L’archivio della rubrica «Russia»

31 anni di Chernobyl

Oggi è l’anniversario della catastrofe tecnologica di Chernobyl. Per ora ho poco da aggiungere a quanto ho già scritto sull’argomento nel 2016. Quindi oggi mi limito a pubblicare una raccolta di video e foto della città di Pripyat, concentrandomi su quel che resta degli appartamente privati.

Tutte le foto sono di Sergei Melnikov.


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Due settimane fa avevo postato una porzione delle foto ritraenti la vita quotidiana sovietica degi anni ’50–’80.

Oggi, invece, vi consiglio l’autore di altre foto interessanti: il maggiore Martin Manhoff (ne avevo già scritto un mese e mezzo fa in un’altra occasione). Manhoff fu l’addetto militare della ambascita statunitense a Mosca dal 1952 al 1954 e fino al momento di essere stato espulso per spionaggio scattò tante belle foto dell’URSS di quegli anni. Non solo a Mosca, ma anche a Leningrado, alcune altre città e lungo la ferrovia Transiberiana.

Un certo Douglas Smith (non ho capito bene chi sia questo tipo) dopo la morte della vedova di Manhoff si è appropriato delle foto e ha iniziato a pubblicarle: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=10155847922929625&id=629794624

Il fazzoletto rosso sul collo è la «cravatta del pioniere»: di forma triangolare, doveva essere portata in quel modo.
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Petr Mamonov

Questo venerdì semifestivo dedichiamoci un po’ alla cultura…

Petr Mamonov, uno dei miti della cultura contemporanea russa, oggi compie 66 anni.

È diventato famoso nella società sovietica all’inizio degli anni ’80 in qualità di musicista, essendo il leader del gruppo «Zvuki Mu» che suonava il rock sperimentale e alternativo.
A partire dalla fine degli anni ’90 fa pure l’attore: agli italiani consiglierei i film «Dust» del 2005 e «L’isola» del 2006 (poi ce n’è un altro bellissimo del 1991, uno dei migliori film sulla guerra nella mia classifica personale, ma non mi risulta che sia mai stato tradotto in una lingua europea).

A partire dal 2014 conduce un programma radiofonico settimanale, nel quale racconta (e soprattutto fa ascoltare) la migliore musica rock, blues e jazz del XX secolo. Grazie a questo programma la mia cultura musicale è cresciuta per alcune decine di livelli…

Nonostante tale lista di successi professionali esemplari, Petr Mamonov detiene ancora la fama di un classico pazzo (nel senso positivo) rockettaro. Come dovrebbe infatti essere ogni artista che decida di impegnari in un genere musicale come il suo. Considerate tutte le sue «imprese» compiute negli anni della giovinezza e i vizi di tutti i tipi (ormai quasi tutti sconfitti), egli stesso disse «Non so come ho fatto ad arrivare ai 50 anni…»

Per illustrare, in qualche modo, la portata del personaggio, pubblico una brevissima registrazione video di una sua esebizione — con il gruppo — del 1995. Il titolo della canzone in questione si traduce come «La fonte della infezione».

Alla fine degli anni 2000 lo stile musicale di Mamonov è comunque diventato un po’ più tradizionale.

P.S.: negli ultimi giorni sto valutando l’idea di pubblicare una serie di post sulla musica russa contemporanea. Appena invento un modo di farlo in modo che sia una cosa interessante per le persone che non conoscono la lingua russa, lo faccio.


Yuri Gagarin

La Russia contemporanea ha ereditato dall’URSS una serie di feste, la maggior parte delle quali non ha mai avuto alcun senso. Alcune di queste fortunatamente sono state abrogate (come, per esempio, la festa dalla rivoluzione), altre non sono più delle festività ufficiali. Qualcuna, come la «festa del difensore della patria» (23 febbraio), sopravvive ancora.

Solo due feste del periodo sovietico sono generalmente riconosciute dai russi: il Capodanno (ritenuto importante quanto il Natale in Europa) e il Giorno dei cosmonauti (che si festeggia il 12 aprile).

