L’archivio del tag «guerra»

Sicuramente seguirà il consiglio…

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che l’Ucraina ha una «posizione di forza sul campo di battaglia». E ha esortato la Russia a congelare la linea del fronte e a tornare ai negoziati con Kiev: «La Russia non vincerà questa guerra. Il sostegno europeo a Kiev è forte».
La dichiarazione di Merz è abbastanza contraddittoria, poiché in tutti questi anni abbiamo assistito a un solo tipo di sostegno forte dell’Unione europea alla Ucraina: darle esattamente quanto basta affinché non perda la guerra proprio oggi. Pertanto, l’Ucraina «ha una posizione di forza sul campo di battaglia» nonostante (e non grazie a) l’aiuto da parte dell’UE, motivo per cui, evidentemente, ora si è deciso di chiedere a Putin il congelamento della linea del fronte.
A giudicare dai commenti di alcuni analisti, quest’anno Putin intende nuovamente prendere tempo fino all’inverno, ovvero fino al momento in cui sarà possibile distruggere con maggiore efficacia le infrastrutture civili ucraine; al giorno d’oggi, però, il suo esercito non dispone delle forze necessarie per condurre una vera offensiva. Quindi questa estate è il momento migliore per un sostegno più attivo all’Esercito ucraino, che, continuando a colpire le raffinerie russe, potrebbe costringere le Forze armate russe almeno a un «congelamento della linea del fronte». Ma, a quanto pare, prima che questa grande verità arrivi alle menti dell’UE, sarà già arrivato l’inverno.


Il primo passo indietro

Ieri Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a negoziare con l’Ucraina «sulla base degli accordi di Istanbul» della primavera del 2022. E ha aggiunto che tali accordi «erano stati siglati all’epoca dalla delegazione ucraina, il che significa che tutto andava bene per loro».
Ma io mi ricordo (o almeno mi sembra di ricordare) che quei cosiddetti accordi andavano bene all’Ucraina solo nella fantasia dello stesso Putin. E poi io (e non solo io) mi ricordo che nell’ultimo anno i negoziatori del Cremlino hanno preteso che l’Ucraina conducesse i negoziati «sulla base di Anchorage», riferendosi all’incontro in Alaska del 15 agosto 2025, dove Putin e Trump, a tu per tu, erano quasi riusciti a mettersi d’accordo sulla spartizione dei territori ucraini (e le relative risorse naturali) non conquistati dall’esercito russo. Ma anche con la «base di Anchorage» le cose per Putin sono in realtà andate abbastanza male: in quell’incontro, infatti, ha iniziato a riempire Trump di proprie fantasie pseudostoriche sulla presunta non-esistenza della Ucraina, dopodiché Trump lo ha mandato a quel paese con parole a noi sconosciute (il verbale non è stato pubblicato) e interrompendo l’incontro prima del pranzo programmato.
E poiché tutta la politica di Putin si basa esclusivamente sulle sue stesse fantasie malate, è proprio queste ultime che possiamo confrontare tra esse. Il confronto risulta semplice: Putin ha sentito l’odore di bruciato (sì, pure lui!) e ha già iniziato a fare marcia indietro. Dalla questione delle quattro regioni ucraine inserite nella Costituzione russa (di cui si era parlato con Trump nel 2025) è già passato agli «accordi» sulla Crimea e sul Donbass del 2024.
Una simile ritirata è un buon segno, ma è solo un piccolo passo. Vorrei di più: i confini del 1991. Dato che Trump può spacciare per una propria vittoria lo sblocco dello Stretto di Hormuz, che Putin spacci per una sua vittoria il rispetto dei confini del 1991 con l’Ucraina.


L’attacco contro Voronezh

Ieri pomeriggio le forze armate ucraine hanno sferrato un attacco missilistico contro la città russa di Voronezh. Il governatore locale, Alexander Gusev, ha dichiarato che le forze di difesa aerea hanno abbattuto «alcuni bersagli aerei ad alta velocità» sopra il capoluogo della regione. Ma, di fatto, l’attacco ha danneggiato «gli impianti produttivi di una delle aziende di Voronezh»: un produttore di componenti elettronici per i missili «Iskander» e X-101, che condivide l’edificio con la società «VZPP-Mikron».

