L’archivio del tag «guerra»

La lettura del sabato

Questa settimana è stato pubblicato un articolo basato su un’intervista rilasciata da Valery Zaluzhny (ex comandante in capo delle forze armate ucraine, come sicuramente sapete) alla agenzia Associated Press. Nell’intervista Zaluzhny ha parlato delle divergenze con Zelensky, che, in base alle sue parole, sono sorte quasi subito dopo l’inizio della grande guerra tra Russia e Ucraina.
Riguardo a tali divergenze, ho capito solo che la maggior parte di esse si è verificata nei primi mesi della guerra. Inoltre, mi è sembrato che gran parte delle divergenze non fosse in realtà basata sul fatto che Zelensky si fosse rifiutato di fare qualcosa che aveva la possibilità tecnica di fare (le risorse finanziarie c’erano, mentre quelle militari erano ancora più scarse di adesso).
Ma la cosa più importante che ho capito, o che mi è sembrato di capire, è il significato politico della suddetta intervista di Zaluzhny. Sembra un ulteriore passo verso la partecipazione di Zaluzhny alle future elezioni presidenziali in Ucraina. Un giorno queste elezioni si terranno, anche se per ora non è il caso di mettere fretta agli ucraini su questo tema.


La missione di Medinsky

L’Axios, citando le proprie fonti, ha riferito che durante l’ultimo round di negoziati tra Russia, Ucraina e USA (tenutosi a Ginevra ieri, il 17 febbraio) il gruppo politico «è giunto a un punto morto», mentre il gruppo militare «ha continuato a compiere progressi». Secondo le stesse fonti, il raggiungimento di un punto morto è legato alla posizione espressa dal capo del gruppo negoziale russo Vladimir Medinsky.
Probabilmente l’Axios e le sue fonti, dopo quasi quattro anni di guerra, non lo sanno ancora, ma la posizione espressa da Medinsky non è la posizione di Medinsky. È, invece, l’espressione precisa della missione con la quale il personaggio viene regolarmente inviato a tutti i negoziati dal suo capo supremo. Indovinate il nome e il cognome del capo: avete a disposizione un tentativo.
Mentre state cercando di risolvere l’indovinello difficilissimo, io aggiungo che quel capo sarebbe anche disposto a una tregua nei combattimenti (in ogni caso di fatto si tratterà solo di una tregua), ma non a qualsiasi condizione. Di conseguenza, ha incaricato Medinsky a perdere più tempo possibile nel tentativo di far stancare la controparte: spera di ottenere, in tal modo, qualcosa in più.


Due notizie sulla pace

A volte è veramente strano leggere, nell’arco della stessa giornata, due notizie come le seguenti…
La notizia numero uno. Il giornalista di The Atlantic Simon Shuster, citando due consiglieri del presidente ucraino, ha riferito che le autorità ucraine potrebbero essere disposte a fare la concessione più difficile nei negoziati con la Russia e rinunciare al controllo sul territorio nella parte orientale della regione di Donetsk.
La notizia numero due. Il presidente ucraino Vladimir Zelensky ha dichiarato in un’intervista al giornalista di The Atlantic Simon Shuster che il suo Paese non sta perdendo la guerra con la Russia e che lui non costringerà il popolo ad accettare un «cattivo accordo» di pace.
Il problema sta nel fatto che le due notizie potrebbero essere contraddittorie, ma potrebbero anche non esserlo. Potrebbero non essere contradditorie, in particolare, perché la parte orientale della regione di Donetsk è oggi un territorio che a) è stato lasciato da quasi tutti gli ucraini che erano realmente interessati a farlo e b) risulta inutilizzabile da quasi tutti i punti di vista a causa della guerra (cosparso di materiale esplosivo, con quasi tutte le opere umane distrutte ed ecologicamente rovinato).
Allo stesso tempo, ogni persona che in questi giorni tenterà di interpretare le suddette notizie nel loro insieme è un classico indovino. Perché dovrebbero interessarci i personaggi del genere?


