L’archivio del tag «guerra»

Trump ha dichiarato di aver chiesto personalmente a Putin di fare in modo che l’esercito russo non bombardi Kiev e altre città ucraine per una settimana a causa di un forte freddo:

Because of the cold, extreme cold… I personally asked President Putin not to fire on Kyiv and the cities and towns…

Per tutti gli altri mesi e anni precedenti – nel corso dei quali faceva meno freddo – non aveva chiesto? Non lo aveva fatto perché se la temperatura nelle case degli ucraini è sopra lo zero, i bombardamenti non sono un problema e si possono fare?
Ma sono delle domande troppo banali, quasi retoriche. Per noi è più importante vedere se Putin dice (anche silenziosamente) di no, oppure dice di sì e poi, continuando a bombardare, diffonde le solite scuse (tipo, «quelli sono missili ucraini che sono caduti sul proprio territorio»). Davanti a ognuna delle due risposte Trump non reagirà in alcun modo, forse non si ricorderà nemmeno della propria richiesta. E, la cosa più grave, non si accorgerà nemmeno di essere stato preso in giro per l’ennesima volta.


La necessità di compromessi

Commentando i negoziati ad Abu Dhabi, il presidente ucraino Zelensky ha affermato che la Russia sta facendo di tutto da tempo «perché l’Ucraina non esista più nell’est», ma non riesce a raggiungere questo obiettivo sul fronte. «Tutti conoscono la nostra posizione. Noi combattiamo per ciò che è nostro, non combattiamo per il territorio di un altro Paese <…>. Si tratta di due posizioni fondamentalmente diverse: quella ucraina e quella russa. Gli americani stanno cercando di trovare un compromesso. Noi siamo disposti a comunicare in un formato trilaterale. <…>. Ma per raggiungere un compromesso è necessario che tutte le parti siano pronte. A proposito, anche la parte americana».
Ecco: quello che preoccupa maggiormente me (e ancora di più preoccupa Zelensky) è l’osservazione che la parte americana per compromesso intende la scelta tra la posizione ucraina e la posizione russa. Una scelta del genere potrebbe – e forse dovrebbe – esistere anche, ma per uno come me sarebbe stata una scelta facile. Ma sembra che per la parte americana sia la scelta tra due opzioni uguali o quasi.


Ancora questo incontro

Rispondendo alle domande dopo il proprio discorso a Davos, il Presidente ucraino Vladimir Zelensky ha detto che il 23–24 gennaio negli Emirati Arabi Uniti ci sarà un incontro a tre tra le delegazioni americana, ucraina e russa. Secondo lui, i negoziatori statunitensi si recheranno a Mosca per discutere con Putin, ma prima hanno aspettato che finisca il suo incontro con Trump a Davos.
Il Financial Times, da parte sua, scrive che sono gli USA a insistere per il suddetto incontro trilaterale: l’Ucraina ha appoggiato la proposta, ma non è ancora chiaro se la Russia abbia accettato di partecipare ai negoziati.
A mio autorevolissimo parere, non c’è nulla da indovinare. L’incontro trilaterale prima o poi (non necessariamente oggi o domani) avrà luogo, e non sarà nemmeno l’unico nella storia. Ma Putin, secondo la sua consuetudine, invierà lì qualche personaggio losco che dirà cose senza senso e ripeterà ancora una volta le richieste irrealizzabili di Putin stesso. Mentre Putin condurrà una discussione seria (secondo lui) sul destino dell’Ucraina o con Trump o nella propria testa. Perché per lui gli ucraini non sono da considerare umani.
Penso che Zelensky capisca tutto questo molto meglio di noi, ma accetta l’idea dell’incontro trilaterale per mantenere normali relazioni con gli USA, dai quali dipende ancora gran parte dell’aiuto militare.
Ho scritto tutto questo e mi sono persino sorpreso: sono diventato il Capitan Ovvio di primo rango!


La lettura del sabato

Per qualche strano motivo mi era sfuggito, ma all’inizio di gennaio Mediazona ha pubblicato la seconda parte (il link alla prima parte è nel testo) della collezione di fotografie di street art antimilitarista russa, che l’antropologa Alexandra Arkhipova sta raccogliendo dal 2022.
Alcune delle opere incluse in questa parte della raccolta le avevo già viste singolarmente su internet, mentre altre le ho viste per la prima volta solo nella pubblicazione sopra citata. Ma sono stato felice di rivedere anche le foto che già conoscevo: non solo per il fatto che in Russia vivono persone capaci di creare cose del genere, ma anche perché queste opere di street art sono semplicemente belle.
Quindi guardate anche voi.