Appena (?) 56 anni fa, il 12 aprile 1961, è stato lanciato nello Spazio il primo uomo della Storia, Yuri Gagarin. A partire dalle 10:48 (l’ora di Mosca) di quel grande giorno Gagarin è una delle persone più strumentalizzate del mondo: lo è stato in sette anni di vita che gli erano rimasti, in occasione della morte, ma pure ora. Oggi, per esempio, anche negli Stati che non festeggiano l’anniversario del suo famoso volo orbitale si parlerà molto di lui. Solo oggi e solo di lui: al suo nome si associa uno dei pochissimi successi positivi sovietici. Nonostante la competizione nel settore spaziale abbia condannato a decenni di fame l’intero popolo, oggi il volo di Gagarin è un successo che non viene messo in discussione nemmeno dai più critici. Ma lui, Gagarin, fu stato solo fortunato: lo scelsero tra altri 20 candidati per il sorriso fotogenico. E, soprattutto, fu il primo uomo a essere tornato vivo dallo Spazio.

Non è stato altrettanto fortunato Sergei Korolev, il progettista dei primi razzi, satelliti e navicelle sovietici. E’ stato lui a far compiere alla umanità il passo più grande: quello la portò nello Spazio. Oggi, purtroppo, è festeggiato da pochissimi. Eppure lo Stato che grazie ad egli ottenne una delle feste più belle, rischiò di ammazzarlo con le proprie mani nei campi di lavoro. Viste le statistiche delle repressioni staliniane, c’è da chiedersi quanti altri korolev non sono proprio sopravvissuti.

Ah, e noi, nonostante le fantasie di moltissimi scrittori, non ci siamo ancora allontanati dal sistema solare.


Le vecchie foto dell’URSS

Thomas Taylor Hammond (1920–1993) fu il professore della storia russa alla University of Virginia dal 1949 al 1991. Ma noi dobbiamo ammirarlo per un’altra cosa.

Dalla fine degli anni ’50 all’inizio degli anni ’80 Hammond venne più volte nell’URSS (ed è normale perché deve approfondire la materia studiata sul campo), visitando diverse città: Mosca, Leningrado, Kiev, Jaroslavl, Samarkanda e alcune altre. La cosa per noi importantissima è che Hammond scattò, nel corso dei suoi viaggi, un sacco di fotografie a colori. Non furono delle solite foto del cazzo che i turisti «normali» fanno in giro (tipo i monumenti storici o i piatti presi al ristorante), ma le foto della vita quotidiana sovetica. Ma è proprio la vita quotidiana a sparire per sempre mentre i monumenti restano ai loro posti per secoli (sì, io sono uno dei pochi a capirlo).

Grazie all’impegno di Thomas T. Hammond anche voi potete vedere un po’ della vita quotidiana sovetica, un po’ di storia delle persone normali. L’intero archivio si trova sotto questo link (2885 scatti, 9,5 GB), mentre io vi faccio vedere solo alcuni esempi.

La cabina del telefono pubblico, modello anni ’50–’60:
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Cosa si dice di

In Italia mi fanno, a volte, una domanda piuttosto difficile: «Cosa si dice in Russia di [segue un argomento qualsiasi]?»

Nella maggior parte dei casi la suddetta domanda mi mette un po’ in crisi. Infatti, la Russia è notevolmente più grande di una stanza nella quale posso riunire le persone la cui opinione trovo interessante per me e per gli altri. Anzi, come saprete, la Russia è notevolmente più grande dell’Italia e dell’Europa. In tante zone della Russa la gente vive secondo i propri principi e con i propri problemi del posto. Un abitante di, spariamo a caso, Jakutsk segue e interreta la cronaca di Mosca o di San Pietroburgo con la stessa relativa estraneità che ha un, spariamo sempre a caso, milanese che segue gli avvenimenti di New York. In ogni zona della Russia gli argomenti che un europeo medio associa con la sua immaginaria Russia compatta e unita sono visti in maniera differente.

