L’archivio del tag «blues»

La musica del sabato

Ieri sera ho sentito, quasi per caso, la canzone «I’m Not Ashamed To Sing The Blues» di Salvo Rizzuto. Mi era sembrata di un livello sufficiente per essere condivisa con un pubblico largo e spesso esperto.

Ovviamente, avevo provato subito a informarmi sull’autore… E, a sorpresa, ho trovato pochissima sua musica su YouTube. Proverò a continuare le mie ricerche, mentre per ora metto, in qualità del secondo brano del post odierno, la sua canzone «Feel it» suonata e cantata in collaborazione con Reedom or not.

In ogni caso, è sempre bello scoprire qualcosa di nuovo e valido.


La musica del sabato

Il brano strumentale «Cat’s Squirrel» è stato eseguito e registrato, nel corso degli anni, da diversi gruppi rock e blues-rock. Tutti quei gruppi hanno accompagnato il titolo del brano con una nota strana: «una canzone popolare inglese». Mentre in realtà, come ben sanno gli esperti del blues, il prototipo di tale brano è il «Mississippi Blues», registrato nel 1953 dal bluesman Charles Isaiah Ross (noto anche come Dr. Ross):

Il nuovo nome del brano, quello pseudo-popolare-inglese, è comparso per la prima volta sulla copertina dell’album dei Cream «Fresh Cream» del 1966. Ecco la loro interpretazione:

Nel 1968, poi, sono stati i Jethro Tull a includere il brano, sempre con il nome «Cat’s Squirrel», nel proprio album del debutto «This Was».

Poco dopo la pubblicazione del primo album, il gruppo è stato lasciato da uno dei fondatori: Mick Abrahams. Quest’ultimo ha fondato, nello stesso 1968, il gruppo Blodwyn Pig. Anche con questo secondo gruppo ha spesso suonato il brano «Cat’s Squirrel»:

Il brano è stato suonato anche da alcuni altri gruppi, ma non vorrei appesantire troppo il post musicale di oggi. Forse un’altra volta…


La musica del sabato

Il gruppo inglese Jethro Tull nel corso della propria storia aveva sperimentato – di solito per il volere del proprio leader Ian Anderson – con diversi generi musicali: dopo essere partiti con il blues rock, i Jethro Tull hanno in diverse epoche aggiunto alla propria musica degli elementi di folk, jazz, musica classica e delle varie correnti del rock. I cambiamenti così forti – si tratta dei generi spesso abbastanza lontani tra essi – hanno costituito una delle cause principali dei cambiamenti frequenti della formazione del gruppo: c’era sempre qualcuno disinteressato (usiamo pure questo temine diplomatico) al nuovo genere adottato. Ma, sorprendentemente, i vari cambiamenti non hanno danneggiato la popolarità del gruppo. Anzi, i Jethro Tull, pur essendo sempre lontani dal mainstream, utilizzando degli arrangiamenti difficile e scrivendo dei testi particolari, hanno avuto un buon successo commerciale per oltre un decennio.
Ora, non ha molto senso tentare di riassumere tutta la storia musicale dei Jethro Tull in un solo post. Tale storia, come si è appena detto, è troppo lunga e varia. Sarebbe invece più utile e bello dedicarsi a un periodo stilistico alla volta. Di conseguenza, oggi ho deciso di dedicare il mio post musicale al periodo iniziale del gruppo: quello caratterizzato dal progressive blues e rappresentato dal loro primo album «This Was» del 1968.
Il primo brano scelto per oggi è il «Serenade to a Cuckoo», una cover della omonima melodia del musicista-compositore jazz Roland Kirk. In questa occasione è anche possibile apprezzare l’uso del flauto da parte di Ian Anderson (si dice che sarebbe stato il primo a utilizzare questo strumento nella musica rock).

Il secondo brano scelto dallo stesso album è la «A Song for Jeffrey», dedicata al musicista Jeffrey Hammond (il quale è diventato il bassista del gruppo tre anni più tardi).

Penso che per oggi possa andare bene così. Prima o poi tornerò ai Jethro Tull per condividere qualche altro periodo della loro storia.


La musica del sabato

Alla fine di ottobre è uscito il nuovo album di Joe Bonamassa: «Time Clocks»…
Questa tendenza di pubblicare un album all’anno inizia a preoccuparmi perché capisco benissimo che una simile frequenza può incidere troppo facilmente – in un modo negativo – sulla qualità dei contenuti. E, infatti, l’album dell’autunno scorso mi aveva in un certo senso deluso: mi era piaciuto molto meno di alcuni precedenti («Blues of Desperation» del 2016 e «Redemption» del 2018 sono tra i miei album preferiti in generale).
L’album di quest’anno – «Time Clocks», appunto – non supera in qualità gli esempi migliori, ma si salva grazie a un cambio del genere abbastanza forte: una maggiore tendenza verso il rock contribuisce alla sensazione di sentire qualcosa di nuovo.
Quindi pure questa volta seleziono due canzoni dal nuovo album.
La prima è «Notches»:

E la seconda è «Questions and Answers»:

Però spero che non continui a insistere con la frequenza annuale degli album nuovi: la qualità è più importante. Nel lungo periodo rende anche di più, ahahaha


La musica del sabato

Il chitarrista/cantante Leslie West (è uno pseudonimo, in realtà si chiama Leslie Weinstein) viene spesso elencato tra i musicisti che hanno influenzato, negli anni ’70, l’affermazione negli USA del hard-rock e del heavy metal. Questa definizione non deve però ingannarvi: lo stile musicale prevalente di Leslie West è sempre stato in qualche modo tendente al cosiddetto hard blues-rock.
La notorietà iniziale – ma non vorrei dire «principale» – di Leslie West è dovuta alla sua partecipazione al gruppo Mountain, ma oggi vorrei dedicare un post musicale a una parte della sua carriera da solista.
Il primo brano selezionato per oggi è «Sea of Fire» (dall’album «Alligator» del 1989):

Mentre in qualità del «side B» metterei il brano strumentale «All of Me» (sempre dallo stesso album):

Seguirà la continuazione…
P.S.: ieri Leslie West avrebbe compiuto 76 anni.


