Domenica nel cantone svizzero San Gallo si è svolto un referendum sul divieto di «dissimulare o nascondere il proprio viso» nei luoghi pubblici: il 67% dei votanti si è espresso a favore.
Io, di fronte a tale notizia, provo dei sentimenti un po’ contradditori. Da una parte, sono a favore del burqa estivo obbligatorio per tutte le donne (sì, proprio per quelle donne che escono di casa quasi nude, distraggono gli uomini e spesso danno pure dei maniaci a questi ultimi). Dall’altra parte, conosco l’opinione di molte donne musulmane su questo capo di abbigliamento: «ci permette di non sentirci osservate dagli uomini».
A quali conclusioni posso giungere in base a questi due elementi? Prima di tutto, posso constatare che tutte le donne vedono il mondo circostante popolato dei maniaci sessuali, ma almeno quelle musulmane comprendono la necessità di non provocare. In secondo luogo, deduco che la maggioranza raggiunta al referendum svizzero sia composta dai voti degli uomini (stanchi dalle accuse infondate) e delle donne di scarsa responsabilità civica.

Lo scrittore russo Leonid Kaganov (scrive prevalentemente nel genere di fantascienza), ci insegna a fomentare il barbecue in un modo altamente tecnologico:
Alla fine di luglio avevo già dedicato una puntata della mia rubrica musicale al grandissimo suonatore della balalaika Alexey Arkhipovsky. Oggi vorrei fare un altro esempio sull’utilizzo fortunato di questo strumento russo. Un esempio stilisticamente un po’ più moderno.
Non so se tra i miei lettori siano presenti degli appassionati del genere musicale «drum and bass». Io non lo sono mai stato, ma a volte trovo contagiosa la musica dell’artista russo Neiromonakh Feofan (il nome d’arte si traduce in italiano come Neuromonaco Feofan ed è un palese riferimento ironico ai ieromonaci ortodossi). Con i suoi testi, costumi e le esibizioni prende in giro il peggio della cultura pseudo-autoctona russa promossa dalla propaganda statale.
Non essendo sicuro, come ho scritto prima, del vostro rapporto positivo con il genere musicale e comprendendo l’importanza della barriera linguistica, metto un solo video (ma è bello anche da vedere). La canzone si chiama «Pritoptat» (in italiano «Calpestare»):
Condivido con i miei amatissimi lettori la breve storia della filosofia:
1. Socrates deletes his account.
2. Plato posts screenshots of Socrates.
3. Aristotle unfollows Plato.
4. Aquinas retweets Jesus.
5. Descartes mutes Aquinas.
6. Locke mutes Descartes.
7. Kant unfollows Locke and Descartes.
8. Hegel subtweets Kant.
9. Schopenhauer blocks Hegel.
10. Marx likes Hegel.
11. Nietzsche gets hacked.
12. Heidegger DMs Arendt.
13. Adorno reports Heidegger.
14. Derrida gets verified.
15. Heidegger gets banned.
16. Wittgenstein only does instagram.
Trovato da The Dead Author.
L’azienda russa Zolotoj Brend (il nome si traduce in italiano come il brand d’oro) ha presentato la richiesta di registrazione del marchio «Petrov & Boshirov». L’ambito di applicazione del futuro marchio rientra, secondo i richiedenti, nella categoria «merci e servizi». Ma il fatto più curioso è: sotto il marchio «Petrov & Boshirov» si intende produrre le sostanze chimiche per l’industria e per la ricerca.
Ebbene, sarebbe il caso di scrivere una frase che inizia col aspetto con ansia… Sì, aspetto con ansia che sotto il suddetto marchio vengano prodotte anche le sostanze «per la casa».

Il fotogramma dell’"intervista" ai due mostrata dal canale russo Russia Today il 13 settembre.
Per tutti coloro che vivono nel totale isolamento dal nostro mondo bellissimo, preciso: Aleksandr Petrov e Ruslan Boshirov (nomi partoriti dalla fantasia di una nota organizzazione) sono quei due fantastici personaggi, che vengono sospettati dalla polizia inglese per l’uso del Novichok nella città di Salisbury.
Come avrete probabilmente già letto, in un liceo di Piacenza è stato tecnicamente realizzato il blocco dei telefoni nelle ore di lezione.
Non so se tutti si sono resi conto della gravità del segnale. Non so se tutti hanno capito cosa nasconde questa disperata azione di forza. In sostanza, per la prima volta in Italia un intero corpo dei docenti ha ammesso pubblicamente di essere più noioso di un fottuto apparecchio elettronico. Ha ammesso di avere perso la concorrenza. Ha ammesso di non saper offrire ai propri studenti nulla di meglio, coinvolgente e interessante. Ha ammesso di essere professionalmente inadeguato.
Che tristezza…
Io, se fossi il genitore di uno dei ragazzi, avrei già provveduto di trasferire il proprio figlio in una scuola migliore. Ma per fortuna non ho più le preoccupazioni di questo genere.

