Nella puntata odierna della rubrica dedicata alla musica abbiamo il chitarrista polacco Leszek Rojsza.
Non posso scrivere molto per un semplice motivo: non so quasi nulla di egli. So solo che nel 1987 si laureò in geologia, in contemporanea agli studi universitari studiò al Conservatorio di Cracovia, dove si diplomò con la lode nel 1989. Infine, posso aggiungere che è molto bravo; ma questa affermazione è più una valutazione personale.
Spero dunque di avere qualche informazione su Leszek Rojsza dai miei amatissimi lettori: dove è quando è nato, cosa fa nella vita, dove e quando suona, quanti dischi ha registrato, etc.
Io, per puro caso, sono entrato in possesso di un suo CD. Proprio da quell’album («Romantic of Ibero and Latin Guitar» del 1994) ho estratto i due brani inseriti nel post di oggi.
«El ultimo tremolo» (compositore A. B. Mangoré)
«Asturias» (compositore I. Albéniz)
N.B.: entrambi i video sono di produzione mia, quindi non arrabiatevi troppo per la qualità grafica.
Durante le ultime vacanze natalizie avevo trovato in casa alcuni CD musicali rari e, non essendo riuscito a trovare i rispettivi contenuti nel formato mp3, mi ero chiesto sulla possibilità di convertirli con le proprie forze. Una decina d’anni fa mi era già capitato di fare una operazione del genere, ma non mi ricordavo ormai il nome del programma utilizzato. In dieci anni, poi, il mondo del software è ovviamente cambiato tantissimo.
Di conseguenza, ho nuovamente intrapreso delle ricerche mirate. E oggi ho pensato di condividere con voi la mia esperienza positiva. Si tratta di una cosa importante in quanto la vita di un CD è in realtà molto più breve di quanto si possa immaginare. Infatti, il materiale di cui è fatta la loro parte scrivibile col tempo si decompone, quindi più è vecchio un disco, più è probabile il rischio che i dati registrati sopra vengano persi per sempre. Dopo i dieci anni d’età di un compact disc, potete aspettare la sua magica trasformazione in un pezzo di plastica inutile praticamente in qualsiasi momento.
Il post di oggi è dedicato al caso specifico dei CD musicali. La loro conversione in mp3 può essere facilmente effettuata con il programma gratuito Free Audio CD to MP3 Converter.
Il è un programma talmente semplice nel suo utilizzo, che secondo me non necessiterebbe nemmeno di una spiegazione. Per sicurezza introduco molto brevemente i tre passaggi principali.
Passaggio № 1. Inserite il CD musicale nel lettore del vostro computer e avviate il programma. Selezionate i brani da convertire sulla lista comparsa nella finestra grande (visto che ci siamo, convertiamo tutto):

Passaggio № 2. Nel menu «Formati» in basso a sinistra selezionate, appunto, il formato che vi interessa:

Passaggio № 3. Nel menu «Impostazioni predefinite» in basso a destra selezionate la qualità dell’audio che vorreste avere (il bitrate, in pratica il livello di compressione del file). Più è alta la quantità dei kbps, più è alta la qualità dell’audio.

Poi cliccate sul buttone «Converti» (in basso a destra) e aspettate che la fine del processo.
Non so se si possa inventare qualcosa di più semplice.
Questo palazzo con un balcone è tra i più noti al mondo (anche se non tutti lo hanno visto dal vivo):

Invece questo palazzo in mattoni, situato a poche decine di metri dal primo, è noto quasi quanto un palazzo qualsiasi situato in un punto qualsiasi del nostro pianeta (anche se sarebbe stato abitato da un personaggio noto quanto quello del palazzo precedente):

