Per qualche strano motivo nella mia rubrica musicale non è mai comparso il compositore svizzero Arthur Honegger (1892–1955). Ma non è mai tardi recuperare!
In realtà, Honegger potrebbe anche essere definito un compositore francese: nacque da genitori svizzeri ma in Francia, ricevette quasi tutta la sua istruzione musicale in Francia (tranne i primi anni di Conservatorio passati a Zurigo), lavorò in Francia, ebbe i contatti professionali e personali con molti dei compositori francesi più importanti della sua epoca, fu addirittura membro della Resistenza francese negli anni della Seconda guerra mondiale. Ma ha sempre dichiarato di sentire in sé un «elemento svizzero, un atavismo profondamente radicato». Di conseguenza, chiamiamolo pure un compositore svizzero-francese: la fusione delle varie culture musicali (in realtà, non solo di quelle svizzere e francesi) e la capacità di apprendere dai numerosi colleghi gli hanno permesso di creare delle opere musicali belle, particolari e, in una certa misura, «influenti» per la musica classica del XX secolo.
E dato che oggi pubblico il mio primo post dedicato ad Arthur Honegger, preferisco inserirvi due delle sue composizioni più note: per far capire ai lettori meno preparati di chi si tratta.
La prima composizione di Honegger che ho selezionato per oggi è – forse prevedibilmente – il poema sinfonico «Pacific 231» (H53) del 1923, dedicato alla locomotiva a vapore più potente dell’epoca (Pacific 231G 558). Ascoltandolo, capirete facilmente che non si tratta di un titolo attribuito «tanto per»:
La seconda composizione di Arthur Honegger che ho selezionato per il post odierno è la Sinfonia n. 2 per archi e tromba (H153, composta nel 1941), le tre parti della quale simboleggiano la morte, il dolore e la liberazione. Il contesto storico della creazione di questa sinfonia a Parigi è facilmente immaginabile…
Per oggi va benissimo così, ma sicuramente tornerò ancora a postare la musica di Arthur Honegger.
Il media The Insider pubblica spesso delle inchieste interessanti, più frequentemente di quanto le segnalo io. L’esempio più recente è l’inchiesta su una nuova unità segretissima dei servizi segreti creata in Russia alla fine del 2022, il cui obiettivo è, tra le altre cose, l’uccisione e il rapimento di oppositori dell’attuale regime russo all’estero.
Il fatto stesso dell’esistenza di una tale unità non può sorprendere: si occupa di ciò di cui si occupano, tra le altre cose, i servizi segreti russi almeno fin dai primi anni dell’esistenza del regime sovietico. L’articolo mi è piaciuto per due motivi. In primo luogo, per la descrizione dell’identificazione di singoli membri della nuova unità e, in secondo luogo, per la conferma del fatto che anche i «migliori ufficiali» dell’FSB e del GRU sono gli stessi idioti incompetenti che conosciamo bene dalle storie famose, capaci di farsi beccare per cose incredibilmente semplici.
Con questo post apparentemente molto tecnico probabilmente farò risparmiare a qualcuno un sacco di tempo e nervi. E ne sarò felice.
Se qualcuno dei lettori non riesce a capire perché su Codester (sito codester.com) non si riesce a caricare i file dei progetti, io ho la soluzione al problema. Ed è una soluzione semplice, come tutte le cose geniali (o come tutte le cose idiote). Procedete così:
– chiudete codester.com;
– svuotate la cache del browser;
– visitate codester.com… STOP!!!!! Non fate nulla prima di aver letto il punto successivo;
– accettate TUTTI i cookie;
– utilizzate il sito normalmente, caricando senza problemi tutto ciò che volete.
Per trovare questa soluzione semplicissima ho impiegato, in totale, circa mezza giornata.
Il fatto è che qualche giorno fa mi sono messo a pubblicare una cosa su codester.com non dal mio solito computer, ho provato a caricare un normale set di file (beh, codici zippati, icone e pure screenshot), ma il sito non ha reagito in alcun modo. Proprio per niente, non ha nemmeno dato un errore. Ho provato a dare dei calci al pneumatico a ricaricare la pagina, ho controllato il formato dei file e ho persino disattivato tutte le estensioni del browser, ma il sito non reagiva al tentativo di caricare i file. Solo a quel punto ho aperto la console…
Nella console, nella sezione «Network», ho scoperto, tra le altre cose, che «dmUploader is not a function». Beh, a quel punto ho pensato che il sito non riesca a caricare qualche javascript responsabile dell’upload. Avranno aggiornato male qualcosa nel codice, proverò ad accedere domani, quando avranno sicuramente sistemato tutto. Ma domani non è cambiato nulla nel funzionamento di Codester, e nemmeno dopodomani. Allo stesso tempo, vedevo che altre persone pubblicano i loro progetti: li vedo nella sezione «nuovi». Forse, penso, è il Claudflare che fa i capricci e non trasmette qualcosa di importante alla mia posizione geografica? Ho provato diversi Paesi nel mio VPN, ma non è servito a nulla. Sono allora tornato alla console del browser…
E lì, nei log, ho trovato una lunga riga sospetta (in questo post occuperebbe circa una schermata), che ho già fornito all’AI e insieme abbiamo capito. In breve, molto probabilmente codester.com utilizza contemporaneamente Cloudflare Rocket Loader, Usercentrics Cookiebot e i vecchi plugin jQuery. Di questi tre, Rocket Loader ottimizza la velocità di caricamento della pagina e modifica l’ordine di caricamento, Cookiebot blocca l’esecuzione di alcuni script a causa dell’accettazione incompleta dei cookie, mentre jQuery, come si evince dal messaggio di errore, viene utilizzato nella sua versione del 2013, ovvero jquery-1.10.2. Pertanto, l’intera struttura può funzionare correttamente solo se tutti i cookie sono accettati.
Non so se abbia senso descrivere in modo più dettagliato l’ipotesi tecnica sul funzionamento del sito gestito da altri. È meglio e più utile chiedere in coro agli amministratori di aggiornarlo a qualcosa di più moderno o almeno di informare gli utenti su come aggirare il bug.
Mentre io sarò molto felice di sapere di aver semplificato la vita almeno a un sviluppatore freelance su questo pianeta.
Il Guardian ha riferito ieri che l’Agenzia internazionale per l’energia ha ordinato di liberare il più grande volume di riserve petrolifere statali della sua storia: 400 milioni di barili, un terzo del volume totale delle riserve. In questo modo l’agenzia cerca di attenuare lo shock sul mercato petrolifero causato dalla guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran e dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa un quarto di tutte le forniture mondiali di petrolio.
E ora un po’ di aritmetica. Il volume del consumo mondiale giornaliero di petrolio è di circa 102 milioni di barili. Ciò significa che se le forniture di petrolio che normalmente passano attraverso lo Stretto di Hormuz sono completamente bloccate, le riserve sbloccate dovrebbero essere sufficienti per poco più di 15 giorni di consumo normale.
Tra 15 giorni la guerra finirà e lo Stretto di Hormuz sarà nuovamente aperto? Per ora sono disposto a scommettere solo sul fatto che Tramp non avrà la pazienza di continuare la guerra per due settimane. Ma non sono proprio sicuro che tutti gli altri elementi della crisi scompariranno in 15 giorni. Certo, in teoria si potrebbero moltiplicare i 15 giorni per 3, ma in pratica nessuno oserebbe svuotare completamente le riserve mondiali di petrolio.
