Le aziende più influenti

Probabilmente avete già letto o sentito che il «Time» ha pubblicato, per la prima volta nella storia, una lista di cento aziende più influenti del mondo. Dopo avere letto la lista (in realtà ci vuole meno tempo di quanto potreste immaginare), potreste fare uno dei seguenti giochi:
– calcolare la percentuale delle aziende che conoscete;
– provare a capire perché mancano alcuni sviluppatori dei vaccini anti-Covid;
– proporre qualche azienda che possa meritare un posto nella suddetta lista.


La partenza dell’Oscar

La popolazione mondiale è talmente stanca delle restrizioni anticovidiche che sta aspettando la prima occasione utile per partire verso una qualsiasi destinazione. Pure la cerimonia degli Oscar si è tenuta, nell’attesa, in una stazione ferroviaria…
Vabbè, in realtà l’assegnazione di un qualsiasi Oscar – ma soprattutto di quelli principali – costituisce troppo spesso un anti-criterio. Le scelte della Accademia, infatti, in molte occasioni dipendono troppo dalla moda del momento e non dai parametri puramente culturali (negli anni passati abbiamo visto premiare certi film solo perché andava di moda l’attenzione verso, per esempio, la Siria o la Corea del Sud). Anche per questo motivo i film premiati e i film rimasti nella memoria degli umani molto spesso appartengono a due insiemi diversi.
Detto ciò, riconosco che tra i premiati principali di quest’anno ho per ora visto solo un film («Mank», il quale secondo me ha preso gli unici premi possibili perché sembra essere un film banalmente descrittivo) e intendo vederne altri due («The Father» e «Nomadland»).
Dei film non premiati ho visto «The Trial of the Chicago 7» (merita di essere visto e rivisto!) e intendo vedere «Sound of Metal».
Gli altri film non mi spirano tanto già da come vengono descritti…
In ogni caso, penso che già con il materiale selezionato si possa confermare o smentire anche quest’anno la mia teoria di cui sopra.


Una scelta geniale

La maggioranza dei diretti interessati dovrebbe saperlo già da tempo: l’ebay ha deciso di semplificare la vita ai venditori e, molto logicamente, dall’1 maggio li costringe ad aspettare di più i soldi per la merce venduta. Infatti, fino a questa grande innovazione i venditori hanno sempre avuto la liberà di scegliere il modo di pagamento preferito e/o indicarne tanti diversi. Il PayPal è sempre stato tra le opzioni disponibili, ma a partire da maggio i pagamenti digitali andranno direttamente sul conto bancario.

Presumo che solo una piccola parte dei miei lettori utilizzi l’ebay [anche] per vendere e, di conseguenza, non tutti potrebbero immaginare come le nuove regole dell’e-commerce in questione possano influire sui loro eventuali acquisti. Ebbene, vi svelo una grande verità: molti (moltissimi) venditori cercano di tutelarsi dalle possibili truffe seguendo la semplice regola «spedisco la merce solo quando vedo arrivare i soldi». Non posso criticare questo modo di fare: lo seguo pure io ogni qualvolta mi trovo di fronte un acquirente con una reputazione sconosciuta o non provata da un numero sufficiente di recensioni… Insomma, avrete già capito: il rallentamento dei pagamenti rallenterà anche le spedizioni.
Gli artefici di questo sistema meriterebbero un bel anti-Nobel per l’economia: sono riusciti a far regredire non solo la propria azienda, ma pure quel fenomeno moderno (l’e-commerce) che è stato appena scoperto e imparato (grazia alla pandemia) pure dai «vecchietti».
P.S.: durante l’indimenticabile lockdown del 2020 avevo pensato di provare a vendere su ebay alcuni prodotti digitali di propria produzione (nel corso degli anni precedenti ne avevo accumulati diversi sul computer; posso spedirli all’acquirente anche senza uscire di casa). La sperimentazione di questa attività sta ancora continuando, ma devo constatare che l’ebay sia più adatto alla vendita dei beni materiali. Meno male che, a differenza dell’Amazon, non chiede dei soldi per la sola presenza sulla piattaforma.