La musica del sabato

A quale gruppo potevo dedicare il mio post musicale del sabato nella giornata mondiale della barba? La risposta è ovvia: solo ai ZZ Top!
Molto probabilmente avete letto anche voi che il 28 luglio è morto il bassista storico del gruppo Dusty Hill. Questa notizia triste mi ha fatto pensare che la storia del gruppo possa essere considerata chiusa: i componenti rimanenti dei ZZ Top sono ormai troppo anziani per reinventare l’immagine del gruppo, troppo ricchi per necessitare di sfruttare il proprio passato glorioso e, spero, abbastanza intelligenti per fermarsi in tempo. Anche se non escludo che Billy Gibbons – il più attivo di tutti – possa avere abbastanza idee per continuare la propria carriera sotto qualche altro brand. Ma i veri ZZ Top, intanto, vanno ricordati come uno dei gruppi più impostanti – e sicuramente più divertenti – della storia musicale contemporanea.
Inizialmente avevo voluto essere non troppo banale nella scelta delle canzoni dei ZZ Top per il post musicale di oggi. Avevo dunque selezionato, in qualità della prima canzone, la «El diablo» (dall’album «Tejas» del 1977):

Ma poi ho pensato che un post commemorativo non può non contenere qualche grande classico del gruppo tratto da uno dei loro album migliori. Di conseguenza, ho selezionato la canzone «Sharp Dressed Man» (dall’album «Eliminator» del 1983):

Non escludo di tornare ancora ai ZZ Top in futuro. Lo hanno meritato.


La musica del sabato

Ho saputo della musicista statunitense Samantha Fish dopo avere visto, quasi per caso, la sua partecipazione a un concerto con delle canzoni in stile blues. Il fatto in sé mi ha incuriosito: nella mia concezione del mondo una blueswomen è un fenomeno abbastanza raro. O, almeno, è relativamente poco frequente. Ho dunque provato ad ascoltare un po’ della musica della Fish…
Ho scoperto che il blues non è l’unico genere suonato da Samantha Fish: spesso dimostra anche delle evidenti tendenze al rock e ad alcune correnti meno note di quest’ultimo. La qualità della musica è in ogni caso spesso a un buon livello, quindi può essere pubblicizzata anche in questa sede. Data la discontinuità stilistica, non tento però di selezionare qualcosa di più rappresentativo e scelgo quasi a caso.
Inizierei con qualcosa del periodo iniziale. Per esempio, con la canzone «Money To Burn» (dall’album «Runaway» del 2011):

E poi metto la «Blood In The Water» (dall’album «Belle Of The West» del 2017):

Ok, ora nella mia collezione personale degli autori da studiare meglio c’è un nome in più.


La musica del sabato

Il bluesman Little Walter – che proprio oggi avrebbe potuto compiere 91 anni – è considerato uno dei più grandi armonicisti della storia. Nella storia ufficiale della musica viene prima di tutto ricordata la sua composizione strumentale «Juke» del 1952:

Ma in realtà nel corso di una vita relativamente breve Little Walter ha fatto in tempo a registrare molti brani che meritano una nostra attenzione. Quindi la seconda composizione del post odierna è stata scelta quasi per caso… Facciamo che sia la «Last Night»:


La musica del sabato

Ho saputo che il 22 novembre è uscito il film «Belushi»: come potete facilmente immaginare, è dedicato a quel pazzo – nel senso positivo – di John Belushi. Non ho ancora visto il film e non so quando lo farò, ma intanto…
Non sono particolarmente interessato alla televisione, quindi per me John Belushi rimane un interessante fenomeno musicale e cinematografico. Quindi il post musicale di oggi è dedicato a The Blues Brothers, il gruppo creato da John Belushi e Dan Aykroyd nel 1978. Di quel poco (relativamente) che hanno fatto in tempo a comporre prima della morte di Belushi nel 1982, per il post di oggi ho selezionato le seguenti due canzoni.
La prima è la «Hey Bartender» (dall’album «Briefcase Full of Blues» del 1978):

E la seconda è «Riot In Cell Block Number Nine» (dall’album «Made in America» del 1980):


La musica del sabato

Il 23 ottobre è uscito il nuovo album di Joe Bonamassa: «Royal Tea». E dato che per me si tratta di un evento culturale importante, non posso non dedicarne un post della mia rubrica musicale.
La prima canzone del nuovo album che ho selezionato è «Why Does It Take So Long to Say Goodbye»:

E la seconda canzone tratta dallo stesso album è «A Conversation With Alice»:

Bene, almeno dal punto di vista musicale non è un anno perso.