Tempo fa avevo già scritto di essere un caso unico o, almeno, rarissimo: essendo nel 2017 passato da un cellulare d’epoca direttamente a un iPhone, non sono mai stato un utente dell’Android. A eccezione delle rarissime occasioni in cui qualche persona non giovanissima mi aveva chiesto un aiuto per la impostazione di uno smartphone, non ho dunque mai avuto la sfortuna di dover interagire con quell’equivoco informatico. Ma sono comunque rimasto incuriosito dalla notizia che ora l’Android è utilizzabile anche in qualità di un sistema operativo per il personal computer (sì, al posto del Windows).

Google non si è ancora deciso di fare la concorrenza alla Microsoft sul campo delle OS per il PC, ma un gruppo di programmatori appassionati volontari è riuscito a adattare una versione dell’Android già esistente al computer. Il prodotto semi-artigianale supporta l’Ethernet, il Wi-Fi, il Bluetooh, le scede audio e video, le webcam e molte altre cose.
Inoltre, è stato creato un emulatore che permette di lanciare le app per il processore ARM sul processore x86.
A giudicare dagli screenshot pubblicati, funzionano pure i vari servizi del Google.

Il nuovo sistema operativo – chiamato Android-x86 – può essere installato sul disco fisso di un computer oppure essere avviato da una chiavetta USB.
Gli ISO delle varie versioni dell’Android-x86 possono essere scaricate dal sito ufficiale del progetto: https://www.android-x86.org/
I più curiosi possono provare il nuovo giocattolo.
I più razionali, invece, possono finalmente decidere di passare alla MacOS.
La semplice logica mi suggerisce che il periodo un po’ cazzuto che stiamo vivendo in queste settimane potrebbe essere sfruttato anche dal punto di vista economico. Le persone con una giusta preparazione in economia (e, soprattutto, le disponibilità finanziarie adeguate) potrebbero studiare la situazione dei mercati azionari per fare qualche operazione long (e sicuramente stanno già facendo qualcosa anche senza il mio suggerimento). Le persone comuni, invece, potrebbero osservare l’andamento di altri prezzi.
Per esempio, se io avessi il coraggio di pubblicare le mie previsioni sulla fine della pandemia (indovinate quale) e della quarantena, avrei anche potuto consigliarvi di vedere, che ne so, i prezzi degli alberghi in giro per il mondo. Perché mentre i prezzi degli spostamenti nello spazio continuano a scendere – non ora, ma in generale, – l’alloggio continua ancora a essere la componente pesantissima del costo di un viaggio.
Ma proprio in questo periodo i prezzi degli alberghi stanno scendendo sensibilmente un po’ in tutto il mondo. I più ottimisti (o coraggiosi?) potrebbero provare a sfruttare questa situazione. Io ho provato a vedere, per i lettori curiosi, i prezzi degli alberghi in Russia.
Una notte nell’albergo più caro di Mosca – il Ritz-Carlton – costa ora circa 355 euro a notte per una camera doppia. La qualità dell’albergo può essere in parte valutata tramite lo studio del sio ufficiale, mentre la posizione geografica strategica dell’albergo stesso si vede facilmente sulla mappa.

Proviamo ora a vedere i prezzi di San Pietroburgo. In qualità dell’esempio ho scelto uno degli alberghi più costosi e famosi della città: Helvetia. Anche in questo caso i prezzi sono decisamente più bassi dell’analogo periodo dell’anno scorso e, in più, alcune delle stanze sono pure proposte con uno sconto. Per facilitare la valutazione della offerta, anche in questo caso aggiungo il link al sito dell’albergo e l’indicazione alla sua posizione geografica.

Naturalmente, tutti possono vedere i prezzi degli alberghi della propria fascia e destinazione preferiti. Io ho scelto solo due esempi un po’ estremi che potrebbero aiutare a comprendere la situazione generale creatasi.
Molto probabilmente non tutti se lo ricordano, ma l’incontro tra Isaac Newton e la mela cadente avvenne mentre lo scienziato inglese si trovò in campagna in quarantena durante l’epidemia di peste degli anni 1665–1666.