L’occhio del web

I ricercatori della Università del Saarland hanno creato una webcam che ha l’aspetto e, soprattutto, le funzionalità di un pezzo della testa umana. Quindi la webcam sa muovere l’occhio e il sopracciglio, ammiccare e chiudere la palpebra. Sembra un po’ terrificante:

Un dispositivo del genere dovrebbe essere scomodo anche per la controparte delle conversazioni: vedrebbe diventare lo schermo parzialmente nero in occasione di ogni movimento della suddetta webcam. Ma, per fortuna, gli inventori non hanno l’intenzione di promuovere la produzione di massa.


La musica del sabato

Il compositore greco Nikolaos Mantzaros è oggi noto prevalentemente come l’autore dell’inno nazionale, quindi della musica per la prima parte del poema «L’inno alla libertà» del poeta Dionysios Solomos.

Non è del tutto giusto. Oltre a essere meritatamente considerato il fondatore della scuola musicale classica delle Isole Ionie, ha lasciato anche delle composizioni classiche di un certo valore culturale. Oggi, per esempio, potrei ricordare «Partimenti»: la sua musica per il quartetto d’archi. Ecco alcuni esempi:

P.S.: in alcune fonti biografiche si sostiene che Nikolaos Mantzaros fosse di origini italiane. Si tratta di una affermazione un po’ fantasiosa: il controllo politico da parte dei veneziani della isola Corfù non era secondo me un motivo sufficiente per considerare tutti gli abitanti come italiani.


Il sito dedicato all’elicottero marziano della NASA (qualcuno lo chiama anche drone) è interessante. Merita anche di essere periodicamente controllato per vedere se sono stati pubblicati dei nuovi materiali multimediali trasmessi (ci vuole del tempo per riceverli da Marte, dato il loro peso).
Allo stesso tempo, l’interpretazione e l’uso di alcuni elementi del suo menu potrebbero farvi sentire degli ingegneri della NASA stessa. Tra tutti i siti apparenti a delle compagnie grandi, è veramente raro incontrarne uno così strano e imprevedibile…


L’ergastolo e la fucilazione

Negli anni ho sviluppato alcune idee preziosissime su come rendere il nostro mondo perfetto in tempi brevissimi, anche entro la sera del giorno corrente. Ma non tento nemmeno a raccontarvele tutte in un testo unico: altrimenti rischiate di non sopravvivere fino al futuro radioso che ho in mente. Inizio con una sola – ma importante – idea.
Per esempio, oggi propongo di fucilare tutti coloro che nel loro rapporto diretto con i libri cartacei…
a) leccano il dito per girare la pagina (le scene del genere mi hanno sempre lasciato terrorizzato anche dal solo punto estetico);
b) piegano l’angolo della pagina anziché usare un segnalibro (naturalmente piatto e sottile);
c) appoggiano il libro aperto con il testo rivolto verso il basso anziché usare un segnalibro;
d) apportano dei segni sulle pagine con le penne, pennarelli e tutti gli altri strumenti della cancelleria (tranne la semplice matita).
Per ora mi fermo a questo punto. Ma tra poco mi esprimo anche su altri gravi crimini che stanno trasformando il nostro mondo in un inferno…


Le sorprese tecnologiche

Per puro caso ho letto una notizia stranissima: «Nei primi tre mesi del 2021 il vinile, per la prima volta dal 1991, è tornato a superare il cd in Italia».
Non c’è alcunché di strano nelle buone vendite del vinile: in quasi tutto il mondo è tornato meritatamente di moda da oltre dieci anni. Se e quando divento sufficientemente ricco, pure io mi metterò a creare una mia collezione della musica sul vinile. Indipendentemente dal fatto che in quel momento storico sia ancora di moda o meno. Semplicemente, mi piace quel tipo di suono (e sta bene con la musica che solitamente ascolto).
Nella notizia citata all’inizio del post è invece strano il riferimento ai cd… Vuol dire che qualcuno compra ancora la musica in cd?! Potrei capire le persone un po’ avanti con l’età che sono affezionate a quel formato, ma loro dovrebbero avere già quasi tutta la loro musica preferita e/o abituale. Pure io uso ancora i cd (non solo quelli musicali), ma già da un po’ di anni non aumento la loro quantità in casa. Uno dei motivi principali è quello tecnologico: il cd è un supporto fisico spesso poco durevole, c’è sempre il rischio che si rovini praticamene da solo (senza alcun intervento esterno).
Insomma, mi sorprende molto che il sorpasso sia avvenuto solo ora.


