L’archivio del tag «guerra»

Poveri “coscritti”

Ieri Elon Musk ha pubblicato una delle sue iksate:

The endless slaughter of Ukrainian and Russians must stop.
We should some sympathy for the poor Russian conscripts too. Those kids have no choice but to fight and die in drone strikes.

Avrei potuto presumere che Musk, semplicemente, non è tanto aggiornato: i coscritti russi venivano mandati, indipendentemente dalla loro volontà, in guerra in Cecenia perché quest’ultima veniva considerata un territorio dello Stato russo (venivano mandati anche in Afghanistan negli anni ’80, ma era un’altra epoca con le sue logiche diverse). La guerra in Ucraina, invece, viene considerata una guerra sul territorio estero pure dai dirigenti dello Stato russo (curioso, vero?), dunque loro non si sentono in grado di violare almeno questa propria legge: quella che vieta di mandare i coscritti a combattere all’estero.
Ma mi sembra strano che sia così poco aggiornato. Mi sembra più probabile che scriva le cose che in questo momento storico sono utili a Trump.
Quello che Musk difficilmente non può non sapere è il fatto che tutti quei russi che a partire dal 2022 vanno a combattere in Ucraina firmano, non essendo dei militari di professione, un contratto con il Ministero della «Difesa» russo. In base a quel contratto prendono 200 mila rubli di stipendio mensile, una grossa somma per il solo fatto della firma del contratto (questa varia in base alla regione della loro provenienza e può arrivare anche a 5 milioni di rubli) e garantiscono, quando vengono fisicamente eliminati dall’esercito ucraino, un altro paio di milioni di rubli alla propria famiglia. Attualmente un euro vale 90 rubli. Provate a valutare voi quanto sono «poveri» i tanto cari a Musk «coscritti» russi.


La lettura del sabato

Questa volta pubblico nella rubrica del sabato un articolo che si presenta come una cronologia della nuova ondata di «pacifismo alla Putin» da parte di Donald Trump: un’ondata in cui egli ha ripreso con rinnovato vigore a costringere l’Ucraina alla capitolazione di fronte alla Russia di Putin.
Trump, ovviamente, non intraprende personalmente tutte le azioni volte a esercitare pressioni, ma è evidente che le ordina ai suoi rappresentanti e ai suoi complici politici.
Fortunatamente, la sua libertà politica e burocratica non durerà a lungo. Almeno ufficialmente.


Non si va in quella direzione

Ieri, poco dopo l’incontro tra Putin e il rappresentante speciale del presidente degli Stati Uniti Steve Witcoff a San Pietroburgo, un corrispondente del canale televisivo «Vesti» ha chiesto all’assistente del presidente russo Yuri Ushakov quanto fosse vicina la fine della guerra russo-ucraina. Questi ha risposto:
Non so quanto ci stiamo avvicinando, ma la situazione sta andando in quella direzione.
Questa risposta significa forse che l’aggressore si sta davvero preparando alla fine della guerra? Triplo ahahahaha…
Questa risposta significa solo due cose. In primo luogo, Ushakov ha il compito di dare a Trump l’impressione di essere (Trump) un grande pacificatore e che solo lui (e i suoi rappresentanti) possano costringere l’Ucraina alla capitolazione (cioè alla fine della guerra).
In secondo luogo, il capo di Ushakov spera tanto che Trump, nel risolvere i propri problemi politici, eserciti una forte pressione su Zelensky: affinché accetti le richieste di Putin e «metta fine alla guerra». Se non dovesse riuscirci, almeno creerebbe enormi problemi militari (negando l’accesso a Starlink, alle informazioni di intelligence, alle munizioni e alle armi).
Come è già successo molte volte, Putin e i suoi rappresentanti (compresi Ushakov e Trump) hanno dimenticato la riluttanza dell’Ucraina ad arrendersi. Lo stesso Putin, poi, non ha chiaramente alcuna intenzione di fermare le truppe sulle posizioni attuali o addirittura di ritirarle, almeno da una parte del territorio ucraino: non vede alcun vantaggio per sé in questo. E Trump non ha intenzione di fargli notare questo vantaggio.


