Probabilmente negli ultimi giorni avete già letto o sentito parlare di una notizia tecnica che vi è sembrata del tutto irrilevante personalmente per voi: nel linguaggio di programmazione PHP (con cui sono stati realizzati milioni di siti web) sono state individuate due vulnerabilità critiche. Se non vi occupate di sviluppo web, non perdete tempo a leggere la descrizione tecnica di tali vulnerabilità; se invece vi occupate di sviluppo web, sapete già tutto sugli aspetti tecnici di tali vulnerabilità anche senza il mio intervento.
Allo stesso tempo, è importante che praticamente tutti gli utenti dell’internet siano a conoscenza delle conseguenze dell’individuazione di tali vulnerabilità. Il fatto è che gli sviluppatori seri di siti web scritti in PHP si sono affrettati ieri e oggi ad aggiornare le versioni di PHP utilizzate sui propri server: in quattro di queste versioni le vulnerabilità sono già state risolte dagli stessi sviluppatori del PHP. E l’aggiornamento della versione in uso può comportare modifiche nel funzionamento del codice del sito, poiché in qualsiasi linguaggio di programmazione l’elaborazione di alcuni comandi cambia da una versione all’altra (anche in questo caso, non vi carico di dettagli che non vi servono). Affinché il codice del sito, memorizzato nei file sul server, sia pienamente compatibile con la nuova versione del linguaggio di programmazione, è necessario verificare il funzionamento dell’intero sito e aggiornare i frammenti del codice ormai obsoleti. Quindi, se uno dei siti che utilizzate in questi giorni dovesse improvvisamente funzionare in modo strano o addirittura male, sappiate che il suo sviluppatore è passato a una versione sicura del PHP, ma non ha ancora individuato e corretto tutte le incongruenze nel codice.
Cosa potete fare voi, in qualità di semplici utenti? La risposta è ovvia: segnalare allo sviluppatore o all’amministratore del sito un malfunzionamento tecnico riscontrato sul sito. Lui, da solo, potrebbe non individuarlo così rapidamente come è capitato a voi (per esempio, perché ha iniziato la ricerca «da un’altra parte»).
In che modo quanto detto sopra si applica proprio a questo mio sito? Anche a questa domanda c’è una risposta semplice: ieri sono passato alla versione più recente del PHP disponibile sul mio server, anche se nel mio caso specifico non era tanto necessario (l’amministratore del server aveva già «messo in sicurezza» la versione del linguaggio che stavo utilizzando). Ma la sicurezza non è mai troppa, e prima o poi avrei comunque dovuto aggiornare. Quindi l’ho fatto pure per il CMS… E voi, visitatori, ora segnalatemi tutte le stranezze tecniche e gli errori che notate sul sito: magari salta fuori qualcosa da qualche parte che io non ho ancora notato.
Ieri, poco dopo l’incontro tra Putin e il rappresentante speciale del presidente degli Stati Uniti Steve Witcoff a San Pietroburgo, un corrispondente del canale televisivo «Vesti» ha chiesto all’assistente del presidente russo Yuri Ushakov quanto fosse vicina la fine della guerra russo-ucraina. Questi ha risposto:
Non so quanto ci stiamo avvicinando, ma la situazione sta andando in quella direzione.
Questa risposta significa forse che l’aggressore si sta davvero preparando alla fine della guerra? Triplo ahahahaha…
Questa risposta significa solo due cose. In primo luogo, Ushakov ha il compito di dare a Trump l’impressione di essere (Trump) un grande pacificatore e che solo lui (e i suoi rappresentanti) possano costringere l’Ucraina alla capitolazione (cioè alla fine della guerra).
In secondo luogo, il capo di Ushakov spera tanto che Trump, nel risolvere i propri problemi politici, eserciti una forte pressione su Zelensky: affinché accetti le richieste di Putin e «metta fine alla guerra». Se non dovesse riuscirci, almeno creerebbe enormi problemi militari (negando l’accesso a Starlink, alle informazioni di intelligence, alle munizioni e alle armi).
Come è già successo molte volte, Putin e i suoi rappresentanti (compresi Ushakov e Trump) hanno dimenticato la riluttanza dell’Ucraina ad arrendersi. Lo stesso Putin, poi, non ha chiaramente alcuna intenzione di fermare le truppe sulle posizioni attuali o addirittura di ritirarle, almeno da una parte del territorio ucraino: non vede alcun vantaggio per sé in questo. E Trump non ha intenzione di fargli notare questo vantaggio.
Il viceministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ha confermato che Mosca e Washington «stanno conducendo un dialogo» sul rilascio dei detenuti dalle colonie penitenziarie russe. Secondo Ryabkov, le discussioni si svolgono «attraverso i canali dei servizi segreti» e nel dialogo sono coinvolti «gli organismi competenti». Non ha fornito ulteriori dettagli, compresi i nomi dei possibili candidati da inserire nelle liste di scambio. In precedenza, a settembre, la rivista The Atlantic aveva riferito che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva sostenuto l’idea di allentare parte delle sanzioni contro la Russia in cambio del rilascio dei prigionieri politici.
