Testare la velocità dell’internet

Molti dei miei lettori conoscono il sito speedtest.net che permette di misurare la velocità del proprio canale dell’internet. I risultati forniti da questo sito non sono però particolarmente affidabili: esso sceglie da solo a quale server connettersi e può, dunque, decidere di evitare un server che ritiene sovracaricato, connettendosi a qualche server meno potente. Si conseguenza, più misurazioni eseguite una dopo l’altra possono dare dei risultati completamente diversi tra loro.
Per fortuna, esiste un servizio molto più affidabile (e sempre gratuito): nperf.com. Oltre alle misurazioni eseguite con una scelta più intelligente del server (quindi più di qualità), sa eseguire anche più tipologie di test.

Il servizio ha anche le app per l’iOSper l’Android.
Utilizzando l’app, però, conviene scegliere l’opzione «speed test» per non aspettare troppo.


Navigate sereni e non fatevi fregare dal vostro provider dell’internet.


Le mie scoperte: tsundoku

Qualche giorno fa ho scoperto una bella parola giapponese: tsundoku. Essa indica i libri che una persona compra ma poi non legge nemmeno una volta.
E quindi mi sono chiesto: nelle lingue occidentali esistono delle parole di questo tipo? Non è necessario che si riferiscano ai libri. Per esempio: come definire le app «belle e potenzialmente utili» che una persona scarica ma poi non utilizza? Oppure i nuovi social networks sui quali ci si registra senza poi collegarsi nemmeno una volta?
Insomma, si può ipotizzare e definire con un termine specifico tantissime situazioni.
P.S.: i libri digitali conservati sul mio computer (ma poi li leggo con il Kindle) sono organizzati in una serie di cartelle: alcune sono chiamate con i nomi degli autori, alcune altre con il nome dell’argomento o della tematica. La cartella con il nome «Nessuno li ha letti» contiene alcuni grandi classici dei quali tutti parlano senza, appunto, averli letti (per esempio, «Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni» di Adam Smith).
Ora so come rinominare quella cartella. Anche se ho letto i libri in essa contenuti.


Chirac

In sostanza, nel 2002 Jacques Chirac era stato eletto per il secondo mandato grazie alla candidatura di Jean-Marie Le Pen. Nelle due occasioni successive non è più stato in grado (ma nemmeno chiamato) a salvare la Francia dai presidenti molto «particolari», ma anche grazie a questo oggi possiamo ribadire che nella vita è tutto relativo.
Lasciando da parte le accuse dei maneggi finanziari — definibili tipici alla grande politica, data la loro larga diffusione — potremmo anche sintetizzare che Chirac è stato un buon presidente.


In poche parole

In teoria si potrebbe sperare o, al contrario, temere. Si potrebbe anche scrivere dei lunghi testi di analisi politica. Ma in realtà bisogna rimanere calmi e indifferenti: non ha alcun senso parlare seriamente dell’impeachment a Donald Trump. Tanto, al Senato non passerà a causa della maggioranza repubblicana.


Ma non hanno altri problemi?

Non ha molto senso giudicare le abitudini delle terre (ma anche dei tempi) lontane sulla base delle proprie tradizioni di appartenenza. Ma a volte, con la scusa della globalizzazione, si potrebbe anche tentare di farlo almeno per gioco.
Oggi, per esempio, ho deciso di dichiarare pubblicamente che secondo la mia opinione autorevolissima tutte le accuse di razzismo contro il premier canadese Justin Trudeau sono una cagata pazzesca. Per spiegare meglio il concetto, vi faccio subito un esempio semplice.
Immaginate il vostro figlio (o nipote) che oggi gioca con gli omini della Lego e tra trent’anni diventa un politico di livello nazionale. Verrà accusato di razzismo nei confronti dei cinesi? In base alla tendenza che possiamo osservare, la risposta è sicuramente positiva.
Ora voglio vedere se anche gli elettori canadesi, votando, preferiscono gli autori delle cagate oppure no.


I processi naturali

Dopo 178 anni di attività, è fallita la più «antica» agenzia di viaggi britannica: la Thomas Cook Group plc.
Riconosco che in generale in ogni fallimento c’è anche il gran merito dei manager aziendali, ma allo stesso tempo mi chiedo: come fanno a sopravvivere ancora le numerosissime agenzie di viaggio sparse in giro per il mondo? Nell’era degli strumenti digitali, quelle agenzie hanno lo stesso senso pratico dei giornali cartacei. Sono degli strumenti antiquati sicuramente simpatici e curiosi, potrebbero rappresentare una fonte generosa di nostalgia per taluni, e contemporaneamente destinate al tipo del consumatore ormai in via di estinzione.
A meno che non si tratti dei viaggi verso le destinazioni molto particolari e/o protette dove ha più senso andare in gruppo servendo dell’aiuto di qualche esperto (come il Polo Sud, per esempio), il cliente tipico di una agenzia viaggi è pigro (vuole comprare emozioni confezionate), disorganizzato (non sa progettare un viaggio), poco istruito (non conosce le lingue straniere, al giorno d’oggi è abbastanza grave) e disabile dal punto di vista informatico (non sa cercare e trasmettere le informazioni).
Con l’estinzione degli utenti di quel tipo chiudono anche le agenzie: è assolutamente normale. Ma pensavo che il processo dovesse essere un po’ più veloce.


Una protesi interessante

Mi è capitato più volte di vedere le immagini di cani attrezzati in questo modo. Effettivamente, con le tartarughe è ancora più facile:


La musica del sabato

Alla maggioranza delle persone, secondo le mie osservazioni, Sting è ben noto, ma solo grazie alle sue canzoni pubblicate tra la metà degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Uno degli esempi migliori è la «Englishman in New York» (dall’album «… Nothing Like a Sun» del 1987):

Nonostante i naturali mutamenti dovuti all’età (non solo quella di Sting), penso che a volte riesca ancora a produrre qualcosa di interessante. Tra le canzoni meno vecchie potrei scegliere, per esempio, la «I Love Her But She Loves Someone Else» (dall’album «The Last Ship» del 2013):


Gli elementi

La tavola periodica degli elementi con le bandiere degli Stati dove quegli elementi furono scoperti:

Io le avrei messe tutte.


Gli avvisi delle e-mail

Fino a poche settimane fa non ci credevo nemmeno io. E invece no, quelle persone esistono veramente. Vivono tra di noi, lavorano, prendono le decisioni di varia portata…
Insomma, le persone che hanno bisogno di essere avvisate via messaggio (whatsapp, sms etc.) della mail a loro inviata esistono veramente. Non sono tanto in rego Non hanno un buon rapporto con le tecnologie.
Se anche a voi, in giorno, arriva un messaggio del tipo «Ciao, ti ho inviato una mail», avete tutto il diritto di offendervi. Sono sicuro della salute mentale dei miei lettori.