Non si vola

La sera e nella notte del 17 ottobre, a causa della minaccia di attacchi da parte di droni ucraini, gli aeroporti di Mosca hanno nuovamente imposto restrizioni sui voli in arrivo e in partenza. In totale, secondo i dati del tabellone online, sono stati ritardati o cancellati oltre 350 voli. Anche il giorno prima, negli aeroporti di Mosca, a causa della minaccia dei droni, erano stati ritardati almeno 200 voli.
Tutto questo perché già all’inizio di settembre Vladimir Zelensky aveva avvertito:

Oggi vogliamo avvertire ogni compagnia aerea che utilizza lo spazio aereo russo, ogni assicuratore, tutti coloro che ancora utilizzano i principali aeroporti russi: il cielo russo sta diventando completamente pericoloso. L’Ucraina non rappresenta una minaccia per l’aviazione civile in quanto tale – per nessun aereo civile. Semplicemente, nei cieli russi saranno presenti droni, ed è necessario esserne consapevoli. […] Noi in Ucraina non vogliamo che si perdano vite innocenti. Pertanto, avvertiamo i nostri partner: nei cieli russi non ci sono più momenti sicuri. È importante che lo sentano gli ambasciatori dei paesi che operano qui, in Ucraina, e gli ambasciatori che operano a Mosca. […] È importante che lo sentano le compagnie aeree interessate, che attualmente volano verso gli aeroporti, in primo luogo di Mosca, San Pietroburgo e altre destinazioni chiave della Russia. L’aviazione civile non ha posto tra i droni.

C’è un Vladimir che ha iniziato la guerra per «aumentare la sicurezza della Russia». C’è un Vladimir che è un grado di decidere se e quando si vola in sicurezza da per la Russia (più o meno tutti i voli internazionali importanti passano per Mosca). Sono due Vladimir diversi.


La risposta dell’anno

Mi sembra evidente: è proprio questa la «risposta dell’anno».

Vorrei tanto che non ci fossero più motivi per domande e risposte del genere (così come per tutto il resto che ha portato alla situazione attuale), ma la realtà è quella che è.


La lettura del sabato

Nella edizione odierna della rubrica metto un nuovo articolo sulle componenti cinesi nelle armi russe utilizzate per la guerra in Ucraina. In particolare, si si racconta di come la Cina fornisce i modem mesh per i droni, consentendo loro di penetrare in profondità nel territorio ucraino.
Non si tratta ancora del cosiddetto «sarà la Cina a dare tutto alla Russia», ma, comunque, è un contributo purtroppo rilevante. Purtroppo, Trump non si interessa di questi dettagli ahahaha


Dove colpire

La Reuters, citando le valutazioni di esperti militari e la propria analisi delle immagini satellitari, riferisce che la Russia ha quasi completato la costruzione di una nuova grande base per il lancio di droni a reazione nei pressi della città di Millerovo, nella regione di Rostov.
I lavori di costruzione procedono nel contesto degli attacchi con droni d’attacco a reazione lanciati dalla Russia, che si sono intensificati nelle ultime settimane. Per le forze ucraine è estremamente difficile intercettare questi velivoli ad alta velocità, in grado di raggiungere i 600 km/h.
Potete leggere da soli tutti i dettagli (se non l’avete ancora fatto), quindi io passo direttamente alle conclusioni. Più precisamente, a una conclusione banale che dovrebbe venire in mente a qualsiasi persona dotata di logica. Se i Paesi occidentali non hanno la possibilità o (o?) la voglia di organizzare forniture massicce di munizioni all’Ucraina, a questo punto si potrebbero ottimizzare gli sforzi e limitarsi a fornire un numero sufficiente di missili in grado di distruggere sul territorio russo obiettivi simili a quello in fase di completamento (vedi sopra). Questo alleggerirebbe il carico sulla difesa aerea ucraina e salverebbe un gran numero di vite ucraine. Inoltre, forse, questo farebbe piacere a Trump: dopotutto, contribuirebbe al rispetto dei vari «accordi» da parte di Putin.
Immagino che i negoziati su una soluzione di questo tipo siano già in corso, e pure da tempo.


