L’archivio del tag «guerra»

Un incontri trilaterale

Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha commentato la notizia diffusa da Axios secondo cui il direttore della CIA John Ratcliffe, durante la sua visita a Mosca, avrebbe proposto di organizzare un incontro tra Putin, Donald Trump e Volodymyr Zelenskyy, affermando che un incontro trilaterale tra i presidenti di Stati Uniti, Russia e Ucraina sarebbe possibile solo per formalizzare degli accordi:

È da tempo che si propone di organizzare un vertice tra Putin, Trump e Zelensky. E voi conoscete bene la posizione del nostro Capo di Stato: un incontro del genere è possibile solo per formalizzare degli accordi. Gli accordi non sono affatto un semplice affare.

In teoria è vero, un po’ come dire che l’acqua è umida. Nelle condizioni normali, nella prassi formata nei decenni o forse secoli succede proprio così: i vari tecnici e consiglieri discutono i dettagli tenendo conto delle linee guida ricevute dall’alto e, quando giungono a un accordo, fanno incontrare i grandi capi per la firma. Succede non solo nei rapporti tra gli Stati, ma anche tra le aziende.
Dmitry Peskov, però, fa finta che tutti si siano dimenticati del modo di fare di Putin nelle occasioni di tutti gli incontri riguardanti la cessazione dei combattimenti in Ucraina: in qualità dei propri rappresentanti ha sempre inviato dei personaggi di qualità molto dubbia e autorizzati a parlare solo delle sue pretese per nulla realistiche. In tal modo rendeva impossibile ogni accordo e si riservava pure la possibilità di dire «avete raggiunto un accordo con uno che in Russia non conta un tubo».
Insomma, le parole di Peskov citate all’inizio confermano che Putin non è disposto a fare alcun accordo.


Le file

Da tempo volevo salvare sul sito almeno un esempio dei video che illustrano le file per la benzina che negli ultimi due mesi ci sono in Russia. Finalmente lo faccio:

L’Ucraina continua a colpire le raffinerie russe e, nonostante le difficoltà per i cittadini russi comuni, non posso dire che stia facendo male. La colpa è di chi ha iniziato.


La visita di John Ratcliffe a Mosca

Un sacco di gente cerca di indovinare il motivo della visita del direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca dell’altro ieri. Ho letto un sacco di versioni e interpretazioni, quasi la totalità delle quali è palesemente irrealistica. Pure Trump, fisicamente incapace di mantenere i segreti, ha definito la visita una «visita di routine».
In realtà, tra le notizie pubblicate dalle fonti attendibili non si legge nemmeno un elemento che permetta di avanzare delle ipotesi serie. Non abbiamo alcun suggerimento per provare a fare una deduzione logica.
Però noi, i comuni lettori delle notizie, dall’inizio del 2022 ci ricordiamo bene un principio fondamentale: una visita del genere, un contatto personale di questo tipo può significare solo una cosa: lo Stato russo sta attivamente preparando qualche nuova grande azione aggressiva e gli USA hanno deciso di fare un avvertimento del tipo «noi vediamo tutto, non provateci». Non è assolutamente detto che Putin segua il consiglio, ma noi, intanto, sappiamo come interpretare la visita di Ratcliffe.
Da mesi vediamo le attività strane dell’esercito russo vicino ai confini con gli Stati baltici, da settimane vediamo comparire le basi per il lancio dei droni anche verso sud, da qualche anno vediamo che Putin ha un bisogno crescente di piccoli successi militari vendibili (che sul fronte ucraino sono sempre più rari e sempre più minuscoli). E, soprattutto, è dall’inizio di questa guerra che sto cercando di evidenziare: l’obiettivo di Putin non è l’Ucraina ma il modo di vivere occidentale.


