La settimana scorsa, il media «Mediazona» ha pubblicato una raccolta antropologicamente interessante di storie di russi che si mutilano e si uccidono a vicenda nel corso – o in conseguenza – delle dispute sulla guerra in Ucraina. E ora, finalmente, ho la possibilità tecnica di segnalarvi la versione inglese di quel testo.
Questo testo informativo e un po’ spaventoso non è solo una preziosa cronaca della vita quotidiana russa nel 2024. Il testo mostra come il «grande tattico» Putin abbia raggiunto, con la sua guerra in Ucraina, altri due obiettivi «inattesi» di cui non si parla ancora spesso: in un modo molto abbastanza particolare ha rafforzato e approfondito la tanto citata unità nazionale e ha ucciso altri russi. Sì: è stato lui, Putin, a ottenere questi risultati. Rispetto alle sofferenze degli abitanti dell’Ucraina, possono sembrare qualcosa di non particolarmente grande e grave, ma dovremmo comunque ricordargli anche questo….
Comunque, leggete. L’articolo, sicuramente, elenca solo alcuni dei casi di cui i giornalisti sono venuti a conoscenza.
L’archivio della rubrica «Russia»
Al Ministero degli Esteri russo qualcuno ha deciso di raggiungere delle nuove vette del falso e ha pubblicato questo tweet (ancora disponibile):
Per chi non avesse capito, suggerisco: guardate le foto. Il tipo diversamente geniale che si occupa dei media ministeriali evidentemente vuole farci credere che quella mano fosse di Zelensky, ma allo stesso tempo ci fa sapere che quella mano è del militare fotografato da Zelensky stesso.
Il testo del tweet, invece, non ha alcunché di particolare. L’uso della parola «guerrafondai» (come delle altre accuse) da parte del Governo russo nei confronti degli altri è una scena comica che ormai non fa nemmeno ridere perché ripetutasi troppe volte; il personaggio chiamato con la parola «dio» non esiste veramente.
Il comandante in capo delle Forze armate ucraine Valery Zaluzhny dice che l’Ucraina avrebbe abbattuto un aereo di rilevamento e controllo radar a lungo raggio A-50 sopra il Mar d’Azov. Si tratterebbe di un colpo abbastanza pesante per l’esercito putiniano: questi aerei costano cifre folli pure in confronti di altre attrezzature militari e non vengono più prodotti.
Allo stato del 2022, erano in servizio solo tre A-50 e sei A-50U dell’esercito russo. Allo stesso tempo, bisogna precisare che non tutti quegli aerei possono volare: per esempio, uno di essi è stato gravemente danneggiato da un attacco di droni all’aeroporto militare di Machulishchi.
A questo punto una persona particolarmente ottimista (oppure idealista) potrebbe ipotizzare che in realtà l’Ucraina abbia già iniziato a ricevere e utilizzare come si deve i primi F-16. Mentre una persona abituata a operare con delle informazioni un po’ più certe potrebbe giungere a una conclusione più semplice, ma anche più logica: lo stesso Zaluzhny aveva detto che l’esercito ucraino non riesce a invertire a proprio fare l’andamento della guerra anche perché attualmente si trova in una condizione tecnologica simile a quella dell’esercito russo. Ecco, in attesa degli strumenti militari più avanzati, Zaluzhny procede, in qualche modo, a mettere in svantaggio l’esercito russo. È sicuramente una cosa positiva, ma, purtroppo, non sufficiente.
Quello di oggi è più uno slideshow che un video: illustra quale soluzione creativa (e, allo stesso tempo, una delle prime reali) hanno adottato le autorità della città russa di Belgorod per proteggere i propri concittadini dai bombardamenti ucraini intensificatisi nelle ultime settimane. Si tratta, prima di tutto, delle fermate dei mezzi pubblici:
Mi sa che ci metterete meno a vedere questo breve video che cercare o vedere una sequenza più o meno lunga di foto di qualità varia…
P.S.: rischio di dire una cosa poco popolare, ma mi dispiace per tutte le vittime civili innocenti di questa guerra inutile e criminale. Anche quando si tratta dei civili russi, si tratta di fatto delle persone uccise da Putin perché la guerra è stata una scelta sua.
