La musica del sabato

Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 il ragazzino Michael Peter Balzary suonava la tromba (prendendo anche le lezioni settimanali serie) e sognava di diventare un musicista jazz: grazie anche alla influenza del patrigno-musicista e delle jam session spontanee nella loro casa di Los Angeles. Negli anni delle scuole superiori, però, aveva abbandonato la tromba: in parte perché si erano deteriorati i rapporti con il patrigno (il quale beveva molto e a volte si comportava in modo imprevedibile) e in parte perché aveva conosciuto due personaggi che lo avevano contagiato con il rock’n’roll.
Quei due si chiamavano Anthony Kiedis e Hillel Slovak. Proprio il secondo dei due aveva insegnato a Balzary a suonare il basso; il soprannome Flea, invece, è dovuto alle particolarità del carattere di Michael. Nei quattro decenni successivi Flea era rimasto tra i leader del gruppo rock che aveva fondato con quei due amici e, apparentemente, aveva dimenticato la propria passione giovanile per il jazz.
Ma è solo una apparenza: nel 2022, mentre i Red Hot Chili Peppers si trovavano in un lungo tour mondiale, Flea aveva deciso di tornare a esercitarsi con la tromba e di promettersi di registrare un album indipendentemente dal risultato delle esercitazioni raggiunto entro il periodo prefissato. È così che nel 2026 il sessantatreenne Flea ha pubblicato il proprio primo album jazz: «Honora». Ovviamente, è un album che stilisticamente non c’entra alcunché con la musica dei Red Hot Chili Peppers. Ovviamente, tornando allo studio di uno strumento musicale in una età non proprio bassa (nemmeno avanzatissima per gli standard contemporanei, ma troppo alta per alcune imprese), non è riuscito a raggiungere i livelli dei grandi musicisti jazz che lo ispiravano decenni prima. Ma è comunque riuscito a produrre qualcosa di moderatamente interessante e ascoltabile. Io, da tradizione personale, ho selezionato due brani per il mio post musicale.
Il primo brano che ho selezionato dall’album «Honora» di Flea è la cover «Maggot Brain» (l’originale è del gruppo Funkadelic, pubblicato nel 1971).

Il secondo brano che ho selezionato dallo stesso album è una composizione proprio di Flea: la «A Plea».

Beh, indipendentemente dal risultato, posso confermare che alcuni sogni giovanili possono anche essere ripresi anni o decenni più tardi: è sempre meglio fare qualcosa di creativo e nuovo che rimanere sul divano piangendo per essere troppo vecchi e infelici.


La lettura del sabato

L’articolo più interessante che ho letto e valutato come condivisibile questa settimana è l’inchiesta di «The Insider» sul dipartimento di hacker e propagandisti dell’Università Tecnica di Mosca «Bauman»: come è emerso dai documenti trapelati, il GRU (il servizio situazioni operative delle Forze armate russe) lo utilizza per insegnare agli studenti a creare virus, «video manipolatori» e altro; i materiali didattici attingono all’esperienza del GRU acquisita durante l’invasione su vasta scala dell’Ucraina.
È interessante, secondo me, non solo il fatto stesso della esistenza di un simile indirizzo di istruzione superiore (qualcosa del genere esisteva già dai tempi dell’URSS), ma anche il fatto che…
1) da qualche parte tutto questo si insegnerà fino a quando esisteranno i servizi segreti;
2) tale formazione ha una «durata di validità» molto limitata, poiché tutte le tecnologie necessarie diventano obsolete molto velocemente (e sempre più velocemente) – ma anche in questo caso i docenti cercheranno di fare qualcosa per adeguarsi all’epoca in corso.


Spero di no, ma…

I giornalisti russi – quelli normali e non quei personaggi che si occupano della propaganda statale – si sono accorti di un fenomeno preoccupante. Ormai da due mesi i sostenitori del Cremlino pubblicano dei fake circa il «fatto» che il premier armeno Pashinyan si stia preparando alla guerra con la Russia, ed ecco la sorpresa: Putin ha affermato che l’Armenia (sempre meno fidele alla Russia) sta seguendo i passi della Ucraina.
La sera del 9 maggio i giornalisti-propagandisti hanno chiesto a Putin di Pashinyan, il quale «recentemente ha ricevuto Zelensky, offrendogli una tribuna per lanciare minacce contro il nostro Paese». Putin ha risposto: «Per quanto riguarda i piani dell’Armenia di aderire all’Unione Europea, questo richiede ovviamente un’analisi approfondita. […] Stiamo vivendo tutto ciò che sta accadendo sul fronte ucraino. E da cosa è iniziato tutto? Dall’adesione o dal tentativo di adesione dell’Ucraina all’UE».
Dobbiamo preoccuparci? Sì e no. Da una parte, l’esercito russo è completamente impegnato sul fronte ucraino: con tutte le sue risorse umane e materiali avanza per poche decine di metri al giorno e impiega anni a conquistare paesini di cinque case. Dall’altra parte l’Armenia è uno Stato piccolo, militarmente non forte e per una molteplicità di motivi difficilmente difendibile dall’Occidente: tutto questo la può trasformare nell’obiettivo di una nuova piccola guerra vittoriosa (in una situazione come quella odierna Putin ne avrebbe bisogno).
Putin è per nulla razionale, quindi non posso escludere del tutto che per la sua testa passi l’idea di «conquistare Erevan in tre giorni».