Una idiota (?) premiata

Ieri ho saputo che Putin ha insignito della Medaglia di Pushkin la cittadina sudcoreana Kim Jong-a, traduttrice di Dostoevskij e titolare della società Space Null. Nel decreto presidenziale, pubblicato il 24 agosto sul portale russo di informazione giuridica, si legge che il riconoscimento le è stato conferito per il suo contributo alla conservazione e alla diffusione della cultura e dell’arte russe all’estero. Nel 2025 Kim si è recata a Mosca in occasione dell’assemblea della fondazione «Russkij Mir» («Mondo russo») e, al ritorno dal viaggio, ha pubblicato un articolo in cui spiegava come, secondo lei, la Russia stia soffrendo a causa della guerra e delle sanzioni occidentali.
In una certa misura è anche vero che la guerra e le sanzioni occidentali stanno creando delle sensibili difficoltà alla popolazione civile russa, ma una importante (non solo numericamente) parte di questa popolazione capisce due cose importanti: 1) si tratta delle difficoltà infinitamente inferiori a quelle che stanno subendo gli ucraini e 2) Putin è totalmente indifferente alle difficoltà della popolazione civile (sì, pure del proprio Paese).
Di conseguenza, è palese che Kim Jong-a è stata premiata per un senso ben diverso delle sue parole. Bisogna ricordarlo ogni volta che si legge un articolo o si vede un video che parla delle difficoltà senza indicare la loro reale causa e il loro reale responsabile. Le sanzioni ci sono perché c’è la guerra, la guerra c’è perché l’ha iniziata Putin, l’inizio della guerra non aveva e non ha alcuna giustificazione pratica reale. Ogni autore che se lo dimentica è un autore di propaganda (pubblica per essere premiato) oppure è un utile idiota (prima o poi verrà premiato con qualche medaglia di merda). Ma, in ogni caso, è una creatura totalmente inutile a tutte le persone colpite dalla guerra.
Vale anche per tutte quelle persone che in Europa seguono la moda di difendere i vari terroristi nazisti.


Va attaccato alla presa?

Sul canale Telegram della società statale russa «Rostec» si legge che in Russia è stata avviata la produzione in serie di sottostazioni elettriche mobili. Gli impianti, sviluppati in collaborazione con la società «RT-Proektnye Tekhnologii», saranno installati su piattaforme su ruote, tra cui rimorchi con elevata capacità fuoristrada. Il motivo dell’avvio della produzione è semplice: gli attacchi dei droni ucraini causano regolarmente danni alle reti elettriche nelle regioni di confine della Russia e in Crimea.
No, le Forze Armate ucraine non colpiranno di certo i luoghi di produzione e i parcheggi di massa di queste sottostazioni elettriche mobili: tali sottostazioni possono chiaramente servire solo a fornire energia alle infrastrutture civili (mentre l’esercito ucraino è interessato a colpire i grandi obiettivi militari e gli impianti del loro approvvigionamento energetico).
Di conseguenza, mi interessa un altro aspetto: con cosa funzioneranno queste sottostazioni elettriche mobili? Con quegli stessi prodotti petroliferi che in Russia già scarseggiano e la cui produzione viene distrutta proprio dalle Forze Armate ucraine? Mi sembra che «Rostec» sia stata molto fortunata: non deve preoccuparsi della qualità dei nuovi prodotti e, in caso di guasti frequenti, può attribuire la colpa al carburante di scarsa qualità o addirittura mancante.


I droni britannici per l’Ucraina

The Sunday Times riferisce che, negli ultimi sei mesi, le forze armate ucraine hanno utilizzato per la prima volta droni di fabbricazione britannica per colpire obiettivi nell’entroterra russo. L’Ucraina ha ricevuto droni prodotti da due aziende britanniche. Uno di questi, secondo quanto riporta il quotidiano, è il drone a reazione Nyan prodotto dalla Callen-Lenz (una controllata della BAE Systems, la più grande azienda del settore della difesa). Il nome della seconda azienda non è stato rivelato da The Sunday Times «per motivi di sicurezza».
E così, mentre qualcuno solo a parole sostiene di rendere il proprio Paese grande ancora e rivendica la proprietà delle terre acque altrui, qualcun altro fanno qualcosa di reale, pratico e utile non solo per sostenere la giusta causa, ma anche, senza averlo come obiettivo, prendere il suo posto. In un contesto meno triste avrei detto che si tratta di una evoluzione storica curiosa e quasi divertente.


La lettura del sabato

Due giorni fa ho letto di Igor Volobuev – nato in Ucraina, che ha vissuto per oltre 30 anni in Russia ed è stato un alto dirigente di «Gazprom» e Gazprombank – il quale, subito dopo l’inizio della guerra su vasta scala, è tornato in patria e ora combatte nelle file delle Forze Armate dell’Ucraina. Da maggio 2026 Volobuev è diventato anche il «volto» del movimento clandestino «Scintilla Nera», che presumibilmente opera in Russia e trasmette all’Ucraina informazioni utili per sferrare attacchi contro gli impianti petroliferi.
Da tutto ciò che ho letto mi sono venute in mente non solo troppe domande, ma anche la sensazione che sentiremo ancora parlare di questo personaggio.


I divieti per i piloti russi

Il Ministero dei Trasporti russo ha vietato ai piloti russi di scattare foto e girare video durante i voli e di pubblicare il materiale ottenuto su Internet. Poco prima, alla fine di luglio, l’Agenzia federale per il trasporto aereo russa (Rosaviatsia) ha ridotto l’altezza massima di volo nella zona degli aeroporti di Mosca (a 4900 metri invece dei precedenti 8250–8550 metri) e ha vietato i voli di transito nella zona di Mosca e nella regione. Le restrizioni sono state motivate da ragioni di sicurezza.
A prima vista sarebbero delle scelte altamente tecniche incomprensibili ai non professionisti e motivate da «ragioni di sicurezza» non immaginabili.
Ma in realtà si tratta di una di quelle rarissime situazioni in cui il contesto spiega facilmente tutto a tutti. I funzionari che si trovano a una altezza ben superiore di quella del Ministero dei Trasporti e della Agenzia aerea hanno un logico interesse di ostacolare la fornitura di ogni genere di informazione ai piloti dei droni militari ucraini. Non vogliono che venga colpita la città di Mosca perché è il posto in cui passano una parte notevole del loro tempo (gli altri abitanti, invece, non hanno alcun valore). Di conseguenza, hanno pensato: se i piloti non sorvolano il territorio o lo sorvolano a una quota più bassa, vedono di meno e sono più visibili; se non fotografano e non filmano, non informano gli ucraini.
Poi, in realtà, anche dai 4900 metri di altezza hai un campo visivo bello ampio e, se sei una vera spia, fai le foto e i video di nascosto nonostante tutti i possibili divieti. Ma le autorità russe, come i burocrati di tutto il mondo, sono prima di tutto interessati non al risultato, ma alla possibilità di dire «abbiamo fatto tutto il possibile». I militari ucraini dovrebbero esserne contenti.


La lettura del sabato

L’articolo segnalato questo sabato è strettamente legato a quello segnalato una settimana fa che raccontava del fatto che la Russia sta imparando a produrre in serie motori per droni.
L’articolo di oggi racconta che la Russia sta sviluppando rapidamente la propria industria delle batterie agli ioni di litio per i droni FPV. Lo dimostra il forte aumento delle importazioni nel Paese dei materiali necessari per l’assemblaggio di questi componenti (per alcune tipologie, addirittura di diverse volte). Lo sviluppo di questo settore in Russia renderà molto più difficile per l’Occidente influenzare l’approvvigionamento di droni all’esercito russo.


Deposito per deposito

A seguito dell’attacco missilistico russo contro la regione di Kiev, il 5 agosto a Brovary è stato distrutto il più grande deposito del marketplace ucraino Rozetka. Pochi giorni prima, un drone russo aveva attaccato un altro deposito di Rozetka nella stessa regione: un dipendente è rimasto ucciso e sette sono rimasti feriti.
Sembra che l’esercito russo abbia ricevuto l’ordine di fare finta di vendicarsi dei numerosi ed efficaci attacchi ucraini contro i depositi del marketplace russo Wildberries.
Non è chiaro davanti a chi debba fingere di vendicarsi: praticamente tutti (oppositori e sostenitori della guerra) sanno già bene che su Wildberries venivano venduti articoli di uso militare, che gli acquirenti donavano alle truppe russe. Rozetka, invece, è semplicemente un marketplace, mentre l’aiuto materiale volontario alle Forze Armate ucraine è organizzato in modo leggermente diverso rispetto a quello fornito all’esercito russo in Russia.
Ma la cosa più importante per loro è comunque bombardare il più possibile, compresi gli obiettivi civili.