L’archivio del tag «guerra»

Gli Abrams per l’Ucraina

Gli Stati Uniti hanno approvato la spedizione del primo lotto di carri armati Abrams all’Ucraina: dovrebbero arrivare all’inizio dell’autunno. Lo ha riferito la CNN citando Doug Bush, il capo del dipartimento acquisti dell’esercito americano. Sembrerebbe una bella notizia, ma in totale Washington prevede di fornire a Kiev 31 carri armati Abrams: una quantità che costituirebbe un battaglione di carri armati ucraino.
Dopo oltre un anno e mezzo di guerra potrebbe sembrare strana la non-comprensione del fatto che le quantità omeopatiche degli armamenti non possono avvicinare la fine della suddetta guerra: nel migliore dei casi possono solo allontanarla. Ma, ovviamente, capisco che gli USA hanno la giustificatissima paura di essere attaccati vigliaccamente dal Canada o dal Messico, dunque non possono rimanere senza le armi…


Un salto di livello

Probabilmente alcuni di voi si ricordano che a novembre del 2022 il Parlamento europeo aveva riconosciuto la Russia come Stato sponsor del terrorismo. È altrettanto probabile che poche persone, anche nel Parlamento europeo, si sono accorte che quel riconoscimento non è più attuale può essere dimenticato.
Io, per esempio, ci ho impiegato alcuni giorni a comprendere e poi formulare in parole più logiche che emotive la constatazione di una realtà: lo Stato russo è pienamente entrato nel ruolo del terrorista internazionale. Non più dello sponsor, ma proprio del terrorista.
Ovviamente, sapete che i terroristi fanno non le guerre, ma ben altro. Per esempio, prendono in ostaggio delle persone deboli per chiedere qualcosa a quelle persone forti che sono già abbastanza moralmente evolute da aiutare i deboli. Che ne so: prendiamo in ostaggio gli studenti di una scuola per pretendere la scarcerazione di uno dei nostri leader, prendiamo in ostaggio i passeggeri di un aereo per lasciarci andare in America Latina, etc. etc.. Se non soddisfate le nostre richieste, ammazziamo tutti.
Lo Stato russo ha di fatto preso in ostaggio gli Stati più poveri dell’Africa e dell’Asia. Se non vede soddisfatte le proprie richieste, fa morire di fame le popolazioni di quegli Stati: continuando a sabotare l’"accordo del grano" e a bombardare quella infrastruttura portuale ucraina che serve alla fornitura del grano ucraino agli acquirenti internazionali. Certo, il grano ucraino non andava – almeno nella maggior parte dei casi – agli Stati più poveri, ma a quegli Stati (come a tutti gli altri) non importa da dove arriva il grano: a loro importa il fatto che con la diminuzione dell’offerta sul mercato globale crescono i prezzi (è uno dei principi base che spiegano alla prima lezione di economia in qualsiasi università o addirittura scuola superiore). Ecco: lo Stato russo nelle ultime settimane sta facendo il possibile per diminuire l’offerta del grano sul mercato globale. Lo fa perché sa che molti Stati occidentali si sentono in dovere di aiutare le popolazioni affamate degli Stati poveri. Lo fa perché spera che quegli Stati responsabili inizino a fare la pressione sulla Ucraina al fine di farla arrendere.
Spero che i dirigenti degli Stati occidentali lo capiscano. Che non si mettano a trattare con un terrorista.
La più semplice delle reazioni corrette sarebbe quella di fornire più arme contraerei alla Ucraina. Non si tratta nemmeno delle armi offensive… Anche se servirebbero pure quelle.


I droni marittimi ucraini

Molto probabilmente sapete già dei «droni marittimi» ucraini che sono stati «testati» con successo nell’attacco contro il ponte di Crimea e ora iniziano a essere usati – pare – anche contro le navi russe.
Ecco, il video domenicale di oggi è un breve ma interessante servizio della CNN su quei nuovi strumenti:

Forse avete già visto pure il video, ma io ho comunque preferito conservarlo in un posto sicuro.


Le previsioni del RAND

Gli esperti del think tank statunitense RAND Corporation Raphael S. Cohen e Gian Gentile ritengono che l’offensiva ucraina del 2023 sia più simile allo sbarco alleato in Normandia nel 1944 che alla Prima guerra mondiale. E, sviluppando l’analogia, non escludono che l’esercito ucraino possa realizzare il suo «sfondamento in Normandia» nelle prossime settimane.
Per quanto mi piacciano queste previsioni, per quanto mi piacerebbe crederci, vorrei comunque che queste cose non venissero pubblicate (se fosse possibile, addirittura le vieterei).
Tutto ciò che fa sperare in una rapida vittoria dell’Ucraina in questa guerra danneggia prima di tutto l’Ucraina, perché porta la popolazione che si difende a una serie di aspettative insoddisfatte, che di conseguenza possono portare all’irritazione e alla perdita di ogni speranza di un lieto fine. È meglio prepararsi a una guerra molto lunga e poi gioire di ogni singolo successo.


