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I droni britannici per l’Ucraina

The Sunday Times riferisce che, negli ultimi sei mesi, le forze armate ucraine hanno utilizzato per la prima volta droni di fabbricazione britannica per colpire obiettivi nell’entroterra russo. L’Ucraina ha ricevuto droni prodotti da due aziende britanniche. Uno di questi, secondo quanto riporta il quotidiano, è il drone a reazione Nyan prodotto dalla Callen-Lenz (una controllata della BAE Systems, la più grande azienda del settore della difesa). Il nome della seconda azienda non è stato rivelato da The Sunday Times «per motivi di sicurezza».
E così, mentre qualcuno solo a parole sostiene di rendere il proprio Paese grande ancora e rivendica la proprietà delle terre acque altrui, qualcun altro fanno qualcosa di reale, pratico e utile non solo per sostenere la giusta causa, ma anche, senza averlo come obiettivo, prendere il suo posto. In un contesto meno triste avrei detto che si tratta di una evoluzione storica curiosa e quasi divertente.


La lettura del sabato

Due giorni fa ho letto di Igor Volobuev – nato in Ucraina, che ha vissuto per oltre 30 anni in Russia ed è stato un alto dirigente di «Gazprom» e Gazprombank – il quale, subito dopo l’inizio della guerra su vasta scala, è tornato in patria e ora combatte nelle file delle Forze Armate dell’Ucraina. Da maggio 2026 Volobuev è diventato anche il «volto» del movimento clandestino «Scintilla Nera», che presumibilmente opera in Russia e trasmette all’Ucraina informazioni utili per sferrare attacchi contro gli impianti petroliferi.
Da tutto ciò che ho letto mi sono venute in mente non solo troppe domande, ma anche la sensazione che sentiremo ancora parlare di questo personaggio.


I divieti per i piloti russi

Il Ministero dei Trasporti russo ha vietato ai piloti russi di scattare foto e girare video durante i voli e di pubblicare il materiale ottenuto su Internet. Poco prima, alla fine di luglio, l’Agenzia federale per il trasporto aereo russa (Rosaviatsia) ha ridotto l’altezza massima di volo nella zona degli aeroporti di Mosca (a 4900 metri invece dei precedenti 8250–8550 metri) e ha vietato i voli di transito nella zona di Mosca e nella regione. Le restrizioni sono state motivate da ragioni di sicurezza.
A prima vista sarebbero delle scelte altamente tecniche incomprensibili ai non professionisti e motivate da «ragioni di sicurezza» non immaginabili.
Ma in realtà si tratta di una di quelle rarissime situazioni in cui il contesto spiega facilmente tutto a tutti. I funzionari che si trovano a una altezza ben superiore di quella del Ministero dei Trasporti e della Agenzia aerea hanno un logico interesse di ostacolare la fornitura di ogni genere di informazione ai piloti dei droni militari ucraini. Non vogliono che venga colpita la città di Mosca perché è il posto in cui passano una parte notevole del loro tempo (gli altri abitanti, invece, non hanno alcun valore). Di conseguenza, hanno pensato: se i piloti non sorvolano il territorio o lo sorvolano a una quota più bassa, vedono di meno e sono più visibili; se non fotografano e non filmano, non informano gli ucraini.
Poi, in realtà, anche dai 4900 metri di altezza hai un campo visivo bello ampio e, se sei una vera spia, fai le foto e i video di nascosto nonostante tutti i possibili divieti. Ma le autorità russe, come i burocrati di tutto il mondo, sono prima di tutto interessati non al risultato, ma alla possibilità di dire «abbiamo fatto tutto il possibile». I militari ucraini dovrebbero esserne contenti.


La lettura del sabato

L’articolo segnalato questo sabato è strettamente legato a quello segnalato una settimana fa che raccontava del fatto che la Russia sta imparando a produrre in serie motori per droni.
L’articolo di oggi racconta che la Russia sta sviluppando rapidamente la propria industria delle batterie agli ioni di litio per i droni FPV. Lo dimostra il forte aumento delle importazioni nel Paese dei materiali necessari per l’assemblaggio di questi componenti (per alcune tipologie, addirittura di diverse volte). Lo sviluppo di questo settore in Russia renderà molto più difficile per l’Occidente influenzare l’approvvigionamento di droni all’esercito russo.