Questa volta vi segnalo – in qualità della «lettura del sabato» – un testo, il cui argomento a prima vista potrebbe sembrare moralmente ripugnante… Mentre, in realtà, il contenuto è una rara e interessante testimonianza diretta della guerra in Ucraina raccontata da un ex-militante (non so se posso usare tale termine) che si era arruolato da volontario nell’esercito russo e ha passato un anno in guerra. Si tratta di un monologo su alcuni aspetti della organizzazione dell’esercito, della conduzione della guerra, delle conseguenze personali per chi ne è tornato vivo.
Se siete pronti ad affrontare un testo del genere (quello segnalato non è particolarmente lungo), provate a leggerlo.
Nella recente intervista a The Times l’ex premer britannico Boris Johnson ha definito come «total nonsense» e «Russian propaganda» le voci secondo le quali sarebbe stato egli a far saltare, nella primavera del 2022, le «trattative di pace» tra l’Ucraina e la Russia. Almeno in questo caso possiamo essere certi al 101% che Johnson dice la perfetta verità. Possiamo esserne certi per due motivi: uno logico e uno storico.
Il motivo logico per il quale possiamo credere a Johnson consiste nel fatto che all’epoca della propria permanenza alla carica del premier è sempre stato uno dei sostenitori più attivi e coerenti della Ucraina. Non poteva certo dare tutto quell’aiuto militare, diplomatico e morale e, allo stesso tempo, non capire quali fossero le reali intenzioni dello Stato russo. Non poteva non capire che almeno da parte russa non c’era in corso alcuna «trattativa di pace»: era appena stata fallita la missione iniziale di «conquistare Kiev in tre giorni», ma non c’era l’intenzione di accontentarsi di alcune zone dell’est ucraino. Prima o poi gli accordi sarebbero stati violati da Putin e la guerra sarebbe ripartita.
A quanto appena detto si collega il motivo storico per il quale possiamo credere a Boris Johnson: alle famose «trattative» la parte russa era rappresentata solamente da personaggi che non avevano alcun potere decisionale e/o peso rilevante nella struttura del regime putiniano. Le figure più note e «rilevanti» erano, infatti, l’ex ministro della cultura Vladimir Medinsky (un personaggio un po’ particolare, finge di essere uno storico senza esserlo e dichiara che la storia va scritta sulla base delle necessità dello Stato: viene regolarmente sfruttato per questa sua caratteristica) e il ben noto a voi Roman Abramovich (il cui ruolo è rimasto totalmente sconosciuto: non c’entra alcunché con la direzione dello Stato russo). Insomma, «il Cremlino» aveva affidato le trattative alle persone le cui firme, promesse, dichiarazioni e quant’altro valeva più o mento quanto la carta igienica sporca: in qualsiasi momento si poteva disdire tutto perché «creduloni ucraini, vi siete messi d’accordo con la gente che non decide nulla».
Di conseguenza, Boris Johnson non poteva far saltare una trattativa che nessuna delle parti aveva l’obiettivo di realizzare (l’Ucraina non ha mai avuto l’obiettivo di arrendersi di lasciare alla Russia i propri territori).
È bello quando i politici (almeno quelli quasi-ex) dicono la perfetta verità.
The Financial Times scrive che la Commissione europea, reagendo alle lamentele di alcuni giornalisti bielorussi di opposizione, ha invitato Google, Meta e altre grandi aziende tecnologiche ad aiutare i media indipendenti di Bielorussia e Russia promuovendo le loro storie nei feed di notizie e negli aggregatori più in alto rispetto alle pubblicazioni filogovernative.
L’idea potrebbe anche sembrare (almeno a me) utile e interessante, ma non so quanto sia realizzabile dal punto di vista pratico. Conosco molte persone, soprattutto tra gli oppositori russi fuggiti all’estero per motivi politici, capaci di stilare una lista molto ampia e rappresentativa dei media «giusti»: quelli indipendenti dallo Stato dal punto di vista formale e non-filogovernativi nei contenuti. Ma non so se ci sarà la possibilità di tenere aggiornata quella lista. Infatti, sul mercato dei media di lingua russa a volte nascono dei progetti nuovi oppure, al contrario, quelli esistenti vengono a volte banditi dallo Stato con delle accuse del tutto inventate e private dei marchi a favore dei media vicini allo Stato.
