La musica del sabato

È già ufficialmente iniziata l’estate e questo significa che nella mia rubrica musicale è il momento di postare la seconda parte del ciclo «Le quattro stagioni» di Antonio Vivaldi: «L’estate», il concerto № 2 in Sol minore dell’opera «Il cimento dell’armonia e dell’invenzione» (composta non più tardi del 1720).
Questa è l’interpretazione del concerto «L’estate» della Netherlands Bach Society (il primo violino Shunsuke Sato):

E poi trovo interessante aggiungere l’interpretazione de «L’estate» della Voices of Music (con Cynthia Miller Freivogel):

Buona estate musicale a tutti!


Il giorno del 250-esimi anniversario della adozione della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America è bello e giusto ricordare una cosa alla quale in pochi pensano (almeno, fuori dagli USA): quale è stato il destino dei 56 uomini che firmarono la Dichiarazione?
Per fortuna, è possibile fare un riassunto completo della situazione.

Dei 56 uomini che firmarono la Dichiarazione, 24 erano giuristi, 11 erano commercianti, 9 erano agricoltori e grandi piantatori: persone benestanti e istruite. Eppure, firmarono la Dichiarazione d’Indipendenza sapendo perfettamente che, se fossero caduti prigionieri, la pena sarebbe stata la morte.
Cinque furono catturati dagli inglesi come traditori e torturati prima di essere uccisi. A dodici vennero incendiate le case. Due persero i propri figli nell’esercito rivoluzionario e uno vide due figli cadere prigionieri. Nove dei 56 combattenti morirono in seguito alle ferite riportate in guerra.
Carter Braxton, ricco piantatore e commerciante della Virginia, vide la flotta britannica distruggere in mare le sue navi. Vendette la propria casa e i suoi beni immobili per saldare i debiti e morì in povertà.
Gli inglesi perseguitarono Thomas McKean a tal punto che fu costretto a trasferirsi continuamente con la sua famiglia. Prestò servizio al Congresso senza percepire alcun compenso, mentre la sua famiglia viveva nascosta. I suoi beni furono confiscati e la povertà fu la sua ricompensa.
I soldati saccheggiarono i beni di William Ellery, George Clymer, Lyman Hall, George Walton, Button Gwinnett, Thomas Heyward Jr., Edward Rutledge e Arthur Middleton.
Durante la Battaglia di Yorktown, Thomas Nelson Jr. vide che il generale britannico Charles Cornwallis aveva occupato la sua casa e l’aveva trasformata nel proprio quartier generale. Chiese allora al generale George Washington di aprire il fuoco sulla sua abitazione. La casa fu distrutta e Nelson morì in seguito in povertà.
Francis Lewis vide la propria casa incendiata, i suoi beni distrutti e fu costretto alla fuga. Gli inglesi imprigionarono sua moglie, che morì pochi mesi dopo.
John Hart fu strappato dal capezzale della moglie morente. I loro tredici figli furono costretti a fuggire. I suoi campi e la sua casa furono devastati. Per più di un anno visse nei boschi e nelle grotte; quando tornò a casa, scoprì che sua moglie era morta e i suoi figli erano scomparsi. Poche settimane dopo morì di stenti e di crepacuore. La stessa sorte toccò a Charles Carroll Norris e Philip Livingston.
Erano uomini rispettabili, dotati di mezzi economici e di istruzione. Avevano sicurezza e agiatezza, ma attribuivano alla libertà un valore ancora più grande.
Per fortuna non sanno che quasi 250 anni dopo – nello Stato al quale diedero l’inizio – è comparso un Presidente convinto di essere non inferiore a loro, forse anche superiore.


