L’archivio della rubrica «Nel mondo»

E’ un pianeta difficile

Se un marziano, di passaggio sulla Terra in questi giorni, avesse letto certi testi pubblicati su internet, sarebbe giunto a delle conclusioni piuttosto curiose. Per esempio, avrebbe pensato che con il termine omofobo sulla Terra si intenda un gay che ha sparato 103 altri gay.

Nelle occasioni delle visite precedenti il nostro amico extraterrestre ha già appreso che per una parte considerevole degli abitanti della Terra l’omosessualità sarebbe una caratteristica sufficiente per descrivere un essere umano (non importa se in modo negativo o positivo).

P.S.: ovviamente quella sulla sparatoria di Orlando non è tra le notizie che mi riempiono di gioia.


Il futuro dei taxisti

Come probabilmente avete già letto o sentito ieri, il tribunale di primo grado parigino ha multato la filiale francese di Uber per il lancio dell’app UberPOP (vietata in Francia già da luglio 2015). L’app permette agli automobilisti privati di svolgere l’attività di trasporto di persone senza una licenza da tassista. Quindi l’Uber è stata multata con 800 mila euro, mentre due suoi dirigenti con 30 e 20 mila euro. E’ già stato annunciato il ricorso.

Ricordiamoci che in Francia, ancor più che in Italia, la lotta della lobby dei taxisti conntro il progresso assume varie forme: proteste di strada più o meno violente, legislazione pro-monopolio etc. La causa principale di tale comportamento è evidentemente i prezzi delle licenze che superano i 150 mila euro (in Italia possono arrivare a 200 mila euro). Questi soldi sono sempre stati considerati dai taxisti degli investimenti a lungo termine, da recuperare al termine/cambio della propria attività lavorativa. L’avanzare dell’Uber, a sua volta, comporta il deprezzamento di tale investimento (nessuno ti compra quel pezzo di carta se può lavorare liberamente con l’Uber) e l’azzeramento delle speranze per una vecchiaia tranquilla.

Di conseguenza, i tassisti francesi (ma pure quelli italiani), sono disposti a lottare contro la demonopolizzazione del proprio settore con tutti i mezzi disponibili.

Il loro problema sta nel fatto che inevitabilmente perderanno la lotta. Ciò succederà per due motivi. Il motivo minore è lo stesso della popolarità dell’Uber e altri servizi simili in Europa: i cittadini lo scelgono sono in tanti, in maggioranza rispetto ai taxisti. Il primo politico, nazionale o locale, che si accorgerà della ampiezza diseguale dei due gruppi, logicamente punterà a difendere gli interessi di quello più numeroso.

Il motivo principale della imminente sconfitta dei taxisti-monopolisti sta invece nell’avvicinarsi della epoca delle automobili senza i conducenti: considerati i recenti successi nella loro sperimentazione, possiamo vederle circolare per le vie delle città già tra pochi anni. Il peso dei taxisti tradizionali nel sistema del trasporto delle persone, a quel punto, sarà più o meno lo stesso dei gondolieri veneziani.

Non penso che qualche Stato arrivi al punto di vietare qualsiasi manifestazione del progresso tecnico o sociale al solo fine di tutelare i soldi dei taxisti. Oppure ne conoscete uno?


La smentita di una religione

Come sicuramente sapete, nel mondo è diffusa una grave malattia mentale: essa consiste nella convinzione che i prodotti alimentari geniticamente motificati siano dannosi per la salute. Alcune delle persone contaggiate si vergognano di ammetterlo e dicono che «gli effetti degli OGM non si conoscono». In realtà tutte le persone affette di questa malattia dovrebbero vergognarsi di un’altra cosa: di non avere studiato un tubo a scuola. Quei miei lettori che hanno almeno un vago ricordo del programma scolastico di biologia, potrebbero provare a fare il seguente semplice ragionamento logico.

Immaginate due anatre selvatiche nate e cresciute in mezzo alla natura intoccata dall’uomo. Una volta diventate adulte, si conobbero, si innamorarono e si accopiarono. Tutto ciò portò alla nascita di alcuni anatroccoli, non importa se belli o brutti. In ogni caso, essi sono dei prodotti geniticamente modificati in quanto provvengono dal mescolamento dei geni appartententi ai loro genitori. Poi, uno di questi anatroccoli, un bel giorno, viene catturato e mangiato da un homo sapiens. Secondo la credenza delle persone spaventate dagli OGM, il mangiatore dell’anatroccolo dovrebbe morire? Oppure mutare in una anatra e correre verso il lago più vicino?

So che è inutile tentare a convincere una persona mentalmente malata della infondatezza delle sue manie. Quindi mi rivolgo alle persone sane. Il 17 maggio, finalmente, è stata pubblicata la più grande ricerca scientifica che conferma la sicurezza degli OGM (si scarica gratuitamente).

Su un apposito sito web sono stati raccolti tutti i documenti di accompagnamento.


Savchenko libera

Sulla liberazione di Nadezhda Savchenko avrei da dire solo una cosa, perdipiù banale: sono contento per lei. Ma questo non è un motivo sufficiente per scrivere un post.

Pensandoci bene, ho capito che un argomento un po’ interessante è l’osservazione della vita pubblica di tutte quelle persone che grazie al proprio status di «vittime del regime putiniano» universalmente riconosciuto sono considerate degli eroi. Nadezhda Savchenko è una di queste persone: è stata rapita sul territorio ucraino dai militari russi, accusata (e condannata) per delle cose che non ha fatto e ha affrontato il lungo processo con quella durezza, un certo disprezzo (a volte arroganza) e coerenza che hanno dimostrato il grande coraggio di questa donna. Ha quindi meritato l’ammirazione, la stima e la popolarità in Ucraina, Russia e tanti altri Stati del mondo.

Ma nessuno si ricorda che appena due anni è mezzo fa più o meno negli stessi termini si stava parlando di due donne russe? Tolokonnikova e Alyokhina, le due Pussy Riot condannate nel 2012, dopo la liberazione non avevano saputo convertire la propria popolarità di livello mondiale in qualcosa di concreto. Anzi, non hanno nemmeno saputo di mantenerla per un periodo minimamente rilevante.

Ora sarebbe curioso a vedere se lo stesso succede pure con la Savchenko, la cui popolarità non è più tenuta in vita da un processo o da una reclusione in corso. Deve fare tutto da sola.

Nelle prossime settimane Nadezhda Savchenko sarà uno strumento utilissimo per tanti politici ucraini che sognano di sfruttare la sua popolarità a proprio favore. Sognano anche di buttarla via come un manecchino rotto non appena svanisce l’entusiasmo del popolo ucraino per la liberazione di una eroina nazionale. Sicuramente non la voglion come una concorrente.

Insomma, provate seguire per quanto tempo ancora vi capita il suo nome sui giornali.


La crescita di Lukashenko

Come saprete, pochi giorni fa Aleksander Lukashenko ha visitato l’Italia. Si tratta di una delle migliori illustrazioni del fatto che la coerenza viene sempre premiata.

Infatti, si tratta sempre dello stesso Lukashenko di dieci o quindici anni fa. Come avevo già scritto, pur tenendo sempre lo stesso atteggiamento politico, Lukshenko ora non risulta più «il più cattivo d’Europa», ma solo un pacificatore poco simpatico. Oltre alla revoca della maggior parte delle sanzioni europee, ora è stato premiato pure con lo status di un politico che può essere trattato alla pari di alcuni suoi colleghi asiatici: non sono tanto democratici e/o simpatici, ma sono utili e capaci di parlare in modo costruttivo.

A fare il «Rogue State» dell’Est è ora la Russia. Quindi non mi resta cho complimentarmi, ancora una volta, con Lukashenko per la sua incredibile capacità di sfruttare qualsiasi errore dello Stato russo a proprio favore. Fino a due anni fa quella capacità trovava la sua applicazione quasi esclusivamente nei rapporti bilaterali. Ma arriva sempre e per tutti il momento di iniziare a giocare in grande.


Approfondite sempre

Dell’Eurovision Song Contest mi interessa ben poco: come, del resto, di tutti gli altri concorsi di musica diversa da quella classica. A volte, però, la consultazione approfondita dei risultati finali si rivela non una semplice perdita di tempo.

Oggi ho la possibilità di fare un bellissimo esempio che illustra il concetto appena esposto. Come saprete, sabato sera a Stoccolma si è svolta la finale dell’Eurovision 2016. I risultati sono questi:

Se uno decidesse di accontentarsi di queste informazioni, al massimo potrebbe supporre che la vittoria sia stata dovuta alle semplici emozioni politiche della maggioranza dei votanti. L’approfondimento della notizia riserva però due grandissime sorprese.

La sorpresa numero uno si trova sulla scheda «come ha votato la Russia»:
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Le parolacce finte

Dalla mia pagina di Facebook è misteriosamente sparito il post del sabato 30 aprile (cliccate tranquilli che dal mio sito non sparirà mai). Suppongo che alla base del mistero sia proprio una delle parole che compngono il nome di quel quadro del XVII secolo.

Il fatto dice molto sul livello intellettuale dei moderatori di Facebook. Ma sono convinto che il livello dei miei lettori è più alto, quindi continuo a rivolgermi a loro. Cioè a voi.

Chi di voi è ancora convinto che la parola «negro» sia una parolaccia? Chi di voi ritiene che debba essere vietata dalle norme di un social network o, addirittura, dalle leggi statali? Ebbene, ho una notizia per voi. L’ultimo censimento della popolazione statunitense, quello del 2010, è stato condotto tramite questo questionario: https://www.census.gov/history/pdf/2010questionnaire.pdf.

Come potete vedere, tra le opzioni delle domande N6 e N9 risulta pure la famosa parola «negro»:


Circa 56 mila persone si sono autodefinite come «negro»: https://www.census.gov/prod/cen2010/briefs/c2010br-06.pdf.

Insomma, se qualcuno vi rimprovera per quella parola, mandatelo pure affanculo.


Problemi al lavoro

Ecco, oggi ho trovato per voi ben due esempi che confermano: il 1 maggio deve essere un giorno lavorativo. I magistrati, perlomeno, avrebbero potuto lavorare per farci leggere queste due bellissime notizie non oggi ma due giorni fa.

La notizia N1: un francese ha citato in giudizio l’ex datore di lavoro per aver sofferto la noiosità della propria mansione. Boh, non ho mai né letto né sentito di un lavoro tanto interessante da non lasciare spazio ad altre cose nella testa del lavoratore. Io stesso non ho ancora fatto un lavoro che non abbia compreso delle grosse quantità di operazioni monotone. Quindi ho capito una cosa importante: un lavoro insopportabile va semplicemente cambiato. Chi non cambia, ha paura che dall’altra parte lo facciano lavorare di più. Chi cita in giudizio il datore di lavoro per il «lavoro noioso», spera di ottenere le risorse per non lavorare proprio.

La notizia N2: nel frattempo, in Italia la Cassazione decide che «rubare per fame non è reato». Nel sistema giuridico occidentale contemporaneo, purtroppo, un giudice non può essere chiamato a esprimersi su una questione fondamentale: è normale condurre uno stile di vita che non permette di sostenere nemmeno le spese più elementari? E quel stile di vita che porta a perdere tutto? Insomma, è normale non fare proprio un cazzo di sensato nella vita?


Incidente diplomatico-artistico

Mi piacciono le storie come questa. Molto probabilmente la sapete già, quindi io la pubblico almeno per averla nella propria collezione.

Prima di tutto vediamo il quadro «The negro page» di Aelbert Cuyp (1652, olio su tela, 142,8×226,7 cm). Il quadro si trova a Buckingham Palace e fa parte, logicamente, della collezione reale.

E poi vediamo una foto scattata durante la recente visita di Barack Obama nel Regno Unito (22–24 aprile). Si dice che il lampadario centrale sia stato piazzato pochi minuti prima dell’ingresso del presidente statunitense per coprire il nome del quadro.

Settimana prossima questo post avrà una continuazione.


Le denunce di Erdogan

Per pura curiosità ho provato a studiare le norme giuridiche su cui si basano le denunce di Erdogan contro il comico Boehmermann e la conseguente autorizzazione a procedere «da parte della Merkel» (il significato delle virgolette diventerà chiaro alla fine della lettura del post).

Come al solito, ho concluso che a gente protesta perché non capisce un cazzo del funzionamento del mondo. Ora provo a illuminarvi io. E voi provate a seguirmi.

Il famoso articolo 103 del Codice della procedura penale tedesco fu introdotto per volontà di Bismarck nel 1871. L’obiettivo della norma fu quello di proteggere i propri cittadini (tedeschi) dai vari deficienti di alto livello stranieri (ce n’erano tanti anche all’epoca). In tal senso la norma funziona benissimo anche nel XXI secolo.

Per la legge tedesca, una denuncia come quella di Erdogan può essere presentata (ed è stata presentata) in due modi differenti dalla medesima persona: in qualità di un capo di Stato o di Governo o in qualità di un cittadino privato. Nel primo caso ci vuole l’autorizzazione a procedere con le indagini (solo con le indagini!) da parte del Governo tedesco e la pena massima per il denunciato eventualmente condannato è di 3 anni. Nel secondo caso, invece, non ci vuole l’autorizzazione del Governo e la pena massima è di 5 anni.

L’intenzione del legislatore tedesco del 1871 era comprensibile: se un politico vuole «schiacciare» con il proprio peso un tribunale e un cittadino tedeschi, prima deve ottenere l’autorizzazione del Governo e, in caso di successo, ottenere una condanna dell’offensore meno grave. Il Governo tedesco, da parte sua, ha la facoltà di dirgli «Sei un coglione, comportati da un cittadino comune». Insomma, l’articolo 103 concede al Governo tedesco una possibilità in più di difendere i propri cittadini da politici presuntuosi.

La scelta del Governo tedesco di fornire l’autorizzazione non mi piace, ma questo non significa che non mi piace l’idea originale dell’articolo 103. Infine preciso perché la colpa viene attribuita alla Merkel: in caso di parità dei voti tra i membri del Governo, il voto del Cancelliere vale doppio.

Purtroppo questo suo errore comporterà la cancellazione, nel 2017, dell’articolo 103.