Per la maggior parte degli anni nei quali è trascorsa la mia vita scolastica, il cellulare era uno dei simboli dell’imprenditore di successo. Di conseguenza, io e i miei compagni non avevano quel genere di distrazione. Durante le lezioni noiose ci scrivevamo dei bigliettini stupidi o giocavamo a scacchi sotto il banco. È questa la vita reale.
Dal lunedì 24 al venerdì 28 settembre si terrà a Milano la cosiddetta «Missione culturale russa». Si tratta di una serie di iniziative volte alla promozione della cultura russa in Italia. Tutti i dettagli possono essere letti sulla pagina dedicata della Camera di Commercio Italo-Russa. Io, almeno nel post di oggi, mi dedicherei ai film russi che verranno proiettati in quei giorni.
In primo luogo, devo constatare che dei 5 film in programma solo uno è stato girato da un regista realmente famoso (e non tutti come è sostenuto nell’annuncio). Si tratta del film «Bolshoj» di Valerij Todorovskij che dovrebbe essere proiettato il venerdì 28 settembre. Ed è un film veramente bello: ve lo avrei già consigliato per iniziativa propria se solo avessi la certezza che fosse tradotto in italiano. Ora sono molto contento che i milanesi abbiano la possibilità di vederlo. E non importa se, eventualmente, non vi intendete del balletto classico: la sola storia raccontata nel film vi porterà ai giusti ragionamenti circa il raggiungimento dei propri obbiettivi. Il raggiungimento che comporta tanti sforzi, sacrifici, conflitti e, infine, un certo risultato. In sostanza, parla della vita passiva che ci aiuta a scappare da una vita deprimente.
Il secondo tra i programmati film che conosco è «Rock» di Ivan Shakhnazarov. Evito di consigliarvelo perché mi è sembrato mediocre.
Gli altri tre film mi sono totalmente sconosciuti. In parte perché non sono ancora usciti ufficialmente, e in parte perché non mi è mai capitato di leggere alcunché su di essi (e già questo mi fa sorgere alcuni dubbi).
Ecco, volevo comunicarvi solo questo.

P.S.: i non-milanesi possono consolarsi con altri miei consigli cinematografici.
In settimana ho visto il trailer di un cartone animato russo: «Cyberslav» (dovrebbe uscire nel 2019).
Cogliendo alcuni riferimenti simbolici al contesto attuale russo, so già che non riuscirò (nel senso di non vorrò) a vederlo. Si tratta di una forma di ripugnanza. Sarei curioso di sapere, invece, come possa essere accolto dagli spettatori europei che hanno – per fortuna! – la mente libera da alcune problematiche sociali e politiche.
All’inizio di agosto avevo postato nella mia rubrica musicale due canzoni cantate da Louis Armstrong, una di esse era la «Go Down, Moses». Ma il primo cantante a interpretare e registrare la versione moderna di tale spiritual fu Paul Robeson.
Secondo il mio parere modesto, con un po’ di istruzione e nelle condizioni sociali migliori (rispetto agli inizi del XX secolo), Paul Robeson avrebbe potuto diventare un buon cantante lirico. Oggi lo ricordiamo con due sue canzoni.
Prima di tutto la sua interpretazione della «Go Down, Moses»:
E poi la «Shenandoah»:
L’evoluzione dell’alfabeto latino:

Colgo l’occasione per constatare che sono un conservatore funzionale. Per me i caratteri senza grazie (Sans Serif) sono scomodissimi da leggere nei testi lunghi. In effetti, li usano prevalentemente le persone che non rileggono i propri testi oppure conoscono questi ultimi a memoria (non facendoci dunque troppa attenzione alla comodità durante la rilettura).



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