Questo video mi ricorda alcune conversazioni con gli studenti:
Il problema sta nel fatto che gli studenti non sono dei candidati repubblicani alle posizioni dei giudici federali statunitensi.
I servizi segreti di uno dei paesi dell’UE hanno redatto e diffuso tra i giornalisti un rapporto sulla «reale situazione» al Cremlino e sulle condizioni di Vladimir Putin. Avrete sicuramente già letto o sentito un breve elenco dei punti-chiave di quel rapporto: Putin teme attentati e colpi di Stato con la partecipazione delle «élite» russe, trascorre diverse settimane in bunker modernizzati (mentre i media statali russi continuano a utilizzare filmati preparati in anticipo per i resoconti sulle sue presunte attività), ha ridotto in modo significativo l’elenco dei luoghi visitati, nel 2026 non ha visitato nemmeno una volta strutture militari, etc.. Tutte queste tesi provengono dalla parte del rapporto che mi sembra più vicina alla realtà: le paure di Putin (come quelle di qualsiasi altro governante autoritario nella storia dell’umanità) si moltiplicano col tempo.
L’unica parte del rapporto che non mi convince molto è quella in cui si parla della «cospirazione di Shoigu». In primo luogo, se i servizi segreti stranieri conoscono il fatto della cospirazione e lo raccontano al mondo intero, allora non si tratta più di una cospirazione. In secondo luogo, se fosse vero, Sergei Shoigu (l’ex ministro della difesa russo) non esisterebbe più al mondo. In terzo luogo, non riesco a immaginare che Shoigu sia tecnicamente in grado di organizzare qualcosa del genere: il massimo delle sue capacità organizzative è organizzare una battuta di pesca per Putin.
Probabilmente avete già sentito tutto questo. Però inserisco comunque il link al testo completo di quel rapporto, affinché possiate leggere voi stessi in dettaglio come la paranoia di questa creatura, che sta rovinando il mondo intero, non conosca limiti. Dopo averlo letto, si può iniziare a sperare che un giorno lui stesso si rinchiuda per sempre in un frigorifero blindato, oppure si può rimanere realisti e ricordare che le persone che mostrano al mondo le proprie paure spesso attirano su di sé proprio ciò di cui hanno più paura.
Il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, Anouar El Anouni, ha dichiarato che i rappresentanti dell’Unione Europea non lasceranno Kiev nonostante le minacce della Russia di colpire la città. In precedenza, il consigliere di Putin Ushakov e la portavoce del Ministero degli Esteri russo Zakharova avevano dichiarato che la Russia potrebbe colpire gli edifici governativi a Kiev se l’Ucraina attaccasse (anche solo con i droni) Mosca il 9 maggio, giorno della celebrazione della vittoria nella Seconda guerra mondiale sulla piazza Rossa.
Qualcuno potrebbe pensare, in un primo momento, che l’UE intenda usare i propri rappresentanti come una specie di scudo umano: sapendo che Putin per ora non ha abbastanza coraggio per portare la guerra a questo nuovo livello. È vero, l’UE lo sa. Ma, allo stesso tempo, sa anche che le minacce verbali del Cremlino collettivo solitamente non hanno molto valore: negli ultimi quattro anni si sono sentite molte minacce di colpire gli edifici istituzionali a Kiev, ma pure voi sapete che non è mai successo.
È spesso giusto e positivo non darsi al panico e non prestare attenzione a ciò che dicono i personaggi sgradevoli che fanno i fighi. Nemmeno quando sono pazzi e armati.
A volte è bello scoprire la parte finale di qualche notizia letta tempo fa… Ne leggiamo decine ogni giorno e non scopriamo quasi mai come finiscono perché il giorno dopo arrivano decine di quelle nuove.
Vladimir Zelensky ha comunicato che l’Ungheria ha restituito i fondi e i beni della banca statale ucraina «Oschadbank» che erano stati sequestrati dalle forze dell’ordine ungheresi nel marzo di quest’anno.
Si tratta di valuta e metalli preziosi trasportati dall’Austria verso l’Ucraina. All’epoca, sul territorio ungherese erano stati fermati due furgoni portavalori e sette dipendenti della banca. Successivamente i mezzi sono stati restituiti, ma il denaro e l’oro sono rimasti nelle mani delle autorità ungheresi. Secondo le autorità ucraine, l’Ungheria tratteneva circa 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro e 9 kg di oro bancario.
Almeno nei confronti della Ucraina sta cambiando qualcosa in meglio in Ungheria. Per me, un non cittadino/residente ungherese, è già una cosa importantissima.
404 Media riferisce che il boom della costruzione dei data center destinati all’intelligenza artificiale ha provocato un forte aumento dei prezzi e una forte carenza non solo di memoria RAM, ma anche di dischi rigidi, il che mette a rischio il funzionamento dei più grandi progetti di archiviazione digitale: per esempio, Internet Archive (il servizio Wayback Machine) e la Fondazione Wikimedia.
