Un problema inesistente

Non per fare delle battute in «stile Trump» sulle condizioni di salute e sulla preparazione di Joe Biden, ma devo ammettere che questa recente dichiarazione mi preoccupa un po’:

When I was with Mr. Putin, who has a real problem – he is – he’s sitting on top of an economy that has nuclear weapons and oil wells and nothing else. Nothing else. Their economy is – what? – the eighth smallest in the world now – largest in the world? He knows – he knows he’s in real trouble, which makes him even more dangerous, in my view.

La dichiarazione appena citata, infatti, testimonia una certa incomprensione della mentalità di Putin. Perché in base a quello che vedo da oltre vent’anni, si possono evidenziare almeno tre punti caratterizzanti le «preoccupazioni» del presidente russo:
1) è totalmente disinteressato alla politica interna (compresa quella economica) ed è poco informato su di essa;
2) ragiona per induzione: secondo egli, se un sistema funzionava ieri e funziona oggi, funzionerà anche domani. Quindi i sistemi funzionanti non si toccano finché non crolla il mondo;
3) il suo unico grande interesse è la politica estera, nella quale servono le armi di ogni genere. L’arma delle risorse naturali, in particolare, serve per comprare o ricattare gli stati esteri; le armi nucleari, invece, danno una certa sensazione di impunità militare.
Di conseguenza, potete facilmente intuire anche voi che la situazione descritta da Biden non è assolutamente vista da Putin come un problema. Resta da capire perché si sia espresso proprio in quel modo…


Alcuni principi sono universali

In oltre dieci anni mi è capitato di leggere e sentire tanti commenti esaltati sulla cosiddetta «primavera araba». In tutti questi anni i giornalisti di quasi tutto il mondo occidentale hanno fatto una strana gara di chi ingrandisce di più le cause, i modi e gli effetti prognosticati della suddetta «primavera». Di fatto, però, solo in uno Stato si era osservato un certo – fragile – miglioramento della situazione politica: in Tunisia.
Me come succede in tutti gli Stati che hanno appena intrapreso la strada della democratizzazione, pure in Tunisia si sono osservati due fenomeni semplici e, allo stesso tempo, difficilmente immaginabili per un europeo medio contemporaneo (io, invece, li ho visti bene in un caso concreto, ahahaha). Prima di tutto, negli Stati di quel tipo la popolazione si delude presto per non vedere il miglioramento radicale e immediato della propria vita. È una sorta del misticismo sociale: molte persone sono convinte che basta chiamarsi democrazia per stare bene come un europeo o un americano. In secondo luogo, la classe dirigente di tutti i livelli non cambia in un colpo con il cambio del regime: la mentalità generale e la maggioranza dei componenti concreti rimane sempre quella di prima.
Di conseguenza, non sono assolutamente stupito del fatto che anche in Tunisia gli effetti positivi della «primavera araba» stiano venendo meno senza provocare, almeno per ora, una protesta popolare.


La raccolta dei testi

L’ente russo Roskomnadzor – teoricamente l’organo esecutivo federale responsabile del controllo e della supervisione dei media, ma in pratica uno dei principali organi di censura – ieri si è distinto per una ennesima mossa geniale. Ha predisposto il blocco del sito Genius.com su tutto il territorio della Federazione Russa. Il motivo ufficiale è la pubblicazione sul suddetto sito dei testi di alcune decine di canzoni contenenti, secondo la giustizia russa, delle dichiarazioni estremiste e degli inviti al suicidio.
Perché ho deciso di scriverne? Perché solamente grazie a questa notizia ho (finalmente?) saputo dell’esistenza del sito Genius.com. Eppure, si dice che sia la fonte dei testi delle canzoni più rifornita al mondo.
Ora lo sapete pure voi. Sarà utile a qualcuno?
Le persone residenti in Russia, intanto, continueranno a consultare tranquillamente il sito (come tutti gli altri siti bloccati) grazie all’uso dei VPN e anonymizer vari.


La promessa di una legge

La città di Liverpool è stata esclusa dalla lista del Patrimonio dell’umanità della UNESCO perché la sua amministrazione si sarebbe «permessa» di programmare la riqualificazione e la modernizzazione della sua zona portuale…
Capisco che è importante tutelare l’aspetto storico di certe zone del nostro pianeta, ma, in qualità del futuro Presidente del mondo (sarò io a nominarmi), non posso non anticipare anche un altro principio importantissimo. Sotto la mia presidenza, non saranno escluse dal Patrimonio dell’umanità tutte le città capaci di crescere e svilupparsi con una giusta continuità stilistica. Perché la tutela della storia non deve trasformare il nostro habitat in una forma architettonica della lingua latina. Questa ultima, non a caso, è considerata morta da secoli.
Ho dato dell’assassino alla UNESCO? Si potrebbe dire anche così.


Un volo interurbano in auto

Più o meno tutti hanno già visto il video dell’automobile volante AirCar Prototype 1, quella che il 28 giugno ha percorso il tragitto da Nitra a Bratislava in 35 minuti.
Ma non è mai tardi postare dei video storici:

È una cosa talmente innovativa, che sembra un video-montaggio. Ma in realtà è una cosa bellissima.
Purtroppo, prevedo già che in Europa una tecnologia del genere sarà ostacolata da due o tre migliaia di regolamenti impossibili.


La musica del sabato

«Help!», una delle canzoni più note de The Beatles, è stata pubblicata per la prima volta il 19 luglio del 1965 negli USA e il 23 luglio 1965 in UK. John Lennon avrebbe scritto il suo testo per dare uno sfogo allo stress accumulato «per colpa» di una crescita troppo veloce della popolarità del gruppo.

Come tutte le canzoni famose, anche la «Help!» è stata successivamente interpretata da diversi gruppi e artisti. Per esempio, è particolarmente strano sentirla nella interpretazione dei Deep Purple (che l’hanno inclusa nell’album «Shades of Deep Purple» del 1968). Rispetto all’originale, questa versione della canzone è più lenta. E solo nella seconda metà si riconoscono veramente i Deep Purple.

Tra le altre versioni più o meno anomale della «Help!» io sceglierei quella strumentale in stele jazz della orchestra di Count Basie (inclusa nell’album «Basie’s Beatle Bag»). Bella, anche se per molti poco abituale…

E poi esistono tante altre versioni che sarete capaci, volendo, di trovare anche da soli.


L’IPPAWARDS 2021

In generale, la selezione dei partecipanti a un concorso fotografico in base allo strumento utilizzato mi sembra un criterio molto discutibile: dovrebbe contare solo il risultato finale. Mi è anche capitato di vedere delle foto interessanti scattate – letteralmente – con una scatola delle scarpe. Di conseguenza, non avrei mai partecipato (almeno per l’iniziativa propria) ai concorsi come, per esempio, l’IPPAWARDS: quello delle foto scattate con gli iPhone.
Ma ognuno si diverte come vuole: vale per gli organizzatori e per i partecipanti. Quindi per pura curiosità sono andato a vedere i vincitori della edizione 2021. Boh… In mezzo a tanta triste banalità ho visto pochissime cose meritevoli di attenzione. Per il mio post selezionerei solo questa foto di Mahabub Hossain Khan dal Bangladesh:

Ma qualcuno potrebbe iniziare a studiare i concorsi del genere almeno per capire che è importante concentrarsi sui contenuti avendo in mano uno strumento qualsiasi.
Come dice uno dei miei autori preferiti, un bravo fotografo non è quello che scatta tante foto belle. Un bravo fotografo è quello che ne cancella tante brutte.


L’utilità delle voci

Il primo – penso che sia il caso di dire «per ora» – decreto sulla obbligatorietà del «Green pass» prevede meno restrizioni di quanto ci si aspettava fino a ieri mattina. Non so se sia una cosa più positiva o negativa. Senza toccare l’enorme argomento delle libertà dei cittadini (tutto ciò che è successo anche nei 18 mesi precedenti dal punto di vista giuridico è un casino indescrivibile), devo invece constatare che dal punto di vista sociale era molto positiva la recente indecisione sui luoghi accessibili con il suddetto «Green pass».
Infatti, ogni proposta più o meno fantasiosa sull’argomento spingeva qualche altra persona a vaccinarsi, superando le proprie paure o convinzioni antiscientifiche. E con ogni persona vaccinata in più il rischio della ennesima ondata del Covid (ma anche del panico istituzionale) si riduce. Di conseguenza, spero che non smettano di circolare le voci su altri luoghi visitabili con la famosa certificazione: perché sono le prime voci realmente utili di tutta la storia della pandemia.
Qualora fosse invece necessario un commento più serio, posso ricordare a tutti i presenti che il comma 2 dell’articolo 32 della Costituzione permette di rendere la vaccinazione contro il Covid obbligatoria. Non so perché questa via sia stata per ora esclusa. Non penso che ci sia il timore di non avere a disposizione le dosi del vaccino necessarie. Sospetto, invece, che si stia ancora lavorando sul perfezionamento dei meccanismi organizzativi. Lo sospetto, perché non conosco la situazione reale, quella «pratica», in ogni Regione italiana (e leggo con tanto stupore che anche in alcune zone del Nord presentate come «storicamente serie» molte persone aspettano da molto tempo la prima o la seconda dose). Ma almeno in Lombardia non ho osservato alcun problema: avevo prenotato facilmente la vaccinazione alla prima occasione utile ed ero addirittura riuscito a scegliere il giorno e la fascia oraria per la prima dose (questo mi ha permesso di riservare del tempo per gli eventuali effetti collaterali).
Insomma, voglio proprio vedere per quanto tempo dura l’obbligatorietà mascherata.


Lo sport e la politica

Pare che secondo WADA in Russia non esisterebbe più il programma statale di doping.
Secondo me, invece, qualsiasi programma statale può essere applicato pienamente solo in casa (come è infatti successo nell’occasione delle Olimpiadi a Sochi nel 2014). E, allo stesso tempo, dubito che una qualsiasi classe dirigente di uno qualsiasi Stato possa decidere, da un giorno all’altro, di comportarsi in un modo radicalmente diverso rispetto a qualche anno, mese o giorno prima. Gli appassionati dello sport lo potranno vedere con i propri occhi nel corso delle eventuali (sì, sono ancora eventuali) Olimpiadi di Tokyo.
Per non ripetere, per l’ennesima volta, che lo sport è l’ultimo tra gli aspetti rilevanti delle Olimpiadi, mi fermo qui.


Le gare divertenti

Apparentemente la concorrenza può assumere delle forme ridicole. Come, per esempio, quella tra Richard Branson e Jeff Bezos.
Branson aveva talmente tanta fretta di andare per primo nello spazio, che non ci è arrivato e si «limitato» a raggiungere una quota suborbitale.

Bezos, a sua volta, aveva quindi tutte le possibilità di vincere la concorrenza dal punto di vista qualitativo, ma alla fine nemmeno lui ha superato la quota suborbitale.

In compenso, i due ora discutono sulla Terra dive inizi realmente lo Spazio.
Ma in realtà entrambi hanno raggiunto un risultato importantissimo (un piccolo salto per l’uomo, un grande passo per l’umanità). Con i loro voli sono riusciti a dimostrare che la concorrenza tra i privati nel raggiungimento dello Spazio è realmente possibile. E visto che è possibile quella, sarà possibile anche la concorrenza nel suo sfruttamento economico e tecnologico dello Spazio: con la conseguente riduzione dei costi e delle tempistiche. Possiamo quindi vederne i primi risultati già nei prossimi anni (per esempio, la diffusione dell’internet satellitare).
Quindi tifiamo per loro due, per Musk e per tutti gli altri.