Nel frattempo, la Spagna ha deciso di seguire l’esempio italiano e iniziare ad accettare, a partire dal 12 maggio, le domande dei russi per il rilascio dei visti turistici. Ma anche in questo caso i visti avranno la data di validità dal 1° giugno 2021 e potranno essere usati non si sa bene quando.
L’Italia e la Spagna sono tra gli Stati europei più popolari per i viaggi estivi tra i russi (un altro Stato popolarissimo è la Grecia) e quindi anche i più desiderosi di aprire presto. Di conseguenza, la sincronia delle loro decisioni in materia dei visti si spiega facilmente. Ma ora voglio vedere se si aggiunge qualche altro Stato un po’ meno «turistico»: solo in quel caso potrò sostenere con tutta la serenità che si tratti realmente del segnale di una imminente riapertura dell’Europa al mondo.
Così, finalmente, potremo finalmente pianificare un bel viaggio estivo. Per esempio, in India.
Alcuni giorni fa ho visto, in uno dei servizi della BBC dedicato ai viaggi internazionali nel periodo storico corrente, un viaggiatore (presumo) che camminava per la sala di un aeroporto con una valigia stranissima. Avevo subito ipotizzato a cosa servisse quell’oggetto, ma — non avendo mai visto una cosa del genere — sono andato a controllare su internet.
Ebbene, ho scoperto che esistono delle valigie apposite per il trasporto delle biciclette sull’aereo. Sono abbastanza compatte perché richiedono lo smontaggio di entrambe le ruote, ma allo stesso tempo sono abbastanza rigide per proteggere bene il contenuto. E all’interno hanno abbastanza spazio per aggiungere anche tanti altri oggetti.

Certo, sarebbe stato facile immaginare — se mai mi fossi posto la questione prima — che i vari sportivi professionali (o quasi) abbiano un modo di trasportare le loro attrezzature anche sui mezzi pubblici volanti. Ma non avrei mai immaginato che l’industria della valigeria sia evoluta fino a questo punto.
Bene, ora sapete di poter facilmente portare in vacanza qualsiasi cosa. Anche se andate in aereo dall’altra parte del mondo. Chissà quando, però…
Qualcuno dei presenti potrebbe ricordare che oggi è il duecentesimo anniversario della morte di Napoleone Bonaparte. Tale data storica è, secondo me, un buon pretesto per sfatare uno dei piò grandi miti legati alla figura del suddetto personaggio storico.
Penso che sia capitato a molti di leggere, almeno una volta nella vita, dei titoli giornalistici pubblicati sulla stampa francese nei giorni del ritorno di Napoleone dalla isola d’Elba. Mentre Napoleone si stava avvicinando a Parigi, i giornali avrebbero pubblicato questa sequenza di comunicati:
1. L’antropofago è uscito dalla sua tana.
2. L’orco della Corsica è appena sbarcato al Golfo di Juan.
3. La tigre è arrivata a Gap.
4. Il mostro ha dormito a Grenoble.
5. Il tiranno è passato per Lyon.
6. L’usurpatore è stato visto a sessanta leghe dalla capitale.
7. Bonaparte avanza a grandi passi, ma non entrerà mai a Parigi.
8. Napoleone sarà domani sotto i nostri bastioni.
9. L’imperatore è arrivato a Fontainebleau.
10. Sua Maestà Imperiale e Reale ha fatto il suo ingresso ieri nel suo castello delle Tuileries in mezzo ai suoi fedeli sudditi.
Ebbene, si tratta di un grandissimo esempio di fake news. Si distingue dagli altri solo per il fatto della notorietà del suo autore: Alexandre Dumas (padre). Nella vita reale tale sequenza di comunicati non è mai esistita.
Ma, in ogni caso, aggiungo anche una mappa:

Purtroppo o per fortuna, ognuno ha la possibilità di riscrivere la storia modiale un po’ come gli pare…
Ieri, il lunedì 3 maggio, il Consolato generale italiano a Mosca ha ripreso a concedere i visti turistici. Nel primo comunicato in materia il Consolato ha precisato che possono richiedere il visto tutti coloro che hanno visto scadere il proprio vecchio visto turistico per l’Italia nel periodo dal 1° gennaio 2020 ad oggi. I nuovi visti emessi avranno la validità dal 1° giugno 2021. Nello stesso comunicato, però, il Consolato precisa che attualmente i titolari di visto turistico Schengen non hanno diritto ad entrare in Italia o nell’area Schengen.
A questo punto un lettore italiano medio potrebbe ragionevolmente chiedere: ma perché mi racconti tutto questo? È una notizia per i russi che vorrebbero venire in Italia questa estate.
Beh, prima di tutto è molto divertente il significato del comunicato stesso del Consolato: vi diamo un visto che non potete usare, ahahaha. Non so se questa mossa sia tanto utile all’immagine dello Stato…
E poi, in un secondo luogo, possiamo constatare che l’apertura dell’Italia ai turisti (quelli stranieri in generale e quelli russi in particolare) potrebbe essere interpretata come un indizio. Un indizio non solo dell’evidente fatto che si stia cercando di prepararsi alla eventualità migliore perché l’economia italiana ha un certo bisogno dei soldi stranieri. È anche un indizio del fatto che si stia seriamente discutendo della opportunità di riaprire i confini esterni europei in tempi abbastanza brevi. Che ne siate contenti o meno, dovete prepararvi a quel grande evento.
In questo momento mi sembra invece abbastanza difficile, che la programmata riapertura dell’Italia al mondo sia un indizio del riconoscimento ufficiale del vaccino russo «Sputnik V». Mi sembra più probabile uno strano paradosso: riconoscere i vaccinati come «meno pericolosi» (quindi non costringendoli a fare troppi test o troppa quarantena) ma non il vaccino russo (perché significherebbe poterlo usare in Italia e/o in Europa).
Dove posso andare a fare una scommessa?
I sostenitori della esistenza del cosiddetto «governo mondiale» potrebbero prendere in considerazione una nuova — poco ovvia — conferma della ragionevolezza delle loro teorie complottistiche. È probabile, infatti, che sia stato proprio il suddetto governo a ordinare l’installazione in tutte le città del mondo dei monumenti molto simili tra loro. Intendo quei monumenti costituiti dalla scultura di un personaggio storico seduto su un lato di una panchina. Pochi giorni fa ho scoperto un esemplare abbastanza recente pure a Milano:

Non faccio nemmeno finta di conoscere il poeta bulgaro Pencho Slaveykov, ma mi limito a constatare che lo scultore stava Continuare la lettura di questo post »
I membri dell’organizzazione The Voyageurs Wolf Project (che si occupa dello studio dei lupi nella zona del parco nazionale Voyageurs nel Minnesota) hanno attaccato un collare con una videocamera a un lupo per scoprire di cosa si occupa durante il giorno. La videocamera era programmata per funzionare per 30 secondi all’inizio di ogni ora.
Sulla pratica il pelo del lupo ha un po’ limitato visuale, ma il risultato è comunque interessante:
Molto probabilmente, il lupo era riuscito a fare ancora più cose (per esempio, prendere più pesci), ma noi non possiamo saperlo. Per ora: perché la sperimentazione continuerà.
Il bluesman Little Walter – che proprio oggi avrebbe potuto compiere 91 anni – è considerato uno dei più grandi armonicisti della storia. Nella storia ufficiale della musica viene prima di tutto ricordata la sua composizione strumentale «Juke» del 1952:
Ma in realtà nel corso di una vita relativamente breve Little Walter ha fatto in tempo a registrare molti brani che meritano una nostra attenzione. Quindi la seconda composizione del post odierna è stata scelta quasi per caso… Facciamo che sia la «Last Night»:
Un giorno diventerò il Capo di uno Stato, ma non so ancora di quale (non escludo l’opzione di fondarne uno appositamente per me). So di certo, però, che una delle mie prime azioni sarà quella di imporre una importantissima modifica costituzionale. Addirittura, ho già preparato il testo:
La Repubblica X è fondata sul lavoro, quindi ognuno è libero di lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza ferie, festivi, ponti e mezzegiornate.
Quando la maggioranza dei miei sudditi comprenderà il vero senso della sopracitata legge costituzionale, lo Stato da me diretto diventerà l’economia più forte del mondo. Ma, considerando la quantità di scarafaggi colorati che abitano i cervelli degli occidentali, suppongo che mi tocca a diventare il Presidente della Cina o del Singapore: da quelle parti hanno già capito tutto.
In più, insisto sulla mia vecchia idea che il 1° maggio debba essere sempre una giornata lavorativa, anche quando cade di domenica. E, magari, pure con dei carichi lavorativi più pesanti del solito. Altrimenti che Festa del Lavoro è? Il 1° maggio festivo è un ossimoro, non una festa.
La sera del 1° maggio, poi, usciti stanchi morti dal lavoro, tutti i lavoratori propensi a manifestare in piazza per i propri diritti dovrebbero sostenere ad alta voce la mia proposta di legge esposta poco sopra. Perché il riposo obbligatorio non sarà mai tanto bello quanto quello fatto per scelta propria. E penso che nel corso dell’ultimo anno lo abbiano già capito in molti.
Buon 1° maggio a tutti.
Ebbene, la Microsoft ha comunicato di voler sostituire — nel 2022 — il font impostato per default nei programmi del pacchetto Office. A partire dal 2007 il font di default era il Calibri, mentre per quello futuro si propone di scegliere tra il Tenorite, il Bierstadt, il Skeena, il Seaford e il Grandview.
Gli esempi dei cinque nuovi font e la raccolta delle opinioni sulla scelta di uno di essi sono disponibili sul twitter ufficiale della Microsoft.