Spero di vedere ancora delle immagini del genere.

Più ce ne saranno, meno occasioni avrò di trovare le differenze tra gli attacchi russi (contro le infrastrutture civili ucraine) e quelli ucraini (contro le infrastrutture militari civili). Ovviamente non perché «tifo» per l’esercito russo: non lo faccio e non lo farò.



L’ultimatum a Lukashenko

Venerdì Vladimir Zelenskyy ha accolto con scetticismo le dichiarazioni di Alexander Lukashenko, secondo cui quest’ultimo non vorrebbe essere coinvolto nella guerra tra Russia e Ucraina. Ha quindi lanciato un ultimatum a Lukashenko: «Lungo i confini con l’Ucraina è schierato materiale militare che dirige il fuoco contro l’Ucraina. Vi do una settimana per ritirarlo, altrimenti lo faremo noi».
Non escludo che sia pure Lukashenko a volerlo: deve a Putin una somma colossale di soldi che non ha i mezzi per restituire. Se segue il «consiglio» di Zelensky, invece, tutti i debiti potrebbero essere azzerati. E se vuole passare dalla parte dei vincitori, questo è il momento giusto. Ed è stato proprio Lukashenko a chiedere l’ultimatum. Deve coprirsi le spalle: «Non volevo, ma mi hanno costretto».
L’Ucraina non sta bluffando: sarà in grado di azzerare velocemente l’intero esercito bielorusso. Ma anche tutte le sue raffinerie di petrolio. Entrambe: quella di Mozyr e quella di Novopolotsk.


La lettura del sabato

Come ben sapete anche da voi, il giovedì 18 giugno Mosca è stata oggetto del più grande attacco di droni ucraini dall’inizio della guerra. Durante la notte, la città è stata colpita da quasi 200 droni; avete visto le immagini delle esplosioni e degli incendi. L’articolo di questo sabato presenta quindi non la descrizione della notizia, ma una cronologia dell’aumento dell’intensità degli attacchi ucraini contro Mosca nel corso degli anni della guerra, più precisamente a partire dal 2023. Anche secondo i comunicati ufficiali delle autorità russe, tale intensità è aumentata di cento volte.
Tutti questi attacchi sono una componente assolutamente normale della guerra. Non è difficile intuire che continueranno, si intensificheranno e, almeno fino a un certo punto, diventeranno sempre più efficaci. Ma, cosa più sorprendente di tutte, conosco pure dei moscoviti contrari alla guerra che continuano ad affermare che per la gente comune in città tutto è tranquillo e sicuro, che si può continuare a vivere la propria vita normale e serena e invitare amici e conoscenti in città. Cosa si potrebbe lanciare nelle teste a queste persone? Boh…


In una dichiarazione congiunta, i leader dei Paesi del «G7», riuniti in occasione del vertice in Francia, hanno affermato di aver concordato di aumentare le forniture di sistemi di difesa aerea, sistemi supplementari e missili intercettori, nonché di sistemi a lungo raggio. Hanno inoltre concordato di inasprire le sanzioni contro la Federazione Russa, comprese misure relative al settore petrolifero e del gas.
Tutto ciò si può sintetizzare ancora più brevemente: hanno concordato di rilasciare una dichiarazione congiunta. Perché l’unico punto interessante tra tutti quelli sopra elencati è la fornitura di sistemi a lungo raggio. Tutti gli altri punti, naturalmente, sarebbero importanti anche essi, ma nessuno Stato occidentale, purtroppo, ha ancora inventato le sanzioni realmente efficaci (e l’ennesimo accordo non aggiungerà certo fantasia in tal senso), mentre gli attacchi ucraini sul territorio tradizionale russo si rivelano sempre più efficaci (se non in senso puramente militare, sicuramente in quello economico).
Ma bisognerà ancora osservare a lungo cosa ne verrà concretamente fuori da questo unico punto importante della dichiarazione congiunta…


Come lottano contro il satanismo

Gli obiettivi della guerra militare speciale in Ucraina non sono mai stati ben spiegati al pubblico: né da Putin né da qualcuno dei suoi portavoce. Ma dalle varie dichiarazioni si poteva dedurre che si combattesse, tra le varie cose, contro il satanismo e in difesa dei valori cristiani. Si vede che è proprio per quello che l’esercito di Putin ha bombardato, la notte tra il 14 e il 15 giugno, il monastero delle Grote di Kiev (il Lavra di Kiev-Pechersk fondta nel’XI secolo, distrutta e poi ricostruita nel XX), causando gravi danni agli edifici.
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Le basi russe al confine