Non uso molto i servizi della Wikimedia, mentre la Wayback Machine è un progetto geniale, interessante e utile per me; lo visito se non ogni settimana, sicuramente diverse volte al mese. È solo grazie a questo progetto che, col tempo, almeno qualcosa su internet non va perso per sempre (contrariamente a una leggenda molto diffusa, l’internet «ricorda tutto» molto peggio dei libri e dei manoscritti). E mi dispiacerebbe molto se i suoi archivi smettessero di essere aggiornati o addirittura iniziassero a perdersi a causa della mancanza di nuovi dischi.
Per questo mi è venuta in mente una bozza di progetto, su cui potrei anche riflettere io stesso nei dettagli, ma che difficilmente riuscirò a realizzare da solo nel prossimo futuro: creare uno script di archiviazione periodica di un (qualsiasi) sito, integrato nel motore del sito stesso. Una sorta di museo del sito che si aggiorna dinamicamente, che verrà conservato sul server già esistente dello stesso sito. Porzioni dell’archivio potrebbero, su richiesta, essere inviate all’Internet Archive quando questo acquisisce una nuova serie di dischi rigidi.
Spero che qualcuno capace sviluppi questa idea più velocemente e meglio di me.
La Reuters comunica: il procuratore generale ad interim Todd Blanche ha dichiarato che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti intende ricorrere a tutti gli strumenti di contrasto a sua disposizione per contrastare l’aumento dei prezzi dei generi alimentari.
Già così la notizia suona male per chi ricorda o conosce bene la non particolarmente remota realtà sovietica. Ma dovrebbe suonare male anche per i più giovani che però conoscono bene la storia mondiale del XXI secolo. Quando uno Stato decide di contrastare l’aumento dei prezzi dei beni di qualsiasi tipo, solitamente quei beni spariscono dal mercato: i produttori e i venditori smettono di vendere o vendono altrove perché (stranamente) non vogliono perdere soldi.
In tempi recenti dove si è verificata, arrivando a un livello drammatico, una situazione del genere? In uno Stato sudamericano il cui presidente-dittatore è stato poco tempo fa rapito dagli USA! Ecco: mi sa che pur stando in una cella è riuscito a influenzare ciò che alcuni degli attuali funzionari statunitensi hanno al posto del cervello.
Da un rapporto della società di ricerche «Grifon Expert», presentato in occasione di una riunione del Consiglio della Federazione (Camera alta del «parlamento» russo) il 27 aprile, emerge che circa il 34% degli abitanti della Crimea annessa utilizza ricevitori satellitari non autorizzati, noti come «Gorynych» (il nome di un drago a tre teste molto presente nella mitologia slava). Questi dispositivi ricevono il segnale direttamente da diversi satelliti e consentono, in particolare, di guardare i canali televisivi ucraini. Secondo le stime degli autori del rapporto, ne fa uso circa un terzo della popolazione della penisola. Allo stesso tempo, solo il 17% dei residenti dispone di televisione satellitare autorizzata, mentre il 49% non ne dispone proprio.
Tra le altre cose, il rapporto afferma:
Più un intervistato ha accesso a contenuti alternativi, più spesso la sua opinione si discosta dalla «media», è più negativa e diventa meno stabile.
A questo punto è utile ricordare che il «referendum» sul passaggio alla Russia gestito dall’esercito russo aveva raccolto, ufficialmente, il 96,6% dei voti a favore.
Se qualcuno dovesse chiedermi, dopo la fine di Putin la Crimea dovrà essere ridata velocemente alla Ucraina: con le modalità da precisare e, in particolare, con le garanzie di sicurezza per i residenti che potrebbero essere accusate di collaborazionismo, ma dovrà essere ridata. La suddetta ricerca rafforza la mia convinzione.
E direi che fanno bene:
Non fanno bene coloro che a) hanno iniziato la «operazione speciale» alla quale logicamente rispondono anche in questo modo e b) ora non stanno facendo alcunché per informare e/o evacuare la popolazione locale (pure per i media di livello federale a Tuapse non sarebbe successo nulla).
Sembra quasi che quest’anno si stiano «risvegliando» alcuni vecchi personaggi del rock (o quasi del rock): non solo Paul McCartney ha pubblicato un suo nuovo album, lo ha fatto pure Suzi Quatro. Il nuovo album di Quatro si chiama «Freedom»; evito le parole introduttive inutili e inserisco subito la canzone omonima tratta dall’album.
Sono sicuro che le persone interessate saranno capaci di trovare anche da sole le altre canzoni dell’album nuovo. Io, invece, non avendo mai dedicato un post musicale a Suzi Quatro, provo a recuperare qualcosa oggi e posto una delle sue canzoni vecchie e note. Per esempio, potrei scegliere la «Can the Can» (dall’album d’esordio «Suzi Quatro» del 1973):
Bene, non so se e quando tornerò a pubblicare qualcosa di Suzi Quatro (non è mai stata tra le mie preferenze musicali «quotidiane»), ma sono soddisfatto di averlo fatto almeno oggi.



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