L’archivio del tag «guerra»

Le fantasie sulla tregua

Ieri Trump ha annunciato, con un messaggio privo di alcun dettaglio concreto, che la Russia e l’Ucraina avrebbero concordato una tregua nel settore energetico:

Effective immediately, there is an ENERGY CEASEFIRE in the War between Russia and Ukraine. Both parties have agreed. Do not break it! Thank you for your attention to this matter. President DONALD J. TRUMP

Zelensky, invece, ha dichiarato in una breve intervista alla Axios che la tregua annunciata da Trump «è stata una novità» per lui:

Se il presidente Trump ha concordato questo con Putin, vi preghiamo di comunicarci quando avrà inizio la tregua. Siamo pronti e d’accordo ad accettarla.

L’autore del presente post afferma:

La tregua tra la Russia e l’Ucraina nei bombardamenti del settore energetico è, per Trum, un po’ come la vittoria nella guerra con l’Iraq: «succede» con una buona periodicità.

Ma, seriamente parlando, è evidente che si tratta di una grande notizia anche per Putin. Infatti, come ogni anno a partire dal 2022, Putin non vuole concludere un accordo energetico prima dell’inverno, poiché ritiene che gli attacchi alle infrastrutture energetiche durante la stagione fredda possano costringere l’Ucraina a fare delle concessioni (nel migliore dei casi anche arrendersi).
E così ho commentato l’ennesima trumpata.


I data center bruciano

Nel frattempo, i droni ucraini hanno un nuovo obiettivo:

Spero che Trump non si interessi pure di questo.


La lettura del sabato

Era da tempo che aspettavo questa inchiesta… Non nel senso che me l’aspettassi proprio da The Insider (anche se sono proprio loro a pubblicare più spesso questo tipo di articoli), ma nel senso che sapevo: prima o poi un articolo con questo contenuto sarebbe sicuramente uscito.
Insomma, il link porta al testo dell’inchiesta, il quale contiene non solo prove documentali del fatto che l’attentato all’aeroporto di Lipsia del 4 agosto sia stato organizzato dal GRU (Direttorato principale dell’intelligence dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa), ma anche alcuni esecutori finora sconosciuti, già coinvolti in attentati in Polonia.
Per chi per qualche motivo l’avesse dimenticato: la sera del 4 agosto di quest’anno un drone carico di esplosivo si è schiantato contro l’ala di un An-124 «Ruslan» ucraino, parcheggiato all’aeroporto di Lipsia…
Ma leggetelo voi.


Ci sono ancora degli ottimisti

Il «Politico», citando cinque diplomatici e funzionari dell’UE, riferisce che i Paesi dell’Unione Europea si stanno preparando a un possibile attacco ibrido da parte della Russia, che potrebbe causare la morte di cittadini dell’UE. Nel corso di incontri a porte chiuse, i rappresentanti dei 27 Stati-membri stanno discutendo diversi scenari di risposta a un incidente di questo tipo. Tali discussioni si sono intensificate dopo il ritrovamento, all’inizio di agosto, di un drone dotato di detonatore nei pressi di un aereo cargo ucraino all’aeroporto di Lipsia.
«Politico» sottolinea che non tutti i Paesi dell’UE concordano sulla necessità di elaborare misure specifiche e coordinate: ritengono infatti che le proposte in materia di sicurezza inserite nell’ordine del giorno duplichino le funzioni della NATO.
In altre parole, nella notizia sopra citata l’aspetto più interessante non è il fatto che ci si stia preparando a un possibile attacco ibrido da parte della Russia (è un fatto abbastanza logico). La cosa più interessante è la convinzione di alcuni Paesi che la NATO rimanga ancora un’organizzazione su cui si può contare! Sarei molto curioso di sapere quali siano questi Paesi e da quali mercanti ottengano le loro fonti di ottimismo (io non faccio uso di tali sostanze, lo chiedo per un amico). Al momento, né la leadership della NATO né il suo membro principale mi sembrano pronti ad azioni militari decisive, nonostante qualsiasi provocazione russa. Pertanto, la difesa dell’UE è una questione che riguarda esclusivamente l’UE stessa.