Lukashenko “scherza”

Una settimana fa Alexander Lukashenko ha raccontato a Putin che egli (Lukashenko) era «in tensione» con i combattenti della PMC Wagner schierati in Bielorussia, perché quelli volevano «andare a fare un giro a Varsavia». Mentre ieri lo stesso Lukashenko ha definito la propria dichiarazione di prima come uno scherzo.
Perché all’improvviso, senza un apparente motivo, avrebbe deciso di rinunciare all’opportunità di continuare a presentarsi come un eroico «spartano» sulla strada dei «cattivi» (realmente cattivi)?
Naturalmente non lo so, ma posso supporre che qualcuno abbia fatto intendere a Lukashenko che si stava preparando un attacco a uno Stato membro della NATO dal territorio del suo Stato e addirittura nelle condizioni del pieno possesso delle informazioni necessarie da parte sua. Qualcuno gli ha ricordato cosa potrebbe accadere a un Paese che lascia passare o invia degli «escursionisti» armati a «fare un giro» sul territorio della NATO. Lukashenko ha dunque avuto paura: sa che il grande vicino orientale ha già abbastanza problemi militari, quindi potrebbe non essere in grado di proteggerlo.
Ha avuto paura e ha pubblicamente rovesciato il proprio discorso: «in realtà non sapevo nulla, stavo solo scherzando». Insomma, ha «salvato» la propria faccia ben nota e riconoscibile da tempo.
Non so se questo lo possa aiutare.


Possiamo paragonare?

Possiamo paragonare, per esempio, i tempi di Putler con quelli di Stalin? Intendo dire non tecnicamente, ma legalmente. In Russia non è ancora vietato. Anche se io non avrei comunque rispetato quel divieto…
Quindi, prendiamo il seguente criterio di confronto: i dati quantitativi ufficiali sui crimini di ognuno dei regimi.
I dati ufficiali dell’epoca di Stalin non erano pubblici e in parte sono classificati segreti pure oggi. Gli storici e gli archivisti si sono stancati da tempo di lottare per la libertà di accesso e aspettano semplicemente l’arrivo dei tempi migliori.
I dati ufficiali dell’epoca di Putler sono talvolta «trapelati» grazie alla «collaborazione» di giornalisti veri e funzionari corrotti, e talvolta pubblicati dai funzionari stessi del regime. Ad esempio, Maria Lvova-Belova, ricercata dalla Corte penale internazionale dell’Aia assieme a Putler, ha annunciato ieri la pubblicazione sul sito ufficiale dell’Ombudsman presidenziale russo di un rapporto secondo il quale, nel febbraio 2022, la Federazione Russa «ha accolto circa 4,8 milioni di residenti dell’Ucraina e delle repubbliche del Donbass, di cui più di 700.000 sono bambini». Tra le altre cose, il rapporto afferma che circa 1500 orfani ucraini della «DNR» e della «LNR» sono stati portati in Russia: successivamente, 288 bambini della «DNR» e 92 bambini della «LNR» sono stati affidati a famiglie adottive russe.
In generale, ci sono stati grandi progressi. I complici di Putler sono più generosi sia con gli storici che con i giornalisti. E, naturalmente, con i propri futuri giudici.
Ma questa cosa mi sorprende.


