Già fatto?!

La Reuters scrive che l’UE ha attivato per la prima volta il meccanismo contro l’elusione delle sanzioni contro lo Stato russo attraverso Paesi terzi (previsto dal diciannovesimo pacchetto dell’ottobre 2025). In particolare:
1) ha imposto sanzioni contro una società kirghisa che gestisce un exchange di criptovalute su cui vengono scambiati volumi significativi dello stablecoin A7A5 (creatura russa per ricevere dei soldi dall’estero);
2) ha vietato le operazioni con il terminal del porto petrolifero di Karimun in Indonesia;
3) ha introdotto disposizioni a tutela della proprietà intellettuale e delle società dell’UE da azioni legali russe in paesi terzi.
Complessivamente, è una notizia positiva, ma mi preoccupa un po’ il ritmo: se vanno avanti con tre misure ogni sei mesi, rischiano di vedere qualche effetto rilevante già alla fine del secolo. Mentre noi (beh, almeno io) rischiamo di dover affidare tutte le speranze alla soluzione biologica del problema principale.


Vladimir Soloviev

Penso che a questo punto sia utile, dopo tutto quello che è stato pronunciato da vari personaggi, precisare che Vladimir Soloviev può essere definito «giornalista» + «popolare» russo solo per scherzo (scherzo molto strano, tra l’altro). In pratica, da oltre due decenni è uno dei più attivi e noti propagandisti a servizio del regime putiniano. È noto non solo per la sua capacità di giustificare qualsiasi cosa, ma anche per il tono rude, aggressivo e offensivo delle affermazioni nei confronti di persone, Stati e Istituzioni considerate nemiche per il regime che lo ripaga generosamente: con tanti soldi e con tanto spazio su uno dei principali canali televisivi federali russi.
Ma, ovviamente, non appena Soloviev spara qualche stronzata che scatena uno scandalo internazionale, per i funzionari russi si trasforma immediatamente in un «privato cittadino con le sue opinioni personali».
In questo contesto è interessante precisare anche che nel 2024 la quota di audience del canale YouTube «Soloviev live» era pari a circa lo 0,1% nel Mediascope TV Index (audience 4+ in tutta la Russia), il che lo colloca alla pari con canali a basso rating. Secondo dati più recenti (2024–2026), il canale si colloca spesso al 30°–31° posto su 32 canali monitorati, con un rating dello 0,0% e una quota dello 0,3%. Gli ascolti continuano a calare pure tra il pubblico «patriottico»: all’inizio del 2026 i programmi di Soloviev sono scesi al di sotto della 46ma posizione.


Oleodotto pronto

Vladimir Zelensky ha dichiarato ieri che gli esperti hanno completato i lavori di riparazione su un tratto dell’oleodotto «Druzhba», che, secondo Kiev, era stato danneggiato a gennaio a seguito di un attacco da parte di droni russi. Ha aggiunto che conta sul fatto che l’Unione Europea sblocchi il prestito all’Ucraina di 90 miliardi di euro, che era stato precedentemente approvato dall’UE e bloccato dalle autorità ungheresi (quelle sconfitte alle ultime elezioni).
E mentre qualcuno ha iniziato a dubitare che l’Ucraina non stesse ritardando apposta la riparazione dell’"Druzhba", cerco di immaginare come Zelensky abbia affrontato un grande dilemma: non annunciare il completamento della riparazione dell’oleodotto in un contesto di aumento dei prezzi del petrolio (sarebbe stato un regalo per Putin) o annunciarlo in vista del blocco dello stretto di Hormuz (un regalo per i consumatori europei di petrolio). È ovvio che i calcoli hanno dimostrato che garantire l’aiuto europeo è più vantaggioso che aggiungere problemi alla economia di guerra putiniana. Non dico che sia una scelta buona o cattiva, vedo semplicemente che è stato ritenuto realistico combattere il nemico con mezzi economici.


