Vedo che l’UE non riesce proprio a produrre un pacchetto di sanzioni contro il regime putiniano totalmente libero dai punti divertenti. Così, l’ottavo pacchetto – sul quale sarebbe finalmente stato raggiunto un accordo tra i rappresentanti degli Stati-membri – dovrebbe riportare una dedica a Gerhard Schröder sotto il frontespizio. Infatti, una delle sanzioni vieterebbe ai cittadini dell’UE di far parte dei consigli di amministrazione delle società statali russe. Ma proprio Schröder ha ricoperto, dal 2017 al 2022, la carica del presidente del Consiglio di amministrazione della società Rosneft: l’ha lasciata solo in priavera e solo in seguito alle forti pressioni in Germania. Inoltre, continua ancora a difendere il regime di Putin in Europa. Sia in qualità del manager, sia in qualità del rappresentante della Russia putiniana, è al giorno d’oggi il cittadino europeo più noto e discusso. Tanto noto e discusso da sembrare l’unico.
Oppure quella sanzione è una forma di contrasto agli «agents of influens» russi in Europa? Potrebbe anche essere presentataci in qual modo. Non inizia certo a sembrare una norma meno «ad personam».
Ci sono dei momenti in cui inizio a dispiacermi anche per la triste sorte dei futuri studenti delle scuole (o delle Facoltà universitarie dove si studia la storia). Per esempio, quando immagino lo studio di quel pezzo del manuale di storia nel quale verrà descritta l’annessione dei nuovi territori ucraini da parte della Russia putiniana. Infatti, la cronologia dei fatti sarebbe questa:
– alla fine di maggio del 2022 l’esercito russo conquista un altro pezzo del Donbass, compresa la città ucraina di Lyman;
– il 30 settembre 2022 Vladimir Putin e i capi delle repubbliche autoproclamate del Donbass e delle amministrazioni occupanti delle regioni ucraine firmano, al Cremlino, i «documenti» sulla «entrata delle repubbliche nella Federazione Russa»: i «documenti» parlano della realizzazione del diritto alla autodeterminazione dei «popoli» di quelle regioni ucraine;
– il 1° ottobre 2022 l’esercito ucraino libera la città di Lyman;
– il 2 ottobre 2022 la Corte costituzionale russa ha ritenuto legittima l’annessione dei territori ucraini, motivando il proprio giudizio con un mini-trattato storico-politico-sociale (giudizio mio: un trattato di qualità ehm… molto dubbia);
– il 3 ottobre 2022 la Camera bassa del «parlamento» russo (la Duma) ratifica i «documenti» del 30 settembre con 413 voti a favore dei 408 deputati presenti (rileggete bene, non ho sbagliato);
– nessuno si accorge che sarebbe stato annesso anche un territorio non controllato più nemmeno dall’esercito russo;
– gli stessi «documenti» vengono ratificati all’unanimità anche dalla Camera alta del «parlamento» russo (il Consiglio federale);
– l’unico Stato a riconoscere i nuovi territori come parte della Russia è l’autorevolissima Corea del Nord.
Non se serva una continuazione – il cervello di una persona normale potrebbe esplodere già dopo i pochi punti appena elencati –, ma, purtroppo, potrebbe arrivare…
Il venerdì 30 settembre il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato di avere firmato una richiesta di adesione accelerata alla NATO. («Accelerata» significa aggirando il cosiddetto Piano d’azione per l’adesione alla NATO preparato individualmente per ogni potenziale candidato). Per il momento provo a essere diplomatico e dico di non sapere se la presentazione di tale richiesta possa avere degli effetti sperati. Tanto, volevo scrivere di altro.
La domenica 2 ottobre i presidenti di Montenegro, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania, Lettonia, Macedonia del Nord, Polonia, Romania e Slovacchia hanno affermato – nella loro dichiarazione comune – il sostegno alla adesione dell’Ucraina alla NATO. Il documento è pubblicato sul sito della presidenza polacca.
