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La musica del sabato

Il post precedente della mia rubrica musicale era dedicato a una canzone natalizia. Ora, invece, è arrivato il momento logico di postare una canzone di Capodanno.
Per esempio, non mi è ancora capitato di sfruttare in tal modo la canzone del gruppo Eagles «Funky New Year»: non fa parte di alcun album di studio del gruppo, è stata utilizzata solo per il B-side del singolo-cover «Please Come Home for Christmas» (pubblicato nel 1978).

A differenza dell’A-side, si tratta non di una cover, ma di una canzone scritta proprio dagli Eagles. Non so se possa sembrare strano, ma nessun gruppo o cantante singolo famoso ha tentato di pubblicare una propria interpretazione della «Funky New Year»: l’unica cover (se è possibile definirla così, ahahaha) che ho trovato è quella dello sconosciuto a me Igor Pumphonia:

Beh, non è una di quelle canzoni che mi verrà in mente di collezionare nelle sue varie versioni. Per il periodo festivo va bene così come è. Leggera e spensierata.


La musica del sabato

La canzone natalizia «Must Be Santa» fu composta dal generale / scrittore statunitense Harold Gregory (detto Hal) Moore Jr. e Bill Fredericks. La prima versione registrata della canzone fu pubblicta nel novembre 1960 da Mitch Miller and the Gang (poi inclusa nell’album «Holiday Sing-Along With Mitch» del 1961):

Nei decenni successivi la suddetta canzone, diventata abbastanza popolare, era stata registrata da alcuni altri gruppi e musicisti singoli. Prima di tutto va ricordata la versione di Bob Dylan, inclusa nel suo album «Christmas in the Heart» del 2009:

Un’altra versione della canzone «Must Be Santa» che mi sembra meritevole di attenzione è quella del gruppo canadese «The Irish Rovers» (non mi risulta che faccia parte di qualche loro album):

Bene, ora avete la possibilità di aggiornare la vostra playlist natalizia, hohoho


La musica del sabato

Poche settimane fa mi è capitato di vedere su YouTube un video musicale da effetti un po’ contraddittori sul mio umore: intendo il brano «Summertime» cantato da Joanne Shaw Taylor e suonato da lei e Joe Bonamassa. Da una parte, questa performance live mi è piaciuta, perché Bonamassa non mi delude mai: suona bene e non cerca di togliere spazio e attenzione a che meno bravo e meno famoso di lui. Dall’altra parte, Taylor non mi ha impressionato per niente (si esibisce e registra dal 2002, ma a me non è mai capitato di sentirla prima del 2025): non dico che sia scarsa, ma non posso nemmeno dire che in questo specifico caso sia riuscita a produrre qualcosa di eccezionale e capace di provarmi emozioni forti. È un po’ come la Coca-Cola dalla quale sono uscite tutte le bollicine:

Ma per non parlare troppo male di una musicista che quasi non conosco, preferisco parlare bene della canzone. Come sicuramente sapete, la «Summertime» è una aria composta a dicembre 1933 dal compositore George Gershwin per la sua opera «Porgy and Bess». La prima a cantare e registrare questa aria / canzone era stata la cantante Abbie Mitchell (al pianoforte c’era il compositore, George Gershwin appunto):

Nel corso dei decenni successivi la «Summertime» è stata cantata e registrata da tantissimi cantanti e gruppi: pare che sia stata superata la quota dei 3000… Io aggiungo qualcuna delle interpretazioni più famose, iniziando da quella di Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald (del 1957):

Poi aggiungo l’interpretazione della «Summertime» di Miles Davis (del 1958):

E poi ci vuole qualche interpretazione più moderna, vicina ai giorni nostri… Per esempio, quella di Melody Gardot (del 2010):

Ma è impossibile postare tutte le interpretazioni interessanti, sono tantissime. Posso solo interrompermi qui…


La musica del sabato

Non so perché, ma questa volta la parte musicale del mio cervello si è fissata sull’idea di dover postare qualche canzone «mondana» del compositore inglese Henry Purcell. Sento che mi conviene accontentarla, altrimenti non mi fa pensare ad altre cose ahahaha
La prima canzone che ho selezionato per questo post è la «Fly swift, ye hours» del 1692 (Z 369):

Invece la seconda canzone di Purcell che ho selezionato per questo post è la «Beware, poor Shepherds» del 1684 (Z 361):

Ma ne ha composte tante, quindi in futuro posso tornare più volte sull’argomento per scegliere ancora meglio…


