Come ben sanno i miei lettori, ieri a Parigi si sono tenute le celebrazioni per il centenario della fine della Prima guerra mondiale. Alcuni dei lettori avrebbero potuto anche stupirsi per la presenza del presidente russo Vladimir Putin tra gli ospiti ufficiali: non solo per la sua reputazione internazionale attuale, ma pure per dei motivi storici. Infatti, per la Russia la Prima guerra mondiale finì alcuni mesi prima, il 3 marzo 1918, e non in migliore dei modi (nei confronti degli ex alleati): con la firma del Trattato di Brest-Litovsk. Certo, non si tratta del passaggio dalla parte dei vincitori nel momento più opportuno (conosciamo degli esempi storici), ma è comunque una fuga poco gloriosa.
Ma intendo offendere l’orgoglio storico degli altri almeno con il presente post. Il mio vero obiettivo è quello di trovare una spiegazione alla presenza di Putin alla cerimonia di ieri. In realtà la spiegazione è semplicissima: da diverso tempo possiamo osservare l’intenzione del presidente francese Macron di svolgere il ruolo dell’ «adetto ai spurghi» mondiale. Tale intenzione si manifesta, tra l’altro, nei numerosi tentativi di attribuirsi il compito da mediatore tra la Russia (la parola spurghi si riferiva alla sua classe dirigente) e il resto dell’Occidente. Evidentemente, qualcuno era riuscito a spiegare almeno a Macron una delle caratteristiche psicologiche principali di Putin: il grande sogno di essere riconosciuto e accolto come un pari dagli altri leader mondiali.
Purtroppo, però, i consiglieri di Macron (o egli stesso?) sono arrivati in un leggero ritardo. Devo constatare che dalla metà del 2017 si osserva un importante cambiamento nella visione putiniana del proprio ruolo nel mondo: sembra che tenda sempre più alla totale solitudine in un mondo degli ingrati incapaci di apprezzarlo. Una delle conseguenze più naturali è l’aggravarsi della contrapposizione al mondo intero.

L’archivio della rubrica «Nel mondo»
La percentuale delle persone convinte che il livello della loro cultura nazionale è più alto rispetto agli altri Stati:

Il top-5:
Grecia (89%)
Georgia (85%)
Armenia (84%)
Russia (69%)
Bulgaria (68%)
La fonte:https://bigthink.com/strange-maps/pew-cultural-superiority-europe?rebelltitem=1#rebelltitem1
Cominciamo con un po’ di infografica sulle plus- e minusvalenze:

Gli Stati colorati di nero sono quelli con il livello della fuga dei cervelli maggiore.
Gli Stati colorati di rosso sono quelli con il livello della fuga dei cervelli poco significante.
Gli Stati colorati di blu sono quelli con il livello dell’arrivo dei cervelli poco significante.
Gli Stati colorati di verde sono quelli con il livello dell’arrivo dei cervelli maggiore.
Vorrei far notare ai lettori un concetto importante ma ignorato da tanti. La cosiddetta «fuga dei cervelli» è un brutto indicatore sulle condizioni della loro patria, ma quei cervelli rimangono comunque nella comunità planetaria dei cervelli umani. Un indicatore molto più brutto è la scarsità (se non l’assenza) dei cervelli che siano abbastanza competitivi per fuggire da qualche parte.
Il fisico Alessandro Strumia è stato sospeso dalla CERN per le «dichiarazioni sessiste». In sostanza, nel corso di una conferenza ha mostrato le statistiche che mostrano quanto siano i risultati scientifici delle donne inferiori a quelli degli uomini.
Penso che tutti gli scienziati seri del mondo debbano indignarsi per quanto è successo. Anziché essere sospeso per l’inadeguatezza professionale (cioè per aver esposto una scoperta scientificamente irrelevante, una banalità comunemente nota e noiosa), è stato definito un sessista. I dirigenti della CERN dovrebbero trattenersi dall’inseguire quella stupida moda…
Insomma, hanno sbagliato entrambi.

Domenica nel cantone svizzero San Gallo si è svolto un referendum sul divieto di «dissimulare o nascondere il proprio viso» nei luoghi pubblici: il 67% dei votanti si è espresso a favore.
Io, di fronte a tale notizia, provo dei sentimenti un po’ contradditori. Da una parte, sono a favore del burqa estivo obbligatorio per tutte le donne (sì, proprio per quelle donne che escono di casa quasi nude, distraggono gli uomini e spesso danno pure dei maniaci a questi ultimi). Dall’altra parte, conosco l’opinione di molte donne musulmane su questo capo di abbigliamento: «ci permette di non sentirci osservate dagli uomini».
A quali conclusioni posso giungere in base a questi due elementi? Prima di tutto, posso constatare che tutte le donne vedono il mondo circostante popolato dei maniaci sessuali, ma almeno quelle musulmane comprendono la necessità di non provocare. In secondo luogo, deduco che la maggioranza raggiunta al referendum svizzero sia composta dai voti degli uomini (stanchi dalle accuse infondate) e delle donne di scarsa responsabilità civica.