Un caso umano di studio

Tutto questo lo sapete già…
Nella notte del 14 ottobre, SpaceX ha introdotto delle limitazioni alla velocità alla quale il servizio StarShield può funzionare sui terminali Starlink installati sui droni ucraini. Ora i terminali funzionano solo a velocità non superiori a 100 miglia all’ora (160 km/h).
Allo stesso tempo, Vladimir Zelensky ha confermato (in un’intervista alla NPR) che l’amministrazione del Presidente degli Stati Uniti Trump ha minacciato Kiev di interrompere lo scambio di informazioni di intelligence, qualora le Forze armate ucraine non avessero cessato gli attacchi contro le raffinerie di petrolio sul territorio russo. Già la sera del 13 ottobre Zelensky aveva riferito che, per il secondo giorno consecutivo, i partner non avevano avvertito l’Ucraina del lancio di missili balistici dal territorio della Federazione Russa.
Ma oltre ai fatti elencati ci sono anche dei dettagli.
Posso capire perché tutto questo serva a Trump. Non mi piace proprio, ma da un punto di vista puramente logico riesco a capirlo: sta aiutando quella parte in guerra che gli sembra più forte e, di conseguenza, la più probabile vincitrice dello scontro. Accelerando la vittoria in guerra, Trump potrà attribuire a sé stesso un ruolo chiave nella conclusione della guerra, e questo è politicamente vantaggioso per lui.
Ma non riesco a capire a cosa serva tutto questo a Musk. Non ho una spiegazione logica. Musk è molto ricco. Era molto ricco già prima che Trump diventasse Presidente e sarebbe rimasto molto ricco anche senza avere alcun legame con lui. Inoltre, rimarrà molto ricco (a meno che non porti le sue stravaganze a livelli cosmici) anche dopo la scomparsa di Trump. E ha tutte le possibilità di sopravvivere a Trump e a Putin — e di continuare ad arricchirsi, vendendo i propri prodotti in tutto il pianeta: compreso il territorio dell’attuale Russia. Ma qualcosa del tutto irrazionale lo spinge a rendersi complice delle azioni disumane di ben due presidenti criminali. Persone del genere andrebbero catturate e studiate in istituti specializzati.


Le fantasie sulla tregua

Ieri Trump ha annunciato, con un messaggio privo di alcun dettaglio concreto, che la Russia e l’Ucraina avrebbero concordato una tregua nel settore energetico:

Effective immediately, there is an ENERGY CEASEFIRE in the War between Russia and Ukraine. Both parties have agreed. Do not break it! Thank you for your attention to this matter. President DONALD J. TRUMP

Zelensky, invece, ha dichiarato in una breve intervista alla Axios che la tregua annunciata da Trump «è stata una novità» per lui:

Se il presidente Trump ha concordato questo con Putin, vi preghiamo di comunicarci quando avrà inizio la tregua. Siamo pronti e d’accordo ad accettarla.

L’autore del presente post afferma:

La tregua tra la Russia e l’Ucraina nei bombardamenti del settore energetico è, per Trum, un po’ come la vittoria nella guerra con l’Iraq: «succede» con una buona periodicità.

Ma, seriamente parlando, è evidente che si tratta di una grande notizia anche per Putin. Infatti, come ogni anno a partire dal 2022, Putin non vuole concludere un accordo energetico prima dell’inverno, poiché ritiene che gli attacchi alle infrastrutture energetiche durante la stagione fredda possano costringere l’Ucraina a fare delle concessioni (nel migliore dei casi anche arrendersi).
E così ho commentato l’ennesima trumpata.


I data center bruciano

Nel frattempo, i droni ucraini hanno un nuovo obiettivo:

Spero che Trump non si interessi pure di questo.