Lo scambio delle conoscenze militari

La Reuters scrive che alla fine del 2025 la Cina ha addestrato in segreto circa 200 militari russi sul proprio territorio; alcuni di loro sono già partiti per combattere in Ucraina. L’accordo di addestramento era stato sancito dall’accordo russo-cinese firmato a Pechino il 2 luglio 2025 dagli alti ufficiali di entrambi gli Stati. Il documento prevedeva l’addestramento dei militari russi presso strutture a Pechino e Nanchino, ma anche la formazione di centinaia di militari cinesi nelle basi in Russia. L’accordo vietava espressamente qualsiasi copertura mediatica delle visite e obbligava le parti a non informare terzi. Il programma di addestramento poneva l’accento sull’uso dei droni, sulla guerra elettronica, sull’aviazione militare e sulle operazioni della fanteria motorizzata.
Potrebbe sembrare uno scambio reciproco di favori tra due Stati non certamente amici (l’osservazione della realtà quotidiana non ci permette di parlare della amicizia), ma che almeno sanno e vogliono collaborare. Ma in realtà non è uno scambio particolarmente equo.
Effettivamente, se i pochi ufficiali (in questo caso russi) vanno a studiare all’estero, significa che vanno a imparare qualcosa di particolarmente avanzato (dal punto di vista scientifico e tecnologico) che non possono imparare in patria. Se centinaia di militari (in questo caso cinesi) vanno a studiare all’estero, significa che vanno a imparare qualche materia di applicazione «di massa», dunque qualcosa di più semplice: per esempio, le abilità pratiche acquisite dai militari semplici sul campo. Da tutto questo possiamo dedurre due cose:
1) l’esercito cinese, avendo qualcosa da insegnare, è tecnologicamente più avanzato di quello che si proclama ancora «il secondo esercito del mondo»;
2) l’esercito cinese ci guadagna pure perché si arricchisce della esperienza altrui.
Sono due cose interessanti anche al solo livello teorico. Poi possiamo chiederci perché alla Cina serve la seconda.


Dove (si poteva) investire

L’agenzia immobiliare di lusso moscovita NF Group riferisce (fonte disponibile solo in russo) che nel 2025 il costo degli immobili di lusso a Sochi si è rivelato superiore a quello degli appartamenti e delle case di questo segmento a Shanghai, Milano e Dubai.
Non si tratta di uno scherzo, i prezzi a Sochi, come n diverse altre città russe, sono realmente alti. In base all’indice del milione (è una classifica che indica quanti metri quadrati di immobili di lusso è possibile acquistare con 1 milione di dollari in diverse città), a Mosca è possibile acquistare 36 m², mentre a Sochi, con 1 milione di dollari è possibile acquistare 41 m² di immobile.
Ora, se siete in difficoltà a trovare i soldi per comprare una abitazione in centro di Milano, potete tranquillamente dire che non volete nemmeno comprarla per non sentirvi «sfigati». Al contrario, siete interessati a un appartamento in qualche palazzo alto di Sochi dal quale si riesce a contemplare bene il passaggio dei ormai famosi droni ucraini.
Avrei potuto proporre alle persone particolarmente attive di organizzare una impresa che attiri gli investimenti negli immobili di Sochi, ma in questo periodo evito.


Il contrasto

È una logica evoluzione della situazione: nella notte tra il 16 e il 17 maggio l’Ucraina ha lanciato contro Mosca uno dei più massicci attacchi dall’inizio della guerra. Secondo le autorità, in città sono stati danneggiati tre edifici residenziali, 3 persone sono state uccise e 12 persone sono rimaste ferite. Uno degli obiettivi dell’Ucraina è stata la raffineria di Kapotna. Nella periferia di Mosca, a seguito dell’attacco, sono morte tre persone, quattro sono rimaste ferite e sono stati danneggiati edifici residenziali e un impianto petrolifero. Mentre a Mosca e nella regione si lavorava per riparare i danni causati dall’attacco, in Piazza Rossa si svolgeva una cerimonia solenne dei «pionieri» (così si chiamavano i bambini-membri della organizzazione partitica ai tempi dell’URSS), organizzata dal Partito Comunista della Federazione Russa (di opposizione solo per finta). È un po’ «strano» osservare il contrasto… Continuare la lettura di questo post »


Il font mi sembra sbagliato

La carriera di Daniel Craig sta andando in due direzioni opposte. Da una parte, è passato da recitare nei «007» noiosi a recitare e divertirsi nei «Knives Out» belli. Dall’altra parte, è passato da pubblicizzare le auto Aston Martin, Ford, Range Rover/Land Rover e Jaguar a pubblicizzare i rotami cinesi BYD Denza. Ok, tutti guadagnano come possono…
Ma perché la BYD non riesce a copiare in un modo un po’ più attento le targhe italiane?