Il prezzo del petrolio e la guerra

La Reuters, citando i dati del Ministero delle Finanze e della LSEG, riferisce che le entrate del bilancio russo derivanti dal settore petrolifero e del gas nei primi nove mesi del 2026 sono diminuite del 17%, nonostante il forte aumento del prezzo del petrolio russo. Le cause sarebbero da ricercarsi nel calo della produzione e delle esportazioni a causa della guerra e degli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere, nonché nel rafforzamento del rublo. Da gennaio a settembre, il gettito fiscale derivante dalla produzione di petrolio e gas è stato pari a 5,47 trilioni di rubli (64,43 miliardi di dollari) contro i 6,61 trilioni di rubli dello stesso periodo del 2025. Il settore petrolifero e del gas rappresenta circa il 20% del gettito fiscale del bilancio russo.
La notizia è certamente interessante, ma non infonde affatto ottimismo. Perché ciò che è negativo per l’economia russa, in questo preciso momento, non avrà alcun impatto sulla guerra in Ucraina. Lo Stato, per poter continuare la guerra, aumenterà sempre più le tasse e ridurrà i servizi forniti, al fine di compensare le entrate non percepite dal settore petrolifero. E poiché in ogni Paese c’è sempre una certa attività economica, sarà possibile continuare così per un periodo abbastanza lungo.
È interessante, poi, chiedersi come alcune figure al vertice dello Stato russo immaginino il futuro postbellico: oltre a dover ricostruire la propria economia (che si troverà in condizioni molto gravi), dovranno anche pagare le riparazioni all’Ucraina (o ricostruirla, se per qualche strana ragione dovesse arrendersi).


Chissà perché non ci va

Sabato Trump ha invitato Zelensky ad avviare negoziati con la Russia per porre fine alla guerra. Mentre le fonti di Bloomberg (probabilmente inventate, ma non ne sono certo) già venerdì avevano riferito che Trump, durante l’incontro con Zelensky a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, gli aveva proposto di recarsi a Mosca per incontrare Putin. Zelenskyy, secondo gli «interlocutori» dell’agenzia, avrebbe rifiutato la proposta di Trump. Ufficialmente, l’ufficio del Presidente ucraino ha dichiarato che Trump non ha proposto a Zelensky di recarsi a Mosca per i negoziati.
Supponiamo che tutto quanto sopra sia vero. In tal caso, si possono sottolineare due cose. In primo luogo, è assolutamente normale che l’ufficio di Zelensky non voglia mettere ulteriormente in evidenza il livello di idiozia di Trump.
In secondo luogo, Zelensky avrebbe potuto coniugare la sua professione precedente con quella attuale: proporre a Trump di dare l’esempio recandosi a Teheran per i negoziati (una battuta attualmente molto diffusa su Internet), ma farlo in modo molto diplomatico. Ma se una proposta del genere fosse stata avanzata, non ne avremmo saputo da «fonti» di Bloomberg: sarebbe stato lo stesso Trump a iniziare in qualche modo a parlare pubblicamente dell’argomento.


Due miliardari russi graziati

Reuters ed Euronews riferiscono che i rappresentanti permanenti dei Paesi dell’UE hanno concordato di escludere dall’elenco delle sanzioni due miliardari russi: il fondatore di USM Holdings, Alisher Usmanov, e il cofondatore di «Alfa Group», Mikhail Fridman. Le sanzioni nei confronti delle restanti tremila persone e società presenti nell’elenco europeo sono state prorogate di ben tre anni.
Conoscendo i due personaggi menzionati, posso dire che nel caso di Fridman la revoca delle sanzioni mi sembra un po’ più comprensibile, mentre nel caso di Usmanov un po’ meno. In ogni caso, ci si può congratulare con i loro avvocati per l’ottimo lavoro svolto. E all’UE si può ancora una volta fare i complimenti per uno dei più grandi errori commessi all’inizio della guerra in Ucraina: era necessario esentare subito dalle sanzioni i ricchi russi, finché erano disposti a fuggire, almeno con una parte dei loro soldi e delle loro capacità imprenditoriali, da Putin impazzito.
Ma la cosa più importante che volevo scrivere in merito alla revoca delle sanzioni nei confronti di due miliardari russi, è un’idea che ho sentito di recente in un’intervista all’economista russo Vladislav Inozemtsev (è uno di quelli normali). L’idea è semplice, interessante e, a differenza di quella già trascurata dall’UE, applicabile in qualsiasi momento. L’UE o qualsiasi Paese non appartenente a essa può iniziare a revocare le sanzioni nei confronti di singoli miliardari e funzionari russi, anche se scelti a caso. E non importa se in seguito abbandoneranno Putin o cercheranno di restare al suo fianco con i propri beni russi: ciò che conta è che prima loro, e poi tutti gli altri, comincino a essere sospettati di avere legami con l’estero (del tipo: «perché mai sono stati graziati dagli europei?»). Proprio questi sospetti accelereranno il crollo dell’attuale regime russo.
Non so dire se ho compreso e riassunto correttamente l’idea, ma penso che si possa approfondirla e trasmetterla alle persone giuste. Da parte mia, potrei provare a iniziare da un mio conoscente eurodeputato, ma sono sicuro che ad altri riusciranno meglio queste iniziative (il mio conoscente è una persona con le sue grandi particolarità).


