Su molte carte – non solo quelle bancarie – è presente la scritta del tipo «La carta è di proprietà di NomeAzienda e deve essere restituita su richiesta».

Ecco, mi sembra che le origini di questa frase totalmente inutile si trovino nei tempi antecedenti la nascita dell’internet. Posso immaginare una infinità di motivi per i quali può essere sospeso o annullato il servizio legato a una determinata carta. Altrettanto alta è la quantità di modi in cui la sospensione (o l’annullamento) può essere comunicata al possessore della carta e/o a tutte le aziende con le quali egli interagisce.
Ma a quale erogatore di servizio può realmente servire un vecchio pezzo di plastica? Come può servire? È un grandissimo mistero. Oppure è solo un anacronismo del quale in tanti si sono dimenticati di liberarsi.
In ogni caso, possiamo fare quello che vogliamo delle carte dateci dalle aziende varie.
L’archivio della rubrica «Nel mondo»
Più o meno tutti hanno letto o sentito del primo raduno elettorale di Trump nel dopo la quarantena. In seguito a uno scherzo organizzato su TikTok, centinaia di migliaia di teenager si sono registrati come ospiti all’evento senza però avere l’intenzione di andarci. L’incontro di Trump si è quindi svolto in una arena semivuota, mentre gli organizzatori si sono accorti del motivo di tale disguido solo post factum.
Tutta questa storia dovrebbe insegnare – se qualcuno non lo avesse ancora capito – che le nuove reali forze politiche del mondo contemporaneo non sono gli eventuali nuovi partiti, i leader ancora sconosciuti, gli elettori «indecisi» o, in generale, le persone che hanno il diritto di eleggere e/o essere eletti. Nel mondo contemporaneo molto spesso sono le persone che non hanno nemmeno l’idea esplicitamente formulata di volere occuparsi di politica. Nel mondo contemporaneo sono le persone che mentalmente si trovano già in una realtà nuova. In una realtà dove qualsiasi politico di stampo tradizionale può essere mandato affanculo declassato con un semplice click.
Chi saprà convivere fortunatamente con questa nuova realtà, diventerà un politico moderno di successo.
Dubito fortemente che lo possano fare le persone dell’età di Trump.

P.S.: la brutta notizia per gli aspiranti scienziati-politologi consiste nel fatto che sui vostri libri di testo queste cose non sono scritte. Spero, almeno, che non vi facciano ancora studiare sui libri scritti negli anni ’80 del XX secolo (a meno che non si tratti dei corsi di storia).
Una idea interessante per la gente paranoica che non vorrebbe essere fotografata per strada:

Quando, finalmente, torneremo alla vita normale, si potrà fare lo stesso con l’abbigliamento o con i cappelli.
P.S.: per coloro che non hanno proprio capito il trucco, aggiungo un solo link.
Le mappe topologiche, solitamente, ignorano le dimensioni e le proporzioni dei territori (come, per esempio, lo schema di una metropolitana). Allo stesso tempo, illustrano bene la disposizione degli oggetti rispetto ai loro «vicini».

