché è impossibile concepirla.


La musica del sabato

Per qualche strano motivo nella mia rubrica musicale non è mai comparso il compositore svizzero Arthur Honegger (1892–1955). Ma non è mai tardi recuperare!
In realtà, Honegger potrebbe anche essere definito un compositore francese: nacque da genitori svizzeri ma in Francia, ricevette quasi tutta la sua istruzione musicale in Francia (tranne i primi anni di Conservatorio passati a Zurigo), lavorò in Francia, ebbe i contatti professionali e personali con molti dei compositori francesi più importanti della sua epoca, fu addirittura membro della Resistenza francese negli anni della Seconda guerra mondiale. Ma ha sempre dichiarato di sentire in sé un «elemento svizzero, un atavismo profondamente radicato». Di conseguenza, chiamiamolo pure un compositore svizzero-francese: la fusione delle varie culture musicali (in realtà, non solo di quelle svizzere e francesi) e la capacità di apprendere dai numerosi colleghi gli hanno permesso di creare delle opere musicali belle, particolari e, in una certa misura, «influenti» per la musica classica del XX secolo.
E dato che oggi pubblico il mio primo post dedicato ad Arthur Honegger, preferisco inserirvi due delle sue composizioni più note: per far capire ai lettori meno preparati di chi si tratta.
La prima composizione di Honegger che ho selezionato per oggi è – forse prevedibilmente – il poema sinfonico «Pacific 231» (H53) del 1923, dedicato alla locomotiva a vapore più potente dell’epoca (Pacific 231G 558). Ascoltandolo, capirete facilmente che non si tratta di un titolo attribuito «tanto per»:

La seconda composizione di Arthur Honegger che ho selezionato per il post odierno è la Sinfonia n. 2 per archi e tromba (H153, composta nel 1941), le tre parti della quale simboleggiano la morte, il dolore e la liberazione. Il contesto storico della creazione di questa sinfonia a Parigi è facilmente immaginabile…

Per oggi va benissimo così, ma sicuramente tornerò ancora a postare la musica di Arthur Honegger.