I risultati degli esami

Ho letto che l’Istituto federale di valutazione pedagogica russo ha pubblicato delle raccomandazioni metodologiche per gli insegnanti, elaborate sulla base dell’analisi degli errori tipici commessi dai partecipanti all’esame unificato (EGE, l’esame finale delle scuole superiori russe) nel 2026. L’analisi degli esami della materia «Scienze sociali», in particolare, ha evidenziato che gli studenti non hanno una chiara comprensione dei poteri del Presidente della Federazione Russa e non sono in grado di distinguerli dalle funzioni della Duma di Stato, non conoscono i fondamenti della Costituzione e non comprendono gli obiettivi di sviluppo nazionale e le priorità strategiche della Russia contemporanea. Nell’esame unificato di «Storia» (un’altra materia facente parte dell’esame finale), i candidati hanno affrontato meglio le domande sulla «operazione militare speciale» rispetto a quelle sulla «Grande Guerra Patriottica» (nome sovietico della Seconda guerra mondiale del periodo nel quale ne fu convolta anche l’URSS). Si raccomanda agli insegnanti di dedicare maggiore attenzione ai decreti di Putin e di concentrarsi ancora di più sulla guerra contro l’Ucraina.
Per quanto riguarda le raccomandazioni, è tutto chiaro: non mi aspettavo altro. Sono invece interessanti gli errori tipici degli studenti. In generale, mi piace studiare gli errori: mostrano come una persona ragiona e quali fonti di informazione utilizza con maggiore frequenza.
La maggior parte dei partecipanti all’EGE è composta da persone fatte proprio come gli adulti: sono pigri, nel senso comune del termine, e cercano di ridurre al minimo ogni sforzo. Se ritengono di conoscere già una determinata materia, non «sprecano» energie per approfondirla in modo sistematico e accademico. La realtà che li circonda, per esempio, da oltre vent’anni dimostra a loro che Putin della Federazione Russa ha pienissimi poteri: fa ciò che vuole fare e non fa ciò che non vuole fare. Pertanto, all’EGE si limitano semplicemente a mettere le crocette accanto a tutto ciò che sembra loro familiare. E della «operazione militare speciale» se ne parla costantemente e attivamente durante le lezioni di numerose materie, tanto che qualcosa si è impresso nella loro mente anche in presenza di una possibile totale indifferenza verso gli altri canali della propaganda di Stato.
Una cosa mi spaventa: nelle condizioni attuali potrebbe pure nascere una nostalgia per i tempi in cui tutto si limitava al culto della vittoria nella Seconda guerra mondiale a tutti i costi. Anche se proprio questo culto è uno dei fattori che ci ha portato dove ci troviamo ora.


Scacchi marittimi

Il sito web delle Forze Armate danesi riporta che al largo della costa meridionale della Danimarca, nei pressi della città portuale di Gedser (ma in acque internazionali), una fregata russa ha lanciato razzi di segnalazione contro un elicottero militare danese del tipo Fennec, che stava effettuando una missione di ricognizione fotografica programmata della fregata. Il primo ministro danese, Mette Frederiksen, ha dichiarato che l’incidente «rientra nella tendenza generale in Europa» e ha accusato Mosca di intensificare la guerra ibrida. L’ambasciatore russo in Danimarca, Vladimir Barbin, è stato convocato al Ministero degli Esteri danese.
Capisco che in acque internazionali, di fronte a questo tipo di provocazione, non si possa fare granché: qualsiasi risposta deve essere simmetrica. Ma si può provare a giocare con la flotta russa a un gioco costoso: inseguirla per i mari con le proprie navi, costringerla a consumare quanto più carburante e razzi di segnalazione possibile (lo Stato russo non avrà il coraggio di usare quelli veri contro la flotta dei paesi della NATO) e, per esempio, impedirle di raggiungere in tempo i punti di rifornimento. Si tratta di un gioco costoso dal punto di vista finanziario e che richiede grande fantasia, ma per la flotta e lo Stato russi sarà ancora più costoso, mentre per le flotte della NATO costituirà un buon addestramento.
Bisognerà discuterne con gli esperti…


Trump si è preoccupato

Associated Press riferisce che ieri Donald Trump ha esortato il presidente ucraino Vladimir Zelensky a cessare gli attacchi contro gli impianti russi legati alla produzione del diesel, affermando che tali attacchi ne causano una carenza.
Mr. Zelenskyy has to do one thing. He has to stop knocking out diesel fuel in Russia.
Mi ricordo che mesi fa qualcuno (non mi ricordo precisamente chi) aveva affermato che Trump sia realmente contrario alla guerra in Ucraina a causa delle presunte convinzioni personali o religiose. Anche se dovesse essere vero, ieri mattina si era svegliato senza quelle convinzioni e, di conseguenza, non ha detto che gli attacchi russi causano la carenza degli ucraini. Però ogni giorno si sveglia con le convinzioni diverse, non bisogna perdere la speranza…
Anche se, purtroppo, la comprensione del fatto che le azioni della Ucraina sono la risposta alle azioni della Russia sarà sempre un concetto troppo difficile per Trump, indipendentemente da come si sveglia.