Vi sarà sicuramente capitato di leggere delle grosse perdite subite dalla collezione del Museo nazionale del Brasile nel grave incendio scoppiato la notte tra il 2 e il 3 settembre.
Il danno è grave, ma almeno può essere da lezione a tutti noi. E, soprattutto, deve essere un chiaro avvertimento a tutti i colleghi dei sfortunati dipendenti museali brasiliani: bisogna digitalizzare tutto. Bisogna farlo prima possibile (l’incendio arriva esattamente quando lo ritiene necessario, non quando siamo pronti noi). Tutto ciò che può essere scannerizzato, deve essere scannerizzato. Il resto deve essere fotografato. E il risultato del lavoro deve essere conservato sui server, non necessariamente server di proprietà: chi ha delle conoscenze minime sul funzionamento dell’internet, sa già che da quest’ultimo non sparisce proprio nulla.
In tantissimi musei, archivi e biblioteche mi è capitato di vedere alcuni (sottolineo la parola alcuni) dipendenti, praticanti, stagisti sfiniti per la nullafacenza pluriennale o per le attività di dubbia utilità pratica. Ecco, ora i loro dirigenti – se dotati di una mente analitica – dovrebbero finalmente capire di quali lavori utilissimi caricarli per i prossimi anni.

Per l’anniversario dell’11/9 è stata riaperta – restaurata – la stazione della metropolitana newyorkese che si trova(va) proprio sotto le Twin Towers.
Rileggete bene queste parole semplici: è stata riaperta la stazione.
Qual è la morale di questa notizia? I problemi, anche quelli gravissimi, di una stazione della metropolitana non possono e non devono causare il blocco della intera linea. Purtroppo dubito che i costruttori delle nuove linee della metropolitana milanese siano capaci di comprendere e/o di mettere in pratica tale principio.

Il 95% dei rifiuti di plastica portati dai fiumi finisce negli oceani attraverso questi dieci fiumi:
Fiume Azzurro (Yangtze, in Cina),
Fiume Giallo (Huang He, in Cina),
Fiume delle Perle (Zhujiang, in Cina),
Fiume Nero (Hai He, in Cina),
Mekong (passa per Cina, Birmania, Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam),
Amur (una notevole parte di esso fa da confine tra Russia e Cina),
Indo (passa per Cina, India e Pakistan),
Gange (passa per India e Bangladesh),
Nilo (passa per Burundi, Ruanda, Tanzania, Uganda, Sudan del Sud, Sudan ed Egitto),
Niger (passa per Guinea, Mali, Niger, Benin e Nigeria).
È interessante osservare che il Fiume Azzurro trasporta tanti rifiuti plastici quanti gli altri nove fiumi messi insieme.

E mi sa che molte delle campagne di sensibilizzazione organizzate dagli ecologisti in Europa sono… ehm, come dire… degli sforzi sprecati. Un po’ come se fossero andati negli asili per spiegare ai bambini che non va bene essere pedofili.
In Minnesota il giudice federale ha respinto il ricorso degli atei che contestavano la presenza della frase «In God We Trust» sulle banconote e monete statunitensi. Secondo i ricorrenti il motto nazionale sarebbe incostituzionale in quanto viola il principio della libertà della fede religiosa. E, purtroppo, non è la prima volta che falliscono nella loro lotta giudiziaria contro quel anacronismo.
Io, da parte mia, spero ancora di fare in tempo a vedere il mondo — almeno quello occidentale — libero da ogni genere di simbologia religiosa negli spazi pubblici. Restino pure le chiese (tanto per me sono solamente degli edifici con un loro valore artistico più o meno alto), ma tutto il resto dovrebbe sparire: i simboli, le immagini, le divise da lavoro dei preti etc. Perché gli umani, essendo dotati della ragione, hanno il compito di comprendere il mondo e non rimanere degli eterni bambini riempiti di favole. Perché ogni religione è una favola, raccontata alla società-bambino per aiutarla a crescere con dei giusti valori e principi nella testolina. Ma nel XXI secolo la (o le?) società occidentale è ormai grandicella per continuare a vivere di favole. Dovrebbe ormai liberarsi delle religioni per non apparire rimbambita.
In questo senso, le mie speranze sono ancora molto legate a quanto succede — o può succedere — negli USA, uno dei più grandi esportatori del progresso degli ultimi decenni (anche se pure la società americana ha delle grandissime stranezze).

Come saprete, teoricamente non è possibile espellere dal territorio di uno Stato le persone apolide. A meno che non si trovi un altro Stato disposto ad accogliere quella persona. Quindi l’espulsione di Jakiw Palij è una rara e giusta occasione di fare i complimenti a Donald Trump per il lavoro diplomatico svolto.
Ed è una buona occasione per constatare che pure Trump, nato e formato negli USA, non è del tutto privo a quei principi di libertà che stanno ostacolando molte delle sue iniziative presidenziali.




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