L’AirTag

Dopo tanto tempo, la Apple ha finalmente presentato, in occasione dell’evento di ieri, un prodotto realmente nuovo per il proprio ecosistema: l’AirTag. Era atteso già da anni. In sostanza, si tratta di una «compressa» metallica che può essere interrogata dai telefoni, tablet e computer della Apple circa la sua posizione. Se si trova vicino, emette un suono; se si trova lontano, comunica la propria posizione geografica utilizzando come «ponte di connessione» il dispositivo della Apple più vicino. Nascosto in un qualsiasi vostro oggetto personale, l’AirTag permetterà di localizzarlo in caso dello smarrimento o, se siete (s)forunati, del furto (dipende dal fatto se il ladro ci pensi e ci riesca a cercare e buttare via l’AirTag).
Ma in realtà so benissimo che tutti gli interessati sono capaci di leggere la descrizione del prodotto direttamente sul sito del produttore: è breve e facilmente comprensibile. Quindi passo alla mia grande domanda sull’argomento…
L’AirTag è ora proposto a 35 euro (oppure 119 euro per una confezione da 4 pezzi). Con la custodia opzionale costa ancora di più. Di conseguenza, è evidente che sia più sensato utilizzalo solo per mettere al sicuro gli oggetti di un particolare valore economico. Le prime cose che vengono in mente sono ovviamente i portafogli (rifare tutti i documenti è un casino) e le borse con gli oggetti personali importanti. Ma io mi sono chiesto se l’AirTag possa essere utile anche quando nascosto nei mezzi di trasporto personali: auto, moto, biciclette costose etc. Se dovesse funzionare anche in quel modo, meriterebbe di essere comprato a bancali.

Bisogna studiare con attenzione le prime reazioni degli utilizzatori affidabili.
P.S.: sarà particolarmente curioso riuscire a rintracciare le proprie cose rubate grazie al supporto tecnologico dell’iPhone del ladro stesso.
P.P.S.: ogni innovazione diventa rivoluzionaria quando è utilizzata bene e con una certa dose di fantasia.


Non si cancella niente

Non ho la mania di seguire le notizie legate alla attività di vari pazzi e ignoranti (spesso è già difficile evitare i personaggi del genere nella vita reale quotidiana), quindi a volte mi perdo delle storie abbastanza curiose. Così, solo poco tempo fa ho letto dell’ultima grande impresa di Greta Thunberg: più di due mesi fa la ragazza aveva (probabilmente per sbaglio) pubblicato le istruzioni fornitele sul modo di commentare i disordini popolari in India. Si era velocemente accorta dell’errore e aveva cancellato il tweet, ma l’internet si ricorda sempre tutto. Quindi è successo un ennesimo piccolo scandalo.
Cosa possiamo imparare da questa breve storia triste? Possiamo finalmente imparare (se, stranamente, non lo abbiamo ancora fatto) che tutti i materiali che ci capitano davanti agli occhi vanno letti bene, anche quando ci fidiamo cecamente della fonte. Tra i numerosi possibili effetti di questo modo di fare ci sarà la caduta di popolarità dei vari personaggi di dubbio gusto.
E, ovviamente, ricordiamoci che è impossibile cancellare i contenuti di ogni genere dall’internet.

P.S.: su Greta Thunberg era già tutto chiaro da tempo, ma, probabilmente, sarebbe curioso scoprire da chi esattamente viene manipolata.