L’archivio del tag «guerra»

Un altro obiettivo raggiunto

La Reuters scrive che il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e il Presidente francese Emmanuel Macron hanno firmato un accordo di difesa che, in particolare, prevede l’adesione della Norvegia all’iniziativa francese in materia di deterrenza nucleare. Nell’ambito di questa iniziativa, i Paesi europei potranno ospitare sul proprio territorio aerei francesi dotati di armi nucleari. Al progetto dell’"ombrello nucleare«, annunciato da Macron nel marzo 2025, erano già aderite otto Stati: Belgio, Germania, Grecia, Danimarca, Paesi Bassi, Polonia e Svezia, oltre al Regno Unito, che dispone di armi nucleari proprie.
Negli ultimi quattro anni questa battuta è stata ripetuta in così tante occasioni che ha smesso di essere una battuta (anche se non più divertente) – ed è diventata semplicemente una constatazione di fatto. Il fatto è che è stato raggiunto l’ennesimo obiettivo della guerra militare speciale putiniana: le armi nucleari si sono un po’ diffuse in Europa e si sono avvicinate ancora un po’ al confine russo. È chiaro che lo stesso «ombrello nucleare» francese è stato ideato ed è diventato popolare proprio per cercare di difendersi da un vicino violento, ma ci sono due «ma»:
1) è apparsa la possibilità di schierare aerei francesi con armi nucleari,
2) per evitare che ciò accadesse, sarebbe bastato non diventare aggressivi.
Insomma, congratuliamoci con Putin per un’altra vittoria.


Un breve dialogo

Il 23 maggio il regista Andrej Zvjagintsev, che ha ricevuto il Grand Prix del 79º Festival di Cannes per il film «Minotaur», si è rivolto dal palco a Putin:

C’è una persona alla quale oggi vorrei rivolgermi a nome mio personale. Non usa una VPN per seguire questa cerimonia in diretta. Sono certo che in questo momento abbia questioni molto più importanti da risolvere. E so che nel suo entourage ci sono persone che sanno come fargli arrivare queste parole.
Milioni di persone, da entrambe le parti della linea del fronte, oggi desiderano una cosa sola: che finalmente cessino gli innumerevoli omicidi di esseri umani. E l’unica persona che può fermare questo tritacarne siete voi, signor Presidente della Federazione Russa. Mettete fine a questo massacro. Il mondo intero lo aspetta. Grazie a tutti.

Il 25 maggio il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, ha dichiarato durante un briefing con i giornalisti che personalmente non trasmetterà le parole di Zvjagintsev. E ha spiegato:

Zvjagintsev non ha mai condannato il sanguinoso massacro organizzato dal regime di Kiev nel Donbass. A partire dal 2014, quando è iniziata la guerra: se allora lo avesse fatto, probabilmente avrebbe avuto il diritto di parola. Ma adesso questo diritto non ce l’ha.

Lo stesso giorno il media Meduza ha chiesto a Zvjagintsev di commentare le parole di Peskov. Ecco cosa ha risposto:

Sì, è assolutamente vero: non ho diritto di parola, così come oggi non ce l’hanno centinaia di milioni di russi. Perché voi non avete mai ascoltato la loro voce. «Bandar-log» chiamavate i vostri concittadini già nel 2008. E nel 2011. E anche in quel menzognero 2014. E poi, fermata dopo fermata, si è continuato così.
Ed ecco che il nostro potente treno comune si avvicina ormai alla stazione «vicolo cieco». E ora – a mio modesto parere – l’unica cosa giusta, razionale e perfino salvifica per un intero paese sarebbe non perdersi in chiacchiere e deviazioni; non rivolgere ai cittadini la domanda ipocrita del 2022: «Dove siete stati negli ultimi otto anni?». Ma agire qui e ora: porre fine a questa guerra insensata e spietata.
Davanti a noi non ci aspettano altro che dolore e lacrime; delusione e apatia depressiva; arti strappati ai vostri concittadini in nome di un obiettivo fantasma; l’eliminazione di giovani di cui il paese avrebbe bisogno per costruire la vita e il futuro. Non ci aspetta nulla di buono, se non ci fermiamo.

Secondo me è abbastanza evidente che proprio il discorso di Zvjagintsev sia stato riferito immediatamente a Putin – non stiamo parlando di qualche notizia sugli insuccessi dell’esercito russo, che potrebbe turbare il «nonno del bunker». Ma né Putin né il suo portavoce sembrano aver ancora capito una cosa importante. È proprio Zvjagintsev ad avere non solo il diritto di parlare pubblicamente, ma anche una possibilità molto più grande di essere ascoltato rispetto a loro due: dopo l’ennesimo premio ricevuto a Cannes, l’interesse e il rispetto nei confronti di Zvjagintsev nel mondo non potranno che crescere.
Mentre Putin e Peskov continueranno a fare smorfie e sceneggiate.


L’attacco a Kiev

La notte tra il 23 e il 24 magio c’è stato un forte attacco russo alla città e alla regione di Kiev: con droni, missili balistici e da crociera, nonché il sistema «Oreshnik».

Sono state uccise almeno quattro persone, decine di feriti.

Chissà se Putin vuole la pace?

In realtà, è abbastanza evidente che vuole l’interruzione dei combattimenti, ma che avvenga in modo che egli appaia vincitore.

Il mondo sviluppato, invece, può scegliere tra tre opzioni: fargli questo piacere, costringerlo a finire la guerra o fare finta che non stia succedendo nulla.

Ognuno sceglie in base alle proprie qualità umane.

Anche se la maggioranza dei lettori non è nelle condizioni di scegliere.


La lettura del sabato

Questa volta nomino l’articolo della settimana una raccolta di storie di ucraini che hanno scontato la pena in carceri russe per reati penali e che in seguito si sono ritrovati di fatto prigionieri in Russia.
Allo Stato russo non basta tenere questi prigionieri in pessime condizioni: molti di loro vengono anche tentati a firmare un contratto con l’esercito russo e a partire per la guerra contro l’Ucraina. E questa è una storia interessante sui destini umani: si può diventare criminali per molte ragioni, ma prigionieri di uno Stato che si comporta peggio di qualsiasi criminale si può diventare solo per una sfortuna particolarmente grande.


Lo scambio delle conoscenze militari

La Reuters scrive che alla fine del 2025 la Cina ha addestrato in segreto circa 200 militari russi sul proprio territorio; alcuni di loro sono già partiti per combattere in Ucraina. L’accordo di addestramento era stato sancito dall’accordo russo-cinese firmato a Pechino il 2 luglio 2025 dagli alti ufficiali di entrambi gli Stati. Il documento prevedeva l’addestramento dei militari russi presso strutture a Pechino e Nanchino, ma anche la formazione di centinaia di militari cinesi nelle basi in Russia. L’accordo vietava espressamente qualsiasi copertura mediatica delle visite e obbligava le parti a non informare terzi. Il programma di addestramento poneva l’accento sull’uso dei droni, sulla guerra elettronica, sull’aviazione militare e sulle operazioni della fanteria motorizzata.
Potrebbe sembrare uno scambio reciproco di favori tra due Stati non certamente amici (l’osservazione della realtà quotidiana non ci permette di parlare della amicizia), ma che almeno sanno e vogliono collaborare. Ma in realtà non è uno scambio particolarmente equo.
Effettivamente, se i pochi ufficiali (in questo caso russi) vanno a studiare all’estero, significa che vanno a imparare qualcosa di particolarmente avanzato (dal punto di vista scientifico e tecnologico) che non possono imparare in patria. Se centinaia di militari (in questo caso cinesi) vanno a studiare all’estero, significa che vanno a imparare qualche materia di applicazione «di massa», dunque qualcosa di più semplice: per esempio, le abilità pratiche acquisite dai militari semplici sul campo. Da tutto questo possiamo dedurre due cose:
1) l’esercito cinese, avendo qualcosa da insegnare, è tecnologicamente più avanzato di quello che si proclama ancora «il secondo esercito del mondo»;
2) l’esercito cinese ci guadagna pure perché si arricchisce della esperienza altrui.
Sono due cose interessanti anche al solo livello teorico. Poi possiamo chiederci perché alla Cina serve la seconda.


Il contrasto

È una logica evoluzione della situazione: nella notte tra il 16 e il 17 maggio l’Ucraina ha lanciato contro Mosca uno dei più massicci attacchi dall’inizio della guerra. Secondo le autorità, in città sono stati danneggiati tre edifici residenziali, 3 persone sono state uccise e 12 persone sono rimaste ferite. Uno degli obiettivi dell’Ucraina è stata la raffineria di Kapotna. Nella periferia di Mosca, a seguito dell’attacco, sono morte tre persone, quattro sono rimaste ferite e sono stati danneggiati edifici residenziali e un impianto petrolifero. Mentre a Mosca e nella regione si lavorava per riparare i danni causati dall’attacco, in Piazza Rossa si svolgeva una cerimonia solenne dei «pionieri» (così si chiamavano i bambini-membri della organizzazione partitica ai tempi dell’URSS), organizzata dal Partito Comunista della Federazione Russa (di opposizione solo per finta). È un po’ «strano» osservare il contrasto… Continuare la lettura di questo post »


Le minacce di Putin e l’UE

Il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, Anouar El Anouni, ha dichiarato che i rappresentanti dell’Unione Europea non lasceranno Kiev nonostante le minacce della Russia di colpire la città. In precedenza, il consigliere di Putin Ushakov e la portavoce del Ministero degli Esteri russo Zakharova avevano dichiarato che la Russia potrebbe colpire gli edifici governativi a Kiev se l’Ucraina attaccasse (anche solo con i droni) Mosca il 9 maggio, giorno della celebrazione della vittoria nella Seconda guerra mondiale sulla piazza Rossa.
Qualcuno potrebbe pensare, in un primo momento, che l’UE intenda usare i propri rappresentanti come una specie di scudo umano: sapendo che Putin per ora non ha abbastanza coraggio per portare la guerra a questo nuovo livello. È vero, l’UE lo sa. Ma, allo stesso tempo, sa anche che le minacce verbali del Cremlino collettivo solitamente non hanno molto valore: negli ultimi quattro anni si sono sentite molte minacce di colpire gli edifici istituzionali a Kiev, ma pure voi sapete che non è mai successo.
È spesso giusto e positivo non darsi al panico e non prestare attenzione a ciò che dicono i personaggi sgradevoli che fanno i fighi. Nemmeno quando sono pazzi e armati.


Un po’ di immagini da Tuapse

E direi che fanno bene:

Non fanno bene coloro che a) hanno iniziato la «operazione speciale» alla quale logicamente rispondono anche in questo modo e b) ora non stanno facendo alcunché per informare e/o evacuare la popolazione locale (pure per i media di livello federale a Tuapse non sarebbe successo nulla).


Le 159 navi

L’altro ieri Trump, nel corso di un incontro con i giornalisti alla Casa Bianca, ha affermato che l’Ucraina è già stata sconfitta sul piano militare. La dichiarazione è stata rilasciata poco dopo la sua conversazione telefonica con Vladimir Putin. In particolare, Trump ha detto ai giornalisti:

Penso che l’Ucraina sia stata sconfitta sul piano militare, ok? Non lo sapreste se leggeste le fake news, ma sul piano militare… Guardate la loro flotta! Avevano 159 navi. Ogni nave ora è in fondo al mare.

Non sono certo uno psichiatra, ma utilizzando la pura logica posso ipotizzare alcune interpretazioni delle parole appena riportate:
1) dato che nel corso degli ultimi 4+ anni a essere di fatto eliminata è stata la flotta militare russa del Mar Nero, mentre le 159 navi sono quelle iraniane, Trump confonde ben tre Stati abbastanza diversi e lontani tra loro;
2) la conversazione con Putin ha risvegliato nel cranio di Trump l’espressione «guerra veloce» perché entrambi erano in partenza sicuri di poter vincere in pochi giorni;
3) Putin spera ancora di vincere in Ucraina, mentre Trump in alcune fasi della propria coscienza alternante pensa di aver sconfitto l’Iran;
4) Trump, probabilmente, considera Putin quasi un amico e, dunque, un alleato contro un nemico comune;
5) nella testa di Trump  la Terra è piatta e triangolare  l’Ucraina e l’Iran sono la stessa cosa.
Se vi sembra una interpretazione abbastanza pazza, ricordatevi che non è il riassunto dei pensieri di chi scrive, ma di chi cerca di immaginare il contenuto della testa di Trump ahahahaha


Le “cinque lacune” della NATO

Il «Politico» ha intervistato diplomatici, militari ed esperti dei Paesi della NATO e ha elencato «cinque lacune», sulla base delle quali è giunto alla conclusione che la guerra in Medio Oriente ha dimostrato che i Paesi della NATO non sono pronti per una guerra con la Russia.
Ecco, molto probabilmente avete già letto quell’articolo o, almeno, ne avete sentito parlare. E, molto probabilmente, vi siete accorti della «sesta lacuna» presente nel suddetto articolo (no, questa volta Immanuel Kant non c’entra nulla ahahahaha). Tale lacuna consiste nel fatto che nella NATO non si vede l’ombra della volontà di entrare in un conflitto armato con la Russia. A partire dal 24 febbraio 2022 la NATO ha già avuto diverse occasioni da utilizzare come un pretesto per fare almeno qualcosa, almeno «indirettamente» e sul territorio dei propri Paesi-membri. Ma si è sempre astenuta, nonostante il fatto che in quelle occasioni le cinque lacune elencate dal «Politico» erano meno evidenti e meno critiche.
Anche se poi dobbiamo precisare che questa sesta lacuna è l’unica che riguarda la posizione attiva della NATO e dovrebbe essere recuperata per prima.