La stessa immagine in un formato più grande.
Come avete probabilmente già letto, le principali compagnie aeree britanniche hanno deciso di fare una causa al Governo. In sostanza, contestano le nuove misure di quarantena nei confronti delle persone che intendono entrare sul territorio del Regno Unito. Quelle misure che avranno il naturale impatto negativo sulla economia e sui bilanci delle aziende-promotrici della causa.
Ebbene, è abbastanza facile prevedere che in futuro non molto lontano vedremo diverse altre cause del genere in giro per il mondo. Perché molte persone, logicamente, non vedono una particolare differenza tra la morte (ipotetica) per il coronavirus e la morte (non meno probabile) per la denutrizione: il risultato finale è sempre quello.
L’esito di quelle cause non mi sembra invece scontato. A essere [quasi] scontato è il giudizio del popolo: le prossime elezioni in giro per il modo dovrebbero liberarci di un po’ di Governi un po’ «particolari» (i quali, indipendentemente dalla propria qualità politica precedente, spesso hanno adottato delle misure anti-corona poco sensate dal punto di vista pratico). Grazie al COVID-19, avrà almeno un effetto positivo.
Non è ancora passato un virus, ed ecco che ne arriva un altro: più pericoloso perché non curabile per via farmacologica.
Le grandi masse di persone in tutto il mondo hanno deciso – per l’ennesima volta – che fosse possibile rivalutare il passato secondo i criteri morali di oggi. E l’assurdità dei dettagli non è inferiore a quella dell’idea generale: a Milano il primo bersaglio è diventato Indro Montanelli (si vedano il tentativo 1 e il tentativo 2).
La storia di un qualsiasi Paese preso a caso è piena di guerre, commercio degli schiavi, genocidio e crimini di massa. L’Impero Roma, L’Impero mongolo, il Califfato, l’Impero ottomano, l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, la Germania, la Cina, il Giappone, gli Stati Uniti, l’URSS e così via.
Pure l’Italia contemporanea è piena delle rappresentanze (ma anche monumenti e rapporti giuridici con) di uno micro-Stato che si basa su una ideologia che nel corso di lunghi secoli ha causato – e continua a causare tutt’oggi – milioni di morti in tutto il mondo: attraverso l’inquisizione, le crociate, le guerre e le persecuzioni scatenate per motivi religiosi.
Per la pace comune e la serenità interiore conviene capire presto due principi importantissimi. In primo luogo, il nostro mondo è una continua evoluzione. In secondo luogo, il principio di non retroattività non è solo un concetto giuridico: si applica anche ai valori morali.
Di conseguenza, le vie percorribili sono solamente due:
1. Demolire quasi tutti i monumenti ai grandi personaggi della storia. Ma in questo caso prepariamoci al fatto che un domani, in un’altra fase dello sviluppo della società, verremo «demoliti» pure noi. Perché? Per esempio, perché abbiamo «sfruttato» le donne delle pulizie latinoamericane o i conducenti dei tram arrivati dal Sud Italia. Oppure perché abbiamo «maltrattato» i figli bocciati, ammazzato delle zanzare, detto delle bugie, mangiato della carne etc.
2. Riconoscere che nella storia della nostra civiltà sono successe molte cose. Molte cose che oggi ci sembrano negative, ma che ormai appartengono al passato. Cerchiamo dunque di trarre delle giuste conclusioni e di fare in modo che non si ripetano più.
La seconda via è molto più lunga e difficile. Forse per questo motivo è anche poco popolare. Ma io spero che diventi presto di moda.
La numerologia è una stronzata colossale, ma in qualità di uno scherzo, a volte, può andare bene. In Russia, per esempio, ultimamente si è diffuso quello che sto per riportare…
Nel 1870, l’anno della nascita di Lenin, l’America del Nord, l’Europa e la Russia furono colpite dalla epidemia del vaiolo.
Nel 1920, l’anno del 50-esimo compleanno di Lenin, ci fu l’epidemia mondiale della influenza spagnola (c’è chi fa dei paragoni con la situazione attuale).
Nel 1970, l’anno dei 100 anni di Lenin, c’è stata l’epidemia di colera (prevalentemente in alcune zone dell’URSS).
Nel 2020, l’anno dei 150 anni di Lenin, c’è l’epidemia mondiale del coronavirus (ne abbiamo già letto abbastanza).
Sarà forse meglio interrare, finalmente, Vladimir Lenin?

A meno che non siate dubbiosi di poter campare per altri cinquant’anni, ahahaha
L’8 maggio in Korea del Sud è ripartito il campionato di calcio. Non so quanto sia importante o interessante questo fatto di cronaca per i miei lettori. Il mio interesse personale verso lo sport professionale in generale e il calcio in particolare tende allo zero, quindi mi concentro su un fatto correlato.
La squadra di calcio sudcoreana FC Seoul è stata accusata dell’utilizzo delle «donne» gonfiabili in qualità del pubblico finto allo stadio (l’idea è stata quella di rendere le partite un po’ «vivaci» nelle condizioni del non assembramento). La squadra, da parte sua, sostiene che in qualità del pubblico sarebbero stati utilizzati i manichini.

Dalle foto non si capisce molto — anche perché, fortunatamente, non sono un esperto in materia — ma voterei comunque la prima opzione. Perché una società sportiva, senza rendersene conto, ha fatto ben due scoperte sociologiche: 1) quale categoria di donne è ugualmente (ugualmente fortemente) interessata a entrambe le attività; 2) come dobbiamo vedere le persone che vanno a sprecare la loro unica vita allo stadio (dove, tra l’altro, non si vede quasi nulla).
Secondo la tradizione generalmente riconosciuta, l’inventore del parafulmine sarebbe il fisico americano Benjamin Franklin (che alla maggioranza dei nostri contemporanei è noto per l’impegno nelle attività un po’ lontane dalla fisica). Paradossalmente, però, il primo parafulmine fu installato non in America del Nord, ma in Europa: successe a Parigi il 10 maggio 1752. I pochi primi esemplari installati in Europa – per volontà dei proprietari delle case particolarmente entusiasti del progresso scientifico – furono inizialmente visti dalle masse con un forte sospetto, diffidenza, a volte anche ostilità. Vi furono addirittura delle cause civili avviate dai vicini contrari alla «pericolosa invenzione diabolica».
Ma, per fortuna, tutto passa. L’inversione della tendenza iniziò nelle grandi città, dove la concentrazione delle persone istruite è un po’ più alta. Così, per esempio, nel 1778 andavano già di moda a Parigi gli ombrelli e i cappelli con un parafulmine.