I dati svedesi sulla economia russa

In un’intervista al Financial Times, il capo dei servizi segreti militari svedesi Thomas Nilsson ha affermato, sulla base di dati di intelligence, che il Cremlino manipola sistematicamente le statistiche economiche per indurre gli alleati occidentali dell’Ucraina a credere che l’economia russa abbia resistito alla pressione delle sanzioni e delle spese militari.
Secondo Nilsson, la Russia sottostima il deficit di bilancio di 30 miliardi di dollari, mentre la Banca Centrale russa sottovaluta l’inflazione. Questo dato, secondo l’intelligence svedese, è più vicino al tasso di interesse di riferimento del 15% che al 5,86% ufficiale.
Inoltre, la Svezia ha rilevato indicatori finanziari che potrebbero segnalare una futura crisi bancaria, ha affermato Nilsson. Non ha specificato di quali parametri si tratti. Su questo punto, il servizio di intelligence estero tedesco (BND) concorda con i servizi segreti svedesi, scrive il FT.
L’economia russa è lontana dalla ripresa, nonostante l’aumento dei prezzi del petrolio dovuto alla guerra in Medio Oriente, osserva Nilsson. Secondo le sue stime, per coprire il deficit di bilancio della Russia è necessario che i prezzi del petrolio Urals rimangano superiori ai 100 dollari al barile per tutto l’anno. E per appianare altri problemi economici, è necessario che il petrolio venga scambiato a questo livello ancora più a lungo.
Non abbiamo accesso ai dati dei servizi segreti svedesi. Abbiamo però una comprensione di alcuni principi. Se l’economia russa è veramente in condizioni peggiori di quanto riportino le statistiche ufficiali, ciò non significa che Putin ridurrà le proprie intenzioni belliche: significa che i russi mangeranno meno. Quindi non ha molto senso continuare a spacciare il proprio desiderato per la realtà: in Russia le risorse per la guerra verranno spremute da ogni cosa. E le masse di orientamento «patriottico» si adatteranno silenziosamente alle nuove condizioni di vita.


Sembra solo a me?

Se avete un paio di minuti di tempo, vi faccio vedere alcuni quadri. Alcuni acquerelli, per essere precisi.

Voi guardateli… Non vi sembra che il pittore sia stato un po’ troppo concentrato sui numerosi dettagli?

Sui numerosi dettagli ripetuti anche tantissime volte?

In fondo al post vi spiego il motivo delle mie domande.
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Alla ricerca della giusta via

Non sono riuscito a scegliere un solo video «domenicale», quindi oggi ce ne saranno ben tre. Ma saranno molto brevi.
Paula White-Cain, consulente della Casa Bianca per le questioni religiose sotto l’amministrazione Trump e responsabile del White House Faith Office, condivide una grande verità:

Come non credere a una professionista così forte nel proprio campo?

Personalmente, l’unica cosa che mi salva è che credo più negli sceneggiatori e nei registi di talento che nelle fiabe dell’antico Oriente e nei loro fanatici estimatori.

P.S.: sì, in origine era un testo biblico, ma è stato proprio uno sceneggiatore a «lavorarci» sopra.


La musica del sabato

È incredibile e, allo stesso tempo, bello, ma il 26 marzo il quasi ottantaquattrenne Paul McCartney ha pubblicato un suo nuovo album: «The Boys of Dungeon Lane». È un evento storicamente importante e, di conseguenza, non potevo ignorarlo nella mia rubrica musicale… In realtà, se prendiamo tutta la musica de The Beatles e dei loro ex componenti dopo lo scioglimento, trovo pienamente ascoltabile solo la musica di Paul McCartney. E allora inserisco nel post odierno la rima canzone del nuovo album resa ufficialmente pubblica: la «Days We Left Behind».