Quindi ci si potrebbe preparare moralmente al fatto che in primavera il petrolio aumenterà di prezzo. Fare scorta di benzina e non stupirsi, per esempio, del volto soddisfatto di Putin (che riceverà un po’ più di soldi per continuare la guerra). E, allo stesso tempo, rallegrarsi che l’Agenzia internazionale per l’energia abbia almeno cercato di darvi il tempo di prepararvi. Ma sembra che a salvarci sia il fatto che anche i paesi non membri dell’Agenzia internazionale per l’energia dispongono di riserve di petrolio e che una parte del petrolio sia stata fatta passare aggirando lo Stretto di Hormuz.
Qualcuno potrebbe ora stupirsi del fatto che io abbia deciso di giocare a fare l’esperto di petrolio. In realtà, ho scritto tutto questo per sottolineare che un certo Donald sembra non aver pensato al mercato mondiale del petrolio nemmeno a un livello così elementare (ma questo, ovviamente, non significa che io abbia deciso di difendere il regime idiota iraniano).
Ieri, il 10 marzo, l’esercito ucraino ha colpito con almeno un missile Storm Shadow la città russa di Brjansk. L’obiettivo dell’attacco era lo stabilimento «Kremniy El»: si tratta di una delle più grandi aziende di microelettronica della Russia, i cui prodotti sono utilizzati, in particolare, dall’industria militare.
Ecco, tale notizia va letta in un contesto ancora «più» internazionale del solito: anche se in Russia avevano già imparato da tempo a produrre i droni militari iraniani Shahed (utilizzati in un modo massiccio in Ucraina), da alcuni giorni sono costretti a contare solo sulle proprie forze (immaginate il perché). L’esercito ucraino, logicamente, aveva evidentemente pensato di sfruttare la situazione creatasi. Se dovesse essere vero, hanno fatto più che benissimo.
Ieri, il 9 marzo, le agenzie iraniane hanno annunciato che Mojtaba Khamenei (il secondo figlio di Ali Khamenei) è diventato il nuovo leader supremo. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica gli ha giurato fedeltà, mentre il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito la nomina di Mojtaba Khamenei «una manifestazione del desiderio della nazione islamica di rafforzare l’unità nazionale».
Non so quanto durerà ora il resto della sua vita terrena, ma vedo che la sua nomina ad alta carica è una grande barzelletta a più strati.
In primo luogo, solo l’altro ieri si pensava di tenere segreto il nome del nuovo leader supremo dell’Ayatollah (per motivi di sicurezza). Ma come può un’autorità religiosa essere segreta?
In secondo luogo, Donald Trump aveva precedentemente dichiarato di voler partecipare personalmente alla scelta del nuovo leader supremo dell’Iran. Quindi Trump si riconosce come musulmano, ayatollah o addirittura Allah?
In terzo luogo, ieri abbiamo scoperto che la leadership spirituale può essere ereditaria (in realtà questo dimostra che i leader iraniani non sono poi così fanatici religiosi, poiché non sono proprio estranei al desiderio di potere temporale).
In quarto luogo, tutti hanno compreso un concetto molto complesso: se non si sa chi eliminare, allora verranno eliminati tutti. Ciò significa che come leader pubblico è meglio scegliere qualcuno che non dispiace sacrificare ai missili americani… Oh, ma Mojtaba Khamenei lo ha già capito?
Il giovedì 5 marzo le autorità ungheresi hanno arrestato sette addetti al trasporto valori della banca Oschadbank che trasportavano denaro e oggetti di valore attraverso il territorio ungherese. Le autorità ungheresi hanno chiesto spiegazioni all’Ucraina e hanno ipotizzato che potesse trattarsi di «denaro della mafia militare ucraina». Kiev ha definito l’accaduto «un sequestro di ostaggi» e ha raccomandato agli ucraini di non recarsi in Ungheria. Gli incassatori arrestati sono stati rilasciati il 6 marzo e sono tornati in Ucraina.