Inverno a Kiev

Il sindaco Vitaly Klitschko ha dichiarato che a Kiev, a causa degli attacchi russi alle infrastrutture critiche e delle interruzioni di corrente su larga scala, si è verificata la situazione più difficile dall’inizio della guerra: con temperature che vanno dai −12 °C di giorno ai −18 °C di notte, dal 9 gennaio circa 400 grandi palazzi residenziali rimangono senza riscaldamento. Come potete immaginare, ciò non è avvenuto a causa di un guasto, ma in seguito al massiccio attacco della Russia nella notte tra l’8 e il 9 gennaio: metà dei condomini, circa seimila, sono rimasti senza riscaldamento.
Quindi è inutile che alcune persone accusino l’esercito di Putin di non aver ottenuto risultati significativi. In realtà, ha notevolmente aumentato l’efficacia nell’esecuzione dei compiti che gli sono stati assegnati. Da quasi quattro anni distrugge le infrastrutture civili dell’Ucraina, definendole obiettivi militari e, in particolare, cercando di lasciare il maggior numero possibile di persone senza riscaldamento in inverno, e ora lo fa sempre meglio (purtroppo, senza virgolette). Ancora un po’ e il «popolo fratello» (questa volta tra virgolette, purtroppo) proverà una tale gratitudine verso i soldati di Putin che, nel desiderio di «tornare al porto natale», scenderà in piazza per rovesciare l’attuale governo. Era questo il calcolo, no?


Oggi, il 12 gennaio 2026, è il giorno numero 1419 della guerra in Ucraina. Presumo che non tutti i miei lettori italiani se ne siano resi conto: purtroppo (o per la loro fortuna personale e temporanea) è in un certo senso normale.
Allo stesso tempo, è un numero ricordato e compreso benissimo dagli ucraini e dai russi.
Non c’è bisogno di spiegare perché è conosciuto bene agli ucraini: da 1419 giorni l’esercito di un pazzo maniaco li sta uccidendo (e ha già ucciso tanti di loro), sta distruggendo le loro città e i loro paesi, sta trasformando la loro vita in un inferno.
È un po’ meno facile – per un europeo medio di oggi – capire perché anche molti russi stanno contando i giorni di guerra. Li stanno contando perché un pazzo maniaco ha tentato – e, nelle menti di moltissime persone in giro per il mondo, ci è riuscito – di trasformarli in complici involontari dei propri crimini. Non importa che sei sempre stato contrario alla sua politica, che non lo hai mai votato, che hai sempre cercato di raccontare agli altri dei suoi lati negativi, che hai cercato di smascherare la sua propaganda, che sei contrario a questa sua guerra e cerchi di aiutare tutti coloro che sono stati colpiti dalla sua guerra: per qualcuno sei sempre un «russo, dunque putiniano e criminale». Sei costretto a combattere su due fronti e, in più, spesso ti chiedi «potevo fare qualcosa prima che iniziasse tutto questo? posso fare qualcosa ora per avvicinare la fine di tutto questo?». Beh, evidentemente bisogna affrontare queste cose con le proprie forze.
La cosa che volevo ricordare ai miei lettori italiani proprio oggi è il fatto – ben noto agli ucraini e ai russi – che il coinvolgimento dell’URSS alla Seconda guerra mondiale dalla parte del bene era durato 1418 giorni. Per 1418 giorni i sovietici – tra i quali c’erano tantissimi russi e ucraini – avevano combattuto contro la coalizione guidata dalla Germania dell’epoca. In 1418 giorni avevano vinto (assieme agli alleati occidentali, ovviamente) una guerra che era iniziata con l’invasione subita del 22 giugno 1941 e finita con l’ingresso a Berlino all’inizio di maggio 1945. Oggi, invece, il numero di quei giorni è stato superato. Da più giorni i militari e i criminali arruolati russi stanno distruggendo l’Ucraina, trovandosi di fatto dalla parte di quel male che nel 1945 avevano sconfitto assieme agli ucraini. Spesso ci stanno impiegando mesi o anni per conquistare paesini piccoli a poche decine di chilometri dal tradizionale confine russo, ma, allo stesso tempo, stanno colpendo un po’ tutto il territorio ucraino. Ed è una situazione stranissima che sta aggravando i conflitti interni nelle teste di tutti coloro che stanno contando i giorni.
Una situazione stranissima che non riesco ancora a esprimere bene con le parole. Non so quanto tempo impiegherò prima di formulare…


