Vi porto una rivelazione storica sconvolgente… Quasi nessuno di voi ci aveva pensato prima, ma ora la vostra visione della storia mondiale sta per cambiare radicalmente, per sempre.
Ebbene, pure Iosif Stalin fece in tempo a vivere ai tempi di Vladimir Putin! Si tratta di un periodo di ben 149 giorni: dal 7/X 1952 al 5/III 1953. Visse, ma non sopravvisse per molto nemmeno lui.

Potrebbe suonare strano, ma noi siamo più sfortunati di Stalin. Spero che questa sfortuna finisca prima possibile e in qualsiasi modo: non necessariamente in un modo violento, al momento giusto il tipo potrebbe anche essere semplicemente «dimenticato» dai medici su un divano in mezzo al vomito e al piscio (proprio come era successo al tipo baffuto).
So che umanamente non è bello, ma io spero.
L’archivio del tag «putin»
All’inizio ho pensato che fosse uno strano scherzo giornalistico. Ma lo hanno detto veramente!
Insomma, il giorno dell’inizio della nuova operazione in Iran (2 marzo), Trump e Hegseth hanno rilasciato dichiarazioni che mi suonavano molto familiari.
Hegseth: «Non siamo stati noi a iniziare questa guerra, ma con il presidente Trump la stiamo finendo».
Trump: «La grande ondata non è ancora arrivata. La grande ondata arriverà presto».
Tutto questo ricorda le parole di Putin, il quale nel luglio 2022 ha dichiarato che la Russia non aveva ancora intrapreso azioni serie in Ucraina («non abbiamo ancora iniziato niente», ripeteva cento volte al giorno la propaganda del Cremlino, finché l’avanzata molto lenta sul fronte non è diventata evidente a tutti), e nel settembre 2023 ha detto «Ho detto più volte che non abbiamo iniziato… la guerra in Ucraina. Al contrario, stiamo cercando di finirla» (l’espressione «la Russia non inizia le guerre, le finisce» era fino a poco tempo fa una delle preferite dalla propaganda del Cremlino).
Sulla base di tutto ciò, possiamo pensare che Trump sia veramente «l’agente Krasnov»? No, non è sufficiente. Semplicemente Trump e Hegseth sono le vittime più alte della propaganda del Cremlino tra quelle che abbiamo visto finora. Perché hanno cercato troppo a lungo e con troppa insistenza di stabilire un buon rapporto con Putin: di conseguenza, hanno per forza memorizzato (involontariamente) una parte del suo lessico politico.
L’altro ieri Putin ha inviato un telegramma al presidente iraniano Pezeshkian (quello che per qualche motivo è stato lasciato in vita):
Egregio Signor Presidente,
Le porgo le mie più sentite condoglianze per l’assassinio del leader supremo della Repubblica Islamica dell’Iran, Seyyed Ali Khamenei, e dei membri della sua famiglia, compiuto con cinica violazione di tutte le norme della morale umana e del diritto internazionale.
Nel nostro Paese l’Ayatollah Khamenei sarà ricordato come un eminente statista che ha dato un enorme contributo personale allo sviluppo delle relazioni amichevoli tra Russia e Iran, portandole al livello di un partenariato strategico globale.
Chiedo di trasmettere le più sincere condoglianze e il sostegno ai familiari e ai parenti del Leader Supremo, al governo e a tutto il popolo iraniano.
Se non notate nulla di strano, vi suggerisco io: mancano le varie parole riguardanti «alleato strategico», «saremo al vostro fianco», «non lo permetteremo a nessuno», «il vostro popolo fratello non deve avere dubbi», «mobiliteremo tutte le nostre risorse», «insieme siamo forti» etc.
Sarebbe stato logico aspettare almeno le parole di rassicurazione a un regime «fratello», a un regime simile nel suo rapporto con i valori umani in generale e alleato nella guerra in Ucraina (perché fornitore di droni) in particolare. Ma nulla.
L’alleanza con la Russia putiniana non vale più nulla: guardate il destino della Siria, del Venezuela, di Cuba e ora dell’Iran. Non vale anche perché Putin ha speso tutte le sue risorse proprio in Ucraina, nessun dittatore del mondo può più contare su di lui.
Proletari di tutto il mondo Popoli oppressi di tutto il mondo, ringraziate gli ucraini!
Non so se lo hanno visto tutti: la settimana scorsa Donald Trump ha mantenuto la promessa ed è venuto alla finale olimpica di hockey. Non importa se si è fatto aiutare dall’AI, l’importante è che lo ha fatto!
