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Ci sta arrivando

Sembra che Trump stia iniziando – anche se lentamente – a capire qualcosa: non ha escluso che la Russia stia intenzionalmente ritardando la firma dell’accordo sulla tregua in Ucraina. Martedì ha dichiarato:

«I don’t know. I mean, I’ll let you know at a certain point. But I think that Russia wants to see an end to it, but it could be they’re dragging their feet,» Trump told Newsmax host Greg Kelly. «I’ve done it over the years, you know; I don’t want to sign a contract, I want to sort of stay in the game, but maybe I don’t want to do it, quite … I’m not sure. But no, I think Russia would like to see it end, and I think [Ukrainian President Volodymyr] Zelenskyy would like to see it end at this point.»

E ci sono ancora tante altre scoperte e delusioni sorprendenti che lo attendono! Infatti, lo Stato russo invia (almeno per ora) ai negoziati dei personaggi di dubbia qualità (senza alcun peso istituzionale o diplomatico, senza competenze diplomatiche e con un mandato sconosciuto) che hanno un solo obiettivo da perseguire: quello di non concordare nulla di concreto e di garantire la possibilità di più o meno la stessa guerra che si combatte attualmente.
Ma io sono soddisfatto prevalentemente per il fatto stesso che Trump abbia fatto la suddetta scoperta: significa che il tipo non è ancora completamente perso per la società e per il mondo, ha ancora qualche residuo di ragione. Ora dobbiamo sperare che la sua reazione accumulata alle future rivelazioni, se non violenta, vada almeno in qualche direzione utile. La speranza è molto piccola, ma c’è.


Dal 23 al 25 marzo, gli USA hanno tenuto colloqui con l’Ucraina e la Russia in Arabia Saudita. La Casa Bianca stessa ha sintetizzato i risultati dei colloqui in questo modo:
– gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno concordato di garantire la sicurezza della navigazione, di eliminare l’uso della forza e di impedire l’uso di navi commerciali per scopi militari nel Mar Nero;
– gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno concordato che gli Stati Uniti rimangono impegnati a contribuire allo scambio di prigionieri di guerra, al rilascio di detenuti civili e al ritorno dei bambini ucraini trasferiti con la forza;
– gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno concordato di sviluppare misure per l’attuazione dell’accordo del Presidente Trump e del Presidente Zelenskyy di vietare gli attacchi contro le strutture energetiche di Russia e Ucraina;
– gli Stati Uniti e l’Ucraina accolgono con favore i buoni uffici dei Paesi terzi al fine di sostenere l’attuazione degli accordi energetici e marittimi;
– gli Stati Uniti e l’Ucraina continueranno a lavorare per il raggiungimento di una pace duratura e sostenibile.
È facile intuire che, anche se il primo e il terzo punto dovessero essere interpretati allo stesso modo da Ucraina e Russia (e ci sono già stati alcuni problemi al riguardo), saranno violati a causa di provocazioni, pretesti vari ed errori casuali per finta. Ma c’è una notizia buona e cattiva allo stesso tempo: l’interpretazione coincidente di queste due clausole è ancora relativamente lontana, secondo le mie impressioni, lo vedo dalle dichiarazioni pubbliche dei rappresentanti di entrambi gli Stati in guerra.
Allo stesso tempo, è necessario notare due cose. In primo luogo, qualsiasi accordo è meglio di nessun accordo. In secondo luogo, sarebbe interessante tenere una statistica delle stupide scuse per la violazione di questi due punti.
E gli altri tre punti sono solo parole.


Dato che i colloqui su una tregua nella guerra in Ucraina proseguono, ma la posizione della Ucraina è quella meno considerata dai media (a volte potrebbe sembrare che la pace sia una questione puramente bilaterale tra Trump e Putin), provo io a fornirvi qualche informazione mancante. Per esempio…
Un recente sondaggio condotto in Ucraina dall’Istituto internazionale di sociologia di Kiev ha dimostrato che il 50% degli intervistati non è disposto a concessioni territoriali «in nessun caso», anche se ciò significherà prolungare la guerra con la Russia. Il 39% ritiene che alcuni territori possano essere ceduti per raggiungere la pace il prima possibile e preservare l’indipendenza.