Ecco, la lista degli Stati con la reazione così veloce e netta mi sembra molto logica e prevedibile: è composta dagli Stati che si sentono più in pericolo a causa della vicinanza geografica con la Russia; si sentono in pericolo nonostante il fatto che l’esercito russo si sia dimostrato infinitamente meno forte di quanto si pensasse fino a poco più di sette mesi fa. Sperano dunque che una presenza maggiore della NATO nella regione possa aumentare la loro sicurezza. Anche se capiscono che alla guida della Russia c’è un personaggio per nulla razionale, sempre meno razionale, capace di colpire in qualche pure la NATO. Allo stesso momento, non so se capiscono che Zelensky – il presidente di uno Stato lontano e non enorme – sta costringendo la NATO in generale e gli USA in particolare a prendere (e manifestare) finalmente una decisione circa la partecipazione diretta nella guerra in corso. Biden e Stoltenberg non saranno felicissimi di questo fatto…
Ma ancora meno sarà felice Putin, qualora dovesse scoprire di contare – agli occhi dei leader occidentali – meno di Zelensky. Sarà il colpo finale per il suo stato mentale (che ormai non mi azzardo a definire con il termine «salute»). Spero che le persone che prendono le decisioni non se ne preoccupino più di tanto.
A qualcuno il video di oggi potrebbe sembrare non particolarmente informativo e/o interessante. Mentre in realtà mostra quell’esatto momento in cui Putin ha definitivamente chiuso a sé stesso ogni strada di uscita da questa guerra. Vi sembrava che lo avesse fatto già tempo fa? Come al solito, ha saputo fare la mossa peggiore del peggio concepibile dalla mente umana.
In sostanza, con la firma dei «documenti» sulla annessione dei territori ucraini – il video contiene proprio il processo della firma – ha dichiarato ufficialmente e per sempre i reali obbiettivi della guerra in Ucraina. E, ovviamente, ha definitivamente reso impossibile l’interruzione della guerra tramite una trattativa con l’Ucraina: da ora in poi, o tratta la resa lui o tratta la resa l’Ucraina (la seconda opzione mi sembra impossibile perché l’Ucraina viene in qualche modo appoggiata da quasi tutto il mondo sviluppato, mentre il regime putiniano no).
P.S.: fino a qualche mese fa non pensavo di scendere a questi livelli, ma ora lo scrivo: il muso di quella creatura non sembra proprio appartenere a un essere mentalmente sano.
Il brano strumentale «Cat’s Squirrel» è stato eseguito e registrato, nel corso degli anni, da diversi gruppi rock e blues-rock. Tutti quei gruppi hanno accompagnato il titolo del brano con una nota strana: «una canzone popolare inglese». Mentre in realtà, come ben sanno gli esperti del blues, il prototipo di tale brano è il «Mississippi Blues», registrato nel 1953 dal bluesman Charles Isaiah Ross (noto anche come Dr. Ross):
Il nuovo nome del brano, quello pseudo-popolare-inglese, è comparso per la prima volta sulla copertina dell’album dei Cream «Fresh Cream» del 1966. Ecco la loro interpretazione:
Nel 1968, poi, sono stati i Jethro Tull a includere il brano, sempre con il nome «Cat’s Squirrel», nel proprio album del debutto «This Was».
Poco dopo la pubblicazione del primo album, il gruppo è stato lasciato da uno dei fondatori: Mick Abrahams. Quest’ultimo ha fondato, nello stesso 1968, il gruppo Blodwyn Pig. Anche con questo secondo gruppo ha spesso suonato il brano «Cat’s Squirrel»:
Il brano è stato suonato anche da alcuni altri gruppi, ma non vorrei appesantire troppo il post musicale di oggi. Forse un’altra volta…
Non so se tutti hanno già letto la interessante (e in una certa misura pure curiosa) intervista del comandante in capo delle Forze armate ucraine Valerii Zaluzhnyi alla rivista Time.

Naturalmente, per ora non bisogna aspettare – dalle interviste del genere – delle rivelazioni tecniche su molti aspetti della guerra in corso (potrebbero rivelarsi utili non solo ai lettori civili), ma il testo mi è sembrato comunque molto bello.
Negli ultimi due giorni mi è capitato più di una volta di leggere una osservazione che, molto probabilmente, ai tempi normali avrebbe potuto sembrarmi solo un classico esempio di «dietrologia». Ma i tempi di adesso non sono normali, dunque prendiamola pure in considerazione.
Guardiamo la mappa dei gasdotti russi indirizzati verso l’Occidente e prestiamo una attenzione particolare che attraversano l’Ucraina. Come ben sapete, al giorno d’oggi sono gli unici a fornire il gas russo all’Europa.

