Nove Stati europei (Estonia, Danimarca, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Finlandia e Svezia) si sono rivolte alla Commissione europea proponendo di escludere il Comitato Olimpico Internazionale dai programmi di finanziamento a causa della decisione di ammettere gli atleti russi alle selezioni per le Olimpiadi del 2028. Gli autori della richiesta chiedono inoltre di sospendere i finanziamenti tramite i programmi europei anche alle federazioni che hanno ammesso atleti provenienti dalla Russia e dalla Bielorussia a partecipare alle proprie competizioni.
È chiaro che la maggior parte dei Paesi firmatari della richiesta all’UE sono quelli che temono particolarmente le azioni aggressive da parte dello Stato russo e che, in generale, hanno molti motivi per non gradire tale Stato. Ma anche indipendentemente da tutto ciò, si può affermare che abbiano deciso di difendere un principio del tutto logico: gli sponsor finanziari del Comintato devono provenire da un unico schieramento. Semplicemente perché così sarebbe più onesto e comprensibile per tutti.
L’archivio del tag «politica»
Uno dei più stretti alleati del presidente Donald Trump al Congresso (e uno di quelli che in passato erano stati suoi oppositori altrettanto accaniti), il senatore della Carolina del Sud Lindsey Graham, è deceduto all’età di 71 anni: il giorno seguente al suo ritorno da Kiev. L’ufficio del senatore ha comunicato che la morte è sopraggiunta in seguito a «una malattia breve e improvvisa». Il comunicato non forniva ulteriori dettagli.
Graham era il sostenitore di un inasprimento della politica nei confronti della Russia e dell’Iran. Domenica avrebbe dovuto annunciare nuove sanzioni contro la Federazione Russa.
Laura Loomer, alleata di Trump, ha affermato che Graham potrebbe essere stato avvelenato dalla Russia e ha chiesto che venga condotta un’analisi tossicologica. Ha ricordato che recentemente il «filosofo» russo Alexander Dugin, vicino al Cremlino, aveva incitato all’omicidio di Graham (i giornalisti non sono ancora riusciti a trovare il tweet originale a cui faceva riferimento Lumer).
Commentando la morte di Graham, Dugin ha scritto sul suo canale Telegram che «rallegrarsi della morte di una persona è meschino e inaccettabile», per poi insultare Graham, come aveva già fatto più volte: «Ma ecco la domanda: un russofobo-gay-sionista-terrorista-estremista è ancora un essere umano?» (ortografia dell’autore mantenuta).
Nonostante tutta la mia antipatia verso l’attuale regime russo, sospetto che le accuse citate sopra possano fare più o meno la stessa fine della «influenza russa sulle elezioni americane»: le capacità degli agenti russi mi sembra in questo caso abbastanza sopravalutata. A volte (ma solo a volte) riescono ad avvelenare o eliminare fisicamente qualche oppositore russo particolarmente antipatico ai loro capi, ma non so se siano in grado di avvicinarsi così pericolosamente a un senatore statunitense.
Ma, ovviamente, in questo specifico caso posso anche sbagliarmi.
L’articolo segnalato per questo sabato è dedicato a un argomento che fino a non troppo tempo mi sarebbe sembrato un classico esempio di teoria del complotto. Mentre di questi tempi posso anche crederci.
In sostanza, i documenti relativi ai negoziati segreti tra Russia e Cina, giunti in possesso del media The Insider (e verificati da esso), confermano che la cooperazione militare tra i due Paesi è più profonda di quanto fosse noto pubblicamente. Tra le altre cose, la Cina ha coinvolto la Russia in un programma volto a contrastare il sistema satellitare Starlink di Elon Musk, che comprende sia misure di contrasto di natura giuridica e diplomatica, sia mezzi per la distruzione diretta dei satelliti.
Ahahahaha, hanno fatto una diretta di quasi 12 ore dal luogo di un evento democratico importantissimo: la rimozione del nome di Donald Trump dalla facciata del Kennedy Center (nessuna parte della frase è uno scherzo o sarcasmo: è tutta gioia).
Spero che ci attendano altre dirette. E non solo dagli USA.
L’articolo che consiglio per questo sabato sembra ancora troppo teorico: è dedicato al fatto che Vladimir Putin si è ritrovato in una trappola che lui stesso aveva creato: un sistema basato non su istituzioni democratiche, ma su concetti informali e clan in competizione per le risorse finanziarie, il controllo delle forze dell’ordine, l’influenza politica e l’accesso al «zar».
È una situazione che potrebbe portare a un radicale e difficile cambio della politica Russa dopo la fine naturale di Putin (purtroppo non sappiamo quando succede). Molto probabilmente potrebbe portare anche a un isolamento di Putin ancora vivo, ma in ostaggio delle strutture che garantiscono la sua sicurezza fisica (in questo caso il potere operativo potrebbe passare a qualcun altro). Ma, in ogni caso, dobbiamo fare in modo che per noi – a differenza di Putin – non diventi una grande sorpresa.
Alle elezioni politiche armene del 7 giugno il partito «Contratto Civico» dell’attuale premier Nikol Pashinyan ha ottenuto il 49,81% dei voti, conquistando 61 seggi su 105 in Parlamento. Questo significa, tra le altre cose, che la propaganda russa — particolarmente nel corso della campagna elettorale armena — ha fallito il proprio obiettivo di far vincere la parte filo-russa della opposizione.
Dopo la pubblicazione dei risultati ufficiali delle elezioni, l’amministrazione presidenziale della Federazione Russa ha «raccomandato» ai media statali e filo-governativi di sottolineare nei propri articoli / video / trasmissioni audio che il partito di Pashinyan ha ottenuto meno del 50% dei voti alle elezioni e mettere, in tal modo, in dubbio la sua legittimità.
Questo rapporto con l’obiettivo mancato non solo illustra i modi della propaganda statale russa. Illustra anche la visione un po’ perversa di certi personaggi del concetto della vittoria elettorale: secondo loro o prendi la maggioranza dei voti o non hai vinto. Provate a confrontare il 49,81% del partito di Pashinyan con le vittorie elettorali in Italia degli ultimi decenni: vi renderete conto di avere ora a disposizione una nuova barzelletta politica.
Ieri, in occasione del 50-esimo compleanno di Alexey Navalny, i suoi collaboratori hanno presentato il suo archivio: su un unico sito hanno raccolto le sue inchieste, i suoi testi, le fotografie, i video, le trasmissioni sui media, i post, le interviste, i documenti e molto altro ancora.
Secondo la mia impressione personale, gli stessi collaboratori di Navalny hanno quasi completamente perso di vista il senso di ciò che Navalny ha fatto e detto negli ultimi anni della sua vita (la maggioranza schiacciante degli occidentali non lo sa, ma i collaboratori di Navalny, pur restando in opposizione al regime di Putin, ultimamente fanno e dicono delle cose di gusto molto dubbio), ma questo è un loro problema, non nostro. E nonostante tutto, un grande grazie a loro per averci almeno dato l’opportunità e il motivo di ricordare ancora una volta perché e per quale motivo non dobbiamo mai arrenderci. Ovunque ci troviamo e qualunque strumento abbiamo a disposizione.
E un grazie ancora più grande va ad Alexey Navalny, al quale anche adesso, a distanza non solo fisica, faccio gli auguri di compleanno appena trascorso.
Stavo per perdermi una notizia di portata mondiale! Oggi è il primo giorno del SPIEF-2026 (Forum economico internazionale di San Pietroburgo 2026). Questo evento dovrebbe rendere particolarmente felice Putin, un grande amante dei rituali consolidati da tempo: non importa quale sia il contenuto residuo del rituale, l’importante è che si ripeta in modo costante. La stabilità è al di sopra di tutto.
Inoltre, per Putin è molto importante che al Forum siano presenti, come in altri eventi di facciata per lui importanti, rappresentanti di altri Stati. Per quanto strano possa sembrare, pochi media hanno cercato di pubblicare un elenco completo degli ospiti stranieri del Forum… Eppure si sarebbe potuto ottenere un testo avvincente sull’ennesimo raduno della feccia VIP della società occidentale.
L’elenco meno breve che ho trovato finora è questo:
– i deputati del Bundestag di «Alternativa per la Germania» Markus Fronmaier e Steffen Kottre, nonché il capo della sezione sassone dell’AdG, il deputato del Landtag Jörg Urban;
– l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, da molti anni un agente pagato di Putin;
– il blogger americano misogino Andrew Tate;
– l’attivista e blogger americana Candice Owens, che diffonde varie teorie complottistiche (per esempio quella secondo cui Brigitte, moglie del Presidente francese Emmanuel Macron, sarebbe una donna transgender).