In un’inchiesta congiunta, l’emittente norvegese NRK, la svedese SVT, la danese DR e la testata estone Delfi hanno illustrato le conclusioni a cui sono giunti dopo aver analizzato le nuove immagini satellitari fornite dalla società Planet Labs.
In breve: durante l’inverno 2025–2026 la Russia ha sviluppato attivamente le infrastrutture militari lungo tutto il confine occidentale, compresi i confini con la Finlandia e la Norvegia. Tuttavia, il comandante delle forze NATO nei Paesi baltici e in Polonia, Brian Nissen, sottolinea che la minaccia di un attacco dell’esercito russo ai paesi europei confinanti rimane bassa fintanto che la Russia è in guerra con l’Ucraina.
Io, un analista di fama mondiale (anche se il mondo non lo sa ancora), aggiungo la mia ipotesi alla suddetta inchiesta. Ebbene, l’obiettivo intermedio dello Stato russo potrebbe essere quello di fare in modo che gli Stati occidentali si preoccupino dei preparativi in corso, inizino a prepararsi pure loro e vendano meno armi alla Ucraina per tenerseli a scopi difensivi.
Allo stesso tempo, il secondo analista che vive sempre nella mia testa replica: è una tattica un po’ stupida perché i successi principali dell’esercito ucraino sono attualmente dovuti a un buon uso dei droni. E la maggioranza dei droni viene progettata e costruita in Ucraina.
Boh, vedremo…


Un nuovo record di Putin

Non me ne ero accorto, ma ieri la guerra speciale militare di Putin in Ucraina ha battuto un nuovo record negativo: ha superato la durata della Prima guerra mondiale, arrivando a 1568 giorni.
Una persona mediamente istruita ricorda — dalla storia e dalla letteratura — la Prima guerra mondiale anche come una guerra di posizione. Tempo fa l’ex comandante in capo delle Forze armate ucraine Valery Zaluzhny aveva già paragonato la guerra in Ucraina alla Prima guerra mondiale e, secondo me, quel paragone è in una buona misura valido ancora oggi. Il dettaglio grave che aggiungerei io oggi, al 1569-esimo giorno: alla guerra attuale non si vede ancora la fine.
Anche se tra tanti anni racconteremo alle nuove generazioni che «già a marzo / aprile / maggio / giugno 2026 vedevo gli indizi di una fine vicina, vedevo accadere il momento cruciale della guerra». Un po’ come oggi gli storici discutono della Seconda guerra mondiale: il momento cruciale è stata la fine dell’assedio di Stalingrado, no è stato lo sbarco in Normandia, no è stato x-y-z…


La lettura del sabato

Come forse ricorderete, nel febbraio 2023 l’UE ha annunciato l’istituzione del Centro internazionale per il perseguimento del crimine di aggressione contro l’Ucraina (ICPA). E a metà maggio di quest’anno (il 2026) ben 36 Stati e l’UE hanno ufficialmente confermato l’intenzione di partecipare alla creazione di un Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina, il quale dovrebbe iniziare la sua attività l’anno prossimo all’Aia.
Io, fino a ieri, non sapevo (o avevo completamente dimenticato? boh…) che il Cremlino ha già da tempo – dal 1° marzo 2023 – una sua risposta simmetrica al suddetto Tribunale: il cosiddetto Tribunale pubblico internazionale sui crimini dei neonazisti ucraini e dei loro complici (MOTPUNIP), istituito presso la Camera pubblica della Federazione Russa (formalmente, un organo consultivo e deliberativo istituito per favorire l’interazione tra cittadini, associazioni civiche e autorità pubbliche). Il «Tribunale» è composto da 72 persone. Comprende molti finti stranieri che vivono da tempo in Russia, criminali e, propriamente, neonazisti.
A me, un attento osservatore di quello che sta succedendo da oltre quattro anni, è sembrato interessante leggere di questo circo cretino. Spero che sia interessante anche per voi.