All’inizio di giugno ho scoperto che le Poste Italiane sono entrate nel mercato dei caricatori per le auto elettriche. Il mio amico Google sostiene che i primi caricatori delle Poste sono stati installati già nel 2023, ma io l’ho scoperto con tre anni di ritardo…

Sapevo già da anni che le Poste Italiane offrono i servizi finanziari (non mi è mai venuto in mente di diventarne un cliente: sono contento della mia banca normale) e di telefonia mobile (attualmente si appoggiano alla rete della TIM, io sono cliente direttamente della TIM normale). Ora si aggiunge pure l’energia (della rete ENI). Se le cose vanno avanti così, prima o poi le Poste Italiane decideranno di iniziare a offrire pure i servizi postali normali: appoggiandosi a qualche rete seria (per esempio, della DHL) riusciranno a consegnare le spedizioni in tempi compatibili con la vita umana, senza perdere o danneggiare alcunché, senza sbagliare gli indirizzi e, probabilmente, senza i corrieri incapaci di premere il tasto del citofono.

Speriamo…


Molto probabilmente vi ricordate che il 4 luglio di quest’anno si celebrano i 250 anni dalla adozione della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (avvenuta, appunto, il 4 luglio 1776): un evento del quale tutti possono leggere una infinità di libri e articoli più o meno approfonditi. Io, dunque, non tento di informarvi di alcunché riguardante l’Independence Day, ma, al contrario, sfrutto la buona occasione per ottenere da voi una preziosa informazione, un importantissimo dato statistico.
Se riuscite, partecipate a questo sondaggio:

In che modo pronunciate l’abbreviazione USA?

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Spero di non essermi dimenticato qualche variante della pronuncia statisticamente rilevante…
N.B.: il sondaggio è anonimo per i votanti non registrati o non loggati sul sito. Il sondaggio più recente è sempre visibile sulla prima pagina del sito. Tutti i miei sondaggi sono raccolti su una apposita pagina.


La grande fortuna dell’India

La Reuters, citando alcune fonti del settore, riferisce che, a causa della carenza di carburante, la Russia ha iniziato ad acquistare benzina dall’India. Dall’India sarebbero state spedite in Russia o almeno 60 mila tonnellate di benzina, oppure due petroliere con carichi compresi tra le 30 e le 40 mila tonnellate ciascuna. Complessivamente, la Russia sembra intenzionata a importare mensilmente 400 mila tonnellate di benzina da diversi Paesi. La Reuters sottolinea che in estate il consumo di benzina in Russia ammonta ad almeno 110 mila tonnellate al giorno.
Se tutto questo fosse vero, allora si potrebbe congratularsi con Putin per l’ennesimo traguardo raggiunto sul campo della difesa della «sovranità» della Federazione Russa: è riuscito a creare una situazione in cui la Russia vende petrolio all’India a prezzi ribassati a causa delle sanzioni, per poi acquistare dalla stessa India il petrolio trasformato in benzina. Il petrolio trasformato in qualsiasi prodotto non può in alcun modo costare meno del petrolio greggio, indipendentemente dall’ipotetico sconto che si riesca a ottenere dal fornitore. Inoltre, sarebbe logico supporre che i fornitori indiani di benzina abbiano un forte desiderio, naturale e legittimo, di trarre profitto dalla situazione venutasi a creare.
Ed ecco che qualcuno ha trovato il momento di aiutare uno Stato «amico», alleato nell’eternamente inutile BRICS.


Che ottimismo

Ieri, durante l’assemblea annuale degli azionisti, il direttore generale di Sber (la più grande banca russa, controllata dallo Stato), German Gref, ha affermato che la questione principale per i russi rimane la rapida conclusione delle operazioni militari:

Ciò che ci preoccupa, credo che ci preoccupi tutti la stessa cosa. Non credo che nel Paese ci sia una sola persona che abbia altre preoccupazioni oltre alla rapida conclusione delle operazioni militari, è ovvio.

