Il controllo ortografico nel browser

Oggi riprendo la missione dell’alfabetizzazione digitale dei miei lettori… Questa volta si tratta quasi letteralmente di alfabetizzazione ahahaha
Ebbene, la settimana scorsa ho saputo del plugin LanguageTool che controlla il testo da voi digitato su qualsiasi sito aperto nel vostro browser e vi segnale gli eventuali errori. Il plugin «conosce» molte lingue e funziona nei browser FireFox, Chrome, Opera ed Edge. Sarà particolarmente utile a coloro che scrivono tanti «status» o commenti sui vari social e siti semplici.
Questa è la pagina che mostra il funzionamento del plugin.
E questa, invece, è la pagina dalla quale il plugin può essere scaricato.

Il plugin è gratuito e funziona benissimo. Anche per questo ritengo che la sua versione a pagamento sia totalmente inutile: l’integrazione con MS Word e Google Docs non serve a causa dei correttori già previsti per default.
Prima che lo strumento appena consigliato venga rovinato dalla avidità dei propri creatori, io lo consiglio serenamente a tutti.


Prima o poi

È interessante il progetto del poeta olandese F. Starik «The Lonely Funeral» (si può tradurlo come «Il funerale solitario»?). Esso nasce come una reazione al fatto che in questo mondo alcune persone muoiono in una totale solitudine. Può trattarsi, per esempio, dei senzatetto, immigrati o persone molto anziane che hanno vissuto più a lungo dei propri parenti o amici stretti.
Quindi nell’ambito del progetto di F. Starik al funerale solitario si presenta un poeta che legge una poesia dedicata specificatamente alla persona defunta. Al giorno d’oggi i poeti hanno già partecipato a più di trecento funerali solitari.


La lingua e il progresso

È curioso osservare come alcune espressioni, pur indicano dei fenomeni moderni e ben integrati nella nostra vita quotidiana di oggi, diventano sempre più obsolete.
Per esempio: pensate alla espressione touch screen. Se provate a dire a un bambino di cinque o poco più anni che non tutti gli schermi sono touch screen, il bambino vi guarderà come se foste un vecchio pazzo. Perché nel mondo dove vive il bambino gli schermi sono già tutti touch per definizione. Quindi nel mondo contemporaneo un touch screen «torna» a chiamarsi semplicemente schermo.
Lo stesso vale anche per i fenomeni meno tecnologici. Per esempio, le valigie: da alcuni decenni non ha più senso l’espressione «una valigia con le rotelle». Perché ormai tutte le valigie sono con le rotelle, mentre un semplice parallelepipedo con la maniglia al centro del lato lungo è un pezzo da museo. Lo è allo stesso modo di uno schermo che non reagisce al tocco con le dita.


“Piove” il cemento armato

Non tutti si immaginano quanto diventino pesanti i cavi elettrici quando su di esse si accumulano il ghiaccio e la neve. Eppure, quel peso è in grado di muovere degli oggetti enormi.
Oggi ne vediamo una curiosa (per fortuna solo curiosa) dimostrazione, avvenuta la mattina del 19 novembre a Vladivostok:


La musica del sabato

Giacomo Puccini è un compositore talmente famoso che è inutile tentare di raccontarne qualcosa di originale. Mi sembra invece molto più sensato ricordare che oltre alle opere liriche (per le quali è meritatamente noto e apprezzato in tutto il mondo) ha scritto, durante la sua lunga carriera, anche numerose composizioni di altro genere. Vorrei dunque dedicare il mio post musicale odierno proprio a due esempi di queste ultime. La passione professionale di Puccini verso l’opera lo aveva spinto a prevedere almeno una voce umana anche nei pezzi molto più brevi, ma io, almeno per questa volta, limiterei il campo dello studio alle sole composizioni strumentali.
Inizierei con il «Piccolo Valtzer» per pianoforte composto nel 1894:

E poi metterei la «Scossa elettrica», una marcetta brillante per pianoforte, composta presumibilmente nel 1899:

Più è famoso un autore e più è utile conoscere i suoi lati artistici meno pubblicizzati.
P.S.: anche se avrei potuto aggiungere anche una piccola fantasia personale. Chissà quante volte, recandosi al (o tornando dal) Conservatorio di Milano dove aveva studiato, Giacomo Puccini era accompagnato dal suo grande amico e compagno degli studi Pietro Mascagni. Però, una delle vie che molto probabilmente avevano percorso più volte, ora porta il nome meno scontato tra i due possibili. Io, facendo quella via, a volte rifletto su questo aspetto.