Deposito per deposito

A seguito dell’attacco missilistico russo contro la regione di Kiev, il 5 agosto a Brovary è stato distrutto il più grande deposito del marketplace ucraino Rozetka. Pochi giorni prima, un drone russo aveva attaccato un altro deposito di Rozetka nella stessa regione: un dipendente è rimasto ucciso e sette sono rimasti feriti.
Sembra che l’esercito russo abbia ricevuto l’ordine di fare finta di vendicarsi dei numerosi ed efficaci attacchi ucraini contro i depositi del marketplace russo Wildberries.
Non è chiaro davanti a chi debba fingere di vendicarsi: praticamente tutti (oppositori e sostenitori della guerra) sanno già bene che su Wildberries venivano venduti articoli di uso militare, che gli acquirenti donavano alle truppe russe. Rozetka, invece, è semplicemente un marketplace, mentre l’aiuto materiale volontario alle Forze Armate ucraine è organizzato in modo leggermente diverso rispetto a quello fornito all’esercito russo in Russia.
Ma la cosa più importante per loro è comunque bombardare il più possibile, compresi gli obiettivi civili.


Ho letto solo oggi che l’UE ha sospeso la concessione della protezione temporanea ai cittadini ucraini soggetti all’obbligo militare che non godono di esenzione dal servizio militare. La relativa decisione del Consiglio dell’UE è stata pubblicata martedì 4 agosto ed è entrata in vigore il giorno successivo (cioè ieri). Ora i richiedenti che presentano per la prima volta la domanda di protezione temporanea dovranno dimostrare di aver «adempiuto ai propri obblighi militari» in Ucraina. Ciò riguarda anche quei cittadini ucraini soggetti all’obbligo militare che chiedono la protezione temporanea per poter raggiungere la propria famiglia.
Si tratta, secondo me, di una misura inaspettatamente ragionevole: c’era infatti qualcosa di strano negli appelli pubblici, lanciati dai divani collocati in Europa, affinché i russi combattessero in massa contro il regime di Putin trovandosi esclusivamente sul territorio della Federazione Russa. E poi, vedere gli uomini ucraini abbastanza giovani e apparentemente in buona salute rifugiati tranquillamente nell’UE per tutti questi quattro anni e mezzo mi è sembrato sempre un po’ strano.
Allo stesso tempo, non escludo che la decisione del Consiglio dell’UE sia indirettamente rivolta anche a quegli europei con la merda al posto del cervello che non si fanno nemmeno scrupoli a indignarsi per la necessità di aiutare l’Ucraina.


L’esplosione a Mosca

Il sabato 1 agosto a Mosca c’è stata una esplosione in un grattacielo dell’epoca staliniana in via Barrikadnaya. In quel momento, nel ristorante «Balzi Rossi», situato al piano terra dell’edificio, era in corso un evento privato. Secondo i dati del Comitato nazionale antiterrorismo, l’attentato ha causato la morte di tre persone e il ferimento di oltre venti. L’ordigno esplosivo è stato consegnato al ristorante da una corriere (la quale è risultata tra gli uccisi), così come la guardia di sicurezza che le ha impedito l’accesso all’interno dell’edificio. A quanto pare, nel ristorante si stava festeggiando il compleanno del capo delle Forze spaziali militari della Federazione Russa, il colonnello generale Aleksandr Chaiko: il 27 luglio ha compiuto 55 anni, e la scritta «Aleksandr 55» è visibile sul palco del ristorante (è stata ripresa in un video pubblicato da un’ospite dell’evento).
Alexander Chaiko (se l’obiettivo dell’attacco era davvero lui) è diventato uno dei generali di più alto rango contro cui sono stati compiuti attentati dall’inizio della guerra grande tra la Russia e l’Ucraina. Chaiko è stato nominato capo di tutte le Forze Aerospaziali solo nel maggio 2026, ma già prima non solo ricopriva il grado di generale, ma occupava anche incarichi dirigenziali nei settori più importanti e politicamente significativi per la Federazione Russa: ha guidato l’operazione militare in Siria e l’avanzata delle truppe russe nella regione di Kiev nel 2022. È accusato di numerosi crimini di guerra in Ucraina ed è stato inserito nelle liste delle sanzioni del Regno Unito e dell’Unione Europea.
Sento tante persone di orientamenti politici opposti che definiscono l’accaduto come un atto terroristico. Per me, invece, è uno dei tanti eventi della guerra che, purtroppo, posso definire con la parola «normale». Mi dispiace per e non mi piace il fatto che la tentata (ma non riuscita) eliminazione di uno dei più grandi criminali della fase iniziale della guerra sia stata accompagnata dalla morte dei civili, ma non posso certo criticare gli autori della eliminazione dopo la morte di tutti quei civili in Ucraina: purtroppo, li capisco.
Posso solo sperare che le future eliminazioni dei criminali (giuste e inevitabili) siano più mirate.