In realtà, questa notizia dal contenuto molto vago ha un’applicazione pratica ben precisa. Se tra i vostri parenti, amici, conoscenti e colleghi privi di cittadinanza russa ci sono delle menti alternative che si trovano in Russia (o che hanno intenzione di andarci), spiegate loro che l’attuale Federazione Russa è il posto più pericoloso al mondo per loro. In qualsiasi scambio del tipo «detenuti in cambio della revoca delle sanzioni» o «detenuti in cambio di detenuti», i detenuti stranieri hanno il valore più alto di quelli russi: saranno loro che gli Stati Uniti cercheranno di liberare per primi, anche con il presidente Trump. Ciò significa che, per lo Stato russo, i detenuti stranieri diventano una merce particolarmente preziosa: più ne arresti, maggiore sarà la revoca delle sanzioni che potrai poi negoziare.
Per quanto possa sembrare strano, moltissime persone non comprendono questa semplicissima verità. Provate a spiegarlo almeno ai principali amanti del rischio tra le menti alternative.
Inoltre, potete ricordare che Trump non nasconde più di essere pronto ad aiutare Putin in tutto e per tutto.
Cominciamo, come sempre, dal testo della notizia.
Presso il Centro per lo sviluppo sanitario della Scuola di gestione «Skolkovo» di Mosca è stato istituito un laboratorio sulla longevità: lì si studierà l’impatto dell’aumento dell’aspettativa di vita sulla sanità, sui mercati, sul mondo del lavoro e sulle politiche pubbliche. Sulla base dei dati raccolti, i ricercatori proporranno soluzioni gestionali volte a migliorare la qualità della vita degli anziani. E la direttrice dell’Istituto medico-scientifico e formativo dell’Università Statale di Mosca, Maria Vorontsova, figlia di Putin, intervenendo al forum di «Skolkovo», ha affermato che finora la scienza ha compiuto pochi progressi nel risolvere la questione del prolungamento della vita umana oltre il «potenziale naturale fissato a 85–90 anni». Secondo lei, uno degli ostacoli che si frappongono ai ricercatori è il fatto che l’invecchiamento non sia considerato una malattia, e senza una diagnosi è impossibile condurre sperimentazioni cliniche sui farmaci. Tuttavia, secondo le previsioni di Vorontsova, tra 10–20 anni «la paura universale della morte» spingerà gli organizzatori del sistema sanitario ad affrontare questo problema.
Cosa possiamo dedurre da quanto letto? Prima di tutto, possiamo e dobbiamo capire che il 74enne Putin – il quale, come sappiamo dalle sue conversazioni intercettate, ha molta paura della morte – intende vivere ancora almeno dieci anni e mantenersi, alla fine di questo periodo, in condizioni adeguate per risolvere il proprio problema dell’invecchiamento. Da un punto di vista puramente biologico, i suoi piani potrebbero anche essere fondati: molti dei suoi antenati diretti hanno vissuto molto a lungo, mentre lui stesso sembra prendersi cura della propria salute e ricevere prognosi dai propri medici.
Nel suo caso, però, io non mi affiderei solo al fattore biologico. Anche se nessuno tentasse di «influenzare negativamente» la sua biologia (ma come si può esserne così sicuri?), il suo ambiente di vita potrebbe cambiare radicalmente nei prossimi anni, riducendo la sua vita a una semplice esistenza biologica. Non sono sicuro che lui sia così diverso dalla maggior parte di noi da intendere proprio questo per «vita lunga».
La sera e nella notte del 17 ottobre, a causa della minaccia di attacchi da parte di droni ucraini, gli aeroporti di Mosca hanno nuovamente imposto restrizioni sui voli in arrivo e in partenza. In totale, secondo i dati del tabellone online, sono stati ritardati o cancellati oltre 350 voli. Anche il giorno prima, negli aeroporti di Mosca, a causa della minaccia dei droni, erano stati ritardati almeno 200 voli.
Tutto questo perché già all’inizio di settembre Vladimir Zelensky aveva avvertito:
Oggi vogliamo avvertire ogni compagnia aerea che utilizza lo spazio aereo russo, ogni assicuratore, tutti coloro che ancora utilizzano i principali aeroporti russi: il cielo russo sta diventando completamente pericoloso. L’Ucraina non rappresenta una minaccia per l’aviazione civile in quanto tale – per nessun aereo civile. Semplicemente, nei cieli russi saranno presenti droni, ed è necessario esserne consapevoli. […] Noi in Ucraina non vogliamo che si perdano vite innocenti. Pertanto, avvertiamo i nostri partner: nei cieli russi non ci sono più momenti sicuri. È importante che lo sentano gli ambasciatori dei paesi che operano qui, in Ucraina, e gli ambasciatori che operano a Mosca. […] È importante che lo sentano le compagnie aeree interessate, che attualmente volano verso gli aeroporti, in primo luogo di Mosca, San Pietroburgo e altre destinazioni chiave della Russia. L’aviazione civile non ha posto tra i droni.
