La lettura del sabato

Nella edizione odierna della rubrica metto un nuovo articolo sulle componenti cinesi nelle armi russe utilizzate per la guerra in Ucraina. In particolare, si si racconta di come la Cina fornisce i modem mesh per i droni, consentendo loro di penetrare in profondità nel territorio ucraino.
Non si tratta ancora del cosiddetto «sarà la Cina a dare tutto alla Russia», ma, comunque, è un contributo purtroppo rilevante. Purtroppo, Trump non si interessa di questi dettagli ahahaha


Dove colpire

La Reuters, citando le valutazioni di esperti militari e la propria analisi delle immagini satellitari, riferisce che la Russia ha quasi completato la costruzione di una nuova grande base per il lancio di droni a reazione nei pressi della città di Millerovo, nella regione di Rostov.
I lavori di costruzione procedono nel contesto degli attacchi con droni d’attacco a reazione lanciati dalla Russia, che si sono intensificati nelle ultime settimane. Per le forze ucraine è estremamente difficile intercettare questi velivoli ad alta velocità, in grado di raggiungere i 600 km/h.
Potete leggere da soli tutti i dettagli (se non l’avete ancora fatto), quindi io passo direttamente alle conclusioni. Più precisamente, a una conclusione banale che dovrebbe venire in mente a qualsiasi persona dotata di logica. Se i Paesi occidentali non hanno la possibilità o (o?) la voglia di organizzare forniture massicce di munizioni all’Ucraina, a questo punto si potrebbero ottimizzare gli sforzi e limitarsi a fornire un numero sufficiente di missili in grado di distruggere sul territorio russo obiettivi simili a quello in fase di completamento (vedi sopra). Questo alleggerirebbe il carico sulla difesa aerea ucraina e salverebbe un gran numero di vite ucraine. Inoltre, forse, questo farebbe piacere a Trump: dopotutto, contribuirebbe al rispetto dei vari «accordi» da parte di Putin.
Immagino che i negoziati su una soluzione di questo tipo siano già in corso, e pure da tempo.


Un caso umano di studio

Tutto questo lo sapete già…
Nella notte del 14 ottobre, SpaceX ha introdotto delle limitazioni alla velocità alla quale il servizio StarShield può funzionare sui terminali Starlink installati sui droni ucraini. Ora i terminali funzionano solo a velocità non superiori a 100 miglia all’ora (160 km/h).
Allo stesso tempo, Vladimir Zelensky ha confermato (in un’intervista alla NPR) che l’amministrazione del Presidente degli Stati Uniti Trump ha minacciato Kiev di interrompere lo scambio di informazioni di intelligence, qualora le Forze armate ucraine non avessero cessato gli attacchi contro le raffinerie di petrolio sul territorio russo. Già la sera del 13 ottobre Zelensky aveva riferito che, per il secondo giorno consecutivo, i partner non avevano avvertito l’Ucraina del lancio di missili balistici dal territorio della Federazione Russa.
Ma oltre ai fatti elencati ci sono anche dei dettagli.
Posso capire perché tutto questo serva a Trump. Non mi piace proprio, ma da un punto di vista puramente logico riesco a capirlo: sta aiutando quella parte in guerra che gli sembra più forte e, di conseguenza, la più probabile vincitrice dello scontro. Accelerando la vittoria in guerra, Trump potrà attribuire a sé stesso un ruolo chiave nella conclusione della guerra, e questo è politicamente vantaggioso per lui.
Ma non riesco a capire a cosa serva tutto questo a Musk. Non ho una spiegazione logica. Musk è molto ricco. Era molto ricco già prima che Trump diventasse Presidente e sarebbe rimasto molto ricco anche senza avere alcun legame con lui. Inoltre, rimarrà molto ricco (a meno che non porti le sue stravaganze a livelli cosmici) anche dopo la scomparsa di Trump. E ha tutte le possibilità di sopravvivere a Trump e a Putin — e di continuare ad arricchirsi, vendendo i propri prodotti in tutto il pianeta: compreso il territorio dell’attuale Russia. Ma qualcosa del tutto irrazionale lo spinge a rendersi complice delle azioni disumane di ben due presidenti criminali. Persone del genere andrebbero catturate e studiate in istituti specializzati.


L’entità delle perdite

I leader dell’UE sono scontenti dell’accordo tra Trump e Putin sulle forniture di gasolio russo agli USA: ritengono, logicamente, che tale accordo minacci il regime delle sanzioni e consenta al Cremlino di continuare la guerra contro l’Ucraina. Trump, in risposta, sostiene che gli stessi europei, dall’inizio della guerra, abbiano già pagato a Mosca 250 miliardi di dollari per le risorse energetiche.
E da qui è iniziata una disputa a distanza.
La Russia – per bocca del vice primo ministro Aleksandr Novak – sostiene di aver ricevuto dall’Unione Europea, dal marzo 2022 al settembre 2026, 320,7 miliardi di dollari per le forniture energetiche.
Dividiamo 320,7 miliardi per 4,5: otteniamo 72,27 miliardi all’anno e teniamo a mente questa cifra.
L’UE – per bocca di un rappresentante anonimo della Commissione europea – sostiene che da marzo 2022 a luglio 2026 la Russia abbia fornito all’UE risorse energetiche per un valore di 209 miliardi di dollari USA (197 miliardi di euro).
Dividiamo 197 miliardi per 4,25: otteniamo 46,35 miliardi all’anno e teniamo a mente questa cifra.
Prima della guerra, nel 2021, secondo i dati ufficiali di Eurostat, l’Unione Europea ha pagato alla Russia 99 miliardi di euro per le risorse energetiche.
Confrontiamo entrambe le cifre ottenute sopra con i 99 miliardi di euro.
È chiaro che una parte delle risorse energetiche russe finisce comunque sul mercato mondiale. Ma vi arriva a prezzi più bassi e con costi di trasporto e assicurazione più elevati. E la Russia ha perso quasi completamente un acquirente stabile e redditizio (l’UE). Tuttavia, il vice primo ministro Aleksandr Novak sta cercando di compiacere Putin e di presentare l’entità delle perdite come leggermente meno impressionante.


