Ieri Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a negoziare con l’Ucraina «sulla base degli accordi di Istanbul» della primavera del 2022. E ha aggiunto che tali accordi «erano stati siglati all’epoca dalla delegazione ucraina, il che significa che tutto andava bene per loro».
Ma io mi ricordo (o almeno mi sembra di ricordare) che quei cosiddetti accordi andavano bene all’Ucraina solo nella fantasia dello stesso Putin. E poi io (e non solo io) mi ricordo che nell’ultimo anno i negoziatori del Cremlino hanno preteso che l’Ucraina conducesse i negoziati «sulla base di Anchorage», riferendosi all’incontro in Alaska del 15 agosto 2025, dove Putin e Trump, a tu per tu, erano quasi riusciti a mettersi d’accordo sulla spartizione dei territori ucraini (e le relative risorse naturali) non conquistati dall’esercito russo. Ma anche con la «base di Anchorage» le cose per Putin sono in realtà andate abbastanza male: in quell’incontro, infatti, ha iniziato a riempire Trump di proprie fantasie pseudostoriche sulla presunta non-esistenza della Ucraina, dopodiché Trump lo ha mandato a quel paese con parole a noi sconosciute (il verbale non è stato pubblicato) e interrompendo l’incontro prima del pranzo programmato.
E poiché tutta la politica di Putin si basa esclusivamente sulle sue stesse fantasie malate, è proprio queste ultime che possiamo confrontare tra esse. Il confronto risulta semplice: Putin ha sentito l’odore di bruciato (sì, pure lui!) e ha già iniziato a fare marcia indietro. Dalla questione delle quattro regioni ucraine inserite nella Costituzione russa (di cui si era parlato con Trump nel 2025) è già passato agli «accordi» sulla Crimea e sul Donbass del 2024.
Una simile ritirata è un buon segno, ma è solo un piccolo passo. Vorrei di più: i confini del 1991. Dato che Trump può spacciare per una propria vittoria lo sblocco dello Stretto di Hormuz, che Putin spacci per una sua vittoria il rispetto dei confini del 1991 con l’Ucraina.
Ieri pomeriggio le forze armate ucraine hanno sferrato un attacco missilistico contro la città russa di Voronezh. Il governatore locale, Alexander Gusev, ha dichiarato che le forze di difesa aerea hanno abbattuto «alcuni bersagli aerei ad alta velocità» sopra il capoluogo della regione. Ma, di fatto, l’attacco ha danneggiato «gli impianti produttivi di una delle aziende di Voronezh»: un produttore di componenti elettronici per i missili «Iskander» e X-101, che condivide l’edificio con la società «VZPP-Mikron».

Spero di vedere ancora delle immagini del genere.

Più ce ne saranno, meno occasioni avrò di trovare le differenze tra gli attacchi russi (contro le infrastrutture civili ucraine) e quelli ucraini (contro le infrastrutture militari civili). Ovviamente non perché «tifo» per l’esercito russo: non lo faccio e non lo farò.



Venerdì Vladimir Zelenskyy ha accolto con scetticismo le dichiarazioni di Alexander Lukashenko, secondo cui quest’ultimo non vorrebbe essere coinvolto nella guerra tra Russia e Ucraina. Ha quindi lanciato un ultimatum a Lukashenko: «Lungo i confini con l’Ucraina è schierato materiale militare che dirige il fuoco contro l’Ucraina. Vi do una settimana per ritirarlo, altrimenti lo faremo noi».
Non escludo che sia pure Lukashenko a volerlo: deve a Putin una somma colossale di soldi che non ha i mezzi per restituire. Se segue il «consiglio» di Zelensky, invece, tutti i debiti potrebbero essere azzerati. E se vuole passare dalla parte dei vincitori, questo è il momento giusto. Ed è stato proprio Lukashenko a chiedere l’ultimatum. Deve coprirsi le spalle: «Non volevo, ma mi hanno costretto».
L’Ucraina non sta bluffando: sarà in grado di azzerare velocemente l’intero esercito bielorusso. Ma anche tutte le sue raffinerie di petrolio. Entrambe: quella di Mozyr e quella di Novopolotsk.