7777 ufficiali

Il progetto «Russian Officers Killed in Ukraine» ha pubblicato le ultime statistiche: sono stati confermati 7777 casi di morte di ufficiali russi nella guerra in Ucraina. Tra questi ci sono 4 tenenti generali, 8 maggiori generali, 117 colonnelli, 340 tenenti colonnelli e 712 maggiori.
L’immagine che riassume i dettagli:

Cosa posso aggiungere a questo dato statistico? Niente. O, al massimo, posso confermare che non sono per niente dispiaciuto (posso esserlo, in alcuni casi, per i residenti russi delle zone vicine al confine o per alcune delle persone mandate in Ucraina nel corso della mobilitazione militare, ma sicuramente non per gli ufficiali o altri militari di professione).


La lettura del sabato

Nel dicembre dello scorso anno (del 2025, se qualcuno non si è ancora adeguato), il quotidiano tedesco Die Welt e il Centro tedesco per i giochi di guerra dell’Università delle forze armate tedesche hanno organizzato un gioco di ruolo di tre giorni: una simulazione dell’invasione della Russia nel territorio della NATO. Al gioco hanno partecipato 16 persone – ex alti funzionari tedeschi e della NATO ed esperti in materia di sicurezza – che hanno interpretato il Governo della Repubblica Federale Tedesca, i rappresentanti del Cremlino, il segretario generale della NATO, il presidente della Commissione Europea, il segretario di Stato americano e il primo ministro polacco. Il risultato è stato che i «militari russi» hanno trascorso tre giorni senza ostacoli sul territorio della NATO e hanno «conquistato» la città lituana di Marijampolė.
In occasione della conclusione del gioco, il media «Meduza» ha intervistato il direttore del Centro Carnegie di Berlino per lo studio della Russia e dell’Eurasia, Alexander Gabuev, che durante le esercitazioni ha interpretato il ruolo di Vladimir Putin.
Sia il risultato del gioco sopra descritto, sia la descrizione nell’intervista di come tale risultato è stato raggiunto, mi sembrano molto realistici. Io, come voi, osservo tutto questo da quasi quattro anni.


La “lista bianca” dei Starlink

A giudicare dalla reazione degli Z-blogger russi (quei blogger filo-Cremlino che giustificano attivamente la guerra in Ucraina), Elon Musk ha veramente disattivato i terminali Starlink utilizzati dall’esercito russo: ora funzionano solo i terminali della cosiddetta «lista bianca», la quale include i terminali utilizzati dalle forze armate ucraine, ma non quelli dell’esercito russo.
E se realmente lo ha fatto, questa è una notizia incredibile, che sembra un miracolo alla luce di tutto il comportamento precedente di Musk. Ma la cosa più importante è che tutti quei droni (e qualche altro tipo di tecnologia) su cui l’esercito russo installava antenne Starlink importate attraverso i Paesi asiatici non funzioneranno più. Come direbbe Putin, non ci sono analoghi. Sarà molto più difficile attaccare l’Ucraina con i droni e puntare l’artiglieria, e questo mi rende infinitamente felice.
Spero che dopo questo la vita degli ucraini diventi almeno un po’ più facile. Spero che Musk non cambi idea (come fa facilmente il suo grande amico politico).


Trump ha dichiarato di aver chiesto personalmente a Putin di fare in modo che l’esercito russo non bombardi Kiev e altre città ucraine per una settimana a causa di un forte freddo:

Because of the cold, extreme cold… I personally asked President Putin not to fire on Kyiv and the cities and towns…

Per tutti gli altri mesi e anni precedenti – nel corso dei quali faceva meno freddo – non aveva chiesto? Non lo aveva fatto perché se la temperatura nelle case degli ucraini è sopra lo zero, i bombardamenti non sono un problema e si possono fare?
Ma sono delle domande troppo banali, quasi retoriche. Per noi è più importante vedere se Putin dice (anche silenziosamente) di no, oppure dice di sì e poi, continuando a bombardare, diffonde le solite scuse (tipo, «quelli sono missili ucraini che sono caduti sul proprio territorio»). Davanti a ognuna delle due risposte Trump non reagirà in alcun modo, forse non si ricorderà nemmeno della propria richiesta. E, la cosa più grave, non si accorgerà nemmeno di essere stato preso in giro per l’ennesima volta.


