Nel corso di queste [prime] tre settimane di guerra Vladimir Putin ha «raggiunto» alcuni risultati quasi sorprendenti. Ora non intendo alla catastrofe umanitaria, mi riferisco ad altro. Per esempio, ha portato al massimo il livello dell’unità nazionale ucraina, ha dato l’avvio alla fine della Russia che conoscevamo fino al 23 febbraio, ha ridotto al minimo la quantità degli scenari possibili della propria uscita dalla politica, ha indotto tantissimi ucraini e russi (e non solo, presumo) ad augurare apertamente la morte a una persona concreta… Tra i risultati meno traumatici c’è anche la trasformazione di Joe Biden – in un anno esatto – in un politico capace di dare le risposte concrete, intenzionalmente non diplomatiche: «Oh I think he is a war criminal».
In ogni caso, spero che non tenti nemmeno a raggiungere altri risultati di qualsiasi genere.
I giornali europei e i post su Facebook di alcuni miei amici europei mi suggeriscono che diverse persone hanno realmente paura di una guerra mondiale…
Mah… Per commentare qualsiasi cosa – anche i sentimenti meno razionali delle masse e delle singole persone – bisogna necessariamente operare con dei concetti razionali. Il problema principale è proprio questo: la persona che ha dato l’inizio a questa guerra è totalmente irrazionale. È irrazionale contrariamente addirittura alle mie vecchie valutazioni già non particolarmente positive circa le sue capacità intellettuali. Avendo in mente la razionalità di una persona mediamente normale (non era nemmeno necessario rendermi conto delle reali condizioni precarie dell’esercito russo), prima del 24 febbraio avevo dunque sempre ritenuto irrazionale l’ipotetica – ai tempi – l’invasione militare dell’Ucraina: perché immaginavo facilmente tutte le possibili conseguenze e mi illudevo nell’attribuire almeno lo stesso livello di immaginazione a Putin.
Ora, il ventunesimo giorno della guerra in Ucraina, potrei anche riprovare ad appellarmi alla razionalità e dire che l’esercito russo ha ampiamente dimostrato di non avere le capacità e i mezzi tecnici e umani sufficienti per condurre una guerra seria. Infatti, da tre settimane non sta riuscendo a raggiungere dei risultati voluti nel confronto con un esercito non particolarmente evoluto.
Ma, allo stesso momento, devo ormai riconoscere che per un presidente irrazionale non potrebbe essere un problema. È da considerare capace di attaccare gli altri Stati europei senza avere gli strumenti per farlo.
Anzi, uno strumento potente ce l’ha. Ma è inutile temerlo o anche semplicemente pensarci: se dovesse essere funzionante, noi non avremo alcun modo di reagire al suo utilizzo e in pochissimo tempo smetteremo di provare qualsiasi cosa. Fortunatamente, la NATO sta cercando di non provocare l’utilizzo del buttone rosso. Proprio per questo non entra direttamente nel conflitto: non istituisce la no-fly zone e non fornisce (quasi) le armi all’Ucraina.
Quindi il mio parere, in sintesi, è: la guerra tradizionale difficilmente arriverà sulla terra dell’Europa centrale/occidentale «grazie» alla scarsità dell’esercito russo. La guerra non tradizionale non avrà come protagonisti gli umani.
Più o meno tutti conoscono la bandiera russa contemporanea, quella con tre strisce orizzontali di colori bianco, blu e rosso. Ufficialmente a quei colori non è stato attributo alcun significato, mentre diverse persone cercano di interpretarli secondo le proprie preferenze politiche o in base alla propria concezione del bello. Dal punto di vista araldico, tutte quelle interpretazioni sono di natura non vincolante, delle semplici fantasie.

Quasi tutti, ormai conoscono anche la bandiera Continuare la lettura di questo post »
Una delle domande più strane che mi capita di sentire costantemente negli ultimi giorni è quella sulla possibilità di una maggiore collaborazione tra la Russia e la Cina: secondo diverse persone i rapporti tra i due Stati dovrebbero intensificarsi dopo la quantità record delle sanzioni occidentali contro la Russia.