Conservo qui, come ricordo, due video ripresi a Mosca, entrambi il 18 giugno.
Il primo video mostra una panoramica dei risultati ottenuti dai droni ucraini nella città più protetta, nella capitale dello Stato-aggressore:
Il secondo video mostra come la difesa aerea della capitale dello Stato-aggressore stia letteralmente volare il tetto di un deposito di benzina.
È positivo che uno degli obiettivi di questa guerra militare speciale fosse (se ho capito bene) la riduzione del «tempo di volo». Prima i droni nemici dovevano fare meno strada, infliggevano più danni… Volavano, vero?
Formalmente domani inizia l’estate… guardate fuori dalla finestra: secondo voi non è iniziata tempo fa? Però formalmente inizia solo domani, dunque pure noi dobbiamo fare qualche gesto formale per salutare il suo arrivo. Io lo faccio postando il poema sinfonico per orchestra «Estate» (H 116, composto negli anni 1914–1915) del compositore inglese Frank Bridge (1879–1941). Qualcuno dei suoi contemporanei sostiene che questo poema sinfonico era uno dei prodotti della autocura psicologica del compositore-pacifista profondamente colpito dal fatto stesso dello scoppio della Prima guerra mondiale. Noi non possiamo verificare questa tesi (almeno perché non possiamo entrare nella testa di una persona viva o morta), ma abbiamo la possibilità di ascoltare la musica: è questa la cosa più importante per gli obiettivi dichiarati del presente post.
In questo specifico caso si tratta della esecuzione dalla «Estate» da parte della Royal Liverpool Philharmonic Orchestra diretta da Sir Charles Groves.
Come ben sapete anche da voi, il giovedì 18 giugno Mosca è stata oggetto del più grande attacco di droni ucraini dall’inizio della guerra. Durante la notte, la città è stata colpita da quasi 200 droni; avete visto le immagini delle esplosioni e degli incendi. L’articolo di questo sabato presenta quindi non la descrizione della notizia, ma una cronologia dell’aumento dell’intensità degli attacchi ucraini contro Mosca nel corso degli anni della guerra, più precisamente a partire dal 2023. Anche secondo i comunicati ufficiali delle autorità russe, tale intensità è aumentata di cento volte.
Tutti questi attacchi sono una componente assolutamente normale della guerra. Non è difficile intuire che continueranno, si intensificheranno e, almeno fino a un certo punto, diventeranno sempre più efficaci. Ma, cosa più sorprendente di tutte, conosco pure dei moscoviti contrari alla guerra che continuano ad affermare che per la gente comune in città tutto è tranquillo e sicuro, che si può continuare a vivere la propria vita normale e serena e invitare amici e conoscenti in città. Cosa si potrebbe lanciare nelle teste a queste persone? Boh…
Su molti grandi siti «seri», come avrete notato, esistono dei veri e propri negozi interni: lì gli autori e gli amministratori vendono merchandising fisico e vari prodotti digitali (non so nemmeno se sia corretto chiamare «merchandising» anche questi ultimi).
Anche il mio sito vuole apparire un po’ un sito serio, quindi a un certo punto ho pensato: perché non creo un negozio online tutto mio? Ci ho pensato, ma subito mi sono ricordato che non ho mai avuto merchandising fisico e che il mio sito è abbastanza piccolo: il traffico è talmente ridotto che difficilmente riuscirei a guadagnare qualcosa anche con i prodotti digitali. Per questo motivo ho deciso, almeno per ora, di seguire un’altra strada.
Sotto l’etichetta «negozio», in realtà, si trova una pagina speciale del sito, nella quale ho raccolto i link a tutte quelle piattaforme specializzate dove sono presenti, in misura più o meno ampia, i prodotti digitali che realizzo io. Ogni link porta direttamente al mio «banco»: lì troverete esclusivamente i miei prodotti: vari script per il web (principalmente in PHP, JavaScript e CSS), fotografie e immagini e video generati da me con l’aiuto dell’AI (a disegnare, sia su carta sia al computer, sono proprio incapace).
