Lo scatto di una foto impossibile

La chiesa veneziana Santa Maria dei Miracoli (semplicemente Miracoli nel linguaggio popolare locale) fu costruita negli anni 1481–1489 sul progetto dell’architetto Pietro Lombardo (aiutato in questa occasione dai figli). È una chiesa bella, una delle più interessanti che io abbia mai visto in Italia, che ha anche una particolarità fastidiosa: è praticamente impossibile da fotografarla da fuori. Trovandosi infatti a brevissima distanza da tutti i palazzi circostanti, non rientra interamente in un obiettivo normale. Con un Canon EF 28–80 mm II, per esempio, il miglior risultato possibile è questo:

[foto scattata dal sottoscritto in occazione della visita di agosto]
Certo, si potrebbe utilizzare un obiettivo grandangolare, ma in tal caso la chiesa appare sulla foto con delle notevoli distorsioni.

Le foto con le distorsioni sono dunque finite su tutti gli album di architettura, Continuare la lettura di questo post »


Ciao Windows 7

Ricordo a tutti gli interessati che il martedì 14 gennaio la Microsoft cesserà di pubblicare gli aggiornamenti della sicurezza del Windows 7. Quel giorno diventerà dunque la data di morte ufficiale della «7». A tutti i gerontofili digitali che vogliano continuare a utilizzare il suddetto sistema operativo, io potrei consigliare due cose:
1) scaricate e installate tutti gli aggiornamenti disponibili,
2) dopo il 14 gennaio evitate i contatti del vostro computer con l’internet e con i dispositivi di archiviazione esterni (chiavette usb, hard disk esterni, varie schede SD etc.).
Se non siete dei sistemisti di un impianto industriale a regime speciale e, di conseguenza, del tutto logicamente giungete alla conclusione che il rispetto del secondo punto rende quasi inutile il computer dotato del Windows 7, seguite pure il mio saggio consiglio. Con tanta serenità migrate verso il Windows 10: a differenza del Windows 8, il 10 è un sistema operativo bello e comodo.
Avete tutto il weekend per decidere e organizzarvi.
P.S.: giustamente, qualcuno potrebbe chiedermi: come aggiornare gratuitamente il Windows 7 a Windows 10 nel 2020?
Ebbene, è possibile ed è facilissimo. Continuare la lettura di questo post »


Once Upon a Time… in Hollywood

Molto probabilmente, «Once Upon a Time… in Hollywood» è il primo film di Tarantino che mi ha fatto pensare. Quasi sicuramente mi ha fatto pensare solo perché non sembra un film di Tarantino.
Da quando è uscito il film, ho visto tantissime persone alla ricerca del suo senso nascosto e del motivo che ha spinto il regista a produrre una opera per egli così atipica. Nessuno ha però proposto delle risposte convincenti o almeno interessanti. Tocca quindi a me…

Secondo il mio parere autorevolissimo, il «Once Upon a Time… in Hollywood» è la vendetta personale di Tarantino per il Hollywood e per il cinema degli anni ’60 e ’70 di quei tempi che hanno formato la cultura cinematografica di Tarantino stesso e che sono mutati fortemente anche «grazie alla» Family di Manson. In tutti (o quasi) i film di Tarantino i personaggi si vendicano per qualcosa. Ora lo fa lui con le mani dei personaggi in una delle ultime scene del film.
Ci ha messo tanto impegno per poter compiere una vendetta del genere. Ha sviluppato quella metodologia, quella tecnica della vedetta che noi abbiamo sempre conosciuto semplicemente come il suo stile cinematografico. E ha finalmente deciso che ora si può: è pronto lui e sono pronti gli spettatori. Ha dunque superato questo traguardo della propria carriera da regista.
Ora ha un impegno in meno nella vita professionale e può sentirsi libero a fissare qualche altro obiettivo. Ma sarebbe esagerato e scorretto cercare dei punti in comune con uno dei protagonisti dell’ultimo film.
Ecco, secondo la mia interpretazione personale il vero senso del «Once Upon a Time… in Hollywood» è questo.


I metodi comuni

Nonostante tutto, parlando della eliminazione del generale iraniano Qasem Soleimani bisogna riconoscere due cose.

In primo luogo, ricordiamo che era pur sempre una figura istituzionale. È stato un personaggio particolare, ma è stato eliminato per il volere del Presidente di un altro Stato.
In secondo luogo, dobbiamo renderci conto del fatto che si tratta di un evento prevalentemente di politica interna statunitense. Si tratta di una mossa del gioco politico interno di una persona concreta: Donald Trump.
Trump, infatti, si è svegliato il 1 gennaio del 2020 con la chiara comprensione del fatto di avere dei seri problemi. È vero che nella situazione politica attuale l’impeachment non verrà mai portato a termine: lo impedirebbe la maggioranza repubblicana al Senato. I democratici, però, sfruttano l’assenza di una indicazione precisa circa i termini temporali del voto nel Senato e insistono nel chiedere ai repubblicani di garantire l’interrogatorio delle personalità ritenute complici dei fatti incriminati a Trump.
Trump, da parte sua, ha inventato una sua versione della via d’uscita dalla situazione scomoda: il rischio della guerra nel Medio Oriente (e le conseguenti minacce per gli USA) che dovrebbe unire attorno alla sua figura il popolo e il mondo politico americani.
È una situazione talmente banale e trasparente che non rientra nemmeno nella categoria delle dietrologie da bar. È banale come l’analogia con l’operato pluriennale di un noto collega di Trump: Vladimir Putin. La perenne ricerca del nemico esterno — la cui esistenza giustificherebbe molti comportamenti — è un punto comune tra gli USA e la Russia che non mi sarei mai aspettato di scoprire.