Ma sono certo che ci saranno anche altre persone molto interessanti. Attendo con impazienza le relative notizie.
Il Dipartimento dell’Istruzione della regione di Tomsk (una città russa della Siberia occidentale) ha spiegato il divieto di indossare abiti con scritte in lingua straniera, adottato in diverse scuole della regione:
Oggi le menti ancora immature dei bambini e degli adolescenti sono sottoposte a una forte pressione informativa. Con il pretesto della moda, di uno scherzo o di una frase innocua, al bambino possono essere trasmessi significati estranei e pericolosi. Cedendo a tale influenza, senza rendersene conto, può indossare un capo con una stampa estremista o uno slogan distruttivo.
Spero che questo sia solo il primo passo di un lungo percorso e che presto dalle scuole russe (non solo quelle di Tomsk) scompaiano le scritte che tradizionalmente contengono le lettere straniere Z e V, e che da lì in poi la tendenza vada nella direzione giusta, fino alla completa eradicazione di tutto ciò che è estremista e distruttivo…
No, è ancora troppo presto per sperarlo: si può solo sognare.
Sicuramente lo avete già letto: pure quest’anno il 9 maggio in piazza Rossa a Mosca si svolta la parata militare dedicata alla Giornata della Vittoria nella Seconda guerra mondiale…
È vero che è un po’ ridicolo che una festa del genere esista in Russia attuale, che è negli ultimi venti sei anni è si è trasformata in una festa militare e che quest’anno la parata poteva anche non avere luogo (il Cremlino aveva dovuto supplicare Trump di garantire almeno qualche ora di pace poiché la parata non venisse colpita dai droni ucraini e, alla fine, è stato Zelensky a emettere un decreto con il quale ha autorizzato (sì, ha autorizzato!) la parata a Mosca). Do per scontato che lo sappiano tutti. O sbaglio?
Quello che volevo scrivere è quanto segue.
Alla Parata della Vittoria del 2005 erano presenti i seguenti ospiti d’onore:
– il presidente degli Stati Uniti George Bush
– il cancelliere della Germania Gerhard Schröder
– il presidente della Francia Jacques Chirac
– il primo ministro del Giappone Junichiro Koizumi
– il presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao
– il presidente della Corea del Sud Roh Moo-hyun
– il Primo Ministro dell’India Manmohan Singh
– il Primo Ministro d’Italia Silvio Berlusconi
– il Presidente della Serbia e Montenegro Svetozar Marović
– il Vice Primo Ministro del Regno Unito John Prescott
– la Presidente della Lettonia Vike-Freiberga
– i leader dei paesi della CSI, tra cui i presidenti di Azerbaigian, Armenia, Uzbekistan, Kazakistan, Ucraina, Tagikistan…
– l’ex re di Romania Mihai I
– il Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan
– il Direttore Generale dell’UNESCO Koichiro Matsuura…
Dopo 21 anni di brillante governo di Putin non ci saranno festeggiamenti, ma solo una micro-parata della vittoria: senza mezzi tecnici e praticamente senza ospiti, della durata di 40 minuti.
Gli ospiti d’onore di questo misero evento:
– il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko
– il presidente del Laos Thongloun Sisoulith
– il sovrano supremo della Malesia (con funzioni rappresentative) sultano Ibrahim
– il presidente dell’Ossezia del Sud Alan Gagloev
– il presidente dell’Abkhazia Badra Gunba
– il presidente della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina Sinisa Karan
– l’ex presidente della stessa repubblica Milorad Dodik.
Anche il primo ministro della Slovacchia Robert Fico aveva promesso di recarsi a Mosca, ma ha avvertito in anticipo che non avrebbe assistito alla parata. Allo stesso tempo, nelle prime file siederanno gli «eroi della operazione militare speciale»: saccheggiatori, stupratori e assassini.
Ebbene, congratuliamoci con il vecchio tattico anche per questi brillanti risultati!
P.S.: con tutta la serietà possibile posso ribadire che si è trattato della Giornata della grande vittoria morale di Zelensky: per il suo gesto verso il nemico.



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