Il sottomarino servirà

In Thailandia sono stati estratti dalla grotta tutte le persone imprigionate: è una notizia positiva che diventa subito – so di apparire cinico – meno rilevante della altrettanto nota invenzione di Elon Musk.
In base alle immagini che mi è capitato di vedere in questi giorni, il micro-sottomarino proposto da Musk si sarebbe rilevato inutile e forse dannoso in alcuni passaggi stretti e tortuosi della grotta in questione. Allo stesso tempo, però, dobbiamo costatare due cose. La prima constatazione è banale: la mente di un ingegnere cerca e trova le soluzioni tecniche ai problemi di cui è informata: si tratta della sua attività naturale. Se l’ingegnere è una persona pubblica, diventano pubbliche anche le sue idee: di conseguenza è inutile parlare della autopubblicità gratuita.
La seconda constatazione: in ogni team creato per la soluzione di una emergenza deve essere presente una specie di «sottocommissione» per le soluzioni alternative, quelle avanzate dalle persone mentalmente sane ma palesemente non applicabili. Perché le emergenze non sono mai identiche tra loro, quindi l’inutilità di una soluzione alternativa è quasi sicuramente temporanea. Non affidiamoci alla memoria collettiva, creiamo un archivio delle idee.


Il pericolo costante

Anche oggi trattiamo il tema dell’Instagram, ma questa volta parlando dei difetti dei suoi utenti.
Il video-esempio № 1: una portatrice della intelligenza alternativa cinese ha noleggiato una Ferrari 458 e si è messa alla guida girando con il telefono una «stories» per l’Instagram su come è bello guidare una Ferrari. Il risultato è scontato.

Il video-esempio № 2: una portatrice della intelligenza alternativa russa è andata ad attraversare il nuovo ponte di Crimea con la propria auto girando con il telefono una «stories» per l’Instagram su come è bello guidare sul ponte di Crimea. Il risultato è scontato.

Insomma, non sono i telefoni a farci del male.


I miglioramenti in peggio

Molto probabilmente ve ne siete accorti anche voi: molto spesso gli aggiornamenti evidenti delle varie applicazioni che avete sul telefono riguardano esclusivamente lo spostamento delle icone da una parte all’altra o il cambiamento di alcuni colori.
Tali «aggiornamenti» non sempre appaiono sensati; molto spesso ci fanno impiegare una quantità spropositata del tempo per ritrovare le funzioni abituali della applicazione. Uno degli esempi concreti più eclatanti è la recente versione dell’Instagram. Al posto del vecchio menu è stata introdotta la barra con cinque piccole icone in alto. E io ci avevo impiegato un bel di tempo per capire che il comando «esci» si trova ora sotto i tre pinti a destra: la relativa icona è talmente piccola che inizialmente non riuscivo a centrarla bene con il dito (e di conseguenza essa mi sembrava non funzionante).

Insomma, pure l’Instagram ci ricorda che aggiornamento non è sinonimo di miglioramento.


Uno in meno

Oggi in Giappone è stato impiccato Shoko Asahara – il leader della setta «Aum Shinrikyo» – e sei suoi «colleghi». Era stato condannato a morte nel 2004 ed io pensavo che non fosse più in vita da un po’.
E poi mi ricordo che all’inizio degli anni ’90 la sua setta era ben presente in Russia: avevano addirittura comprato delle considerevoli fette del broadcasting mattutino delle reti televisive federali è un notevole edificio per la propria sede di rappresentanza.
Il mio primo e ultimo contatto con quella gente «strana» (il mio giudizio dell’epoca) si era però limitato alla ricezione di un volantino sulla metropolitana moscovita nel 1995. Su esso si tentava di convincere la gente che la loro setta non centrasse nulla con l’attentato nella metropolitana di Tokyo…
Insomma, meglio tardi che mai.


Il culto del tracker

Ogni epoca si distingue anche con la nascita delle proprie leggende. Ogni nuova leggenda trova però le proprie radici in una di quelle preesistenti. Gli anni ’10 del XXI secolo, per esempio, potrebbero essere ricordati per la nascita di una nuova versione del culto del cargo. Io lo sostengo sulla base di questo brevissimo articolo sul sito della Radio Poland.
In sostanza, gli ornitologi polacchi della organizzazione EcoLogic Group hanno fissato un GPS-tracker su una cicogna per poter seguire la migrazione di quest’ultima verso l’Africa. Nel tracker era inserita una scheda SIM: come potete immaginare, essa era necessaria per trasmettere i dati verso il laboratorio degli scienziati.
Ede ecco il punto interessante: in Africa qualcuno ha tolto all’uccello il GPS-tracker, ha estratto la SIM e l’ha utilizzata per fare 20 ore di telefonate da 2300 euro complessivi.
Mi chiedo cosa serebbe successo che la cicogna fosse finita, per esempio, in Somalia.
Allo stesso tempo evito le battute sulla possibile visita della cicogna in certe città fuori dal continente africano: spero che i miei lettori apprezzino il mio sforzo.