Devo tranquillizzare tutti: la Cina non fa regali. A nessuno. Gli ultimi vent’anni – più o meno – dei rapporti tra la Cina e la Russia hanno dimostrato alcune tendenze abbastanza chiare. Per esempio, la Cina (scrivo «la Cina» perché le decisioni importanti vengono prese dal partito al potere) concede i prestiti finanziari solo in presenza di precise garanzie. O, per esempio, partecipa alla realizzazione di grandi opere solo in presenza di garanzie circa un buon livello di redditività. O, ancora, non compra le materie prime a prezzi sconvenienti o in quantità superiori alle reali necessità (a qualcuno sembra strano anche questo? ahahaha). E, infine, non è fisicamente in grado di vendere alla Russia – come a qualsiasi altro Stato – quelle tecnologie che sono vietate alla Cina stessa.
Di conseguenza, la Russia non è, nelle sue condizioni attuali, un buon cliente per quella Cina che abbiamo conosciuto fino a oggi. Nel migliore dei casi la Russia potrà mantenere lo stesso livello di vendite delle materie prime (in questo contesto non è nemmeno rilevante riportare i numeri), ma non riuscirà a fare due cose:
1) attirare i capitali cinesi (non riuscendo a fornire garanzie a causa delle difficoltà dovute alle sanzioni);
2) continuare a essere un buon mercato per i produttori cinesi (a causa dell’impoverimento della popolazione e della uscita delle compagnie dei container dal mercato russo).
I rapporti tra la Russia e la Cina cambieranno. Molto probabilmente la Russia (il governo russo) cercherà di migliorare quei rapporti. Ma non vedo in quale modo la Cina possa salvare l’economia russa.
Il nuovo paragrafo di Inerario (§ 30) è dedicato al modo di realizzare un blog su una pagina diversa dalla pagina iniziale di un sito creato con il WordPress.
Il paragrafo è stato pensato per gli sviluppatori web, ma sarà utile anche per i semplici proprietari dei siti web.
https://www.eugigufo.net/it/inerario/paragrafo30/
Alcuni giorni fa mi sono ricordato – per una serie di motivi che potrebbero non esservi interessanti – di una vecchia pubblicità automobilistica sovietica. Non l’ho mai postata su questo blog (così mi sembra), quindi lo faccio oggi.
In questo modo si intendeva pubblicizzare in Europa l’auto sovietica/ucraina ZAZ-1102 Tavria:
Il video è stato premiato con il Leone di bronzo al Festival internazionale di creatività di Cannes nel 1989.
Già diverse settimane fa avevo pianificato per il post musicale di oggi una composizione del compositore statunitense Morton Feldman. Per qualche volontà suprema, al figlio degli immigrati ucraini è capitato questo «onore» proprio nel triste periodo che osserviamo ora…
Non potevo e non volevo ripianificarlo per i tempi migliori. Ho solo preferito cambiare la composizione musicale scelta. Oggi posto le tre «Triadic Memories» (pubblicate nel 1981), tipiche dello stile di Feldman: lento, quasi timido o triste, con diverse ripetizioni.
La settima dell’8 marzo si potrebbe postare alcune foto tematiche che arrivano dall’Ucraina…
Tamara e Maria di Kiev, più giovani degli strumenti che si sono trovate a dover tenere tra le mani.

«Madonna dell’Ucraina».
Continuare la lettura di questo post »
Meta (ex Facebook) permetterà agli utenti di Facebook e Instagram residenti in alcuni Stati di pubblicare le minacce e gli inviti alla violenza contro l’esercito russo. Inoltre, Meta non rimuoverà gli auguri di morte ai presidenti russo e bielorusso Vladimir Putin e Alexander Lukashenko. Alcuni paesi sono Armenia, Azerbaijan, Estonia, Georgia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia e Ucraina. La Bielorussia, per qualche motivo a me sconosciuto, non è presente sulla lista di «alcuni Stati». In ogni caso, nella situazione attuale quella della Meta è una decisione purtroppo comprensibile, probabilmente anche più di comprensibile. Mi pesa tantissimo scrivere una cosa del genere, ma allo stesso tempo so benissimo che le norme giuridiche e morali permettono a ogni singolo militare – indipendentemente dal suo grado – di rifiutarsi di eseguire gli ordini criminali.