Come potete vedere, i due gasdotti principali che partono dal territorio russo passano a nord e a sud della città di Kharkiv, dunque nella zone dove l’esercito ucraino sta riconquistando con una buona velocità i territori occupati dall’esercito russo.
Ma se ora qualcuno – sentendosi forte con la mobilitazione dei civili – dovesse tentare di organizzare una nuova offensiva russa proprio lungo il percorso del tubo, quel qualcuno potrebbe sperare l’Occidente chieda all’Ucraina di difendersi con molta cura, senza danneggiare il tubo. Difendersi senza «sparare» nulla di particolarmente potente a bersagli vicini al tubo del gas…
Quanto appena scritto è un altro argomento da aggiungere alla raccolta di considerazioni su chi avrebbe voluto far saltare i gasdotti del Baltico. Qualora l’ipotesi dovesse essere vera, provate a immaginare i suoi costi (anche in termini delle entrate economiche mancate) e i potenziali rischi dell’insuccesso.
Ho finalmente pubblicato il rapporto fotografico sulla mia visita a Portiera (una frazione di San Giovanni Bianco) dell’11 agosto 2022.
Il racconto illustra, tra le altre cose, un principio banalissimo ma spesso dimenticato dai turisti semplici: anche un paesino minuscolo può rivelarsi un luogo bello e interessante da vedere.

Come ben sapete, la notte tra il 25 e il 26 settembre sui gasdotti «Nord Stream 1» e «Nord Stream 2» nel Mar Baltico sono state registrate le strane perdite simultanee. Le indagini sono ancora in corso, ma tutti gli indizi disponibili indicherebbero un intervento dall’esterno: in sostanza, un sabotaggio. I probabili autori del danno, secondo alcuni, potrebbero essere la Russia e l’Ucraina.
A questo punto potremmo provare a ragionare e chiederci: a chi dei due conviene?
Alla Ucraina – che si sta difendendo da una invasione militare – conviene inviare dei sabotatori in un mare lontano per danneggiare due gasdotti non funzionanti del nemico? Conviene farlo mentre sul suo stesso territorio continua a funzionare un gasdotto russo indirizzato verso l’Europa?
Alla Russia – che spera di costringere l’Europa ad abolire le sanzioni e, allo stesso tempo, comprare le materie prime a condizioni russe – conviene danneggiare i propri gasdotti costati decine di miliardi di euro?
Apparentemente, in entrambi i casi la risposta sarebbe uguale: no. Anche se, per esempio, alla Ucraina potrebbe convenire essere l’unico territorio di transito del gas russo, mentre alla Russia potrebbe convenire avere una accusa in più contro il «regime di persone cattive» ucraine.
Purtroppo, decenni di osservazioni mi hanno insegnato due cose. Prima di tutto, vedo che Putin sa solo distruggere. Dall’inizio di questa guerra lo avrete visto anche voi: per realizzare le proprie fantasie perverse, con la tenacia di un maniaco Putin sta distruggendo non solo l’Ucraina, ma pure la Russia. Sta distruggendo la sua economia, scienza e cultura. Sta distruggendo le vite di centinaia di migliaia di persone. In questo contesto i due gasdotti sembrano quasi degli spiccioli. In secondo luogo, Putin segue da anni la logica «africana»: intervenire con durezza all’interno della Russia per intimorire (o apparire un duro) all’esterno: lo si è visto all’inizio del secolo negli interventi contro i terroristi islamici-caucasici, lo si è visto quest’anno durante la guerra in Ucraina.
Insomma, mi sembra infinitamente più probabile che i gasdotti siano stati danneggiati su ordine del Cremlino. Ma ancora una volta è stata una scelta incomprensibile per noi, per le persone razionali. Possiamo solo aspettare quale strana spiegazione inventino, prima o poi.
In pochi se ne sono accorti (e non mi sembra una cosa tanto anomala), ma in base al decreto presidenziale russo pubblicato ieri, a Edward Snowden è stata concessa la cittadinanza russa (richiesta nel 2020). Il nome del personaggio si trova al numero 53 della lista. Il nome della moglie di Snowden non è presente nella lista dei nuovi cittadini.
A questo punto sono sicurissimo che Edward Snowden inizi a pubblicare dei documenti riguardanti l’invasione russa dell’Ucraina o, al contrario, vada a combattere nell’ambito della mobilitazione proclamata da Putin.
Ah, sento una voce secondo la quale non succederà nessuna delle due cose. Che strano…



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