Ieri, l’8 marzo, il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sibiga ha chiesto alla Ungheria di restituire due furgoni portavalori della banca ucraina Oschadbank, nonché gli oggetti di valore sequestrati agli incassatori ucraini. Si tratta di 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro e nove chilogrammi d’oro che si trovavano nei furgoni. Ecco la foto ufficialmente diffusa:

Nel 2026 a qualcuno potrebbe sembrare strano che i soldi vengano trasportati in questo modo (potrebbero sembrare degli oggetti da film di un determinato genere), ma in realtà, finché i soldi contanti esistono nella natura, in qualche modo vanno trasportati. Quello che sorprende di più, è la serietà delle autorità ungheresi: conoscendo la fama di cui «vanta» il premier ungherese nei confronti della Ucraina, avrebbero dovuto preparare un po’ meglio l’aspetto pubblico della operazione. Per non apparire dei semplici ladri (nel contesto politico attuale anche un minimo dubbio fa pensare a quella opzione), avrebbero dovuto preparare delle prove molto serie a favore della tesi del «denaro della mafia militare ucraina».
Boh, proviamo ad aspettare.
Ma con le parole «problema facile» voleva far intendere che ha già trovato una soluzione, vero?
Vero?
Questo inverno, preparando il post sulle due «nuove» canzoni de The Beatles recuperate tecnicamente per la seconda volta nella storia, avevo pensato di conoscere anche alcuni altri esempi della archeologia musicale di bellezza molto dubbia. Dedico il post musicale odierno a uno di quegli esempi.
Molto probabilmente alcuni di voi si ricordano che il 13 ottobre 2022 la BBC Radio 2 aveva trasmesso in anteprima mondiale la canzone inedita dei Queen «Face It Alone». Si tratta di una delle circa trenta canzoni registrate dal gruppo nel 1988 durante il lavoro sull’album «The Miracle»: la maggioranza di quelle canzoni non era stata inclusa nella versione definitiva dell’album e nemmeno pubblicata in altri modi. La «Face It Alone», in particolare, è stata trovata negli archivi quando sono iniziati i lavori sulla preparazione del box «The Miracle Collector’s Edition». Inizialmente, i membri ancora viventi del gruppo temevano che la canzone non potesse essere recuperata, ma, come ha detto Brian May, i tecnici sono stati letteralmente in grado di «incollare insieme» i vari singoli frammenti del brano. Così, la voce originale di Freddie Mercury si sente in una «nuova» canzone quasi 31 anni dopo la morte del cantante.
Io, umanamente, posso capire la nostalgia dei componenti viventi dei Queen per il glorioso passato e la loro necessità economica (normalissima!) di mantenere vivo l’interesse del pubblico per la loro musica. Allo stesso tempo, però, non posso non notare che il motivo per il quale la «Face It Alone» rimase fuori dall’album originale del 1988 è molto evidente: è una canzone abbastanza scarsa per il livello musicale generale dei Queen originali che conosciamo e apprezziamo. Di conseguenza, dubito che valesse la pena deluderci in questo modo…
Ma per la mia tradizione personale devo aggiungere una seconda canzone al post musicale. Ci ho pensato un po’ e ho scelto un’altra canzone inedita, inclusa sempre nello stesso box «The Miracle Collector’s Edition» del 2022: la «Dog with a Bone».
Anche per questa canzone valgono le mie considerazioni esposte poco sopra. Ma, almeno, vi ho aggiornati un po’ sulla storia musicale.
Dopo il rapimento di Nicolas Maduro e l’eliminazione fisica di Ali Khamenei, qualcuno potrebbe veramente avere l’impressione più o meno logica che Donald Trump abbia iniziato a eliminare con la forza i leader dei Paesi che non gli piacciono. E che qualcuno, per esempio Vladimir Putin, dovrebbe iniziare a preoccuparsi della propria sicurezza ancora più del solito (anche se sembra impossibile). Ho un’opinione abbastanza chiara e argomentata su quanto sopra, ma di sabato solitamente vi consiglio articoli intelligenti scritti da persone intelligenti. Quindi ecco il link. Leggetelo e diventate ancora più intelligenti di quanto non siate già.



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