L’archivio del tag «guerra»

Alla ricerca di una logica

L’altro ieri il PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA DONALD J. TRUMP ha dichiarato che si è molto vicini alla conclusione di un accordo di pace tra la Federazione Russa e l’Ucraina. In precedenza non aveva mai detto nulla del genere, ha affermato (come al solito senza mentire) Trump, ma ora può dirlo: l’accordo è davvero proprio a un passo.
Proprio lo stesso giorno, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha espresso dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace tra Ucraina e Russia attraverso i negoziati, intervenendo in occasione della riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi del «G20».
Durante lo stesso incontro, i giornalisti hanno chiesto a Rubio cosa ci facesse il ministro degli esteri russo Lavrov alla riunione dei ministri degli Esteri del G20. Rubio ha difeso la partecipazione di Lavrov, affermando che, per i negoziati sulla risoluzione del conflitto, è necessario che tutte le parti siano nella stessa sala. Effettivamente, tutti hanno visto che il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sibiga non è stato nemmeno invitato alla riunione dei ministri degli Esteri del G20.
Insomma, nulla di nuovo…


Evacuazione con un drone

Solo ieri ho visto il video risalente a più di una settimana fa sul primo ferito che le Forze Armate dell’Ucraina hanno evacuato dal fronte con l’aiuto di un drone. I sottotitoli sono in inglese, quindi capirete sicuramente tutto.

Se non fosse per il contesto, direi che è fantastico. Ma date le circostanze, non sono sicuro di poter usare parole del genere, quindi mi limiterò a rallegrarmi del fatto che almeno una persona sia stata salvata.


Quando si deve, si può

Il media norvegese VG e il giornale svedese «Aftonbladet» scrivono che nel 2023 il deputato del Partito Conservatore norvegese Peter Frølich ha facilitato la spedizione illegale in Ucraina di droni dotati di telecamere termiche, dopo che la dogana ne aveva bloccato l’esportazione. Successivamente, le autorità norvegesi hanno modificato le norme, autorizzando l’invio di droni civili in Ucraina. All’epoca, la dogana norvegese aveva bloccato il carico poiché la sua esportazione era vietata da una legge risalente agli anni ’50. Successivamente, il deputato si è rivolto direttamente al governo norvegese, avvertendo che qualsiasi ritardo avrebbe potuto costare la vita ai militari ucraini. Nonostante le restrizioni in vigore, l’organizzazione è riuscita a consegnare i droni in Ucraina. Il comunicato non specifica in che modo il carico abbia attraversato il confine. Frølich ha dichiarato di non pentirsi di aver violato la legge.
Ecco, vorrei che si parlasse di più (e si parlasse positivamente!) delle persone come Peter Frølichю Allora potremo sperare che, col tempo, il numero di queste persone aumenti almeno leggermente: quando una persona fa o progetta di fare una cosa positiva, deve sentire che non lo sta facendo «inutilmente» e noi abbiamo la possibilità di potenziare quella sensazione.


Poveri “coscritti”

Ieri Elon Musk ha pubblicato una delle sue iksate:

The endless slaughter of Ukrainian and Russians must stop.
We should some sympathy for the poor Russian conscripts too. Those kids have no choice but to fight and die in drone strikes.

Avrei potuto presumere che Musk, semplicemente, non è tanto aggiornato: i coscritti russi venivano mandati, indipendentemente dalla loro volontà, in guerra in Cecenia perché quest’ultima veniva considerata un territorio dello Stato russo (venivano mandati anche in Afghanistan negli anni ’80, ma era un’altra epoca con le sue logiche diverse). La guerra in Ucraina, invece, viene considerata una guerra sul territorio estero pure dai dirigenti dello Stato russo (curioso, vero?), dunque loro non si sentono in grado di violare almeno questa propria legge: quella che vieta di mandare i coscritti a combattere all’estero.
Ma mi sembra strano che sia così poco aggiornato. Mi sembra più probabile che scriva le cose che in questo momento storico sono utili a Trump.
Quello che Musk difficilmente non può non sapere è il fatto che tutti quei russi che a partire dal 2022 vanno a combattere in Ucraina firmano, non essendo dei militari di professione, un contratto con il Ministero della «Difesa» russo. In base a quel contratto prendono 200 mila rubli di stipendio mensile, una grossa somma per il solo fatto della firma del contratto (questa varia in base alla regione della loro provenienza e può arrivare anche a 5 milioni di rubli) e garantiscono, quando vengono fisicamente eliminati dall’esercito ucraino, un altro paio di milioni di rubli alla propria famiglia. Attualmente un euro vale 90 rubli. Provate a valutare voi quanto sono «poveri» i tanto cari a Musk «coscritti» russi.


La lettura del sabato

Questa volta pubblico nella rubrica del sabato un articolo che si presenta come una cronologia della nuova ondata di «pacifismo alla Putin» da parte di Donald Trump: un’ondata in cui egli ha ripreso con rinnovato vigore a costringere l’Ucraina alla capitolazione di fronte alla Russia di Putin.
Trump, ovviamente, non intraprende personalmente tutte le azioni volte a esercitare pressioni, ma è evidente che le ordina ai suoi rappresentanti e ai suoi complici politici.
Fortunatamente, la sua libertà politica e burocratica non durerà a lungo. Almeno ufficialmente.