La lettura del sabato

L’articolo segnalato questo sabato racconta del fatto che la Russia sta imparando a produrre in serie motori per droni: nel Paese sono iniziate le forniture di linee di produzione del valore di milioni di dollari. Ciò significa che già nei prossimi mesi verrà avviata la produzione di milioni di droni FPV. Fino a poco tempo fa la Russia acquistava i motori dalla Cina ed era completamente dipendente da queste importazioni. I media The Insider e Nordsint hanno effettuato (in sostanza simulato) un «acquisto di prova» a nome di una società fittizia con sede ad «Alabuga» e dal nome «militare», al fine di ricostruire la catena di approvvigionamento. Il produttore cinese Nide ha confermato la disponibilità a esportare una linea completa per la produzione di motori e ha comunicato di aver già fornito un gran numero di linee simili ad altri acquirenti russi. Come in molte altre transazioni relative a merci soggette a sanzioni, nella catena è emersa una filiale cinese della banca russa VTB.
Non so quali sviluppi avrà questa storia, ma potrebbe portare alla fine della fase di dominio dei droni ucraini nella guerra. Gli esperti che leggo e sento dicono che in questa guerra le ondate di dominio di ogni singola tecnologia durano comunque circa sei mesi e che, di conseguenza, bisogna solo sperare che l’esercito ucraino stia già inventando qualcosa di nuovo… Io ci spero.


Era una scelta

Il campione del mondo del 2006, il famoso calciatore italiano Andrea Pirlo, ha dichiarato di non essere più un candidato alla carica di commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio. Ciò è avvenuto dopo che, nel fine settimana, i media italiani hanno iniziato a riportare con insistenza la notizia secondo cui Pirlo avrebbe un contratto, a partire dall’ottobre 2025, con la società di scommesse russa «Fonbet», che è apparso più volte nelle sue campagne pubblicitarie e che nel maggio del 2026 si è recato (insieme a un altro ex calciatore della Nazionale italiana, Marco Materazzi) a Mosca, dove ha partecipato a una partita di gala, ha tenuto una sessione di autografi e ha interagito con i tifosi. Inoltre, ha recitato in un video per la canzone «Ой, что ни вечер, то футбол» («Oi, ogni sera è calcio»), che è stato trasmesso intensamente durante le partite dei Mondiali del 2026 sul canale sportivo russo «Match TV».
Andrea Pirlo, da parte sua, afferma che «la collaborazione professionale, finita al centro di un recente scandalo, è nata nel contesto della mia carriera negli Emirati Arabi Uniti e ha carattere esclusivamente commerciale e sportivo».
Immagino che anche un ex calciatore sia in grado di comprendere una semplice verità: bisogna leggere i contratti che si firmano. Firmare significa averne compreso il contenuto, il significato e le conseguenze, e aver accettato tutto ciò. Se hai firmato, ti è piaciuto tutto ciò che c’era scritto.
L’attuale tradizione di esprimersi in un modo politicamente corretto non mi permette di scherzare, nemmeno nel contesto di quanto sopra esposto, sul cognome del famoso ex calciatore. Ma, per pura logica, si meriterebbe pienamente questa battuta.


Grande Tokayev!

Il Presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, durante i colloqui con Putin del 25 luglio nella città russa di Omsk, ha invitato a «congelare» la guerra tra Russia e Ucraina. Secondo Tokayev, gli «giungono molti segnali» dagli Stati Uniti e dall’Europa riguardo alla «situazione di conflitto» tra Russia e Ucraina. In particolare, ha detto:

Non si tratta di una guerra civile. Abbiamo sempre nutrito rispetto per il popolo ucraino, per la sua cultura e per la sua lingua, e riteniamo che la natura di questo conflitto non sia del tutto chiara per molti, noi compresi. Supponiamo che ci fosse un conflitto, compreso un conflitto congelato tra Azerbaigian e Armenia: in quel caso, l’essenza e l’origine di quel conflitto erano per noi del tutto chiare. Risalivano alle profondità della storia. Ma in questo caso è molto difficile da comprendere.
[…]
È solo la mia modesta opinione, visto che mi è stato chiesto un parere. Forse sarebbe il caso di congelare questo conflitto e tornare alla Formula di Istanbul 2.0, dato che in quel contesto erano stati raggiunti risultati significativi. Naturalmente, sotto la garanzia delle grandi potenze, compresa la Russia, per proseguire poi verso la tanto attesa pace.

Visto mi sono impegnato a tradurre dal russo, ora traduco anche dal diplomatico asiatico:

Putin, hai rotto i coglioni un po’ a tutti con questa guerra che dopo quattro anni e mezzo non riesci ancora a giustificare nemmeno tu. È proprio l’ora di smettere.

Finalmente almeno una persona lo ha detto a Putin direttamente e pubblicamente. Grande Tokayev!