L’importanza del nome

Ieri pomeriggio la squadra nazionale di calcio russa si è dimenticata di nascondere la propria capacità di giocare e lo ha fatto nella partita più importante dell’ultimo decennio (nel 2008 perse la semifinale del campionato europeo proprio contro la Spagna). Pure io — miracolo! — ho visto gli ultimi dieci minuti della partita. Ma il post di oggi è dedicato a un altro argomento.
In questi giorni il mondo si è accorto che attorno al ponte di Crimea sta continuando la battaglia dei due giganti dell’internet (ripassiamo la prima puntata).
Ebbene, il Google indica il ponte sulle proprie mappe in due lingue: in inglese e in ucraino.

Mentre il Yandex lo fa solo in russo:

Nel frattempo il presidente Putin ha assegnato ad alcuni reggimenti carristi dell’Esercito russo dei nuovi nomi che includono i nomi di alcune città ucraine.
Viviamo in un periodo storico molto curioso.
E mi sa che non diventerà noioso in breve.


L’efficienza

Nel 1858 le ferrovie inglesi introdussero un metodo originale di risparmiare il tempo: per non fermarsi alle stazioni intermedie i treni espresso semplicemente «sganciavano» poco prima dell’arrivo le carrozze con i passeggeri diretti a quella stazione. La carrozza continuava il moto per inerzia e veniva fermata in corrispondenza della banchina con il freno avviato dal suo addetto.
Tale pratica venne mantenuta fino al 1960.


La musica del sabato

La musica classica manca da troppo tempo nella mia giovane rubrica musicale. Quindi ho deciso di correggere la situazione postando due registrazioni del grande violoncellista russo Mstislav Rostropovich.
Perché proprio Rostropovich? Solo perché mi piace, ed è già una motivazione sufficiente.
La prima composizione musicale è del compositore Dmitri Shostakovich: Cello Concerto no. 1 in E flat major op. 107 Allegretto.

Mentre la seconda è del compositore Sergei Prokofiev: Symphony-Concerto for Cello and Orchestra op. 125.


Il presente quadro «Ingresso a Gerusalemme» è esposto nella sede del Governo della regione russa Jacuzia:

Per i più curiosi preciso che sul quadro vediamo, oltre alla autentica renna «giudaica», tre «urasa» (costruzioni simili a chum) e i primi seguaci del protagonista (cheavete sicuramente riconosciuto) con le doverose pellicce «buuktash son».


Un effetto inatteso

In generale si sostiene che i turisti-tifosi (quelli che vanno all’estero per vedere delle competizioni sportive) siano economicamente poco utili allo Stato ospitante. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta delle persone con un basso livello di cultura e di reddito: l’interesse esclusivo verso lo sport ne è la conseguenza abbastanza chiara. I turisti di questo tipo vengono quindi per pochissimi giorni, visitano pochissimi luoghi oltre allo stadio e non fanno degli acquisti particolari.
Possiamo quindi immaginare che anche l’effetto economico del campionato mondiale di calcio debba essere piuttosto limitato per la Russia. Cosa potrebbero fare in Russia i tipici turisti-tifosi? Giusto: andare alla ricerca delle conferme di tutti quegli stereotipi che hanno nelle loro teste: la balalaica suonata a ogni angolo, gli orsi bianche per le strade delle città, la gente barbuta con dei cappelli di pelliccia che beve la vodka dalla mattina alla sera (facendo le pause solo per mangiare del caviale)… Ah, poi c’era anche quel tipo pelato, come cazius si chiamava, quello che ha fatta una rivoluzione? Esatto: Lenin. Andiamo a vedere la sua mummia!
Ed ecco che arriviamo al punto centrale del post di oggi. Una delle più grandi sorprese di questo campionato sono state delle lunghissime file dei tifosi stranieri vogliosi di entrare nel mausoleo di Lenin sulla Piazza Rossa. Sulla foto, a destra, potete notare gli archi della sua parte superiore:

Le file così lunghe delle persone intenzionate di vedere il corpicino maledetto non si osservavano dai tempi dell’URSS. In quei tempi, però, oltre ai comunisti convinti ci andavano – essendo di fatto obbligati – le delegazioni dei Partiti politici stranieri sponsorizzati da Mosca, turisti interni e stranieri (questi ultimi, soprattutto, non potevano prendere le decisioni sulle cose da vedere), i militari, gli scolari in gita (quindi schiavi) etc.

Quel che non dipende dalla epoca storica è la sensazione dell’inganno che resta al visitatore all’uscita dal mausoleo. Infatti, dopo molto tempo passato in attesa si hanno pochi secondi per vedere non particolarmente da vicino questa struttura:

Vabbè, ognuno si diverte come vuole.