Un giorno del 1800 il compositore austriaco Franz Joseph Haydn vide presentarsi a casa sua un visitatore-cliente un po’ particolare che fino a quel momento non aveva mai interagito direttamente con il padrone della casa: il macellaio della zona – e, soprattutto, un grande fan di Haydn – che gli chiese di comporre un minuetto per il matrimonio della figlia. Il compositore accettò e consegnò, il giorno concordato, il lavoro svolto. Dopo alcuni altri giorni, poi, Haydn udì provenire dalla strada una esecuzione molto forte e un po’ stonata di quel minuetto. A quel punto si avvicinò alla finestra e vide una orchestra da strada, gli sposi, tanti ospiti e il macellaio con un grande toro a seguito. «Maestro! Il miglior ringraziamento da parte di un macellaio può essere solo il migliore dei suoi tori», esclamò il cliente felice.
È per questo che il minuetto in Do maggiore di Haydn si chiama «Minuetto del toro» (oppure il «Minuetto del bue»):
Un giorno Franz Joseph Haydn fu impegnato a Londra a dirigere l’esecuzione di una delle sue sinfonie. Gli spettatori desiderosi di vedere dal vivo il compositore famoso si radunarono vicino al palco e solo per questo motivo si salvarono da un grande lampadario improvvisamente caduto dal soffitto. Haydn, fortemente impressionato da quanto accaduto, espresse comunque una grande soddisfazione per il fatto che la sua musica salva le vite umane.
Oggi molti storici della musica sostengono che la sinfonia eseguita in quella occasione sarebbe stata la Sinfonia n. 102 in bemolle maggiore (composta nel 1794):
Forse ho trovato un nuovo principio per scegliere le composizioni musicali da postare…
Il martedì 29 marzo si erano tenuti in Turchia i cosiddetti «negoziati» tra la Russia e l’Ucraina. Il loro unico obiettivo era, per la Russia, quello di perdere un po’ di tempo. Infatti, la guerra sta continuando più o meno come prima. Prendiamo un giorno caso: il giovedì 31 marzo.
Il fuoco illumina il cielo notturno nella parte orientale di Kharkiv, dove l’esercito ucraino sta liberando la strada dai mezzi militari abbandonati e/o distrutti:

La gente si rifugia in una chiesa dopo essere fuggita dai villaggi vicini dove è entrato l’esercito russo. Bashtanka, regione di Mykolayiv:
Continuare la lettura di questo post »
Qualcuno in Italia, avendo letto troppe notizie, mi ha chiesto se in Russia ci sia il rischio della creazione dell’"internet del tipo cinese«. L’isolazionismo / isolamento dell’internet cinese è in realtà un argomento non tanto semplice dal punto di vista tecnico e non si limita al solo «blocco» di certi siti occidentali (non so se abbia senso spiegare tutti i dettagli in questa sede), ma presumo che i miei amici e conoscenti italiani abbiano in mente proprio questo schema semplificato. Quindi il concetto sul quale mi concentro ora è: cosa succede se in Russia dovesse essere chiuso l’accesso a tutti i siti sgraditi ai vertici del regime?
Le cose fondamentali da sapere e capire sono due:
1. In Russia i vari siti seri (ma anche utili e interessanti) vengono bloccati ormai da più di dieci anni, non solo in questo periodo di guerra. Infatti, nel corso del tempo – molto tempo prima della guerra! – è stato bloccato l’accesso ai siti di alcuni media di opposizione, siti di condivisione dei file, alcuni social occidentali (per esempio, per qualche motivo non tanto chiaro è stato bloccato il poco usato in Russia LinkedIn) e messenger popolari.
2. I russi capaci di usare i computer e gli smartphone non solo per mettere i like sotto le foto continuano – come pure i cinesi! – a navigare serenamente su tutti i siti bloccati. Perché – come pure i cinesi – usano i vari VPN. Quindi la preoccupazione principale di questo periodo non è quella di rimanere senza il Facebook o il sito della BBC, ma quella di rimanere senza l’internet in generale. Infatti, più o meno tutti capiscono che in Russia il semplice blocco dei vari siti non ha molto senso pratico (abbiamo appena visto il perché), mentre l’elaborazione di un sistema di controllo tecnologicamente evoluto non è possibile (come non è stato possibile creare uno esercito potente: a causa della corruzione). Quindi il cosiddetto Governo russo attuale (l’insieme dei vari funzionari che servono Putin), infastidito dalla libera circolazione delle informazioni, potrebbe anche decidere di «scollegare» fisicamente l’internet russo da quello mondiale. Non sono sicuro che l’internet russo riesca a funzionare – intendo tecnicamente – nella modalità di una rete locale, ma le persone che prendono certe decisioni non si preoccupano di questi piccoli dettagli.
Insomma, finché l’internet funziona, non bisogna preoccuparsi per i russi interessati ai siti seri.
Io, personalmente, mi preoccupo vedendo molti miei amici e conoscenti europei (italiani e non solo) che ignorano proprio l’esistenza dei VPN. Non ne sanno nulla e quindi non capiscono perché io continui a condividere (a volte) le informazioni e le conoscenze scientifiche pubblicate su alcuni siti bloccati in vari Stati europei.
Ebbene, per navigare serenamente dove vi pare, potete scegliere tra gli innumerevoli VPN esistenti nella natura. Io, in base alla mia esperienza personale, posso consigliarvi queste varianti:
Continuare la lettura di questo post »
Ho finalmente pubblicato il rapporto fotografico sulla mia visita a Cantù del 28 dicembre 2021.
Qual è la prima cosa che vi viene in mente quando leggete (o sentite) il nome di quel comune? E ne sapevate qualcos’altro? Ecco…