La sicurezza del voto

È arrivato il momento di un’altra lettura relativamente attuale: un bel articolo sulla sicurezza del voto per corrispondenza negli USA.
Quel testo, probabilmente, potrebbe avere una certa importanza anche per alcune elezioni future.


La lista dei sintomi

Periodicamente mi capita (non solo a me, presumo) di leggere le notizie sulla scoperta dei nuovi sintomi del Covid-19. Alcune di quelle notizie sembrano abbastanza strane o curiose, ma non è di quello che volevo scrivere.
Non volevo scrivere nemmeno del fatto che alcuni sintomi, presi singolarmente, non significano alcunché (quanto spesso vi capitava la stanchezza o il mal di testa pima del 2020?).
Volevo solo constatare che la battuta «qualsiasi malore può essere un sintomo del corona» è sempre meno una battuta. Ma questo dato non deve essere una fonte di depressione, anzi: spero che spinga le persone a non sospettare il peggio dopo ogni piccola percezione di anomalia nel proprio organismo.
Insomma, nell’aumento dei sintomi vedo una fonte di serenità in più.
Stiate sereni!


Due notizie

A volte nei posti distanti del nostro strano mondo capitano degli eventi che sembrano fatti per completarsi a vicenda.
La notizia numero uno: il 12 novembre il ministro della salute belga Frank Vandenbroucke ha scritto una lettera a Père NoëlSinterklaas, autorizzandoli (nonostante rientrino nel gruppo di rischio a causa dell’età avanzata) a evadere l’isolamento anti-covid per portare i regali ai bambini.

La notizia numero due: la sera del 18 novembre sulla Piazza Rossa, a Mosca, la polizia ha fermato un Babbo Gelo (Ded Moroz, il personaggio che porta i regali per il Capodanno invece che per il Natale) che manifestava contro l’annullamento dei tradizionali festeggiamenti del Capodanno per i bambini.

Dopo alcune ore il Ded Moroz è stato rilasciato. Ma la sanzione amministrativa gli è comunque stata inflitta.


La Polaroid sparita

Questo post è solo una piccola triste constatazione del fatto, dettata dalla abitudine di non lasciare la descrizione delle notizie a metà.
Come da voci circolate sin da subito, la possibilità di utilizzare la vecchia icona dall’Instagram  è diventata una zucca  è finita dopo un mese esatto, con l’aggiornamento di qualche giorno fa. La nuova icona piatta è tornata:

Nella vita succedono delle cose infinitamente più gravi, ma io sono comunque un po’ dispiaciuto anche per questo evento «tecnologico».


Il fallimento e l’evoluzione

Ho saputo solo ieri sera del fallimento della casa editrice UTET Grandi Opere, avvenuto a ottobre.
Di fronte a tale notizia, posso constatare solo due cose.
In primo luogo, ricorderei a tutti che è scorretto affermare che sia fallita la UTET (la casa editrice che io, come molti miei colleghi, apprezzo anche per i libri giuridici di qualità): la sezione «Grandi Opere» è una società separata da oltre sette anni.
In secondo luogo, ammetto di non capire come abbia potuto sopravvivere fino ai giorni nostri una casa editrice specializzata nella pubblicazione di dizionari ed enciclopedie. Non posso certo mettere in discussione la qualità intellettuale e materiale dei rispettivi volumi pubblicati, ma si tratta sempre di due settori «mangiati» oltre un decennio fa dall’internet. Nel solo passaggio globale dalla carta al digitale (o allo schermo, se preferite) non c’è alcunché di male: il secondo è infinitamente più comodo dal punto di vista pratico e, allo stesso tempo, non influisce in alcun modo sui contenuti. Anzi, permette di allargare più facilmente i confini delle informazioni utili ricevute. È invece molto grave non sapersi adeguare alla normale evoluzione del mondo circostante. Perché il valore della conoscenza tende allo zero quando non si è in grado di fornirla al prossimo (in realtà anche di utilizzarla, ma ora parliamo solo di una casa editrice). La conoscenza conservata e/o servita con una modalità obsoleta diventa, purtroppo, solo un peso inutile. Di conseguenza, il fallimento del suo divulgatore che non si adegua alla vita dinamica è solo una questione di tempo.
In ogni caso, gli archivi, le opere pubblicate o in lavorazione e i cataloghi costituiscono un enorme cespite che non andrà di certo perso. Dobbiamo solo sperare che finiscano nelle mani di qualcuno che sia più preparato alla vita reale contemporanea.