C’è un Vladimir che ha iniziato la guerra per «aumentare la sicurezza della Russia». C’è un Vladimir che è un grado di decidere se e quando si vola in sicurezza da per la Russia (più o meno tutti i voli internazionali importanti passano per Mosca). Sono due Vladimir diversi.
Il nuovo paragrafo di Inerario (§ 44) è dedicato al come impostare lo stesso URL per una sottodirectory fisica e per una pagina WordPress del sito: in modo da far sembrare quest’ultima una index della cartella di cui sopra. Si tratta di una soluzione utile nelle situazioni in cui si vuole creare una sezione del sito composta da strumenti tecnicamente indipendenti dal CMS, mantenendo allo stesso tempo l’omogeneità degli URL e la comodità della gestione dei contenuti «tipici» per un sito WordPress.
Il paragrafo è stato pensato prevalentemente per gli sviluppatori backend e proprietari di siti web complessi che non sono indifferenti alla organizzazione visiva dei propri progetti.
https://eugigufo.net/it/inerario/paragrafo44/

Mi sembra evidente: è proprio questa la «risposta dell’anno».
Vorrei tanto che non ci fossero più motivi per domande e risposte del genere (così come per tutto il resto che ha portato alla situazione attuale), ma la realtà è quella che è.
Penso che tutti abbiano sentito almeno una volta nella vita la canzone «I will always love you» cantata da Whitney Houston (e registrata nel 1992 per il film «The Bodyguard»):
Potrei anche scommettere che molte persone sono convinte che sia una canzone della Houston. Ma in realtà è una canzone scritta e per la prima volta cantata dalla cantante country Dolly Parton (e inclusa nel suo album «Jolene» del 1974):
Oltre all’originale e alla interpretazione più famosa, esistono tante altre versioni della stessa canzone. Per esempio, esiste la versione dance della cantante britannica Sarah Washington (registrata nel 1993):
Esiste pure la versione pop del cantante inglese Rik Waller (inclusa nel suo album di debutto «From Now…» del 2002):
Poi c’è da precisare che la stessa Dolly Parton, autrice della canzone, nel corso dei decenni aveva pubblicato alcune altre versioni della stessa canzone: cantandola da sola o in duetto con qualche altro cantante. Quelle interpretazioni, però, le troverete anche con le proprie forze. Io, intanto, ammetto di essermi deciso di scrivere questo post musicale solo dopo aver saputo della morte di Dolly Parton avvenuta il 25 agosto 2026.
Nella edizione odierna della rubrica metto un nuovo articolo sulle componenti cinesi nelle armi russe utilizzate per la guerra in Ucraina. In particolare, si si racconta di come la Cina fornisce i modem mesh per i droni, consentendo loro di penetrare in profondità nel territorio ucraino.
Non si tratta ancora del cosiddetto «sarà la Cina a dare tutto alla Russia», ma, comunque, è un contributo purtroppo rilevante. Purtroppo, Trump non si interessa di questi dettagli ahahaha
La Reuters, citando le valutazioni di esperti militari e la propria analisi delle immagini satellitari, riferisce che la Russia ha quasi completato la costruzione di una nuova grande base per il lancio di droni a reazione nei pressi della città di Millerovo, nella regione di Rostov.
I lavori di costruzione procedono nel contesto degli attacchi con droni d’attacco a reazione lanciati dalla Russia, che si sono intensificati nelle ultime settimane. Per le forze ucraine è estremamente difficile intercettare questi velivoli ad alta velocità, in grado di raggiungere i 600 km/h.
Potete leggere da soli tutti i dettagli (se non l’avete ancora fatto), quindi io passo direttamente alle conclusioni. Più precisamente, a una conclusione banale che dovrebbe venire in mente a qualsiasi persona dotata di logica. Se i Paesi occidentali non hanno la possibilità o (o?) la voglia di organizzare forniture massicce di munizioni all’Ucraina, a questo punto si potrebbero ottimizzare gli sforzi e limitarsi a fornire un numero sufficiente di missili in grado di distruggere sul territorio russo obiettivi simili a quello in fase di completamento (vedi sopra). Questo alleggerirebbe il carico sulla difesa aerea ucraina e salverebbe un gran numero di vite ucraine. Inoltre, forse, questo farebbe piacere a Trump: dopotutto, contribuirebbe al rispetto dei vari «accordi» da parte di Putin.
Immagino che i negoziati su una soluzione di questo tipo siano già in corso, e pure da tempo.



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