Il 99,99% delle persone che visitano la città nella quale si trovano i due palazzi va a vedere solo il primo (si osserva un affollamento costante). Il secondo sembra essere totalmente disprezzato dalla umanità (la via è quasi sempre deserta).
Conoscete il perché di questo fenomeno? Io sarei portato a ipotizzare la cosa più ovvia: il primo sarebbe stato abitato da una giovane donna, mentre il secondo da un giovane uomo. Perché debbano ancora essere solo le donne a stare sul balcone e aspettare le folle di ammiratori?
Ma noi non siamo più nel XVI secolo! Dobbiamo abbandonare le abitudini e le tendenze obsolete! Quindi propongo di fare una cosa molto semplice.
Ogni 14 febbraio (o qualche altra data?) bisogna raccogliere più gente possibile, andare a Verona, organizzare una grande adunata sotto la casa di Romeo e boicottare invece quella di Giulietta. Sperando di riuscire, almeno, a pareggiare con il proprio esempio la popolarità delle due abitazioni.
P.S.: ovviamente avete riconosciuto le due abitazioni anche senza il mio suggerimento, vero?
P.P.S.: il fotoracconto sul mio viaggio a Verona sarà scritto e pubblicato non prima della seconda metà di marzo perché per ora sto cercando di gestire un carico eccezionale di lavoro (un lavoro che mi permette, però, di avere un balcone sotto e sopra il quale passare dei bellissimi momenti).
In vista delle elezioni presidenziali russe del 18 marzo, due settimane fa introdotto la questione delle firme che gli aspiranti candidati avevano dovuto raccogliere tra la popolazione. Oggi racconto brevemente di un dubbio circa le modalità con le quali sono state raccolte quelle firme.
Prima di tutto fornisco alcuni dati necessari:
1) Ogni candidato ha diritto di spendere per tuttala procedura dalla propria candidatura non più di 400 milioni di rubli (al giorno d’oggi sono un po’ più di 5.600.000 euro). Questa somma deve copriresia la campagna elettorale, sia tutte le spese amministrative necessarie per rendere ufficiale la candidatura.
2) Il resoconto di tutte le spese deve essere periodicamente fornito alla Commissione elettorale russa (l’organo che organizza le elezioni). Questa ultima rende pubblici i dati sul proprio sito ufficiale.
3) Nel resoconto di cui sopra devono essere indicate, tra tutte le altre, anche le spese per la raccolta delle firme.
4) Le persone esperte che nel passato si sono già occupate praticamente delle elezioni forniscono una statistica interessante. In sostanza, un adetto alla raccolta firme bravo ne raccoglie 7 o 8 nell’arco di una giornata d lavoro. Un adetto ottimo ne raccoglie 14 o 15 nello stesso periodo. Potrebbero sembrare poche, ma in realtà non è così: i cittadini raramente si fanno fermare da uno sconosciuto con dei fogli in mano, raramente gli aprono la porta di casa, raramente sono disposti a mostrargli un documento di identità (i dati del quale andranno sul foglio delle firme). Di conseguenza, la raccolta delle firme è un lavoro difficile, lento e faticoso: quasi nessuno è dispostoa farlo per sola passione.
5) Gli adetti alla raccolta delle firme devono dunque essere pagati. A Mosca vengono pagati circa 300 rubli per ogni firma raccolta (poco più di 4 euro), mentre nelle altre località la paga può scendere fino a 150 rubli per ogni firma.
Bene, ora vediamo quanto hanno pagato i 6 candidati per ogni firma raccolta (in media sul territorio russo):

Come possiamo vedere, solo un candidato ha dichiarato una spesa realistica, tutti gli altri hanno a) pagato in nero, b) sfruttato degli schiavi, c) hanno compilato i fogli delle firme in ufficio proprio con dei dati falsi. Scegliete l’opzione che vi piace di più.
N.B.: due candidati (Žirinovskij e Grudinin) non dovevano raccoglierle firme in quanto appoggiati dai partiti presenti nella Duma.
E ora vediamo le spese complessive per la raccolta di ogni singola firma. Questo valore deve essere necessariamente superiore allo zero perché i fogli delle firme vengono stampati a spese dei candidati.