A volte mi capita di sentire o leggere le persone che, dimostrando delle scarse capacità di analisi, ripetono in un modo sconsiderato i vari slogan della propaganda putiniana. Per esempio, alcuni chiedono: perché la NATO (o gli USA) poteva fare l’intervento X, mentre la Russia non potrebbe fare una cosa simile / uguale? Per fortuna, è un trucco della propaganda che può essere smontato molto facilmente.
Prima di tutto, in generale, il fatto un intervento militare sbagliato – qualora dovessimo considerarlo sbagliato o addirittura illegale – non può giustificare tutti gli altri interventi sbagliati. Se Tizio ha ucciso, Caio non può e non deve sentirsi autorizzato a compiere lo stesso fatto.
E poi possiamo vedere i dettagli di ogni singola guerra concreta condotta dagli USA o dalla NATO. Oggi farei l’esempio dell’intervento nella ex Jugoslavia. Andiamo per punti:
Continuare la lettura di questo post »
Tanti media occidentali scrivono dei «negoziati» tra la Russia e l’Ucraina in Turchia. Tale incontro (non il primo e non l’ultimo) è sicuramente un fatto di cronaca interessante, ma non lo è nel senso più globale: dal punto di vista politico o addirittura storico. Infatti, prima di iniziare a spendere tempo per seguire i fatti di cronaca simili, bisogna capire alcuni principi. Per esempio:
1. Putin (non mi va di scrivere Russia) non vuole fare i negoziati con l’Ucraina. Vuole fare i negoziati con una parte terza (possibilmente la NATO) che possa garantire il rispetto degli accordi raggiunti da parte degli ucraini. In parte è una manifestazione di disprezzo nei confronti dei vertici ucraini e in parte è una manifestazione della ovvia mancanza di fiducia verso l’intero Paese: nemmeno il migliore tra gli accordi possibili fermerà da solo i comportamenti ostili nei confronti dei militari russi che si trovano sul territorio ucraino.
2. I membri della delegazione russa attuale politicamente valgono più o meno 0 (zero). Anzi, il capo Vladimir Medinsky è un noto buffone (sì, lo chiamo in questo modo molto diplomatico) che da anni viene utilizzato dal Cremlino per mettere in circolazione e/o attuare le idee più assurde. Di conseguenza, qualsiasi accordo raggiunto o qualsiasi promessa fatta da questa delegazione può essere disdetto — in qualsiasi momento — unilateralmente da Putin. Quest’ultimo si sta riservando tale possibilità.
3. Putin non sarà assolutamente disposto a cessare la guerra e fare uscire le truppe senza prendere qualche territorio ucraino in più. Nel caso contrario farà molta più fatica a parlare di una vittoria. Una sconfitta, invece, non è compatibile con la psicologia di Putin.

Tenendo conto dei suddetti principi, aspettiamo che arrivino i negoziati seri, e non quelli fatti per creare l’illusione delle buone intenzioni.
Sicuramente lo avete già visto sulle numerose foto arrivate negli ultimi 33 giorni dall’Ucraina: i mezzi militari russi coinvolti in questa invasione sono marchiati con delle grandi lettere «Z» (latine) bianche:

Ma a volte capita anche la lettera «V»:

A volte quelle lettere sono disegnate all’interno di rettangoli (sempre bianchi), spesso sono ripetute più volte anche sullo stesso lato di un singolo mezzo. Il terzo simbolo possibile è un triangolo bianco, ma è ancora più raro della «V».
Nelle ultime settimane diversi miei amici e conoscenti europei mi hanno chiesto quale significato avessero quei simboli, soprattutto la nota veramente a tutti «Z». Ebbene, evito di fare un racconto troppo lungo e vado subito alla conclusione: Continuare la lettura di questo post »
Come probabilmente sapete già, a volte Arnold Schwarzenegger pubblica dei video seri. All’inizio dell’anno scorso mi era capitato di pubblicare un suo commento (chiamiamolo così) su determinati avvenimenti americani.
Ebbene, un po’ di tempo fa ho avuto l’occasione di scoprire, che per fortuna Schwarzenegger non ha la stessa «miopia» di molti americani e, stranamente, europei. Da quando avevo visto il video che sto per proporre, continuavo a dubitare sulla opportunità di condividerlo anche con i lettori italiani. Ma poi mi sono deciso:
Grazie, Arnold.
I violinisti di 29 Paesi hanno eseguito contemporaneamente la canzone popolare ucraina «Verbova doščečka» a sostegno dell’Ucraina. Hanno suonato insieme a Ilya Bondarenko, un violinista di Kiev che ha registrato il proprio video nei sotterranei di un palazzo che ora servono da rifugio antibombe.
Per farvi capire di quale canzone si tratta, aggiungo questa interpretazione – in stile abbastanza moderno – della cantante ucraina Iwanka Tscherwinska:
Il testo della canzone non ha in realtà molto senso. Tradizionalmente veniva cantata durante le feste del paese; applicando una certa fantasia si potrebbe presumere che parli della attesa di un ragazzo.
Il giovedì 24 marzo eravamo arrivati a un brutto traguardo: un mese di guerra in Ucraina. Anche se in realtà non ha molto senso parlare di periodi più o meno lunghi: in guerra è brutto ogni singolo giorno.
Anche la situazione in cui la durata di una guerra si misura ormai in mesi non può certo essere definita bella.
Oggi pubblico il riassunto di questo mese.
Il giorno 1: la città di Chuguev nella regione di Kharkiv bombardata dall’esercito russo il 24 febbraio (Aris Messinis / AFP / Scanpix / LETA).

Il giorno 2: il corpo di un soldato russo alla periferia di Kharkiv (Vadim Ghirda / AP / Scanpix / LETA).
Continuare la lettura di questo post »



RSS del blog