La necessità di compromessi

Commentando i negoziati ad Abu Dhabi, il presidente ucraino Zelensky ha affermato che la Russia sta facendo di tutto da tempo «perché l’Ucraina non esista più nell’est», ma non riesce a raggiungere questo obiettivo sul fronte. «Tutti conoscono la nostra posizione. Noi combattiamo per ciò che è nostro, non combattiamo per il territorio di un altro Paese <…>. Si tratta di due posizioni fondamentalmente diverse: quella ucraina e quella russa. Gli americani stanno cercando di trovare un compromesso. Noi siamo disposti a comunicare in un formato trilaterale. <…>. Ma per raggiungere un compromesso è necessario che tutte le parti siano pronte. A proposito, anche la parte americana».
Ecco: quello che preoccupa maggiormente me (e ancora di più preoccupa Zelensky) è l’osservazione che la parte americana per compromesso intende la scelta tra la posizione ucraina e la posizione russa. Una scelta del genere potrebbe – e forse dovrebbe – esistere anche, ma per uno come me sarebbe stata una scelta facile. Ma sembra che per la parte americana sia la scelta tra due opzioni uguali o quasi.


Ancora questo incontro

Rispondendo alle domande dopo il proprio discorso a Davos, il Presidente ucraino Vladimir Zelensky ha detto che il 23–24 gennaio negli Emirati Arabi Uniti ci sarà un incontro a tre tra le delegazioni americana, ucraina e russa. Secondo lui, i negoziatori statunitensi si recheranno a Mosca per discutere con Putin, ma prima hanno aspettato che finisca il suo incontro con Trump a Davos.
Il Financial Times, da parte sua, scrive che sono gli USA a insistere per il suddetto incontro trilaterale: l’Ucraina ha appoggiato la proposta, ma non è ancora chiaro se la Russia abbia accettato di partecipare ai negoziati.
A mio autorevolissimo parere, non c’è nulla da indovinare. L’incontro trilaterale prima o poi (non necessariamente oggi o domani) avrà luogo, e non sarà nemmeno l’unico nella storia. Ma Putin, secondo la sua consuetudine, invierà lì qualche personaggio losco che dirà cose senza senso e ripeterà ancora una volta le richieste irrealizzabili di Putin stesso. Mentre Putin condurrà una discussione seria (secondo lui) sul destino dell’Ucraina o con Trump o nella propria testa. Perché per lui gli ucraini non sono da considerare umani.
Penso che Zelensky capisca tutto questo molto meglio di noi, ma accetta l’idea dell’incontro trilaterale per mantenere normali relazioni con gli USA, dai quali dipende ancora gran parte dell’aiuto militare.
Ho scritto tutto questo e mi sono persino sorpreso: sono diventato il Capitan Ovvio di primo rango!


La lettura del sabato

Per qualche strano motivo mi era sfuggito, ma all’inizio di gennaio Mediazona ha pubblicato la seconda parte (il link alla prima parte è nel testo) della collezione di fotografie di street art antimilitarista russa, che l’antropologa Alexandra Arkhipova sta raccogliendo dal 2022.
Alcune delle opere incluse in questa parte della raccolta le avevo già viste singolarmente su internet, mentre altre le ho viste per la prima volta solo nella pubblicazione sopra citata. Ma sono stato felice di rivedere anche le foto che già conoscevo: non solo per il fatto che in Russia vivono persone capaci di creare cose del genere, ma anche perché queste opere di street art sono semplicemente belle.
Quindi guardate anche voi.