La lettura del sabato

L’articolo segnalato per questo sabato è dedicato alla carriera militare (e alla esperienza nei negoziati con Mosca) del tenente generale ucraino Kyrylo Budanov, il nuovo capo negoziatore ucraino.
Il predecessore di Kyrylo Budanov come capo di gabinetto del presidente Zelensky, Andriy Yermak, era conosciuto come la seconda persona più potente dell’Ucraina. Nonostante ciò, ha avuto molto meno successo in ambito diplomatico. I funzionari statunitensi di entrambi gli schieramenti politici erano stanchi di trattare con Yermak già molto prima della sua destituzione nel dicembre 2025. E i negoziati diretti tra l’Ucraina e la Russia si sono interrotti l’estate scorsa. Ora lo sostituisce Budanov, un esperto di spionaggio e, sicuramente, considerato come un personaggio serio almeno dagli americani. Boh, vedremo…


La lettura del sabato

Il 2026 è appena iniziato, ma già posso segnalarvi un breve elenco spiegato delle cose che sicuramente cambieranno quest’anno nella vita interna della Russia. Potreste logicamente chiedervi «ma perché mai dovrebbe interessarmi?!»… Mentre io potrei rispondere che molti di quei cambiamenti sono determinati dalla guerra in corso: potrebbe dunque essere curioso scoprire a cosa costringe Putin il «proprio» Stato per poter continuare la sua (sì: questa è invece realmente sua, di Putin) guerra aggressiva inutile.
L’articolo non deve alimentare delle false speranze nelle teste di chi spera in una fine veloce e giusta della guerra (Putin ha ancora abbastanza risorse), ma può ricordare che non tutto va così bene come lo vorrebbe presentare la propaganda statale russa.


La tesi principale della telefonata

Prima dell’incontro di ieri tra Donald Trump e Vladimir Zelensky a Mar-a-Lago, c’era stata una conversazione telefonica tra Trump e Putin (di durata 1 ora e 15 minuti, sarebbe avvenuta per iniziativa statunitense). In base alla dichiarazione dell’assistente di Putin Yury Ushakov, Trump e Putin concordano sul «fatto» che il cessate il fuoco temporaneo in Ucraina «porta a un protrarsi del conflitto».
Non ho ancora visto delle smentite da parte dei due personaggi che si erano telefonati, di conseguenza suppongo che questa interessantissima tesi sia stata discussa realmente.
Sarebbe troppo banale ricordare, per milionesima volta, che noi conosciamo la persona fa tutto il possibile poché la guerra (non un non ben definito «conflitto») si protragga. È la stessa persona che ha iniziato la guerra. Ed è la stessa persona che tecnicamente può finirla in qualsiasi momento.
È più interessante supporre che Trump ha molta più paura di Putin vivo che di Epstein morto. Nemmeno questa tesi è nuova (da mesi vediamo Trump ripetere tutto ciò che gli Dice Putin), ma sarebbe interessante studiarla più in dettaglio.
Nel frattempo, vi faccio notare: la nuova strategia di Putin è quella di rifiutare tutte le proposte sulle quali Zelensky insiste di più. Appena Zelensky se ne accorge (oppure se n’è già accorto?), riesce ad adottare una strategia diplomatica più efficace.


Nel frattempo fanno una commissione

La Reuters scrive: nel corso del vertice dell’Aia, i rappresentanti di 34 Paesi europei hanno firmato un accordo per la creazione di una commissione speciale incaricata di risarcire i danni causati all’Ucraina dall’aggressione russa. Il nuovo organo avrà sede nei Paesi Bassi. L’obiettivo della commissione è stabilire l’ammontare effettivo dei danni che, in ultima analisi, dovranno essere risarciti dalla Russia.
L’impressione che fa tale notizia è un po’ strana. Da una parte, sembra che i leader europei non sanno dove e come prendere i soldi per ricostruire l’Ucraina, ma nel frattempo creano la commissione: la classica soluzione burocratica per fare finta di fare qualcosa.
Dall’altra parte, almeno ora si può sperare che elaborino dei meccanismi e piani chiari e prevedibili. Già in questa fase della guerra, lontana dalla fine e, di conseguenza, dalla fase della ricostruzione si può facilmente ipotizzare che siano necessari migliaia di miliardi di euro per ricostruire tutte le città, le industrie e le zone agricole distrutte (spesso completamente) dall’esercito russo. Non si capisce dove e in quanto tempo possano essere trovati quei soldi.
E, soprattutto, bisogna decidere se utilizzare i soldi trovabili in breve tempo per iniziare la ricostruzione o per acquistare le armi necessarie almeno per la non-sconfitta della Ucraina in guerra. Spero che la nuova commissione elabori degli argomenti seri anche in questo ambito.