La Dungeon Lane è una via nel quartiere di Speke, un sobborgo di Liverpool, e si trova non lontano dalla Forthlin Road dove Paul visse con la sua famiglia negli anni ’50 dopo essersi trasferito dalla casa precedente. Paul e i suoi amici (compresi John e George) passavano spesso per la Dungeon Lane per andare verso il fiume.
Bene, in attesa della pubblicazione delle altre canzoni del nuovo album su YouTube, aggiungo in qualità della seconda canzone del post qualche vecchio classico di Paul McCartney. Per esempio, la «Monkberry Moon Delight» (dall’album «Ram» del 1971):

Voi cosa sarete capaci di fare a quasi 84 anni? Non chiedo degli anni precedenti.


La lettura del sabato

Oggi provo ad aggiornarvi su un altro effetto – questa volta commerciale – della guerra sulla vita quotidiana russa. Lo faccio non per far provocare qualche emozione, ma solo per informare.
In breve: in Russia si sta diffondendo una nuova pratica digitale legata al lutto: le vedove e le parenti degli uomini uccisi in guerra commissionano la «rivitalizzazione» delle loro fotografie tramite l’intelligenza artificiale. Partendo da vecchie foto, immagini del matrimonio o selfie, le reti neurali realizzano brevi video in cui l’ucciso si muove, sorride, abbraccia la famiglia e, a volte, pronuncia frasi scritte in anticipo.
Le persone in grado di creare video basati sull’intelligenza artificiale – i «neurocreatori» – hanno iniziato a fare di questo un business.


Le immagini che mi piacciono

Alla città russa di Tuapse continua a bruciare una raffineria di petrolio. Secondo le autorità, l’incendio è divampato in seguito a un attacco sferrato l’altra notte da un drone, che ha provocato la combustione di alcune attrezzature industriali nel porto.

Anche i dati del servizio satellitare FIRMS della NASA, che monitora le anomalie termiche, indicano lo scoppio di un incendio in quella zona.

Leggendo questa notizia, mi sono improvvisamente accorto di due cose:
1) hanno iniziato a piacermi i grandi fumogeni;
2) è da un po’ che non sento le autorità russe a spacciare gli incendi provocati dai droni ucraini per piccoli incidenti provocati da «un fumatore irresponsabile» o per «lavori di manutenzione». La propaganda statale russa ha dunque smesso di negare almeno una evidenza.
Non potevo non condividere con voi queste due scoperte…


Non ci sono limiti alla bassezza

All’interno del complesso commemorativo «Katyn» vicino alla città russa di Smolensk (istituito alla fine degli anni ’90 in memoria delle vittime delle repressioni politiche nell’URSS, all’interno del memoriale si trova un cimitero dove sono sepolti oltre 4400 ufficiali polacchi prigionieri di guerra, fucilati nel 1940 dagli agenti dell’NKVD) è stata inaugurata la mostra «Dieci secoli di russofobia polacca», realizzata dalla Società Russa di Storia Militare. Come riportato sul sito web della SRSM, gran parte dell’esposizione è dedicata agli eventi del XX secolo e alla Seconda guerra mondiale, con particolare attenzione al tema della «russofobia nella Polonia contemporanea».
Il direttore scientifico della SRSM, Mikhail Myagkov, consigliere del ministro della Cultura della Federazione Russa Medinsky dal 2012 al 2020, racconta:

La mostra è dedicata alla storia della russofobia polacca, ovvero all’odio che l’élite dello Stato polacco ha nutrito in vari periodi della storia nei confronti della Russia e del popolo russo, e a come tale odio si sia manifestato in azioni concrete. In particolare, nell’occupazione del territorio russo e nello sterminio dei popoli russo, bielorusso e piccolo-russo. La mostra vuole ricordare le lezioni fondamentali della storia nei rapporti tra Russia e Polonia.

Anche io se avessi osservato la russofobia da qualche parte nel mondo (ma io, personalmente, non l’ho mai incontrata nemmeno dopo il 24 febbraio 2022, anche se avrei osservato questo fenomeno con una certa comprensione), sarei stato in grado di riconoscere da cosa è provocata, contro chi è realmente diretta e perché va messa tra virgolette. Ma gli ideatori di mostre come quella sopra citata non ne sono proprio capaci.