Fatte queste precisazioni, tento di rispondere alla domanda «Cosa si dice in Russia dell’attentato di ieri a San Pietroburgo?»

Tra tutte le reazioni all’atto terroristico di ieri (nella metropolitana di San Pietroburgo) ce n’è una che ha pochissimi anni di vita. E della quale pochi si sono accorti in Europa.

Tale reazione è: la guerra in Siria non è la nostra guerra.

Effettivamente, con la partecipazione a questa guerra lontana e poco sensata dal punto di vista degli interessi nazionali, i governanti russi hanno seriamente compromesso i rapporti con il mondo islamico. Inclusa la parte russa di questo mondo. Ma questo è grande e serio argomento separato. Quello che conta ora è il principio: il terrorismo islamico ha ora un motivo serio per colpire la Russia. Se non stato esso a farlo ieri, lo farà in un futuro prossimo.

Evito di riempire questo post di dati di cronaca: potete trovarli facilmente da voi.

Evito di cercare a indovinare il colpevole o il mandante. So troppo poco e di solito indovino male.


La pseudo protesta

Si sa che ogni avvenimento ha una sua continuazione.
Probabilmente non tutti se ne rendono conto, ma troppo spesso leggiamo delle notizie la cui continuazione ci rimane per sempre ignota: semplicemente perché qualcuno decide che non più il caso di trattare l’argomento visto che la gente è ormai interessata ad altre cose.
In realtà molto spesso le persone si pongono la domanda «ma quella storia come è andata a finire?»

Così, io oggi ho deciso di scrivere anche della «continuazione delle proteste del 26 marzo» che secondo molti si sarebbe tenuta in Russia ieri, il 2 aprile.

Ebbene, per ora non c’è stata alcuna continuazione attiva delle proteste del 26 marzo. Semplicemente, alcuni provocatori (ancora ignoti) hanno diffuso su Internet degli inviti semi-anonimi a ripetere la manifestazione di fine marzo. Nessuna organizzazione politica di opposizione ne era coinvolta, ma alcuni (per fortuna pochi) deficienti ci hanno cascato e sono andati a «manifestare». Casualmente, c’era una quantità notevole dei poliziotti ad aspettare proprio loro.

Di conseguenza, se avete letto o sentito degli arresti avvenuti ieri in Russia, sappiate che questa volta con il pretesto di catturare «gli organizzatori della manifestazione non autorizzata» sono stati arrestati alcuni sfigati senza cervello.
È tutto qui.


Navalny e il 26 marzo

Probabilmente negli ultimi giorni nel mondo sono successi troppi pochi grandi eventi. Non ho ancora elaborato altra spiegazione al fatto che molti mass media italiani (e di conseguenza molte persone che conosco) si sono finalmente accorti della esistenza di Aleksej Navalny.

Ho scritto pochissimo di egli nel passato e non so quando inizierò a nominarlo con più frequenza nei miei post in futuro perché per ora lo considero un fenomeno di importanza interna e molto limitata. In più, non condivido del tutto il suo programma politico (in alcuni argomenti sembra un socialista). Anche se riconosco che al giorno d’oggi è l’unico personaggio pubblico russo che merita di essere definito come un politico. Infatti, in Russia le persone che autodefiniscono «politici» si dividono in due categorie:

1) Quelli che governano sono più funzionari che politici perché sono tutti in qualche modo nominati dall’alto (a volte tramite elezioni fittizie come i parlamentari) per svolgere i compiti dati dall’alto;

2) Quelli di opposizione che occasionalmente si presentano alle elezioni senza però fare una campagna elettorale seria perché, a loro dire, «è inutile perché tanto ci rubano i voti». Passano la maggior parte del loro tempo a ripetere il mantra «Putin è cattivo, deve andare via».

