L’archivio della rubrica «Nel mondo»

Come lottano contro il satanismo

Gli obiettivi della guerra militare speciale in Ucraina non sono mai stati ben spiegati al pubblico: né da Putin né da qualcuno dei suoi portavoce. Ma dalle varie dichiarazioni si poteva dedurre che si combattesse, tra le varie cose, contro il satanismo e in difesa dei valori cristiani. Si vede che è proprio per quello che l’esercito di Putin ha bombardato, la notte tra il 14 e il 15 giugno, il monastero delle Grote di Kiev (il Lavra di Kiev-Pechersk fondta nel’XI secolo, distrutta e poi ricostruita nel XX), causando gravi danni agli edifici.
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Ahahaha, l’ho letta solo ieri…
Prima dei Mondiali di calcio del 2014, a Singapore è stata lanciata una campagna pubblicitaria contro il gioco d’azzardo. Nella pubblicità, un bambino si lamentava del fatto che suo padre avesse scommesso tutti i suoi risparmi sulla vittoria della Germania. L’obiettivo della campagna era mostrare che la dipendenza dal gioco d’azzardo può colpire non solo chi scommette, ma anche i loro familiari.
La campagna pubblicitaria ha avuto l’effetto contrario: proprio quell’anno la Germania è diventata campione del mondo.
Le autorità di Singapore hanno deciso di aggiornare la campagna contro il gioco d’azzardo, raccontando che il padre del bambino aveva poi perso comunque tutta la vincita in altre scommesse. Non rendendosi conto che il gioco d’azzardo avesse colpito pure loro.

P.S.: quando leggerò che il campionato è finito, andrò a vedere i risultati. Per ora non spreco tempo.


Un evento epocale

Ahahahaha, hanno fatto una diretta di quasi 12 ore dal luogo di un evento democratico importantissimo: la rimozione del nome di Donald Trump dalla facciata del Kennedy Center (nessuna parte della frase è uno scherzo o sarcasmo: è tutta gioia).

Spero che ci attendano altre dirette. E non solo dagli USA.


Le basi russe al confine

In un’inchiesta congiunta, l’emittente norvegese NRK, la svedese SVT, la danese DR e la testata estone Delfi hanno illustrato le conclusioni a cui sono giunti dopo aver analizzato le nuove immagini satellitari fornite dalla società Planet Labs.
In breve: durante l’inverno 2025–2026 la Russia ha sviluppato attivamente le infrastrutture militari lungo tutto il confine occidentale, compresi i confini con la Finlandia e la Norvegia. Tuttavia, il comandante delle forze NATO nei Paesi baltici e in Polonia, Brian Nissen, sottolinea che la minaccia di un attacco dell’esercito russo ai paesi europei confinanti rimane bassa fintanto che la Russia è in guerra con l’Ucraina.
Io, un analista di fama mondiale (anche se il mondo non lo sa ancora), aggiungo la mia ipotesi alla suddetta inchiesta. Ebbene, l’obiettivo intermedio dello Stato russo potrebbe essere quello di fare in modo che gli Stati occidentali si preoccupino dei preparativi in corso, inizino a prepararsi pure loro e vendano meno armi alla Ucraina per tenerseli a scopi difensivi.
Allo stesso tempo, il secondo analista che vive sempre nella mia testa replica: è una tattica un po’ stupida perché i successi principali dell’esercito ucraino sono attualmente dovuti a un buon uso dei droni. E la maggioranza dei droni viene progettata e costruita in Ucraina.
Boh, vedremo…


Un nuovo record di Putin

Non me ne ero accorto, ma ieri la guerra speciale militare di Putin in Ucraina ha battuto un nuovo record negativo: ha superato la durata della Prima guerra mondiale, arrivando a 1568 giorni.
Una persona mediamente istruita ricorda — dalla storia e dalla letteratura — la Prima guerra mondiale anche come una guerra di posizione. Tempo fa l’ex comandante in capo delle Forze armate ucraine Valery Zaluzhny aveva già paragonato la guerra in Ucraina alla Prima guerra mondiale e, secondo me, quel paragone è in una buona misura valido ancora oggi. Il dettaglio grave che aggiungerei io oggi, al 1569-esimo giorno: alla guerra attuale non si vede ancora la fine.
Anche se tra tanti anni racconteremo alle nuove generazioni che «già a marzo / aprile / maggio / giugno 2026 vedevo gli indizi di una fine vicina, vedevo accadere il momento cruciale della guerra». Un po’ come oggi gli storici discutono della Seconda guerra mondiale: il momento cruciale è stata la fine dell’assedio di Stalingrado, no è stato lo sbarco in Normandia, no è stato x-y-z…


