Il «Politico» ha intervistato diplomatici, militari ed esperti dei Paesi della NATO e ha elencato «cinque lacune», sulla base delle quali è giunto alla conclusione che la guerra in Medio Oriente ha dimostrato che i Paesi della NATO non sono pronti per una guerra con la Russia.
Ecco, molto probabilmente avete già letto quell’articolo o, almeno, ne avete sentito parlare. E, molto probabilmente, vi siete accorti della «sesta lacuna» presente nel suddetto articolo (no, questa volta Immanuel Kant non c’entra nulla ahahahaha). Tale lacuna consiste nel fatto che nella NATO non si vede l’ombra della volontà di entrare in un conflitto armato con la Russia. A partire dal 24 febbraio 2022 la NATO ha già avuto diverse occasioni da utilizzare come un pretesto per fare almeno qualcosa, almeno «indirettamente» e sul territorio dei propri Paesi-membri. Ma si è sempre astenuta, nonostante il fatto che in quelle occasioni le cinque lacune elencate dal «Politico» erano meno evidenti e meno critiche.
Anche se poi dobbiamo precisare che questa sesta lacuna è l’unica che riguarda la posizione attiva della NATO e dovrebbe essere recuperata per prima.
La Bloomberg scrive che la scorsa settimana il leader della Corea del Nord Kim Jong-un ha confermato: alcuni militari nordcoreani hanno commesso suicidio durante la guerra in Ucraina per evitare di finire prigionieri. In sostanza, si tratta di una conferma “ufficiale„ delle voci che circolavano già da tempo.
Io, a questo punto, posso pensare solo una cosa: la propaganda interna nordcoreana è realmente forte. Solo con questo posso spiegare il fatto che i militari nordcoreani preferiscono la morte alla possibilità di finire legalmente in un mondo libero. Il periodo della prigionia, la difficoltà legale di chiedere e ottenere l’asilo in Occidente e la conseguente vita economicamente difficile in un mondo sconosciuto per la mia logica dovrebbero comunque essere meglio della vita nella Corea del Nord. Ma i militari nordcoreani, evidentemente, hanno in mente due cose:
1) l’Occidente è l’inferno in Terra;
2) il rischio di essere rispediti a casa in qualità di combattenti arresi comporterà una morte dolorosa.
Preoccupante, direi.
Secondo un rapporto dell’Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca sulla pace, lo scorso anno la Federazione Russa ha aumentato la spesa militare del 5,9% – raggiungendo i 190 miliardi di dollari – rispetto al 2024. Secondo i dati riportati, l’onere sul bilancio nazionale è del circa il 7,5% del PIL e il 20% della spesa pubblica totale. Nella classifica mondiale della spesa militare la Russia si è classificata al terzo posto dopo Stati Uniti e Cina.
Ecco: se anche a voi fosse già capitato di leggere di questo aumento, non dovete (purtroppo) pensare che lo Stato russo spenda troppo per la guerra e finisca dunque presto i soldi. Nonostante l’intelligence svedese sostenga che la Russia spenda più dichiarato, dobbiamo ricordare anche che l’URSS, senza avere una economia di mercato, negli ultimi anni spendeva tra i 15 e i 17% del PIL secondo i dati ufficiali e molto di più secondo le stime degli economisti: però era rimasta in piedi per più tempo della Russia putiniana dei tempi della guerra in Ucraina. Dal punto di vista economico l’URSS era finita molto male, non sappiamo ancora se la Russia putiniana finirà meglio o peggio, ma, purtroppo, non finirà stasera.
Nonostante sia un lunedì, posto un video: è brevissimo e senza l’audio rilevante, dunque potete vederlo anche ora…
Nel corso della evacuazione del Hilton di Washington dovuta alla ormai famosa sparatoria, una signora ha deciso di salvare ciò che le è più caro:
La morale: una evacuazione vera (e non le simulazioni del cazius con le quali ci torturano da anni) è un ottimo test psicologico, Arthur Conan Doyle avrebbe potuto costruire attorno a tale fatto un episodio ancora più interessante…
È accaduto un evento epocale: ho finalmente visto una video creato con l’AI in stile «realistico» che non provoca delle reazioni fisiologiche negative. I ragazzini della prima scena sembrano un po’ troppo simili tra loro (uno dei «vecchi» di tutto i modelli dell’AI), ma per il resto va bene.
Il video è stato creato con il Runway.
Il compositore francese Jules Émile Frédéric Massenet (1842–1912) è entrato nella storia musicale prevalentemente per le sue opere liriche: numerose e, nella maggioranza dei casi, di una certa popolarità già negli anni della prima esecuzione dal vivo. Tale fatto storico-culturale evidenzia, tra le altre cose, la grande «utilità» delle creature parassitarie chiamate critici musicali: infatti, i critici musicali contemporanei a Massenet affermarono che egli fu più un compositore sinfonico che teatrale e che la sua musica puramente orchestrale fosse migliore. Massenet, invece, ebbe un’opinione diametralmente opposta riguardo alle proprie capacità artistiche: per temperamento non fu portato a comporre opere sinfoniche, i limiti delle forme sonate gli portarono noia.
Io, per fortuna, non sono un critico musicale, sono un semplice ascoltatore e in tale qualità ho sempre preferito la musica sinfonica alle opere liriche (e le opere liriche al balletto) indipendentemente dal compositore autore, in generale, per temperamento mio. Ma oggi provo a essere un divulgatore imparziale e vi propongo due composizioni di Massenet di generi «in conflitto»: una opera lirica e un poema sinfonico.
