Come ben sapete, da quando sul nostro pianeta è iniziata la pandemia del SARS-CoV-2, molte persone e organizzazioni si divertono pubblicando le loro previsioni sulla organizzazione della vita nel dopo-Covid. La maggioranza di quelle previsioni mi sembrano banalmente stupide e basate sui presupposti sbagliati.
Ma, come se non bastasse, ci sono pure dei numerosi indovini che trovano troppo allegro il momento corrente e si sfidano, apparentemente, nella gara delle previsioni più grigie. L’esempio più recente è quello della banca d’investimenti danese Saxo Bank che ha pubblicato una lista di «10 Previsioni Oltraggiose»…
Chi, se non io, può restituire un po’ di tranquillità ai miei lettori? (ahahaha) Ebbene, c’è da dire che non sono solo i mass media di tutto il mondo a trovare una certa soddisfazione nell’alimentare il panico con l’unico scopo di attirare l’attenzione della gente ingenua. L’attenzione è un bene desiderato da tutti ed è ben noto che si conquista più facilmente con delle dichiarazioni negative. Ma tutte le previsioni fantasiose, negative o positive che siano, sono uniti dalla stessa caratteristica: i loro autori sanno che tutte le previsioni generalizzate non avverate si dimenticano presto. Di conseguenza, non comportano delle responsabilità e possono essere pubblicate serenamente solo per imitare un intenso lavoro intellettuale svolto (e in questo periodo storico molti non hanno nulla di meglio da fare).
In particolare, i disastri economico-finanziari predetti dalla Saxo Bank sembrano poco probabili. Non solo perché ogni momento di difficoltà è naturalmente seguito dalla ripresa, ma anche perché le politiche economiche statali e interstatali sembrano ben progettate per salvare il salvabile già oggi.
Insomma, di previsioni catastrofiche in questo 2020 ne ho lette tantissime. Se ne dovesse avverarsi almeno l’1%, io sarò infinitamente sorpreso.
È spesso bello scoprire che pure in questo 2020 il mondo circostante è pronto a offrirci alcune certezze. Per esempio, la certezza del fatto che tutti i servizi – come tutte le opere umane – prima o poi peggiorano. Ecco, avrei iniziato con l’espressione «è sempre bello scoprire…», ma, purtroppo, questa volta è toccata al sistema di webmail che ritenevo il migliore tra gli esistenti in Internet al giorno d’oggi: il GMail.
Infatti, ieri ho avuto la sfortuna di scoprire una «innovazione» che potrei definire cretina. Tentando di inviare un semplice programmino a un collega – uno script per la visualizzazione dei file caricati sul server comune – ho scoperto che non è più possibile inviare gli allegati (nemmeno se «zippati») contenenti una larga categoria di file:

Per tutti coloro che vogliono vedere il testo originale del regolamento in questione, allego pure il link: https://support.google.com/mail/answer/6590?hl=it#null
Ovviamente, il divieto è stato pensato per proteggerci dai virus. Così come la videosorveglianza nei bagni è fatta per la nostra sicurezza fisica…
Ma un post del genere non può e non deve rimanere una semplice lamentela. Dovrei proporre qualche soluzione a tutti coloro che, come me, vorrebbero continuare a condividere con i propri colleghi e amici qualcosa di più professionale e complesso delle foto private. Ritengo però molto probabile che la maggioranza dei miei lettori abbia già acquisito l’abitudine (come lo hanno fatto i miei colleghi e amici) di passare i file attraverso i vari messenger. Rimane poi valida la vecchia e buona soluzione degli ormai famosi cloud e depositi online. Infine, alcune persone (io compreso) hanno la possibilità di caricare tutti i file che vogliono sul proprio server e inviare il relativo link a tutti i contatti interessati. Oppure utilizzare la propria casella postale associata a quel server.
E del Gmail cosa possiamo dire? Possiamo constatare che i suoi sviluppatori gli hanno amputato una delle ragioni per le quali continuava a essere utilizzato: non serve più per la consegna di un ampio insieme di file. Auguri ai grandi geni della sicurezza.
Ormai da alcuni anni sul mercato sono disponibili i giubbotti riscaldati: se cercate su Amazon o altri siti di e-commerce, ne trovate diversi modelli. Non quanto bene funzionino, ma il fatto rimane: esistono.

E ora poniamoci una domanda logica: perché non esistono ancora le mascherine [anche mediche] riscaldate? Visto che, nonostante l’entusiasmo collettivo per i primi successi nella ricerca del vaccino anti-Covid, dovremmo tenerci le fastidiose mascherine ancora per un po’, speriamo almeno che qualcuno inventi un modello adatto per l’inverno. Specialmente per le giornate di neve.
Il regista tedesco Vincent Urban ci ha impiegato due anni per realizzare un cortometraggio sulla Russia. Solo per effettuare le riprese necessarie per un film che dura meno di sette minuti, Urban ha visitato la Russia per quattro volte: in autunno, inverno e primavera. Le città e le località visitate (e riprese) sono state Mosca, San Pietroburgo, Murmansk, Salechard, la penisola della Kamčatka e il lago Bajkal.
Ecco, io oggi vi faccio vedere il risultato: il cortometraggio si chiama semplicemente «In Russia», è realizzato in lingua inglese e, in una sua parte consistente, è dedicato agli stereotipi sulla Russia.
Vincent Urban ha già promesso di girare una seconda parte. Vedremo…
Non so se capita anche a voi, qualche volta, di sentire alla radio qualche canzone interessante, promettersi di cercarla una volta arrivati a casa e dimenticarsi puntualmente di farlo per anni. Oppure solo io soffro questa strana forma di idiozia? È molto probabile…
In ogni caso, devo constatare che il tempo record trascorso tra il momento del primo interessamento e la ricerca avvenuta nella mia storia musicale personale appartiene alla [più] famosa canzone della scozzese Amy Macdonald. Per la prima volta l’avevo sentita alla radio più di dieci anni fa, in molte occasioni mi era capitato di risentirla e solo alla fine di ottobre del 2020 mi sono finalmente ricordato di cercarla con un pezzo del testo rimasto nella memoria.
Per non perderla più, ho deciso di programmarla per la prima data disponibile della mia rubrica musicale.
Molto probabilmente qualcuno ha già capito che si tratta della canzone «This Is The Life» (dal primo album della cantante: «Life In A Beautiful Light» del 2007):
Purtroppo, ho notato che gli album più recenti di Amy Macdonald si distinguono per una correzione digitale della voce troppo evidente, rendendo quest’ultima innaturale e difficilmente ascoltabile (almeno per me). Scegliere la seconda canzone del post non è dunque stato facile.
Ma alla fine ho selezionato la canzone «Your Time Will Come» (dall’album «A Curious Thing» del 2010)
Ma forse proverò a studiare la Macdonald un po’ meglio. Al massimo mi toccherà a considerarla l’autrice di una sola canzone…
Nel corso di quasi tutto il 2020 hanno dominato, purtroppo, le notizie su un solo argomento e quindi ci siamo un po’ dimenticati di una delle nuove tendenze mondiali: fare la guerra al passato tramite l’abbattimento dei monumenti dedicati ai personaggi storici. Proprio nell’ottica di questa tendenza potrebbe sembrare interessante il progetto del fotografo parigino Benoit Lapray, il quale ha sostituito (graficamente) i vari monumenti di Parigi con delle figure dei supereroi di fantascienza.