L’ennesima conferma

Secondo i calcoli de The New York Times, in vista delle elezioni di medio termine del Congresso degli USA (che si terranno nel novembre 2026) Elon Musk ha destinato almeno 276 milioni di dollari a sostegno dei repubblicani. Il quotidiano ha preso in considerazione le donazioni effettuate da Musk a partire dal luglio 2026. L’ammontare di tali donazioni lo ha reso il più grande donatore noto delle elezioni di medio termine.
Sempre secondo il giornale, tale impegno finanziario di Musk ha dimostrato il suo impegno a favore delle idee di destra. Per me è una osservazione molto discutibile: la super donazione dimostra chiaramente la scemenza politico-sociale di Musk, ma non ha alcun legame con il suo orientamento politico. Se in un mondo immaginario avesse donato, per pura ipotesi, al movimento politico che appoggia, sempre per ipotesi, il presidente Bernard Sanders, la sua azione sarebbe stata una stronzata di gravità altrettanto grave, ma di sinistra.
Di conseguenza, posso sintetizzare: Elon Musk si impegna tanto a non farci dimenticare quanto è scemo. E, come in tante altre sue imprese, ci sta riuscendo benissimo.


Le fantasie sulla tregua

Ieri Trump ha annunciato, con un messaggio privo di alcun dettaglio concreto, che la Russia e l’Ucraina avrebbero concordato una tregua nel settore energetico:

Effective immediately, there is an ENERGY CEASEFIRE in the War between Russia and Ukraine. Both parties have agreed. Do not break it! Thank you for your attention to this matter. President DONALD J. TRUMP

Zelensky, invece, ha dichiarato in una breve intervista alla Axios che la tregua annunciata da Trump «è stata una novità» per lui:

Se il presidente Trump ha concordato questo con Putin, vi preghiamo di comunicarci quando avrà inizio la tregua. Siamo pronti e d’accordo ad accettarla.

L’autore del presente post afferma:

La tregua tra la Russia e l’Ucraina nei bombardamenti del settore energetico è, per Trum, un po’ come la vittoria nella guerra con l’Iraq: «succede» con una buona periodicità.

Ma, seriamente parlando, è evidente che si tratta di una grande notizia anche per Putin. Infatti, come ogni anno a partire dal 2022, Putin non vuole concludere un accordo energetico prima dell’inverno, poiché ritiene che gli attacchi alle infrastrutture energetiche durante la stagione fredda possano costringere l’Ucraina a fare delle concessioni (nel migliore dei casi anche arrendersi).
E così ho commentato l’ennesima trumpata.


Il 31 ottobre di ogni anno si celebra – oltre al Ciaowindows – anche la Giornata mondiale delle città, istituita nel 2013 dall’ONU allo scopo di sensibilizzare la popolazione terrestre sulla importanza della crescita urbana sostenibile e inclusiva. L’iniziativa mi sembra più o meno totalmente inutile (come, del resto, la maggioranza delle iniziative dell’ONU), ma almeno la posso sfruttare per proporvi un sondaggio tematico. Eccolo:

In quale città avreste preferito vivere?

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Avrei potuto inserire anche qualche altra opzione, ma in pochi sarebbero riusciti ad apprezzare… Però le persone esperte in materia possono suggerirmi una candidatura italiana capaci di concorrere con successo in mezzo a quelle europee che fanno già parte del sondaggio.
N.B.: il sondaggio è anonimo per i votanti non registrati o non loggati sul sito. Il sondaggio più recente è sempre visibile sulla prima pagina del sito. Tutti i miei sondaggi sono raccolti su una apposita pagina.


I data center bruciano

Nel frattempo, i droni ucraini hanno un nuovo obiettivo:

Spero che Trump non si interessi pure di questo.


La musica del sabato

Senza un motivo preciso (o quasi) ho voluto selezionare per oggi il valzer in la minore di Frédéric Chopin, composto presumibilmente tra il 1847 e il 1849. Tale valzer era stato pubblicato solo dopo la morte del compositore e, in un primo momento, erroneamente attribuito alla sua allieva Charlotte de Rothschild… Ma a me, in questo momento, interessa prevalentemente perché la melodia ricorda un po’ il suono della pioggia.

A questo punto aggiungo, in qualità del secondo brano, un altro valzer di Frédéric Chopin scoperto relativamente da poco: il valzer la minore scoperto nel 2024 e non ancora catalogato (se ho capito bene).

Che la pioggia musica sia con voi!


La lettura del sabato

Era da tempo che aspettavo questa inchiesta… Non nel senso che me l’aspettassi proprio da The Insider (anche se sono proprio loro a pubblicare più spesso questo tipo di articoli), ma nel senso che sapevo: prima o poi un articolo con questo contenuto sarebbe sicuramente uscito.
Insomma, il link porta al testo dell’inchiesta, il quale contiene non solo prove documentali del fatto che l’attentato all’aeroporto di Lipsia del 4 agosto sia stato organizzato dal GRU (Direttorato principale dell’intelligence dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa), ma anche alcuni esecutori finora sconosciuti, già coinvolti in attentati in Polonia.
Per chi per qualche motivo l’avesse dimenticato: la sera del 4 agosto di quest’anno un drone carico di esplosivo si è schiantato contro l’ala di un An-124 «Ruslan» ucraino, parcheggiato all’aeroporto di Lipsia…
Ma leggetelo voi.