I miei dubbi, poi, vengono rafforzai dal fatto che, per esempio, su Facebook (appartenente alla Meta) i moderatori dei contenuti in lingua russa si sono sempre comportati in modo strano: usano bannare, senza entrare nei dettagli, i singoli utenti per i contenuti contrari alla politica statale russa reagendo alle segnalazioni infondate degli agenti filogovernativi. Il fenomeno potrà verificarsi anche a danni dei media non governativi?
L’idea, comunque, è giusta: bisogna iniziare a promuoverla e realizzarla in qualche modo.
È accaduta una cosa stranissima. Ho alzato lo sguardo e ho visto il soffitto: sono rimasto molto sorpreso e quasi scioccato da questo fatto…
Anzi, non è quello che volvo scrivere. Volvo scrivere che questo sabato vi propongo una lettura che può essere interpretata come la testimonianza di una forma di pazzia oppure come un testo in un certo divertente. Vi segnalo l’articolo nel quale sono raccolte alcune reazioni degli abitanti della città russa di Belgorod (si trova a 40 km dal confine ufficiale della Ucraina) al fatto che la guerra abbia iniziato a piovere pure sulle loro teste.
Capisco che l’esercito ucraino non ha la voglia e/o le munizioni per attaccare a caso o colpire gli obiettivi civili. Immagino anche che gli attacchi del territorio russo siano iniziati su autorizzazione della parte statunitense (che prima era esplicitamente contraria). Ma tutto questo verrà analizzato più avanti. Ora mi «diverto» a osservare le reazioni delle persone.
Proverei iniziare il nuovo anno con una barzelletta politica…
Ieri, il 1 gennaio, Vladimir Putin ha fatto visita in un ospedale militare vicino a Mosca per fare gli auguri di buon anno nuovo alle – come si dichiara ufficialmente – persone rimaste ferite nella guerra che lui ha iniziato in Ucraina. E, tra le altre cose, ha commentato l’attacco ucraino alla città russa di Belgorod del venerdì 29 dicembre:
Quello che è successo a Belgorod è senza dubbio un atto terroristico. Perché sotto la copertura di due razzi, hanno usato lanciarazzi multipli, MLRS. Come militari, sapete cosa sono gli MLRS. Sono armi indiscriminate che colpiscono le aree. E hanno usato queste armi per colpire il centro della città. Un attacco mirato alla popolazione civile
E poi ha aggiunto che l’esercito russo «risponde» agli attacchi del genere colpendo esclusivamente obiettivi militari…
Loro [gli ucraini] vogliono intimidirci e creare insicurezza nel Paese. Intensificheremo i nostri attacchi. Nessun crimine contro i civili resterà impunito
Ah, no: quello che ho appena descritto è successo veramente. Non so se funziona bene come una barzelletta, anche se politica.
A quale argomento potrei dedicare l’ultima «lettura del sabato» segnalata ai visitatori? Per esempio, potrei dedicarla all’arte, più precisamente alla poesia…
Il giovedì 28 dicembre a Mosca i poeti Artem Kamardin e Yegor Shtovba sono stati condannati, rispettivamente, a 7 e a 6,5 anni di reclusione perché giudicati colpevoli di «incitamento di gruppo all’odio» nei confronti dei membri delle formazioni armate delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk, nonché di invito ad attività contro la sicurezza dello Stato. I reati sarebbero stati commessi il 25 settembre 2022 in una delle piazze centrali di Mosca, un luogo tradizionale delle letture pubbliche delle poesie da parte dei poeti dissidenti.
È da qualche decennio che i poeti russi non vengono condannati per le poesie, quindi non potevo assolutamente farvi ignorare questo raro evento. E pubblico il link ai testi dei discorsi che hanno pronunciato i due poeti condannati nel corso dell’ultima udienza in tribunale (quella che precede la pronuncia del verdetto). Non sono dei discorsi lunghi.