Oviamente hanno approvato

Era facile prevederlo: ieri la Duma di Stato russa ha approvato in seconda e terza lettura (sì: nello stesso giorno, come capita abbastanza spesso negli ultimi anni) il disegno di legge sull’impiego «extraterritoriale» delle forze armate russe per la protezione dei cittadini russi all’estero.
Ora, per logica, sono necessarie altre due leggi da approvare in pochi minuti:
1) una legge che crea dal nulla quelle forze che potranno essere utilizzate in modo extraterritoriale (tutte quelle attuali sono impiegate in Ucraina);
2) una legge che attribuisce alle forze armate russe la capacità di condurre le operazioni del genere (sullo stesso fronte ucraino vediamo, per fortuna, solo delle serie difficoltà; a meno che per successi militari non si intendano le varie barbarie come uccisioni dei civili o rapine).


Ho scoperto che la ex portavoce di Vladimir Zelensky (che ha lavorato con lui dal 2019 al 2021), Yulia Mendel, ha concesso un’intervista di un’ora e mezzo a Tucker Carlson. Nell’intervista, Mendel ha definito Zelensky «uno dei maggiori ostacoli sulla strada verso la pace» e ha affermato che egli fa regolarmente uso di droghe. Data la vicinanza delle parole di Mendel alle stronzate della propaganda statale russa, l’intervista ha iniziato a essere attivamente citata dai media statali e filo-governativi russi e dai blogger russi pro-guerra.
L’ufficio di Zelensky ha invece dichiarato che «questa tipa ha perso da tempo il senno». E proprio a questa affermazione io credo facilmente: quale persona normale 1) concederebbe un’intervista a Tucker Carlson su tali argomenti durante la guerra e 2) ripeterebbe in generale la propaganda russa, per di più durante la guerra?
Se fossi una persona influente, inviterei l’opinione pubblica non solo a non sprecare tempo vitale prezioso per questa conversazione, ma anche per discuterne. Ma, purtroppo, i giornalisti hanno l’abitudine di preparare e spalmare sui nostri schermi qualsiasi schifezza sia successa da qualche parte nel mondo.
Beh, OK: almeno avviso voi.


Siete in panico, vero?

Il sabato 9 maggio una delle principali testate propagandistiche russe ha pubblicato un articolo dal titolo “Le parole di Putin alla parata di Mosca hanno scatenato il panico in Occidente: cosa ha spaventato così tanto gli stranieri”.
“Putin ha lanciato un avvertimento al mondo”, si legge nell’articolo. È così che gli autori della testata hanno commentato la frase di Putin secondo cui “la vittoria è sempre stata e sarà della Russia”. Queste parole di Putin sono state definite sensazionali.
Io, a questo punto, avrei tre domande, ma in base alle risposte raccolte avrei potuto ridurre la loro quantità…
In Occidente qualcuno si è accorto dell’avvertimento di Putin?
In Occidente qualcuno si è spaventato per l’avvertimento di Putin?
In Occidente qualcuno pensa – soprattutto negli ultimi quattro anni – che la vittoria sia sempre della Russia?
Boh…