I produttori cinesi (non le fabbriche che producono tantissime delle cose che usiamo nella vita quotidiana, ma le imprese che lanciano i prodotti «propri») copiano, e lo fanno pure male. Sembra una legge della natura.


La musica del sabato

Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 il ragazzino Michael Peter Balzary suonava la tromba (prendendo anche le lezioni settimanali serie) e sognava di diventare un musicista jazz: grazie anche alla influenza del patrigno-musicista e delle jam session spontanee nella loro casa di Los Angeles. Negli anni delle scuole superiori, però, aveva abbandonato la tromba: in parte perché si erano deteriorati i rapporti con il patrigno (il quale beveva molto e a volte si comportava in modo imprevedibile) e in parte perché aveva conosciuto due personaggi che lo avevano contagiato con il rock’n’roll.
Quei due si chiamavano Anthony Kiedis e Hillel Slovak. Proprio il secondo dei due aveva insegnato a Balzary a suonare il basso; il soprannome Flea, invece, è dovuto alle particolarità del carattere di Michael. Nei quattro decenni successivi Flea era rimasto tra i leader del gruppo rock che aveva fondato con quei due amici e, apparentemente, aveva dimenticato la propria passione giovanile per il jazz.
Ma è solo una apparenza: nel 2022, mentre i Red Hot Chili Peppers si trovavano in un lungo tour mondiale, Flea aveva deciso di tornare a esercitarsi con la tromba e di promettersi di registrare un album indipendentemente dal risultato delle esercitazioni raggiunto entro il periodo prefissato. È così che nel 2026 il sessantatreenne Flea ha pubblicato il proprio primo album jazz: «Honora». Ovviamente, è un album che stilisticamente non c’entra alcunché con la musica dei Red Hot Chili Peppers. Ovviamente, tornando allo studio di uno strumento musicale in una età non proprio bassa (nemmeno avanzatissima per gli standard contemporanei, ma troppo alta per alcune imprese), non è riuscito a raggiungere i livelli dei grandi musicisti jazz che lo ispiravano decenni prima. Ma è comunque riuscito a produrre qualcosa di moderatamente interessante e ascoltabile. Io, da tradizione personale, ho selezionato due brani per il mio post musicale.
Il primo brano che ho selezionato dall’album «Honora» di Flea è la cover «Maggot Brain» (l’originale è del gruppo Funkadelic, pubblicato nel 1971).

Il secondo brano che ho selezionato dallo stesso album è una composizione proprio di Flea: la «A Plea».

Beh, indipendentemente dal risultato, posso confermare che alcuni sogni giovanili possono anche essere ripresi anni o decenni più tardi: è sempre meglio fare qualcosa di creativo e nuovo che rimanere sul divano piangendo per essere troppo vecchi e infelici.


La lettura del sabato

L’articolo più interessante che ho letto e valutato come condivisibile questa settimana è l’inchiesta di «The Insider» sul dipartimento di hacker e propagandisti dell’Università Tecnica di Mosca «Bauman»: come è emerso dai documenti trapelati, il GRU (il servizio situazioni operative delle Forze armate russe) lo utilizza per insegnare agli studenti a creare virus, «video manipolatori» e altro; i materiali didattici attingono all’esperienza del GRU acquisita durante l’invasione su vasta scala dell’Ucraina.
È interessante, secondo me, non solo il fatto stesso della esistenza di un simile indirizzo di istruzione superiore (qualcosa del genere esisteva già dai tempi dell’URSS), ma anche il fatto che…
1) da qualche parte tutto questo si insegnerà fino a quando esisteranno i servizi segreti;
2) tale formazione ha una «durata di validità» molto limitata, poiché tutte le tecnologie necessarie diventano obsolete molto velocemente (e sempre più velocemente) – ma anche in questo caso i docenti cercheranno di fare qualcosa per adeguarsi all’epoca in corso.