Il font di default che verrà scelto, anche se dovesse essere bello, in realtà mi interessa relativamente poco. Il mio desiderio fondamentale è la Microsoft decida finalmente di «insegnare» al Word di ricordare sempre, in tutte le situazioni, qual è il font che l’utente ha impostato come preferito. Per ora, purtroppo, quella opzione funziona malissimo.
Nel lontanissimo 2000 avevo realizzato la prima versione del mio «traslitteratore» online: quello strumento aveva la funzione precisa di aiutare me e alcuni miei amici a scrivere al computer in cirillico anche in assenza di una tastiera adatta (sia dal punto di vista meccanico che quello funzionale). La fastidiosa assenza di una tastiera russa era un problema diffusissimo fino ai primi anni del XXI secolo, quindi la maggioranza degli traslitteratori online all’epoca esistenti in internet era destinata proprio alle persone che volevano comunicare tra loro tramite i testi scritti in un russo normale.
Verso la metà degli anni 2000 il progresso tecnologico ha finalmente eliminato del tutto il suddetto problema della tastiera. Il mio vecchio traslitteratore aveva dunque perso ogni ragione di esistere. Di conseguenza, avevo deciso di sostituirlo con una versione più seria: avevo pensato di creare un traslitteratore che segua le regole scientifiche di conversione dei caratteri cirillici in quelli latini. Tali regole si usano, per esempio, per traslitterare i nomi propri o i nomi geografici che si intende poi utilizzare nei vari testi (tradotti dal russo o scritti in una lingua diversa dal russo). L’ultima versione del mio traslitteratore scientifico risale al 2016.
Ma, in fondo, non ero soddisfatto nemmeno di quel traguardo raggiunto. Perché i sistemi ufficiali di traslitterazione del cirillico sono tanti. Tra quelli attualmente utilizzati e quelli ormai abbandonati sono quasi venti. Di conseguenza, già anni fa mi ero promesso di creare un traslitteratore che permetta di eseguire la conversione dei caratteri in base a uno qualsiasi tra i principali sistemi esistenti. Dovevo solo trovare il tempo e la voglia di fare quel lavoro non difficilissimo, ma lungo e soprattutto molto, molto noioso…
Avevo cercato per quasi cinque anni, e alla fine avevo trovato. Ed ecco che, finalmente, posso presentare ai miei carissimi lettori la versione 3.0 del mio traslitteratore. Esso permette di scegliere tra 20 sistemi di traslitterazione (non tutti sanno che in realtà alcuni di loro sono di fatto identici tra loro, ahahaha). È abbastanza probabile che lo strumento abbia qualche piccola imperfezione, ma queste potranno essere scoperte solo nel corso dell’utilizzo più o meno regolare e vario. Le statistiche del mio sito mi suggeriscono che gli utenti regolari del traslitteratore esistono (se non ci fossero, non mi sarei mai dedicato alla grande opera dell’aggiornamento), quindi non dubito che una parte di loro sia disponibile a segnalarmi gli eventuali problemi.

Buon lavoro a tutti.



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