L’opera lirica più breve di Jules Émile Frédéric Massenet è la «La Grand’Tante» («La prozia»), composta poco dopo il termine degli studi da parte del compositore ed eseguita per la prima volta il 3 aprile 1867. Ha solo un atto, ma per qualche strano motivo è disponibile su YouTube solo in una strana versione ucraina. Di conseguenza, sono stato a selezionarne solo un estratto, diretto da Stéphane Petitjean.
Il poema sinfonico di Jules Émile Frédéric Massenet che ho selezionato per oggi è la ouverture «Phèdre», composta nel 1873. Quella del video è l’esecuzione della Orchestre de la Suisse Romande:
Bene, la prossima volta che mi capita di tornare a questo compositore, mi concentro sulle mie preferenze personali e posto solo la musica sinfonica di Massenet.
Questo sabato pubblico il link a un altro articolo su come la FSB cattura i «terroristi» ucraini durante la guerra. Si tratta di un articolo sui «nove di Kherson», i cui «membri» sono stati arrestati nell’estate del 2022, quando la città di Kherson era ancora occupata dalla Russia. Sono stati accusati di aver pianificato attentati contro funzionari di Kherson che collaboravano con l’occupante. Nel gennaio 2026, un tribunale russo li ha condannati a pene detentive comprese tra i 14 e i 20 anni.
Nel complesso, l’articolo non aggiunge nulla di radicalmente nuovo alle nostre conoscenze sui metodi di lavoro della FSB, della giustizia russa contemporanea e dello Stato russo in generale. Ma conviene comunque leggerlo per almeno due motivi: come parte della cronaca del degrado che sta succedendo e come descrizione dei limiti delle reali capacità della FSB.
Infatti, la FSB non è in grado di fornire informazioni attendibili sulle prospettive della guerra pianificata, non è in grado di impedire l’ingresso di truppe straniere sul territorio russo, non è in grado di catturare veri terroristi. L’unica cosa che è in grado di fare è descritta nell’articolo sopra citato.
La Reuters scrive che l’UE ha attivato per la prima volta il meccanismo contro l’elusione delle sanzioni contro lo Stato russo attraverso Paesi terzi (previsto dal diciannovesimo pacchetto dell’ottobre 2025). In particolare:
1) ha imposto sanzioni contro una società kirghisa che gestisce un exchange di criptovalute su cui vengono scambiati volumi significativi dello stablecoin A7A5 (creatura russa per ricevere dei soldi dall’estero);
2) ha vietato le operazioni con il terminal del porto petrolifero di Karimun in Indonesia;
3) ha introdotto disposizioni a tutela della proprietà intellettuale e delle società dell’UE da azioni legali russe in paesi terzi.
Complessivamente, è una notizia positiva, ma mi preoccupa un po’ il ritmo: se vanno avanti con tre misure ogni sei mesi, rischiano di vedere qualche effetto rilevante già alla fine del secolo. Mentre noi (beh, almeno io) rischiamo di dover affidare tutte le speranze alla soluzione biologica del problema principale.
Penso che a questo punto sia utile, dopo tutto quello che è stato pronunciato da vari personaggi, precisare che Vladimir Soloviev può essere definito «giornalista» + «popolare» russo solo per scherzo (scherzo molto strano, tra l’altro). In pratica, da oltre due decenni è uno dei più attivi e noti propagandisti a servizio del regime putiniano. È noto non solo per la sua capacità di giustificare qualsiasi cosa, ma anche per il tono rude, aggressivo e offensivo delle affermazioni nei confronti di persone, Stati e Istituzioni considerate nemiche per il regime che lo ripaga generosamente: con tanti soldi e con tanto spazio su uno dei principali canali televisivi federali russi.
Ma, ovviamente, non appena Soloviev spara qualche stronzata che scatena uno scandalo internazionale, per i funzionari russi si trasforma immediatamente in un «privato cittadino con le sue opinioni personali».
In questo contesto è interessante precisare anche che nel 2024 la quota di audience del canale YouTube «Soloviev live» era pari a circa lo 0,1% nel Mediascope TV Index (audience 4+ in tutta la Russia), il che lo colloca alla pari con canali a basso rating. Secondo dati più recenti (2024–2026), il canale si colloca spesso al 30°–31° posto su 32 canali monitorati, con un rating dello 0,0% e una quota dello 0,3%. Gli ascolti continuano a calare pure tra il pubblico «patriottico»: all’inizio del 2026 i programmi di Soloviev sono scesi al di sotto della 46ma posizione.
Vladimir Zelensky ha dichiarato ieri che gli esperti hanno completato i lavori di riparazione su un tratto dell’oleodotto «Druzhba», che, secondo Kiev, era stato danneggiato a gennaio a seguito di un attacco da parte di droni russi. Ha aggiunto che conta sul fatto che l’Unione Europea sblocchi il prestito all’Ucraina di 90 miliardi di euro, che era stato precedentemente approvato dall’UE e bloccato dalle autorità ungheresi (quelle sconfitte alle ultime elezioni).
E mentre qualcuno ha iniziato a dubitare che l’Ucraina non stesse ritardando apposta la riparazione dell’"Druzhba", cerco di immaginare come Zelensky abbia affrontato un grande dilemma: non annunciare il completamento della riparazione dell’oleodotto in un contesto di aumento dei prezzi del petrolio (sarebbe stato un regalo per Putin) o annunciarlo in vista del blocco dello stretto di Hormuz (un regalo per i consumatori europei di petrolio). È ovvio che i calcoli hanno dimostrato che garantire l’aiuto europeo è più vantaggioso che aggiungere problemi alla economia di guerra putiniana. Non dico che sia una scelta buona o cattiva, vedo semplicemente che è stato ritenuto realistico combattere il nemico con mezzi economici.



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