Data la diffusione sui social della strana moda di dichiararsi disoccupati, privi degli interessi intellettuali e delle capacità di inventarsi un passatempo sensato, invito esplicitamente tutti a cercare e trovare il proprio melo. Perché tutta la nostra vita terrestre consiste nel superare le prove proposteci e nel sfruttare a proprio vantaggio anche le situazioni più merdose. Queste ultime, in particolare, fortunatamente sono tutte accumunate dal fatto di finire prima o poi. E non possiamo certo permetterci di arrivare alla loro fine naturale con l’unico risultato di avere sprecato una porzione della nostra unica vita.
Ricordiamoci del presunto aforismo di Einstein sui pesci e gli alberi e proviamo a vedere se sta per cadere qualche frutto.
Non ci avrei mai pensato prima, ma ora lo so: il nome della bevanda Pepsi deriva dal nome della sostanza pepsina (pepsin in inglese).
La pepsina è un fermento alla base dei succhi gastrici, elaborato in via naturale dallo stomaco umano.
La bevanda Pepsi, infatti, veniva inizialmente pubblicizzata come utile per la digestione.
L’idea di bere il succo gastrico non mi sembra particolarmente utile per l’appetito (un po’ come l’idea di mangiare un hamburger marcio), ma forse gli americani dell’epoca avevano delle ispirazioni differenti dalle mie. In più, non sono mai stato un amatore della Pepsi. Quindi sfrutto l’occasione per ribadire la mia fedeltà pluriennale alla Coca-Cola, anche se la bevo sempre più raramente e quasi esclusivamente d’estate.
È sempre bello scoprire delle cose nuove, anche quelle che alla maggioranza degli altri sembrano ovvie e note da decenni.
Così, per esempio, è stato interessante scoprire che il nostro sistema a 24 ore (13:25, 16:00, 22:47 etc.) negli USA e in Canada si chiama «tempo militare» (military time).
Un americano civile distingue il tempo tra il «prima di mezzogiorno» e il «dopo il mezzogiorno» (AM e PM), contando sempre fino a 12 ore. Mentre gli orari precisi vengono usati solo dai militari. In più, questi ultimi scrivono gli orari senza i due punti in mezzo, chiamano le ore centurie e non pronunciano la parola minuti.
Tredici centurie venticinque. Sedici centurie. Ventidue centurie quarantasette.
Ogni categoria degli americani è talmente abituata a utilizzare il proprio sistema orario e allo stesso tempo ignorare quello dell’"altra squadra", che esistono addirittura dei convertitori online delle ore per i più pigri. Io vi propongo solo un esempio, ma su Google ne troverete facilmente molti altri.

Ed è curioso saper comprendere almeno una parte del linguaggio segreto dei militari americani, ahahaha
Per fortuna non è ancora stato emanato un decreto che ci obbliga a essere tristi e impauriti. Quindi pubblico una freschissima video-testimonianza di come passano le pause tra un volo e altro i medici russi addetti al controllo dei passeggeri in arrivo dall’Europa a Mosca (aeroporto Sheremetyevo):
La musica è riconoscibile almeno quanto il motivo per il quale la protagonista è vestita in quel modo.
Molto probabilmente mi era già capitato di scriverlo: a eccezione dei primi due album, non mi piacciono i «The Rolling Stones».
Il cantante del gruppo – Mick Jagger – da solista mi sembra invece più ascoltabile. Ha fatto appena quattro album e, considerati l’età e alcuni problemi di salute, difficilmente ne farà altri notevoli. Quindi accontentiamoci…
La prima canzone di Mick Jagger selezionata per il post musicale di oggi è «God Gave Me Everything» (dall’albume «Goddess in the Doorway» del 2001):
E la seconda canzone è «Hard Woman» (dal primo album «She’s the Boss» del 1985):
L’azienda YouGov – che si occupa dello studio della opinione pubblica – ha pubblicato i risultati curiosi di una sua recente ricerca: i cittadini di quale Stato si vantano di più per essere degli «eredi» di un impero.
Io pubblico solo un grafico, mentre voi potreste leggere l’intero articolo.

Seppure il risultato italiano non sia altissimo, potrei interpretarlo come un conferma indiretta del fatto che l’Italia è ora un Paese meno di sinistra di prima e, allo stesso tempo, mentalmente sano almeno dal punto di vista del rapporto con il passato. Infatti, è decisamente «più normale» preoccuparsi delle proprie condizioni di oggi.
Prevedibilmente, pure il Salone dell’automobile di Ginevra 2020 è stato annullato a causa del COVID-19. Ma anche grazie a tale notizia, che si inserisce in un trend mediatico un po’ fastidioso, ho fatto due piccole scoperte automobilistiche interessanti. Guardando i modelli elettrici più interessanti che avrebbero dovuto essere mostrati al Salone, posso ora constatare quanto segue.
In primo luogo, ho scoperto che pure la Fiat si è finalmente svegliata, ha visto il numero dell’anno sul calendario e ha deciso di produrre qualche auto elettrica e ibrida. La novità più curiosa è la Nuova 500 «La Prima». Dovrebbe poter fare fino a 320 kilometri a ciclo combinato con il 100% della carica, fino a 400 km a ciclo urbano e caricarsi dallo 0 all’80% con la carica veloce in 35 minuti (i restanti 20%, come su tutte le altre batterie, dovrebbero essere più lenti da caricare).
Rimane sempre una Fiat, ma almeno è un buon primo tentativo di rendere moderna una auto esteticamente interessante.

La seconda mia scoperta riguarda l’esistenza della auto elettrica Microlino 2.0. Continuare la lettura di questo post »
A questo livello lo spagnolo è comprensibile pure a me. La scritta sulla lavagna recita: «È proibito l’uso del gel disinfettante e delle mascherine. Qui si viene a morire da eroi: con un calice di vino o con un boccale di birra in mano!!».

La foto è stata scattata alla fine della settimana scorsa in Catalogna.
Ora pure in Spagna molti luoghi pubblici vengono chiusi fino alla fine di marzo per contrastare il coronavirus. Ma almeno in termini del senso di humour da quelle parti la gente è messa decisamente meglio. In Italia i sopravvissuti al virus moriranno per la noiosità degli annunci formali (allego solo alcuni esempi): Continuare la lettura di questo post »



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