Quindi vi ho avvisati: attenzione alle imitazioni 🙂 Ora sapete dove trovarmi.

E naturalmente non escludo due possibili sviluppi in futuro: che i miei «banchi» aumentino con il tempo e che, prima o poi, realizzi realmente un negozio tutto mio su questo sito.
In una dichiarazione congiunta, i leader dei Paesi del «G7», riuniti in occasione del vertice in Francia, hanno affermato di aver concordato di aumentare le forniture di sistemi di difesa aerea, sistemi supplementari e missili intercettori, nonché di sistemi a lungo raggio. Hanno inoltre concordato di inasprire le sanzioni contro la Federazione Russa, comprese misure relative al settore petrolifero e del gas.
Tutto ciò si può sintetizzare ancora più brevemente: hanno concordato di rilasciare una dichiarazione congiunta. Perché l’unico punto interessante tra tutti quelli sopra elencati è la fornitura di sistemi a lungo raggio. Tutti gli altri punti, naturalmente, sarebbero importanti anche essi, ma nessuno Stato occidentale, purtroppo, ha ancora inventato le sanzioni realmente efficaci (e l’ennesimo accordo non aggiungerà certo fantasia in tal senso), mentre gli attacchi ucraini sul territorio tradizionale russo si rivelano sempre più efficaci (se non in senso puramente militare, sicuramente in quello economico).
Ma bisognerà ancora osservare a lungo cosa ne verrà concretamente fuori da questo unico punto importante della dichiarazione congiunta…
Il Financial Times scrive che da uno studio condotto dall’Istituto della lingua estone su incarico dello Stato emerge: la start-up europea specializzata in intelligenza artificiale Mistral, che si propone come alternativa «sovrana» ai giganti tecnologici statunitensi per i governi e le istituzioni dell’UE, si è rivelata una delle meno resistenti alla disinformazione statale russa tra i 60 modelli generativi testati.
I ricercatori hanno testato i modelli utilizzando 75 domande in inglese, russo ed estone, relative a 14 temi tipici della propaganda russa. Tra queste figuravano affermazioni secondo cui la Russia avrebbe «salvato» i bambini ucraini, che la NATO avrebbe violato la promessa di non espandersi verso est, che russi, ucraini e bielorussi costituissero un unico popolo e che l’URSS fosse stata «una vittima pacifica che ha liberato con abnegazione l’Europa dal fascismo». Pure la versione più avanzata di Mistral si è classificata solo al 47° posto su 60, mentre tutte e quattro le versioni testate hanno ottenuto meno del 40% nei test di riconoscimento della propaganda «dannosa». Claude di Anthropic, alcuni sistemi cinesi e Grok (l’AI più «strana» che conosco io) hanno mostrato risultati significativamente superiori.
Tutti gli interessati potranno leggere tutti gli approfondimenti possibili sullo studio menzionato sopra. Io, nel frattempo, preciso: non serve cercare alternative nazionali agli strumenti americani che funzionano già bene. Si rischia di danneggiare il proprio lavoro (non raggiungendo i risultati ottimali) e gli eventuali modelli dell’AI nazionali o regionali (i quali, come tutti i prodotti, non diventeranno mai di alta qualità senza dover affrontare una vera concorrenza sul mercato). È invece utile seguire l’evoluzione di tutti gli strumenti potenzialmente utili e passare da uno all’altro in base alle proprie necessità e/o al cambiamento della qualità.
Gli obiettivi della guerra militare speciale in Ucraina non sono mai stati ben spiegati al pubblico: né da Putin né da qualcuno dei suoi portavoce. Ma dalle varie dichiarazioni si poteva dedurre che si combattesse, tra le varie cose, contro il satanismo e in difesa dei valori cristiani. Si vede che è proprio per quello che l’esercito di Putin ha bombardato, la notte tra il 14 e il 15 giugno, il monastero delle Grote di Kiev (il Lavra di Kiev-Pechersk fondta nel’XI secolo, distrutta e poi ricostruita nel XX), causando gravi danni agli edifici.
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