A quanto pare, German Gref è un grande ottimista. Prima di tutto, ha un’opinione molto più positiva sulla grande quantità dei russi rispetto a molti altri commentatori dell’umore della popolazione (e non mi è dato sapere su quali dati si basi questa sua opinione). In secondo luogo, a differenza, per esempio, di me, German Gref ha incredibilmente dimenticato il nome di almeno una persona alla quale interessano cose completamente diverse (senza contare tutte quelle persone di cui non sempre conosciamo i nomi, che durante la guerra guadagnano non male). Non so come si possa dimenticare quella persona: vorrei dimenticarla, ma quella stessa persona non mi dà (e non solo a me) nemmeno una minima possibilità.
E German Gref mostra un’incredibile riserva di ottimismo e distanza dagli stimoli irritanti.


Sta galleggiando qualcosa

Uno dei superyacht attribuibili a Putin è apparsa inaspettatamente sui radar per la prima volta dall’agosto 2022: non in un posto qualsiasi, ma nello stretto tra la Danimarca e la parte meridionale della Norvegia. Scortata dalla motovedetta «Voevoda» e da un cacciatorpediniere russo, il superyacht si sta dirigendo verso Istanbul.
Spero tanto che Putin abbia iniziato a percepire qualcosa e abbia deciso di mandare qualcuno dei cari a lui ben lontano. E non augurerò nemmeno a nessuno di essere affondato o catturato: mi basterebbe che moltissimi yacht con un gran numero di passeggeri se ne andassero per sempre in qualche luogo piacevole per loro. In luoghi dove li attende un riposo a vita dagli affari «di Stato».
Ma mi sono lasciato trasportare dai sogni… Putin non avrà mai abbastanza coraggio di spostarsi su qualcosa di diverso da un bunker galleggiante. E dato che un mezzo di trasporto del genere non è ancora stato inventato, Putin rimarrà al suo posto, purtroppo, fino alla fine.


Le code per la benzina

La continuazione fotografica del video-post di ieri: le code ai distributori di benzina moscoviti.








Buona continuazione all’Esercito ucraino: colpendo le raffinerie potrebbe raggiungere dei risultati interessanti.


L’ecologia torna in Russia

Spero che all’epoca nessuno di voi se ne era accorto, ma quattro anni fa il canale televisivo di propaganda statale russa «Russia Today» (RT) aveva realizzato questo video-appello per gli europei:

In tal modo venivano prese in giro le sanzioni contro lo Stato russo…
Avete già letto che nella maggioranza delle regioni russe si osserva da giorni il deficit della benzina? Tra parentesi: (succede a causa degli attacchi ucraini contro le raffinerie sul territorio russo: è uno sviluppo naturale della guerra).


La musica del sabato

Il gruppo statunitense Mr. Mister è esistito per relativamente pochi anni (dal 1982 al 1990, di fatto fino al 1989) ed è riuscito a pubblicare solo tre album di studio (il quarto era stato rifiutato d diverse case discografiche e alla fine degli anni ’80 ed è uscito solo nel 2010). Il periodo della maggiore popolarità del gruppo corrisponde alla metà degli anni ’80: in sostanza, si tratta di uno dei numerosissimi esempi delle star di passaggio (è normalissimo che ormai non ce li ricordiamo tutti, ma nel corso della nostra vita abbiamo visto un sacco di cantanti e gruppi saltati fuori dal nulla e poi spariti sempre nel nulla dopo pochi o pochissimi anni).
A me, personalmente, il gruppo Mr. Mister non sembra particolarmente interessante: conosco dei rappresentanti decisamente migliori del new wave. Ma nella storia musicale della fine del XX secolo i Mr. Mister avevano avuto un loro ruolo e io, per questo motivo, non posso ignorarli nella mia rubrica musicale.
La prima canzone che ho selezionato per oggi è la «Broken Wings» (dall’album «Welcome to the Real World» del 1985):

La seconda canzone che ho selezionato per il post dedicato ai Mr. Mister è la «Kyrie» (sempre dall’album «Welcome to the Real World» del 1985):

Bene, prima o poi scriverò di qualcuno dei rappresentanti migliori (secondo la mia opinione, ovviamente) del new wave. Per ora l’ho fatto solo una volta.