Buon Natale

Buon Natale a tutti coloro che lo festeggiano oggi. Speriamo che Egli vi protegga e vi porti tanta fortuna!


Il sito di Babele

L’idea del sito che traduce le parole in tutte le lingue europee principali è interessante. Può essere visto come un semplice gioco, come un dizionario multilingua, come uno strumento di studio delle somiglianze linguistiche etc.

Purtroppo (e stranamente), però, non è capace di tradurre alcune parole elementari: Continuare la lettura di questo post »


Gli auguri di Putin per il 2020

Come da tradizione, il primo video domenicale dell’anno è quello del messaggio del presidente russo Vladimir Putin per l’anno nuovo (con i sottotitoli italiani). Non perché voglio sembrare un fan di questo funzionario – non lo sono! –, ma perché il contenuto di un discorso del genere è un importantissimo elemento di analisi politica.
Come negli anni precedenti (si veda, per esempio, il messaggio dell’anno scorso), si tratta di un messaggio privo di alcun contenuto concreto. Un messaggio composto prevalentemente dalle parole che avremmo potuto sentire da un conoscente che incontriamo casualmente per strada una o due volte all’anno.
Solamente due passaggi meriterebbero di essere commentati brevemente. Il primo, detto da Putin, a prima vista sembra una battuta: «i nostri piani personali e i sogni sono inseparabili dalla Russia». Ma in realtà non so se si tratti di una battuta sadica («non sognatevi nemmeno di sbarazzarmi di me, pianifico di restare dove sono»), di una confessione sincera da medesimo contenuto o di una semplice frase di rito. Vabbè, lasciamo perdere.
Il secondo passaggio da evidenziare è l’ennesimo richiamo del culto della Seconda guerra mondiale. Un culto nato alla fine degli anni ’60 per volere di Leonid Brežnev, un po’ affievolito negli anni ’90 e ripreso con la forza sempre crescente a partire dai primi 2000. L’importanza di tale culto per la propaganda interna, come pure la sua popolarità alimentata dall’alto, è un argomento serio che merita un testo a parte. Ora mi limiterei a precisare che in assenza dei miglioramenti significativi nella vita della maggioranza dei russi negli ultimi 15–20 anni (soprattutto fuori dalle città principali) e in presenza della politica isolazionista-vittimista, si continua a sfruttare le conquiste del lontano passato. Il popolarissimo slogan ignorante «1941–1945: possiamo ripeterlo» non è mai stato pronunciato dagli esponenti delle Istituzioni, ma a volte mi sembra che ci manchi poco. Il punto è che il passato viene spacciato per il presente nel tentativo di sostituire il misero con il «glorioso». Quindi non stupitevi per quel passaggio di Putin: rispecchia la quotidianità della politica interna russa.


La musica del sabato

Il compositore Mikael Tariverdiev (1931–1996) nacque da genitori armeni in Georgia, studiò musica a Erevan (Armenia) e a Mosca. Proprio a Mosca condusse tutta la sua vita professionale, diventando noto al largo pubblico soprattutto in qualità dell’autore della musica per il cinema. Al giorno d’oggi è stato calcolato che Tariverdiev scrisse la musica per 132 film sovietici e russi, diversi spettacoli teatrali, oltre cento canzoni, 4 balletti, 5 opere, 1 sinfonia, 3 concerti per organo, 3 concerti per violino e orchestra. Si tratta, comunque, di numeri approssimativi, in quanto lo studio del suo archivio musicale non è tuttora stato completato.
Quest’ultimo fatto, in particolare, è una fonte di tante speranze per gli amanti della musica: Mikael Tariverdiev è stato un compositore molto interessante. Sappiamo, inoltre, che una parte consistente della musica strettamente classica fu scritta dal compositore nella seconda – o spesso anche nella più tarda – parte della vita.
Per il post musicale di oggi ho scelto il suo «Trio per violino, violoncello e pianoforte» (bello nella sua semplicità):

In qualità del bonus track pubblico una delle musiche per un popolarissimo film sovietico degli anni ’70. Il nome convenzionale del brano è «San Pietroburgo sotto la neve».


Big Price

Negli ultimi tre anni ho sempre pensato che esistessero due Donald Trump quasi completamente indipendenti uno dall’altro. C’è un Trump che scrive su Twitter e c’è un Trump che adotta il comportamento trampista, pensavo io. Non penso che sia necessario definire i due concetti.
Ieri mattina, dopo avere letto le prime notizie sulla eliminazione del generale iraniano Qasem Soleimani, mi sono però ricordato del tweet del 31 dicembre e ho pensato che forse i due Trump a volte si mettono d’accordo tra loro. Bisogna seguirli con più attenzione perché chissà quali alter cose dovrà pagare il mondo (non solo l’Iran).


Konstantin Batygin

Trovandomi ancora nel periodo delle semi-vacanze forzate (come, presumo, anche una parte dei miei lettori), dedico il post di oggi a una bellissima video-intervista. Il protagonista del video, l’astrofisico Konstantin Batygin, farà almeno due cose importantissime:
1) risponderà alle domande sullo spazio che molti hanno paura di fare,
2) dimostrerà che le interviste con gli scienziati possono essere divertenti.
Cliccate sul simbolo dei sottotitoli per vedere quelli in inglese: