In occasione dei 106 anni dal naufragio del Titanic vi racconto di una persona con un destino particolare.
Arthur John Priest fu uno dei 150 fuochisti del Titanic (la nave ebbe bisogno di 600 tonnellate di carbone al giorno) ed ebbe la fortuna di sopravvivere al naufragio nonostante un forte congelamento (i fuochisti nel loro ambiente lavorativo indossarono solamente i shortes e i gilè).
L’anno precedente Priest lavorò sulla nave Olympic (nave gemella del Titanic) che fu speronata dall’incrociatore Hawke. Quell’incidente divenne un caso didattico illustrando il fenomeno «bank effect» (non sono sicuro sulla traduzione in italiano del termine: ecco la spiegazione su Wikipedia).
Prima ancora John Priest lavorò sulla nave Asturias, il primo viaggio della quale finì con uno scontro.
Quando iniziò la Prima Guerra mondiale, Priest trovò il lavoro al mercantile armato Alcantara. Nel febbraio 1916 il piroscafo tedesco Greif, adattato ai fini bellici e mascherato per sembrare una nave norvegese, si avvicinò alla Alcantara e aprì il fuoco. In seguito a una breve battaglia entrambe le navi affondarono. Morirono 72 marinai britannici e 187 marinai tedeschi. John Priest sopravvisse pur essendo stato ferito da alcune schegge.
A quel punto Priest trovò il lavoro alla nave Britannic (gemella di Titanic e Olympic). Britannic non fece nemmeno un viaggio commerciale, ma fu trasformato in una nave-ospedale. Il 21 novembre 1916 la nave si scontrò con una mina navale tedesca e affondò con la velocità tripla di quella del Titanic: ciò successe a causa di una delle porte interne guaste e di numerosi oblò aperti dalle infermiere per garantire il ricambio dell’aria nelle corsie. Due scialuppe furono fatte scendere troppo presto e finirono contro le eliche funzionanti della nave. Morirono 30 persone. Priest sopravvisse.
Il posto di lavoro seguente di John Priest fu la nave-ospedale Donegal. Il 17 aprile 1917 nella Manica il Donegal fu fatto naufragare dal sottomarino tedesco UC-21.
Dopo questo spiacevole evento John Priest, naturalmente ancora vivo, rimase senza un lavoro legato al mare: nessuna altra nave fu più disposta di prenderlo a bordo.
John Priest morì di polmonite nel 1937.

Possiamo pure aspettarci una cosiddetta «ribellione delle macchine», ma io avrei qualche dubbio sulla sua essenza reale:
Il gruppo statunitense 4 Not Blondes è una delle innumerevoli formazioni rimaste nella storia musicale grazie a una sola canzone, la «What’s Up?». Nel loro specifico caso, però, c’è un’attenuante: il gruppo è esistito per meno di cinque anni.
E, soprattutto, a certi musicisti non basterebbero nemmeno cinque vite per creare qualcosa del genere:
P.S.: questa canzone mi è venuta in mente proprio oggi grazie alla decisione di un Tribunale di Mosca sul blocco del Telegram. Nel corso della prossima settimana scriverò un post serio su questo argomento stupidissimo.
Nelle brevi (sempre più brevi) pause tra la scrittura di un paper su qualche argomento che non conoscevo fino a ieri e un tesista che sceglie qualche argomento che conosciamo poco entrambi, ho fatto alcuni importanti aggiornamenti del mio sito.
Tra gli aggiornamenti visibili ai visitatori (quindi non puramente tecnici) sono da sottolineare due:
1. Sono stati completamente rifatti gli album fotografici.

2. È ripreso il normale funzionamento della navigazione ← Ctrl → tra gli articoli della stessa tematica (per esempio «Viaggi» o «Automobili russe»). Premendo la combinazione dei tasti Ctrl più una delle frecce, si passa all’articolo successivo o precedente (dipende dalla freccia).

Il 12 aprile in Russia (e ormai solo in Russia) si festeggia – in memoria dello storico volo di Yuri Gagarin – il Giorno dei cosmonauti. Il primo cosmonauta russo viene però ricordato anche in alcuni altri Stati. Così, per esempio, l’8 aprile 2018 a Belgrado è stato aperto un monumento stranissimo:

In pratica, si tratta di un busto relativamente piccolo posizionato sopra un piedistallo di notevoli dimensioni. Di conseguenza, una persona di altezza media è visibile solo la parte dalla fronte in su.
Anzi, era visibile. Va utilizzato il passato perché già il 10 aprile, dopo le numerose pubblicazioni dei cittadini sui social networks (per esempio, si soteneva che il busto sarebbe visibile solo dallo Spazio e che sarebbe stato posizionato a tale altezza per non essere rubato) il monumento è stato smontato «per essere migliorato».
Prendendo spunto da questo piccolo episodio della ordinaria scarsa creatività degli esseri umani, ho iniziato a ragionare su come dovrebbe essere un monumento ideale a un cosmonauta/astronauta. E forse l’ho capito: deve essere un mix tra lo sfortunato monumento di Belgrado e quello inaugurato a Mosca il 4 luglio 1980. Dovrebbe secondo me essere una gigantesca freccia indirizzata verso l’alto e recante la scritta «Il cosmonauta X è stato lì».

Regalo questa idea agli scultori che vogliono dedicarsi alle opere monumentali.
Come probabilente avete già letto, l’ultima porzione delle sanzioni statunitensi nei confronti della Russia ha prodotto dei forti effetti finanziari. Questo, per esempio, è il crollo delle azioni di Rusal alla borsa di Hong Kong:

Rusal è uno dei maggiori produttori di alluminio al mondo; attualmente il suo azionista principale è Oleg Deripaska (48,13%).
Mentre le perdite dei russi più ricchi stimate da Forbes sono queste (riporto solo la cima della lista):

Perché tutte queste informazioni sono potenzialmente interessanti ai miei lettori? Perché i miei lettori hanno studiato l’economia e quindi sanno che le azioni vanno comprate proprio nei momenti come questo.
Inoltre, molti dei miei lettori sanno o immaginano che anche le Società colpite dalle sanzioni occidentali sono in grado di riprendersi dal colpo iniziale di lavorare con successo per decenni.
L’illustrazione di come poteva nascere la leggenda dell’"Olandese Volante":
P.S.: buona Pasqua a tutti coloro che la festeggiano oggi.
A volte capita… In realtà non sono un grande esperto dei video musicali, quindi non escludo che possa essere il caso di dire spesso capita. Insomma, capita che per una canzone mediocre venga fatto un video molto bello, tendente ad essere un capolavoro.
Uno degli esempi più illustri è il video girato nel 1983 per la canzone «Take on Me» del gruppo norvegese a-ha.
La trama del primo video è stata poi ripresa in quello della canzone «The Sun Always Shines on T.V.» (del 1985). Ma non aspettatevi la seconda puntata: si tratta dei pochi secondi iniziali:
E poi niente, spero che questo post sia utile almeno a me per non perdere le tracce del primo video (mi era già capitato di dimenticare il suo nome e cercarlo disperatamente per alcuni anni).
In sostanza, la signora Nasim Najafi Aghdam è andata a sparare negli uffici di YouTube perché il suo canale era stato, precedentemente, classificato come «per aduti» e, di conseguenza, diventato meno frequentato e meno redditizio.
Da questa storia triste possiamo imparare due cose importanti.
In primo luogo, non bisogna costruire la propria vita solo sulla base della propria popolarità. Quest’ultima non è una professione, ma solo una delle possibili conseguenze del suo buon svolgimento.
In secondo luogo, la ricerca dei motivi del calo della popolarità va effettuato a partire dall’interno. Un qualsiasi autore diventa sempre meno seguito non quando subisce una qualche forma di censura, ma quando smette di inventare (tutti giorni!) qualcosa di nuovo e interessante per le masse. Chi non è pronto/disposto a operare in base a tale logica, dovrebbe rassegnarsi ad uno stile di vita comunemente definito normale.
A questo punto qualcuno potrebbe cedere alla tentazione di attribuire la colpa all’internet, cioè quel strumento che ci avrebbe resi dipendenti dalla ricerca dei «15 minuti di gloria». E invece no: l’internet è solo uno trasmettitore impassibile. Quindi la stupidità fatale delle persone viene diffusa allo stesso modo della loro popolarità positiva. Facciamo in modo che la conoscenza di questo fatto ci sia da stimolo nella vita.

Masha Ivashintsova (1942–2000) di Leningrado è la «Vivien Maier» russa. Ha fotografato per tutta la vita, ma non mai mostrato i risultati agli altri. Alla fine del 2017 la sua figlia ha trovato, per caso, le scatole con circa 30 mila negativi e le pellicole non svilupate in soffitta della casa.

Nella maggior parte dei casi utilizzava le macchine fotografiche Leica IIIc o Rolleiflex.

La pellicola utilizzata era la sovietica Svema (la utilizzava con successo anche il mio nonno che mi ha trasmesso la curiosità verso la fotografia; io, però, non ho mai imparato a gestire questo materiale da qualità terrificanti).
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