La parata 2026 a Mosca

Sicuramente lo avete già letto: pure quest’anno il 9 maggio in piazza Rossa a Mosca si svolta la parata militare dedicata alla Giornata della Vittoria nella Seconda guerra mondiale…
È vero che è un po’ ridicolo che una festa del genere esista in Russia attuale, che è negli ultimi venti sei anni è si è trasformata in una festa militare e che quest’anno la parata poteva anche non avere luogo (il Cremlino aveva dovuto supplicare Trump di garantire almeno qualche ora di pace poiché la parata non venisse colpita dai droni ucraini e, alla fine, è stato Zelensky a emettere un decreto con il quale ha autorizzato (sì, ha autorizzato!) la parata a Mosca). Do per scontato che lo sappiano tutti. O sbaglio?
Quello che volevo scrivere è quanto segue.
Alla Parata della Vittoria del 2005 erano presenti i seguenti ospiti d’onore:
– il presidente degli Stati Uniti George Bush
– il cancelliere della Germania Gerhard Schröder
– il presidente della Francia Jacques Chirac
– il primo ministro del Giappone Junichiro Koizumi
– il presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao
– il presidente della Corea del Sud Roh Moo-hyun
– il Primo Ministro dell’India Manmohan Singh
– il Primo Ministro d’Italia Silvio Berlusconi
– il Presidente della Serbia e Montenegro Svetozar Marović
– il Vice Primo Ministro del Regno Unito John Prescott
– la Presidente della Lettonia Vike-Freiberga
– i leader dei paesi della CSI, tra cui i presidenti di Azerbaigian, Armenia, Uzbekistan, Kazakistan, Ucraina, Tagikistan…
– l’ex re di Romania Mihai I
– il Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan
– il Direttore Generale dell’UNESCO Koichiro Matsuura…
Dopo 21 anni di brillante governo di Putin non ci saranno festeggiamenti, ma solo una micro-parata della vittoria: senza mezzi tecnici e praticamente senza ospiti, della durata di 40 minuti.
Gli ospiti d’onore di questo misero evento:
– il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko
– il presidente del Laos Thongloun Sisoulith
– il sovrano supremo della Malesia (con funzioni rappresentative) sultano Ibrahim
– il presidente dell’Ossezia del Sud Alan Gagloev
– il presidente dell’Abkhazia Badra Gunba
– il presidente della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina Sinisa Karan
– l’ex presidente della stessa repubblica Milorad Dodik.
Anche il primo ministro della Slovacchia Robert Fico aveva promesso di recarsi a Mosca, ma ha avvertito in anticipo che non avrebbe assistito alla parata. Allo stesso tempo, nelle prime file siederanno gli «eroi della operazione militare speciale»: saccheggiatori, stupratori e assassini.
Ebbene, congratuliamoci con il vecchio tattico anche per questi brillanti risultati!
P.S.: con tutta la serietà possibile posso ribadire che si è trattato della Giornata della grande vittoria morale di Zelensky: per il suo gesto verso il nemico.


Inerario §42

Il nuovo paragrafo di Inerario (§ 42) è dedicato al modo di realizzare un calendario annuale del blog con le date cliccabili per un sito costruito con il WordPress. Per le «date cliccabili» si intendono quei numeri dei giorni sul calendario che corrispondono alle date con almeno un articolo (post) pubblico presente sul blog.
Il paragrafo è stato pensato non solo per gli sviluppatori, ma anche per tutti quei proprietari dei siti e/o blog costruiti con il WordPress che non sono soddisfatti della disponibilità del solo calendario mensile nell’arsenale «base» del proprio CMS preferito. Qualcuno dei lettori, molto probabilmente, sarà pure nostalgico dei calendari annuali presenti sulle piattaforme storiche di blogging (per esempio, LiveJournal).
https://eugigufo.net/it/inerario/paragrafo42/


La domanda da 30 e lode (o quasi)

Questo video mi ricorda alcune conversazioni con gli studenti:

Il problema sta nel fatto che gli studenti non sono dei candidati repubblicani alle posizioni dei giudici federali statunitensi.


La musica del sabato

Molti anni fa, nel corso di una conversazione non mi ricordo più su quale argomento, un mio conoscente aveva ipotizzato che non pochi tra i musicisti metal e hard rock fossero in realtà dei grandi appassionati della musica classica. Degli appassionati segreti però…
In quel momento mi era sembrata solo una simpatica battuta e mi ero dimenticato di essa abbastanza velocemente. Con l’età, però, sviluppando la propria cultura musicale ho fatto alcune scoperte più o meno interessanti anche nel contesto di quella battuta. Per esempio, non tutti di quegli appassionati sono proprio segreti: la mia scoperta migliore è stata la musica classica di Jon Lord, ma nella natura esistono anche altri casi. Così, oggi posso condividere con voi la musica classica composta dal cantante heavy metal Glenn Danzig.
Questo personaggio ha pubblicato, nel corso della propria carriera da solista, due album di musica che può essere definita classica: io ho selezionato due brani dal primo, il «Black Aria» del 1992. Il primo brano selezionato è «Overture of the Rebel Angels»:

Il secondo brano selezionato dallo stesso album è «Shifter»:

In sostanza, sembra un mix tra heavy metal e elettronica, ma con una tendenza verso la musica classica e relativamente poco varia. Ma a volte si può fare…