Se confrontiamo i due grafici, potremmo avere l’impressione che alcuni candidati abbiano dichiarato dei valori inventati a caso. Per comodità affianco i due grafici di prima:

Leggendo la documentazione finanziaria, si possono osservare altri dettagli interessanti. Per esempio:
Vladimir Putin ha ricevuto quasi subito la somma massima prevista dalla legge (400 milioni) solo da alcune perone giuridiche. In più, ha speso poco più di 71 mila per la raccolta delle 100.000 firme.
Baburin e Suraikin hanno speso meno di 1 milione a testa, pagando solo la stampa dei fogli.
Boris Titov ha speso meno di 3 milioni, dei quali esattamente 2.400.000 rubli per la raccolta delle firme. Ma veramente una somma così precisa?
Ksenia Sobchak ha speso quasi 581 mila per la raccolta delle firme e 4,3 milioni per l’organizzazione della raccolta. Sembra che abbia iniziato con l’intenzione di raccogliere le firme vere per poi abbandonare l’idea. E, in effetti, i proprietari di alcune grosse fabbriche sostengono di avere ricevuto dal Cremlino il «consiglio» di garantire una certa quantità di firme alla Sobchak.
E con questa concludo anche la puntata di oggi.
– – –
I post precedenti sui potenziali candidati:
Il post № 0 – alcuni candidati particolari
Il post № 1 – Vladimir Žirinovskij, Grigorij Javlinskij e Pavel Grudinin
Il post № 2 – Ekaterina Gordon, Sergej Polonskij e Boris Titov
Il post № 3 – Tristan Prisjagin e Natalia Lisitsyna
Il post № 4 – Ekaterina Gordon e Aleksej Navalny
Il post № 5 – Sergej Baburin e Maksim Suraikin
Il video di oggi racconta di un genio che ha compreso, finalmente, l’utilità pratica dei gatti.
Non so se sconsigliarvi di ripetere l’impresa a casa… O di mostrare il video agli amanti dei gatti.
Uno dei brani più noti dei Simple Minds è, probabilmente, «Alive and Kicking» (facente parte dell’album «Once Upon a Time» del 1985). Esso corrisponde, spesso, allo stile spesso associato al gruppo in questione.
Secondo me, però, è ingiustamente trascurato uno degli album migliori della storia del gruppo: «Good News from the Next World» del 1995 (anche se c’è da dire che in quel periodo il gruppo ebbe la forma di un duetto). Dell’album appena citato metterei la canzone «Hypnotized».
Alla prossima.
Ho scoperto che le Olimpiadi invernali del 2018 iniziano oggi.
So che sto rischiando di dare una grande delusione ad alcuni miei lettori, ma devo ammettere una cosa: non mi interessa alcunché di quasi tutto lo sport e delle Olimpiadi in particolare. E, soprattutto, nutro dei sentimenti profondamente negativi verso lo sport professionale (nonostante il regolamento formale delle Olimpiadi, sappiamo benissimo che gli sportivi che vi partecipano praticano lo sport per lavoro).
Pensate a tutte quelle decine (e forse centinaia) di migliaia di giovani che hanno sacrificato gli anni migliori della loro giovinezza, la salute, lo studio e la creatività per rincorrere la fantomatica possibilità di diventare degli sportivi professionali di successo. Sulla pratica ci riesce uno su mille, mentre gli altri restano quasi al margine della società: senza un buon grado di istruzione, con la salute spesso gravemente danneggiata, con la sensazione di essere dei falliti.
In termini della salute rovinata non va molto meglio anche a quei pochi (relativamente pochi) che ce l’hanno fatta: non solo a causa degli sforzi fisici particolari, ma anche perché non esiste lo sport professionale senza il doping. Alla base di tutti gli scandali sul doping che possiamo ricordarci si trova almeno uno dei due motivi principali.
1) È stato inventato un nuovo farmaco (più efficiente o meno evidente nella fase dei controlli), quindi tutti quelli più vecchi vengono pubblicamente dichiarati fuori legge. In tale modo viene eliminata un po’ di concorrenza.
2) Qualcuno ha esagerato a doparsi, quindi i concorrenti si allarmano per il fatto di dover incrementare troppo le proprie dosi del doping.
A ogni giovane sportivo di oggi, arrivato a un certo gradino della propria carriera professionale, l’allenatore (o il manager) porge due mani: su una mano c’è una «pillola», sull’altra c’è un foglietto con la scritta «ciao». Perché senza il doping lo sport tornerebbe ai livelli degli anni ’60, diventando certamente più onesto, ma anche più noioso in qualità di uno show (quindi meno seguito e meno vendibile).
Immagino che molto probabilmente qualcuno si aspetta ancora che io commenti l’eliminazione della squadra russa. Per me si tratta più di una vicenda politica che sportiva (anche se i due motivi elencati sopra hanno avuto il loro peso), la quale può essere commentata in qualsiasi momento, non solo oggi. Forse ne scrivrò nei prossimi giorni. Se troverò la voglia di farlo.
P.S.: sì, so di cosa scrivo perché conosco di persona alcuni sportivi professionali.