Un regalo europeo al Kirghizistan

In un comunicato ufficiale pubblicato sul sito web del presidente del Kirghizistan si legge che il Kirghizistan è stato escluso dall’elenco dei Paesi i cui vettori aerei non sono autorizzati a operare voli verso l’Unione Europea. Il Kirghizistan figurava in tale elenco dal 2006. La decisione di escluderlo dall’elenco è stata presa a seguito della riunione del Comitato per la sicurezza aerea dell’UE (ASC) tenutasi dal 19 al 21 maggio 2026 e sarà formalizzata con un apposito regolamento della Commissione europea.
Per la maggioranza di voi è una notizia minuscola, praticamente irrilevante… Mentre per il Kirghizistan è una notizia economica gigantesca. Seguite questi pochi passaggi del mio ragionamento:
Il Kirghizistan è uno dei vicini della Russia.
Dall’inizio della grande guerra in Ucraina i cittadini russi (anche coloro che sono contrari alla guerra) hanno solo due possibilità di volare verso l’Europa: facendo il cambio in Turchia o in Armenia (se non consideriamo i viaggi di estrema complessità via Cina etc.). Succede perché i voli diretti non ci sono più a causa delle sanzioni.
Gli aeroporti turchi e armeni guadagnano bene sulla situazione creatasi.
Da quando il Kirghizistan sarà rimosso dalla suddetta lista, inizierà a guadagnare bene pure almeno uno dei suoi aeroporti.
Per il Kirghizistan con il suo PIL di 21,57 miliardi di dollari (nel 2025; quasi un millesimo di quello italiano) è un regalo economico enorme!
Il perché di questo regalo da parte dell’Europa è un argomento a parte. Per ora cerchiamo di comprendere il fatto puro.


Le elezioni armene

Alle elezioni politiche armene del 7 giugno il partito «Contratto Civico» dell’attuale premier Nikol Pashinyan ha ottenuto il 49,81% dei voti, conquistando 61 seggi su 105 in Parlamento. Questo significa, tra le altre cose, che la propaganda russa — particolarmente nel corso della campagna elettorale armena — ha fallito il proprio obiettivo di far vincere la parte filo-russa della opposizione.
Dopo la pubblicazione dei risultati ufficiali delle elezioni, l’amministrazione presidenziale della Federazione Russa ha «raccomandato» ai media statali e filo-governativi di sottolineare nei propri articoli / video / trasmissioni audio che il partito di Pashinyan ha ottenuto meno del 50% dei voti alle elezioni e mettere, in tal modo, in dubbio la sua legittimità.
Questo rapporto con l’obiettivo mancato non solo illustra i modi della propaganda statale russa. Illustra anche la visione un po’ perversa di certi personaggi del concetto della vittoria elettorale: secondo loro o prendi la maggioranza dei voti o non hai vinto. Provate a confrontare il 49,81% del partito di Pashinyan con le vittorie elettorali in Italia degli ultimi decenni: vi renderete conto di avere ora a disposizione una nuova barzelletta politica.


Il Financial Times riferisce che l’imprenditore russo che nel maggio 2026 si è recato a Kiev e ha incontrato Vladimir Zelensky era Roman Abramovich. È proprio a lui che il Presidente ucraino ha chiesto di trasmettere a Vladimir Putin la proposta di un incontro.
Abramovich funge da mediatore tra Kiev e Mosca dall’inizio della guerra. Lo stesso FT nel 2022 definiva Abramovich «persona di fiducia» di Putin, mentre Zelensky aveva chiesto agli USA di rinviare l’imposizione di sanzioni nei suoi confronti. Secondo fonti del FT vicine ad Abramovich, egli continua a partecipare ai negoziati, sebbene il suo ruolo sia diventato meno visibile.
Bene, tutto questo è relativamente curioso, ma non risolve un mio vecchissimo dubbio: perché proprio Abramovich (della partecipazione del quale ai vari «negoziati» degli ultimi quattro anni mi ricordo bene) e non decine di altri grandi (in termini di capitali e di vicinanza al Cremlino) imprenditori russi? Solo perché è l’unico che ha avuto abbastanza cervello per trovare un modo di assicurarsi un futuro post-putiniano tranquilli nelle condizioni di impossibilità di uscire vivo e benestante dalle sanzioni occidentali? Oppure perché ha qualche mezzo di pressioni sulle «parti» delle trattative.
Non lo so e non riesco nemmeno a immaginare se e quando lo potrei scoprire.


In sostanza, è un loop

All’inizio avevo pensato che fosse uno scherzo. E invece no: Dmitry Peskov (il portavoce di Putin) ha realmente dichiarato che la guerra militare speciale continua, affinché non vi siano attacchi (ucraini) contro le città russe.
Quando non c’era la guerra militare speciale, non c’erano nemmeno attacchi contro le città russe. E finché ci sarà la guerra militare speciale, continueranno pure gli attacchi contro le città russe. Penso che questa logica semplicissima sia comprensibile anche a Peskov e al suo capo. Ed è proprio questa supposizione che mi porta a concludere che a Peskov sia stato incaricato di dichiarare che la guerra militare speciale continuerà, se non per sempre (nei limiti della esistenza di Putin su questo pianeta), almeno fino al completo esaurimento delle forze di almeno una delle parti in guerra. Putin, a quanto pare, a volte pensa ancora di avere più risorse della Ucraina. Non vorrei che i Paesi occidentali che aiutano l’Ucraina rafforzassero in qualche modo questa sua convinzione.


La lettura del sabato

Che l’articolo del sabato di questa volta sia l’inchiesta di The Insider su chi sta creando le numerose fake news che circolano alla vigilia delle prossime elezioni parlamentari del 7 giugno in Armenia (un altro Stato potenzialmente a rischio).
L’articolo è interessante non solo per la descrizione della lotta per il potere «giusto» nel Paese vicino, considerato «proprio» da certi personaggi a Mosca, ma anche perché ci ricorda ancora una volta che in realtà al Cremlino si comprende e si apprezza l’importanza di uno strumento democratico come le elezioni.
Purché le elezioni vere non si tengano in Russia.