In provincia, invece, l’ignoranza medioevale continuò ancora per un certo periodo. Facciamo un esempio. Nel 1780 Charles-Dominique de Vissery de Bois-Valé, un anziano avvocato di Saint-Omer (una cittadina al nord di Francia), decise di aggiungere una parafulmini alla propria casa seguendo il progetto descritto da Franklin. Pensando però che il filo di metallo della messa a terra debba essere più lungo possibile (per motivi di efficienza), fece passare il suddetto filo anche sul muro della casa vicina. Ma quella casa fu abitata da una signora con la quale ebbe dei rapporti di vicinato – e di conseguenza anche quelli personali – un po’ tesi. La vicina convinse dunque altre signore della via e della città a denunciare il vicino per la costruzione di uno strumento che «potrebbe causare gli incendi, le perdite della gravidanza, il cancro» etc. In qualità dell’arma d’attacco fu utilizzato il marito della promotrice della causa: il balivo della città. La causa venne dunque presentata al consiglio cittadino.
N.B.: nella Francia pre-rivoluzionaria un balivo, in sostanza, fu un giudice locale con delle competenze che variavano da zona a zona. Fece parte di un sistema abbastanza complesso che non ha senso spiegare ora.
La difesa di de Vissery de Bois-Valé si basò sui lavori di Franklin nei quali il parafulmini fu in realtà definito «molto probabilmente sicuro» se realizzato in un determinato modo. La riserva di Franklin fu nascosta ai giudicanti, ma questi ultimi imposero comunque la rimozione dell’attrezzo entro le 24 ore per la violazione dell’ordine pubblico e la sicurezza della proprietà privata altrui.
L’anziano avvocato, però non si arrese, smontò solamente la parte del parafulmini visibile sul tetto e, ai fini del futuro ricorso, chiese il parere scientifico ad al cune Accademie delle Scienze francesi. Non tutte le Accademie mostrarono un dovuto entusiasmo e, di conseguenza, il nuovo avvocato dell’avvocato (non incasiniamoci ahahaha), un certo Maximilien François Marie Isidore de Robespierre, costruì il ricorso attorno ai precedenti storici positivi: dimostrò con degli esempi concreti che la presunta pericolosità dei parafulmini non fu mai provata dalle perizie mediche. All’entusiasta del progresso de Vissery de Bois-Valé fu dunque consentito di lasciare il parafulmini al suo posto.
De Vissery de Bois-Valé, deceduto nel 1784 – poco dopo questo trionfo – nominò il tanto amato parafulmini nel testamento, rendendolo una parte inseparabile della casa e obbligando dunque gli eredi a mantenerlo al suo posto e prendersene cura. Gli eredi, purtroppo, dovettero cercare e trovare un modo legale per rimuovere il parafulmini perché esso rese invendibile la casa: sempre per la colpa dei pregiudizi popolari.
Fortunatamente, i pregiudizi verso il progresso scientifico e tecnologico non superano la prova del tempo. Sfortunatamente, il tempo necessario può a volte diventare un po’ lungo.
Potrei anche fare delle analogie con le persone – presenti un po’ in tutti gli Stati del mondo – che ora hanno paura dei trasmettitori del 5G, ma non vorrei dilungarmi troppo. Gli ignoranti non meritano il nostro tempo prezioso: come possiamo vedere, sarà il normale corso del progresso a spazzarli via.
P.S.: aggiungo il link a un articolo in francese per gli approfondimenti.
Stamattina il Ninistero degli Esteri russo ha pubblicato un comunicato un po’ particolare sulla propria pagina di Facebook.
In quel comunicato si racconta che oggi, in attuazione del Decreto presidenziale russo – firmato da Vladimir Putin il 13 giugno 2019 – il leader nordcoreano Kim Jong-un è stato decorato con la medaglia russa «75 anni della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica 1941–1945». La medaglia e il relativo certificato sono stati consegnati al Ministro degli Esteri nordcoreano da parte del rappresentante diplomatico russo.
Leggendo questa notizia possiamo porci alcune domande. Per esempio: perché questo gesto diplomatico è stato deciso con l’anticipo di quasi un anno? Oppure: cosa c’entra il relativamente giovane (manca la certezza sulla età reale) politico della Corea del Nord con la porzione russa/sovietica della Seconda guerra mondiale? Oppure ancora: perché non è stato cercato il modo – anche posticipato – di consegnare la medaglia personalmente, dalle mani di Putin direttamente sul petto spazioso di Kim?
La terza domanda è quella più vicina al fatto che ci deve interessare veramente tanto. Avremo mai l’occasione di vedere Kim Jong-un con questa nuova decorazione? Potrebbe essere una bella dimostrazione della sua presenza tra i viventi.

Boh, aspettiamo e osserviamo.



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