Alla fiera «Drone Expo — 2026», svoltasi dall’8 al 10 luglio nella città russa di Kazan, è stato presentato, tra le altre cose l’UAZ-452 (sotto il link c’è un mio vecchio articolo che lo descrive) dotato di un’innovativa protezione balistica in materiale composito che si indurisce alla luce del sole. Ma, soprattutto, c’è un sistema avanzatissimo di difesa contro i droni:
Non si capisce proprio come questa difesa possa funzionare su una macchina del genere: le cose simili in qualche modo sono utili solo sui carri armati (i quali, a loro volta, sono però poco utili nella guerra moderna).
Ma se all’esercito russo verrà venduto qualcosa di inutile, non sarò certo dispiaciuto…
L’archivio del tag «guerra»
L’articolo segnalato per questo sabato è dedicato a un argomento che fino a non troppo tempo mi sarebbe sembrato un classico esempio di teoria del complotto. Mentre di questi tempi posso anche crederci.
In sostanza, i documenti relativi ai negoziati segreti tra Russia e Cina, giunti in possesso del media The Insider (e verificati da esso), confermano che la cooperazione militare tra i due Paesi è più profonda di quanto fosse noto pubblicamente. Tra le altre cose, la Cina ha coinvolto la Russia in un programma volto a contrastare il sistema satellitare Starlink di Elon Musk, che comprende sia misure di contrasto di natura giuridica e diplomatica, sia mezzi per la distruzione diretta dei satelliti.
È una cronologia interessante delle dichiarazioni.
La sera del 28 giugno è stata diffusa una strana intervista televisiva di Putin dove egli leggeva le proprie risposte da un teleprompter. Nel corso di quella intervista Putin ha affermato che la carenza di carburante in Russia «non è critica», mentre l’Ucraina ha avanzato la proposta di una cessazione reciproca degli attacchi in profondità nel territorio e il Cremlino ha già respinto tale proposta.
Nel pomeriggio dell’8 luglio, durante una riunione con i membri del Governo, Putin ha affermato che le Forze Armate della Ucraina stanno sferrando attacchi contro le raffinerie di petrolio russe per creare nel Paese «un clima di tensione»:
È del tutto evidente che il nemico miri a danneggiare l’economia. Ma la cosa più importante è che mira a creare un clima di nervosismo nella società. Noi sappiamo bene che questo obiettivo è irraggiungibile.
Chi aveva detto che Putin fosse completamente fuori di testa? Vedete, in fondo qualcosa se ne intuisce: per esempio, che l’Ucraina, «senza motivo apparente», miri a danneggiare l’economia dell’aggressore. Dell’atmosfera di nervosismo già creata nella società, però, non gli verrà mai riferito, e lui stesso non va in giro per le strade russe e non può intuire tale nervosismo.
Ma la cosa più importante è: chi ha rifiutato di porre fine a questi attacchi? E chi ha creato il motivo per cui sono iniziati? Putin lo sa e lo capisce, ma per qualche strano motivo è sicuro che la maggior parte dei suoi sostenitori non lo capirà mai.
Nonostante gli attacchi informatici e le provocazioni in Europa (oltre al rafforzamento della presenza militare russa al confine con la Finlandia, nell’estremo nord e a Kaliningrad), la NATO non ritiene che la Russia si stia preparando, nell’immediato futuro, a uno scontro militare diretto con l’Alleanza. Non vi sono segnali che indichino l’intenzione della Federazione Russa di sferrare un attacco imminente contro l’Alleanza nel breve termine, ha affermato un alto rappresentante della NATO. Ha tuttavia aggiunto che Putin e le autorità russe a volte prendono «decisioni piuttosto sbagliate».
Continuo a pensare che tutte le azioni della Russia al confine con la NATO siano un tentativo di distrarre l’attenzione e le risorse materiali occidentali dalla guerra in Ucraina. Ma, allo stesso tempo, mi stupisce un po’ la saggezza strategica di tale mossa e la costanza della sua applicazione. Proprio perché i dirigenti statali della Russia odierna sono noti prevalentemente per le scelte brutte.
Noah Krieger, membro del partito tedesco di estrema destra «Alternativa per la Germania» (AfD), il cui vero nome è Murad Dadaev, ha dichiarato di trovarsi in Ucraina e di combattere a fianco dell’esercito russo. Su Instagram ha pubblicato dei video in cui posa in divisa militare, con elmetto e giubbotto antiproiettile, impugnando un fucile d’assalto Kalashnikov sullo sfondo di edifici residenziali in rovina. Come sottofondo musicale dei video, Krieger ha utilizzato marce militari tedesche. In una delle sue storie, la geolocalizzazione indica Bakhmut.
Alcuni media hanno accertato che dietro questo nome si nasconde Murad Dadaev, originario della Cecenia. È entrato a far parte dell’AfD, ha promosso all’interno del partito posizioni filorussie e di estrema destra, ha pubblicato immagini di kitsch nazista, ha espresso ammirazione per Vladimir Putin e ha intrattenuto rapporti sia con esponenti dell’AfD sia con persone vicine al capo della Cecenia Ramzan Kadyrov.
Non escludo che prima o poi l’AfD possa anche decidere di liberarsi di un membro così. Ma, allo stesso tempo, sono in un certo senso contento per il suo viaggio in Ucraina: almeno fa un po’ di antipubblicità a quel partito tedesco.
Qualcuno ha fatto lo sforzo di segnare sulla mappa, accanto al territorio ucraino effettivamente occupato dall’esercito russo (in rosso), l’area che Putin aveva dichiarato (sabato 4 luglio) già occupata (in giallo). Confrontate i suoi sogni con la realtà:

Un lavoro così preciso (e, ovviamente, smascherante) va apprezzato e divulgato. Aggiungo, dunque, il link alla fonte.
Ieri, durante l’assemblea annuale degli azionisti, il direttore generale di Sber (la più grande banca russa, controllata dallo Stato), German Gref, ha affermato che la questione principale per i russi rimane la rapida conclusione delle operazioni militari:
Ciò che ci preoccupa, credo che ci preoccupi tutti la stessa cosa. Non credo che nel Paese ci sia una sola persona che abbia altre preoccupazioni oltre alla rapida conclusione delle operazioni militari, è ovvio.
A quanto pare, German Gref è un grande ottimista. Prima di tutto, ha un’opinione molto più positiva sulla grande quantità dei russi rispetto a molti altri commentatori dell’umore della popolazione (e non mi è dato sapere su quali dati si basi questa sua opinione). In secondo luogo, a differenza, per esempio, di me, German Gref ha incredibilmente dimenticato il nome di almeno una persona alla quale interessano cose completamente diverse (senza contare tutte quelle persone di cui non sempre conosciamo i nomi, che durante la guerra guadagnano non male). Non so come si possa dimenticare quella persona: vorrei dimenticarla, ma quella stessa persona non mi dà (e non solo a me) nemmeno una minima possibilità.
E German Gref mostra un’incredibile riserva di ottimismo e distanza dagli stimoli irritanti.
La continuazione fotografica del video-post di ieri: le code ai distributori di benzina moscoviti.








Buona continuazione all’Esercito ucraino: colpendo le raffinerie potrebbe raggiungere dei risultati interessanti.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che l’Ucraina ha una «posizione di forza sul campo di battaglia». E ha esortato la Russia a congelare la linea del fronte e a tornare ai negoziati con Kiev: «La Russia non vincerà questa guerra. Il sostegno europeo a Kiev è forte».
La dichiarazione di Merz è abbastanza contraddittoria, poiché in tutti questi anni abbiamo assistito a un solo tipo di sostegno forte dell’Unione europea alla Ucraina: darle esattamente quanto basta affinché non perda la guerra proprio oggi. Pertanto, l’Ucraina «ha una posizione di forza sul campo di battaglia» nonostante (e non grazie a) l’aiuto da parte dell’UE, motivo per cui, evidentemente, ora si è deciso di chiedere a Putin il congelamento della linea del fronte.
A giudicare dai commenti di alcuni analisti, quest’anno Putin intende nuovamente prendere tempo fino all’inverno, ovvero fino al momento in cui sarà possibile distruggere con maggiore efficacia le infrastrutture civili ucraine; al giorno d’oggi, però, il suo esercito non dispone delle forze necessarie per condurre una vera offensiva. Quindi questa estate è il momento migliore per un sostegno più attivo all’Esercito ucraino, che, continuando a colpire le raffinerie russe, potrebbe costringere le Forze armate russe almeno a un «congelamento della linea del fronte». Ma, a quanto pare, prima che questa grande verità arrivi alle menti dell’UE, sarà già arrivato l’inverno.
Ieri Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a negoziare con l’Ucraina «sulla base degli accordi di Istanbul» della primavera del 2022. E ha aggiunto che tali accordi «erano stati siglati all’epoca dalla delegazione ucraina, il che significa che tutto andava bene per loro».
Ma io mi ricordo (o almeno mi sembra di ricordare) che quei cosiddetti accordi andavano bene all’Ucraina solo nella fantasia dello stesso Putin. E poi io (e non solo io) mi ricordo che nell’ultimo anno i negoziatori del Cremlino hanno preteso che l’Ucraina conducesse i negoziati «sulla base di Anchorage», riferendosi all’incontro in Alaska del 15 agosto 2025, dove Putin e Trump, a tu per tu, erano quasi riusciti a mettersi d’accordo sulla spartizione dei territori ucraini (e le relative risorse naturali) non conquistati dall’esercito russo. Ma anche con la «base di Anchorage» le cose per Putin sono in realtà andate abbastanza male: in quell’incontro, infatti, ha iniziato a riempire Trump di proprie fantasie pseudostoriche sulla presunta non-esistenza della Ucraina, dopodiché Trump lo ha mandato a quel paese con parole a noi sconosciute (il verbale non è stato pubblicato) e interrompendo l’incontro prima del pranzo programmato.
E poiché tutta la politica di Putin si basa esclusivamente sulle sue stesse fantasie malate, è proprio queste ultime che possiamo confrontare tra esse. Il confronto risulta semplice: Putin ha sentito l’odore di bruciato (sì, pure lui!) e ha già iniziato a fare marcia indietro. Dalla questione delle quattro regioni ucraine inserite nella Costituzione russa (di cui si era parlato con Trump nel 2025) è già passato agli «accordi» sulla Crimea e sul Donbass del 2024.
Una simile ritirata è un buon segno, ma è solo un piccolo passo. Vorrei di più: i confini del 1991. Dato che Trump può spacciare per una propria vittoria lo sblocco dello Stretto di Hormuz, che Putin spacci per una sua vittoria il rispetto dei confini del 1991 con l’Ucraina.



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