Con molta più serenità, invece, posso scrivere che apprenderei non solo con comprensione, ma anche con gioia la notizia della eventuale cessazione di ogni forma di censura nel segmento russo di Facebook. Infatti, quella moderazione delle pubblicazioni su Facebook (ma in sostanza si tratta della censura) da anni avviene in una modalità perversa: un oppositore al regime di Putin pubblica qualcosa di serio e/o commentato in modo un po’ emotivo, qualche utente pagato appositamente dal Cremlino lo denuncia per «violenza», il Facebook banna l’oppositore per x giorni senza entrare nel merito del problema. I ban del genere avvengono con una buona regolarità da anni, non si è mai vista alcuna tendenza (anche minima) al miglioramento della situazione. Ma almeno ora Facebook potrebbe sfruttare l’occasione e introdurre una forma di sanzione contro la Russia: smettere di moderare (quindi censurare) il segmento russo del social. Per il governo russo sarebbe stata una misura in un certo senso sensibile, sicuramente sarebbe stato un elemento di disturbo.
Certo, a partire dal 4 marzo 2022 Facebook è formalmente bloccato sul territorio russo per il volere degli organi governativi, ma i russi continuano tranquillamente a usarlo con l’aiuto dei vari VPN. Certo, a partire dal 5 marzo 2022 in Russia si applica la legge sulla responsabilità penale per la diffusione pubblica di informazioni consapevolmente false sulle azioni dell’esercito russo (fino a 15 anni di reclusione se dici o scrivi che la Russia sta conducendo una guerra in Ucraina). Ma ci sono molti utenti di lingua russa che vivono fuori dalla Russia e che potrebbero dunque continuare a diffondere le informazioni veritiere.
Insomma, tutti i social della Meta hanno una buona occasione di contribuire alla lotta del bene contro il male.
Di solito non piace la pubblicizzazione dell’aiuto, indipendentemente dal destinatario, dall’autore e dalle motivazioni di quest’ultimo. La compassione e altri sentimenti altrettanto positivi dovrebbero essere tra le doti basilari di una persona e quindi non costituiscono un motivo sufficiente per comprarsi un po’ di auto-pubblicità. Per distinguersi tra gli altri bisogna andare oltre a essere solo una brava persona.
Ma ieri ho saputo di una delle rarissime eccezioni: tre famosi e popolari personaggi russi hanno organizzato una raccolta fondi a favore dei cittadini ucraini che in questo periodo stanno fuggendo dalla guerra voluta da Vladimir Putin. Tale proposta di raccogliere i soldi è rivolta ai cittadini russi e ha due obiettivi. Il primo obiettivo è ovviamente quello di aiutare le persone che ora si trovano in una delle peggiori difficoltà possibili. Il secondo obiettivo è quello di dimostrare ancora una volta a sé stessi e al mondo che la vera Russia è meglio del presidente che ha voluto macchiare con la propria scelta criminale e personale tutti i concittadini.
Ecco, io vi racconto della iniziativa «True Russia» proprio per questo motivo. Per ricordare ancora una volta che la guerra in Ucraina è stata avviata dalle persone che non rappresentano i russi normali. Mentre i russi normali esistono, non sono pochi, sono contrari a questa guerra e stanno cercando di fare qualcosa con i mezzi disponibili ma limitati.

Gli organizzatori della «True Russia» sono:
Boris Akunin, uno famoso scrittore russo (ma non sono sicuro che i suoi libri migliori siano stati tradotti in italiano). Attualmente vive tra l’UK e la Francia.
Mikhail Baryshnikov, ballerino e coreografo che sicuramente conoscete almeno per sentito dire. Attualmente vive negli USA.
Sergey Guriev, professore di economia all’Istituto di studi politici di Parigi (Sciences Po) e l’ex chief economist all’European Bank for Reconstruction and Development (dal 2016 al 2019). Attualmente vive in Francia.



RSS del blog