In una situazione del genere Navalny appare come un fenomeno straordinario. Prima di tutto ha un programma: di dubbia qualità e a volte superficiale, ma almeno si è sbattuto di formularlo. Partecipa in modo serio alle elezioni e ottiene dei risultati che gli altri «politici di opposizione» non avrebbero mai sperato di ottenere. Crea dei sensibili disagi al potere tramite alcune sue ONG (le più note e efficienti sono quelle contro la corruzione e contro l’inattività delle amministrazioni locali nella gestione dei territori). Periodicamente compare tra gli organizzatori delle manifestazioni di protesta.

L’ultima manifestazione, quella della domenica 26 marzo è stata particolarmente interessante non per l’ennesimo arresto di Navalny (viene arrestato o fermato praticamente a ogni manifestazione).

La manifestazione del 26 marzo è interessante perché per la prima volta è stata prevalentemente giovanile. Infatti, di solito alle manifestazioni di protesta partecipano le persone tra i 30 e i 60 anni e con delle idee politiche ben formulate. Questa volta invece, la maggioranza del pubblico abituale non si è presentata a causa della preoccupazione per la propria sorte: la manifestazione non era autorizzata dalla Amministrazione di Mosca (la mania della opposizione di obbedire alla legge e chiedere ai governanti il permesso di protestare contro essi è un’altra stranezza russa). Navalny aveva invitato la gente a partecipare nonostante la mancata autorizzazione e ha raggiunto un risultato che non so quanto era premeditato. Cosa fa un tipico giovane quando legge «è vietato»? Se non è un down zombizzato, fa esattamente ciò che gli è stato vietato.

Quindi la domenica 26 marzo 2017 in Russia è stata creata una nuova massa di protestanti giovani, attivi e non soddisfatti di quello che sta succedendo nel Paese: ieri hanno capito che protestare per strada è più emozionante che farlo su Facebook.

Ci sono delle situazioni in cui protestare è giusto.


Il nuovo aereo di Putin

Per il trasporto del Presidente in Russia su lunghe distanze si usa l’aereo Ilyushin Il-96-300. Eccone uno:

Oggi vi faccio vedere, senza caricarvi di troppi commenti, gli interni del nuovo aereo di Putin (in servizio da l’anno scorso). Stilisticamente, sembra più una roba asiatica che occidentale…

Sala riunioni:

Ah, l’intero parco aereo del presidente è composto da 9 velivoli.

D’oro solo in parte:

Si sa che Putin è fortemente dipendente dallo sport.

La presenza del letto matrimoniale sembra confermare alcune voci. Ma noi non scendiamo a quei livelli, vero? Precisiamo solo i quadri sopra il letto sono quelli temporanei (le foto sono state scattate prima della fine dei lavori).

La postazione per le conversazioni private:

La cucina:

Tutte le poltrone e tutti i divani sono attrezzati di cinture di sicurezza.

Dicono che sarebbe uno degli aerei presidenziali russi più ricchi da sempre.


Il funerale di Stalin

Come saprete, la data ufficiale della morte di Iosif Stalin è il 5 marzo 1953. In realtà ci sono dei seri dubbi sul giorno preciso (l’unico libro veramente interessante sull’argomento che mi è capitato di leggere non è ancora stato tradotto in italiano: potrei farlo io!), ma la gente è ormai abituata a feseggiare il giorno imposto dalle Autorità dell’epoca.

Il funerale di Stalin si tenne il 9 marzo 1953 e meriterebbe un racconto lungo e dettagliato a parte. Molto probabilmente lo pubblico l’anno prossimo, per i 65 anni del grande evento. Oggi, invece, mi limito a pubblicare un video raro e interessante proprio su quel funerale. Il video in questione è stato girato dal maggiore Martin Manhoff, il quale fu l’addetto militare della ambascita statunitense dal 1952 al 1954 e fino al momento di essere stato espulso per spionaggio scattò anche tantissime belle foto dell’URSS di quegli anni. L’ambasciata statunitense fu all’epoca collocata in un punto logisticamente vantaggioso, quindi grazie al fatto che la persona giusta si trovò proprio lì nel momento giusto, oggi possiamo vedere l’unico video non ufficiale del funerale di Stalin: