L’archivio del tag «eu»

Fallito chi?

Il segretario al Tesoro degli USA Scott Bessent ha criticato il pacchetto di sanzioni che l’Unione Europea introdurrà contro la Russia a partire dall’inizio del 2026:

The Europeans told me, «Oh, we are doing our 19th sanctions package». In my mind… if you’re going to do something 19 times, you filed.

È vero che le sanzioni dell’UE, essendo elaborate prevalentemente dai burocrati, hanno uno scarso valore pratico (sono spesso ridicole, impossibili da applicare, irrilevanti per gli obiettivi che perseguono etc.). Ma poi c’è chi, invece, per l’ennesima volta presenta un «piano di pace» dettato dall’aggressore e conduce le «trattative» che mirano a introdurre degli obblighi solo per l’aggredito. Ecco, quest’ultimo forse non si chiama fallito, ma con qualche termine più pesante.


Le voci sui visti

Ieri il Politico ha riportato che l’Unione Europea intende inasprire le norme in materia di visti per i cittadini russi, sospendendo di fatto il rilascio di visti Schengen multipli nella maggior parte dei casi (ma non mi è del tutto chiaro come l’Unione Europea possa decidere una questione del genere per tutti i Paesi-membri).
L’ambasciata francese a Mosca, rispondendo a una domanda in materia del media russo RBC, ha definito «infondate» notizie come quella riportata sopra.
E la Commissione europea, commentando le possibili restrizioni, ha dichiarato di non poter vietare il rilascio dei visti ai russi, il che è logico.
Allo stesso tempo, una raccomandazione (userò questo termine generico mondano) di sospendere o limitare il rilascio di visti Schengen multipli sarebbe perfettamente in linea con la politica sanzionatoria dell’Unione Europea degli ultimi anni. Durante tutti gli anni di guerra, quasi fin dall’inizio, si è osservata la tendenza dei burocrati europei a dimostrare una tipica attività frenetica (quella che si tiene solo per dimostrare che si fa qualcosa), non basata su sforzi intellettuali o amministrativi. È necessario creare l’apparenza di una resistenza all’aggressore? Introduciamo sanzioni contro coloro che sono più facili da colpire: i comuni cittadini russi. Ma molti dei comuni cittadini russi che viaggiano in Europa non hanno mai sostenuto la guerra e Putin. Anzi, l’elezione di Putin alla presidenza e tutta la sua politica non dipendono in alcun modo dai comuni cittadini russi, ma questo è difficile da spiegare ai burocrati europei. Hanno già dimenticato che nella vita reale questo può succedere.
Boh, vedremo.


La risoluzione sui droni russi

Ieri il Parlamento europeo ha invitato – con una risoluzione, quindi in via informale – i Paesi-membri dell’UE ad abbattere le minacce aeree che violano illegalmente i loro confini. Con quella espressione abbastanza particolare si intendono prima di tutto i droni russi che volano in un modo provocatoria sopra l’Europa.
Significa che ormai non solo la Presidente, ma pure il Parlamento si è avvicinato notevolmente alla comprensione del fatto di essere in guerra, che quella guerra è contro l’Europa. Ma è stato necessario vedere appena qualcosa con i propri occhi.
Ma ora aumenta il rischio di vedere realizzarsi proprio quello che Putin voleva ottenere con l’invio dei droni: gli Stati europei nei cieli dei quali arrivano i droni russi chiederanno più fondi e più materiale bellico (difesa antiaerea) per difendersi: quei fondi che altrimenti sarebbero andati alla Ucraina che sta combattendo, da sola per tutti, sul campo. Mentre la triste realtà consiste nel fatto che non si tratta di una scelta o di un compromesso: bisogna fare entrambe le cose.


La diffusione della esperienza

Vladimir Zelensky comunica: i militari ucraini hanno iniziato una missione in Danimarca per diffondere l’esperienza nella difesa contro i droni. Sono arrivati per partecipare a esercitazioni congiunte (con i partner), che potrebbero diventare la base per un nuovo sistema di contrasto ai droni russi (e, teoricamente, non solo quelli russi).
L’UE, da parte sua, prevede di spendere 6 miliardi di euro per creare un sistema di difesa al confine orientale, utilizzando le tecnologie ucraine. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che l’Ucraina riceverà 2 miliardi di euro per la produzione di droni e che il progetto sarà sviluppato in collaborazione con Kiev e la NATO.
Ecco, io che non sono Zelensky e non dipendo in alcun modo dagli aiuti europei (passati, presenti o futuri) posso mettere in evidenza una cosa banalissima: la situazione appena descritta è incredibile. Mentre l’UE — e l’Occidente in generale — continua a pensare come minimizzare gli sforzi per aiutare l’Ucraina nella sua battaglia difensiva, l’Ucraina inizia ad aiutare l’UE, in un nuovo modo, nella difesa contro l’aggressore pazzo dell’Est. Come se non bastasse che sta già combattendo. Non so se Ursula von der Leyen e i suoi colleghi se ne rendono conto.


Un breve dialogo su X

L’altroieri Viktor Orban ha sparato una delle sue su X:

Potreste dire che non c’è alcunché di nuovo e di interessante in questa affermazione. Ma, in effetti, la cosa più interessante sono, come al solito, le repliche. Questa, per esempio:

Il grande problema, poi, che un sacco di gente pigra e ignorante in giro per il mondo leggerà (se leggerà) solo la pubblicazione originale, quella di Orban. E non farà alcun tentativo di raggionarci sopra. Io stesso conosco alcune persone così…


La lettura del sabato

L’articolo segnalato nella edizione odierna della ormai tradizionale rubrica collega in un unico schema Putin, Orban, l’UE, il petrolio e tutti quelli che sanno guadagnare con tutte le parole appena elencate. È uno schema che in una certa misura condizionava la vita europea prima della guerra, lo condiziona ora e per chissà quanto tempo condizionerà ancora.
A volte è bello consigliare degli articoli di portata un po’ più grande del solito.


L’abbandono della energia russa

La Commissione europea ha presentato una bozza del «road map» per porre fine alle importazioni di energia russa nell’UE:

The roadmap will see a gradual removal of Russian oil, gas and nuclear energy from the EU markets in a coordinated and secure manner as the EU transitions to clean energy.

A parte, forse, il tema dell’abbandono del gas russo, tutto in questa notizia è negativamente fantastico.
Lasciamo che gli altri Stati acquistino sempre più petrolio e uranio russo: ai prezzi che possono imporre a Putin (il quale, avendo ora meno acquirenti, venderà a chiunque in qualsiasi quantità). Questa misura ha solo un senso autoterapeutico, ma non quello economico: non vogliamo essere degli sponsor diretti della guerra.
Mentre la stessa Commissione europea ha l’intenzione di passare all’energia pulita in breve tempo: anche se il recentissimo incidente in Spagna, Portogallo e Francia dovrebbe aver mostrato anche alle menti «verdi» da ricovero che l’UE ha troppa fretta in questo campo. Ma gli euroburocrati non sono bravi a reagire e a trarre conclusioni rapidamente. Per loro, «rapidamente» non significa solo cinque giorni, ma anche tre anni.
Anche se, in generale, la ricerca dell’indipendenza da un vicino violento è una cosa giusta. Ma le cose giuste devono essere ben pianificate.


Si decideranno?

Ieri, il 20 marzo, l’Ungheria ha bloccato per la seconda volta consecutiva il documento finale del Consiglio europeo sul sostegno all’Ucraina (il primo episodio del blocco era successo il 6 marzo). Il documento è stato dunque approvato sotto forma di testo di dichiarazione a nome di 26 dei 27 Stati-membri.
Per me si tratta di una occasione ancora più buona di prima, per i vertici dell’UE, di capire che il principio della unanimità non è uno strumento funzionante nelle condizioni attuali dell’UE stessa. Mentre prima poteva semplicemente accorgersi che un qualsiasi (in realtà uno specifico) idiota può bloccare qualsiasi decisione importante perché condizionato dall’esterno, ora la situazione è ancora più chiara. Davanti agli occhi di tutti c’è il bellissimo esempio di Trump che sta testando la capacità dell’autodifesa delle istituzioni americane avanzando delle iniziative più cretine. L’UE, dunque, potrebbe organizzarsi per escludere la possibilità di ogni somiglianza anche debole.
O dovrebbe.


L’autocritica di Orbán

Solo ieri sera ho appreso che sabato mattina Viktor Orbán ha cambiato il nome in «nazione ungherese» e ha avanzato ben 12 pretese all’UE:

Alcune delle pretese non mi sono del tutto chiare: probabilmente costituiscono l’effetto di una serata del venerdì andata particolarmente bene.
Allo stesso tempo, capisco benissimo che senza avere subito (o è meglio dire ricevuto?) in prima persona il problema indicato nel punto 8 (dalla Russia), lo stesso Orbán non avrebbe mai scritto il punto 12. E allora facciamo i migliori complimenti a questo personaggio che chiede di essere cacciato dall’UE!


Orban è stato “convinto”

Fortunatamente, i ministri degli Esteri dell’UE hanno deciso di prolungare per altri sei mesi le sanzioni contro lo Stato russo dopo che l’Ungheria ha accettato di non impedirle in cambio di garanzie sulla sicurezza energetica. Il voto avrebbe potuto deragliare a causa della posizione proprio dell’Ungheria che si opponeva all’interruzione del transito del gas russo verso l’Europa attraverso l’Ucraina. Ma nel corso una riunione dei rappresentanti dell’UE, la Commissione europea si è impegnata in una dichiarazione a proseguire i colloqui con Kiev sulle forniture di gas all’Europa attraverso il sistema di gasdotti dell’Ucraina. La dichiarazione afferma inoltre che la Commissione è pronta a coinvolgere Ungheria e Slovacchia nel processo.
A questo punto sarebbe curioso scoprire in quale modo, esattamente, hanno fatto la pressione su Viktor Orban: sono sicuro al 99,99% che non si sarebbe mai accontentato delle promesse molto vaghe sulle trattative o sul suo coinvolgimento in esse (anche se quest’ultima cosa gli fa sentire un personaggio importante).
Ma anche il solo risultato intermedio raggiunto – è difficile che tra sei mesi il regime di Putin venga sostituito con qualcosa di pacifico – è già una gran bella cosa.