Spero di no, ma…

I giornalisti russi – quelli normali e non quei personaggi che si occupano della propaganda statale – si sono accorti di un fenomeno preoccupante. Ormai da due mesi i sostenitori del Cremlino pubblicano dei fake circa il «fatto» che il premier armeno Pashinyan si stia preparando alla guerra con la Russia, ed ecco la sorpresa: Putin ha affermato che l’Armenia (sempre meno fidele alla Russia) sta seguendo i passi della Ucraina.
La sera del 9 maggio i giornalisti-propagandisti hanno chiesto a Putin di Pashinyan, il quale «recentemente ha ricevuto Zelensky, offrendogli una tribuna per lanciare minacce contro il nostro Paese». Putin ha risposto: «Per quanto riguarda i piani dell’Armenia di aderire all’Unione Europea, questo richiede ovviamente un’analisi approfondita. […] Stiamo vivendo tutto ciò che sta accadendo sul fronte ucraino. E da cosa è iniziato tutto? Dall’adesione o dal tentativo di adesione dell’Ucraina all’UE».
Dobbiamo preoccuparci? Sì e no. Da una parte, l’esercito russo è completamente impegnato sul fronte ucraino: con tutte le sue risorse umane e materiali avanza per poche decine di metri al giorno e impiega anni a conquistare paesini di cinque case. Dall’altra parte l’Armenia è uno Stato piccolo, militarmente non forte e per una molteplicità di motivi difficilmente difendibile dall’Occidente: tutto questo la può trasformare nell’obiettivo di una nuova piccola guerra vittoriosa (in una situazione come quella odierna Putin ne avrebbe bisogno).
Putin è per nulla razionale, quindi non posso escludere del tutto che per la sua testa passi l’idea di «conquistare Erevan in tre giorni».


Oviamente hanno approvato

Era facile prevederlo: ieri la Duma di Stato russa ha approvato in seconda e terza lettura (sì: nello stesso giorno, come capita abbastanza spesso negli ultimi anni) il disegno di legge sull’impiego «extraterritoriale» delle forze armate russe per la protezione dei cittadini russi all’estero.
Ora, per logica, sono necessarie altre due leggi da approvare in pochi minuti:
1) una legge che crea dal nulla quelle forze che potranno essere utilizzate in modo extraterritoriale (tutte quelle attuali sono impiegate in Ucraina);
2) una legge che attribuisce alle forze armate russe la capacità di condurre le operazioni del genere (sullo stesso fronte ucraino vediamo, per fortuna, solo delle serie difficoltà; a meno che per successi militari non si intendano le varie barbarie come uccisioni dei civili o rapine).


Ho scoperto che la ex portavoce di Vladimir Zelensky (che ha lavorato con lui dal 2019 al 2021), Yulia Mendel, ha concesso un’intervista di un’ora e mezzo a Tucker Carlson. Nell’intervista, Mendel ha definito Zelensky «uno dei maggiori ostacoli sulla strada verso la pace» e ha affermato che egli fa regolarmente uso di droghe. Data la vicinanza delle parole di Mendel alle stronzate della propaganda statale russa, l’intervista ha iniziato a essere attivamente citata dai media statali e filo-governativi russi e dai blogger russi pro-guerra.
L’ufficio di Zelensky ha invece dichiarato che «questa tipa ha perso da tempo il senno». E proprio a questa affermazione io credo facilmente: quale persona normale 1) concederebbe un’intervista a Tucker Carlson su tali argomenti durante la guerra e 2) ripeterebbe in generale la propaganda russa, per di più durante la guerra?
Se fossi una persona influente, inviterei l’opinione pubblica non solo a non sprecare tempo vitale prezioso per questa conversazione, ma anche per discuterne. Ma, purtroppo, i giornalisti hanno l’abitudine di preparare e spalmare sui nostri schermi qualsiasi schifezza sia successa da qualche parte nel mondo.
Beh, OK: almeno avviso voi.


Siete in panico, vero?

Il sabato 9 maggio una delle principali testate propagandistiche russe ha pubblicato un articolo dal titolo “Le parole di Putin alla parata di Mosca hanno scatenato il panico in Occidente: cosa ha spaventato così tanto gli stranieri”.
“Putin ha lanciato un avvertimento al mondo”, si legge nell’articolo. È così che gli autori della testata hanno commentato la frase di Putin secondo cui “la vittoria è sempre stata e sarà della Russia”. Queste parole di Putin sono state definite sensazionali.
Io, a questo punto, avrei tre domande, ma in base alle risposte raccolte avrei potuto ridurre la loro quantità…
In Occidente qualcuno si è accorto dell’avvertimento di Putin?
In Occidente qualcuno si è spaventato per l’avvertimento di Putin?
In Occidente qualcuno pensa – soprattutto negli ultimi quattro anni – che la vittoria sia sempre della Russia?
Boh…