Ovviamente, a questo punto bisogna ricordare che Putin segna i gol molto più spettacolari di persona, senza alcun aiuto da parte dell’AI. Non importa se lo fa in un modo molto simile a quello utilizzato per le sue «vittorie elettorali», l’importante è che lo fa.
Bene, ora siete molto più aggiornati sulle capacità sportive di due noti personaggi politici.
I Ministeri degli Esteri della Russia e della Bielorussia sostengono che Putin e Lukashenko sarebbero stati invitati al Consiglio di pace per Gaza «creato» da Trump (e che tendono ad accettare l’invito). In precedenza, la Casa Bianca aveva già annunciato che faranno parte del Consiglio anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio, l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Whitkoff, il genero del Presidente americano Jared Kushner e l’ex Primo Ministro britannico Tony Blair.
Sono sicuro al 99% che Putin sta già cercando quel miliardo di dollari che si dovrebbe pagare per diventare un membro permanete del Consiglio: in quel modo si compra una specie di certificato che gli permetterà di associare il proprio nome alla parola pace. Quel «certificato» sarà credibile più o meno quanto la medaglia Nobel per la pace è «di Trump», ma lui non ci pensa (proprio come Trump).
Tutti gli altri personaggi elencati, invece, non dovrebbero avere una somma del genere, dunque niente Consiglio a vita. Ma con o senza i soldi, non capisco proprio cosa c’entrano con la pace in Gaza (proprio come Putin).
Non capisco nemmeno cosa c’entra l’intero Consiglio con la presenza o l’assenza della pace, se per la pace si intende il fatto che Hamas sta già ricostruendo ora tutta la propria infrastruttura, a chi e perché andranno i miliardi raccolti da Trump, perché il Consiglio debba essere guidato da Trump anche dopo la fine del suo secondo mandato e tantissime altre cose. Sono troppe grandi domande, ci penserò in futuro.
Prima dell’incontro di ieri tra Donald Trump e Vladimir Zelensky a Mar-a-Lago, c’era stata una conversazione telefonica tra Trump e Putin (di durata 1 ora e 15 minuti, sarebbe avvenuta per iniziativa statunitense). In base alla dichiarazione dell’assistente di Putin Yury Ushakov, Trump e Putin concordano sul «fatto» che il cessate il fuoco temporaneo in Ucraina «porta a un protrarsi del conflitto».
Non ho ancora visto delle smentite da parte dei due personaggi che si erano telefonati, di conseguenza suppongo che questa interessantissima tesi sia stata discussa realmente.
Sarebbe troppo banale ricordare, per milionesima volta, che noi conosciamo la persona fa tutto il possibile poché la guerra (non un non ben definito «conflitto») si protragga. È la stessa persona che ha iniziato la guerra. Ed è la stessa persona che tecnicamente può finirla in qualsiasi momento.
È più interessante supporre che Trump ha molta più paura di Putin vivo che di Epstein morto. Nemmeno questa tesi è nuova (da mesi vediamo Trump ripetere tutto ciò che gli Dice Putin), ma sarebbe interessante studiarla più in dettaglio.
Nel frattempo, vi faccio notare: la nuova strategia di Putin è quella di rifiutare tutte le proposte sulle quali Zelensky insiste di più. Appena Zelensky se ne accorge (oppure se n’è già accorto?), riesce ad adottare una strategia diplomatica più efficace.
Guardiamo il calendario: quest’anno Putin sembra aver deciso di non tenere il discorso annuale davanti alle camere riunite del Parlamento (anche se continua ad essere obbligato a farlo ogni anno secondo la sua stessa Costituzione). In compenso, ieri ha tenuto l’ennesima «Linea diretta», uno spettacolo in cui tradizionalmente risponde per diverse ore alle domande dei «giornalisti» e dei «cittadini comuni» e regala a pochi fortunati nuovi gabinetti in cortile, scope e altre cose belle.
Le persone normali non guardano, non ascoltano e non leggono nemmeno questa esibizione da circo, mentre i giornalisti sono costretti a farlo: è il loro lavoro. E appositamente per noi, persone comuni e normali, i veri giornalisti hanno fatto un breve riassunto della «Linea diretta 2025» e hanno commentato tutte le bugie che Putin ha pronunciato nel suo corso: ecco la parte uno e la parte due. In sostanza, si tratta di un breve riassunto delle stronzate che ha raccontato nel corso del 2025.
Quindi, se vi interessa, leggete pure.
La CNN riferisce: Trump, parlando con i giornalisti a bordo del suo aereo durante il volo verso l’Asia, ha dichiarato che Putin dovrebbe concentrarsi sulla fine della guerra con l’Ucraina invece di testare missili (si è riferito ai test del «Burevestnik»).
Lui [Putin] avrebbe dovuto porre fine alla guerra. Una guerra che avrebbe dovuto durare una settimana è ormai giunta al quarto anno. È questo che dovrebbe fare, invece di testare missili.
Da questa brevissima notizia possiamo apprendere ben due concetti grandi:
1) Trump continua a non capire che Putin non vuole la fine della guerra (in realtà, questa incomprensione è evidente già da tempo);
2) nella testa di Trump – nonostante tutte le sue dichiarazioni degli ultimi giorni – si sono radicate alcune favole raccontate da Putin (il quale, evidentemente, è ancora convinto che avrebbe potuto battere l’Ucraina in pochi giorni).
I test russi del «Burevestnik» sono stati pubblicizzati proprio perché Putin vuole dimostrare (anche a se stesso) che nessuno ha i mezzi per costringerlo a smettere di fare quello che sta facendo: non solo in Ucraina, ma in generale.
Senza la comprensione del nemico sicuramente non si riuscirà a batterlo. Trump che non comprende (e non esclude nemmeno la propria candidatura al terzo mandato) è solo uno dei tanti. Quindi la speranza nelle cause naturali della fine è sempre più sola.
Gli economisti russi Sergey Aleksashenko, Vladislav Inozemtsev e Dmitry Nekrasov (politicamente giusti, lo garantisco io) hanno pubblicato la scorsa settimana un nuovo rapporto (quello dell’anno scorso, immagino, lo abbiate già letto). Questa volta si parla di cosa potrebbe succedere alla economia russa nei prossimi dieci anni, fino alla fine dell’attuale termine massimo del mandato presidenziale di Putin nel 2036.
Ora non pensiamo alla validità giuridica e/o alla probabile durata fisica di questo mandato, poiché di fatto Putin rimarrà sul trono finché vorrà / potrà. Ma è interessante e utile leggere l’ipotesi sullo stato della futura economia «putiniana». Ancora oggi incontro persone benintenzionate che fantasticano sul fatto che, dato che l’economia non va bene, Putin finirà presto i soldi per la guerra. In realtà, non è proprio così: il mondo, purtroppo, non funziona sempre come lo vorremmo noi.
Certo, a volte funziona, ma raramente.
Quindi il rapporto è una interessante variante di previsione. Leggetelo.
L’agenzia Reuters, citando un alto funzionario della Casa Bianca, scrive che l’incontro tra Trump e Putin a Budapest non è previsto «nel prossimo futuro». Trump sembra ritenere che entrambe le parti in guerra «non siano ancora pronte per i negoziati». In effetti, non si vede alcuna disponibilità: il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che gli appelli a un cessate il fuoco immediato in Ucraina sono in contrasto con gli accordi raggiunti in Alaska, come se in Alaska fosse stato raggiunto un accordo con l’Ucraina, la quale non era nemmeno rappresentata.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha ammesso che se Putin volasse a Budapest attraverso la Polonia per incontrare Trump, il suo aereo potrebbe essere costretto ad atterrare e lui stesso (Putin) potrebbe essere arrestato su ordine della Corte penale internazionale: «Non possiamo garantire che il giudice indipendente non obbligherà il Governo a fermare tale aereo per consegnare l’indagato al tribunale dell’Aia». Ma Putin non sembra ancora scemo fino a quel punto: sicuramente non volerà sopra la Polonia, così come non volerà sopra altri Paesi dell’Europa orientale. Stranamente, non sorvolerà nemmeno la «fraterna Ucraina». Per esempio, Airlive ha mostrato quale potrebbe essere la rotta di volo di Putin per incontrare Trump in Ungheria:

In realtà, che Putin incontri Trump o meno, non fa alcuna differenza. Lo potete immaginar facilmente anche voi. Così come capite che Trump è in grado di cambiare idea sulla opportunità dell’incontro in qualsiasi momento e decidere di incontrare Putin anche il giorno dopo. E affinché qualcosa di positivo inizi ad accadere, deve succedere qualcosa di negativo all’aereo di almeno uno dei due. Nel caso ideale, all’aereo di una persona in particolare.



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