I nuovi attacci di droni a Mosca

Prevalentemente per evitare che nelle teste di alcuni lettori si crei un po’ di confusione, preciso: la scorsa notte i droni ucraini non hanno colpito la sede del Ministero della «difesa» russo. Sono certi giornali europei che scrivono i titoli scandalistici, sperando che questi ultimi vengano colpiti da tanti click.
I droni ucraini che hanno attaccato Mosca hanno danneggiato oggi due torri in un quartiere molto prestigioso: il Moscow City. In quel quartiere si trovano gli immobili commerciali più costosi della Russia. Alcune torri sono di proprietà privata, altre sono frutto di partnership pubblico-privato. Alcune appartengono allo Stato.
Lo Stato possiede il 40% di tutti gli spazi del complesso. Il 40% è di proprietà di grandi aziende: Transneft possiede la torre «Evolution» di 54 piani e Rosselkhozbank possiede il grattacielo n. 1 del quartiere IQ. Secondo il sito ufficiale di vendita Moscow-City.info, la VTB Bank ha acquistato anche l’intera «Eurasia Tower» di 70 piani e 40 piani di uffici nella torre «Federation West».
La torre del quartiere IQ è stata la più colpita dai droni la notte tra il 29 e il 30 luglio. È composta da due edifici ed è di proprietà della società statale Dom.rf e della Rosselkhozbank. È stata costruita nel 2015. La vendita delle parti dell’immobile è iniziata nel 2016. Inizialmente ospitava la Rosselkhozbank all’ultimo piano, mentre gli altri piani dell’edificio di 42 piani sono stati affittati. Sono stati offerti in affitto anche spazi commerciali al piano terra. Il Ministero dell’Economia, il Ministero delle Finanze e il Ministero dell’Industria e del Commercio occupano la maggior parte degli spazi della torre. Inoltre, i tre Ministeri occupano 26 piani nel complesso OKO-2, dove sono stati rotti i vetri di quattro piani.
Come avete visto, il Ministero della «difesa» non c’entra alcunché. In più, gli spazi dei tre ministeri realmente colpiti non avevano — a quanto ne so — delle funzionalità di un particolare valore «strategico» o segreto: dentro ci stavano i semplici impiegati che facevano il lavoro di routine o gli incontri con i vari visitatori esterni.
La vera importanza dell’ultimo attacco dei droni è stata però definita sostanzialmente bene dal presidente ucraino Zelensky: è stato colpito bene uno dei simboli del benessere economico-finanziario russi. Colpire i simboli è, per ora, una di quelle poche cose che l’Ucraina ha la possibilità di fare sul territorio russo nell’ambito della guerra in corso. Ma non è una cosa poco significante.


La lettura del sabato

È inutile ricordare che i russi rimasti in Russia non hanno dei modi legali (dal punto di vista del legislatore russo) di protestare contro la guerra: chi non lo ha ancora capito, non ha molte possibilità di capire qualcosa nella vita in generale.
Allo stesso tempo, è utile e importante ricordare che molti cittadini russi rimasti in Russia sfidano la «legge» e le «forze dell’ordine» cercando di esprimere pubblicamente il proprio dissenso, informare gli altri su quanto sta accadendo o, nei casi più eroici, ostacolando lo Stato russo nel suo intento di distruggere uno Stato vicino. La creazione degli ostacoli alla guerra, in particolare, sembra una impresa disperata, se pensiamo al rapporto delle forze dello Stato e del cittadino singolo. Ma se tutti dicessero di continuo «è tutto inutile», noi – gli umani – staremmo ancora sugli alberi. E poi, non tutti riescono a rimanere passivi e indifferenti di fronte agli avvenimenti così gravi…
Insomma, l’articolo segnalato per questo finesettimana racconta delle persone che dall’inizio della guerra danno fuoco ai centri di reclutamento militare in Russia. Racconta di quanti sono (in base alle informazioni note), dove e come agiscono, come vengono puniti se e quando catturati etc. etc.. Vi permetterà di scoprire qualcosa in più su come è fatta la resistenza interna russa.


L’inverno sta arrivando

La società statale ucraina Energoatom ha dichiarato che l’unità di potenza n. 4 della centrale nucleare di Zaporizhzhya, controllata dalle truppe russe, è stata messa in stato di «arresto a caldo» il 24 luglio.

Tali azioni costituiscono una grave violazione dei requisiti della licenza di esercizio dell’impianto nucleare. Ora il funzionamento dell’unità di potenza n. 4 della ZAES deve avvenire esclusivamente in stato di «arresto a freddo».

Energoatom ha poi sottolineato i rischi per la sicurezza nucleare e delle radiazioni causati dal fatto che le apparecchiature dell’unità di potenza n. 4 sono rimaste inattive per lungo tempo e non sono state sottoposte a manutenzione o riparazione.
Generalmente non mi piacciono gli allarmismi inutili, ma, allo stesso tempo, ormai conosco (come, immagino, anche voi) le capacità mentali di prende le decisioni dalla parte russa nell’ambito della guerra in corso. Dunque, sono portato a prendere sul serio gli avvertimenti ucraini di cui sopra.


L’obiettivo raggiunto?

Al 513-simo giorno di guerra l’esercito russo ha «finalmente» «raggiunto» uno dei numerosi e più volte mutati «obiettivi» della  «operazione militare speciale»  guerra in Ucraina: ha colpito i satanisti che ostacolavano la vita religiosa degli ortodossi!

Sì, il 22 luglio ha colpito, tra le altre cose, anche la cattedrale di Odessa.

Anche se le autorità russe hanno già detto che il «merito» è della difesa antimissilistica ucraina.

Beh, quella cattedrale era già stata distrutta nel 1936 dai comunisti e poi ricostruita nei primi 2000 dagli ucraini del XXI secolo.

La ricostruiranno ancora, dopo avere sistemato le cose di importanza più vitale.