La musica del sabato

Con pochissime eccezioni, gli anni ’80 del XX secolo possono essere definiti tragici per la musica non classica. Me lo ricordo ogni qualvolta nelle mie cuffie capita qualcosa di quella epoca…
Questa settimana, poi, le mie cuffie mi hanno pure ricordato di una certa Taylor Dayne, la quale aveva stabilito un record particolare nella velocità della carriera musicale. Infatti, nel 1988 era diventata molto famosa al primo tentativo, con la sua canzone «Tell it to My Heart» (poi inclusa nell’omonimo album), ma già nel 1990 la sua popolarità aveva iniziato a svanire altrettanto velocemente. Provate a valutare voi se si tratta di una grande perdita…
La prima canzone di Taylor Dayne che inserisco nel presente post è, appunto, la «Tell it to My Heart»:

La seconda canzone di Taylor Dayne scelta per oggi è la «I’ll Always Love You» (sempre dallo stesso album del 1988):

In conclusione, aggiungo che gli anni ’20 del XX secolo possono essere definiti, con pochissime eccezioni, assenti dalla storia della musica non classica: tantissimi «cantanti» e «musicisti» che stanno diventando famosi e premiati sono tanto pivi di caratteristiche da non riuscire nemmeno a fare schifo.


La musica del sabato

I 12 «Études d’exécution transcendante» di Franz Liszt sono probabilmente le composizioni che riassumono al meglio l’immagine «popolare» del suo stile. Ma non tutta la varietà del suo stile che in realtà / secondo me c’è.

Ma sono sicuramente da ascoltare.


La musica del sabato

Ahahahaha, questa è geniale! Ho scoperto solo pochi giorni fa che i Nanowar of Steel – gruppo musicale heavy metal/rock demenziale italiano – già l’anno scorso hanno pubblicato la canzone «HelloWorld.java»: una canzone cantata, appunto, in Java. Se non sapete di cosa si tratta, informatevi di questo linguaggio di programmazione almeno sulla Wikipedia.

(E, ovviamente, condividete con i vostri amici programmatori. Io sono contento di averla ascoltata anche – ma non solo – perché uno dei miei primi lavori informatici ufficiali ha riguardato proprio la programmazione in Java.)
A questo punto aggiungo anche un secondo brano del gruppo: «Afraid to Shoot into the Eyes of a Stranger in a Strange Land».

È bellissimo condividere le cose di qualità così elevata!


La musica del sabato

Il compositore austriaco Karl Michael Ziehrer (1843–1922) fu, per la propria epoca, quasi un artista pop: componeva prevalentemente le operette e i balli di vari tipi. Però si potrebbe dire che la sua musica fu il «pop di fascia alta», di qualità superiore alla media delle composizioni del genere. E, infatti, Ziehrer e la sua musica non sono stati dimenticati con il passare del tempo.
Io, personalmente, ricordo Karl Michael Ziehrer nella edizione odierna della mia rubrica musicale con due suoi valzer. Il primo è «Regentropfen» («Gocce di pioggia» composto nel 1901, op. 514):

Il secondo valzer di Karl Michael Ziehrer che ho selezionato per oggi è il «Seculo nuovo, vita nuova» (composto nel 1900, op. 498):

Ma sconsiglio di ballarli sotto la pioggia.


Non mi intendo dei concorsi di bellezza (e non voglio intendermene: mi sembrano delle fiere di allevamento), quindi non so bene se «Miss Mundo Chile 2025» sia in realtà l’edizione di quest’anno della «semplice» Miss Chile… Ma non importa. L’importante è che alla semifinale una delle concorrenti ha deciso di esibirsi in un modo non tradizionale:

Ecco, i concorsi di bellezza così avrei provato a vederli. Perché la bellezza fisica dura pochi secondi: fino al momento in cui scopri che la tipa non ha nient’altro (i tipi non mi interessano).
P.S.: si chiama Ignacia Fernández ed è la cantante del gruppo progressive death-metal cileno Decessus; è passata in finale. Comunque vada, spero che faccia in tempo a imparare di cantare normalmente, non solo con la gola.


La musica del sabato

Perché non ho mai ascoltato Jeff Lynne e il suo gruppo Electric Light Orchestra? Probabilmente perché non vedo qualcosa di realmente originale nella sua musica. Troppo spesso sembra che stia imitando Paul McCartney. Ecco un esempio: la canzone «When I Was A Boy» (dall’album «Alone in the Universe» del 2015):

Ma visto che ci siamo, ecco la seconda canzone dallo stesso album: «When the Night Comes».

Bene, è apparso un altro nome noto nella mia rubrica musicale.