Non si va in quella direzione

Ieri, poco dopo l’incontro tra Putin e il rappresentante speciale del presidente degli Stati Uniti Steve Witcoff a San Pietroburgo, un corrispondente del canale televisivo «Vesti» ha chiesto all’assistente del presidente russo Yuri Ushakov quanto fosse vicina la fine della guerra russo-ucraina. Questi ha risposto:
Non so quanto ci stiamo avvicinando, ma la situazione sta andando in quella direzione.
Questa risposta significa forse che l’aggressore si sta davvero preparando alla fine della guerra? Triplo ahahahaha…
Questa risposta significa solo due cose. In primo luogo, Ushakov ha il compito di dare a Trump l’impressione di essere (Trump) un grande pacificatore e che solo lui (e i suoi rappresentanti) possano costringere l’Ucraina alla capitolazione (cioè alla fine della guerra).
In secondo luogo, il capo di Ushakov spera tanto che Trump, nel risolvere i propri problemi politici, eserciti una forte pressione su Zelensky: affinché accetti le richieste di Putin e «metta fine alla guerra». Se non dovesse riuscirci, almeno creerebbe enormi problemi militari (negando l’accesso a Starlink, alle informazioni di intelligence, alle munizioni e alle armi).
Come è già successo molte volte, Putin e i suoi rappresentanti (compresi Ushakov e Trump) hanno dimenticato la riluttanza dell’Ucraina ad arrendersi. Lo stesso Putin, poi, non ha chiaramente alcuna intenzione di fermare le truppe sulle posizioni attuali o addirittura di ritirarle, almeno da una parte del territorio ucraino: non vede alcun vantaggio per sé in questo. E Trump non ha intenzione di fargli notare questo vantaggio.


Non si vola

La sera e nella notte del 17 ottobre, a causa della minaccia di attacchi da parte di droni ucraini, gli aeroporti di Mosca hanno nuovamente imposto restrizioni sui voli in arrivo e in partenza. In totale, secondo i dati del tabellone online, sono stati ritardati o cancellati oltre 350 voli. Anche il giorno prima, negli aeroporti di Mosca, a causa della minaccia dei droni, erano stati ritardati almeno 200 voli.
Tutto questo perché già all’inizio di settembre Vladimir Zelensky aveva avvertito:

Oggi vogliamo avvertire ogni compagnia aerea che utilizza lo spazio aereo russo, ogni assicuratore, tutti coloro che ancora utilizzano i principali aeroporti russi: il cielo russo sta diventando completamente pericoloso. L’Ucraina non rappresenta una minaccia per l’aviazione civile in quanto tale – per nessun aereo civile. Semplicemente, nei cieli russi saranno presenti droni, ed è necessario esserne consapevoli. […] Noi in Ucraina non vogliamo che si perdano vite innocenti. Pertanto, avvertiamo i nostri partner: nei cieli russi non ci sono più momenti sicuri. È importante che lo sentano gli ambasciatori dei paesi che operano qui, in Ucraina, e gli ambasciatori che operano a Mosca. […] È importante che lo sentano le compagnie aeree interessate, che attualmente volano verso gli aeroporti, in primo luogo di Mosca, San Pietroburgo e altre destinazioni chiave della Russia. L’aviazione civile non ha posto tra i droni.

C’è un Vladimir che ha iniziato la guerra per «aumentare la sicurezza della Russia». C’è un Vladimir che è un grado di decidere se e quando si vola in sicurezza da per la Russia (più o meno tutti i voli internazionali importanti passano per Mosca). Sono due Vladimir diversi.


La risposta dell’anno

Mi sembra evidente: è proprio questa la «risposta dell’anno».

Vorrei tanto che non ci fossero più motivi per domande e risposte del genere (così come per tutto il resto che ha portato alla situazione attuale), ma la realtà è quella che è.


La lettura del sabato

Nella edizione odierna della rubrica metto un nuovo articolo sulle componenti cinesi nelle armi russe utilizzate per la guerra in Ucraina. In particolare, si si racconta di come la Cina fornisce i modem mesh per i droni, consentendo loro di penetrare in profondità nel territorio ucraino.
Non si tratta ancora del cosiddetto «sarà la Cina a dare tutto alla Russia», ma, comunque, è un contributo purtroppo rilevante. Purtroppo, Trump non si interessa di questi dettagli ahahaha


Dove colpire

La Reuters, citando le valutazioni di esperti militari e la propria analisi delle immagini satellitari, riferisce che la Russia ha quasi completato la costruzione di una nuova grande base per il lancio di droni a reazione nei pressi della città di Millerovo, nella regione di Rostov.
I lavori di costruzione procedono nel contesto degli attacchi con droni d’attacco a reazione lanciati dalla Russia, che si sono intensificati nelle ultime settimane. Per le forze ucraine è estremamente difficile intercettare questi velivoli ad alta velocità, in grado di raggiungere i 600 km/h.
Potete leggere da soli tutti i dettagli (se non l’avete ancora fatto), quindi io passo direttamente alle conclusioni. Più precisamente, a una conclusione banale che dovrebbe venire in mente a qualsiasi persona dotata di logica. Se i Paesi occidentali non hanno la possibilità o (o?) la voglia di organizzare forniture massicce di munizioni all’Ucraina, a questo punto si potrebbero ottimizzare gli sforzi e limitarsi a fornire un numero sufficiente di missili in grado di distruggere sul territorio russo obiettivi simili a quello in fase di completamento (vedi sopra). Questo alleggerirebbe il carico sulla difesa aerea ucraina e salverebbe un gran numero di vite ucraine. Inoltre, forse, questo farebbe piacere a Trump: dopotutto, contribuirebbe al rispetto dei vari «accordi» da parte di Putin.
Immagino che i negoziati su una soluzione di questo tipo siano già in corso, e pure da tempo.