Le elezioni presidenziali russe sono sempre più vicine. Oggi, prima di raccontarvi di altri candidati al secondo posto, propongo un piccolo gioco.
So che la maggioranza dei lettori di questo post non sa nemmeno una parola di russo, ma, allo stesso tempo, non ha dei problemi con la logica. Dato che la Commissione Elettorale Russa ha pubblicato la bozza della scheda elettorale del 18 marzo, io vi propongo di indovinare almeno uno dei nomi sulla lista dei candidati:

Formalmente si tratta di una scheda elettorale assolutamente legittima. Infatti, i cognomi dei candidati sono disposti nell’ordine alfabetico, con i caratteri degli stessi colore, stile e dimensione e, infine, sono accompagnati con la biografia sintetica e le informazioni sull’eventuale partito politico rappresentato. Per la fortuna di qualcuno, però, il legislatore si dimentica sempre qualche dettaglio (per esempio la lunghezza del testo informativo simile per tutti i candidati).
E ora passiamo ai nomi concreti. Continuare la lettura di questo post »
Il video di oggi è stratto da un notiziario russo. Guardatelo bene – ci sono i sottotitoli in inglese – e sforzatevi a non piangere come ho fatto io, ahahahaha
Dato che, a rare eccezioni, i musicisti (e la musica) greci non sono proprio tra i più noti e seguiti al mondo, questo sabato continuo a pubblicizzare gli esempi meritevoli di attenzione. Nella edizione odierna della mia rubrica musicale c’è Yanni (Yannis Hrysomallis), un musicista e compositore autodidatta.
Da ragazzo Yanni fu uno sportivo promettente ma, per la sua e per la nostra fortuna, si appassionò di musica durante gli studi universitari. Di conseguenza, ha risparmiato la propria salute fisica e intellettuale, facendo allo stesso tempo divertire noi. Ha imparato da solo a suonare il pianoforte e ha inventato – non sapendo leggere le note – un proprio sistema di registrare sulla carta la musica da egli stesso composta. [Conosco un gruppo musicale strumentale, famoso e di qualità, composto da alcuni operai che non sapendo suonare decisero di farlo «così come sentiamo noi la musica». Ma di essi scriverò un’altra volta.]
Prima di tutto, la «Nostalgia» (il video è della esebizione al Royal Albert Hall nel 1995):
E poi «Truth of Touch», suonato il 16 dicembre 2011 a El Morro, in Puerto Rico.
Ringrazio un mio fedele lettore per avermi suggerito di scrivere anche di questo artista.



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