Ma io devo constatare che pure quei personaggi rischiano fortemente di cadere in disgrazia in un futuro non particolarmente lontano. Perché, col passare del tempo, nelle teste di molte persone (oppure è meglio dire generazioni?) cambiano gli standard del livello di violenza accettabile nelle opere culturali. Così, per esempio, potrei pensare ai romanzi di Henry Rider Haggard che mi piacevano tanto nella prima età adolescenziale: chissà come mi guarderebbero molti genitori di oggi, se avessi consigliato ai loro figli dei libri dove si va regolarmente a caccia di animali selvatici più o meno rari o si usa affidare i lavori più pesanti e pericolosi agli aborigeni «privati di diritti». Anche se, obiettivamene, i libri di Haggard sono belli e interessanti (ai consigli letterari più concreti dedicherei uno spazio a parte).
Insomma, sostituire gli eroi del passato con degli eroi immaginari – che prima o poi risulteranno immaginati dalle persone del passato – non è una soluzione. O, almeno, è una soluzione temporanea.
Ma, intanto, vediamo cosa si è inventato Benoit Lapray (solo alcuni esempi): Continuare la lettura di questo post »
Mentre il mondo occidentale è concentrato sulle questioni ben diverse, il Singapore è diventato il primo Stato che ha autorizzato il commercio della carne artificiale. Quel tipo di carne viene prodotto nei bioreattori e costa molto più della carne naturale se non prodotta nelle grandi quantità (per ora non raggiungibili a causa della domanda ridotta).
Io non sono particolarmente interessato alla carne di pollo (del quale si parla specificatamente nell’articolo) e, comunque, avrei comprato un prodotto artificiale solo se, alla pari della qualità percepibile, costasse meno di quello naturale. Mi interessa, invece, la possibile reazione popolare alla inevitabile diffusione mondiale del cibo artificiale.
Per esempio: i vegetariani e i vegani inizieranno finalmente a mangiare la carne e altri prodotti che prima evitavano? Per la loro salute fisica, spero di sì. Mentre la loro salute psichica potrebbe risultare ulteriormente alterata.
Oppure: inizieranno le battaglie tra i vegetariani e i sostenitori del cibo naturale? Entrambi gli schieramenti (sì, anche i primi!) si metteranno a proporre delle argomentazioni a favore del consumo del «proprio» tipo di carne? Sarà uno spettacolo abbastanza curioso.
Io, intanto, aspetto la creazione della carne artificiale del pipistrello, ahahaha
Come probabilmente sapete (o, almeno, immaginate) in queste ore il Governo sta freneticamente elaborando delle idee sui divieti da imporci a partire da domani, il 4 dicembre. Perché, formalmente, il «sistema dei colori» delle Regioni che impone una gradazione delle limitazioni finisce oggi: se non viene approvata qualche nuova norma, tutte le Regioni dal punto di vista epidemiologico diventeranno automaticamente «verdi». Non voglio moltiplicare le voci infondate e/o alimentare la depressione da detenuti, quindi scrivo delle poche certezze che abbiamo già.
Per esempio, sappiamo già quali limitazioni ci aspettano per il periodo tra il 21 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021. Si tratta delle limitazioni minime che saranno le uniche sensibili solo nelle Regioni «gialle» o quelle «verdi» (teoricamente possibili fino alla emanazione di una nuova disposizione). Ebbene, non prestate troppa attenzione agli articoli pieni di pessimismo che vengono scritti da certi «giornalisti» ignoranti. Leggete sempre le fonti primarie, quindi i testi delle norme. Queste ultime, purtroppo, sono spesso scritte con delle frasi difficilmente digeribili da una persona comune, ma, comunque, possono essere comprese più o meno da tutti.
Il mio estremo riassunto del Decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158 è: dal 21/XII al 6/I si potrà viaggiare liberamente entro i confini della propria Regione. I giorni 25/XII, 26/XII e 1/I si potrà fare il rientro a casa.
Insomma, ci poteva andare molto peggio.
Ma, qualora anche queste restrizioni vi dovessero sembrare eccessivamente pesanti, ho una proposta: ci organizziamo e, tutti in massa, adottiamo il calendario giuliano. In questo modo riusciamo a festeggiare liberamente tutto quello che vogliamo, ma due settimane più tardi rispetto al consueto calendario gregoriano.
La sana fantasia salva il giovane, il vecchio e tutti quelli in mezzo dallo stress per la legislazione covidica…
Il Black Friday è ormai passato, ma il periodo degli acquisti pre-natalizi no. Io, nella speranza che la maggioranza dei miei lettori comprenda la convenienza (soprattutto quella economica) degli acquisti fatti online, mi permetterei di dare un consiglio prezioso.
Come ben sapete, ogni bene o servizio che cercate in internet continua a perseguitarvi per giorni, settimane o mei attraverso i banner pubblicitari e le mail dei vostri negozi digitali preferiti…
Parentesi aperta. Por… caz…! Se ho comprato l’oggetto x, perché continuate a propormelo?! Proponetemi ora qualcosa di diverso. Oppure qualcosa di legato al suo migliore utilizzo. Parentesi chiusa.
Insomma, la pubblicità legata ai vostri acquisti (o semplici ricerche) produce almeno due effetti negativi. In primo luogo, vi rompe rovina l’umore. In secondo luogo, fornisce delle informazioni «compromettenti» alle persone che, eventualmente, utilizzano lo stesso computer o, in alcuni casi, la stessa rete. Quindi siate intelligenti e previdenti: quando cercate i regali (o, in ogni caso, le cose da comprare), utilizzate la finestra anonima del browser. In tal modo sul computer non vengono salvati i dati sulla navigazione e ricerca effettuati. Di conseguenza, avrete qualche speranza in più di continuare a vivere serenamente.
Nel browser Firefox alla finestra anonima si accede dal menu nascoso sotto le tre linee orizzontali (in alto a sinistra):

Nel browser Chrome è altrettanto semplice: alla finestra anonima si accede dal menu nascosto sotto i tre punti (in alto a sinistra):

Sicuramente molti di voi lo sapevano già, ma ricordare le cose utili non è mai un peccato.
Io – come, immagino, anche la maggioranza di voi – ho rischiato di perdere una notizia curiosa. In vista delle elezioni politiche del 6 dicembre, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dettato in diretta televisiva il proprio numero di telefono e ha invitato tutti di aggiungerlo nei gruppi su WhatsApp e Telegram. Non importa che una delle app sia di produzione statunitense: l’obiettivo di Maduro sarebbe quello di «lottare per la verità» sulle vicine elezioni.
Non voglio ora ipotizzare quante migliaia di messaggi sarebbe costretto a scrivere ogni giorno se gestisse in persona la missione annunciata.
Sarei invece molto curioso di vedere quali messaggi arrivano a lui da quei gruppi. Perché dire che sotto la sua guida la Venezuela sia arrivata in una situazione difficilissima è come non dire niente.
Ma, ovviamente, non vi invito a divertirvi inviando delle espressioni troppo pesanti al numero di Maduro +5804262168871
Siete tutti delle persone adulte e responsabili, quindi capaci di prendere le decisioni con la testa propria.
¡Ajá Venezuela! Me incorporo a la batalla de ideas en WhatsApp y Telegram con el número #04262168871. Súmenme a todos sus grupos y vamos juntos a la batalla por la defensa de la verdad de Venezuela. pic.twitter.com/vCZcrOdRHb
— Nicolás Maduro (@NicolasMaduro) November 29, 2020
Io vorrei avere qualche altro numero, ma so che non esiste…



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