Seguendo il link riportato scoprirete i dettagli, compresi altri grafici facilmente comprensibili.


La lettura del sabato

Il 12 marzo, il Ministero della Difesa russo ha annunciato la liberazione di Sudzha, una città russa della regione di Kursk che era stata occupata dalle truppe ucraine nell’agosto 2024. Il giorno prima, l’esercito ucraino aveva dichiarato che i combattimenti stavano continuando nelle vicinanze della città. I residenti di Sudzha che si sono trovati sotto l’occupazione (il loro numero è ancora sconosciuto) hanno perso i contatti con i loro parenti, alcuni sono stati dichiarati dispersi. Molti sono morti a causa dei bombardamenti o della mancanza di cure mediche durante l’offensiva dell’esercito ucraino e la difesa delle truppe russe.
Ma ora anche alcuni giornalisti indipendenti hanno parlato con alcuni sopravvissuti alla occupazione di quei sette mesi. Ed è venuto fuori un articolo che può essere utile, assieme a tanti altri, per affrontare la propaganda russa sul relativo episodio della guerra. Di conseguenza, non potevo non salvarlo tramite il mio post di oggi.


Il corrispondente speciale del giornale russo «Kommersant» Andrei Kolesnikov scrive: nel pomeriggio del 18 marzo, durante una parte riservata di un incontro con i rappresentanti dell’Unione russa degli industriali e degli imprenditori, Putin non ha parlato di affari, ma di Ucraina (questo modo di fare gli capita regolarmente). Tra le altre cose, ha affermato che la Russia non rivendicherà «Odessa e altri territori» della Ucraina se nel corso dei colloqui di pace la Crimea, le autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk e le regioni annesse di Kherson e Zaporozhye saranno riconosciute come territori russi.
Chi riconoscerà questi territori come russi? Gli USA o l’Ucraina? E se non li riconoscerà, lo Stato russo continuerà a rivendicare «Odessa e altri territori»? In base a ciò che sappiamo oggi sulle modalità dei negoziati, possiamo supporre che il riconoscimento sia richiesto alla Ucraina: Trump è pronto a riconoscere qualsiasi cosa, purché il risultato sia qualcosa che possa essere definito un «accordo». Egli chiamerà il fatto stesso dell’"accordo" il proprio grande successo e andrà a creare altri «successi» da qualche altra parte.
E un altro dettaglio: le regioni di Kherson e Zaporozhye dovrebbero essere riconosciute come territori russi nella loro interezza, come scritto nella «costituzione» putiniana, o solo entro quelle loro parti attualmente controllate dalle truppe russe? Sicuramente l’Ucraina non riconoscerà queste regioni come interamente russe e, di conseguenza, lo Stato russo continuerà a rivendicare «Odessa e altri territori»; continuerà pure la guerra stessa. «Perché l’Ucraina è intransigente».
Quindi c’è una logica nel fatto che Putin abbia fatto la dichiarazione di cui sopra proprio di fronte all’Unione degli Industriali e degli Imprenditori. Ha lasciato intendere che le entrate derivanti dalle commesse belliche continueranno.


Finalmente si sono parlati

Ieri Trump e Putin si sono parlati al telefono per due ore e mezzo. Ufficialmente, hanno concordato i seguenti punti:
1) una tregua di 30 giorni nel colpire il sistema energetico della Ucraina e della Russia (Putin avrebbe già ordinato all’esercito russo di farlo):
2) saranno avviati negoziati per garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Nero;
3) la Russia e l’Ucraina si scambieranno prigionieri nel formato 175 per 175 il 19 marzo;
4) la Russia consegnerà 23 militari ucraini gravemente feriti come «gesto di buona volontà»;
5) sono stati istituiti gruppi di esperti russi e statunitensi per continuare a lavorare sulla risoluzione del conflitto;
6) i presidenti hanno discusso della cooperazione in Medio Oriente: entrambi condividono l’opinione che l’Iran non debba essere in grado di distruggere Israele;
7) i presidenti hanno concordato gli sforzi congiunti sulla non proliferazione nucleare e sulle questioni relative alla sicurezza globale;
8) Putin ha proposto e Trump ha appoggiato l’idea di organizzare partite di hockey tra giocatori della NHL e della KHL
Cosa si può dire in merito? Per esempio:
1. l’annunciato cessate il fuoco di 30 giorni si è trasformato in una tregua solo nel settore energetico (è già meglio di niente, ma è pochissimo),
2. la sicurezza della navigazione per chi?
3. lo scambio di prigionieri è sempre una buona cosa;
4. anche la consegna degli ucraini gravemente feriti è positivo.
5. si creano gruppi: il solito bla, bla, bla burocratico;
6. la cooperazione sul Medio Oriente: significa che non ci sarà la cooperazione;
7. la non proliferazione nucleare: assolutamente ridicolo perché Putin ha già portato le armi nucleari in Bielorussia.
Inoltre, Putin avrebbe chiesto di non fornire più gli aiuti militari alla Ucraina nel corso dei suddetti 30 giorni. Ma se realmente «vuole la pace», perché dovrebbe esserne interessato: se non aggredisce, quelle armi non verranno mai utilizzate contro il suo esercito.
Boh, vedremo.


La data dell’incontro

Dmitry Peskov (il portavoce di Putin), rispondendo alla domanda di un giornalista sulla data di un possibile incontro tra Putin e Trump, ha dichiarato:

Per ora è impossibile parlare dei tempi, perché non ci sono indizi. Se i presidenti prenderanno una decisione, l’incontro sarà ovviamente preparato nei tempi che gli stessi Capi di Stato stabiliranno.

Ma noi, i semplici osservatori, almeno un indizio ce l’abbiamo. Possiamo presumere che Putin non si trovi totalmente fuori dal contesto reale e che sappia che la guerra gli costa tanto, gli sta portando via le ultime riserve economiche e che sicuramente non può essere continuata all’infinito (anche se può continuare molto più a lungo di quanto speriamo noi). Allo stesso tempo, capisce che l’imprenditore Trump è abituato alle trattative e non alle guerre. Di conseguenza, Putin partecipa al gioco, fa finta di trattare e avanzare delle proprie condizioni, ma presto smetterà di farlo. Perché, alla fine, la tregua è anche un suo obiettivo, anche se per motivi diversi da quelli di Trump.
Quindi dell’incontro si inizierà a parlare presto.


La lettura del sabato

A gennaio gli attivisti russi per i diritti umani – quelli veri, perseguitati dallo Stato russo e non quelli finti che eseguono gli ordini ricevuti dal Cremlino – hanno svolto una missione di monitoraggio in Ucraina per la prima volta dal 2022. Si tratta di alcuni membri del Memorial Human Rights Center (forse ne avete sentito parlare almeno una volta nella vita, in occasione della assegnazione del Nobel per la pace) che hanno visitato alcune regioni ucraine e promettono di presentare il proprio rapporto su quel viaggio in primavera.
Già ora, però, è possibile leggere una intervista rilasciata da uno di loro su quanto visto e alcuni aspetti della guerra in generale. Molte cose contenute nella intervista coincidono con quello che sento raccontare dalle persone che vivono in (o ci vanno con una qualsiasi periodicità) Ucraina, altre cose sono delle informazioni che possono essere definite interessanti anche per me.
In ogni caso, provate a leggere anche voi, se avete tempo.


Accusare gli altri

Putin ha dichiarato di essere d’accordo con la proposta della tregua per 30 giorni, ma che questa dovrebbe portare a una «pace a lungo termine». Ha dichiarato, ma si è anche interrogato:

Cosa faremo con l’area controllata dall’esercito ucraino nella regione di Kursk? Se interrompiamo le ostilità per 30 giorni, cosa significa? Che tutti [i militari dell’esercito ucraino] che sono lì se ne andranno senza combattere? Dovremmo lasciarli uscire da lì dopo che hanno commesso una marea di crimini contro i civili? O la leadership ucraina darà loro l’ordine di deporre le armi, di arrendersi? Come avverrà? Non è chiaro.
E come verranno risolte le altre questioni lungo tutta la linea di contatto? Si tratta di quasi duemila chilometri. E lì le truppe russe stanno avanzando in quasi tutti i settori. […] Come verranno utilizzati questi 30 giorni? Per continuare la mobilitazione forzata in Ucraina? Per rifornirla di armi? Per addestrare le unità appena mobilitate? O non si farà nulla di tutto ciò?
Allora la domanda sorge spontanea: come verranno affrontate le questioni del controllo e della verifica? Come possiamo garantire che non accadrà nulla di simile? Chi darà l’ordine di fermare le ostilità? E qual è il prezzo di questi ordini? Quasi duemila chilometri [di linea di contatto]. Chi stabilirà chi e dove ha violato un eventuale accordo di cessate il fuoco?

In generale, Putin rispetta rigorosamente la tradizione di incolpare gli altri per ciò che fa (o sta per fare) lui stesso. Non è una grande novità.
Ma, stranamente, è stato proprio lui a portarmi all’idea che il graduale ritiro dell’esercito ucraino dalla regione di Kursk, a cui stiamo assistendo in questi giorni (e che era comunque destinato ad accadere prima o poi), può essere spiegato non solo dall’andamento dei combattimenti non particolarmente fortunato per l’esercito ucraino. Le ragioni degli insuccessi sono una grande questione professionale a parte, ma il fatto che il destino delle forze armate ucraine nella regione di Kursk potesse diventare una delle «condizioni» di Putin poteva essere previsto e in qualche modo scongiurato. Ed è forse quello che sta accadendo ora. Ma questa è solo una delle teorie che mi vengono in mente.


La verità in arrivo per Trump

Mi ero quasi convinto, nel corso del primo mese della seconda presidenza di Donald Trump, che quest’ultimo volesse realmente fare l’amicizia politica con Putin: «comprarlo» in qualche modo per tentare di farlo stare tranquillo e dichiararsi un grande risolutore dei problemi internazionali e difensore degli interessi americani.
Ma le particolarità mentali di Trump evolvono molto velocemente e iniziano a produrre gli effetti pericolosi pure per lui (e non solo per il mondo che lo circonda).
L’altro ieri, per esempio, l’amministrazione Trump ha proposto una «tregua di 30 giorni» sul fronte ucraino (inizialmente era una proposta di Zelensky, ma Trump non si preoccupa di questi dettagli), ma ha dimenticato di avvisarne / parlarne a Putin. Solo Rubio ha pubblicamente detto «ora vediamo chi realmente non vuole finire la guerra». Lo Stato russo in generale e i suoi diplomatici e militari in particolare non hanno ancora dimostrato in alcun modo di essere interessati o informati della proposta: ieri la guerra ha continuato come al solito, mentre la proposta della tregua, secondo alcune dichiarazioni, «verrà sottoposta allo studio». A questo punto sembra che l’ego di Trump rischi ora di essere ferito in un modo fatale e, come se non bastasse, per lui non è più possibile dare la colpa di tutto allo «stupido» Biden o «aggressivo» Zelensky.
Molti di noi si chiedevano chi avrebbe scatenato una guerra nucleare allo scadere del primo quarto del XXI secolo. Ora possiamo tutti presumere che, molto probabilmente, sarà quel pacificatore di 80 anni che ha appena scoperto che non frega niente a nessuno dei suoi piani narcisistici, che nessuno, in fondo, lo rispetta minimamente. O forse sarà il primo Presidente degli Stati Uniti a mandare tutto in quel paese e a spararsi?